mercoledì 22 aprile 2026

Recanati: il Museo Leopardi

Questo secondo post dedicato alla casa-museo del grande poeta Giacomo Leopardi vi condurrà nelle sale del MUSEO LEOPARDI, allestito nell'ex frantoio oleario del palazzo.

Il museo, a differenza degli ambienti della dimora, si visita in autonomia. 

L'esposizione permanente è divisa in 10 sezioni storico-tematiche che mettono in mostra oggetti, documenti e scritti riguardanti Giacomo Leopardi e la sua famiglia.

sala museale

sala museale

sala museale

Si parte con la pergamena di Manetto dalla quale il conte Monaldo, padre del poeta, ricavò che il capostipite della casata Leopardi fosse stato Attone, per poi proseguire con i monogrammi della famiglia, gli oggetti o vestiti appartenuti ai genitori del poeta, la partecipazione di nozze della coppia. 

riproduzione fotografica della patente di nobiltà della famiglia Leopardi

Pergamena di Manetto (1207 ca.) - stemma della famiglia Leopardi (XVIII sec.) - libretto con le famiglie nobili di Recanati (manoscritto attribuito a Monaldo Leopardi)

orologio da cintura appartenuto ad Adelaide Antici (madre di Giacomo Leopardi - XVIII sec.)

abito da cerimonia del conte Monaldo (XVIII sec.)

monogramma ricamato di Adelaide Antici (XIX sec.)

miniature di Adelaide Antici e di Monaldo Leopardi (XVIII sec.) - sonetto delle nozze del conte Monaldo e della marchesa Adelaide Antici (1797) - partecipazione di nozze del conte Monaldo e della marchesa Adelaide Antici (1797) - diadema con cinque cammei di Adelaide Antici (XVIII sec.) - scatola portagioie (XVIII sec.)

La nascita di Giacomo, il loro primo figlio, è ricordata con la culla e il vestito di battesimo.

culla e abito di battesimo di Giacomo Leopardi (XVIII sec.)

fascia battesimale di Giacomo Leopardi (XVIII sec.) - acquasantiera (XVIII sec.) - aspersorio e secchiello per l'acqua benedetta (XX sec.) - partecipazione di nascita di Giacomo Leopardi (XVIII sec.) - reliquie dei Santi protettori della famiglia Leopardi - lettera di Carlo Antici alla sorella Adelaide Antici (1799)

Si prosegue con i giochi di Giacomo e dei suoi fratelli Carlo, Paolina e Luigi: soldatini di piombo, altarini giocattolo, tombola e carte, spade di legno...

soldatini di piombo (XVIII sec.)

soldatini di piombo (XVIII sec.)

tombola con cartelle e numeri (XVIII sec.) - carte da gioco (XIX sec.) - Madonna col Bambino (XIX sec.)

copia di teatrino giocattolo (XVIII sec.) - tavola con lanterna magica e vetri a banda per lanterna magica (XVIII sec.)

altarino giocattolo con parati religiosi (XVIII sec.)

pianeta da bambino con stola e busta (XVIII sec.) - inginocchiatoio (XIX sec.)

teca dedicata a Paolina: acquarello "Natal Strappacalze" (attr. a Paolina - XIX sec.) - Zibaldone di Paolina Leopardi (copie di articoli e parti di libri di poesie di Giacomo Leopardi) - ricamo di Paolina Leopardi per contro porta - pettine di Paolina Leopardi - cofanetto portagioie (XIX sec.) - ritratto fotografico di Paolina Leopardi - coppia di uova in avorio (XIX sec.)

teca dedicata a Luigi: flauto traverso "a bastone" costruito da Luigi Leopardi (XIX sec.) - spartito di Luigi Leopardi (XIX sec.) - piccolo tornio di Luigi Leopardi

teca dedicata a Carlo Leopardi: bastone da passeggio con pomo d'oro (XIX sec.) - ritratto fotografico di Carlo Orazio Leopardi (XIX sec.) - copia di manoscritto autografo con nota di biasimo di Giacomo verso Carlo - libro di William Warden tradotto dall'inglese da Carlo Leopardi

In una vetrina una bilancia, manoscritti di Monaldo Leopardi e corrispondenza per l'acquisto di libri mettono in evidenza l'amore del conte padre del poeta per il collezionare libri facilitato in quell'epoca dall'esproprio e dalla soppressione dei monasteri che permetteva di pagare al valore della carta anche testi importanti e rari. Da questa passione nacque la famosa biblioteca di casa Leopardi e la possibilità per i suoi figli di avvicinarsi a testi di ogni materia, compresi quelli vietati dalla Chiesa, per la cui lettura avevano una dispensa speciale. 

bilancia a due piatti (XIX sec.) - manoscritti di Monaldo Leopardi - corrispondenza per l'acquisto di libri

Nelle vetrine che seguono sono esposti manoscritti autografi e disegni di Giacomo Leopardi e dei suoi fratelli. Tutto ci riporta ai loro studi.

manoscritti autografi di Giacomo Leopardi - Adorazione dei Magi (XVI sec.)

manoscritto autografo di Giacomo Leopardi - Suicidio di Catone (incisione di Pietro Testa - 1648) - bassorilievo (XVIII sec.)

disegni autografi dei fratelli Leopardi e di Giacomo Leopardi - tempera penne d'oca con astuccio - righelli dei fratelli Leopardi (XIX sec.) - misuratore in palmi romani (XVIII sec.)

manoscritti autografi di Giacomo Leopardi - sfera armillare tolemaica (XVII sec.)

Viene poi ricordato il prima amore di Giacomo Leopardi per la cugina Geltrude Cassi Lazzari, ospite a casa Leopardi per soli due giorni. Giacomo, insegnando il gioco degli scacchi alla cugina, ebbe modo di scoprire il sentimento dell'innamoramento.

cavallo per il gioco degli scacchi XVIII sec.) - scacchiera (XVIII sec.) - ritratto di Geltrude Cassi Lazzari


In quegli anni matura il desiderio di Giacomo di lasciare Recanati per esperienze nuove, e sono in mostra i suoi scritti e componimenti riguardanti il suo stato d'animo.

Canzoni di Giacomo Leopardi - candela segnatempo (XIX sec.)

E' in mostra anche la riproduzione del passaporto per il Lombardo-Veneto che Giacomo chiese ad un amico di famiglia per potersi allontanare dal borgo, nonostante i genitori gli negassero il permesso. Ma la sua tentata fuga fu scoperta.

riproduzione dall'originale del passaporto di Giacomo Leopardi per Milano (1819) - piccolo forziere (XIX sec.) - riproduzione dall'originale di un manoscritto autografo di Paolina Leopardi

Un angolo è dedicato alla lirica L'Infinito.




Il 17 novembre 1822 Giacomo Leopardi lascia finalmente Recanati alla volta di Roma e di tutto il mondo che aveva agognato. Segue poi un trasferimento a Milano e poi uno a Bologna.

tagliacarte (XVIII sec.) - obelisco di marmo (XIX sec.) - custodia portaoggetti (XIX sec.) - ventaglio di pizzo (XIX sec.)

tabacchiere (XIX sec.) - tabacchiera con coperchio (XVIII sec.) - orologio da carrozza (XVIII sec.) - scritti di Giacomo Leopardi

Dopo essersi spostato a Firenze si trasferisce a Pisa dove compone A Silvia.

fondale per teatrino (XVIII sec.) - occhiale da mano (XIX sec.) - borsetta da donna (XIX sec.) - cliché con ritratto di Giacomo Leopardi - ricevuta con firma di Giacomo Leopardi - manoscritto autografo di  "A Silvia" - L'Aminta (Torquato Tasso) 

"A Silvia" (Giacomo Leopardi)

Nell'estate del 1828 per difficoltà economiche ritorna a Recanati. Qui compone le liriche Il passero solitario, Le ricordanze, La quiete dopo la tempesta, Il sabato del villaggio e il Canto notturno di un pastore errante dell'Asia.

Tornato a Firenze conosce Antonio Ranieri con il quale stringe una profonda amicizia e con il quale si trasferisce a Napoli. Due furono gli amici di Giacomo: Pietro Giordani e Antonio Ranieri.

a sinistra: ritratto di Pietro Giordani (XIX sec.) - a destra: ritratto di Antonio Ranieri (1831 ca.)

Giacomo Leopardi in questo periodo s'innamora di Fanny Targioni Tozzetti e scrive Pensiero dominante e Alla sua donna.

ritratto di Fanny Torgioni Tozzetti - miniatura con profilo di donna - statuetta di Pellicano che nutre i suoi piccoli (XIX sec.) - libri: Romeo e Giulietta (William Shakespeare), Arte Amatoria (Ovidio), Innamoramento di due fedelissimi amanti Paris e Vienna (Angelo Albani)

A Napoli Giacomo Leopardi comporrà i canti La Ginestra e Il tramonto della luna ed è in questa città che il 14 giugno 1837 morì.

la casina di Torre del Greco dove fu scritta La Ginestra - bastone da passeggio (XVIII sec.) - servizio da caffè (XVIII sec.) - caffettiera italiana (1825) - statuetta policroma di Capodimonte (XVIII sec.) - manoscritto autografo di Monaldo Leopardi con nota di Paolina sulla morte del fratello Giacomo

frammenti dell'abito e del legno della cassa di Giacomo Leopardi - copia del calco funebre di Giacomo Leopardi realizzata dall'amico Antonio Ranieri - progetto per l'epigrafe della tomba di Giacomo Leopardi nella Chiesa di San Vitale a Fuorigrotta (di Pietro Giordani)

casa di Vico Pero a Napoli dove morì Giacomo Leopardi - lanterna da carrozza - disegno dell'insetto del colera (Monaldo Leopardi) - dizionario francese/italiano e italiano/francese


www.giacomoleopardi.it

Orari:  martedì/domenica 9.00/17.00
            lunedì CHIUSO
Costo:  visita guidata (30') BIBLIOTECA + visita libera MUSEO                                  10 €
             visita guidata (45') BIBLIOTECA + APPARTAMENTI + visita libera Museo   20 €
ATTENZIONE: si possono prenotare le visite sino al giorno precedente della visita


CONCLUSIONI                                                                                                                         Il Museo Leopardi riassume la vita, le opere e i pensieri del grande poeta Giacomo Leopardi, approfondendo temi a lui cari attraverso l'esposizione di oggetti appartenuti a lui e ai membri della sua famiglia, o semplicemente all'epoca in cui visse. Il museo è complementare e non meno importante della visita del palazzo.

domenica 19 aprile 2026

Recanati: Casa Leopardi

Sicuramente, se vi siete recati a visitare il borgo di Recanati, sarà perché siete interessati a scoprire o a riscoprire il grande poeta italiano che è stato ed è tutt'oggi Giacomo Leopardi.

Nel precedente post abbiamo percorso un itinerario sulle orme del poeta in quello che è stato il suo "borgo natio", riservandomi di dedicare un post al luogo in cui è venuto al mondo e ha passato la sua infanzia e la sua giovinezza: Casa Leopardi.

Giacomo Leopardi nacque il 29 giugno 1798 dal conte Monaldo Leopardi e da Adelaide dei marchesi Antici nel Palazzo Leopardi.

Palazzo Leopardi

L'antica residenza si affaccia su quella piazza che in onore al poeta è stata chiamata Piazzuola Il Sabato del Villaggio.

Piazzuola il Sabato del Villaggio

Piazzuola il Sabato del Villaggio

Affacciano su questo stesso spiazzo le Scuderie del palazzo con la casa al primo piano in cui ha abitato Teresa Fattorini, la giovane tessitrice morta prematuramente alla quale Giacomo Leopardi ha dedicato la poesia "A Silvia", e la Chiesa di Santa Maria di Montemorello, cappella privata dei conti Leopardi dove Giacomo è stato battezzato e ha prestato servizio come chierichetto.

Chiesa di Santa Maria di Montemorello

Casa Leopardi (a destra) e Scuderie del palazzo (a sinistra)

Il Palazzo Leopardi è ancora oggi abitato dai discendenti di Pierfrancesco, l'unico dei fratelli di Giacomo che è ebbe una discendenza, ma si ha la possibilità di visitare alcune sue parti tramite visite guidate.  

L'attuale aspetto del palazzo, dalle linee semplici ma eleganti, si deve alle modifiche architettoniche di metà Settecento apportate dal canonico e architetto per diletto Carlo Orazio Leopardi, prozio del poeta, che riunì gli edifici in cui la famiglia aveva abitato dal XIII secolo.

La facciata curvilinea in laterizio, di stile neoclassico, presenta 15 finestre e un portale ad arco a tutto sesto.

portale di Casa Leopardi

Sulla facciata una targa riporta alcuni versi della poesia leopardiana "Il Primo Amore" in cui Giacomo Leopardi esprime il suo primo sentimento d'amore, provato per la cugina Geltrude Cassi Lazzari, che fu ospite del palazzo nel 1817.

alcuni versi della poesia "Il Primo Amore" (Giacomo Leopardi)

Un'altra targa cita alcuni versi della lirica "Il Passero Solitario".

alcuni versi della poesia "Il Passero Solitario" (Giacomo Leopardi)

La visita guidata completa "Ove Abitai Fanciullo" da noi scelta (Biblioteca + SALONI DI RAPPRESENTANZA + GIARDINO + APPARTAMENTI DEL POETA) ha avuto inizio al primo piano dove il conte Monaldo, padre del poeta, fece trasformare le stanze, un tempo destinate alla servitù, in quattro sale adibite a Biblioteca.

La Biblioteca era stata realizzata per la sua vocazione antiquaria, per gli studi dei figli e per essere consultata da amici. Fu  poi aperta anche ai suoi concittadini nel 1812.

FILIIS AMICIS CIVIBVS MONALDVS DE LEOPARDIS BIBLIOTHECAM ANNO MDCCCXII 

targa affissa nella Biblioteca

Ma furono soprattutto Giacomo e i fratelli Carlo e Paolina ad usufruire della biblioteca per studiare e apprendere sotto la guida dei precettori e del padre.
Il conte Monaldo dai tredici ai sedici anni aveva acquistato libri alle fiere di Recanati e Senigallia, alla rinfusa, a volte anche a peso, altri libri erano stati da lui ereditati. Andando avanti con gli anni le scelte del conte furono più mirate. Quando le truppe francesi invasero lo Stato Pontificio (di cui Recanati faceva parte) sul mercato il conte Monaldo poté trovare una moltitudine di opere provenienti dai monasteri soppressi e dalle biblioteche di coloro che fuggirono da Roma.
Altri libri furono aggiunti alla raccolta della Biblioteca di Casa Leopardi dai figli Paolina e Pierfrancesco, e dal continuatore della stirpe Giacomo, figlio di Pierfrancesco.

Oggi sono custoditi in questa biblioteca circa 20.000 libri, ancora disposti come il conte Monaldo aveva voluto.

Si è accolti nella cosiddetta Sala dei Manoscritti per la raccolta di manoscritti del poeta e delle sue prime opere.
Sulle pareti vi sono ritratti raffiguranti Giacomo Leopardi e i membri della sua famiglia: il conte Monaldo e Adelaide Antici, genitori di Giacomo, e i fratelli Pierfrancesco, Paolina e Carlo.

ritratti dei fratelli di Giacomo Leopardi (Pierfrancesco, Paolina e Carlo)

ritratti di Giacomo Leopardi e dei genitori (il conte Monaldo e Adelaide Antici)

CURIOSITA': l'unico documento originale della fisionomia di Giacomo Leopardi in vita è il ritratto a matita fatto a Bologna da Luigi Lolli nel 1826 (quando il poeta aveva 28 anni).

Nella sala vi è anche esposto un albero genealogico della famiglia Leopardi realizzato dal conte Monaldo.

albero genealogico della famiglia Leopardi

La visita parte dalla IV Sala perché un tempo il percorso di visita era inverso a quello attuale. In questa sala di forma rettangolare con soffitto a cassettoni, i libri non sono conservati per materia.

IV Sala

La III Sala viene chiamata anche Sala dell'Alcova. Vengono qui conservati antichi incunaboli e codici manoscritti, opere letterarie e scientifiche.

III Sala con camerino

In quello che viene chiamato camerino (decorato con dipinti di mitiche scene notturne che vennero celati nel tempo dagli scaffali della Biblioteca) venivano conservati documenti dell'archivio famigliare che partivano dal XIII secolo. Dalla consultazione di questi documenti il conte Monaldo poté compilare la storia della sua famiglia.

La II Sala, dal soffitto dipinto a motivi classici e grottesche, conserva libri raccolti in scaffali numerati e divisi per materie. In questa sala sono conservate molte opere di carattere teologico che, grazie alla soppressione durante il periodo napoleonico di alcuni conventi, il conte Monaldo poté acquistare in blocco.  

II Sala

scaffali numerati e divisi per materie

soffitto della II Sala

Tra queste opere vi è la Bibbia Poliglotta di Walton, una pubblicazione in sei volumi stampata a Londra (1654/1657) in più lingue (latino, greco antico, ebraico, arabo, caldeo, etiopico, persiano, samaritano e siriaco).

Bibbia Poliglotta di Walton (1654/1657 - Londra)

Giacomo Leopardi utilizzò questa pubblicazione per studiare le lingue greca ed ebraica attraverso il confronto. Anche il Salterio ebraico (un libro liturgico che contiene 150 Salmi), la Bibliotheca Graeca e la Bibliotheca Latina di Johann Albert Fabricius (Amburgo 1790/1809) furono importanti nel suo studio da autodidatta.

Posto tra due finestre di questa sala si trova lo scaffale dei libri proibiti dalla Chiesa. Giacomo e i suoi fratelli avevano libero accesso a questi libri per una dispensa che il conte Monaldo aveva avuto dal Papa.

libri proibiti dalla Chiesa

Il primo nucleo della raccolta occupò dal 1765 la I Sala della Biblioteca. Qui sono raccolti 6.000 volumi a carattere enciclopedico.

I Sala

soffitto della I Sala

soffitto della I Sala

soffitto della I Sala

Questa era la sala preferita di Giacomo che, accostando il suo tavolino alla finestra, guardava cosa succedeva fuori dalla sua casa. Guardando noi oggi fuori da quelle finestre, come non ricordare le liriche Il Sabato del Villaggio e A Silvia da lui composte?

tavolino su cui studiava Giacomo Leopardi

Piazzetta Sabato del Villaggio vista dalla Biblioteca

Scuderie del palazzo con Casa di Silvia viste dalla Biblioteca
In questa Biblioteca Giacomo Leopardi ha trascorso 7 anni di "studio matto e disperatissimo": si stima che il giovane poeta abbia letto in quegli anni 8.500 volumi, una media di 3 libri e mezzo al giorno di almeno 1000 pagine ciascuno!
Il percorso di visita prosegue in quello che era lo Studio del conte Monaldo
Qui, oltre alla sua scrivania, vi erano posti i banchetti sui quali studiavano i suoi figli. 

scrivania del conte Monaldo

camino e libreria dello Studio

Sulle pareti dello Studio sono appesi una raccolta di disegni realizzati da Paolina Leopardi (copie di opere di altri artisti che la sorella di Giacomo aveva copiato dai volumi della Biblioteca), un disegno di San Luigi Gonzaga e un disegno di San Francesco Saverio, firmati da Giacomo, un collage dei disegni fatti dai fratelli Leopardi, e prove di disegno fatte da Carlo Orazio Leopardi.

disegno di San Francesco Saverio (Giacomo Leopardi)

disegno di San Luigi Gonzaga (Giacomo Leopardi)

raccolta di disegni di Paolina Leopardi

Inoltre sono esposti un saggio/certificato (Specimen) degli studi annuali delle discipline umanistiche dei fratelli Giacomo, Paolina e Carlo Leopardi che dimostrava i loro progressi scolastici sotto la guida dei loro precettori e del padre, e un saggio dei fratelli Leopardi per l'esame pubblico del 1808. 

saggio/certificato dei fratelli Leopardi (1809) 

saggio/certificato dei fratelli Leopardi (1808)

Nello Studio sono anche conservati i manoscritti e le pubblicazioni delle numerose opere di carattere storico, filosofico e politico del conte Monaldo.

Sulla parete dell'ambiente che segue sono appesi i Ritratti di Giacomo Leopardi jr (figlio di Pierfrancesco Leopardi, ultimo fratello del poeta) e della moglie contessa Sofia Bruschetti di Camerino. Nella seconda metà dell'Ottocento furono loro a completare la Biblioteca, a donare i manoscritti inediti conservati a Napoli (perché occultati da Antonio Ranieri), e ad aprire il palazzo al pubblico.

Ritratti di Giacomo Leopardi jr e di Sofia Bruschetti di Camerino



A Carlo Orazio Leopardi, prozio del poeta, si deve anche il progetto settecentesco dello scalone con due rampe speculari balaustrate a segmenti ellittici in travertino che conducono al piano nobile.

scalone di Casa Leopardi

scalone di Casa Leopardi

scalone di Casa Leopardi

scalone di Casa Leopardi

Lo scalone è ornato con reperti archeologici murati sulle pareti, raccolti dal conte Monaldo.
L'unica testimonianza dell'antica struttura del palazzo è l'iscrizione benaugurante dell'architrave marmorea posta tra due colonne al centro dello scalone.

architrave con iscrizione benaugurante e reperti antichi

Si sale quindi al piano nobile per visitare i saloni di rappresentanza del palazzo con arredi del XVI/XIX secolo e le gallerie con collezioni d'arte.

Nel Salone Azzurro si trovano un arazzo rosso con lo stemma Leopardi e ritratti della famiglia Leopardi e di nobili recanatesi.

arazzo con lo stemma Leopardi

ritratti e albero genealogico nel Salone Azzurro

ritratti nel Salone Azzurro

Su un mobile intarsiato è esposta una collezione di globi realizzati in marmi e pietre dure differenti.

collezione di globi

Nel Salone degli Specchi vi sono teche con medaglieri collezionati dal conte Monaldo.

medaglieri

La Galleria era il salone di rappresentanza dove sono state accolte artisti e personalità.

Galleria

Galleria

In questa sala vi sono le travi in legno del cosiddetto teatrino per le piccole recite teatrali di Giacomo e i suoi fratelli, un altare seicentesco, il Ritratto di Barbara Moroni (moglie di Bernardino Leopardi), opera attribuita a Ernst van Schayck, due grandi casse in legno che contenevano il corredo nuziale della marchesa Antici (madre del poeta), e quattro tele di Animali al Pascolo (opere di Philipp Peter Roos detto Rosa da Tivoli), che ispirarono a Giacomo alcuni versi delle Ricordanze

casse nuziali di Adelaide Antici

travi in legno del teatrino

altare (XVII sec.)

Ritratto di Barbara Moroni (attr. Ernst van Schayck)

Animali al Pascolo (Philipp Peter Roos detto Rosa da Tivoli)

Animali al Pascolo (Philipp Peter Roos detto Rosa da Tivoli)

Animali al Pascolo (Philipp Peter Roos detto Rosa da Tivoli)

Animali al Pascolo (Philipp Peter Roos detto Rosa da Tivoli)

La visita di Casa Leopardi prosegue nel giardino detto Pomario dove Giacomo 
"...solea passare gran parte 
Mirando il cielo, ed ascoltando il canto 
Della rana rimota alla campagna!"
                                                                (da Le Ricordanze - Giacomo Leopardi)

giardino di Palazzo Leopardi

giardino di Palazzo Leopardi

giardino di Palazzo Leopardi

giardino di Palazzo Leopardi

I giardini si trovavano nella parte posteriore del palazzo. Alcuni terreni furono donati nella prima metà del Quattrocento per la costruzione del Convento di Santo Stefano (oggi Centro Mondiale della Poesia), di cui si vede dal Pomerio l'accesso che Giacomo oltrepassava per sostare nell'orto delle monache, luogo che gli ispirò la lirica L'Infinito.

passaggio verso l'orto delle monache del Convento di Santo Stefano

Il conte Monaldo fece costruire tra il giardino di levante e quello di ponente le cosiddette "Brecce", l'appartamento per i suoi figli maschi, Giacomo e Carlo, così chiamato per la composizione del pavimento alla veneziana. 
Una scala a chiocciola conduce al piano superiore dell'edificio, composto da tre stanze: la Stanza dei Giochi, la Stanza di Carlo, e infine la Stanza di Giacomo
ingresso alle "Brecce"

scala a chiocciola che conduce alle stanze delle "Brecce"

La Stanza dei Giochi era il luogo dove i fratelli Leopardi passavano il tempo non dedicato allo studio.

Stanza dei Giochi
Stanza dei Giochi

La Stanza di Carlo è uguale ma simmetrica alla Stanza di Giacomo, ed entrambe decorate dal pittore Giuseppe Rughini.

Stanza di Carlo

soffitto della Stanza di Carlo (Giuseppe Righini)

Stanza di Carlo

Stanza di Carlo

La Stanza di Giacomo conserva il tavolino dove a lume di candela il poeta scriveva guardando dalla finestra le
"vaghe stelle dell'Orsa"

                                                  (da Le Ricordanze - Giacomo Leopardi) 

Stanza di Giacomo

Stanza di Giacomo

Stanza di Giacomo

soffitto della Stanza di Giacomo (Giuseppe Righini)

tavolino di Giacomo Leopardi

Dal 1830, anno in cui Giacomo Leopardi abbandonò Recanati, questi appartamenti rimasero chiusi.
Finita la visita guidata potrete visitare liberamente il Museo Leopardi (al quale dedicherò un post a parte), per approfondire la conoscenza del poeta e della sua famiglia tramite oggetti, documenti e scritti.

Orari:  martedì/domenica 9.00/17.00
            lunedì CHIUSO
Costo:  visita guidata (30') BIBLIOTECA + visita libera MUSEO                                  10 €
             visita guidata (45') BIBLIOTECA + APPARTAMENTI + visita libera Museo   20 €
ATTENZIONE: si possono prenotare le visite sino al giorno precedente della visita

CONCLUSIONI                                                                                                                     Trovo che le visite delle dimore dei grandi artisti e letterati abbiano sempre un fascino dolce e malinconico, ancor più quella di un poeta e scrittore come Giacomo Leopardi che non amava il suo "borgo natio", e dal quale fuggì in maniera definitiva nel 1830. Queste mura, come anche tutto il borgo di Recanati, ricordano la sua fanciullezza e adolescenza, il suo studio appassionato e i suoi componimenti, permettendoci di arrivare alla sua intimità e al suo struggente pensiero.