venerdì 12 giugno 2026

Ascoli Piceno: Via Pretoriana, Corso Mazzini e Rua delle Stelle

 

Ascoli Piceno è interessante non solo dal punto di vista storico e artistico, ma lo è anche per le caratteristiche strade del suo centro storico, dall'atmosfera affascinante di tempi passati, con palazzi di ogni epoca e stile, che regalano scorci sulla città.

Una di queste strade è Via Pretoriana, un tempo prolungamento estremo del Cardo Massimo della città romana di Asculum Picenum, e oggi sede di eleganti palazzi gentilizi. 

Via Pretoriana

Via Pretoriana

Via Pretoriana

Via Pretoriana, il cui nome richiama antiche strutture di epoca romana, si inerpica da Piazza Roma fino al Sestiere Piazzarola.

palazzi lungo Via Pretoriana

Questa strada storica pavimentata in ciottoli è fiancheggiata da edifici medievali, rinascimentali e barocchi, in cui predomina l'uso del travertino: Palazzo Miliani (XVII secolo), Palazzo Fedeli (edificio moderno del 1914 all'angolo con Via Rimembranza, con porte e finestre del 1526 di recupero), Palazzo Piavi con giardino pensile (XVIII secolo). 

Uno dei palazzi che incontrerete percorrendola è Palazzo Giovannozzi, dalla facciata in travertino e dall'andamento irregolare. L'edificio è frutto infatti dell'accorpamento di più edifici, e tra questi di una torre gentilizia medievale (XI/XIII secolo).

Palazzo Giovannozzi

portale a bugnato di Palazzo Giovannozzi

All'angolo dell'edificio e intorno ai portali è presente il bugnato. Il piano nobile ha finestre con frontone triangolare spezzato. L'architrave presenta fregi scolpiti. Il corpo oblungo sporgente del lato Sud è più alto ed è caratterizzato da un balcone sostenuto da mensoloni scolpiti e ringhiera in ferro battuto.

corpo oblungo di Palazzo Giovannozzi

finestre e balcone di Palazzo Giovannozzi

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Se Via Pretoriana costituiva il Cardo Massimo della città romana, Corso Mazzini ricalca il tracciato del Decumano Massimo di Asculum Picenum.

Corso Giuseppe Mazzini

Corso Mazzini attraversa da Ovest a Est tutta la città, da Porta Gemina a Porta Maggiore.

atrio di un palazzo

Sontuosi palazzi rinascimentali costeggiano il tratto Est della strada. Eccone solo alcuni.

Palazzo Contini-Piccolomini, posto tra Corso Mazzini e Via Sacconi, risale al XVI secolo ed è composto dall'accorpamento di edifici medievali.

Palazzo Contini-Piccolomini

Palazzo Contini-Piccolomini

I lavori della facciata in blocchi di travertino (rimasta incompiuta) furono affidati a Lazzaro Giosafatti: il portale centrale è ornato da due colonne doriche e sormontato da finestra balconata. Le finestre sono di stile barocco.

finestre di Palazzo Contini-Piccolomini

portale di Palazzo Contini-Piccolomini

Il più conosciuto tra i tanti palazzi è Palazzo Malaspina.

Palazzo Malaspina

Palazzo Malaspina

La realizzazione nel XVI secolo di Palazzo Malaspina, derivante dalla fusione di edifici trecenteschi, è attribuita agli architetti Baldassarre Orsini e Cola dell'Amatrice.

Il palazzo, voluto dal marchese Antonio Malaspina, presenta due portali a bugnato con stemmi delle famiglie Malaspina e Guiderocchi, sormontati da mascheroni antropomorfi grotteschi.

portale di Palazzo Malaspina

portale di Palazzo Malaspina

stemma Guiderocchi

stemma Malaspina 

La facciata presenta anche tre ordini di finestre (quelle al piano nobile arricchite da timpani su architravi) e un loggiato in alto sostenuto da fusti privi di capitelli e imitanti tronchi d'albero con rami mozzi, che ricordano lo stemma della famiglia. 

facciata di Palazzo Malaspina

loggiato di Palazzo Malaspina

CURIOSITA': all'angolo del palazzo si può notare in basso un blocco di travertino con una protuberanza al centro. Si racconta che il blocco fu scalfito come punizione al proprietario dell'edificio, Federico Malaspina, per aver attentato alla vita di un artigiano a cui doveva il pagamento di alcuni lavori fatti nel palazzo...una pena irrisoria, chiaro segno della potenza di questa nobile famiglia.

blocco di travertino scalfitto dell'angolo di Palazzo Malaspina

L'ex Caserma Umberto I sorge su un edificio precedente, il Convento di Santa Maria. Fu progettato da Enrico Cesari. La facciata (in ristrutturazione durante la nostra visita) presenta bugnato e finestre bifore.

ex Caserma Umberto I (foto da foto)

Davanti all'ex caserma si trova Palazzo Colucci (anche questo coperto da impalcature durante la nostra visita).

Palazzo Capodacqua, quasi alla fine di Corso Mazzini, riporta iscrizioni latine sulle architravi delle aperture del piano terra che ricordano il nome del proprietario dell'edificio e la data 1524 di costruzione (PETRUS ANTES CAPUD AQUAS SIC CANESCEN MDXXIIII). 

Palazzo Capodacqua

portale con iscrizione del Palazzo Capodacqua

Sull'altro lato della strada si trova Palazzo Turreri dove un'iscrizione sull'architrave porta il nome di JACOBUS TURRERI e il monogramma di Cristo.

All'incrocio tra Corso Mazzini e Via Sacconi, appoggiata alla parete della Chiesa di San Cristoforo, si trova la cosiddetta Fontana dei cani.

Fontana dei Cani

La fontana, progettata nel 1824 da Ignazio Cantalamessa, viene così chiamata perché la sua bassa altezza favorisce l'abbeverament0 dei cani. A decorarla sono invece due leonesse in pietra dell'XI secolo che sorreggono un catino, forse provenienti dalla Chiesa di Sant'Agostino.

La Chiesa di san Cristoforo venne invece eretta nel 1600 per la Compagnia della Morte.

Chiesa di San Cristoforo e Fontana dei Cani

Alla fine di Corso Mazzini si trova la barocca Chiesa di Santa Maria del Carmine, costruita a partire dal 1651.

Chiesa di Santa Maria del Carmine

La facciata costituita da due ordini sovrapposti scanditi da lesene corinzie, progettata da Carlo Rainaldi, fu realizzata da Giuseppe Giosafatti tra il 1687 e il 1690 che realizzò anche la doppia scalinata con balaustra d'accesso e il portale. 

facciata della Chiesa di Santa Maria del Carmine

Sul prospetto laterale si notano finestroni ad arco a tutto sesto e cornici marcapiano. E' qui posto un orologio astronomico del 1652 (realizzato da frate Francesco Borgondi), che fornisce l'ora, il giorno, le lune e lo zodiaco. Abbiamo trovato la chiesa chiusa e quindi non abbiamo potuto visitarla.

prospetto laterale della Chiesa di Santa Maria del Carmine

orologio astronomico della Chiesa di Santa Maria del Carmine

orologio astronomico della Chiesa di Santa Maria del Carmine

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Rua delle Stelle è una strade più caratteristiche di Ascoli Piceno.

Rua delle Stelle

"Rua" è una parola che deriva dal latino "ruga" o "ruca", che significa "solco nel terreno". Ancor oggi viene usata dagli Ascolani per indicare una piccola strada.

muro di recinzione di un'antica casa lungo Rua delle Stelle

Questa strada di epoca comunale, lastricata con ciottoli, inizia e prende nome dalla piccola Chiesa delle Stelle fondata nel 1563 e aperta al culto nel 1586. 

Tra vegetazione rigogliosa la strada ripercorre l'antico camminamento delle mura cittadine che costeggiano il fiume Tronto e arriva al Ponte Solestà.

passeggiata nel verde lungo Rua delle Stelle

fiume Tronto visto da Rua delle Stelle

Rua delle stelle viene anche chiamata "Rrète a li mierghie" ovvero "dietro i merli" in quanto era un tempo dotata di una merlatura ghibellina, utilizzata dai tintori, dai lanaioli e dai conciatori per stendere i prodotti delle loro attività.

Rua delle Stelle

Per la sua tranquillità e i suoi panorami sui tetti antichi è considerata una strada romantica e luogo di ritrovo per innamorati...

... e disillusi !


CONCLUSIONI                                                                                                                           Che sia lungo una "Via", un "Corso" o una "Rua", percorrere una delle strade di Ascoli Piceno vuol dire scoprire angoli di Storia a volte un po' segreti. Ogni angolo regala uno scorcio o un edificio antico, una chiesa o un palazzo gentilizio, una strada acciottolata o il bianco del travertino che accomuna la maggior parte delle costruzioni cittadine.



lunedì 8 giugno 2026

Ascoli Piceno: il Forte Malatesta e il Museo dell'Alto Medioevo

 

Ad Ascoli Piceno si trova una delle architetture fortificate rinascimentali più spettacolari d'Italia: il Forte Malatesta.

Forte Malatesta

Il Forte Malatesta è stato eretto sulla sponda sinistra del torrente Castellano, dove si pensa fossero state presenti in antichità le terme romane (un termarium detto "terme del Lago" dal latino "lacus" = "bacino idrico").

In questo luogo era stato costruito un ponte in epoca romana: il ponte romano, il primo ponte in muratura della città, chiamato poi Ponte di Cecco o anche Ponte del Diavolo, perché si credeva medievale e che l'avesse costruito in una sola notte Francesco Stabili (alias Cecco d'Ascoli, considerato occultista) con l'aiuto del Diavolo.

Ponte Cecco visto dal Forte Malatesta

Ponte Cecco visto dal Forte Malatesta

Già in epoca preromana e romana esisteva qui un baluardo che sbarrava l'accesso al ponte.

Nel 1349 il orte fu ricostruito su una precedente rocca per volere del Signore di Rimini Galeotto Malatesta, assoldato dagli Ascolani nella guerra contro Fermo. Galeotto Malatesta, rivelatosi un feroce tiranno, fu poi cacciato (1353).

Agli inizi del '500 il forte era caduto in rovina e nel suo corpo centrale fu costruita e inaugurata nel 1511 la dodecagonale Chiesa di Santa Maria del Lago e un monastero per le monache di clausura.

La chiesa in conci di travertino, fatta realizzata da Frate Nicola da Tursi (predicatore dell'Ordine di San Giovanni) da mastri lombardi, era dedicata ad un'immagine miracolosa della Madonna detta "del Lago" (per gli acquitrini presenti nella zona).

L'impianto dodecagonale fa riferimento forse al numero degli Apostoli (Frate Nicola da Tursi era un predicatore) o forse a una preesistente vasca termale romana poligonale.

Esternamente fu costruito su ogni facciata un cornicione con balaustra in travertino, posto su beccatelli. Illuminavano l'aula della chiesa quattro finestroni ad archi acuti strombati, con bifore a ghiera traforata.

cornicione con balaustra

cornicione con balaustra

Nel cortile interno del forte vi è l'ingresso alla chiesa, sormontato dall'affresco di una Madonna col Bambino affiancata da due figure di religiosi.

cortile interno del forte

cortile interno del forte

ingresso all'ex Chiesa di Santa Maria del Lago 

Madonna col Bambino / figure di religiosi

Adiacente alla chiesa fu costruito uno spazio per il coro, una cantoria, collegata alla chiesa tramite un arco decorato sormontato da una trabeazione con la scritta "CANTATE DOMINI CANTICU[M] NOVUM QUIA MIRABILIA FECIT DOMINUS " .

passaggio tra la cantoria e la chiesa

trigramma di San Bernardino sul soffitto della cantoria

scritta sulla trabeazione della cantoria (lato chiesa)

Intorno all'alta cupola della chiesa con lanterna correva un cornicione di servizio con corrimano.

cupola della chiesa

cornicione della cupola

cornicione della cupola

Fanno parte delle testimonianze di quel periodo un affresco in un ambiente (oggi sala conferenze) raffigurante una Madonna col Bambino, attribuito alla scuola di Vincenzo Pagani, e alcuni stemmi sotto l'affresco, probabilmente della badessa a capo del monastero.

sala conferenze /ex monastero

sala conferenze /ex monastero

affresco: Madonna col Bambino e stemmi

finestra della sala

finestra della sala

Nel 1543 l'architetto Antonio da Sangallo il Giovane, incaricato dal papa Paolo III Farnese, realizzò l'attuale struttura militare a forma di stella irregolare con due bastioni ad angolo.

Forte Malatesta

Una lapide posta sulla cortina esterna del forte commemora la costruzione del fortilizio da parte di papa Paolo III Farnese per porre fine alle fazioni e alle tirannie che affliggevano Ascoli.

lapide commemorativa della ricostruzione del forte nel 1543

Nel cortile del forte vi è un affresco che raffigura lo stemma di Alessandro Farnese (divenuto papa col nome di Paolo III nel 1534), sorretto da due figure allegoriche femminili e affiancato da San Pietro e San Paolo.

stemma Farnese / San Pietro / San Paolo

Durante la ristrutturazione del forte la chiesa fu sconsacrata e inglobata nella nuova struttura, divenendo un mastio. La chiesa venne divisa in tre piani grazie ad una grande colonna in travertino che sorreggeva una copertura ad ombrello in mattoncini.

colonna centrale che ha permesso di dividere in tre livelli la Chiesa di Santa Maria del Lago (istallazione "Orfanelle" dell'artista Antonio Marras)

colonna centrale che ha permesso di dividere in tre livelli la Chiesa di Santa Maria del Lago (istallazione "Orfanelle" dell'artista Antonio Marras)

Dal 1797 al 1798 il forte divenne una caserma del Governo Pontificio.

Nel 1828 il forte fu ristrutturato e usato fino al 1978 come carcere giudiziario. In questo periodo il piano terra dell'ex chiesa venne usato come magazzino per le adiacenti cucine, e l'arco della cantoria fu chiuso per ricavare in quello spazio una cella.

strutture del penitenziario

porta di una cella

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Dal 2014 l'ex edificio militare ospita nelle sei sale dell'ultimo piano il Museo dell'Alto Medioevo.

sala espositiva del Museo dell'Alto Medioevo

sala espositiva del Museo dell'Alto Medioevo

sala espositiva del Museo dell'Alto Medioevo

Sono esposti reperti di epoca tardo-romana, bizantina e oreficeria gota di Arquata del Tronto.

terrecotte tardo-antiche: anforetta e imbuto usati in ambito funerario per versare libagioni 


lucerne in terracotta / coppia di orecchini /collana / fibbie 

fibule a staffa gote in argento 

orecchini

fibbia di cintura 

anello con quattro strumenti per la toilette e pinzette per depilazione

collana con vaghi in pasta vitrea

anello bizantino

brocche, olle, pettine in osso e monili di un sepolcreto romano-bizantino

fibule a soggetto animalistico

fibule a soggetto animalistico

Alcuni manufatti in pietra appartenevano ad edifici di epoca paleocristiana e longobarda.

disco del campanile della Chiesa di Sant'Angelo Magno

lastra traforata per finestra longobarda

fregio decorativo longobardo 

fregio decorativo longobardo 

Alcuni reperti esposti provengono dalla Necropoli longobarda di Castel Trosino (VI/VIII secolo), un tempo conservati nel Museo dell'Alto Medioevo di Roma e al Museo Archeologico di Ascoli Piceno. Il sito archeologico è venuto alla luce per caso nel 1893. Furono scoperte più di 260 tombe e negli ultimi anni sono venute alla luce altre sepolture.

collane longobarde in pasta vitrea 

collana longobarda in pasta vitrea 

croci auree longobarde

fibula ad anello longobarda

fibula a disco in oro di epoca longobarda

anello longobardo

orecchini longobardi

anello-sigillo longobardo in oro e gemma grigia con incisi due buoi

Tra i ritrovamenti più importanti di questo sito vi sono i corredi funebri della tomba di una dama e quelli della tomba di un cavaliere.

corredo funebre della tomba di dama longobarda

corredo funebre della tomba di dama longobarda

corredo funebre della tomba di cavaliere longobardo

corredo funebre della tomba di cavaliere longobardo (placche ornamentali di sella)

corredo funebre della tomba di cavaliere longobardo (guarnizioni di cinture)

corredo funebre della tomba di cavaliere longobardo (fibbie e coltello)

corredo funebre della tomba di cavaliere longobardo (bacile in bronzo)

corredo funebre della tomba di cavaliere longobardo (punte di frecce)

corredo funebre della tomba di cavaliere longobardo (umbone di uno scudo)

corredo funebre della tomba di cavaliere longobardo (guarnizioni di cintura)

corredo funebre della tomba di cavaliere longobardo (spada con cintura e due scramasax)

Le sale del Forte Malatesta ospitano anche mostre temporanee. Durante la nostra visita era in corso la mostra "Vedere per credere - L'ombra di Cecco" dell'artista Antonio Marras.

"Le Malelingue" (Antonio Marras)

"A cosa servono le mani?" (Antonio Marras)

"Le Animelle" (Antonio Marras)

"Reliquiario senza reliquia" (Antonio Marras)

"Bordello" (Antonio Marras) - ispirato al film di Visconti "Gruppo di famiglia in un interno" con le note della canzone "Testarda io" di Iva Zanicchi

Anche il fossato che corre ai piedi del forte ospitava sculture in ferro dello stesso artista.

fossato del Forte Malatesta con statue in ferro di Antonio Marras

CURIOSITA': nel piazzale antistante l'ingresso del forte fu eseguita una delle ultime condanne a morte in Italia, fu ghigliottinato Giuseppe Ciancotti (detto "Caporà") che rapinò e uccise tre viandanti sulla Via Salaria.

www.ascolimusei.it/siti-museali/forte-malatesta/

Orari:    aprile/settembre    martedì/venerdì            10.00/13.00   15.00/19.00

                                            sabato/domenica festivi e prefestivi  11.00/19.00

                                            lunedì CHIUSO

            ottobre/marzo         martedì/domenica e festivi e prefestivi  10.00/13.00   15.00/18.00

                                           lunedì CHIUSO

Costo:   7 €

CONCLUSIONI                                                                                                                         Il Forte Malatesta è sicuramente un sito affascinante e interessante. Visitarlo significa ripercorrere le diverse funzioni a cui è stato adibito nei secoli, da roccaforte militare a luogo di silenzio e preghiera, da luogo frequentato da guarnigioni a luogo di reclusione, fino a divenire un sito museale e culturale.