domenica 23 agosto 2020

Bologna: "L'Urlo di Pietra" e la Chiesa di S.Maria della Vita


Nel centro storico di  Bologna, nella Chiesa di S.Maria della Vita, si trova uno dei capolavori del Quattrocento italiano.

"Infuriate dal dolore, dementate dal dolore erano le Marie. Una, presso il capezzale, tendeva la mano aperta come per non vedere il volto amato; e il grido e il singulto le contraevano la bocca, le corrugavano la fronte il mento il collo. Ascoltami. Puoi tu imaginare che cosa sia l'urlo pietrificato? Puoi tu imaginare nel mezzo della tragedia cristiana l'irruzione dell'Erinni?"
                                                                        (Gabriele D'Annunzio - "Le Faville del Maglio" - 1924)

"L'Urlo di Pietra" del Compianto di Niccolò dell'Arca
Queste parole furono scritte da Gabriele D'Annunzio descrivendo il suo incontro con il Compianto di Niccolò dell'Arca, in occasione di una visita a Bologna col padre nell'ottobre del 1878.

Compianto (Niccolò dell'Arca)
Quando era ancora adolescente, D'Annunzio vide questo capolavoro abbandonato in un sottoscala della chiesa, tra le ragnatele accumulate dall'incuria e gli scarti di frattaglie gettate da un macellaio di una bottega posta di fronte alla chiesa in Via Pescherie ...e molti anni dopo descrisse molto bene le forti impressioni che questo capolavoro in terracotta gli aveva suscitato.

Il Compianto era stato abbandonato in quella nicchia perché si era pensato che la drammaticità dell'opera spaventasse i malati dell'Ospedale della Vita, l'istituzione fondata dalla Confraternita dei Battuti Bianchi che aveva commissionato a Niccolò dell'Arca nella seconda metà del Quattrocento questo realistico e straziante gruppo scultoreo.
Fu Riniero Barcobini Fasani che nel 1261 fondò la Confraternita dei Battuti Bianchi: sotto consiglio del podestà Orlandino Marescotti, l'eremita e frate minore perugino, divenuto poi beato, si diresse da Perugia a Bologna, raccogliendo lungo il cammino numerosi seguaci (si dice 20.000), che flagellandosi salivano verso il Nord d'Italia chiedendo alle fazioni in guerra di rappacificarsi.
A Bologna Riniero Barcobini Fasani, insieme a Bonaparte Ghisilieri e a Suor Dolce, terziaria francescana, istituirono un ospedale per accogliere i malati e i pellegrini che diretti verso Roma, passavano da Bologna.
Annesso all'ospedale, uno dei primi istituiti a Bologna, vi era una chiesetta dedicata a S.Vito, che per le guarigioni che si verificavano nell'ospedale venne chiamata Chiesa S.Maria della Vita e l'ospedale Ospedale di S.Maria della Vita.

Di fronte alla chiesa vi era il cosiddetto "Portico della morte", perché vi era un altro ospedale dedicato soprattutto ai malati incurabili e ai condannati a morte, e per questo chiamato Ospedale di S.Maria della Morte.

La Chiesa di S.Maria della Vita fu distrutta da un terremoto nel 1686 e ricostruita interamente tra il 1687 e il 1690 dall'architetto e francescano Giovanni Battista Bergonzoni, che realizzò un importante esempio di barocco bolognese, ispirandosi alla borrominiana Chiesa di Sant'Agnese in Agone in Piazza Navona a Roma.

Chiesa di S.Maria della Vita
La chiesa è a pianta centrale, a croce greca poco accentuata (19 X 21m).
Presenta sei cappelle laterali di cui quattro poste nelle pilastrature angolari.

altare del Beato Riniero Fasani
S.Girolamo e il Beato Bonaparte Ghisilieri (Aureliano Milani - 1718 ca.)
 Le colonne giganti di ordine corinzio sorreggono gli archi delle cappelle.

colonne giganti di ordine corinzio
La cupola che copre la navata è a base ellittica.
Con i suoi 52m di altezza è la cupola più alta di Bologna.
Fu disegnata da Antonio Galli da Bibbiena e terminata nel 1787 da Giuseppe Tubertini.

cupola della Chiesa di S.Maria della Vita
La cupola è stata decorata alla base da Luigi Acquisti con stucchi rococò e da quattro Sibille: Cumana, Frisia, Eritrea e Persica.

Sibilla (Luigi Acquisti)
Sibilla (Luigi Acquisti)
Sibilla (Luigi Acquisti)
Sibilla (Luigi Acquisti)
Sulla lanterna che sovrasta la cupola è posta l'insegna della Confraternita dei Battuti Bianchi (una croce a due bracci da cui pendono i cordini per la flagellazione).

La cupola che copre il presbiterio è stata affrescata tra il 1776 e il 1779 da Gaetano Gandolfi che ha raffigurato l'Ascensione della Vergine.

cupola del presbiterio: Assunzione della Vergine / Personaggi ed eventi dell'Antico Testamento / Angeli (Gaetano Gandolfi)
Alla base della cupola sono sono raffigurati personaggi ed eventi dell'Antico Testamento: Mosè, Salomone, Noè.
Nei pennacchi sono rappresentati coppie di Angeli con oggetti che riportano all'iconografia mariana: il libro della Sapienza, lo specchio, la palma, la corona di rose, l'anfora col vino.

L'altare maggiore fu realizzato su disegno di Angelo Venturoli ed è decorato con due Angeli con cartiglio sulla cimasa opera di Giacomo Rossi e due Sante alla base realizzate da Petronio Tadolini.

altare maggiore (Angelo Venturoli)
altare maggiore: Sante (Petronio Tadolini)
altare maggiore: Angeli (Giacomo Rossi)
Sull'altare è posta la Madonna della Vita, opera attribuita a Simone dei Crocefissi o al nipote Lippo di Dalmasio.

Madonna della Vita (attr. Simone dei Crocifissi - XIV sec.)
Questo affresco era posto sul lato Est della chiesa del 1286, venne poi ricoperto da intonaco durante l'ampliamento della chiesa nel 1502.
L'immagine sacra venne riscoperta il 10 maggio 1614 e, ritenuta miracolosa perché rimasta illesa durante il crollo della chiesa nel 1686, divenne la protettrice dell'ospedale.
Venne ricollocata sull'altare nel 1617 dotandola di una cornice realizzata da Ludovico Carracci.
Durante la festa del Santuario, che si celebra il 10 maggio in ricordo della data del ritrovamento dell'icona, viene esposta una miniatura in oro e argento coronata di diamanti e con il ritratto in smalto del Re Sole, opera attribuita a Jean Petitot, regalata da re Luigi XIV al canonico Carlo Cesare Malvasia.

L'organo posto nel presbiterio risale al 1867 e venne realizzato da Giuseppe Guermandi.

organo della chiesa (Giuseppe Guermandi - 1867)
La facciata della chiesa, a due ordini, con finestra e terminante con frontone timpanato, è stata realizzata nel 1905 su progetto di Leonida Bertolazzi.

facciata della Chiesa di S.Maria della Vita
controfacciata
Decorano la facciata le statue di Riniero Fasani e Bonaparte Ghisilieri (come già detto fondatori dell'ospedale), opere di Tullo Golfarelli.

statue di Riniero Fasani e di Bonaparte Ghisilieri (Tullo Golfarelli)
Ma ritorniamo all'interno della chiesa e al famoso Compianto esposto nella cappella a destra del presbiterio.
Compianto (Niccolò dell'Arca)
La data precisa della commissione non è certa, forse tra il 1464 e il 1485, come neanche è conosciuta la disposizione originale delle statue (quella attuale è stata così voluta da A.Rubbiani nel 1922), concepite come un  tableau vivant.

La collocazione originaria era vicino alla porta della chiesa che va su Via Pescherie e qui rimase sino al 1586.
Poi iniziò ad essere spostato.
Rischiò anche di essere distrutto: venne salvato da un professore dell'Accademia perché l'amministrazione dell'Ospedale voleva disfarsene.

Il Compianto è formato da sei figure erette e una giacente.
Le statue a grandezza umana sono state realizzate in terracotta, sono cave internamente, non lavorate sul retro e originariamente erano policrome.

L'artista di questo capolavoro ha lasciato la sua firma iscritta in lettere capitali romane sul cuscino su cui giace il capo del Cristo morto:
" OPUS NICOLAI DE APULIA".
cuscino con la firma di Niccolò dell'Arca
Le origini dell'artista sono incerte: alcuni documenti lo definiscono barese, altri dalmata.
Probabilmente nacque a Bari da una famiglia proveniente dalla Dalmazia, ed ebbe forse una formazione a Napoli, all'epoca capitale del Regno Aragonese.
Solo dopo aver realizzato il coperchio marmoreo dell'Arca di S.Domenico nella Basilica di S.Domenico a Bologna (1469/1473), l'artista viene detto Niccolò dell'Arca.
A Bologna realizzò anche la cosiddetta Madonna di Piazza (1478), un Madonna col Bambino in terracotta posta sulla facciata di Palazzo D'Accursio.

coperchio dell'Arca di S.Domenico (Niccolò dell'Arca - Chiesa di S.Domenico - Bologna - 1469/1473)
Madonna di Piazza (Niccolò dell'Arca - 1478)

Ma veniamo ai personaggi che rappresentano le singole statue del Compianto.

Davanti alle sei figure erette giace su un catalètto il Cristo morto che con la bocca socchiusa e le mani trafitte dai chiodi incrociate sul ventre poggia la testa coronata di spine su un cuscino.

Cristo morto
"Non dimenticherò mai quel Cristo. Era di terra? era di carne incorrotta? Non sapevo di che sostanza fosse. Stava supino, rigido, coi piedi eretti incrostati di grumi risecchi, che dovean essere le grossezze del mastice messo lì a restaurare la rottura, nerastri, trafitti dal chiodo che aveva lasciato non il foro ma quasi uno squarcio aspro. Ascoltami. Teneva distese le braccia e le mani conserte su l'anguinaia. Annerata era la faccia ma la barba era ingrommata di non so che bianchiccio."
                                                                       (Gabriele D'Annunzio - "Le Faville del Maglio" - 1924)

Cristo morto
Giuseppe d'Arimatea è raffigurato genuflesso, in abiti rinascimentali, con gli strumenti che gli servirono per deporre Cristo dalla croce.

Giuseppe d'Arimatea
"Men mi spiaceva il discepolo occulto Giuseppe d'Arimatea, saldo, robusto, col suo robone a pieghe, con la sua berretta a gronde, con la sua tanaglia alla cintola, col martello nella man dritta, co' tre chiodi nella manca, simile a un mastro collegiato, simile a un consolo di una delle ventun'Arti".
                                                                       (Gabriele D'Annunzio - "Le Faville del Maglio" - 1924)

Giuseppe d'Arimatea e Maria di Giuseppe o Salome
Accanto a Giuseppe d'Arimatea è posta Maria di Giuseppe o Salome, moglie di Zebedeo e madre di Giacomo Maggiore e di Giovanni Evangelista.
La donna in lacrime affonda le mani nelle vesti e nelle carni delle gambe quasi a cercare di non cadere.

Maria di Giuseppe o Salome
Segue la Madonna ritratta in età avanzata, si dispera con la bocca aperta e la testa reclinata su una spalla, congiungendo le mani. 

Madonna
Madonna e S.Giovanni Apostolo
Vicino alla Madonna è posto S.Giovanni Apostolo, che si sorregge il mento con la mano in atteggiamento di dolore composto, sommesso.

S.Giovanni Apostolo
La statua posta vicina a S.Giovanni Apostolo è Maria di Cleofa, parente della Madonna, discepola di Gesù e madre di Giacomo Minore, uno degli Apostoli.
Sembra volere allontanare da se, protendendo in avanti le mani, l'immagine della morte del Cristo.

Maria di Cleofa
"Una, presso il capezzale, tendeva la mano aperta come per non vedere il volto amato; e il grido e il singulto le contraevano la bocca, le corrugavano la fronte il mento il collo".
                                                                        (Gabriele D'Annunzio - "Le Faville del Maglio" - 1924) 

Infine è raffigurata Maria Maddalena, che giunge di corsa con le vesti spostate dal vento, che la fanno apparire simile ad una statua di Nike, e la bocca spalancata in un urlo di dolore.

Maria Maddalena
"La Maddalena certo giungeva di lungi, dopo un'ora o un millennio d'ambascia, in atto di precipitarsi come su una preda agognata. Il suo amore e il suo dolore sembravano smaniosi di divorare.
Un gran vento era nella sua veste: il vento delle cime inaccessibili era nella sua veste, come nei pepli delle Vittorie. Non so. Intendimi. Era una specie di Nike mostruosa, alata di lini. Le bende svolazzanti le facevano alata la testa; i lembi del manto impigliati ai gomiti le sbattevano indietro come vanni. La bocca era dilatata dall'ululo, rappresi erano gli occhi dal pianto, distorte le dita."
                                                                       (Gabriele D'Annunzio - "Le Faville del Maglio" - 1924)

Maria Maddalena
Nel Compianto manca la figura di Nicodemo, forse andata perduta o distrutta: si dice che avesse le sembianze di Giovanni II Bentivoglio, signore di Bologna, e che fu fatta abbattere per cancellarne la memoria quando nel 1506 Bologna passò allo Stato Pontificio.

Insieme alla Chiesa di S.Maria della Vita con il Compianto di Niccolò dell'Arca, si possono visitare anche l'Oratorio dei Battuti Bianchi e il Museo della Sanità e dell'Assistenza.
Inoltre il Santuario di S.Maria della Vita è sede della Schola Gregoriana Benedetto XVI.

CURIOSITA': Guido Reni, che abitò a lungo in una casa in affitto di proprietà della Confraternita dei Battuti Bianchi, amava pregare in questa chiesa. Il pittore fu anche ricoverato tre volte nell'Ospedale di S.Maria della Vita. Sembra che si sia ispirato al Compianto per la sua opera Strage degli Innocenti che decorava la Cappella Ghisilieri della Chiesa di S.Domenico, e che oggi è conservata nella Pinacoteca Nazionale di Bologna .

Strage degli Innocenti (Guido Reni - Pinacoteca Nazionale di Bologna - 1611)

CURIOSITA': Sembra che anche Pablo Picasso si sia ispirato al Compianto per la sua opera Guernica (Museo National Centro de Arte Reina Sophia - Madrid).

genusbononiae.it/palazzi/santa-maria-della-vita/
Orario Santuario:   martedì/domenica    10.00/19.00
Compianto:            martedì/domenica    10.30/18.30
Oratorio:                martedì/domenica    10.00/12.00   15.00/18.00
Museo:                   martedì/domenica    10.00/19.00
Costo visita Compianto:   5€

CONCLUSIONI
Oggi come ieri il Compianto di Niccolò dell'Arca con il suo realismo ed espressività suscita nei vsitatori emozioni forti.
Oltre a Gabriele D'annunzio altri pensatori si sono soffermati ad ammirarlo: lo hanno chiamato una "Danza Selvaggia" (Ernesto De Martino) o in riferimento alla Maddalena e a Maria di Cleofa le hanno definite "Marie sterminatamente piangenti" (Carlo Cesare Malvasia).
La maestria di plasmare la terra animandola di così grande drammaticità personalmente mi ha lasciata "senza parole".
Quindi, anche se la facciata della chiesa non suscita grande interesse, e stretta tra i palazzi che costeggiano la via può passare inosservata, vi consiglio di entrare e visitare questo sito ed ammirarlo con attenzione, cogliendo la forza espressiva con la quale è stato creato.


lunedì 17 agosto 2020

Bologna: l'Archiginnasio, antica sede universitaria


L'Archiginnasio, termine greco che vuole significare "nuove scuole", è stata l'antica sede dell'Università felsinea.

Questo storico ed importante edificio fu costruito in brevissimo tempo, dal 1562 al 1563, per volere di Papa Pio IV che con una bolla ordinò la costruzione al cardinale Carlo Borromeo, legato pontificio (all'epoca Bologna era la seconda città per importanza dello Stato Pontificio dopo Roma), e al vicelegato Pier Donato Cesi.

Il fine della costruzione di questo edificio era quella di dare all'insegnamento universitario una sede unitaria: sino a quel momento l'insegnamento si svolgeva infatti in sedi diverse, molto spesso erano le stesse residenze dei professori che si prestavano a questo scopo.
In questo stesso edificio vennero così a trovarsi, anche se in ali dell'edificio diverse, i Giuristi o Legisti (studiosi di Diritto Civile e Diritto Canonico), e gli Artisti (che studiavano Filosofia, Matematica, Medicina, Scienze fisiche e naturali).

Venne scelto come luogo della costruzione l'area in cui serebbe dovuto sorgere il transetto sinistro della Basilica di S.Petronio.
Il progetto fu affidato a Antonio Morandi detto il Terribilia.

La facciata dell'edificio, realizzata in cotto e arenaria, si sviluppa su due piani con portico.

Questo portico è chiamato Pavaglione ed è tra i più bei portici di Bologna.
E' lungo 139 m ed è composto da 30 arcate.

Il suo nome deriva forse dal francese "pavillon" o da "pavajon" che in dialetto bolognese significa "padiglione".
Il mercato dei bozzoli da seta si teneva nell'attuale Piazza Galvani (su cui l'Archiginnasio in parte s'affacia) e venne inizialmente per questo scopo costruito un "padiglione" in legno atto ad accogliere questo tipo di merce, sostituito poi da una sede stabile in una casa della fabbrica di S.Petronio.
Alcuni invece sostengono che il "pavaglione" era la tipica tenda che serviva per schermare gli archi del portico in modo da proteggere i bachi da seta.

Piazza Galvani
Piazza Galvani
Apro una brevissima parentesi.
Bologna fu la capitale europea della produzione della seta per quattro secoli, fino al 1700.
Gli artigiani che producevano la seta erano arrivati da altre città (soprattutto da Lucca) per le convenienti condizioni dettate dall'amministrazione della città al fine d'introdurre questa attività commerciale.
Alla fine del 1500 si occupavano di questa produzione 20.000 persone dei 60.000 abitanti della città.
                                                                                                                                       Chiudo parentesi.

Varcato il portone dell'Archiginnasio, che si apre sotto il Pavaglione, si è accolti in un cortile centrale a doppio ordine di logge.

cortile centrale dell'Archiginnasio con ingresso alla Cappella di S.Maria dei Bulgari
doppio loggiato del cortile centrale
Sembra di essere in un cortile di un palazzo nobiliare.
Qui si svolgevano le cerimonie e le attività universitarie, tra le quali la preparazione della Teriaca, un intruglio composta da una sessantina di elementi (ognuno con presunte proprietà terapeutiche), considerata un rimedio per tutti i mali. Il nome deriva dal termine greco "theriaké" che significa "rimedio contro i morsi degli animali velenosi". L'invenzione della Teriaca viene attribuita ad Andromaco il Vecchio, medico di Nerone, ma sembra che già prima Mitridate IV re del Ponto ne avesse fatto uso per "immunizzarsi" contro ogni veleno.
                                                                                                                          Chiusa un'altra parentesi.

Al piano terra del cortile, nell'ala rivolta verso il portico esterno, vi erano le aule dedicate ai professori e agli inservienti.
Alcune antiche aule sono oggi occupate dalla Socirtà Medica Chirurgica e dall'Accademia Nazionale di Agricoltura. 

loggiato inferiore del cortile
loggiato inferiore del cortile
loggiato inferiore del cortile
Sul lato diametralmente opposto all'ingresso si trova ancora la Cappella di S.Maria dei Bulgari, nonostante il bombardamento aereo del 19 gennaio 1944 l'abbia distrutta insieme al Teatro Anatomico che si trova al piano superiore: vennero pazientemente ricostruiti (ma gli affreschi della cappella andarono perduti).
La cappella prende il nome da una chiesa che sorgeva in Curia Bulgari, cioè dove nel XII secolo teneva le sue lezioni il giurista Bulgaro.
La cappella fu affrescata da Bartolomeo Cesi nel '500.
torretta con orologio
Proprio in asse con la cappella si trova una torretta con l'orologio che scandiva, insieme poi alla campana posta a livello del loggiato superiore (angolo Nord-Est), le lezioni degli studenti.

CURIOSITA': in questo cortile, nel 1888 Giosuè Carducci pronunciò, alla presenza di re Umberto I e della regina Margherita di Savoia, l'orazione commemorativa per l'VIII centenario dell'Università di Bologna. 

Sin dall'androne d'ingresso, e via via che si osservano le pareti del cortile, degli scaloni e dell'intero edificio, si noterà la presenza di moltissimi stemmi e memorie, scolpiti o dipinti.

stemmi dell'androne
stemmi e memorie dell'androne
stemmi e memorie dell'androne
Si tratta del maggior complesso araldico murale esistente al mondo.
stemmi e memorie nel loggiato del cortile
Sono sopravvissuti 6000 dei 7000 originariamente apposti sulle pareti dal XVI al XVIII secolo (quelli mancanti furono distrutti durante il già citato bombardamento del 1944).
Circa la metà (3750) sono stemmi italiani, 206 tedeschi e molti sono di Paesi di lingua spagnola.

stemmi e memorie nel loggiato superiore
Madonna degli Scolari (loggiato superiore)
La particolare decorazione dell'ateneo bolognese comprende stemmi di studenti, iscrizioni dedicate a cardinali e monumenti dedicati ai lettori.

Gli stemmi degli studenti sono legati alle consiglierie studentesche elette ogni anno: i loro rappresentanti infatti avevano il diritto di far dipingere il loro stemma da artisti pagati tramite una colletta raccolta presso i Priori.
Quando nel XVII secolo si ebbe mancanza di spazio, si coprirono gli stemmi precedenti, ma con la clausola di riproporli in formato più piccolo nelle immediate vicinanze.

Uno degli stemmi più importanti per la sua valenza storica è posto nella volta dell'ambulacro, tra il portone d'ingresso e il cortile: è lo stemma dedicato al cardinale Benedetto Giustiniani da Diego de Leon Garavito, studente spagnolo nato a Lima e considerato il primo studente "americano" ad aver frequentato l'ateneo bolognese.
Questo studente divenne poi Priore dell'Università nel 1607.

stemma dedicato al cardinal Benedetto Giustiniani da Diego de Leon Garavito
Una memoria particolare è la memoria dei fratelli Fornasari, nella cui composizione artistica compaiono materiali diversi: la decorazione pittorica è arricchita da gesso, arenaria e metallo.

memoria dei fratelli Fornasari
Per poter accede dal cortile al piano superiore gli studenti poteva salire i gradini di due scaloni: uno scalone era riservato ai Legisti e l'altro agli Artisti.

All'inizio dello scalone degli Artisti si trova la memoria al medico Venceslao Lazzari dipinta da Lionello Spada.

memoria del medico Venceslao Lazzari (Lionello Spada - 1601)
Nella finta architettura, che simula un monumento in marmo bianco, sono raffigurati ghirlande di frutti, mascheroni, un drago (simbolo della vigilanza), due cicogne che reggono nel becco una il serpentello di Esculapio e l'altra un ramoscello d'alloro.

scalone degli Artisti
scalone degli artisti: memoria del filosofo e medico Felice Castelli (1592)
scalone degli Artisti e prima arcata della galleria riservata agli Artisti con le insegne della Repubblica di Venezia e stemma del priore Valmarana
memorie nello scalone degli artisti
All'inizio dello scalone dei Legisti è invece posta il monumento a San Carlo Borromeo, opera di Giovanni Luigi Valesio.

monumento a San Carlo Borromeo (Giovanni Luigi Valesio - 1610/1612)
Il monumento è dedicato al cardinale che all'epoca della costruzione dell'Archiginnasio era legato apostolico di Bologna.
Le quattro figure raffigurate nell'affresco rappresentano la Temperanza, la Fede, la Speranza e la Carità.

scalone dei Legisti
scalone dei Legisti
Se si sale uno dei due scaloni si guinge al loggiato superiore dove altri stemmi e memorie decorano le pareti e le volte.

galleria del loggiato superiore
galleria del loggiato superiore
memoria con il ritratto del  docente di medicina e anatonia Giovanni Girolamo Sbaraglia e la raffigurazione di Esperienza e Ragione (Donato Creti e Giuseppe Mazza)
Allegoria dedicata al medico e biologo Marcello Malpighi (Marcantonio Franceschini)
monumento in onore del medico e filosofo Carlo Riario (1660)
da sinistra: memoria del canonico Pietro Francesco Peggi (Giuseppe Terzi) / memoria dedicata al medico Andrea Mariani (Carlo Cignani - 1661)
CURIOSITA': l'unico monumento creato da un'artista donna nell'Archiginnasio è la memoria Muratori, che fu realizzato da Teresa Muratori nel 1707 per rinnovare il monumento già dedicato ai suoi antenati, i filosofi e medici Francesco e Achille Muratori.

memoria Muratori (Teresa Muratori - 1707)
Sul loggiato superiore si aprivano 10 aule scolastiche, che un tempo erano indipendenti ed oggi invece sono intercomunicanti, ed adibite a depositi librari.
Anch'esse sono decorate da stemmi e memorie, e da dipinti ed epigrafi che ricordano i donatori della biblioteca.

ingresso alle aule storiche
infilata delle aule scolastiche oggi comunicanti
Sala Rusconi
L'edificio dell'Archiginnasio infatti, dopo aver ospitato l'antica sede dell'Università di Bologna per 240 anni (che si spostò a Palazzo Poggi - Via Zamboni), accolse le Scuole Pie.
Poi dal 1838 è divenuta la sede della Biblioteca Comunale, aperta al pubblico nel 1846.
La Biblioteca Comunale fu fondata nel 1801 presso il Convento di S.Domenico, raccogliendo i patrimoni librari degli ordini religiosi soppressi dal governo napoleonico. 
Sono qui oggi custoditi 600.000 volumi, 12.000 manoscritti, 15.000 cinquecentine, 2500 incunambuli, disegni e stampe.

Sul loggiato superiore si aprivano anche due aule magne, una ad uso dei Legisti, oggi denominata Sala dello  Stabat Mater, e una ad uso degli Artisti, oggi divenuta Sala di lettura della Biblioteca (non compresa nel percorso di visita).

galleria d'accesso alla Sala dello Stabat Mater
ingresso alla Sala dello Stabat Mater
La Sala dello Stabat Mater prende il nome dalla prima esecuzione di questa sequenza liturgica scritta da Gioacchino Rossini, diretta proprio in questa sala per la prima volta in Italia (la prima era stata eseguita a Parigi nel gennaio dello stesso anno) da Gaetano Donizetti il 18 marzo 1842.
Un'epigrafe, che ricorda questa straordinaria esecuzione, fu apposta su una parete della sala nel 1869 dopo la morte dell'illustre maestro, che aveva voluto devolvere l'incasso delle tre serate consecutive agli artisti musicisti in difficoltà economica.
Sala dello Stabat Mater (parete Ovest)
Sala dello Stabat Mater (parete Est)
Sala dello Stabat Mater (parete Sud)
Sala dello Stabat Mater (parete Nord)
Al centro della parete occidentale vi è un affresco raffigurante la Vergine col Bambino (1569).
Sotto questo affresco era posizionata la cattedra.

Vergine col Bambino (1569)
Anche questa sala presenta numerosi stemmi e memorie.

stemmi e memorie della Sala dello Stabat Mater
stemmi e memorie della Sala dello Stabat Mater
L'occhio viene catturato dall'aquila bicipite che decora il monumento dedicato al cardinal legato Fabrizio Savelli (1648), che patrocinava la natio germanica.

monumento al cardinale legato Fabrizio Savelli (1648)
Anche la decorazione con stemmi intercalati con lesene con cariatidi, posta nella parte alta della  parete a formare un fregio, ricorda la natio germanica (1565).

Accanto si trova l'antico rilievo dedicato a Giuliano Feltre della Rovere (1565).

a destra: rilievo dedicato a Giuliano Feltre della Rovere (1565)
Sulla parete opposta vi è il monumento dedicato al cardinal Girolamo Boncompagni, in cui è raffigurato S.Girolamo con il leone.
Gli stemmi che lo circondano sono a forma di drago, per ricordare il simbolo araldico del cardinale.

a destra: monumento al cardinal Girolamo Boncompagni

Ma l'Archiginnasio è visitato soprattutto per il suo Teatro Anatomico, uno dei pochi così antichi ancora esistenti.

ingresso al Teatro Anatomico
Questa sala era adibita alle lezioni di anatomia.
La sala ha la forma di un anfiteatro per poter dare a tutti i partecipanti una buona visione delle dissezioni dei cadaveri.
Fu progettata nel 1637 dall'architetto Antonio Paolucci detto Levanti.

Teatro Anatomico
La sala è quasi interamente rivestita di legno d'abete.

busti e statue nel Teatro Anatomico
Le pareti sono occupate dai banchi per gli studenti e decorate con 20 busti, che raffigurano i più famosi anatomisti dello Studium bolognese, e con 12 statue in legno che raffigurano illustri medici.

I loro nomi sono:
Ippocrate, medico e aforista greco, il padre della medicina.
Galeno, medico greco, di cui le università mediovali adottarono i testi.

da sinistra: Galeno / Ippocrate
Girolamo Sbaraglia, medico e anatomista dello Studium bolognese, antagonista di Marcello Malpighi.
Marcello Malpighi, medico, anatomista e fisiologo, fu il primo ad osservare i capillari animali.
Giulio Cesare Aranzio, primo docente di anatomia dell'Università bolognese, studiò la fisiologia del parto e l'apparato riproduttivo femminile.
Fabrizio Bartoletti, medico, filosofo, professore di logica e di anatomia e chirurgia, scoprì il lattosio.

da sinistra: Girolamo Sbaraglia  / Marcello Malpighi / Giulio Cesare Aranzio
Fabrizio Bartoletti 
Pietro D'Argelata, chirurgo e docente dello Studium bolognese, imbalsamò papa Alessandro V. 
Mondino de' Liuzzi, fu il primo medico ad eseguire autopsie per scopi didattici nel XIV secolo.
Carlo Fracassati, professore di medicina e chirurgia, studiò la circolazione del sangue con Malpighi. 


a sinistra: Pietro D'Argelata / a destra: Mondino de' Liuzzi
a destra: Carlo Fracassati
Gaspare Tagliacozzi, docente di anatomia dello Studium bolognese, è raffigurato con un naso in mano perché si occupò in particolare di rinoplastica.
Costanzo Varolio, docente di chirurgia a Bologna, medico personale di Gregorio XIII, studiò i nervi cranici.
Bartolomeo da Varignana, medico, pioniere della medicina legale e consigliere dell'imperatore Arrigo VII.

da sinistra: Gaspare Tagliacozzi / Costanzo Varolio
a destra: Bartolomeo da Varignana
Vi sono nella sala due cattedre poste una sopra l'altra: la cattedra del dimostratore (in basso) e la cattedra del lettore ovvero il docente di anatomia (in alto).


Fiancheggiano la cattedra del lettore due statue chiamate gli Spellati, perché raffigurano due uomini nudi e senza pelle.
Queste statue sono opera di Ercole Lelli, anatomista e scultore, che le realizzò nel 1734.

Spellati (Ercole Lelli - 1734)
Al di sopra del baldacchino della cattedra è posta una statua allegorica che rappresenta l'Anatomia nell'atto di ricevere un femore da un putto.

cattedra: Spellati e Anatomia
Il soffitto ligneo a cassettoni fu realizzato nel 1645.
La decorazione è composta da figure simboliche che rappresentano le 14 costellazioni.
 
particolare del soffitto (fascia centrale, da sinistra a destra):  Ercole, Apollo
particolare del soffitto (da sinistra a destra, dall'alto al basso): Andromeda, Perseo, Centauro, Orione, Idra e Gemelli
particolare del soffitto (da sinistra a destra, dall'alto al basso): Vergine, Boote, Cocchiere e Leone
particolare del soffitto (fascia centrale, da sinistra a destra): Acquario, Apollo,
particolare del soffitto (da sinistra a destra, dall'alto al basso): Boote, Sagittario, Leone e Serpentario
Al centro del soffitto si trova raffigurato il protettore della medicina: Apollo.

particolare del soffitto ligneo: Apollo
Nell'antichità, medicina e astrologia erano connesse: ogni parte del corpo era tutelata da un segno zodiacale e non si effettuavano operazioni chirurgiche o non si somministravano farmaci senza consultare gli oroscopi.

Il tavolo anatomico posto al centro della sala è una copia dell'originale macchiato di sangue custodito in Palazzo Poggi.

tavalo anatomico
tavalo anatomico
Potevano assistere alla funzione pubblica, che si svolgeva ogni anno tra il 17 gennaio e la fine del Carnevale, 20 studenti scelti chiamati syndici anatomiae, che potevano apporre anche il proprio stemma a proprie spese.
Nel XVIII secolo vi partecipavano anche nobili e dame.

Un frate dell'Inquisizione controllava da una finestrella che non venissero oltrepassati i limiti imposti dalla religione sui corpi che erano di solito appartenuti a uomini giustiziati.


http://bimu.comune.bologna.it/biblioweb/palazzo-archiginnasio/



CONCLUSIONI
L'Università bolognese, l'Alma Mater Studiorum, fu fondata nel 1088 ed è considerata la più antica università del mondo occidentale.
Il cosiddetto Studium, rappresentò un'eccellenza nella cultura mondiale.
Studiarono o vennero in visita presso questa università personaggi illustri come Thomas Becket, Pico della Mirandola, Leon Battista Alberti, Erasmo da Rotterdam, Niccolò Copernico, Paracelso, Albrecht Durer, S.Carlo Borromeo, Torquato Tasso, Carlo Goldoni...
Insegnarono nell'ateneo Ulisse Aldrovandi, Marcello Malpighi, Luigi Galvani, Giosuè Carducci, Giovanni Pascoli...
La storia che traspira dalle pareti di questo ateneo insieme all'originale decorazione dell'edificio stesso, fanno dell'Archiginnasio un sito immancabile nella visita di questa città, chiamata non a caso "La Dotta, la Grassa, la Rossa".


CURIOSITA': La prima donna che si laureò in biologia e fisica all'Università di Bologna, e la seconda donna che si laureò in Italia, fu Laura Bassi Veratti nel 1732.
Fu anche la prima donna ad ottenere una cattedra universitaria: le fu affidato infatti l'insegnamento di fisica (chiamata all'epoca filosofia naturale), anche se con delle restrizioni a causa dell'essere una donna. Fu anche chiamata a far parte dell'Accademia delle Scienze di Bologna.