mercoledì 23 settembre 2026

Genova: la Villa del Principe, il palazzo di Andrea Doria (parte seconda)

 

La visita della Villa del Principe, dopo l'Appartamento di Andrea Doria posto nell'ala di Ponente del palazzo, prosegue nell'ala di Levante nell'Appartamento di Peretta Usodimare Del Carretto, moglie dell'ammiraglio. 

Le loro nozze furono celebrate nel 1527, quando Andrea Doria aveva 66 anni. Dall'unione dei due sposi non nacquero figli, e Andrea Doria elesse suo erede Giannettino Doria, figlio di suo cugino Tommaso. Ma Giannettino venne ucciso durante la congiura dei Fieschi, e fu designato come erede suo figlio Giovanni Andrea I Doria.

Il primo ambiente dell'appartamento è il Salone del Naufragio.

Questo fu, secondo Giorgio Vasari, il primo ambiente decorato da Perin del Vaga, che dipinse sulla volta Nettuno che placa la tempesta dopo il naufragio di Enea

volta del Salone del Naufragio (Annibale Angelini - XIX sec.)

volta del Salone del Naufragio (Annibale Angelini - XIX sec.)

L'artista realizzò l'affresco con la tecnica pittorica a olio su muro, e questo causò il deterioramento e la perdita dell'opera già nel Settecento. Annibale Angelini ridipinse nel XIX secolo la volta con un motivo architettonico.

Nella sala si trova un grande camino in marmo e pietra di Promontorio. Decorano il camino un'aquila araldica Doria e due Satiri che suonano il flauto di Pan. 

camino del Salone del Naufragio

particolare del camino: Satiro che suona il flauto di Pan

Nel tondo centrale che decora il camino è effigiata la scena di Venere e Amore nella fucina di Vulcano per ottenere le armi di Enea

medaglione del camino: Venere e Amore nella fucina di Vulcano per ottenere le armi di Enea 

Nella sala sono esposti sei grandi arazzi e due tramezzi (elementi lunghi e stretti da porre tra le finestre) che raffigurano la famosa Battaglia di Lepanto.

ciclo di arazzi della Battaglia di Lepanto (manifattura di Bruxelles - 1591)

La battaglia fu combattuta dalla Sacra Lega costituita da papa Pio V per combattere i Turchi (1571). La lega era composta da Genova, Venezia e da Filippo II di Spagna.

Il ciclo di arazzi, realizzato a Bruxelles su disegni preparatori di Luca Cambiaso e Lazzaro Calvi (alcuni conservati come abbiamo visto nella già visitata Sala della Carità Romana), venne commissionato da Giovanni Andrea I Doria, anch'egli presente alla battaglia sulla sua "Capitana Nuova", riconoscibile negli arazzi per il fanale a forma di globo celeste sulla poppa regalatogli dalla moglie.

Le scene sono racchiuse in finte cornici architettoniche in cui compare l'aquila araldica Doria. La narrazione inizia nel primo arazzo con la Partenza da Messina della flotta cristiana e si conclude nel sesto arazzo con il Ritorno a Corfù. Le raffigurazioni sono accompagnate lateralmente da due figure allegoriche.

I arazzo: Partenza da Messina della flotta cristiana - Allegoria della Concordia / Nemesi (manifattura di Bruxelles - 1591)

II arazzo: Navigazione lungo le coste calabre - Allegoria della Vigilanza / Allegoria della Fortuna (manifattura di Bruxelles - 1591)

III arazzo: Lo schieramento delle flotte - Allegoria della Speranza / Allegoria della Prudenza (manifattura di Bruxelles - 1591) 
IV arazzo: La Battaglia - Allegoria della Fortuna / Allegoria della fortezza (manifattura di Bruxelles - 1591)

V arazzo: La vittoria cristiana e la fuga delle sette galee turche superstiti  (manifattura di Bruxelles - 1591)

VI arazzo: Ritorno a Corfù - Allegoria della Gloria / Allegoria della Fama (manifattura di Bruxelles - 1591)

Nei tramezzi sono raffigurate l'Allegoria di Roma e l'Allegoria di Venezia.

tramezzi: Allegoria di Venezia / Allegoria di Roma (manifattura di Bruxelles - 1591)

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La sala seguente è chiamata Sala di Psiche.

Sala di Psiche

Sala di Psiche

La sala prende nome dalle Vicende di Psiche e Amore (tratte dall'Asino d'oro di Apuleio), raffigurate nelle lunette del soffitto, colpito dai bombardamenti della seconda guerra mondiale e quindi privo di decorazioni.

volta della Sala di Psiche

volta della Sala di Psiche

volta della Sala di Psiche

lunette: Vicende di Psiche e Amore

lunette: Vicende di Psiche e Amore

lunette: Vicende di Psiche e Amore

La sala custodisce alcuni ritratti della famiglia Doria.

Il Ritratto di Andrea Doria di Sebastiano del Piombo, commissionato da papa Clemente VII (1526) quando Andrea Doria divenne il comandante supremo della flotta pontificia.

Ritratto di Andrea Doria (Sebastiano del Piombo)

particolare del Ritratto di Andrea Doria (Sebastiano del Piombo)

CURIOSITA': il dipinto, che coglie Andrea Doria all'età di 60 anni, si pensa che ispirò Caravaggio per il volto di Ponzio Pilato del suo Ecce Homo (esposto a Palazzo Bianco a Genova). 

Ecce Homo (Caravaggio - Palazzo Bianco - Genova)

Il Ritratto di Giannettino Doria, che come sopra accennato, era stato scelto da Andrea Doria come suo successore ma che morì assassinato. Forse l'opera è da attribuirsi a Francesco Salviati.

Ritratto di Giannettino Doria (attr. Francesco Salviati)

Il Ritratto di Giovanni Andrea I Doria col cane Roldano (ritratto qui a sessant'anni con abito dei Cavalieri di San Giacomo della Spada), indicato da Andrea Doria come suo successore a sette anni, dopo la morte del padre Giannettino. L'opera è stata forse realizzata da Alessandro Vaiani.

Ritratto di Giovanni Andrea I Doria col cane Roldano (attr. Alessandro Vaiani - XVII sec.)

Il Ritratto di gentiluomo con moneta, attribuito a Lavinia Fontana, e creduto il ritratto di Andrea II Doria. 

Ritratto di gentiluomo con moneta ( attr. a Lavinia Fontana) 

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La prossima sala è la Sala di Aracne, una delle camere da letto di Peretta Usodimare del Carretto.

Sala di Aracne

Al centro del soffitto della sala vi è una chiave di volta in pietra nera di Promontorio con stemma Doria unito allo stemma dei Cybo (banda di scacchi a tre file) che ricorda la parentela di Peretta con papa Innocenzo VIII Cybo.

chiave di volta con stemma Doria/Cybo 

Nelle lunette della volta è raffigurato il Mito di Aracne.

volta della Sala di Aracne

particolare della volta: Mito di Aracne

particolare della volta: Mito di Aracne

particolare della volta: Mito di Aracne

particolare della volta: Mito di Aracne

particolare della volta: Mito di Aracne

particolare della volta: Mito di Aracne

particolare della volta: Mito di Aracne

particolare della volta: Mito di Aracne

Tra i ritratti di donne appesi alle pareti della sala troviamo il Ritratto di Dama rossa (forse Zenobia II Doria, sorella di Giovanni Andrea II) attribuito a Bernardo Castello, il Ritratto di Maria Polissena Landi (moglie di Giovanni Andrea II Doria, che alla morte del marito divenne reggente del figlio Andrea III Doria), il Ritratto di Anna Pamphilj (figlia di Olimpia Aldobrandini Borghese e di Camillo Valmontone, e nipote di papa Innocenzo X) attribuito a Jacob Ferdinand Voet, il Ritratto di Ottavia Caterina Trivulzio (ritratta all'età di cinque anni), figlia di Nicolò Trivulzio e Gerolama Doria.

Ritratto di Ottavia Caterina Trivulzio (anonimo del XVI/XVII sec.)

Ritratto di Anna Pamphilj (attr. Jacob Ferdinand Voet - 1671)

Ritratto di Dama rossa (attr. Bernardo Castello)

Ritratto di Maria Polissena Landi (anonimo del XVII sec.)

Nella sala si trovano un mobile formato da uno stipo su cassone, due tavolini in ebano e avorio intarsiato (XVII secolo) di ambito meridionale, e piatti di manifattura di Montelupo e di Viterbo (XVII secolo).

mobile cassettone e stipo (XVII sec. - ambito meridionale)

tavolino in ebano e avorio (XVII sec.)

tavolino in ebano e avorio (XVII sec.)

piatti con Santi e simboli della Passione (manifattura di Montelupo e Viterbo - XVII sec.)

piatti "Arlecchini di Montelupo" (manifattura di Montelupo - XVII sec.)

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La successiva Sala di Fetonte, la retrocamera della Sala di Aracne, è oggi allestita come camera da letto.

Sala di Fetonte

Il letto a colonne è stato realizzato con sete antiche e porta lo stemma di famiglia.

letto a colonne

La sala prende nome dal Mito di Fetonte (tratto dalle Metamorfosi di Ovidio), raffigurato nelle lunette della volta. Sulla volta è stata invece realizzata una decorazione a grottesche.

volta della Sala di Fetonte

quadro centrale a grottesche della volta

lunette: Mito di Fetonte

lunette: Mito di Fetonte

lunette: Mito di Fetonte

Stando alla cartella informativa, nella sala si doveva trovare il Ritratto di Melchiorre Baldassini (giurista del XVI secolo), opera di pittore ignoto fiammingo, invece al suo posto abbiamo trovato il Ritratto di papa Paolo IV.

Ritratto di papa Paolo IV 
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Si prosegue nella Sala del Trionfo di Furio Camillo.

Sala del Trionfo di Furio Camillo

Sala del Trionfo di Furio Camillo

Il Trionfo di Marco Furio Camillo contro i Galli è stato fatto raffigurare nel centro del soffitto da Giovanni Andrea I Doria.

Trionfo di Marco Furio Camillo

soffitto della Sala del trionfo di Furio Camillo

particolare del soffitto della Sala del trionfo di Furio Camillo

particolare del soffitto della Sala del trionfo di Furio Camillo

particolare del soffitto della Sala del trionfo di Furio Camillo

particolare del soffitto della Sala del trionfo di Furio Camillo

Nella sala vi sono alcuni ritratti di personaggi maschili della famiglia Doria Pamphilj che si sono distinti nella Chiesa. Tra questi il Ritratto del cardinale Giorgio Doria Pamphilj, opera attribuita a Lucia Casalini Torelli, e due Ritratti del cardinale Giuseppe II Doria Landi (uno è opera di Filippo Sannari).

Ritratto del cardinale Giorgio Doria Pamphilj (attr. Lucia Casalini Torelli)

Ritratto del cardinale Giuseppe II Doria Landi (Filippo Sannari)

E' appeso alla parete anche l'Autoritratto di Antonio Concioli (amico della famiglia Doria Pamphilj), intento a dipingere Giuseppe Doria Pamphilj.

Autoritratto di Antonio Concioli (Antonio Concioli)

Sono esposti nella sala uno scrittoio di manifattura francese del XIX secolo e specchierine di manifattura genovese settecentesca con cornici in legno dorato decorate con un animale esotico sulla sommità. 

ai lati della specchiera: specchierine (manifattura genovese - XVIII sec.)

scrittoio (manifattura francese - XIX sec.) 
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La sala che segue, allestita come sala da pranzo, è la Sala della punizione di Prometeo.

Sala della punizione di Prometeo

Le decorazioni a stucco raffigurano il Mito di Prometeo. Nella volta Marcello Sparzo ha raffigurato Mercurio si china per incatenare alla rupe Prometeo.

volta della Sala della punizione di Prometeo

volta della Sala della punizione di Prometeo

particolare della volta della Sala della punizione di Prometeo

particolare della volta della Sala della punizione di Prometeo

particolare della volta della Sala della punizione di Prometeo

Mercurio si china per incatenare alla rupe Prometeo (Marcello Sparzo)

Nel XIX secolo Annibale Angelini modificò i colori della volta in giallo ocra con foglia d'oro, ma il tempo ha fatto cadere la decorazioni in oro e fatto riaffiorare parzialmente l'originale sfondo azzurro tenue e gli stucchi bianchi.

Le pareti della sala sono ricoperte con sete moderne ricamate. Quattro pannelli settecenteschi sono di seta dipinta a motivi floreali d'ispirazione orientale.

pannelli di seta ricamata delle pareti della sala

pannelli di rivestimento in seta dipinta a motivi floreali d'ispirazione orientale 

Sulle pareti hanno trovato collocazione quattordici vasetti di maiolica (manifattura Chiodo di Savona), recanti i nomi degli alimenti e conserve che contenevano.

vasetto in maiolica "Giuggiole" (manifattura Chiodo di Savona)

vasetto in maiolica "Sciroppo di Corallo"(manifattura Chiodo di Savona)

vasetto in maiolica "Salsa pariglia" (manifattura Chiodo di Savona)

La lotta di Giuseppe e l'Angelo e Sansone con il leone, appesi alle pareti, sono opera della cerchia di Carlo Antonio Tavella.

a sinistra: Lotta di Giuseppe e l'Angelo (Antonio Tavella) / a destra: Sansone con il leone (Antonio Tavella)

Sono anche esposti una Marina con torre-faro e imbarcadero e il Ritratto di uomo con pipa di pittore di scuola genovese (XVII/XVIII secolo).

Ritratto di uomo con la pipa (scuola genovese - XVII/XVIII sec.)

Marina con torre-faro e imbarcadero 

Arredano la sala poltrone e divanetti in velluto verde e un tappeto Isfahan realizzato in Persia nel XVII secolo di tipologia "polonaise" (così detta perché un esemplare era stato esposto nel padiglione polacco all'Esposizione di Parigi del 1866).

poltrone e divanetti (XVII sec.)

tappeto Isfahan (Persia - XVII sec.)
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La prima delle quattro sale fatte realizzare da Andrea I Doria con decorazioni di Marcello Sparzo è la Sala del Tributo a Brenno.

Sala del Tributo a Brenno

Sala del Tributo a Brenno

Sala del Tributo a Brenno

Al centro della volta è raffigurata la Pesatura dell'oro per il riscatto di Roma.

riquadro centrale della volta: Pesatura dell'oro per il riscatto di Roma (Marcello Sparzo)

volta della Sala del Tributo a Brenno

particolare della volta della Sala del Tributo a Brenno

particolare della volta della Sala del Tributo a Brenno

particolare della volta della Sala del Tributo a Brenno

particolare della volta della Sala del tributo a Brenno

Nella sala si trovano due arazzi tessuti dalla Manifattura Gobelins di Parigi (1768), rappresentanti i mesi di Dicembre e Maggio.

arazzo: Maggio (Manifattura Gobelins - Parigi - 1768)

arazzo: Dicembre (Manifattura Gobelins - Parigi - 1768)

Cornici ovali racchiudono i ritratti di dame della famiglia Doria (riconoscibili per aver come sfondo un drappo rosso, simbolo della casata), realizzati da Domenico Parodi. Tra queste si riconoscono Maria Teresa Doria Tursi (moglie di Giovanni Andrea IV Doria), Livia Centurione Doria (moglie di Giovanni Andrea III Doria) e Anna Doria Spinelli (moglie di Giuseppe Spinelli Barrile).

Ritratto di Maria Teresa Doria Tursi (Domenico Parodi)

 Ritratto di Livia Centurione Doria (Domenico Parodi)

 Ritratto di Anna Doria Spinelli (Domenico Parodi)

Ritratto di dama Doria  (Domenico Parodi)

Ritratto di dama Doria  (Domenico Parodi)

 Ritratto di dama Doria (Domenico Parodi)

Al centro della sala si trova una slitta in legno intagliato e dipinto di manifattura veneta (XVIII secolo).

slitta (manifattura veneta - XVIII sec.)

Queste sale furono affittate a Giuseppe Verdi e a sua moglie Giuseppina Strepponi tra il 1874 e il 1900.

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La sala chiamata Sala dei Fatti di Prometeo prende nome dalle Genealogie degli dei di Giovanni Boccaccio.

Sala dei Fatti di Prometeo

Sala dei Fatti di Prometeo

Nel riquadro centrale della volta decorata a stucco da Marcello Sparzo è raffigurata la scena in cui Prometeo modella col fango una figura umana. In altri riquadri è rappresentato il Ratto del fuoco dal carro di Apollo e Prometeo riporta il fuoco sulla Terra e infonde con questo il soffio vitale alla figura plasmata.

riquadro centrale della volta: Prometeo modella col fango una figura umana (Marcello Sparzo)

decorazione a stucco della volta (Marcello Sparzo)

decorazione a stucco della volta (Marcello Sparzo)

La sala fu allestita come camera da letto già all'epoca di Giovanni Andrea I Doria, e ancora oggi viene usata come tale dagli attuali proprietari.

I mobili presenti nella sala risalgono all'epoca del matrimonio tra Andrea IV Doria e Leopoldina Savoia: tre comò di manifattura romana con l'aquila araldica dei Doria raffigurata nei bronzi angolari, e una toletta con la raffigurazione della Fama che porta in trionfo l'aquila Doria con lo stemma Savoia sul petto

comò (manifattura romana)

toletta (XVI sec.)

Si conservano in questo ambiente anche il Ritratto di Andrea IV Doria (1838) ricavato da una miniatura e il Ritratto di Leopoldina Savoia Carignano, ricavato dalla sua maschera mortuaria da Antonio Concioli.

Ritratto di Andrea IV Doria (anonimo - 1838)

Ritratto di Leopoldina Savoia di Carignano (Antonio Concioli)

Nella sala è stato ricavato nel 1590 il Camerino-Oratorio per permettere a Donna Zenobia, moglie di Andrea I Doria, di pregare durante la malattia che la condusse alla morte.

Camerino-Oratorio

L'altare in marmo di Carrara è opera di Antonio Severa. Nel paliotto, realizzato da Gianni Ricci, vi è un'iscrizione tratta dal Requiem di Giuseppe Verdi. Il Crocifisso in avorio è un'opera del XVIII secolo.

Lazzaro Calvi ha raffigurato sulle pareti Cristo in preghiera nell'Orto dei Getsemani e Cristo con la corona di spine presentato al popolo.

Cristo in preghiera nell'Orto dei Getsemani (Lazzaro Calvi)

Cristo con la corona di spine presentato al popolo (Lazzaro Calvi)

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L'ultima sala lungo il percorso di visita di Villa del Principe è la piccola Sala di Apollo e Pitone.

Sala di Apollo e Pitone

Nelle lunette del soffitto sono raffigurati episodi tratti dal I libro delle Metamorfosi di Ovidio, tra questi Apollo che saetta e uccide il mostro Pitone

lunette della volta

lunette della volta

lunette della volta

Due sono i ritratti esposti nella sala.
Il Ritratto del cardinale Infante Ferdinando (terzo figlio di Filippo III di Spagna, creato cardinale ad 11 anni), che in qualità di governatore dei Paesi Bassi sostò a Genova e venne ospitato dalla famiglia Doria. E' questa una copia di un'effige di Rubens, realizzata nella bottega dell'artista.

Ritratto del cardinale Infante Ferdinando (da Rubens)

Il Ritratto di Francesco II Sforza (secondogenito di Ludovico il Moro e Beatrice d'Este), prototipo di un ritratto realizzato da Tiziano. Il dipinto venne "reimpiegato" per raffigurare un secolo dopo il Ritratto di Marco Antonio Landi, avo di Polissena Landi, moglie di Giovanni Andrea II Doria.

Ritratto di Francesco II Sforza (da Tiziano e bottega)
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Il percorso museale negli ambienti del piano nobile di Villa del Principe è terminato, ma la visita può proseguire nei giardini della residenza.
Un primo sguardo del giardino visto dall'alto lo si può avere uscendo sulla terrazza adiacente alla Loggia degli Eroi.

terrazza del piano nobile

terrazza del piano nobile

terrazza del piano nobile

giardino di Villa del Principe visto dalla terrazza del piano nobile
Inizialmente vi erano due giardini nella Villa del Principe: quello che si estendeva verso Sud e verso il mare, e quello a Nord costituito da terrazzamenti sulla collina di Granarolo, posta alle spalle della villa.
Nel XIX secolo la collina di Granarolo venne sbancata e man mano urbanizzata, e nel 1854 venne costruita la linea ferroviaria Torino-Genova che separò la villa dai suoi possedimenti a monte, con la perdita del giardino settentrionale.
A metà Ottocento il principe Filippo Andrea V Doria decise di trasformare il giardino meridionale in un romantico parco all'inglese. 
L'unico elemento rimasto del primo giardino è la Fontana dei delfini, realizzata da Silvio Casini su progetto di Perin del Vaga (1521/1523). Oggi la fontana si trova nel giardino di Ponente.
Il giardino meridionale, ristrutturato e riportato al suo assetto cinquecentesco, è accessibile tramite un cancello e una doppia rampa in ciottoli bianchi e neri (risseu).
ingresso al giardino di Villa del Principe

rampa di accesso al giardino

Il giardino meridionale cinquecentesco era un giardino scenografico all'italiana affacciato sul mare e collegato originariamente all'attracco portuale, dove stazionavano le galee della famiglia Doria.

Giardino meridionale della Villa del Principe

Giardino meridionale della Villa del Principe

Giardino meridionale della Villa del Principe
Un tempo infatti, prima della costruzione negli anni '30 del XVII secolo delle mura a mare, e poi nell'Ottocento e Novecento della Stazione Marittima, i giardini di Villa del Principe arrivavano fino al mare, con una loggia che concludeva il giardino meridionale e permetteva l'affaccio sul litorale.
loggia del giardino rivolta verso il mare

panorama sul giardino e sul palazzo dalla loggia a mare 

Al centro del giardino si trova la monumentale Fontana del Nettuno, allegoria di Andrea Doria dominatore dei mari.

Fontana del Nettuno

Fontana del Nettuno

La fontana in marmo bianco, commissionata da Giovanni Andrea I Doria e realizzata a fine XVI secolo da Taddeo Carlone, è costituita da una vasca a 12 lati decorata con aquile con serpi e mostri marini tra gli artigli.

Fontana del Nettuno

aquile araldiche sulla decorazioni della vasca della Fontana del Nettuno

decorazioni della vasca della Fontana del Nettuno

Al centro della vasca Nettuno conduce un cocchio a conchiglia trainato da tre cavalli marini.

Fontana del Nettuno

Aiuole dalle forme trapezoidali delimitate da siepi di mirto circondano la fontana. All'interno delle aiuole vi sono rose antiche, piante aromatiche e piante utilizzate un tempo per la creazione di ghirlande o mazzi di fiori per vasi.

aiuole che contornano la Fontana del Nettuno

aiuole che contornano la Fontana del Nettuno

Nel XVI secolo nel giardino vennero piantate le prime piante provenienti dal Nuovo Mondo (come l'indaco e il girasole) e dal Medio Oriente (come gigli e tulipani). 

piante del giardino meridionale

piante del giardino meridionale

piante del giardino meridionale

piante del giardino meridionale

piante del giardino meridionale

Con l'arte topiaria venivano realizzate intorno alla fontana centrale aquile e colombe, i simboli della famiglia Doria Pamphili.

Un'altra fontana, posta vicino l'ingresso attuale della villa, ovvero nel giardino di Levante, risale al 1540 circa ed è chiamata la Fontana del Satiro

giardino con la Fontana del Satiro

giardino con la Fontana del Satiro

Il Satiro o Tritone che cavalca un delfino è posta su una finta roccia in una vasca ribassata, circondata da una piattaforma lobata con balaustra a colonne in pietra. La scultura realizzata da Giovanni Angelo Montorsi, è stata in parte rifatta da Giovanni Giacomo Paraccia detto il Valsoldo perché danneggiata nel 1581.

Fontana del Satiro

CURIOSITA': Andrea Doria per poter rifornire d'acqua le fontane e i giardini fece costruire un lago artificiale (oggi non più esistente): il Lagaccio

www.doriapamphilj.it/genova

Orari:    lunedì/domenica   10.00/18.00

Costo:   11 €

CONCLUSIONI                                                                                                                          La mia stesura dei due post dedicati a Villa dei Principi e la lettura di chi è arrivato a queste ultime conclusioni ha richiesto tempo, ma spero che sia servito a suscitare l'interesse per una visita di un così importante e ben conservato sito della Storia di Genova e della Storia dell'Arte. Un gioiello rinascimentale da non mancare!


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