lunedì 14 settembre 2026

Genova: la Chiesa di San Matteo, chiesa gentilizia della famiglia Doria


Vi è una piazza nel quartiere Molo di Genova in cui potersi calare in un'atmosfera medievale, un angolo della città che in un tempo passato era occupata dai palazzi di una potente e nobile famiglia originaria di Oneglia, i cui membri dal XII secolo entrarono a far parte della storia della Repubblica di Genova: i Doria (o D'Oria), una delle più antiche e influenti famiglie nobili nota per i suoi ammiragli, dogi e mecenati.

Piazza San Matteo

Piazza San Matteo ha mantenuto il suo antico aspetto gotico essendo ancor oggi circondata dai palazzi della famiglia Doria e dalla loro chiesa gentilizia: la Chiesa di San Matteo.

Chiesa di San Matteo

La Chiesa di San Matteo venne fondata nel 1125 dal benedettino Martino Doria, esponente della famiglia che una volta divenuto vedovo era entrato come monaco nell'Abbazia di San Fruttuoso a Capodimonte (Camogli).

La chiesa venne dedicata a San Matteo Apostolo ed Evangelista in quanto il Santo prima di convertirsi era stato un gabelliere che come la famiglia Doria riscuoteva le tasse.

La chiesa romanica, che occupava quasi tutta la piazza, venne consacrata nel 1132 dal vescovo Siro II e dal papa Innocenzo II, ma venne ricostruita nel 1278 in forme gotiche. In questo contesto la facciata della chiesa fu arretrata per potersi allineare con il Palazzo di Branca Doria e fu realizzato il sagrato antistante.

Sulla facciata gotica della chiesa si alternano strisce orizzontali di marmo bianco di Carrara e nere di ardesia (o pietra di Promontorio). Il privilegio nobiliare esclusivo di costruire edifici a bande bianche e nere era concesso solo alle famiglie Doria, Fieschi, Spinola e Grimaldi, come simbolo di potere politico e onore civile.

Sulle bande bianche sono incise iscrizioni in latino che esaltano le gesta della famiglia Doria.

iscrizioni sulle bande di marmo della facciata

La facciata a salienti è stata divisa verticalmente in tre parti da due lesene ed incorniciata da archetti pensili che seguono il profilo del tetto. Oltre ad un portale sulla facciata si trovano un grande rosone centrale e due monofore (originariamente bifore) nelle sezioni laterali.

Il portale con falso protiro poco aggettante è sormontato da una lunetta nella quale è raffigurato a mosaico San Matteo a mezzo busto su un fondo dorato, nel quale si legge il nome del Santo. Il mosaico fu realizzato nel XIII secolo da maestranze venete.

portale della Chiesa di San Matteo

lunetta del portale: San Matteo (maestranze venete - XIII sec.)

Sulla sinistra della facciata è stata inserita un'iscrizione celebrativa che cita Andrea Doria, mentre sulla destra è stato incastonato un sarcofago romano in marmo di età tardoantica, che raffigura l'Allegoria dell'autunno. Questo divenne il sepolcro dell'ammiraglio Lamba Doria, avendolo portato lui stesso a Genova dalla Dalmazia (data della morte 17 ottobre 1323).

monofora della facciata con iscrizione che celebra Andrea Doria e stemma della famiglia Doria

sarcofago romano co Allegoria dell'autunno /sepolcro di Lamba Doria (età tardoantica /1323)

La Battaglia di Curzola (isola della Croazia) lo vide vittorioso il 7 settembre 1298. 

CURIOSITA': nella Battaglia di Curzola i Veneziani persero 84 navi e Lamba Doria portò a Genova 7400 prigionieri tra i quali Marco Polo che, rinchiuso nella prigione di Palazzo San Giorgio, raccontò i suoi viaggi avventurosi a Rustichello da Pisa, il quale le trascrisse nel libro Il Milione.

interno della Chiesa di San Matteo

L'interno della Chiesa di San Matteo con pianta longitudinale a tre navate subì una ristrutturazione in stile cinquecentesco tra il 1543 e il 1547 per volere di Andrea Doria. Della decorazione gotica rimasero i quattro archi ogivali alla base della cupola, sostenuti da due pilastri (verso il presbiterio) e da due colonne (verso la navata).

I lavori di ristrutturazione che riguardarono il presbiterio, la cupola e la cripta furono affidati a Giovanni Angelo Montorsoli.

Nel coro una cornice in pietra scura divide la volta dalle pareti. 

Le pareti laterali del coro sono composte da due fasce sovrapposte: in quella in basso, tra le figure in rilievo degli Evangelisti sono inserite l'urna con le ceneri di San Pelagio e l'urna con le ceneri di San Massimo (attribuite a Silvio Cosini), portate da Gaspare Spinola dall'Istria a Genova (1381) durante la guerra contro i Veneziani, mentre nella fascia superiore vi è una decorazione geometrica in marmi policromi.

Sulla parete dietro l'altare maggiore trovano posto una Pietà in posizione centrale e, posizionate entro nicchie, le statue di Davide, del Battista, di Sant'Andrea e di Geremia.

parete dietro l'altare maggiore con statue: Davide, Battista, Sant'Andrea, Geremia, Pietà (Giovanni Angelo Montorsoli)

Pietà (Giovanni Angelo Montorsoli)

La volta del coro è decorata a stucco con un medaglione centrale con la raffigurazione di Dio Padre circondato da riquadri geometrici entro i quali sono raffigurate Scene della Genesi. Nella lunetta vi sono la statua di Cristo Risorto affiancato dagli altorilievi di Mosè e di Noè.

lunetta del coro: Mosè / Cristo Risorto / Noè - volta del coro: Dio Padre /Scene della Genesi (Giovanni Angelo Montorsoli)  

La cupola ottagonale e finestrata nel tamburo si trova all'incrocio con il transetto, ed è stata decorata con stucchi bianchi su fondo dorato dai fratelli Angelo e Martino Montanino (nipoti di Giovanni Angelo Montorsoli).

cupola ottagonale (Angelo e Martino Montanino)

Durante il rifacimento rinascimentale fu eleminata la separazione tra navate e transetto. Le tre navate sono scandite da colonne e decorate in stile rinascimentale con affreschi e stucchi realizzati da Luca Cambiaso (figure) e Giovanni Battista Castello detto il Bergamasco (quadrature architettoniche e decorazioni in stucco). 

Nelle due volte della navata centrale sono raffigurati il Miracolo del dragone d'Etiopia (Luca Cambiaso) e la Vocazione di San Matteo (Giovan Battista Castello detto il Bergamasco). Nei lunettoni sinistri della navata centrale sono stati raffigurati da Luca Cambiaso San Matteo battezza i neofiti e la Resurrezione del figlio del re d'Etiopia, mentre nei lunettoni destri l'artista ha raffigurato San Matteo predica davanti ai sovrani d'Etiopia e il Martirio di San Matteo.

in alto: Miracolo del dragone d'Etiopia (Luca Cambiaso) / in basso: Vocazione di San Matteo (Giovanni Battista Castello detto il Bergamasco)

Nelle volte del transetto Luca Cambiaso ha dipinto Profeti e Sibille.

Profeti e Sibille (Luca Cambiaso)

Profeti e Sibille (Luca Cambiaso)

Profeti e Sibille (Luca Cambiaso)

Gli affreschi delle volte delle cappelle ai lati dell'abside sono stati attribuiti a Giovanni Battista Castello detto il Bergamasco.

volta della cappella laterale destra (Giovanni Battista castello detto il Bergamasco)

volta della cappella laterale sinistra (Giovanni Battista castello detto il Bergamasco)

Sull'altare della cappella laterale sinistra è posto il dipinto Cristo tra i Santi Matteo e Mauro, e i Donatori il doge Nicolò Doria e la principessa Aurelia Grimaldi di Andrea Semino.

Cappella laterale sinistra

altare della cappella laterale sinistra

Cristo tra i Santi Matteo e Mauro e i Donatori il doge Nicolò Doria e la principessa Aurelia Grimaldi (Andrea Semino - XVI sec.)

Sull'altare della cappella laterale destra è posto invece il dipinto della Sacra Famiglia con Sant'Elisabetta e San Giovannino, opera di Bernardo Castello.

Cappella laterale destra

altare cappella laterale destra

Sacra Famiglia con Sant'Elisabetta e San Giovannino (Bernardo Castello - XVI sec.)

La chiesa conserva nel transetto sinistro una altare/cantoria con rilievi marmorei rinascimentali e un organo a canne barocco del 1773 (Antonio Alari) con cassa dorata.

altare/cantoria (attr. Silvio Cosini) / organo a canne (Antonio Alari - 1773)

L'altare del transetto destro è invece sormontato da un rilievo che raffigura il Battesimo di Cristo.

altare del transetto destro: Battesimo di Cristo

In una nicchia della navata sinistra è posta una Deposizione di Gesù nel Sepolcro, scultura  lignea policroma di Anton Maria Maragliano.

Deposizione di Gesù nel Sepolcro (Anton Maria Maragliano - XVII/XVIII sec.)

Risalgono al 1822 gli 8 busti che raffigurano Apostoli realizzati da Nicolò Traverso posti in nicchie lungo le pareti delle navate laterali.

busto di San Giacomo (Nicolò Traverso)

busto di Sant'Andrea (Nicolò Traverso)

busto di San Tommaso (Nicolò Traverso)

busto di San Pietro (Nicolò Traverso)

I due pulpiti marmorei che si trovano oggi addossati alle pareti delle navate laterali sono opera di Giovanni Angelo Montorsoli. Sotto i pulpiti sono raffigurati a rilievo due prigionieri barbari, uno nudo e uno con pettorale, accanto a dei trofei.

pulpito della navata destra

pulpito della navata destra

pulpito della navata sinistra

Sotto il presbiterio Giovanni Angelo Montorsoli creò e decorò con marmi, rilievi e stucchi dorati una cripta che accolse in un'urna marmorea le spoglie del grande ammiraglio Andrea Doria morto nel 1560 e di sua moglie Peretta Usodimare  morta nel 1550 (purtroppo al momento della nostra visita la cripta non era aperta).
Nella cripta è oggi conservata la spada che il papa Paolo III donò per meriti acquisiti come "Difensor" della Fede Cristiana ad Andrea Doria, "Padre della Patria". La spada aveva pomo e cintura in oro ed un'elsa con pietre preziose incastonate.
CURIOSITA': Andrea Doria volle che la spada fosse sepolta con lui, ma sedici anni dopo fu trafugata. Il presunto ladro fu impiccato nella piazza antistante la chiesa con una catena d'oro per aver avuto il coraggio di osare tanto, ma l'uomo non confessò il reato e neanche si trovò la spada. Il prezioso manufatto fu ritrovato poi per caso in una fogna, mancante dell'elsa con stemma papale, del pomo d'oro e del fodero scolpito. 

Nella Chiesa di San Matteo sono sepolti anche altri membri della famiglia Doria: Oberto (vincitore della Meloria), Pagano (dominatore dei Greci e dei Catalani), Luciano (espugnatore di Pola), Lamba (trionfatore a Curzola), Filippino e Giannetto. 

Vi è poi una leggenda che vede protagonista Branca Doria. 

Nella chiesa vi è una colonna vicino all'altare maggiore (la quarta della fila sinistra dall'ingresso della chiesa) macchiata di rosso. Si racconta che Branca era entrato in chiesa dopo aver ucciso per soldi il suocero Michele Zanche e che avesse toccato con le mani sporche di sangue la colonna che rimase macchiata. Branca Doria venne a sua volta barbaramente ucciso.
colonna macchiata di rosso della Chiesa di San Matteo

CURIOSITA': Nella Divina Commedia Dante Alighieri incontra Branca Doria nel XXIII canto dell'Inferno (III zona del IX cerchio) nella Tolomea dove vi sono posti i traditori degli ospiti. Ma nel 1300, epoca in cui Dante colloca nel tempo il suo poema, Branca Doria era ancora in vita e il poeta spiega che quando il Doria fece ammazzare il suocero durante un banchetto nella sua tenuta, la sua anima scese all'Inferno, mentre nel suo corpo visse un diavolo.

Tra il 1308 e il 1310 a sinistra della chiesa, dietro al Palazzo di Branca Doria, fu costruito il chiostro, racchiuso da tre facciate delle case adiacenti.

ingresso al chiostro da Piazza San Matteo

chiostro della Chiesa di San Matteo

chiostro della Chiesa di San Matteo

galleria del chiostro

galleria del chiostro

facciate dei palazzi adiacenti il chiostro

Il chiostro, realizzato dal Magister Marcus Venetus (probabilmente un prigioniero dei Genovesi), è di forma quadrangolare con archi a sesto acuto in mattoni poggianti su colonnine binate con capitelli scolpiti, in gran parte del tipo a due ordini con foglie a crochets, alcuni con figure di animale (tra le quali le aquile dello stemma gentilizio dei Doria) e uno solo con figure umane.

colonnine binate con capitelli a due ordini con foglie a crochets

Al centro del chiostro vi è un pozzo, mentre lungo le pareti del loggiato sono state poste iscrizioni commemorative e  lapidi sepolcrali della famiglia Doria, molte delle quali si trovavano nella demolita Chiesa di San Domenico che si trovava nell'odierna Piazza De Ferrari. Vi è anche il pannello di un sarcofago trecentesco.

pozzo del chiostro

lapide che testimonia l'avvenuto trasferimento nel 1853 delle lapidi dei Doria dalla Chiesa di San Domenico

lapide che ricorda le statue di Andrea Doria e di suo nipote Giovanni Andrea Doria che un tempo ornavano l'ingresso del Palazzo Ducale, andate distrutte durante i tumulti del 1797

iscrizione commemorativa dedicata al Marchese Nepomuceno Doria (figlio di Iacopo Emanuele Doria)

pannello di sarcofago (XIV sec.)

E' qui conservata anche la copia di un bassorilievo del Porto Pisano del 1290 (l'originale si trova nel Museo di Sant'Agostino). 

Porto Pisano (copia dall'originale bassorilievo conservato al Museo di Sant'Agostino)

Il 23 agosto 1290 Corrado Doria al comando della sua flotta violò la roccaforte pisana interrandone definitivamente il porto. Le torri Magnale e Formice (raffigurate nel rilievo) erano collegate tra loro da gigantesche catene che proteggevano la città dagli assalti dal mare. Le catene furono prese e appese alle principali porte e chiese di Genova, per poi essere restituite ai Pisani e conservate ancor oggi nel Camposanto di Pisa.

Ha trovato collocazione sotto il loggiato anche un'arca fatta costruire da Raffaello Doria per custodire i resti di San Mauro e San Eleuterio, patroni di Parenzo (Istria), restituiti alla terra di provenienza nel 1934.

arca di San Eleuterio e San Mauro

arca di San Eleuterio e San Mauro

Nel chiostro, come nella chiesa, sono numerosi i simboli araldici dei Doria: l'aquila coronata.

aquila coronata / agnus dei / stemma della Repubblica di Genova

lapide tombale con stemma dei Doria (1405)

aquila coronata affrescata su una facciata dei palazzi che circondano il chiostro
Per immergersi nell'atmosfera di un tempo molto passato che ancor oggi questa piazza riesce ad evocare, date uno sguardo ai palazzi nobiliari che la circondano, con elementi architettonici tardogotici (polifore, archetti pensili polilobati, logge), porticati su pilastri al piano stradale (alcuni nel tempo tamponati) e con lo stesso paramento a fasce bianche e nere della chiesa. Ma non mancano elementi rinascimentali come gli eleganti rilievi dei portali e le decorazioni degli architravi con simboli araldici o scene in cui San Giorgio uccide il drago.
In questa piazza hanno vissuto gli esponenti della famiglia Doria passati alla Storia per le loro imprese, per il potere...e alcuni per la loro efferatezza. 
Partendo dalla Chiesa di San Matteo e facendo un giro antiorario della piazza quadrangolare, a sinistra della chiesa troviamo il duecentesco Palazzo di Branca Doria-Centurione (Piazza San Matteo N°13), il politico genovese appena citato per la sua spietata sete di potere e la sua vita macchiata da episodi di sangue.

Palazzo Branca Doria-Centurione

Come si è visto il palazzo, il più antico della piazza, contemporaneo della chiesa, permette l'accesso al chiostro attraversando un archivolto. Il porticato romanico al pian terreno con pilastri ottagonali è stato tamponato, mentre le polifore medievali del primo piano sono state sostituite da balconcini sorretti da mensole decorate con maschere seicentesche. Durante la Repubblica di Genova era un Palazzo dei Rolli, uno dei palazzi designati ad accogliere gli ospiti di alto rango. Sull'angolo del palazzo tra la piazza e Vicolo Doria si trova un'edicola sacra con l'immagine di una Madonna in marmo.
Palazzo Domenicaccio Doria (sinistra) e Palazzo Branca Doria-Centurione (destra)

Il palazzo seguente, separato da Palazzo Branca Doria-Centurione da Vicolo Doria, è il Palazzo Domenicaccio Doria (Piazza San Matteo N° 16) costruito nel XIV secolo.

Palazzo Domenicaccio Doria 

La facciata del palazzo prospicente la piazza presenta un porticato a tre arcate ogivali (oggi tamponate). Anche in questo palazzo le originali trifore del piano nobile sono state sostituite nel XVII secolo da finestre con balcone.

Al di sotto della rampa d'accesso al sagrato rialzato rispetto alla strada, sul lato della piazza di fronte alla chiesa, si trova Palazzo Doria Quartara (Piazza San Matteo N°14). 

Palazzo Doria Quartara (a destra nella foto)

Palazzo Lamba Doria (sinistra) e Palazzo Doria Quartara (destra)

Palazzo Doria Quartara (sinistra) e Palazzo Domenicaccio Doria (destra)
Il palazzo, edificato nel XV secolo da Giorgio Doria inglobando il palazzo medievale di Oberto Doria, è inserito nella lista dei Palazzi dei Rolli di GenovaPer questo palazzo Giovanni Gagini realizzò nel 1457 la sovrapporta che raffigura San Giorgio che uccide il drago (un emblema riservato solo a poche famiglie). 
portale di Palazzo Doria Quartara

San Giorgio che uccide il drago (Giovanni Gaggini - 1457)
 
Accanto a questo palazzo vi è il duecentesco Palazzo Lamba Doria (Piazza San Matteo N°15), donato dalla Repubblica di Genova a Lamba Doria per il suo valore di condottiero durante la Battaglia di Curzola (1298) contro i Veneziani. 

Palazzo Lamba Doria

E' questo l'unico palazzo della piazza ad aver conservato aperto il porticato a quattro arcate e con pilastri ottagonali Le polifore invece furono trasformate in finestre nel XVII secolo.. Fu danneggiato durante i bombardamenti del 1942, ma si salvò la facciata.
portico del Palazzo Lamba Doria

archi del Palazzo Lamba Doria 

Infine, all'angolo della piazza con Via Arcivescovato si trova Palazzo Andrea Doria (Piazza San Matteo N°17).

Palazzo Andrea Doria

Palazzo Andrea Doria

Palazzo Andrea Doria

Il palazzo fu costruito da Lazzaro Doria nel 1468, passò poi a Costantino Doria e infine  venne donato nel 1528 dalla Repubblica di Genova all'ammiraglio Andrea Doria, "Padre e Liberatore della Patria", ma egli non vi abitò mai. Il palazzo racchiude elementi medievali e rinascimentali, influenze architettoniche e decorative francesi, toscane, venete, orientali e lombarde. Al primo piano vi sono quadrifore, mentre al secondo piano bifore. 
Palazzo Andrea Doria

Cinquecentesco è il portale con decorazioni "a candelabre", floreali e a figure zoomorfe. L'epigrafe che testimonia la donazione del palazzo ad Andrea Doria, retta da due puttini alati e posta sopra il portale, fu realizzata da Niccolò da Corte.

portale del Palazzo Andrea Doria

portale ed epigrafe del Palazzo Andrea Doria

Orari chiesa:   martedì/sabato             10.00/12.00  15.00/19.00

                        domenica e festivi         9.00/12.00

Orari chiostro:  martedì e venerdì       10.00/12.00   15.00/19.00

                         mercoledì e giovedì    15.00/19.00

                         sabato                          10.00/12.00   15.00/18.00

CONCLUSIONI                                                                                                                        La Chiesa di San Matteo è ancor oggi un'abbazia della famiglia Doria. Insieme ai palazzi che sono appartenuti alla famiglia Doria costituisce uno dei luoghi da non perdere nella visita del centro storico di Genova.

Piazza San Matteo by night

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