mercoledì 1 febbraio 2017

Le "cortigiane" e le prostitute di Roma che divennero famose


Sembra che sia stato Solone nel VI secolo a.C. colui che regolarizzò il piacere a pagamento, istituendo bordelli statali: qui attraenti prostitute schiave intrattenevano i loro clienti e pagavano le tasse alla Repubblica ateniese.

Nel IV secolo Demostene divideva l'universo femminile in tre categorie: le mogli per generare la legittima prole, le concubine per servire l'uomo e le amanti per il proprio godimento.

Giunone rappresentava l'archetipo della moglie-madre, Minerva della donna intelligente in carriera e Venere l'oggetto del desiderio.

Si chiamava Flora la più antica cortigiana di Roma, che esercitava ai tempi di Anco Marzio.
Venne divinizzata e a lei vennero dedicati i Ludi Florales, baccanali e spettacoli con mime nude.

Nell'antica Roma le prostitute venivano chiamate "flava coma" per via della loro capigliatura bionda, e si riconoscevano anche perché indossavano una corta tunica di velo giallo e sotto le suole dei loro sandali vi era la scritta "akoloythi" (= "seguimi"), fatta con chiodi che lasciavano l'impronta sul terreno.

Le "quadrantarie" erano coloro che si vendevano per un quarto di asse, mentre le "copae" si concedevano anche per un solo bicchiere di vino.

Il numero delle prostitute nella Roma imperiale raggiunse la cifra di 35.000, ma ci furono periodi in cui la concorrenza maschile ( il cosiddetto "vizio greco"), superò quella femminile.

I bordelli venivano chiamati "lupanari" dal nome delle prostitute che vagavano nelle campagne , le "lupe" (la leggenda dice che chi allattò Romolo e Remo era una lupa, e Acca Larenzia, la moglie del pastore Faustolo che li allevò, era anch'essa una "lupa", una prostituta).
Le prostitute erano chiamate con nomi diversi a seconda del luogo dove esercitavano: una "prostibula" si poteva trovare davanti ad una stalla o ad un infimo bordello, una "bustuaria" vagava per i cimiteri, una "tabernaria" lavorava in una taverna, mentre quelle che esercitavano in casa erano dette "castides".
Le "meretrix" invece lavoravano dopo la merenda.

Ma si ricordano anche donne regali che si prostituivano per lo loro piacere con falsi nomi: Faustina, Giulia e la più famosa Valeria Messalina (25/48 d.C.), terza moglie di Claudio, che frequentava i bordelli con il nome di Licisca, venne soprannominata "meretrix augusta" per la sua vita dissoluta, e messa a morte dallo stesso marito.

Molte prostitute poterono riacquistare la libertà con i soldi guadagnati dalla loro attività grazie anche ai loro talenti intellettuali o artistici.

Nella Roma medioevale in cui la popolazione era prevalentemente maschile e composta da ecclesiastici e nobili, molte prostitute vennero chiamate "curiali" perché mantenevano lo stato di celibato di coloro che avessero voluto accedere alle cariche della Curia.

La Roma rinascimentale divenne la capitale della prostituzione.

Le prostitute povere che si prostituivano in luoghi bui dove l'unica luce era quella prodotta da una lanterna, erano dette "da lume o da candela".
Quelle che si facevano intravedere dietro le finestre socchiuse o le persiane (gelosie), erano chiamate "da gelosia" o "da impannata".
Poi vi erano le "cortigiane domenicali" che esercitavano solo di domenica.

Le prostitute di basso rango vivevano in condizioni misere in Campo de' Fiori, vicino a Ponte Sisto o in Vicolo "Calabraghe" (chiamato poi Vicolo Cellini), dove Spagnole o Ebree convertite venivano chiamate "cortigiane gialle" o "camisare" perché vestite con una camicia color giallo limone.

Tra le varie categorie di meretrici vi erano anche le cosiddette "cortigiane oneste", prostitute d'alto bordo.

Come le etère dell'antica Grecia, le "cortigiane oneste" avevano una buona cultura e una certa educazione.
Spesso erano animatrici di salotti letterari, sapevano suonare strumenti musicali, leggere in latino o comporre e recitare versi.
Erano belle, intelligenti, astute.
Potevano scegliere i clienti e rifiutare ciò che non gradivano.
Erano delle vere arrampicatrici sociali, capaci di tessere conoscenze importanti.
Riuscivano ad arricchirsi, giungendo a guadagnare a volte più di un medico.


Dopo essere state relegate nella zona di Trastevere, le prostitute furono rinchiuse nei cosiddetti "ortacci" da Giulio II, un vero e proprio ghetto chiuso posto vicino al Mausoleo di Augusto, i cui limiti non potevano oltrepassare.

Nel 1490 durante il pontificato di Innocenzo VIII le meretrici erano circa 7000.
Dal censimento voluto da Clemente VII (1526/1527) sappiamo che nell'Urbe, su 55.000 abitanti, 4900 erano prostitute e cortigiane, e vi erano 17 cortigiane ogni 1000 abitanti di sesso femminile.

Nel 1570 si registravano 10/20 arresti al giorno di meretrici, le quali spesso erano la causa di risse e disordini.
A volte venivano esiliate nelle città d'origine e altre volte fustigate.
 
Vi erano cataloghi pubblici con il prezzo delle loro notti, e il Tribunale curiale rilasciava le licenze dei bordelli e riscuoteva le tasse schedandole.
Erano quindi delle contribuenti: dovevano versare un tributo fisso (circa 10 carlini), in cambio della tutela del governo.
I soldi ricavati dalle tasse da loro pagate erano spesso spesi per opere pubbliche: per lastricare Via Ripetta o Via dei Coronari per esempio,  la costruzione di ponti (Ponte Sisto) o la loro riparazione (Ponte Rotto).
Anche Borgo Pio fu costruito nel 1559 da Pio IV con i denari provenienti da queste tasse.

Il Conservatorio di S.Caterina della Rota detto anche "dei funari", nacque per raccogliere le figlie delle cortigiane e le fanciulle povere in pericolo di prostituzione, anche se qui non venivano accolte le brutte, le storpie e le malate, perché per loro non ci sarebbe stata la possibilità di sposarsi.

Il Monastero di S.Maddalena invece venne fondato da quattro prostitute che si erano pentite, per le giovani che volevano cambiar vita e dedicarsi al Signore.

In chiesa erano per loro riservati i banchi della prima fila, per non distrarre i fedeli di sesso maschile.

Le prostitute di basso rango venivano sepolte alla loro morte in terra sconsacrata presso il Muro Torto.
Le cortigiane invece, come Fiammetta Michaelis, Giulia Campana e le figlie Tullia d'Aragona e Penelope, nella Chiesa di S.Agostino.

Chiesa di S.Agostino
Ma diamo un nome a queste donne, la cui vita spesso si è intrecciata con quella di personaggi famosi, papi, clerici e nobili, hanno ispirato poeti e pittori che ne hanno immortalato le sembianze.

VANNOZZA CAETANI o meglio Giovanna de Candia dei Caetani detta Vannozza, nacque nel 1442, forse a Roma, o forse a Mantova da dove proveniva la sua famiglia.

Fu detta l' "Amante dei Papi".
Fu infatti probabilmente l'amante del cardinale Giuliano della Rovere (il futuro Giulio II), ma sicuramente lo fu del cardinale Rodrigo Borgia, che divenne papa col nome di Alessandro VI.
Fu lo stesso Borgia che combinò i suoi quattro matrimoni: con il funzionario ecclesiastico Domenico Giannozzo d'Arignano (1474), con Antonio da Brescia (1476), col facoltoso Giorgio della Croce (che venne nominato segretario apostolico di Sisto IV) e con Carlo Canale.

Incontrò il cardinale Rodrigo Borgia quando aveva 23 anni e lui 33, e non era ancora divenuto papa.
Da lui ebbe quattro figli: Cesare (detto il Valentino), Lucrezia, Joffrè e Juan.
Altri due figli nacquero, Ottaviano e Giorgio, da due dei suoi quattro mariti.

Alessandro Borgia le comperò un palazzetto in Via del Pellegrino 58, che lei rivendette alla famiglia Peretti nel 1482.

palazzetto di Via del Pellegrino 58
Soggiornò anche nella rocca abbaziale di Subiaco dove nacquero Cesare, Juan e Lucrezia.

Rocca dei Borgia a Subiaco
Abitò poi in un palazzo di Piazza Pizzo di Merlo (oggi Piazza Sforza Cesarini) e in uno in Piazza Branca (oggi Largo Argentina).

palazzo in Piazza di Merlo (oggi Piazza Sforza Cesarini)
Vicino a Via Cavour si trova la cosiddetta Salita dei Borgia, una scalinata sormontata da un palazzo con balcone (detto di Vannozza Cattanei), che conduce alla Chiesa di S.Pietro in Vincoli.
Si riteneva che il palazzo fosse stato la dimora della famiglia Borgia, ma in realtà appartenne ai Margani, ai Cesarini e poi agli Orsini.

Salita dei Borgia (col balcone di Vannozza Cattanei)
Vannozza ebbe fiuto per gli affari e per 40 anni acquistò, vendette, affittò ed ebbe in gestione locande: "La Locanda del Biscione" (in Via di Tor di Nona), "La Locanda del Gallo", "La locanda del Leone piccolo", "La Locanda del Leone grande" e "La Locanda della fontana" in Campo de' Fiori, "La Locanda della Vacca" (in Vicolo del Gallo) il cui portone ancor oggi è decorato con un leone rampante dei Cattanei e un leone uscente dello stemma dei Canale (famiglia di uno dei suoi mariti) e con quello del toro e fasce chiare e scure dei Borgia.
E' rappresentato anche un compasso...forse per ricordare il suo amico e architetto Andrea Bregno.

Via di Tor di Nona ("Locanda del Biscione")

ex "Locanda della Vacca"
ingresso della "Locanda della Vacca"


stemma dei Borgia/Cattanei/Canale sull'ingresso della "Locanda della Vacca"
In queste locande vi si potevano incontrare anche prostitute, e Vannozza praticava anche l'usura.

Dopo la morte dei figli (solo Lucrezia le sopravvisse), condusse una vita di penitenza aderendo alla Confraternita del Gonfalone, alla quale lasciò tutti i suoi beni dopo la morte avvenuta il 26 novembre 1518 all'età di 76 anni.
I suoi funerali furono onorati da membri della corte pontificia.

Fu tumulata insieme al figlio Juan, assassinato nel 1497, nella cappella dei Borgia nella parte destra del transetto nella Basilica di S.Maria del Popolo, ma questa tomba fu devastata dai Lanzichenecchi nel 1527.

La lapide della sua sepoltura fu ritrovata nel 1948 per caso in occasione del restauro della Basilica di S.Marco, in quanto era stata utilizzata al rovescio per il pavimento.
Ora la si può vedere murata nella parete destra del portico di questa stessa chiesa e vi si leggono le virtù di questa donna onesta, prudente e devota.

lapide della sepoltura di Vannozza Cattanei

Vannozza fu ritratta da Innocenzo di Pietro Francucci da Imola nella tela "Ritratto di gentildonna" oggi alla Galleria Borghese di Roma. 

Ritratto di gentildonna (Innocenzo di Pietro Francucci da Imola - Galleria Borghese - Roma)
E anche il Pinturicchio la ritrae nella '"Annunziata" del Palazzo Apostolico.

Annunziata (Pinturicchio - Palazzo Apostolico - Vaticano)

GIULIA FARNESE, "Giulia la Bella", è colei che prese il posto di Vannozza Cattanei nelle grazie di papa Alessandro VI Borgia.
Fu chiamata per questo "Concubina Papae" o "Sponsa Christi".

Giulia nacque nel 1474 a Canino da Pierluigi Farnese (figlio di Ranuccio Farnese) e da Giovannella Caetani.
Il fratello Alessandro, il futuro papa Paolo III Farnese, otterrà grazie a lei la porpora cardinalizia.

Era la nuora di Adriana de Mila (cugina del papa), in quanto a quindici anni le avevano fatto sposare Orsino Orsini.
A celebrare il matrimonio fu lo stesso sessantenne cardinale Rodrigo Borgia, che presto fu eletto papa, di cui a questa età era già divenuta l'amante. 

Giulia era di media statura, di carnagione perlacea, con grandi occhi scuri e con capelli corvini che lei schiariva come voleva la moda del tempo. 

Risiedette nel palazzo di S.Maria in Portico (palazzo arcipretale di S.Pietro,) dove vivevano anche Adriana de Mila e Lucrezia Borgia (la figlia del papa avuta da Vannozza Cattanei), con la quale Giulia era molto legata da amicizia.

Nel 1492 nacque sua figlia Laura, molto probabilmente figlia del papa.
Nel 1506, morto il marito Orsino e anche il papa, si risposò con Giovanni Capece di Bozzuto, e si trasferì nel feudo di Carbognano, donato dal papa al primo marito.

Divenuta di nuovo vedova, morì nel 1524 nel palazzo di suo fratello, il cardinale Alessandro, per cause sconosciute.

Si pensa che Raffaello l'abbia ritratta nella "Trasfigurazione", custodita ai Musei Vaticani, e nella "Dama con liocorno", conservata alla Galleria Borghese a Roma.

Trasfigurazione (Raffaello - Musei Vaticani)
Dama con liocorno (Raffaello - Galleria Borghese - Roma)
Un presunto ritratto di Giulia è anche quello della "Giovane donna con unicorno" di Luca Longhi, custodita nella Stanza del Perseo dell'Appartamento di Paolo III in Castel Sant'Angelo a Roma, e anche quello che l'affresco sulle pareti della stessa stanza mostra con lo stesso soggetto.

Giovane donna con unicorno (Luca Longhi - Sala di Perseo - Museo di Castel Sant'Angelo)
Donna con unicorno (Sala del Perseo - Museo di Castel Sant'Angelo)
Anche nell'affresco della "Vergine con liocorno" del Domenichino, dipinto nella Galleria Carracci in Palazzo Farnese a Roma (oggi Ambasciata di Francia), c'è chi ha voluto vederci le sue sembianze.

Vergine con liocorno (Domenichino - Palazzo Farnese - Roma)
Vasari scriveva che il Pinturicchio avesse ritratto il volto di Giulia per dipingere il volto della madre di Cristo nella "Madonna col Bambino leggente", posta sopra la porta della Sala dei Santi dell'Appartamento Borgia in Vaticano.

Madonna col Bambino leggente (Pinturicchio - Stanza dei Santi- Vaticano)
E' forse quello di Giulia Farnese il volto di Maria nella tela "Gesù Bambino delle mani" di Pietro Facchetti, copia dell'affresco perduto "Papa Alessandro VI davanti alla Madonna" del Pinturicchio.

Gesù Bambino delle mani (copia di Pietro Facchetti da "Papa Alessandro VI davanti alla Madonna" del Pinturicchio)
Anche la statua dell'allegoria della Giustizia posta sulla tomba del fratello Paolo III in Vaticano può ricordare le sue fattezze...ma non esiste una sola immagine che la ritrae con certezza!
Forse una damnatio memoriae voluta dal fratello Alessandro, che doveva a Giulia la sua porpora cardinalizia, e questo ricordo poteva precludere la sua ascesa al soglio pontificio.


FIAMMETTA MICHAELIS, soprannominata "Damigella di singolare beltà" per la sua avvenenza, è stata tra le cortigiane più famose della Roma del XV secolo.

Nacque nel 1465 a Firenze, ma tredicenne si trasferì a Roma con la madre Santa Cassini, anch'essa una prostituta, che la introdusse negli ambienti cardinalizi.
E qui incontra il cardinale e umanista Iacopo Ammannati Piccolomini, che morendo solo un anno dopo il suo arrivo nell'Urbe, le lasciò tutti i suoi beni.
Sisto IV bloccò il testamento che una commissione dichiarò legittimo ma ridusse il lascito.
Entrarono in possesso di Fiammetta una Vigna con Casino presso Porta Viridiaria, e tre case (a Via dei Coronari 157/156, a Via degli Acquasparta 16 e una con torre a Vicolo della Palma (oggi chiamato Vicolo S.Simone) presso la Chiesa di S.Simone e S.Giuda).

casa in Via dei Coronari 156/157
Vicolo della Palma/ oggi Vicolo S.Simone
Anche la sua vita è stata legata alla famiglia dei Borgia, quale amante di Cesare, il Valentino.

Lui le faceva visita in quell'edificio quattrocentesco a due piani, con altana e porticato con pilastri e colonne, che si trova ancor oggi tra Piazza Fiammetta e Via degli Acquasparta.

casa di Fiammetta
Quando Fiammetta morì nel 1512 lasciò a suo "fratello" Andrea, che in realtà era suo figlio, la sua eredità, e venne sepolta nella Chiesa di S.Agostino.


IMPERIA CORGNATI, il cui vero nome era Lucrezia, nacque il 3 agosto 1486 (o 1481) a Roma, in Via Alessandrina vicino alla Chiesa di S.Maria in Trasportina (in Borgo).

Era figlia di Paris de Grassis, cerimoniere pontificio, ma prese il cognome della madre Diana Corgnati, cortigiana di basso rango.

A quattordici anni aveva avuto una figlia, Lucrezia Corgnati Paris.
La figlia, allevata in collegio, era completamente diversa dalla madre, sposò Arcangelo Colonna e tentò il suicidio per sottrarsi alle avance del cardinale Raffaele Petrucci.

Imperia suonava l'arpa e il liuto, componeva poesie, leggeva i classici latini.
Composizioni poetiche che lodavano la sua bellezza o che la condannavano furono scritte per lei.

Fu modella e forse amante di Raffaello, che la ritrasse nel "Trionfo di Galatea" e in "Amore e Psiche" nella Villa Farnesina di Agostino Chigi, e nelle sembianze di "Saffo" nel "Parnaso" della Stanza della segnatura in Vaticano.

Trionfo di Galatea (Raffaello - Villa Farnesina)
Amore e Psiche (Raffaello - Villa Farnesina)
Saffo/ nel Parnaso (Raffaello - Stanza della segnatura in Vaticano)
C'è ci vede il ritratto d'Imperia nella "Trasfigurazione" di Raffaello, custodita in Vaticano (ma c'è anche chi vi individua Tullia d'Aragona o la Fornarina), in una Sibilla affrescata da Raffaello nella Chiesa di Santa Maria della Pace, o la Samaritana della Cappella Chigi.
 
Imperia visse col patrigno in una casa si dice istoriata da Raffaello in Piazza Scossacavalli in Borgo, ebbe una casa all'angolo tra Via del Pellegrino e Via di Monserrato, abitò in un palazzetto in Via Giulia e in una vera "reggia" vicino alla Locanda dell'Orso (Via dell'Orso).

casa all'angolo tra Via del Pellegrino e Via di Monserrato
Via dell'Orso
Fu chiamata "La divina" e "L'irresistibile".
Fu amata dal vescovo e scrittore Matteo Bondello, dal vescovo Jacopo Sadoleto, dal poeta licenzioso Bernardino Cappella, dal letterato umanista Angelo Colocci, dal bibliochetario del papa Tommaso Inghirami, da Filippo Beroldo junior e da Giacomo Stella, che per lei si suicidò.

Il suo amante ufficiale dal 1508 fu Agostino Chigi.
Ma lei amò il nobile Angelo del Bufalo, che non poté sposare perché lui aveva già una moglie.
E per lui si suicidò assumendo del veleno il 15 agosto 1512.
Ebbe la benedizione di papa Giulio II e molti scrissero epitaffi.
Fu sepolta nella Chiesa di S.Gregorio Magno al Celio, in una cappella con un monumento fatto erigere da Agostino Chigi e un'iscrizione in latino:
"Imperia, cortigiana romana che, degna di così gran nome, offrì un esempio di bellezza raro per il genere umano. Visse ventisei anni e dodici giorni e morì nell’anno 1512, il 15 agosto".
Ma la sua sepoltura venne poi sostituita un secolo dopo da quella di Lelio Guidiccioni, canonico della Basilica di S.Maria Maggiore, e spostata sotto il portico della chiesa.

tomba di Lelio Guidiccioni già tomba di Imperia

LA FORNARINA è il nome con il quale s'identifica la modella di tanti quadri di Raffaello, sua musa ispiratrice e amante.

Non vi è certezza sulla sua identità, che si confonde con quella di una probabile cortigiana: "Fornarina" era il nome d'arte che usavano le cortigiane d'alto bordo alludendo ad un "altro" forno e ad atri "pani".
Forse "Fornarina" deriva da "fornicatrice", parola che deriva a sua volta dal latino "fornix", nei quali le antiche prostitute esercitavano il loro mestiere.

Per questo si è pensato di individuarla in Beatrice De Bonis, nota come BEATRICE FERRARESE, che abitava in una lussuosa casa di Via Soldati, vicino all'Albergo dell'Orso.
Fu la concubina di Francesco Maria Molza, di Agostino Chigi e di Lorenzo de' Medici.
Dal Vasari fu annoverata tra le amanti di Raffaello.
Fu violentata dai Lanzichenecchi che le trasmetteranno la sifilide.
Per questo finì per diventare una mezzana e una serva nelle osterie.
Come descritto nella pasquinata "Lamento di una cortigiana ferrarese", sfigurata dalla malattia, finisce per chiedere l'elemosina.
Si pensa che Raffaello l'abbia ritratta nel busto nudo conservato nella Galleria Nazionale d'Arte Antica di Palazzo Barberini, più noto come "La Fornarina".
La Fornarina (1518/1519 Raffaello - Galleria Nazionale d'Arte Antica di Palazzo Barberini)
Un'altra candidata ad essere stata la modella per questo quadro, è MARGHERITA LUTI, di cui non si conoscono le date di nascita e di morte, ma che fosse figlia di un fornaio di Trastevere, originario di Siena, di famiglia nobile caduta in disgrazia.
Abitava forse in Via di S.Dorotea 20, vicino a Porta Settimiana, dove ancor oggi si trova una finestra rinascimentale.

casa della Fornarina a Via di S.Dorotea
finestra rinascimentale della cosiddetta casa della Fornarina
 Altri riportano la sua abitazione in Vicolo del Cedro 31, al secondo piano.

presunta casa della Fornarina in Vicolo del Cedro 31
Altri la collocano in Via del Governo Vecchio 48, dove nell'androne si trova un'iscrizione in latino:
"RAPHAELLI SANCTIO QUAE CLARUIT DILECTA HIC FERTUR INCOLUISSE"
("Qui abitò colei che ebbe fama per essere stata amata da Raffaello Sanzio").

palazzo a Via del Governo Vecchio 48
S'ipotizzò anche un matrimonio segreto tra lei e l'artista urbinate.
Alla morte di Raffaello Margherita entrerà nel Convento di S.Apollonia in Trastevere.

Le stesse sembianze della modella del quadro de "La Fornarina" si ritrovano in altre opere dell'artista: nella "La Velata" e nella "Madonna della seggiola" conservate alla Galleria Palatina di Palazzo Pitti a Firenze, nella "Madonna Sistina" oggi alla Gemaldegalerie di Dresda, in Clio nel "Parnaso" della Stanza della Segnatura in Vaticano e nella "Madonna di Foligno" nella Pinacoteca Vaticana.
 
Donna Velata (Raffaello - Galleria Palatina di Palazzo Pitti - Firenze)
Madonna della seggiola (Raffaello - Galleria Palatina di Palazzo Pitti - Firenze)
Madonna Sistina (Raffaello - Gemaldegalerie - Dresda)
Parnaso (Raffaello - Stanza della Segnatura - Vaticano)
Madonna di Foligno (Raffaello - Pinacoteca Vaticana)
La "Madonna del sasso", la statua che nel Pantheon di Roma si trova sopra la tomba di Raffaello, commissionata dallo stesso artista all'allievo Lorenzetto, ha le sembianze della Fornarina.

Madonna del sasso (Lorenzetto - Pantheon -Roma)
Ma anche in "Amore e Psiche" e nel "Trionfo di Galatea" a Villa Farnesina, nella donna inginocchiata nella "Trasfigurazione" della Pinacoteca Vaticana e in una delle Sibille nell'affresco nella Chiesa di S.Maria della Pace, dove però, come ho già detto, si sono volute riconoscere anche le cortigiane Imperia e Giulia Farnese.
Ma forse la Fornarina era solo una donna ideale...

ANGELA GRECA proveniva da Lanciano, da dove era stata "rubata" durante una fiera.
Nata tra la fine del 1400 e l'inizio del 1500, si faceva chiamare Ortensia Greca e abitava a Vicolo Cellini 31, grazie ad un suo ricco amante spagnolo, un certo de Alborensis.

Casa di Angela Greca (Vicolo Cellini 31)
Fu l'amante del poeta Francesco Beccuti, ma sposò il conte Ercole Rangone, cameriere privato di Leone X.
Prima del Sacco di Roma (1527), fuggì in Francia.
Tornata a Roma si fece suora entrando nel Convento delle Convertite.

Sembra che Tiziano l'abbia ritratta nella "Danae" nelle sembianze della figlia di Acrisio, opera commissionatagli probabilmente dal cardinale Alessandro Farnese, nipote di Paolo III, amante di Angela Greca.
La tela, ereditata poi da Carlo III Borbone, si trova oggi al Museo Nazionale di Capodimonte a Napoli.

Danae (Tiziano - 1545 Museo Nazionale di Capodimonte - Napoli)

TULLIA D'ARAGONA è stata soprannominata la "Cortigiana dei poeti" per essere stata la loro musa ispiratrice.

Nacque a Roma nel 1508, ed era figlia della cortigiana ferrarese GIULIA CAMPANA (detta la "Ferrarese" perché nata ad Adria), e del cardinale Luigi d'Aragona, arcivescovo di Palermo e nipote del re Alfonso II di Napoli.
All'anagrafe risulta invece figlia del cugino Costanzo Palmieri d'Aragona.

Tullia era raffinata, cantava, suonava, parlava latino e amava scrivere.
Trasformò la sua alcova in un salotto letterario, frequentato da Filippo Strozzi, dal cardinale Ippolito de' Medici, da Bernardo Tasso, da Camillo Delminio, da Francesco Maria Molza e da Sperone Speroni.
Girolamo Muzio s'innamorò di lei perdutamente e le dedicò dei sonetti.

Era alta e bionda, e ci fu chi per una notte passata insieme a lei, era disposto a spendere anche 100 scudi.

E' ritratta forse nella tela "Salomè" di Alessandro Bonvicino (detto Moretto da Brescia), custodita nella Pinacoteca di Brescia.

Salomè (Moretto da Brescia - Pinacoteca di Brescia)
Nel 1531 dovette fuggire da Roma perché macchiata d'infamia per non aver rispettato accordi presi.
Andò a Ferrara, Siena, Venezia.

Per intercessione della duchessa di Ferrara poté sottrarsi all'obbligo di portare il contrassegno del velo giallo delle cortigiane per meriti letterari.

Nel 1543 sposò Silvestro Guicciardini per meritarsi il titolo di "cortigiana onesta".

Durante il suo soggiorno a Firenze scrive e dedica a Cosimo I de' Medici il "Dialogo dell'infinità d'amore", mentre dedica le "Rime" alla moglie Eleonora da Toledo, sua protettrice. 

Tornata a Roma abitò a Palazzo Carpi vicino alla Chiesa di S.Agostino, e poi in Trastevere.
Morì nel 1556 a 48 anni, e venne sepolta con la madre e la sorella Penelope nella Chiesa di S.Agostino.


ANTEA è stata una famosa cortigiana romana vissuta nella prima metà del Cinquecento, celebre per la sua eleganza.
La elogiavano Benvenuto Cellini e Pietro l'Aretino, ed era stata l'amante anche di Alessandro Farnese (futuro papa Paolo III).
Abitava vicino alla Torre Sanguigna.

Torre Sanguigna
Fu sfregiata da un amante respinto.
Si è pensato che fosse lei la donna ritratta dal Parmigianino in "Antea" o "Ritratto di giovane donna", custodita nel Museo di Capodimonte a Napoli, e che
probabilmente il pittore se ne innamorò durante il suo soggiorno romano.

Ritratto di giovane donna /Antea (Parmigianino - Museo di Capodimonte - Napoli)

BEATRICE PAREGGI, detta Beatrice la Spagnola per la provenienza della madre.
Fu l'amante del poeta Francesco Maria Molza, dal quale ebbe tre figli.
Abitava con tre persone a suo seguito vicino alla Chiesa di S.Salvatore in Lauro.
L'iscrizione sulla sua tomba nella Chiesa di S.Agostino diceva:
"Fu madre esemplare, rapita nel fiore della sua gioventù" .

LUCREZIA PORZIA era figlia d'arte, in quanto anche sua madre Clarice esercitava la stessa professione.
Da bambina vendeva le mele cotte in strada, e ballava nelle osterie.
Venne soprannominata "Matrema non vole ("Mia madre non vuole"): essendo molto giovane (dodici anni) quando intraprese il mestiere di prostituta, la madre non voleva che le sue prestazioni andassero otre un certo limite, e con questa frase liquidava i clienti che non le piacevano.
Giocava col ruolo di verginella, concedendosi solo dopo essere pregata e comprata con regali.
Fu una delle cortigiane più prese di mira dalle "pasquinate".
Scommise 100 ducati sul nome del nuovo papa che sarebbe stato eletto; se avesse perso, si sarebbe concessa gratis per tre notti.
Puntò su un cardinale suo amante, ma perse la scommessa.
Fece carriera, e da una misera casa in cui viveva, arrivò ad abitare in una casa lussuosa vicino all'Osteria dell'Orso.
Si racconta che non vi fossero tra i suoi pretendenti chi non sapesse a memoria i versi del Petrarca.
Riuscì a scampare al sacco dei Lanzichenecchi e alla peste.

ISABELLA DI LUNA era di origini spagnole, proveniva da Granada e divenne una delle più famose cortigiane di Roma.
Seguì un soldato dell'esercito imperiale di Carlo V d'Asburgo, prostituendosi nel campo.
Arrivata a Roma, acquistò qui una casa, facendosi conoscere come cortigiana d'alto bordo.
Roberto Strozzi fu tra i suoi principali clienti.
Sarà ritratta in due romanzi di Matteo Bandello, suo contemporaneo.
Per aver contravvenuto alla legge, fu frustata sulle natiche nude sulla pubblica piazza.
Morì nel 1564.

Erano prostitute le modelle che Michelangelo Merisi da Caravaggio ritrasse nei suoi capolavori.

FILLIDE MELANDRONI nacque a Siena.
Suo padre apparteneva ad una famiglia nobile.
Arrivata a Roma con la madre e il fratello, inizia giovanissima a prostituirsi, ed esercita intorno a Piazza S.Lorenzo in Lucina.
Abitava tra Via del Gambero e l'attuale Via Belsiana.
A 16 anni lavora sotto la protezione dei fratelli Tomassoni, che l'introducono presso conoscenze altolocate.
Si fidanza con Ranuccio Tomassoni, l'uomo che Caravaggio uccise e per il quale dovette fuggire da Roma.
Per mantenere il suo ruolo dominante tra le prostitute protette da Ranuccio, aggredì Prudenza Zacchia.
Sarà la modella di Caravaggio per cinque dipinti, anche se il movimento controriformista proibiva di fare ritratti alle prostitute.

Aveva diciassette anni quando nel 1557 posa come modella per il "Ritratto della cortigiana Fillide", commissionato dal banchiere Vincenzo Giustiniani, suo amante.
Acquistato dal Museo di Berlino, il quadro bruciò in una torre antiaerea nel 1945.

Ritratto della cortigiana Fillide (Caravaggio - andato perduto)
Del 1598 è "Marta e Maria Maddalena", conosciuto anche come "Conversione della Maddalena", tela nella quale posa con l'amica e anch'essa prostituta Annuccia (Anna Bianchini di cui parlerò successivamente).

Conversione della Maddalena (Caravaggio - Istitute of Arts - Detroit)
Segue nel 1598 "Santa Caterina d'Alessandria", commissionato dalla famiglia Del Monte.

Santa Caterina d'Alessandria (Caravaggio - Museo Thyssen-Bornemisza - Madrid)
Fillide è ancora ritratta da Caravaggio nel 1599 in "Giuditta e Oloferne"., commissionato dal banchiere Ottavio Costa.

Giuditta e Oloferne (Caravaggio - Galleria Nazionale d'Arte Antica di Palazzo Barberini - Roma)
Infine nel 1600 poserà per la "Natività con i Santi Lorenzo e Francesco", commissionata per l'Oratorio di S.Lorenzo a Palermo.
La tela verrà rubata nel 1969.

Natività con i Santi Lorenzo e Francesco d'Assisi (Caravaggio - rubata)
Dedita alle opere di carità nella parrocchia di S.Maria del Popolo, adottò anche un bambino di quattro anni.
Fillide ebbe una relazione con l'avvocato apostolico Giulio Strozzi, figlio illegittimo di un banchiere veneziano, che Caravaggio le fece conoscere.
Giulio Strozzi commissionò a Caravaggio un ritratto della sua amata, che ella gli lasciò nel suo testamento.
Per non influenzare male il suo amante, Fillide fu costretta dalla famiglia di lui e dal Papa Paolo V ad abbandonare Roma nel 1612.
Lei tornò a Roma due anni dopo.
Morirà a trentasette anni, il 3 luglio 1618.
Venne sepolta fuori dal sagrato della Chiesa di S.Lorenzo in Lucina.


MADDALENA ANTOGNETTI, chiamata Lena, è un'altra prostituta ritratta nei dipinti di Caravaggio.
Era romana, e proveniva da una famiglia di cortigiane: sua sorella AMABILIA era bellissima.
Lena era alta e aveva folti capelli neri.
Fu una "cortigiana curiale".
Tra il 1602 e il 1606 vivrà vicino alla Chiesa di S.Ambrogio, parrocchia della Basilica di S.Maria del Popolo, mentre poi abiterà in Via dei Greci.
Fu l'amante del cardinale Montalto e poi del cardinale Peretti, nipote di papa Sisto V.
Per l'assidua frequentazione col Caravaggio veniva chiamata "Dama di Michelangelo".
Per lei Caravaggio venne condotto in carcere nel 1605 per aver danneggiato la bottega di frutta e verdura di Laura ed Isabella della Vecchia, posta sotto l'abitazione di Lena in Via del Corso: le donne avevano malignato contro l'amata.
Sempre per lei che non voleva sposare il notaio Marino Pasqualoni, Caravaggio colpì di spalle con una spada in testa il pretendente : per questa denuncia, Lena e Carvaggio non poterono frequentarsi.

Ma di lei rimangono due ritratti che la vedono protagonista in due delle opere più belle del pittore.
Una è la "Madonna di Loreto" o "Madonna dei Pellegrini", commissionata da Orinzia de Rossi proprietaria della Cappella Cavalletti nella Chiesa di S.Agostino.
Il bimbo ritratto nel dipinto sembra essere stato il figlio di Lena, la cui nascita nel 1602 le precluse la frequentazione degli alti ecclesiastici.

Madonna dei Pellegrini (Caravaggio - Chiesa di S.Agostino)
L'altra tela di Caravaggio che sempre con suo figlio la ritrae nelle sembianze della Vergine, è la "Madonna dei Palafrenieri".
L'opera fu commissionata dalla Compagnia dei Palafrenieri Pontifici per la cappella che avevano appena ottenuto nella Basilica di S.Pietro, ma dalla quale fu rimossa solo dopo qualche giorno per essere esposta nella Chiesa di S.Anna dei Palafrenieri.
Il dipinto era stato giudicato scandaloso: il bimbo era troppo grande per essere ritratto nudo e la modella una prostituta.
La tela fu poi acquistata da Scipione Borghese, ed è rimasta nella sua collezione, quando Caravaggio era in fuga per aver assassinato Ranuccio Tomassoni.

Madonna dei Palafrenieri (Caravaggio - Galleria Borghese - Roma)
Un'altra opera nella quale molti credono di vedere il volto di Lena è la "Maria Maddalena in estasi", di cui esistono otto copie, e che l'originale Caravaggio portò con sé nell'ultimo suo viaggio verso Porto Ercole.
Sparì quindi nel 1610 ed è da poco stata ritrovata in una collezione privata.

Maria Maddalena in estasi (Caravaggio - Collezione privata)
Lena morì a soli 28 anni nel 1610.


ANNA BIANCHINI, soprannominata Annuccia, fu amica di Fillide e con lei visse in Via dell'Armata (una traversa di Via Giulia).

oggi Via dell'Armata
Figlia di un'altra cortigiana toscana, si prostituì in strada dall'età di dodici anni.
Era una prostituta curiale, e frequentò personaggi potenti e pittori.
Più volte ebbe anche a che fare con la giustizia per liti tra rivali.

Poserà per alcune opere giovanili di Caravaggio.
Aveva i capelli rossi e lunghi, e la si può riconosce nella "Maddalena Penitente" e nel "Riposo durante la fuga in Egitto".

Maddalena Penitente (Caravaggio - Galleria Doria Pamphilj - Roma)
Riposo durante la fuga in Egitto (Caravaggio - Galleria Doria Pamphilj - Roma)
Annuccia sarebbe anche la modella di altre due tele del Caravaggio: in "Marta e Maria Maddalena" (lei nelle sembianze di Marta e l'amica Fillide in quelle della Maddalena), e nella "Morte della Vergine", dipinta per la Chiesa di S.Maria della Scala.
Per questo ultimo dipinto si è anche pensato che forse Caravaggio avesse ritratto una donna affogata nel Tevere.
Anche quest'opera fu rifiutata dai committenti, fu acquistata dal duca di Mantova sotto consiglio di Rubens, passò a Carlo I d'Inghilterra e poi ceduta a Luigi XIV. Per questo ancor oggi si trova al Museo del Louvre.
 
Marta e Maria Maddalena (Caravaggio - Istitute of Arts - Detroit)
Morte della Vergine (Caravaggio - Museo del Louvre - Parigi)
 Annuccia morì a 25 anni nel 1604, anno in cui venne dipinta questa tela.


DOMENICA CALVI, chiamata Menicuccia, e anche se non posò mai per Caravaggio, sicuramente lo conosceva.
Abitava vicino al Collegio dei Greci, e qui Caravaggio fu arrestato perché tirava sassi alla sua finestra.
Era una prostituta d'alto rango, e tra i clienti di ci fu forse anche il cardinal d'Este.


...e molte altre di cui si ricordano a mala pena i nomi.


CONCLUSIONI
Un viaggio un po' insolito tra coloro che hanno animato la vita, a volte segreta, a volte ostentata, di un popolo maschile che amava circondarsi della loro bellezza, della loro grazia e a volte della loro cultura.
Un'occasione per scoprire, nei volti di immagine sacre, i volti profani di donne del popolo o di donne che sono state capaci di riscattarsi giocando sul loro fascino, e che sono state capaci in alcuni casi, di avere cardinali e papi soggiogati dalle loro capacità amatorie.
Un viaggio nella storia passata di Roma, raccontata da un particolare punto di vista tutto al femminile.


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