mercoledì 29 luglio 2026

Genova: il Museo del Tesoro di San Lorenzo

 Il Museo del Tesoro di San Lorenzo si trova allestito in uno spazio ipogeo medievale, posto dietro l'abside della Cattedrale di San Lorenzo di Genova, sotto il cortile del Palazzo dell'Arcivescovado.

Il museo conserva ed espone circa 50 opere di oreficeria e argenteria di epoca medievale, rinascimentale e barocca. 

Si accede al museo direttamente dalla navata sinistra della cattedrale. Un passaggio conduce alla Sacrestia barocca, la cui volta è decorata con la raffigurazione della Gloria di San Lorenzo sulla graticola.

Sacrestia

Sacrestia

volta: Gloria di San Lorenzo sulla graticola

Il museo venne progettato e allestito nel 1956 da Franco Albini che s'ispirò ai Thòloi, tombe micenee. Le pareti e i pavimenti degli ambienti sono rivestiti con blocchi di pietra nera di promontorio. 

La Sala centrale è a pianta esagonale. Intorno a questa si trovano quattro ambienti a pianta circolare che hanno diametri diversi: tre stanze poste a tre vertici dell'esagono, il quarto ambiente, il più piccolo è posto di fronte all'ingresso.

pianta del Museo del Tesoro di San Lorenzo

Scendendo pochi gradini si entra nel sotterraneo e nell'atrio del museo.

atrio del Museo del Tesoro di San Lorenzo

In questo primo ambiente si trova ad accoglierci il Reliquario della statua di San Lorenzo, realizzato in argento sbalzato e cesellato da un argentiere genovese nel 1828.

Reliquiario della statua di San Lorenzo  (argentiere genovese - 1828)

Dall'atrio si può ammirare, posto nel Thòlos più piccolo, quello che è l'oggetto più conosciuto del museo per l'alone di mistero che lo circonda: il Sacro Catino.

primo Thòlos: Sacro Catino (manifattura romana - primi sec. a. C./ primi sec. d.C.) e lampade votive (argentiere genovese - XIX sec.)

Si tramanda da secoli infatti che questo oggetto di venerazione sia il Santo Graal, usato durante l'Ultima Cena da Gesù Cristo e da Nicodemo per raccogliere il sangue del Redentore dalla Croce. Inoltre si pensava che il vetro mediorientale di cui è fatto fosse uno smeraldo.

 Sacro Catino (manifattura romana - primi sec. a. C./ primi sec. d.C.) 

Gli studi hanno ipotizzato che l'oggetto sia stato realizzato in Siria nel I secolo d.C. La tradizione dice che fu portato a Genova nel 1101 da Guglielmo Embriaco al ritorno dalla conquista di Cesarea (Prima Crociata). Nel 1311 il manufatto fu dato in pegno per far fronte alle necessità economiche del Governo genovese. Veniva mostrato al pubblico solo il primo giorno di Quaresima, e tra i personaggi illustri che lo poterono vedere ci fu Francesco Petrarca. Agli inizi del XIX secolo Napoleone lo fece portare a Parigi, e nel viaggio di ritorno a Genova, tra Parigi e Torino, il catino si ruppe.

Nello stesso Thòlos sono poste due lampade votive in argento dorato del XIX secolo.

Un passaggio introduce nella sala centrale coperta da travi a raggiera in cemento armato. 

sala centrale del museo

In questo ambiente si trova l'Arca processionale del Corpus Domini, realizzata in argento dorato intagliato e cesellato da Francesco de' Rocchi nel 1553. Le placchette sui fianchi del manufatto raffigurano le Storie della Passione di Luca Cambiaso alternate alle figure degli Apostoli. Le figure dei Profeti, Angeli e Sibille sono opera di Agostino Groppo. Il tabernacolo posto sulla cima è stato realizzato da Desiderio Croce, mentre l'espositorio eucaristico da Felice Porrata.

Arca processionale del Corpus Domini (Francesco de' Rocchi - 1553)

particolare dell'Arca processionale del Corpus Domini (Francesco de' Rocchi - 1553)

Sempre in questo ambiente hanno trovato posto la Statua dell'Immacolata realizzata nel 1748 in argento sbalzato da un argentiere genovese su disegno di Francesco Maria Schiaffino, e il Paliotto della Madonna (così chiamato per l'immagine della Madonna posta al centro), realizzato in argento sbalzato e dorato nel 1771 da un argentiere genovese.

Statua dell'Immacolata (argentiere genovese - 1748)

Paliotto della Madonna (argentiere genovese - 1771)

Sono anche esposti in questa sala il Piviale di color rosso, con la raffigurazione dell'Assunzione di Maria Vergine e una schiera di Angeli, realizzato da manifattura genovese nel XIX secolo, e un Piviale color avorio realizzato da manifattura genovese nel XVIII secolo.

a sinistra: Piviale (manifattura genovese - XVIII sec.) / a destra: Piviale (manifattura genovese - XIX sec.)
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Nel Thòlos a sinistra dell'ingresso della sala centrale, è posta la cosiddetta Croce degli Zaccaria (dal nome della famiglia alla quale è appartenuta), che veniva usata per benedire il Doge appena eletto ed oggi per accogliere il nuovo arcivescovo. La croce bizantina del XIII secolo in lamine d'oro, gemme, pietre preziose e cristalli di rocca, contiene due frammenti della Vera Croce di Cristo, è quindi una stauroteca.  

Thòlos alla sinistra della sala centrale

Croce dei Zaccaria (manifattura bizantina - XIII sec.)

Sul retro della croce vi è una scritta in greco: "Questa Sacra Custodia Barda Cesare fabbricò e Isacco Arcivescovo di Efeso rinnovò perché logora". La Croce dei Zaccaria venne infatti commissionata da Barda imperatore d'Oriente (e fratello dell'imperatrice madre Teodolinda) che ne fece dono alla Basilica di San Giovanni Evangelista di Efeso. La croce fu rifatta da Isacco, vescovo di Efeso, tra il 1260 e il 1283 perché in pessimo stato. Nel 1308 la croce fu depredata e venne riconquistata dalla famiglia genovese Zaccaria l'anno seguente. I Zaccaria la donarono alla Cattedrale di San Lorenzo nel XIV secolo. Insieme alla scritta sul retro della croce vi sono le immagini di San Giovanni Evangelista, della Vergine, degli Arcangeli Michele e Gabriele e di Cristo Pantocratore. Oggi la croce viene esposta il Venerdì Santo.

retro della Croce dei Zaccaria (manifattura bizantina - XIII sec.)

In un'altra teca dello stesso Thòlos si trovano il Reliquiario del braccio di Sant'Anna in argento dorato (argentiere bizantino del XI/XII secolo), realizzato in occasione delle nozze tra l'imperatore di Bisanzio Andronico III Paleologo e Giovanna di Savoia, e il Reliquiario del braccio di San Giacomo in argento (argentiere bizantino del XIV secolo). I due reliquiari provengono dalla Colonia genovese di Pera (Costantinopoli).

a sinistra: Reliquiario del braccio di Sant'Anna (argentiere bizantino - XI/XII sec.) / al centro: Reliquiario del braccio di San Giacomo (argentiere bizantino e argentiere genovese - XIV sec.) / a destra: Stipo delle ceneri di Giovanni Battista (manifattura fiorentina - XVI/XVII sec.)

Insieme ai due reliquiari è conservato lo Stipo delle ceneri di San Giovanni Battista  (XVI/XVII secolo), realizzato in cristallo di rocca, argento dorato, perle, smalti e pietre preziose. In origine era un portamonete o un portagioie, appartenuto alla famiglia Pinceti che lo vendette alla Cattedrale di San Lorenzo (1665).

Stipo delle ceneri di San Giovanni Battista (manifattura fiorentina - XVI/XVII sec.)

particolare dello Stipo delle ceneri di San Giovanni Battista (manifattura fiorentina - XVI/XVII sec.)

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Procedendo in senso orario, il Thòlos seguente custodisce in una teca l'Arca processionale delle ceneri di Giovanni Battista realizzata in argento sbalzato dorato e smalti da Teramo Danieli e Simone Caldera (1438/1445).  

Arca processionale delle ceneri di San Giovanni Battista (Teramo Danieli e Simone Caldera- 1438/1445).  

L'arca, portata in processione il 24 giugno, è a forma di chiesa gotica. Nella parte centrale sono narrate le Storie di San Giovanni Battista: Annunciazione a Zaccaria, Visitazione, Nascita, Imposizione del nome, l'Angelo che conduce Giovanni nel deserto, Predicazione, Battesimo di Gesù, Decollazione, Banchetto di Erode, Sepoltura. Inoltre sono anche raffigurati agli angoli San Giovanni Evangelista, San Matteo, San Giorgio e San Lorenzo.

Un altro oggetto sacro importante, posto in una teca semicircolare che segue la forma circolare dell'ambiente, è il Piatto di San Giovanni Battista realizzato da una manifattura romana nel I secolo d.C. Per nascondere una rottura intervenne nel XV secolo un orafo parigino che realizzò la decorazione che lo circonda e la testa del Battista.

Piatto di San Giovanni Battista (manifattura romana - I sec. d.C / manifattura orafo di Limonges - XV sec.)

retro del Piatto di San Giovanni Battista (manifattura romana - I sec. d.C / manifattura orafo di Limonges - XV sec.)

Il piatto in calcedonio, oro, rubini e smalti, che la tradizione afferma avesse raccolto la testa del Battista, fu donato alla Cattedrale da papa Innocenzo VIII che a sua volta l'aveva ricevuto dal cardinale Balue, consigliere del re di Francia.

Sempre nella teca è conservata l'Arca per le ceneri di San Giovanni Battista detta del Barbarossa, così chiamata perché la tradizione vuole essere stata donata dall'imperatore Federico Barbarossa. L'arca a forma di capanna, realizzata in argento sbalzato e quarzi, è la più antica arca che abbia contenuto le ceneri di San Giovanni Battista (XII secolo). Le facce laterali sono decorate con Scene del martirio di San Giovanni Battista.

Arca per le ceneri di San Giovanni Battista detta del Barbarossa (XII sec. - argentieri francesi e genovesi)

Nella stessa teca sono custoditi altri oggetti sacri preziosi: una cassetta per il rito del bacio delle ceneri di San Giovanni Battista, in argento dorato e con scritta che dice che in questa cassetta le ceneri vi furono poste dall'arcivescovo Cipriano Pallavicini nel 1576, un Crocifisso in argento del XVIII secolo, il Reliquiario dei capelli della Vergine in argento dorato, gemme e smalti del XVIII secolo, due corone per adornare l'immagine di Nostra Signora del Soccorso col Bambino (posta nella Cattedrale) realizzate in oro e gemme (1683), il Calice piccolo di San Giovanni e il Calide grande di San Giovanni (XVIII secolo), e la pergamena della bolla papale di papa Gelasio II per la consacrazione della Cattedrale (1118).

da sinistra: cassetta per il rito del bacio delle ceneri di San Giovanni Battista (argentieri genovesi - 1508/1576) / Crocifisso (argentieri genovesi - XVIII sec.) / Reliquiario dei capelli della Vergine (argentieri genovesi - XVIII sec.)

da sinistra: due corone (argentiere romano - 1683) / calici detti Calice grande di San Giovanni e Calice piccolo di San Giovanni (argentiere genovese - XVIII sec.)

bolla papale di papa Gelasio II (1118)

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Nell'ultimo Thòlos sono custoditi due paliotti d'altare: il Paliotto detto del Corpus Domini in argento cesellato, realizzato da Melchior Suez 1599, e il Paliotto detto del SS. Sacramento, in cui è raffigurata l'Ultima Cena.

Paliotto detto del SS.Sacramento (argentiere genovese - 1892)

Paliotto detto del Corpus Domini (Melchiorre Suez - 1599)

Nella teca semicircolare di questo ambiente sono conservati preziosi calici, ostensori, una pisside, croci pettorali e anelli pastorali, un calamaio, un ex voto.

ostensori e calici

da sinistra: calamaio di papa Benedetto XV (argentiere italiano - XX sec.) / Pisside di papa Benedetto XV (argentiere italiano -1918) / ex voto Sacro Cuore (orefice genovese - XX sec.) / Ostensorio e calice (argentiere genovese - 1934) / croci pettorali e anelli pastorali

calici e ostensorio



Orari: lunedì/sabato  9.00/12.00  15.00/18.00
           domenica CHIUSO

Costo: 5 €

CONCLUSIONI                                                                                                                     Un ambiente di grande suggestione, esempio di museologia moderna, il Museo del Tesoro di San Lorenzo racchiude preziose opere d'arte realizzate per scopi liturgici o come contenitori di reliquie devozionali. Gli oggetti in esposizione, oltre ad avere un valore materiale notevole, hanno anche un valore storico per la città. Un museo davvero piacevole da scoprire.


domenica 26 luglio 2026

Genova dall'alto delle torri della Cattedrale di San Lorenzo

 

Per poter dire di aver visitato completamente la Cattedrale di San Lorenzo di Genova bisogna fare un piccolo sforzo e salire 170 gradini per raggiungere la cima di una delle due Torri che affiancano la facciata del maggiore luogo di culto della Superba.

Torri della facciata della Cattedrale di San Lorenzo

L'ingresso alla torre destra avviene all'interno della cattedrale, all'inizio della navata destra, vicino all'ingresso.

scala a chiocciola per salire sino alla Tribuna del Doge

Il primo tratto di scale è costituito da una scala a chiocciola che con una sessantina di gradini conduce alla prima tappa del percorso in salita: la Tribuna del Doge.

Tribuna del Doge

palco del Doge

La tribuna era posta sopra l'endonartece, a livello dei finti matronei romanici, proprio sotto il rosone cinquecentesco della facciata.

rosone della facciata (visto dalla Tribuna del Doge)

Il Doge, la massima autorità della Repubblica Genovese, percorrendo un passaggio segreto che collegava la Cattedrale con Palazzo Ducale, poteva raggiungere questo spazio senza mischiarsi alla folla e assistere alla Messa da un suo palco.

Se ci si affaccia dalla tribuna si può godere di una visuale completa della cattedrale dall'alto: una vera meraviglia!

navata centrale

navata laterale sinistra

navata laterale destra

Salendo ancora altri scalini dalla Tribuna del Doge si arriva alla seconda tappa del percorso, la Sala dei comandi delle campane

Sala dei Seminaristi


Sala dei Seminaristi

In questo spazio della torre Nord-Est venivano suonate le campane, come si può ancora vedere dalle corde che penzolano dalle volte a crociera.

corde per suonare le campane

corde per suonare le campane

Questa sala venne chiamata anche Sala dei Seminaristi perché durante la seconda guerra mondiale diede rifugio ai Seminaristi, che per dare conforto alla popolazione, suonavano le campane.

Si salgono ancora pochi gradini in ferro e, superato il colmo del tetto si giunge alla Loggia di Giovanni da Gandria, sulla sommità della torre Nord-Ovest (sinistra), realizzata nel 1445 dall'architetto ticinese, da cui la loggia prende nome, per abbellire la torre rimasta "mozza". 

passaggio sul colmo del tetto

Loggia di Giovanni da Gandria

Loggia di Giovanni da Gandria

La loggia rinascimentale prese anche il nome di Loggia dei Cardinali, perché questo spazio era riservato un tempo esclusivamente al vescovo e ai cardinali, che vi accedevano tramite un camminamento collegato con l'Episcopio.
Loggia di Giovanni da Gandria

Si è a 50m d'altezza, e da questa quota si possono ammirare i tetti in ardesia di Genova, e riconoscere cosa ci circonda, come la torre-carcere Grimaldina del Palazzo Ducale.

tetti di Genova

Piazza San Lorenzo

Torre Grimaldina (sinistra) e cupola della Cattedrale (a destra)

cupola della Cattedrale di San Lorenzo

Torre Nord-Est della Cattedrale

Lanterna di Genova

Porto Antico e il grattacielo "Matitone" (a sinistra)

Porto commerciale e Lanterna di Genova


Orari: aprile/ottobre             lunedì/sabato    9.30/17.30   domenica                 11.30/18.00
           novembre/marzo       lunedì/sabato  10.30/16.30   domenica e festivi   11.30/16.30

Costo: 5 €
combinato torri + Museo del Tesoro    9 €
combinato torri + Museo Diocesano  10 €
combinato torri + Museo Diocesano + Museo del Tesoro  15 €

CONCLUSIONI                                                                                                                            La salita sulle torri della Cattedrale di San Lorenzo è interessante sia dal punto di vista storico, sia per la vista dall'alto della tribuna sull'interno della cattedrale, che per il panorama della città che si gode dalla loggia.