Asculum Picenum era la principale città dei Piceni, una popolazione di origine sabina. I primi contatti che i Romani ebbero con i Piceni furono commerciali. Nel 268 a,C, i Piceni furono sconfitti dai Romani e Asculum divenne una civitas foederata (una comunità autonoma alleata di Roma e sotto il governo romano).
Ascoli Piceno ha avuto una grande importanza in epoca romana, in quanto posta lungo la Via Salaria, l'antica via consolare romana che collegava Roma al Mare Adriatico, già tracciata dai Sabini nel II millennio a.C.
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| cippo miliare della Via Salaria (11/10 a.C. - da Marino del Tronto - Museo Archeologico di Ascoli Piceno) |
La Via Salaria entrava in Ascoli Piceno attraverso la cosiddetta Porta Romana, anche detta Porta Gemina per via dei due archi gemelli su tre pilastri che la componeva.
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| Porta Romana o Porta Gemina |
La porta si trovava a Nord-Ovest della città (oggi corrispondente a Piazza Cecco d'Ascoli), ed era quindi l'antico accesso della romana Asculum per chi proveniva da Roma.
La porta era stata realizzata in età augustea (I secolo a.C.) in blocchi di travertino locale (opus quadratum). Si possono ancora notare i solchi in cui scorreva la saracinesca.
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| pilastro tra le due arcate di Porta Romana |
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| solchi per le saracinesche negli archi della Porta Romana |
Al suo posto vi era prima la porta picena, affiancata da due torri a base rettangolare, distrutta da Gneo Pompeo Strabone durante la guerra sociale (91 a.C.).
La porta fu ritrovata nel 1824 dopo lo smantellamento, per ragioni di viabilità, della medievale Chiesa di San Leonardo, posta tra le mura romane e quelle medievali.
Dietro la Porta Romana si trova infatti l'arco a tutto sesto di una porta medievale.
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| porta e mura medievali (all'interno della porta medievale si vede la Porta Romana o Porta Gemina) |
Le mura medievali erano state realizzate con grandi conci squadrati provenienti da edifici romani. Addossate a queste mura fu qui costruito nel 1530 un mastio cilindrico con feritoie e coronato da merli.
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| porta e mura medievali |
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| mura medievali e mastio rinascimentale |
Al di là della strada, vicino ad un lavatoio pubblico rinascimentale (XVI secolo), si possono vedere le mura preromane della città (IV/III secolo a.C.), costituite da grossi blocchi di tufo.
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| lavatoio pubblico rinascimentale (XVI sec.) |
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| blocchi di tufo delle mura preromane |
Sopra le mura preromane poggiano le mura romane in opus reticulatum.
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| cortina esterna in opus reticulatum delle mura romane |
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| cortina interna delle mura romane poggianti sulle mura preromane |
Appena a poche centinaia di metri dalle mura cittadine e dalla Porta Romana, nella zona occidentale della città, venne costruito tra il I secolo a.C. e il II secolo d.C. il Teatro romano.
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| Teatro romano |
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| Teatro romano |
Il Teatro venne addossato alle pendici settentrionali del Colle dell'Annunziata (o Colle Pelasgico), sfruttando così la pendenza naturale del colle. Il Teatro, realizzato in travertino, aveva le gradinate del suo emiciclo esposte verso Nord (in modo da non esporre gli spettatori ai raggi solari). Poteva ospitare 3000 spettatori.
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| Teatro romano |
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| orchestra e parte della scena del Teatro romano |
Rimangono visibili le 32 murature radiali che componevano la cavea, alcune gradinate, un tratto del corridoio anulare (praecinctio), l'orchestra, La maggior parte della scena si trova sotto la romanica Chiesa di Santa Croce ai Templari. L'edificio scenico misurava 95m x 16m. Sono visibili anche i resti di un vano absidato rettangolare con funzioni di servizio, o forse adibito al culto imperiale, realizzato alla fine del I secolo d.C. (come attestato dai bolli laterizi impressi sui mattoni).
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| resti architetturali del Teatro romano |
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| resti architetturali del Teatro romano |
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| vano absidato del Teatro romano |
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| Chiesa di Santa Croce ai Templari (eretta sopra la scena del Teatro romano) |
Al Museo Archeologico di Ascoli Piceno sono conservati tre sedili con l'iscrizione dei nomi delle persone alle quali erano stati assegnati e il numero di posto.
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| sedili con iscrizioni del Teatro romano (Museo Archeologico di Ascoli Piceno) |
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| sedile con iscrizioni del Teatro romano (Museo Archeologico di Ascoli Piceno) |
Nel 91 a.C. il teatro fece da sfondo a uno degli antefatti della guerra civile: furono uccisi alcuni funzionari e cittadini romani presenti in città, tra i quali il pretore Quinto Servilio e il suo legato Fontelio. Asculum fu la prima città a ribellarsi a Roma. Sconfitta dopo due anni d'assedio Asculum divenne nell'89 a.C. municipio romano.
Al Museo Archeologico di Ascoli Piceno sono esposti ghiande missili in piombo con iscrizioni dei nomi delle legioni o offese dirette al nemico, risalenti alla Guerra Sociale e all'assedio di Ascoli condotto da Gneo Pompeo Strabone, Sestio Giulio Cesare e Gaio Bebio (91/89 a.C.). Queste ghiande missili erano tirate a lunga distanza dai frombolieri, fanti leggeri muniti di una piccola fionda (frombola).
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| ghiande missili (91/89 a.C. - Museo Archeologico di Ascoli Piceno) |
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| rilievo con raffigurazioni di frombolieri (I sec.a.C. - dal Palazzo di Giustizia - Museo Archeologico di Ascoli Piceno) |
Andato in disuso nel VI secolo d.C., il teatro venne usato come cava di materiale e per la produzione di calce. Nei secoli fu interrato per gli smottamenti naturali del terreno e venne riportato alla luce nei primi decenni del Novecento. Oggi si può osservare dalla strada che lo costeggia, e assistere agli spettacoli qui rappresentati in estate.
Non molto distante dal Teatro romano, dove oggi si trova la piazza antistante la Chiesa di San Tommaso, si trovava l'Anfiteatro romano di Ascoli, i cui resti sono oggi purtroppo scomparsi.
L'antico impianto urbano a scacchiera della città romana è ancor oggi la caratteristica del centro storico cittadino: l'attuale Corso Giuseppe Mazzini era il Decumano Massimo, (il percorso nella città della Via Salaria), mentre le attuali Via Pretoriana, Via del Trivio e Via Cassero costituivano in epoca romana probabilmente il Cardo Massimo.
All'incrocio tra Decumano Massimo e Cardo Massimo, si doveva trovare il Foro romano, individuato oggi nell'area della Piazza del Popolo, per i resti trovati di pavimentazione in opus spicatum sotto il Palazzo dei Capitani del Popolo.
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| epigrafe del restauro di un edificio pubblico proveniente dall'area del Foro (da Piazza del Popolo - Museo Archeologico di Ascoli Piceno) |
Una piazza porticata si trovava nell'attuale Piazza Arringo, il cui accesso monumentale si trovava dove oggi sorge il Palazzo del Comune. Naturalmente, oltre agli spazi pubblici, Asculum romana era costellata da abitazioni private. Dall'area dove oggi sorge il Palazzo di Giustizia provengono i bei mosaici di prima età imperiale conservati nel Museo Archeologico di Ascoli Piceno, appartenuti all'ampio peristilio di una delle due/tre domus romane rinvenute durante gli scavi per la costruzione del palazzo.
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| mosaici di una domus (prima età imperiale - Museo Archeologico di Ascoli Piceno) |
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| pianta del triclinio con mosaici della domus trovata nell'area del Palazzo di Giustizia (Museo Archeologico di Ascoli Piceno) |
Il grande mosaico con medaglione centrale apparteneva ad un triclinium, una sala da pranzo del peristilio orientale.
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| mosaico centrale del triclinio |
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| particolare del mosaico centrale del triclinio |
La soglia di questa sala era costituita da tarsie in marmo che formavano un disegno geometrico. Varcata la soglia vi era un mosaico con motivo ad esagoni formati da tarsie bianche e nere, poi una fascia decorativa con tralci vegetali e infine il mosaico con rosone e medaglione.
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| soglia del triclinio |
La figura policroma realizzata in opus vermiculatum al centro del medaglione muta a seconda del punto d'osservazione: il viso di un anziano calvo e barbuto (entrando dalla soglia), o quello di un giovane dalla folta capigliatura e senza barba (se visto dalla parete di fondo).
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| medaglione del mosaico: anziano calvo e con barba |
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| medaglione del mosaico: giovane dalla folta capigliatura e senza barba |
Sulle pareti del museo che circondano il pavimento a mosaico del triclinio vi sono le soglie a mosaico dei due ambienti adiacenti al triclinio, e la pavimentazione di un altro ambiente posto a nord del complesso.
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| parete: pavimentazione a motivi geometrici di un ambiente posto a Nord del complesso |
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| soglie degli ambienti adiacenti al triclinio |
Dagli scavi per la costruzione del Palazzo di Giustizia provengono anche la testa di Traiano e Afrodite accovacciata che slaccia il sandalo, conservati nel museo.
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| testa di Traiano (98/117 d.C. - dall'area del Palazzo di Giustizia - Museo Archeologico di Ascoli Piceno) |
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| Afrodite accovacciata che slaccia il sandalo (copia romana di I sec. d.C. da originale greco di III sec.a.C. - dall'area del Palazzo di Giustizia - Museo Archeologico di Ascoli Piceno) |
Sul Colle dell'Annunziata, su una spianata sorretta dalle sostruzioni romane in opus reticolatum note come Grotte dell'Annunziata, si trovava il Capitolium riservato agli edifici religiosi (dove oggi sorge il Complesso della Chiesa e dell'ex Convento dell'Annunziata).
Si pensa che la Cattedrale di Sant'Emidio, posta in Piazza Arringo (una delle possibili aree del Foro romano), fosse stato eretto su un tempio romano dedicato alle Muse, o ad Ercole o a Giunone.
Fu ritrovata in quest'area una lapide marmorea della Fortuna Redux, la dea del Caso o del Destino che proteggeva il ritorno da un viaggio o da una guerra, il cui culto a Roma fu introdotto nel 19 a.C. in occasione del ritorno di Ottaviano Augusto dall'Oriente.
La lapide testimonia la presenza in età antica di un altare o di un tempio dedicato a questa divinità. Nell'epigrafe del 21 luglio 172 d.C. si legge che il dispensator (cassiere pubblico) Rufus donò una statua a questo tempio, la cui erezione era stata fatta per la maggior parte a sue spese. Questa lapide fu affissa nel 1496 sulla facciata dell'edificio del Vecchio Episcopio (a destra della facciata della Cattedrale) per volere del vescovo Prospero Caffarelli.
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| lapide romana della Fortuna Redux (a destra della facciata della Cattedrale - 21 luglio 173 d.C.) |
I resti di due templi romani, uno ionico (I secolo a.C.) e uno corinzio prostilo tetrastico dedicato a Iside (I secolo a.C.), sono stati trovati inglobati rispettivamente nella Chiesa di San Venanzio e nella Chiesa di San Gregorio Magno.
Due delle colonne del tempio della Chiesa di San Gregorio Magno sono inglobate nella facciata, mentre rocchi di colonna con capitello ionico del tempio della Chiesa di San Venanzio sono conservati nel Museo Archeologico di Ascoli Piceno e in sito rimane parte del crepidoma, la piattaforma-basamento del tempio.
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| rocchi di colonna e capitello ionico del tempio della Chiesa di San Venanzio (I sec.a.C. - Museo Archeologico di Ascoli Piceno) |
Nel Museo Archeologico di Ascoli Piceno è conservata una statuetta in marmo raffigurante Iside (I/II secolo d.C.) e un'epigrafe nella quale si legge che Valeria Citeride offriva alla dea una balaustra per il Tempio di Iside e Giunone (I secolo d.C.).
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| epigrafe con dedica votiva di Valeria Citeride a Iside e Giunone (I sec. d.C. - Museo Archeologico di Ascoli Piceno) |
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| statuetta di Iside (I/II sec. d.C. - Museo Archeologico di Ascoli Piceno) |
Nel museo sono conservate anche altre testimonianze religiose degli abitanti di Asculum. Sono esposte statuette di divinità del pantheon romano che venivano poste nel larario domestico, gli ex voto in terracotta e una testa di divinità femminile appartenuta ad un acrolito (I secolo d.C.).
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| acrolito di divinità femminile (I sec.d.C. - Museo Archeologico di Ascoli Piceno) |
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| ex voto (Museo Archeologico di Ascoli Piceno) |
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| statuette in bronzo di pantheon romano (I/II sec. d.C. - Museo Archeologico di Ascoli Piceno) |
Nel museo ci sono anche testimonianze della pratica dei culti imperiali, come la cosiddetta stele dei Toloni in cui si apprende la coesistenza di sacerdoti dediti al culto per l'imperatore Augusto (Augustali) e di sacerdoti dediti al culto dell'imperatore Tiberio (Tiberiali), quest'ultimo testimoniato nel mondo romano solo ad Ascoli. .jpg) |
| Stele dei Toloni (I sec.d.C. - Museo Archeologico di Ascoli Piceno) |
Se andrete a visitare il Museo Archeologico di Ascoli Piceno vedrete esposti manufatti della vita quotidiana degli antichi abitanti romani di Asculum.
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| oggetti di vita quotidiana romana (I/II sec.d.C. - Museo Archeologico di Ascoli Piceno) |
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| lucerne romane (I/V sec.d.C. - Museo Archeologico di Ascoli Piceno) |
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| dolio e anfore di epoca romana (Museo Archeologico di Ascoli Piceno) |
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| balsamari in vetro di epoca romana (Museo Archeologico di Ascoli Piceno) |
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| dadi, astragali, pedine da gioco e stili per la scrittura di epoca romana (Museo Archeologico di Ascoli Piceno) |
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| bilancia, pesi e monete di epoca romana (Museo Archeologico di Ascoli Piceno) |
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occorrente per cucire, tessere e filare di epoca romana (Museo Archeologico di Ascoli Piceno)
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Una sezione del museo è dedicata invece alle urne funerarie e steli provenienti dalla necropoli romana della città, un tratto della quale è stata individuata vicino al Tempio di San Emidio alle Grotte.
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stele funeraria dei coniugi Petronio Rufo e Repentina (I sec.d.C. - Museo Archeologico di Ascoli Piceno)
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stele funeraria (I sec.d.C. - Museo Archeologico di Ascoli Piceno)
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urna funeraria ad edicola (I sec.d.C. - Museo Archeologico di Ascoli Piceno)
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urna di Teopompo (I sec.d.C. - Museo Archeologico di Ascoli Piceno)
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statua di togato di un monumento funebre (I sec. a.C. - Museo Archeologico di Ascoli Piceno)
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Nel giardino del Palazzo Comunale di Piazza Arringo si trova il sarcofago dedicato da Pontulena Casta alla figlia Lollia Procula (scoperto nel 1885 durante i lavori di restauro della Cappella della Madonna di San Luca nella Cattedrale, dove fungeva da mensa d'altare), mentre nella cripta della Cattedrale di San Emidio per conservare i resti del vescovo martire Emidio e dei suoi compagni, è stato riutilizzato un sarcofago romano di IV secolo.
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| sarcofago dedicato da Pontulena Casta alla figlia Lollia Procula (II sec.d.C. - Giardino del Palazzo Comunale) |
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| sarcofago romano adattato a contenere i resti di San Emidio e dei suoi compagni (IV sec. d.C. - cripta della Cattedrale di Sant'Emidio) |
Ascoli nacque alla confluenza di due fiumi, il Tronto e il Castellano (il suo affluente principale). Le alte rive di questi fiumi hanno costituito una difesa naturale per la città, anche perché i Piceni non costruirono ponti per attraversarli.
I Romani invece costruirono ad Ascoli Piceno ponti (muniti di porte), che sono ancora oggi percorribili.
La Via Salaria usciva ad oriente della città attraverso il cosiddetto Ponte di Cecco, che attraversava il torrente Castellano.
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| Ponte di Cecco (visto dal Forte Malatesta) |
Il ponte si trova appena fuori dal centro storico. E' il ponte più antico di Ascoli, e il primo ponte ad essere costruito in muratura (I secolo a.C.), in travertino e pietra, ed è ancor oggi possibile percorrerlo a piedi.
E' costituito da due campate ad arco diseguali come luce, realizzate in opus quadratum. Nella zona centrale del ponte si trova una costruzione a forma di casupola, detta "casetta del dazio", all'interno della quale era posto un portone della città.
Nel 1349 il ponte fu collegato al Forte Malatesta grazie al restauro del Maestro Cecco Aprutino, per volere di Galeotto I Malatesta.
Fino al XIX secolo era considerato un ponte medievale in quanto prende il nome da una leggenda: si raccontava che il ponte fosse stato costruito in una sola notte dal letterato e astronomo Cecco d'Ascoli (Francesco Stabili), con l'aiuto del diavolo.
Questo ponte fu distrutto durante la seconda guerra mondiale dai Tedeschi in ritirata e ricostruito poi con gli stessi materiali originali recuperati nel greto del torrente nel 1971.
L'altro ponte costruito ad Ascoli dai Romani è il Ponte di Porta Solestà, considerato uno dei più grandi ponti romani per ampiezza.
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| Ponte di Porta Solestà |
Il ponte ad una sola arcata a tutto sesto (20,20m di ampiezza), che scavalca con un'altezza di 25 m il fiume Tronto, fu costruito in epoca augustea (I secolo a.C.) sulla Via Statia, un diverticolo della Via Salaria che, andando verso Nord, collegava Ascoli a Fermo (l'antica Firmum).
Il ponte, che da sponda a sponda misura 62m ed è largo 6,5 m., è stato realizzato in opera quadrata di travertino. E' decorato da lesene con capitelli dorici.
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| Ponte di Porta Solestà |
In duemila anni il ponte non ha subito nessuna modifica strutturale. E' stato solo sottoposto ad un'opera di consolidamento per renderlo percorribile dalle auto.
Nel 1230 fu costruita all'inizio del ponte romano la Porta Solestà o Porta Capuccina, così chiamata dal XVI secolo perché fu concesso ai frati francescani cappuccini in quell'epoca di edificare una chiesetta vicino alla porta.
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| Porta Solestà |
La porta prese nome di "Solestà" o "Solestaio" (Solis Statio) dall'ipotetica esistenza di un tempio dedicato a "Sol", o da "Sullae statio", una colonna postavi da Silla.
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| Porta Solestà e ponte romano |
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| Porta Solestà |
La porta, costituita da un arco in blocchi di travertino, fu fatta erigere probabilmente con materiali di riutilizzo di una precedente porta romana (I secolo d.C.) dal podestà di Ascoli, Fidesmilio da Mogliano, come attestato su una lapide con iscrizione in caratteri gotici posta sulla porta.
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| lapide con iscrizione in caratteri gotici |
Sulla sommità della porta fu posta nel XIII secolo una lapide con tre stemmi, mentre ai lati sono raffigurati gli stemmi di Ascoli.
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| stemmi sulla Porta Solestà |
La porta perse la sua funzione difensiva nel Cinquecento, divenendo un Dazio.
CONCLUSIONI Sono numerosi gli edifici e i monumenti, soprattutto di epoca augustea, presenti ancora oggi ad Ascoli Piceno. Alcuni di loro hanno perso la loro funzione e sono stati trasformati (per esempio da templi sono divenuti chiese), mentre altri continuano ad esplicare il loro ruolo (vedi i due ponti romani). Durante la nostra visita alcuni li abbiamo cercati, in altri ci siamo imbattuti per caso, ma è stato interessante visitare il Museo Archeologico Nazionale di Ascoli, filo conduttore per il nostro approfondimento.
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| Museo Archeologico Nazionale di Ascoli Piceno |
Orari: martedì/domenica 8.30/19.30
lunedì CHIUSO
Costo: 4 €
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