mercoledì 7 luglio 2021

Firenze: le grotte del Giardino di Boboli

Il Giardino di Boboli, il cuore verde di Firenze, il giardino all'italiana fatto realizzare dalla famiglia Medici alle spalle di Palazzo Pitti, riserva ai visitatori angoli rilassanti, artistici e inconsueti.

Tra gli arredi del giardino troviamo statue, fontane e grotte artificiali fantastiche, elementi che dal Rinascimento sono entrati a far parte delle amenità di parchi e giardini per deliziare i residenti e sorprendere gli ospiti delle corti.  

La prima grotta fantastica, la Grotta degli Animali, venne realizzata a Firenze nella Villa Medicea di Castello

Grazie alla presenza di stalattiti calcaree composte da conchiglie e minerali l'aspetto delle grotte fantastiche ricordava quello delle grotte naturali. Al loro interno vi erano sempre vasche, fontane e giochi d'acqua per rendere l'ambiente fresco e gradevole. Affreschi sulle pareti e sulle volte dal tema allegorico e/o mitologico e statue rendevano uniche le sale che componevano questi ambienti.

La prima grotta artificiale realizzata nel Giardino di Boboli fu la cosiddetta Grotticina della Madama realizzata tra il 1553 e il 1555 su progetto del Triboli per le granduchesse medicee, cui spettava il titolo di "Madama".

vialetto che conduce alla Grotticina della Madama

La grotta venne realizzata da Eleonora di Toledo moglie di Cosimo I, di cui si può notare lo stemma in pietra sulla porta d'ingresso, ma sul legno della porta si trova lo stemma della granduchessa Giovanna d'Austria.

La grotta fu costruita nel giardino vicino alle mura del Convento di S.Giorgio dove venivano coltivati frutti nani. Venne realizzata sotto la direzione di Davide Fortini, genero del Triboli.

La facciata è a finta roccia inquadrata da una cornice in pietra sormontata da timpano triangolare. Permette l'accesso una porta di piccole dimensioni con stipiti e cornice superiore in marmo bianco.

facciata della Groticina della Madama

Il pavimento in marmo bianco e cotto rosso è opera di Santi di Michele Buglioni. 

pavimento in cotto della Grotticina della Madama (Santi di Michele Buglioni)

La grotta è coperta da una volta a botte con lacunari in rocce spugnose e cornici in stucco, decorati con motivi a grottesche e scene mitologiche, opera di Francesco di Ubertino detto Bachiacca (1556).

volta della Grotticina della Madama

volta della Grotticina della Madama

Le pareti laterali sono decorate con roccia spugnosa, nicchie e riquadri (questi forse di epoca lorenese).

riquadri e nicchia nella parete laterale della grotta

Sulla parete di fondo si trova una nicchia preceduta da vasca ovale posta su zampe leonine (opera di Giovanni Fancelli). La vasca è stata sostituita da una copia: l'originale è stato posto sul lato sinistro della facciata di Palazzo Pitti.

parete di fondo: nicchia con capre (Baccio Bandinelli) e vasca ovale (Giovanni Fancelli)

Nella nicchia sono raffigurati tra finte stallatiti alcuni animali che buttavano acqua. La capra più grande e con le mammelle gonfie è opera di Baccio Bandinelli. I due Puttini con delfini vennero aggiunti forse successivamente.

La Grotticella della Madama nel XVIII secolo versava in stato d'abbandono e nel 1922 venne utilizzata come deposito di mobili.

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Più nota è la Grotta Grande o Grotta del Buontalenti, così chiamata da colui che la realizzò: Bernardo Buontalenti (allievo di Giorgio Vasari).

Grotta Grande o Grotta del Buontalenti

La grotta si trova nell'estremità Nord del Giardino di Boboli, all'entrata del Corridoio Vasariano in Palazzo Pitti, e non lontana dalla Grotticella della Madama

Anche se la grotta prende nome dal Buontalenti, altri artisti quali Giorgio Vasari, Baccio Bandinelli, Vincenzo Rossi, il Giambologna, collaborarono alla sua realizzazione: è il risultato infatti di una commistione di architettura, scultura e pittura. 

Nel 1551 venne costruito l'acquedotto che dalla Sorgente della Ginevra portava l'acqua a Palazzo Vecchio, passando per il Giardino di Boboli.

Qui venne costruito un vivaio per garantire una riserva d'acqua nei momenti di scarsa adduzione.

Il compito di realizzare il vivaio fu affidato nel 1557 a Davide Fortini e a Giorgio Vasari, artefice della facciata.

La facciata è spartita da colonne in pietra rossa e da lesene tuscaniche che sostengono un pronao distilo architravato.

facciata della Grotta Grande / a sinistra: Corridoio Vasariano

Nelle due nicchie ai lati del loggiato furono collocate nel 1560 due statue di Baccio Bandinelli, realizzate in collaborazione con Giovanni Fancelli: Apollo e Cerere (1548/1558).

Apollo pitico (ovvero ritratto dopo lo scontro con il drago serpente Pitone) richiama le forme del David di Michelangelo.  

Apollo pitico (Baccio Bandinelli -1548/1558)

Cerere in veste di Eva era stata proposta invece per il gruppo dei Progenitori nel coro della Cattedrale di S.Maria del Fiore, ma venne rifiutata forse perché il blocco di marmo si era dimostrato difettoso (le braccia risultano stuccate). La statua venne identificata anche come Cleopatra per i serpenti che tiene nella mano destra.

Cerere (Baccio Bandinelli - 1548/1558)

CURIOSITA': un'altra copia di Adamo ed Eva realizzata da Baccio Bandinelli per il coro del Duomo venne rimossa dal coro nel 1722 a causa delle nudità delle figure, e dopo essere stata agli Uffizi, si trova oggi esposta al Museo Nazionale del Bargello.

Adamo ed Eva (Baccio Bandinelli - 1551)

L'arco sopra la trabeazione della facciata è decorato con stalattiti ed è sormontato da uno stemma mediceo.

parte superiore della facciata

Ai lati dell'arco vi sono due figure semisdraiate realizzate a bassorilievo e a mosaico: Pace e Giustizia (o Concordia), due qualità attribuite al regno toscano.

Pace e Giustizia (o Concordia) / stemma mediceo

La parte superiore della facciata presenta anche riquadri con decorazioni a mosaico composto da ciottoli colorati, festoni, capricorni marini in stucco e tartarughe con vele.

CURIOSITA': Il capricorno e la tartaruga con vela erano le due imprese di Cosimo I de' Medici. Il capricorno è il segno zodiacale scelto da Cosimo I: nonostante il duca fosse nato a giugno sotto il segno del Cancro, considerava più importante la data della sua rinascita, quando venne incoronato duca, ovvero il 9 gennaio 1531 (sotto il segno del Capricorno quindi).  La tartaruga era simbolo di lentezza e quindi di prudenza; la vela simboleggiava l'azione. Tartaruga e vela erano associate nel motto mediceo "Festina lente" ossia "Affrettati lentamente".

riquadro a mosaico con capricorno marino e tartaruga con vela

Il timpano che sovrasta la facciata è decorato da stalattiti e materiale spugnoso.

Francesco I de' Medici pensò poi di trasformare il vivaio in una grotta fantastica, mantenendo la facciata del vivaio. I lavori di realizzazione furono quindi affidati al Buontalenti che vi lavorò da 1583 al 1587.

La grotta è composta da tre camere comunicanti tra loro ma disassate, in modo che dall'esterno si possano vedere tutte e tre.

Il programma iconografico della "Metamorfosi della natura" dell'interno della Grotta Grande va letto come un percorso iniziatico, un percorso di conoscenza introspettivo per giungere alla verità. 

La tematica della decorazione fu forse suggerita dallo stesso Francesco I, appassionato di alchimia. 

Ritratto di Francesco I (Studiolo di Francesco I in Palazzo Vecchio)

CURIOSITA': Nello Studiolo di Francesco I a Palazzo Vecchio il granduca è ritratto nel dipinto Il Laboratorio dell'Alchimista di Giovanni Stradano. Il suo laboratorio si trovava nel Casino di S.Marco situato nell'attuale Via Cavour.

Il Laboratorio dell'Alchimista (Giovanni Stradano - 1580 ca. - Studiolo di Francesco I - Palazzo Vecchio)

Secondo le teorie alchemiche infatti il cosmo è stato generato dall'unione dei quattro elementi: Terra, Acqua, Aria e Fuoco.

La Terra è legata al mito di Deucalione e Pirra, gli sposi che dopo il Diluvio Universale, diedero vita all'umanità gettandosi dietro alcune pietre da cui presero vita l'uomo e la donna.

Il Fuoco è legato a Prometeo, padre di Deucalione, che rubò il fuoco (raffigurato nella grotta dal magma) agli dei per poi donarlo agli uomini.

L'Acqua è presente nella grotta bagnando le concrezioni calcaree sulle pareti.

L'Aria è invece presente con l'apertura creata nella volta e nell'affresco del cielo.

Gli antichi consideravano gli antri simboli del cosmo e delle potenze invisibili (si pensi al mito della caverna di Platone).

La prima camera, di pianta quadrata, è la più grande.

Prima Camera della Grotta Grande

I materiali che sono stati usati per la decorazione a tema pastorale sono stalattiti, stalagmiti, rocce, scaglie di marmo e porfido rosso.

Le pareti laterali sono decorate da figure antropomorfe e zoomorfe, opera di Pietro Mati. 

decorazioni delle pareti della Prima Camera della Grotta Grande (Pietro Mati)

decorazioni delle pareti della Prima Camera della Grotta Grande (Pietro Mati)

decorazioni delle pareti della Prima Camera della Grotta Grande (Pietro Mati)

Lungo le pareti laterali si trovano due vasche che un tempo raccoglievano l'acqua che dal soffitto scorreva lungo le pareti.

La volta è stata affrescata da Bernardino Poccetti. Sono stati raffigurati animali europei e specie esotiche africane e centroamericane. 

affreschi nella volta della prima camera della Grotta Grande (Bernardino Poccetti)

affreschi nella volta della prima camera della Grotta Grande (Bernardino Poccetti)

affreschi nella volta della prima camera della Grotta Grande (Bernardino Poccetti)

Sull'oculo della volta vi era una vasca trasparente con pesci. 

Agli angoli della camera furono inseriti quattro Prigioni di Michelangelo, scolpiti con la tecnica del non finito, allegorie dell'animo imprigionato dal corpo.

calco del Prigione detto Schiavo Giovane (calco da Michelangelo - 1909)

calco del Prigione detto Schiavo Barbuto (calco da Michelangelo - 1909)

Esse raffigurano lo Schiavo Giovane, lo Schiavo Barbuto, Atlante e lo Schiavo che si ridesta.

I Prigioni erano stati scolpiti tra il 1525 e il 1530 per il Sepolcro di Giulio II nella Chiesa di S.Pietro in Vincoli a Roma ma non furono utilizzati.

I Prigioni vennero donati dal nipote Leonardo di Michelangelo a Cosimo I. Le altre statue non utilizzate per il Sepolcro di Giulio II sono i due schiavi che si trovano esposti al Louvre a Parigi e la statua della Vittoria oggi a Palazzo Vecchio a Firenze.

Prigione detto Schiavo ribelle (Michelangelo - 1525/1534)

Prigione detto Schiavo Morente (Michelangelo - 1525/1534)

Nel 1909 le statue dei Prigioni poste nella Grotta Grande vennero sostituite da calchi e gli originali conservati nelle Gallerie dell'Accademia dove tutt'oggi sono esposte.

Prigione detto Schiavo Giovane (Michelangelo - 1525/1534)

Prigione detto Schiavo che si desta (Michelangelo - 1525/1534)

Prigione detto Schiavo Barbuto (Michelangelo - 1525/1534)

Prigione detto Atlante (Michelangelo - 1525/1534)

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La seconda camera o ricetto, con nicchie timpanate, ha un aspetto classicheggiante

Il soffitto presenta specchiature geometriche decorate con conchiglie e colatura di pietra. Sono state raffigurate Storie mitologiche greco-romane da Poccetti e da Giuseppe di Luca Gieri.

Sulle pareti laterali sono state dipinte Giunone e Minerva entro due nicchie illusorie.

Al centro della camera è stato posto il gruppo scultoreo di Vincenzo de Rossi di Paride che rapisce Elena, che per altri raffigura invece Enea e Didone e per altri ancora Teseo e Arianna.

Paride che rapisce Elena o Enea e Didone o Teseo e Arianna (Vincenzo de Rossi - 1558/1560)
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La terza camera o Grotticella fu portata a termine dopo la morte di Francesco I (1587) dal fratello Ferdinando I.

Sulla volta è dipinto un graticcio (treillage) con viti, rose e convolvoli.

Al centro della sala si trova la Venere Anadiomene realizzata dal Giambologna (1573), posta su una fontana costituita da una tazza in verde africano sostenuta da un fusto. L'acqua esce dalle bocche di quattro Satiri che si affacciano alla tazza (Battista del Tadda - 1592/1593). 

Lungo le pareti vi sono i cosiddetti "Monti di cristallo", nicchie simili a ninfei dove l'acqua scorre sopra decorazioni a conchiglie, madreperla e stalattiti (Battista del Tadda e aiuti).

Purtroppo non era permesso di entrarvi durante la nostra visita, e le foto si sono limitate a quello che dal cancello si poteva scorgere.

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Un'altra grotta che si può visitare nel Giardino di Boboli è la Grotta dell'Annalena o Grotta di Adamo ed Eva.

La grotta è la più recente di quelle presenti nel giardino, essendo stata realizzata nell'Ottocento in una zona prossima a Via Romana.

La grotta è costituita da un'esedra preceduta da due colonne che sostengono un architrave.

Anche in questo caso la decorazione interna è è costituita da concrezioni spugnose e mosaici in ciottoli policromi.

All'interno della vasca si trova un basamento con il gruppo scultoreo di Adamo ed Eva realizzato da Michelangelo Naccherino agli inizi del Settecento, prima posto a ridosso del Bastione del Cavaliere.

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Nel cosiddetto Cortile dell'Ammannati, ancor prima di accedere alle rampe che conducono al giardino, si trova la Grotta di Mosè.

Fontana di Mosè (Giulio e Alfonso Parigi - 1634/1635)

Cortile dell'Ammannati

Originariamente nel Cinquecento era una grotta "rustica". Venne poi decorata per volere di Cosimo II e Ferdinando II nel XVII secolo dall'architetto Giulio Parigi, seguito poi dal figlio Alfonso Parigi. 

La grotta prende il nome dalla statua in porfido rosso orientale posta al centro del fronte della grotta, raffigurante appunto Mosè.

Mosè (Raffaele Curradi e Cosimo Salvestrini - 1634/1635)

La statua è composta da un torso antico al quale furono aggiunte le parti mancanti da Raffaele Curradi e Cosimo Salvestrini tra il 1634 e il 1635.

La grotta è composta da una vasca ellittica contornata da 16 colonne di pietraforte e nicchie decorate con pietre spugnose (concrezioni calcaree).

Le quattro nicchie, laterali a quella centrale che ospita il Mosè, sono occupate da altrettante statue in marmo che raffigurano le Virtù del Principe (impianto allegorico ideato da Francesco Romanelli): la Carità, opera di Agostino Ubaldini (1623), l'Imperio e lo Zelo, opere di Domenico Pieratti (1635/1636), la Legge, opera di Antonio Novelli (1635).

Carità (Agostino Ubaldini - 1623)

Imperio (Domenico Pieratti - 1635/1636)

Legge (Antonio Novelli - 1635)

Zelo (Domenico Pieratti - 1635/1636)

La volta della grotta è simile a un pergolato di pietra spugnosa aperto sul cielo.

Sulla volta Filippo Tarchiani ha dipinto nel 1638 la raffigurazione di un Angelo Musicante che simboleggia la Fama

Nella vasca si vedono nuotare due Putti in marmo che sembrano azzuffarsi, mentre un altro Putto nuota a fior d'acqua. I Putti vennero realizzati da Pompeo Ferrucci del Tadda. 

Putti che s'azzuffano (Pompeo Ferrucci del Tadda)

Putto che nuota (Pompeo Ferrucci del Tadda)

ATTENZIONE: A causa dell'emergenza COVID-19 orari e modalità di visita potrebbero subire variazioni. Consiglio di consultare il sito:

www.uffizi.it/giardino-boboli

 

CONCLUSIONI                                                                                                                            Le grotte all'interno del Giardino di Boboli sono una delle costruzioni artificiali ricreate per rendere piacevole le passeggiate nel giardino e stupire gli ospiti della corte rinascimentale, ma ancor oggi destano interesse nei turisti che, piantina alla mano, vanno alla scoperta delle meraviglie che il cuore verde di Firenze nasconde.

 

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