martedì 16 giugno 2026

Ascoli Piceno: Tempietto di Sant'Emidio alle Grotte, la "piccola Petra delle Marche"



In posizione appartata e tranquilla, appena fuori dal centro storico di Ascoli Piceno, davanti all'ex Chiesa di Sant'Ilario, si trova un luogo di culto molto caro ai fedeli ascolani: il Tempietto di Sant'Emidio alle Grotte.

Sant'Emidio fu il primo vescovo di Ascoli Piceno ed è il Santo patrono della città.

Sant'Emidio nacque a Treviri in Germania nel 273 da una nobile famiglia pagana. Si convertì al Cristianesimo grazie alle predicazioni di San Nazario e San Celso. Osteggiato dalla sua famiglia, partì per l'Italia con tre amici e venne consacrato a Milano. 

Durante le persecuzioni di Domiziano fuggì a Roma dove gli vennero attribuite guarigioni miracolose, e per questo venne ordinato vescovo di Ascoli, città in cui guarì e convertì molti cittadini pagani. Il prefetto Polimio, credendolo l'incarnazione del dio Esculapio, gli chiese di offrire sacrifici agli dei e gli promise la figlia Polisia, ma Emidio rifiutò sia di offrire sacrifici, sia di sposare la figlia del prefetto che nel frattempo si convertì e si battezzò. 
Sant'Emidio battezza Polisia (Lazzaro Giosafatti - 1730 - cripta della Cattedrale di Sant'Emidio)
Emidio fu quindi arrestato, condannato a morte e decapitato il 5 agosto 303 nei pressi del Ponte Solestà, nel luogo in cui oggi sorge il Tempietto di Sant'Emidio Rosso che conserva sotto l'altare la pietra sulla quale fu decapitato il Santo.

La leggenda vuole che il Santo vescovo, con la testa tra le mani, si recasse per essere sepolto nel luogo in cui, sin dal 250, si trovavano le catacombe di Ascoli Piceno.

In questo luogo, dopo il seppellimento del Santo e di alcuni suoi discepoli, sorse un oratorio con altare.

Sant'Emidio è il protettore dei terremoti: si racconta infatti che quando a Treviri i suoi familiari lo volevano costringere a sacrificare agli dei, il tempio in cui erano crollò per un terremoto, e lo stesso accadde per i templi pagani ad Ascoli quando il prefetto voleva che il Santo sacrificasse agli dei. Inoltre, quando Sant'Emidio giunse ad Ascoli toccò le mura e solo i templi pagani crollarono in quel momento.

Quando nel 1703 il terremoto aquilano colpì anche Ascoli, nella città protetta da Sant'Emidio non si registrarono morti o danni gravi agli edifici cittadini. Come ex voto gli ascolani vollero erigere con le loro offerte un tempio nel luogo di sepoltura del loro patrono.

Fu così che tra il 1717 e il 1720/1721 fu costruito il Tempietto di Sant'Emidio alle Grotte.

Tempietto di Sant'Emidio alle Grotte

Il progetto del luogo di culto fu affidato all'architetto Giuseppe Giosafatti, che si dichiarava allievo di Gian Lorenzo Bernini. Per questo tempietto s'ispirò a Pietro da Cortona e alla Chiesa di Santa Maria della Pace a Roma.

facciata del Tempietto di Sant'Emidio alle Grotte

L'architetto progettò una facciata in travertino addossata alla parete tufacea delle tre grotte naturali che costituivano il luogo delle sepolture.

sezione del Tempietto di Sant'Emidio alle Grotte

L'aspetto di questo luogo di culto ricorda i templi rupestri scavati nella roccia e con facciata monumentale di Petra, la città nabatea giordana e per questo il Tempietto di Sant'Emidio alle Grotte è soprannominato la "piccola Petra delle Marche".

La facciata è costituita da due piani sovrapposti. Il piano inferiore di ordine dorico presenta al centro un portichetto di forma ellittica a sei colonne, coronato da un cupolino con stemma del vescovo Giovanni Gambi, il committente del tempietto.

stemma del vescovo Giovanni Gambi sul cupolino della facciata del tempietto

Una finestra e una nicchia vuota, intervallate da lesene, affiancano il portichetto da ambo i lati.

Il piano superiore, scandito da lesene, è raccordato al piano inferiore da volute. Alle estremità vi sono le statue di due Angeli con in mano la palma del martirio. Alla sommità della facciata è posto lo stemma di papa Clemente XI.

Varcato l'ingresso ci si trova in un luogo suggestivo. Lo spazio interno è diviso da pilastri in tre navate. Le pareti sono rivestite in pietra, le volte a crociera sono state realizzate in laterizio. 

interno del Tempietto di Sant'Emidio alle Grotte

interno del Tempietto di Sant'Emidio alle Grotte

Sopra l'altare moderno (1955) è posta la statua in travertino raffigurante Sant'Emidio scolpita da Giuseppe Giosafatti.

statua di Sant'Emidio (Giuseppe Giosafatti - XVIII sec.)

Dietro l'altare si trovano le fosse scavate nel tufo che accolsero i corpi di Sant'Emidio e dei suoi discepoli. Le spoglie rimasero in queste grotte per sette secoli, Nell'XI secolo i resti furono posti in un sarcofago romano de IV secolo e traslate nella cripta della Cattedrale di Sant'Emidio dove riposano ancor oggi sotto l'altare.

fosse dele sepolture

fosse delle sepolture

Cripta della Cattedrale di Sant'Emidio: sarcofago romano (IV sec.d.C.) con i resti di Sant'Emidio e dei suoi discepoli

Una lapide con iscrizione in latino, affissa alla parete, commemora la costruzione della chiesa dedicata al Santo protettore della città, la data 1720 che ricorda l'anno di fine dei lavori di costruzione, e menziona il vescovo Giovanni Gambi, come committente del tempietto, e la traslazione delle reliquie del Santo avvenuta alcuni secoli prima.

lapide commemorativa

Un'altra lapide con iscrizione in latino, posta sopra ad un'acquasantiera in pietra, riporta il documento di papa Clemente XI con cui si concede indulgenza a tutti i fedeli che visiteranno la chiesa in alcuni giorni dell'anno. Sulla lapide è riportata la data 20 aprile 1719 equivalente al XIX anno di pontificato di Clemente XI, e menziona il vescovo ascolano Giovanni come committente del tempietto.

lapide con documento papale per le indulgenze

In una delle cavità tufacee è stato allestito un presepe.

presepe nelle grotte

CURIOSITA': Si racconta che durante il tragitto che Sant'Emidio fece tra il luogo del suo martirio e il luogo di sepoltura, dalle gocce di sangue che lasciò lungo il cammino nacquero piantine di basilico, e che anche il sepolcro di Sant'Emidio fosse coperto da piante di basilico quando lo aprirono. E' per questo che all'alba, durante la festa in onore del Santo, si benedice questa pianta aromatica sul sagrato della Cattedrale tappezzato da migliaia di piantine.

Orari:   sabato/domenica  15.00/18.00

Costo: offerta libera

CONCLUSIONI                                                                                                                           Il Tempietto di Sant'Emidio alle Grotte, oltre ad essere un importante luogo di devozione, è da considerarsi anche il prototipo di arte religiosa barocca delle Marche. Sarebbe un peccato non recarsi a visitarlo con una breve deviazione dal circuito di visita cittadino,


venerdì 12 giugno 2026

Ascoli Piceno: Via Pretoriana, Corso Mazzini e Rua delle Stelle

 

Ascoli Piceno è interessante non solo dal punto di vista storico e artistico, ma lo è anche per le caratteristiche strade del suo centro storico, dall'atmosfera affascinante di tempi passati, con palazzi di ogni epoca e stile, che regalano scorci sulla città.

Una di queste strade è Via Pretoriana, un tempo prolungamento estremo del Cardo Massimo della città romana di Asculum Picenum, e oggi sede di eleganti palazzi gentilizi. 

Via Pretoriana

Via Pretoriana

Via Pretoriana

Via Pretoriana, il cui nome richiama antiche strutture di epoca romana, si inerpica da Piazza Roma fino al Sestiere Piazzarola.

palazzi lungo Via Pretoriana

Questa strada storica pavimentata in ciottoli è fiancheggiata da edifici medievali, rinascimentali e barocchi, in cui predomina l'uso del travertino: Palazzo Miliani (XVII secolo), Palazzo Fedeli (edificio moderno del 1914 all'angolo con Via Rimembranza, con porte e finestre del 1526 di recupero), Palazzo Piavi con giardino pensile (XVIII secolo). 

Uno dei palazzi che incontrerete percorrendola è Palazzo Giovannozzi, dalla facciata in travertino e dall'andamento irregolare. L'edificio è frutto infatti dell'accorpamento di più edifici, e tra questi di una torre gentilizia medievale (XI/XIII secolo).

Palazzo Giovannozzi

portale a bugnato di Palazzo Giovannozzi

All'angolo dell'edificio e intorno ai portali è presente il bugnato. Il piano nobile ha finestre con frontone triangolare spezzato. L'architrave presenta fregi scolpiti. Il corpo oblungo sporgente del lato Sud è più alto ed è caratterizzato da un balcone sostenuto da mensoloni scolpiti e ringhiera in ferro battuto.

corpo oblungo di Palazzo Giovannozzi

finestre e balcone di Palazzo Giovannozzi

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Se Via Pretoriana costituiva il Cardo Massimo della città romana, Corso Mazzini ricalca il tracciato del Decumano Massimo di Asculum Picenum.

Corso Giuseppe Mazzini

Corso Mazzini attraversa da Ovest a Est tutta la città, da Porta Gemina a Porta Maggiore.

atrio di un palazzo

Sontuosi palazzi rinascimentali costeggiano il tratto Est della strada. Eccone solo alcuni.

Palazzo Contini-Piccolomini, posto tra Corso Mazzini e Via Sacconi, risale al XVI secolo ed è composto dall'accorpamento di edifici medievali.

Palazzo Contini-Piccolomini

Palazzo Contini-Piccolomini

I lavori della facciata in blocchi di travertino (rimasta incompiuta) furono affidati a Lazzaro Giosafatti: il portale centrale è ornato da due colonne doriche e sormontato da finestra balconata. Le finestre sono di stile barocco.

finestre di Palazzo Contini-Piccolomini

portale di Palazzo Contini-Piccolomini

Il più conosciuto tra i tanti palazzi è Palazzo Malaspina.

Palazzo Malaspina

Palazzo Malaspina

La realizzazione nel XVI secolo di Palazzo Malaspina, derivante dalla fusione di edifici trecenteschi, è attribuita agli architetti Baldassarre Orsini e Cola dell'Amatrice.

Il palazzo, voluto dal marchese Antonio Malaspina, presenta due portali a bugnato con stemmi delle famiglie Malaspina e Guiderocchi, sormontati da mascheroni antropomorfi grotteschi.

portale di Palazzo Malaspina

portale di Palazzo Malaspina

stemma Guiderocchi

stemma Malaspina 

La facciata presenta anche tre ordini di finestre (quelle al piano nobile arricchite da timpani su architravi) e un loggiato in alto sostenuto da fusti privi di capitelli e imitanti tronchi d'albero con rami mozzi, che ricordano lo stemma della famiglia. 

facciata di Palazzo Malaspina

loggiato di Palazzo Malaspina

CURIOSITA': all'angolo del palazzo si può notare in basso un blocco di travertino con una protuberanza al centro. Si racconta che il blocco fu scalfito come punizione al proprietario dell'edificio, Federico Malaspina, per aver attentato alla vita di un artigiano a cui doveva il pagamento di alcuni lavori fatti nel palazzo...una pena irrisoria, chiaro segno della potenza di questa nobile famiglia.

blocco di travertino scalfitto dell'angolo di Palazzo Malaspina

L'ex Caserma Umberto I sorge su un edificio precedente, il Convento di Santa Maria. Fu progettato da Enrico Cesari. La facciata (in ristrutturazione durante la nostra visita) presenta bugnato e finestre bifore.

ex Caserma Umberto I (foto da foto)

Davanti all'ex caserma si trova Palazzo Colucci (anche questo coperto da impalcature durante la nostra visita).

Palazzo Capodacqua, quasi alla fine di Corso Mazzini, riporta iscrizioni latine sulle architravi delle aperture del piano terra che ricordano il nome del proprietario dell'edificio e la data 1524 di costruzione (PETRUS ANTES CAPUD AQUAS SIC CANESCEN MDXXIIII). 

Palazzo Capodacqua

portale con iscrizione del Palazzo Capodacqua

Sull'altro lato della strada si trova Palazzo Turreri dove un'iscrizione sull'architrave porta il nome di JACOBUS TURRERI e il monogramma di Cristo.

All'incrocio tra Corso Mazzini e Via Sacconi, appoggiata alla parete della Chiesa di San Cristoforo, si trova la cosiddetta Fontana dei cani.

Fontana dei Cani

La fontana, progettata nel 1824 da Ignazio Cantalamessa, viene così chiamata perché la sua bassa altezza favorisce l'abbeverament0 dei cani. A decorarla sono invece due leonesse in pietra dell'XI secolo che sorreggono un catino, forse provenienti dalla Chiesa di Sant'Agostino.

La Chiesa di san Cristoforo venne invece eretta nel 1600 per la Compagnia della Morte.

Chiesa di San Cristoforo e Fontana dei Cani

Alla fine di Corso Mazzini si trova la barocca Chiesa di Santa Maria del Carmine, costruita a partire dal 1651.

Chiesa di Santa Maria del Carmine

La facciata costituita da due ordini sovrapposti scanditi da lesene corinzie, progettata da Carlo Rainaldi, fu realizzata da Giuseppe Giosafatti tra il 1687 e il 1690 che realizzò anche la doppia scalinata con balaustra d'accesso e il portale. 

facciata della Chiesa di Santa Maria del Carmine

Sul prospetto laterale si notano finestroni ad arco a tutto sesto e cornici marcapiano. E' qui posto un orologio astronomico del 1652 (realizzato da frate Francesco Borgondi), che fornisce l'ora, il giorno, le lune e lo zodiaco. Abbiamo trovato la chiesa chiusa e quindi non abbiamo potuto visitarla.

prospetto laterale della Chiesa di Santa Maria del Carmine

orologio astronomico della Chiesa di Santa Maria del Carmine

orologio astronomico della Chiesa di Santa Maria del Carmine

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Rua delle Stelle è una strade più caratteristiche di Ascoli Piceno.

Rua delle Stelle

"Rua" è una parola che deriva dal latino "ruga" o "ruca", che significa "solco nel terreno". Ancor oggi viene usata dagli Ascolani per indicare una piccola strada.

muro di recinzione di un'antica casa lungo Rua delle Stelle

Questa strada di epoca comunale, lastricata con ciottoli, inizia e prende nome dalla piccola Chiesa delle Stelle fondata nel 1563 e aperta al culto nel 1586. 

Tra vegetazione rigogliosa la strada ripercorre l'antico camminamento delle mura cittadine che costeggiano il fiume Tronto e arriva al Ponte Solestà.

passeggiata nel verde lungo Rua delle Stelle

fiume Tronto visto da Rua delle Stelle

Rua delle stelle viene anche chiamata "Rrète a li mierghie" ovvero "dietro i merli" in quanto era un tempo dotata di una merlatura ghibellina, utilizzata dai tintori, dai lanaioli e dai conciatori per stendere i prodotti delle loro attività.

Rua delle Stelle

Per la sua tranquillità e i suoi panorami sui tetti antichi è considerata una strada romantica e luogo di ritrovo per innamorati...

... e disillusi !


CONCLUSIONI                                                                                                                           Che sia lungo una "Via", un "Corso" o una "Rua", percorrere una delle strade di Ascoli Piceno vuol dire scoprire angoli di Storia a volte un po' segreti. Ogni angolo regala uno scorcio o un edificio antico, una chiesa o un palazzo gentilizio, una strada acciottolata o il bianco del travertino che accomuna la maggior parte delle costruzioni cittadine.