giovedì 20 agosto 2026

Genova: Palazzo Doria Tursi, uno dei tre Rolli dei Musei di Strada Nuova

 

L'ultimo rollo che si visita nel percorso museale dei Musei di Strada Nuova è Palazzo Doria Tursi

Palazzo Doria Tursi (visto dalla Spianata di Castelletto)

L'imponente residenza fu destinata ai tempi dei Rolli agli ospiti di più alto rango, e in quanto tale fa parte del Patrimonio Universale dell'Unesco. Inoltre il palazzo e divenuto dal 1848 il Municipio di Genova (prima insediato in Palazzo Ducale).

Il pittore Peter Paul Rubens nell'edizione dei Palazzi di Genova (1622) descrive Palazzo Doria Tursi come il palazzo più maestoso della città.

Palazzo Doria Tursi è il palazzo più maestoso della via, occupando ben tre lotti di terreno. La sua facciata è la più lunga della strada, e due giardini incorniciano il corpo centrale.

Il palazzo fu commissionato da Niccolò Grimaldi detto "il Monarca" per i suoi numerosi titoli nobiliari (principe di Salerno, duca di Eboli, marchese di Teano e conte di Rapolla) e crediti nei confronti del re di Spagna Filippo II, di cui era il banchiere. Inoltre aveva sposato Giulia Cybo, la pronipote di papa Innocenzo III. 

Il palazzo fu eretto a partire dal 1565 da Domenico e Giovanni Ponzello, ma quando Filippo II nel 1575 decise di sospendere i pagamenti dei suoi debiti, Niccolò Grimaldi andò in rovina e i lavori di decorazione del palazzo vennero sospesi. Per questo motivo il palazzo è privo di affreschi.

Nel 1596 la residenza fu venduta a Giovanni Andrea I Doria, principe di Melfi, per il figlio Carlo, duca di Tursi, e il palazzo da allora prese il nome di Palazzo Tursi.

Di questo periodo sono la realizzazione da parte di Taddeo Carlone  del portale del palazzo e delle due logge a tre arcate ognuna, affacciate sulla strada, poste ai due lati estremi del primo piano del palazzo.

loggia sinistra di Palazzo Doria Tursi

loggia sinistra di Palazzo Doria Tursi

loggia destra di Palazzo Doria Tursi

loggia destra di Palazzo Doria Tursi

affreschi della loggia destra di Palazzo Tursi

Il giardino superiore fu risistemato nel 1598 da Battista Orsolino.

Nel 1602 fu aperta una tribuna che permetteva al principe di assistere alle funzioni religiose della Chiesa di San Francesco di Castelletto (edificio che venne più tardi demolito) e che consentiva l'accesso alla chiesa direttamente dal palazzo.

Nel 1820, con l'annessone della Repubblica di Genova al Regno di Sardegna, il palazzo fu acquistato da Vittorio Emanuele I.

Venne fatta costruire dall'architetto Carlo Randoni la Torretta dell'Orologio.  

Torretta dell'Orologio

Torretta dell'Orologio

Nel 1838 il palazzo venne trasformato in collegio dei Gesuiti, per divenire poi proprietà del Comune dal 1850. Risalgono a questo periodo le decorazioni ad affresco delle sale realizzate da Francesco Gandolfi e Nicolò Barabino.

La facciata di Palazzo Doria Tursi è un alternarsi di materiali di diversi colori: rosa (pietra di Finale), grigio-nero (ardesia), bianco (marmo di Carrara).

facciata di Palazzo Doria Tursi

facciata di Palazzo Doria Tursi

La facciata presenta due ordini sovrapposti. Il piano rialzato ha finestre separate da paraste rustiche aggettanti, e il piano superiore ha finestre separate da paraste doriche. Le finestre dei due piani sono sormontate da mascheroni dalle smorfie animalesche.

facciata di Palazzo Doria Tursi (rivolta verso il giardino)

finestre del primo ordine con paraste rustiche

finestre del secondo ordine con paraste doriche

mascherone di una finestra

finestre sormontate da mascheroni

Il maestoso portale in marmo è coronato dallo stemma della città di Genova, mentre in passato dallo stemma dell'aquila dei Doria.

portale di Palazzo Doria Tursi

La pendenza del terreno ha reso possibile la realizzazione di un atrio, seguito da uno scalone a doppia rampa affrontata e da un cortile rettangolare su due piani, sopraelevato rispetto all'atrio.

atrio e scalone

scalone

scalone

cortile

cortile

cortile

arcate del cortile

In una nicchia dell'atrio si trova la statua di Cattaneo Pinelli, capitano e nobile genovese, accompagnata da una lapide in latino. Sulla stessa parete dell'atrio è posta la bandiera con la croce di San Giorgio, simbolo di Genova, recuperata e restaurata dai Vigili del Fuoco dopo essere stata posta sui resti del Ponte Morandi nelle fasi di demolizione. Al di sotto della bandiera una lapide ricorda le 43 vittime del crollo del ponte.

bandiera con la Croce di San Giorgio / statua di Cattaneo Pinelli

Il piano nobile di Palazzo Doria Tursi è interamente aperto al pubblico. E' integrato nei Musei di Strada Nuova ed è collegato a Palazzo Bianco tramite un passaggio sotterraneo che sbuca su una terrazza dalla quale si può accedere alla residenza e alle ultime cinque sale che completano il percorso della Pinacoteca di Palazzo Bianco.

pianta del piano nobile di Palazzo Doria Tursi

Nelle prime quattro sale 22/25 sono esposte dipinti del XVIII secolo di pittori genovesi, italiani e stranieri come Giuseppe De Ferrari, Alessandro Magnasco e Anton Von Maron. 

Riposo dalla fuga in Egitto (Gregorio De Ferrari)

La Samaritana al pozzo (Gregorio De Ferrari)

a sinistra: Noli me tangere (Gregorio De Ferrari) / al centro: Cristo e la Samaritana (Gregorio De Ferrari) / a destra: Tobiolo e l'Angelo (Lorenzo De Ferrari)

Mosè fa scaturire l'acqua dalla roccia (Gregorio De Ferrari)

a sinistra: Visione di Santa Margherita (Bartolomeo Guidobono) / a destra: Alessandro Magno taglia il nodo gordiano (Lorenzo De Ferrari)

Sant'Agostino e il bimbo (Alessandro Magnasco)

Trattenimento in un giardino d'Albaro (Alessandro Magnasco)

Francesco Maria Imperiale doge di Genova (Giovanni Maria delle Piane detto "Il Mulinaretto")

al centro in alto: Paesaggio arcaico (Carlo Antonio Tavella) / al centro in basso: Paesaggio (Carlo Antonio Tavella)

a sinistra: Ritratto del doge genovese Michelangelo Cambiaso (Anton Van Maron)

Ritratto di gentildonna in azzurro (Domenico Parodi)

Ritratto di dama con tazzina di caffè (attr. Giovanni David)

Le Tre Arti: Pittura, Scultura e Architettura (Francesco Fontebasso)

L'ultimo capolavoro esposto nella sala 25 è la Maddalena penitente realizzata da Antonio Canova nel 1790.

Maddalena penitente (Antonio Canova - 1790)

Maddalena penitente (Antonio Canova - 1790)
La statua fu commissionata dal conte Tiberio Roberti, amico del Canova e suo amministratore a Bassano, ma non fu ritirata dal committente, e perciò fu venduta a 1.000 zecchini al rappresentante a Roma della Repubblica Cisalpina. L'opera fu esposta al Salon parigino nel 1808 (fu la prima opera di Canova a Parigi). Fu poi trasferita a Milano e venduta al marchese Aguado e riportata a Parigi. Fu acquistata poi per 59.000 Franchi da Raffaele de Ferrari, duca di Galliera e collocata nella sua residenza parigina. Nel 1888 passò al Comune di Genova come legato di Maria Brignole-Sale de Ferrari, duchessa di Galliera.

Maddalena penitente (Antonio Canova - 1790)

Maddalena penitente (Antonio Canova - 1790)

Maddalena penitente (Antonio Canova - 1790)

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Ritornando sui propri passi sino all'ingresso a Palazzo Doria Tursi, si visitano le sale 33/35  dedicate alla collezione numismatica, pesi e misure.

misure di capacità in bronzo 

mezzo barile di vino (XVI/XVII sec.)

Sono presenti 190 esemplari di misure di capacità dell'olio, del vino, del grano, di lunghezza per le stoffe e pesi di diverso genere. Ci sono anche campioni in bronzo e prototipi di ferro e rame che venivano conservati nella Cattedrale e nella Censoria. L'esposizione ripercorre cinque secoli, da prima dell'introduzione del sistema metrico decimale.

misure di capacità

misure di capacità

misure di capacità

Sono esposte in questa sezione medaglie di uomini illustri genovesi (Cristoforo Colombo, Andrea Doria, Nicolò Paganini).o di eventi con valore commemorativo.

medaglie commemorative di uomini illustri

medaglie napoleoniche

medaglie dei dogi biennali

Dopo un periodo di baratto vengono create in Asia Minore le prime monete (600 a.C.). A Roma compaiono nel IV/III secolo a.C. Genova inizia a battere moneta in lega di rame e argento nel 1139. Tra le monete genovesi vi sono il grosso d'argento e il genovino d'oro.

due monete della Repubblica di Genova (una in oro e una in argento) del periodo biennale dei dogi

Sono esposti anche alcuni dipinti e opere scultoree.

Giuseppe venduto dai fratelli (con raffigurazione di monete circolanti - Giovanni Carlone)

arma della Repubblica di Genova (dalla Chiesa di San Francesco di Castelletto - scultore genovese)

Ritratto di giovane dama con maschera in mano (Domenico Parodi)

busto dell'imperatore Caracalla (bottega genovese - 1650 ca.)

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Nelle sala 29/32 sono raccolte collezioni di ceramiche

collezione di ceramiche

E' questa una delle sedi di raccolte di maioliche tra le più importanti in Europa. Sono raccolte le ceramiche prodotte a Genova, Savona e Albissola a partire dal Cinquecento, esportate verso i paesi europei e in America Centrale e Meridionale.  

collezione di ceramiche

collezione di ceramiche

collezione di ceramiche

collezione di ceramiche

Notevoli sono le raccolte delle farmacie ospedaliere di Genova (Ospedale Maggiore detto Pommatone, e Ospedale degli Incurabili).

vasi farmaceutici

vasi farmaceutici

vasi farmaceutici

vasi farmaceutici

vasi farmaceutici

stagnone da farmacia

Molti dei vasi farmaceutici furono realizzati dalla bottega dei Grosso di Albissola e dei Veneziano di Savona. Un corredo di maioliche fu realizzato nel Seicento da Gerolamo Merega di Albissola per la farmacia dell'Ospedale degli Incurabili.

modelli di vasi da farmacia

Sono esposti anche vasi e strumenti utilizzati dai farmacisti e strumenti chirurgici.

vasi e strumenti da farmacia

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Tre sale del piano nobile sono le cosiddette Sale Paganiniane, dedicate ad uno dei personaggi più illustri di Genova: Nicolò Paganini.

Il maestro Nicolò Paganini nacque a Genova il 27 ottobre 1782. 

Nella prima sala viene messo in risalto il legame di Paganini con la sua città natale.
I beni appartenuti a Nicolò Paganini furono venduti all'asta nel 1910 dai figli di Achille Paganini (unico erede di Nicolò), e questo portò alla loro dispersione. Preziosi cimeli sono stati acquisiti dagli eredi da Giovanni Accornero.

Ritratto di Nicolò Paganini (George Patten - 1832)

Paganini nelle vesti di Direttore, violinista e chitarrista (anonimo - 1820)

La seconda sala è dedicata al meno noto Paganini "chitarrista e compositore per strumenti a pizzico".
sala dedicata alle chitarre di Paganini
 
In questa sala sono esposte tre chitarre appartenute all'illustre Maestro, di cui una riporta sulla tavola armonica la sua firma.

chitarra a sei corde singole (Gennaro Fabricatore - Napoli - 1826)

chitarra a sei corde singole con firma di Nicolò Paganini (Gennaro Fabricatore - Napoli - 1826)

 firma di Nicolò Paganini 

chitarra a sei corde (liutaio Ory per la bottega di Jean-Gabriel Koliker)

Nella terza sala dedicata a Nicolò Paganini sono esposti due preziosi violini appartenuti al grande virtuoso.
Uno è il violino che per la potenza del suono Paganini chiamava "il mio Cannone". Il violino Cannone fu realizzato nel 1743 da Bartolomeo Guarnieri (detto "del Gesù" perché univa una croce alla firma).

violino detto il "Cannone" (Bartolomeo Giuseppe Guarnieri detto "del Gesù" - 1743)
E' questo uno degli esemplari meglio conservati al mondo. Paganini lo ricevette in dono a Livorno nel 1802 da un mecenate francese. Nel testamento Paganini lo lasciò alla sua città natale. Chi vince il "Premio Paganini" può suonarlo il 12 ottobre in occasione delle celebrazioni Colombiane.
Il secondo violino è il cosiddetto violino Sivori, una delle prime copie del Cannone realizzata a Parigi da Jean-Baptiste Vuillaume. 

violino Sivori (Jean-Baptiste Vuillaume - 1834)
Incaricato da Paganini di restaurare il prezioso Cannone, il liutaio francese ne fece una copia e la donò al Maestro. A sua volta nel 1840 Paganini donò il violino al suo allievo Camillo Sivori. Gli eredi di Sivori lo donarono poi al Comune di Genova.
Sono esposti in questa sala cimeli di Nicolò Paganini: manoscritti musicali, ritratti in miniatura, lettere, la sua scacchiera personale, la custodia del Cannone, e medaglie fatte coniare dal Comune di Genova come ringraziamento per il concerto del 1834 dato da Nicolò Paganini alla presenza di re Carlo Felice e famiglia.

cimeli di Nicolò Paganini

cimeli di Nicolò Paganini

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Nella sala di passaggio tra la seconda e la terza sala dedicata a Nicolò Paganini sono esposti tre arazzi dei cinque (due non sono esposti) che costituivano in origine una serie di otto arazzi che celebrano episodi della giovinezza di Alessandro Magno: Alessandro riceve gli ambasciatori persiani, Alessandro doma il cavallo Bucefalo, Alessandro e Diogene, Alessandro taglia il nodo di Gordio, Alessandro fa bruciare le salmerie.

 Alessandro riceve gli ambasciatori persiani (arazziere anonimo - Bruxelles - XVII sec.)

Alessandro taglia il nodo di Gordio (arazziere anonimo - Bruxelles - XVII sec.)

Alessandro doma il cavallo Bucefalo (arazziere anonimo - Bruxelles - XVII sec.)

Gli arazzi furono prodotti nel XVII secolo a Bruxelles da un arazziere anonimo su modelli forniti da un seguace di Peter Paul Rubens.

Il soffitto di questa sala fu decorato ad affresco da Nicolò Barabino tra il 1889 e il 1890 raffigurando al centro La Munificenza.

La Munificenza (Nicolò Barabino - 1889/1890)

Il percorso museale dei tre Rolli che compongono i Musei di Strada Nuova è giunto al termine.

Orari:  martedì/venerdì   9.00/19.00  sabato e domenica 10.00/19.00

           lunedì CHIUSO

Costo: 9 € cumulativo dei tre musei 

www.museidigenova.it/it/musei-di-strada-nuova


CONCLUSIONI                                                                                                                       Non si può dire di aver visto Genova se non si visitano alcuni dei Rolli che hanno tanto stupito i viaggiatori dei secoli scorsi, e ancor oggi ammaliano i turisti in visita. I tre palazzi che costituiscono i Musei di Strada Nuova sono sicuramente tre validi esempi di tanta magnificenza, e le opere d'arte che contengono li rendono ancora più interessanti.


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