venerdì 11 settembre 2026

Genova: la Basilica della Santissima Annunziata del Vestato, la chiesa più grande della città


Nel quartiere di Prè di Genova si trova la più grande chiesa della città: la Basilica della Santissima Annunziata del Vestato.

La basilica è infatti lunga 75m e larga 30m.

La basilica deve il suo nome "Vestato" alla parola "guastato" in quanto sorse al di fuori delle mura cittadine, in un terreno reso libero con demolizioni ("guastam") per la costruzione di una nuova cinta muraria più adeguata ad un attacco di Federico Barbarossa.

Questo terreno, dove andavano ad allenarsi i balestrieri perché libero da alberi, e percorso da due rii la cui acqua era importante per la lavorazione della lana, attività a cui era dedita la comunità religiosa, venne scelto dai Frati Umiliati giunti in città agli inizi del XIII secolo per costruirvi il loro convento e la Chiesa di Santa Marta del Prato (grande quanto l'attuale presbiterio).

Successivamente si succedettero diversi rami della comunità francescana, sino al 1520, anno in cui si decise di ampliare la chiesa e costruirne una in forme tardo gotiche genovesi  Questa chiesa venne chiamata Chiesa di San Francesco del Guastato. L'attuale intitolazione le fu data dai frati francescani Osservanti nel 1537.

Per finanziare il rinnovo della chiesa, adeguandosi ai dettami del Concilio di Trento, nel 1591 venne venduta in giuspatronato una cappella alla famiglia Lomellini (che divenne prima cappella di famiglia e poi parrocchia patrizia).

Con la sostituzione del tiburio con la cupola, e la costruzione dell'abside e l'allungamento del presbiterio. la chiesa assunse forme barocche con Taddeo Carlone, e poi nel 1615 con Giovanni Domenico Casella detto lo Scorticone e Giacomo Porta. La chiesa venne allungata verso la piazza.

I bombardamenti della seconda guerra mondiale danneggiarono fortemente la basilica, e portarono alla riscoperta delle colonne medievali in rocchi bianchi e neri.

Un accurato restauro, eseguito una decina d'anni dopo la fine della guerra, portò al recupero della basilica, e in parte dei suoi affreschi e delle opere d'arte, anche se rimaste lacunose.

La facciata neoclassica della basilica, affiancata da due campanili, è stata realizzata nel 1867 su progetto di Carlo Barabino, poi rielaborato da Giovanni Battista Resasco. La facciata presenta un pronao grandioso a sei colonne in stile ionico che si erge sopra una scalinata.

facciata della Basilica della Santissima Annunziata del Vestato

La pianta della Basilica della Santissima Annunziata del Vestato è a croce latina immessa, con tre navate (quella centrale più ampia e più alta) su cui si affacciano numerose cappelle (sei per ogni navata) e un transetto poco sporgente con due cappelle in ogni braccio. 

interno della Basilica della Santissima Annunziata del Vestato (verso il presbiterio)

interno della Basilica della Santissima Annunziata del Vestato (verso la controfacciata)

Le tre navate sono separate da colonne in marmo di ordine corinzio alte 10m che sorreggono archi a tutto sesto.

colonne in stile corinzio della basilica

Gli affreschi che coprono le volte delle navate, del transetto e della cupola furono realizzati tra il 1625 e il 1638 da Domenico Piola, dai fratelli Giovanni e Giovanni Battista Carlone, Domenico Fiasella, Andrea Ansaldo, Giulio Benso, Giacchino Assereto.

Nelle volte della navata centrale (alte 22m) sono raffigurati in cinque riquadri le Storie di Gesù e di Maria (a partire dall'ingresso): l'Incoronazione di Maria, l'Ascensione di Gesù, la Resurrezione (questi primi tre riquadri realizzati da Giovanni Battista Carlone), l'Orto degli Ulivi, l'Entrata in Gerusalemme e l'Adorazione dei Magi (questi ultimi tre riquadri furono realizzati da Giovanni Carlone). 

volta della navata centrale (dall'alto): Incoronazione di Maria / Ascensione di Gesù / Resurrezione / Orto degli Ulivi

volta della navata centrale (dall'alto): Entrata in Gerusalemme / Adorazione dei Magi.

Tra la navata centrale e la navata laterale destra, addossato alla quinta colonna, si trova un pulpito in marmo a forma di calice. E' forse opera di Giacomo Porta e Domenico Scorticone, realizzata nel XVII secolo.

pulpito (attr. a Giacomo Porta e Domenico Scorticone - XVII sec.)

pulpito (attr. a Giacomo Porta e Domenico Scorticone - XVII sec.)

Le volte della navata destra furono affrescate dai fratelli Carlone e da Gioacchino Assereto con Storie degli Apostoli (a partire dall'ingresso): I Santi Simone e Giuda predicano il Vangelo in Persia, la Predicazione di San Matteo, San Giacomo che battezza, Martirio di Sant'Andrea, San Paolo predica il Vangelo, San Pietro e San Giovanni guariscono uno storpio (quest'ultimo riquadro fu affrescato da Gioacchino Assereto).

navata destra

a sinistra: San Pietro e San Giovanni guariscono uno storpio / a destra: San Paolo predica il Vangelo

a sinistra: Martirio di Sant'Andrea  / a destra: San Giacomo che battezza

a sinistra: Predicazione di San Matteo / a destra: I Santi Simone e Giuda predicano il Vangelo in Persia

Le due navate laterali presentano numerose cappelle con quadrerie di pittura della scuola barocca genovese. Sono presenti opere di 26 pittori e 13 scultori del Seicento/Settecento.

Partendo dall'ingresso della basilica la prima cappella della navata destra è la Cappella di San Bernardino da Siena, con decorazione marmorea di Carlo Solaro e Daniele Solaro (XVII secolo) e soffitto con tre episodi della vita di Bernardino da Siena realizzati da Giovanni Battista Carlone.

Cappella di San Bernardino

Sull'altare è posta l'opera il Miracolo di San Bernardino di Giovanni Battista Carlone. Sulla parete sinistra vi è Agar e Ismaele di Giovanni Andrea De Ferrari, mentre sulla parete destra la Natività con adorazione dei pastori e di San Francesco di Guglielmo Caccia detto il Moncalvo.

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La seconda cappella è la Cappella di San Bonaventura da Bagnoregio con soffitto affrescato con tre episodi della vita di San Bonaventura da Bagnoregio realizzati da Giovanni Battista Carlone (quello centrale andato distrutto).

Cappella di San Bonaventura da Bagnoregio

Sull'altare è posta la Discesa dello Spirito SantoSulla parete sinistra vi sono i dipinti Miracolo di san Bonaventura (pittore ignoto del XVII secolo) e La Beata Giovanna (attribuito a Nicolò Carlone).

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La terza cappella è la Cappella di San Giovanni Battista, decorata da Francesco Macetti e Daniele Solaro. Il soffitto, affrescato da Domenico Piola, andò distrutto durante i bombardamenti.

Cappella di San Giovanni Battista

Sull'altare troviamo la Spoliazione di Cristo, opera lignea attribuita a Antonio Maria Maragliano. Sulla parete sinistra sono poste le opere il Miracolo di San Diego di Simone Barabino e San Gerolamo di Gioacchino Assereto. Sulla parete destra invece San Tommaso d'Aquino e il Crocifisso di Domenico Piola e San Sebastiano di pittore ignoto del XVII secolo.

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La quarta cappella è la Cappella di San Luigi IX re dei Francesi, con decorazione marmorea di Honoré Pellé (Angeli del fastigio e stemma) e soffitto affrescato da Domenico Piola andato distrutto dai bombardamenti.

Cappella di San Luigi IX re dei Francesi

Sull'altare la tela San Luigi venera la Croce di Giovanni Bernardo Carboni. Sulla parete sinistra si trova il dipinto San Luigi tra gli appestati di Claudio Francesco Beaumont, mentre sulla parete destra vi è la Beneficenza di San Luigi dello stesso autore. 

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La quinta cappella è la Cappella di San Pietro d'Alcantara il cui soffitto affrescato da Giuseppe Galeotti andò distrutto nei bombardamenti.

Cappella di San Pietro d'Alcantara

Sull'altare la tela San Pietro d'Alcantara in estasi di Giovanni Battista Carlone. Sulla parete sinistra vi sono una Madonna col Bambino e i Santi Gregorio e Orsola di Anton Maria Piola e una Cena di Emmaus di pittore ignoto del XVII secolo, mentre sulla parete destra una Santa Giovanna di Daniele Crespi e un Riposo durante la fuga in Egitto attribuito a Ludovico Carracci.

In questa cappella si può vedere una delle colonne originali della chiesa gotica inglobata nei marmi bianco e rosso (il capitello originale è posto più in basso di quello attuale).

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La sesta cappella è la Cappella della SS. Annunziata con decorazione di Carlo e Daniele Solaro e volta perduta di Andrea Carlone.

Cappella della SS. Annunziata

Sull'altare è posta un'Annunciazione di Domenico Piola. Sulla parete sinistra vi sono una Presentazione di Maria al tempio di Andrea Carlone e un Profeta di pittore ignoto del XVII secolo, mentre sulla parete destra troviamo una Visita a Santa Elisabetta di Andrea Carlone.

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La cappella di destra che chiude sul fondo la navata destra è la Cappella di San Domenico Soriano con decorazioni marmoree di Dionisso Conte e soffitto con Gloria di San Domenico e due riquadri con Angeli realizzati da Nicolò Carlone.

Cappella di San Domenico Soriano

Sull'altare un Fatto di San Domenico Soriano, opera di Tommaso Clerici. Sulla parete sinistra Gli Arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele di Tommaso Clerici e un  San Bonaventura di Nicolò Carlone. Sulla parete destra San Pietro d'Alcantara comunica Santa Teresa assistito da San Francesco d'Assisi e da Sant'Antonio da Padova, opera di pittore ignoto del XVII secolo, e un San Francesco di Nicolò Carlone.

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La cappella sinistra che chiude la navata destra è la Cappella della Madonna della Roccia, con decorazioni marmoree di Giacomo Porta e soffitto e cupola affrescate da Giovanni Battista Carlone con Miracoli di Nostra Signora di Loreto.

Cappella della Madonna della Roccia

Sull'altare si trova la statua in marmo della Madonna di Loreto, realizzata da Leonardo Mirano ( che andò a sostituire la statua lignea della Madonna della Roccia). La tela posta sulla parete sinistra raffigura il Miracolo di San Salvatore da Horta di Giovanni Battista Carlone.

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Il braccio destro del transetto è coperto da una cupoletta sulla quale Giovanni Carlone ha affrescato la Pentecoste. Nella lunetta sottostante lo stesso artista ha raffigurato l'Incredulità di San Tommaso.

cupoletta del braccio destro del transetto

cupoletta del braccio destro del transetto

Pentecoste (Giovanni Carlone)

La cappella che si trova nel braccio destro del transetto ed è la Cappella di Sant'Antonio da Padova con decorazione marmorea di Giacomo Porta.

Cappella di Sant'Antonio da Padova

Sull'altare in alabastro di Sestri si trova una composizione scenografica in legno raffigurante Sant'Antonio in estasi, realizzata da Honoré Pellé. Il paliotto dell'altare e le statue reggimensa sono opera di Tommaso Orsolino.

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Siamo ora davanti al presbiterioall'altare maggiore decorato da Giacomo Porta e da  Domenico Scorticone (paliotto). 

presbiterio

altare maggiore

Sull'altare si trova un Crocifisso in cartapesta, opera di Giacomo Antonio Ponsonelli. Sulla parete della curva absidale vi era stato affrescato nel 1640 da Giulio Benso l'Incontro tra Gioacchino e Sant'Anna, ma l'affresco venne distrutto durante i bombardamenti della seconda guerra mondiale. Nel 1995 l'affresco seicentesco venne reinterpretato da Raimondo Sirotti).

Crocifisso (Giacomo Antonio Ponsonelli) /reinterpretazione dell' Incontro tra Gioacchino e Sant'Anna (Raimondo Sirotti - 1995)

Sulla volta dell'abside è raffigurata l'Ascesa in cielo della Vergine, opera di Giulio Benso, mentre sulla volta del presbiterio un'Annunciazione con la Cacciata di Adamo ed Eva dal Paradiso.

Ascesa al cielo della Vergine (Giulio Benso)

Annunciazione (Giulio Benso)

Sulle pareti laterali del presbiterio vi sono una Presentazione di Gesù al tempio (a sinistra), e Gesù tra i Dottori (a destra), opere di Giulio Benso e Giovanni Battista Carlone. Ai quattro angoli in basso dei due affreschi del presbiterio vi sono le Quattro Virtù Cardinali con bassorilievi in marmo bianco su sfondo nero.

Gesù tra i Dottori (Giulio Benso e Giovanni Battista Carlone) / due Virtù Cardinali

Dietro all'altare vi è il coro ligneo del XVII secolo con doppio ordine di stalli, arricchito da figure sulle spalliere dai Pippi.

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All'incrocio tra il transetto e la navata centrale si trova la cupola con affreschi e figure in oro a tutto tondo. 

cupola: Ascensione della Vergine (Andrea Ansaldo)

La cupola fu affrescata nel 1635 da Andrea Ansaldo con l'Ascensione della Vergine in cui la Vergine è contornata da personaggi biblici. Sui pennacchi sono raffigurati i quattro Evangelisti. Le quattro finestre sono incorniciate da Cariatidi e puttini in oro. Vi sono raffigurate colonne tortili e balaustre dalle quali sporgono i Discepoli (a trompe-l'oeil). Nel cupolino vi è stata affrescata la figura di Dio Padre.

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Spostandoci nel braccio sinistro del transetto, guardando verso l'alto troviamo la cupoletta che sovrasta quest'area della basilica e nella volta la raffigurazione dell'Ascesa di Cristo in cielo di Giovanni Carlone. Sulla parete vi è raffigurato Cristo si manifesta ai due discepoli di Emmaus.

Ascesa di Cristo in cielo (Giovanni Carlone)

La cappella del braccio sinistro del transetto è la Cappella di San Pasquale di Bayon.

Cappella di San Pasquale di Bayon: San Pasquale di Bayon in adorazione dell'Eucarestia (Anton Maria Maragliani)

L'altare, con colonnine tortili in alabastro di Sestri Ponente, è opera di Giacomo Antonio Ponsonelli e Gaetano Quadro (XVIII secolo). Sull'altare è stato posto un gruppo scultoreo in legno policromo raffigurante San Pasquale di Bayon in adorazione dell'Eucarestia , opera di Anton Maria Maragliano come anche le statue di Francescani poste nelle nicchie.
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I riquadri delle volte della navata laterale sinistra furono affrescate da Giovanni Battista Carlone e Gioacchino Assereto e raffigurano Storie dell'Antico Testamento (dall'ingresso): Passaggio del Giordano (in parte distrutto), due riquadri sono mancanti, Isacco benedice Giacobbe (quasi perduto), Rebecca ed Eleazaro al pozzo, Abramo e Malechisedec.

a sinistra: Rebecca ed Eleazaro al pozzo / a destra: Abramo e Malechisedec

La cappella alla sinistra dell'altare maggiore, nel vano che chiude la navata laterale sinistra, è la Cappella degli Angeli.

Cappella degli Angeli

Sull'altare si trova la statua in marmo della Madonna col Bambino chiamata "Madonna degli Angeli", opera di Leonardo Ferrandina (XVII secolo). Sulla parete destra vi è un'Adorazione dei pastori, opera di Luciano Borzone. Al di sotto di questo vi è un altorilievo in marmo raffigurante la Madonna e i Santi Battista, Carlo e Teresa, realizzato da Santo Vanni. Nella volta della cappella è stata raffigurata una Fuga in Egitto, mentre quattro Profeti sono stati raffigurati ai piedi dei capitelli dell'arco, opere di Giuseppe Isola.
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Sempre nel vano che chiude la navata laterale sinistra si trova la Cappella del Crocifisso con volta in cui sono raffigurati Dio Padre e Angeli con gli strumenti della PassioneNella lunetta della cappella, sempre Giuseppe Isola, ha raffigurato Gesù nell'Orto degli Ulivi.

Cappella del Crocifisso

Sull'altare vi è una Crocifissione, opera di Francesco Scotto. Sulla parete sinistra vi sono le tele Nozze di Cana e Flagellazione di Cristo, opere di Luca Saltarello. Sulla parete destra sono poste la tela Giuseppe spiega i sogni e San Pietro rinnega Cristo, opere di Bernardo Strozzi. 
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Partendo dal transetto la prima cappella della navata sinistra è la Cappella di San Francesco.

Cappella di San Francesco

Sull'altare è posto il gruppo ligneo di San Francesco riceve le stimmate, opera di Anton Maria Maragliano. Al lato dell'altare vi è il Monumento funebre di Gerolamo e Giovanni Luca Chiavari con statua di Maria Regina sul fastigio (che ha perso un mano con scettro durante un bombardamento).
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La seconda cappella è la Cappella di San Diego.

Cappella di San Diego

Sull'altare è posta la tela di San Diego risana gli infermi, realizzato da Domenico Piola. Sulla parete sinistra vi è San Diego guarisce il figlio di Filippo II, sempre di Domenico Piola. Dello stesso artista è la Predica di San Diego posta sulla parete destra. Le statue a grandezza naturale di Speranza (sopra la pala d'altare), Carità (con figli) e Fede (con ancora) sono di Giacomo Antonio Ponsonelli. Nell'arco della cappella Domenico Piola ha affrescato la Gloria dello Spirito Santo.
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La terza cappella è la Cappella dell'Immacolata Concezione con decorazione marmorea di Daniele Solaro.

Cappella dell'Immacolata Concezione

Sull'altare è posta l'opera di Domenico piola l'Immacolata Concezione. La volta della cappella fu distrutta dai bombardamenti.
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La quarta cappella è la Cappella di Nostra Signora della Mercede.

Cappella di Nostra Signora della Mercede

Sopra l'altare è posto un Crocifisso ligneo  realizzato da Charles François La Croix, sotto il quale sono raccolte croci provenienti da paesi ancora in guerra poste sopra il Monte delle Croci. La parete sinistra è priva di quadri perché distrutti durante i bombardamenti della seconda guerra mondiale. Sulla parete destra si trova una Crocifissione con Madonna, Santa Maria Maddalena e San Giovanni, opera di Luca Cambiaso.

Crocifisso (Charles François La Croix) / Monte delle Croci 
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La quinta cappella è la Cappella di Santa Chiara d'Assisi.

Cappella di Santa Chiara d'Assisi

Sull'altare decorato da Giacomo Antonio Ponsonelli si trova la tela il Transito di Santa Chiara di Giovanni Battista Paggi. Sulle pareti si trovano I Martiri francescani a Ceuta di Tommaso Clerici, e San Francesco Solano battezza i mori di Giovanni Battista Carlone. 
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La sesta cappella è la Cappella di San Clemente con decorazioni marmoree di Giacomo e Giuseppe Gagini.

Cappella di San Clemente

Sull'altare è posta la tela di Giovanni Battista Carlone raffigurante San Clemente subisce il martirio della ruota. Sulla parete sinistra vi sono le tele Sofferenza di San Clemente straziato da uncini di ferro di Giovanni Battista Carlone, e in alto Santo Stefano in gloria di Gregorio De Ferrari. Sulla parete destra invece vi è San Clemente martoriato di Giovanni Battista Carlone, e in alto San Lorenzo in gloria di Gregorio De Ferrari.

Sul fondo della navata sinistra, vicino all'ingresso laterale della basilica, si trova il fonte battesimale in marmo e bronzo, realizzato nel XIX secolo su progetto di Angelo Diaz.

controfacciata della basilica con fonte battesimale

Dando un'occhiata verso la controfacciata non si può non notare la grande opera pittorica  che sovrasta il portale centrale. E' l'Ultima Cena realizzata su modello leonardiano nel 1618 da Giulio Cesare Procaccini. E' la tela più grande di Genova (40mq).
L'opera si trovava inizialmente nel Refettorio del Convento, e venne portata in basilica nel 1686.

Ultima Cena (Giulio Cesare Procaccini - 1618)

CURIOSITA': durante il periodo natalizio è esposto nella basilica un Presepe realizzato a San Gregorio Armeno (Napoli) in cui sono riconoscibili strade e monumenti di Genova.

CURIOSITA': la Basilica della Santissima Annunziata del Vestato è una delle quattro chiese della città aggiunte da Rubens nella seconda edizione del libro I Palazzi di Genova, anche se il progetto della facciata disegnata non venne mai realizzato.  

www.basilicaannunziatadelvastato.it
Orari: domenica/venerdì     7.30/20.00
           sabato  7.30/12.00  14.00/20.00

CONCLUSIONI                                                                                                                       La Basilica della Santissima Annunziata del Vestato conserva opere di tardo manierismo, barocche e settecentesche. I suoi affreschi, le dorature e le decorazioni marmoree hanno fatto esprimere con parole di stupore e apprezzamento viaggiatori illustri e gente comune. Il filosofo francese Montesquieu la definì "la più bella di Genova...tutta dorata", lo scrittore inglese Charles Dickens rimase anch'esso incantato dalla sua doratura, definendola "una tabacchiera smaltata". Noi non possiamo non rimanere ammirati da tanto sfarzo.


lunedì 7 settembre 2026

Genova: un angolo di medioevo (Porta Soprana, Chiostro di Sant'Andrea e Casa Colombo)


 Nel cuore di Genova, a pochissima distanza l'uno dall'altrovi sono tre siti che riportano all'epoca medievale della città: la Porta Soprana, il Chiostro di Sant'Andrea e la cosiddetta Casa Colombo.

Porta Soprana è una porta medievale risalente alla terza cerchia di mura eretta per difendere la città (in realtà una porta era stata creata qui anche nella seconda cerchia di  mura risalenti all'880 circa). 

Porta Soprana (lato interno)

Porta Soprana (lato interno alle mura)

Porta Soprana (lato interno alle mura)

Porta Soprana (lato esterno alle mura)

Porta Soprana (lato esterno alle mura)

La porta (alta 9m e larga 5m) che veniva chiusa da grandi battenti in legno, apparteneva infatti alle cosiddette Mura del Barbarossa erette in tempo record tra il 1155 e il 1161 per difendere Genova da un ipotetico attacco di Federico II di Svevia, detto il Barbarossa (che in realtà non avvenne mai). Le altre due porte affiancate da torri aperte in queste mura medievali furono Porta Aurea (non più esistente) e Porta Santa Fede (posta di fronte al Porto Vecchio).

Porta Santa Fede

Porta Santa Fede

Porta Santa Fede

Sotto l'arco della Porta Soprana furono poste due lapidi del 1155. 

arco della Porta Soprana

iscrizioni sotto l'arco della Porta Soprana

Alla base della torre sinistra settentrionale sono scolpite in latino queste parole, che mettevano in guardia i nemici:

"Sono sorvegliata da soldati, circondata da splendide mura e scaccio lontano con il mio valore i dardi nemici. Se porti pace, accostati pure a questa porta, se cerchi guerra, triste e battuto ti ritirerai. Il Meridione e l'Occidente, il Settentrione e l'Oriente conoscono quanti assalti di guerra Genova superò".

lapide di monito contro i nemici (1155)
 
Nell'altra lapide, posta alla base della torre meridionale, vengono celebrate le imprese di Genova a Tortosa e Almeria contro i Mori. 

in alto: lapide commemorativa del restauro delle mura del 1865 / in basso: lapide che elenca le vittorie genovesi in Africa e in Spagna

Porta Soprana, una delle porte più importanti di Genova costruita in pietra di Camogli, era l'ingresso da superare per chi provenendo da Est avesse voluto entrare in città. 

Inquadrano la porta due torri merlate: con base rettangolare e due grandi finestre a sesto acuto sovrapposte dal lato verso la città, e base semicircolare e piccole feritoie verso l'esterno. Sotto la merlatura le torri sono decorate da una cornice ad archetti pensili sormontati da un decorazione a denti di sega. Dalle torri pendevano gabbie con i resti dei nemici e dall'arco principale le catene del Porto Pisano, trofeo di guerra preso dopo aver interrato il porto della città toscana.

Porta Soprana (lato interno a lavori di restauro non ancora ultimati)

Nel lato esterno l'arco della porta è ogivale e poggiante su una coppia di colonne dai capitelli neocorinzi, mentre internamente è tondo e poggiante su protiro aggettante con colonnine dai capitelli decorati con aquile e foglie d'acqua.

Porta Soprana (lato esterno a lavori di restauro non ancora ultimati)

CURIOSITA': Fino al 1809 l'ambiente sopra l'arco posto tra le due torri della porta ospitò il boia della città. Si dice che durante il periodo dell'occupazione francese Luigi Vittorio Sanson, nipote di Charles-Henri Sanson, il boia che ghigliottinò nel 1793 il re francese Luigi XVI, Maria Antonietta e poi Danton e Robespierre durante la rivoluzione francese, abbia qui soggiornato ed esercitato la professione del padre. Tra queste mura si dice che abbia anche soggiornato Mastro Titta, il celebre boia del papa.

ingresso alla torre meridionale

ingresso alla torre settentrionale

Successivamente le torri della porta ospitarono anche una prigione. La torre meridionale rimase circondata da una struttura abitativa sino al 1930.

Il nome della porta deriverebbe dalla parola genovese "superana" = "superiore" in quanto fu costruita sul Colle di Sant'Andrea che venne poi demolito agli inizi del Novecento per creare Via Dante e permettere la costruzione del Palazzo della Banca d'Italia.

La Porta Suprema incorporava il Monastero di Sant'Andrea della Porta, costeggiando il limite orientale della chiesa facente parte del complesso monastico.

Il complesso monastico benedettino, costruito nel XII secolo (maschile prima e femminile poi), ospitò monache di clausura appartenenti alle famiglie più illustri della città. Nel 1799 la Repubblica di Genova soppresse le comunità religiose, e il monastero fu convertito in collegio e poi in alloggio dei carcerieri della "prigione della torre "della vicina Porta Soprana.

Il chiostro venne poi demolito agli inizi del Novecento, durante l'intervento di modernizzazione della città. 

Il colle di Sant'Andrea, sul quale era stato costruito il monastero omonimo, con la chiesa e il suo chiostro, fu infatti sventrato nel 1905. Dell'antico complesso religioso venne salvato solo il chiostro, che venne smantellato e conservato nell'ex Chiesa di Sant'Agostino per un paio di decenni.

Nel 1922 venne deciso di rimontare il pregevole Chiostro di Sant'Andrea a poca distanza della collocazione originale, ai piedi di Porta Soprana e vicino alla cosiddetta Casa Colombo.

Chiostro di Sant'Andrea

Il chiostro di forma rettangolare, che originariamente era sormontato da un piano adibito a dormitorio, era circondato da i locali destinati alla vita comunitaria (sala del camino, refettorio, sala del capitolo, parlatorio).

Chiostro di Sant'Andrea

Il chiostro , che nello stile richiama quello delle maestranze itineranti di provenienza lombarda dei magistri antelami (Antelamus era il toponimo alto medievale che indicava una valle tra il lago di Como e il lago di Lugano), è costituito da 32 coppie di colonnine con capitelli: 11 coppie sui lati lunghi e 5 coppie sui lati corti. Negli angoli le colonnine sono raggruppate a gruppi di cinque. 

colonnato del Chiostro di Sant'Andrea

colonnato del Chiostro di Sant'Andrea

Le colonnine sorreggono archi modanati, leggermente ogivali. Il chiostro racchiude un piccolo giardino con pozzo.

I capitelli, in parte realizzati a metà XII secolo e in parte tardo duecenteschi, sono decorati con motivi fitoformi e scene che raffigurano simboli religiosi e medievali. 

gruppo di cinque colonne dell'angolo del chiostro

I capitelli del lato Sud del chiostro hanno raffigurazioni a tema sacro tratte dal Vecchio e dal Nuovo Testamento, altri raffigurano scene di pascolo, di aratura, di trasporto con buoi, mentre sul lato Ovest alludono in quattro scene  alla misteriosa storia di un cavaliere e di una dama, altri ancora raffigurano animali e creature mostruose. I capitelli sul lato Nord sono più tardi e realizzati in stile gotico con foglie lisce o nervate.

capitello zoomorfo

capitello con scena di caccia

capitello figurato

capitello zoomorfo

capitello con dama e cavaliere

capitello figurato

CURIOSITA': la leggenda della "rosa fatale" narra di un uomo che per gelosia uccise l'amata e per questo dannato...ma gli era stato concesso una volta all'anno di rivederla fino a quando la rosa più bella del giardino non avesse perduto il primo petalo.

Chiostro di Sant'Andrea by night

A pochi passi dal Chiostro di Sant'Andrea e dalla Porta Soprana, a completare questo angolo di Medioevo genovese, si trova la cosiddetta Casa Colombo.

Casa Colombo

Quella che oggi è indicata come la casa in cui Cristoforo Colombo, il grande navigatore che scoprì le Americhe, trascorse indicativamente tra il 1455 e il 1470 la sua giovinezza (dai 4 ai 9 anni), è in realtà la ricostruzione settecentesca di un edificio medievale, distrutto probabilmente dai bombardamenti della flotta francese del re Luigi XIV (1684).

La casa su due piani, sita all'angolo dell'antico Vico Diritto di Ponticello e la moderna Via Dante, presenta una bottega al piano terra dove probabilmente Domenico Colombo, il padre del navigatore, dopo aver perduto il lavoro come guardiano della vicina Porta Soprana, esercitava la sua attività di di tessitore e commerciante di vino e formaggi. Un altro ingresso permetteva di accedere al piano superiore dove il primogenito di quattro figli visse con la famiglia i suoi primi anni di vita.

La Casa Colombo è visitabile...ma noi non abbiamo avuto il tempo per poterlo fare.


CONCLUSIONI                                                                                                       Quest'angolo di medioevo, posto a ridosso del centro storico e del centro moderno di Genova, è un luogo interessante per conoscere la Storia della città e ritornare indietro nel tempo. Certamente Porta Soprana evoca la grandezza di Genova e la necessità di difendere la città dalle incursioni nemiche, il Chiostro di Sant'Andrea testimonia la bellezza e la voglia di conservare le costruzioni antiche, mentre la Casa Colombo non dà certezze storiche, ma infonde la voglia di conoscere le vicissitudini di un grande uomo genovese e italiano, anche se, come è noto, la vita di Cristoforo Colombo è avvolta dal mistero, e sono tanti i luoghi in Italia e all'estero che rivendicano la sua nascita o l'origine della sua famiglia.