Uno dei complessi architettonici sei-settecenteschi più ampi di Genova è il Palazzo Reale.  |
| Palazzo Reale |
Palazzo Reale è anche uno dei 42 Palazzi dei Rolli inseriti nel 2006 dall'Unesco nella lista del Patrimonio dell'Umanità.
Il palazzo che oggi si visita non nacque come Palazzo Reale, ma come una delle residenze di una ricca famiglia genovese di commercianti e imprenditori, i Baldi, che proposero alla Repubblica di Genova la costruzione di una nuova strada, che unisse il porto con il centro città, in cambio del permesso di costruire i loro palazzi (ben cinque).
Fu Stefano Baldi, uomo di finanza, che nel 1643 presentò il progetto per il palazzo la cui costruzione avvenne su Strada Balbi (una delle Strade Nuove su cui sorsero i Palazzi dei Rolli), di fronte alla Chiesa di San Carlo.
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| Chiesa di San Carlo (a sinistra) e Palazzo Reale (a destra) |
Gli architetti che si occuparono della costruzione furono Pier Francesco Cantone, Michele Moncino e Angelo Falcone, mentre gli interni furono decorati da Giovanni Battista Carlone e Valerio Castello, Angelo Michele Colonna e Agostino Mitelli. Le sale vennero impreziosite con sculture, ricchi arredi e dipinti.
Stefano Balbi morì senza eredi, e nel 1679 il palazzo fu acquistato dal senatore e finanziere Eugenio Durazzo che fece ampliare la residenza e terminare la facciata (100m di lunghezza).
Il palazzo, che occupava un intero isolato, divenne la più grande residenza aristocratica genovese.
Vennero costruiti due scaloni simmetrici, un cortile d'onore, un giardino pensile. Venne estesa la terrazza monumentala affacciata verso il mare.
E' di quegli anni la costruzione del Teatro del Falcone, considerato il più antico dei teatri storici genovesi.
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| Teatro Falcone (dalla terrazza del Palazzo Reale) |
Esisteva già a fine Cinquecento una locanda "ad signum falconis" dove, oltre a dare ospitalità ai viandanti, venivano messi in scena spettacoli. Nel 1602 la locanda venne acquistata da Gabriele Adorno e trasformata in un vero teatro, il primo teatro pubblico a pagamento. Acquistato da Eugenio Durazzo a fine Seicento fu ristrutturato da Carlo Fontana. Il teatro, a cinque ordini di palchi e con accesso dagli appartamenti privati del palazzo, venne distrutto da un incendio nel 1704 e poi ricostruito. Il teatro ospitò nel 1763 Carlo Goldoni e nel 1827 Nicolò Paganini. Il teatro fu distrutto poi dai bombardamenti della seconda guerra mondiale, demolito e fabbricato in cemento armato (1948/1949).
Gerolamo Ignazio Durazzo (nipote di Eugenio) commissionò a Domenico Pardi le decorazioni della Galleria degli Specchi per accogliere gli ospiti più illustri.
Per problemi finanziari nel 1824 Marcello Durazzo dovette vendere il palazzo che venne acquistato, insieme agli arredi e a parte della quadreria, da Carlo Felice di Savoia (col Congresso di Vienna del 1814 Genova e la Liguria furono annesse al Regno di Sardegna).
La nuova residenza reale fu arricchita di nuove opere d'arte e allestita la Sala del Trono , la Sala delle Udienze e la Sala da Ballo.
Il primo piano nobile fu allestito come appartamento del primogenito Vittorio Emanuele e della moglie Maria Adelaide d'Asburgo Lorena (Appartamento dei Principi Ereditari), mentre al secondo piano nobile venne realizzato l'appartamento di Ferdinando, secondo genito (Appartamento del Duca di Genova).
Con l'Unità d'Italia il Palazzo Reale genovese venne abitato sempre meno dalla famiglia reale e dopo la prima guerra mondiale Vittorio Emanuele III donò l'edificio allo Stato italiano (1919).
Il secondo piano nobile venne trasformato in museo, mentre il resto del palazzo fu adibito a uffici di tutela del paesaggio ligure. Nel 2015 il museo del Palazzo Reale è divenuto Museo Autonomo.
Il palazzo è costituito da un corpo centrale e da due ali laterali. E' costituito da due piani nobili e da tre ammezzati.
Varcato il grandioso portale barocco, un arco a tutto sesto affiancato da due coppie di colonne e sovrastato dallo stemma sabaudo, fatto realizzare nel Settecento dai Durazzo, si accede all'Atrio monumentale con colonne e archi a tutto sesto, decorato con tralci vegetali e stucchi settecenteschi.
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| Atrio monumentale di Palazzo Reale |
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| Atrio monumentale di Palazzo Reale |
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| Atrio monumentale di Palazzo Reale |
Uno dei due scaloni monumentali, illuminato da grandi finestre e con le stesse decorazioni settecentesche dell'Atrio, permette di raggiungere le sale del secondo piano nobile del palazzo, sede del museo.
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| Scalone monumentale |
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| Scalone monumentale |
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| Scalone monumentale |
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| Scalone monumentale |
E' posta su un pianerottolo tra le rampe dello scalone la statua del Genio della Marina Ligure realizzata nel XIX secolo da Giuseppe Lazzarini il Giovane.
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| Genio della Marina Ligure (Giuseppe Lazzarini il Giovane - XIX sec.) |
Si arriva quindi al Vestibolo del secondo piano nobile, spazio d'ingresso e di rappresentanza.
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| Vestibolo |
Ad accogliere i visitatori la statua di Amore e Adone di Filippo Parodi commissionata per il giardino della villa di Giovanni Luca Durazzo a Romairone.
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| Amore e Adone (Filippo Parodi - 1685 ca.) |
Il Vestibolo introduce alla Sala delle Battaglie, ambiente di rappresentanza così chiamato per le due tele a tema militare navale.
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| Sala delle Battaglie |
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| soffitto della Sala delle Battaglie (attr. Nicolò Stefano Traverso) |
Le tele, la Battaglia navale al largo delle Isole Karkennah e la Battaglia navale presso l'Isola delle Correnti, attribuite a Carlo Antonio Tavella, celebrano le battaglie del 1700 della flotta maltese capitanata dal generale Giovanni Battista Spinola contro i Saraceni.
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| a sinistra: Incontro tra Alessandro e Roxana (Claudio Francesco Beaumont - 1737/1740) / al centro: Battaglia navale al largo delle Isole Karkennah (attr. Carlo Antonio Tavella - XVIII sec.) - a destra: Sacrificio della figlia di Iephte (Giovanni Battista Pittoni) |
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| a sinistra: Trionfo di Mardocheo (Francesco Monti - 1733/1735) / al centro: Battaglia navale presso l'Isola delle Correnti (attr. Carlo Antonio Tavella - XVIII sec.) / a destra: Trionfo di Publio Decio Mure (Francesco De Mura - 1725/1730) |
Gli altri quadri presenti raffigurano La Fiera dell'Impruneta di Scipione Compagno, il bozzetto del Trionfo di Mardocheo di Francesco Monti, l'Incontro tra Alessandro e Roxana di Claudio Francesco Beaumont, il Sacrificio della figlia di Iephte di Giovanni Battista Pittoni, il Trionfo di Publio Decio Mure di Francesco De Mura e .
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| La Fiera dell'Impruneta (Scipione Compagno - 1636/1658) |
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| bozzetto del Trionfo di Mardocheo (Francesco Monti - 1733/1735) |
Arredano la sala poltrone realizzate a Genova e imbottite in Francia, consolle del XVIII/XIX secolo, una specchiera seicentesca, un orologio parigino novecentesco.
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| specchiera (Genova - XVII sec.) / Consolle (Genova - XVIII/XIX sec.) / Orologio (Parigi - 1860/1870) / poltrone (Genova XVIII sec. / imbottitura Francia - XVIII/XIX sec.) |
Quando nell'Ottocento il palazzo divenne una reggia questo ambiente divenne la sala degli staffieri del re.
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L'ambiente intimo seguente, che si affaccia sul terrazzo principale, è chiamato il Salotto del Tempo per la decorazione della volta raffigurante La Verità scoperta dal Tempo, affrescata nel Settecento da Domenico Parodi.
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| Salotto del Tempo |
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| Salotto del Tempo |
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| volta del Salotto del Tempo |
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| La Verità scoperta dal Tempo (Domenico Parodi) |
Nella sala vennero esposte 23 opere della quadreria dei Durazzo.
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| dall'alto: Ingresso degli animali nell'Arca (Giovanni Benedetto Castiglioni detto il Grechetto - XVII sec.) / Ciro allattato dalla cagna (Domenico Piola - XVII sec.) / Animali spaventati da un'aquila (David de Corninck - XVII sec.) |
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| Ragazzo che accende una candela (Leandro da Ponte detto Bassano - 1570/1575) |
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| Ritratto di Gentiluomo (Jacopo Robusti detto il Tintoretto - XVI sec.) |
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| Viaggio di un patriarca (Giovanni Benedetto Castiglioni detto il Grechetto - 1640/1650) |
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| Latona trasforma i contadini della Licia in rane (Antonio Maria Vassallo - 1655 ca.) |
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| dall'alto: Labano e Giacobbe (Claudio Francesco Beaumont - 1740 ca.) / Vaso di fiori (Giovanni Battista Revelli - XVII sec.) / Sansone e Dalila (Claudio Francesco Beaumont - 1740 ca.) |
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| Artemisia (Francesco Cairo - 1645/1650) |
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| Ritratto di gentildonna con guanto (Jacopo Robusti detto il Tintoretto - 1550 ca.) |
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| Ritratto di Anna d'Austria regina di Francia (ambito di Charles e Henri Beaubrun- 1630/1650) |
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| Combattimento di cavalieri (Jacques Courtois detto il Borgognone - 1660/1670) |
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| Cristo e l'Adultera (pittore fiammingo del XVI sec.) |
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| Viaggio di Giacobbe (Giovanni Benedetto Castiglioni detto il Grechetto - 1640/1650) |
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| dall'alto: Paesaggio con soldati (ambito Jacques Courtois detto il Borgognone - XVIII sec.) / Ritratto di donna con mela (attr. Giacinto Negretti detto Palma il Vecchio - 1510/1520) / Ritratto di vecchio (anonimo del XVI sec.) / Diluvio (Francesco e Jacopo da Ponte - XVI sec.) |
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| Maga Circe (Giovanni Benedetto Castiglione detto il Grechetto - 1650/1654) |
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| Trionfo di Bacco (artista del XVII sec.) |
Gli arredi di questa sala comprendono consolle del XVIII secolo, una consolle con figura di giovane Satiro e una consolle con figura virile barbata con ripiano in marmo Portoro (XIX secolo), realizzate dall'ambito di Filippo Parodi nel XVII secolo.
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| Consolle con figura di giovane Satiro (ambito Filippo Parodi - XVIII sec.) |
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| Consolle con figura virile barbata (ambito Filippo Parodi - XVIII sec.) |
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| Consolle (Genova - XVIII sec.) |
Sul camino due busti: Giovane Centauro e Centauro anziano, opere di Santo Varni.
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| a sinistra: Busto di giovane Centauro (Santo Varni - 1863) / a destra: Busto di Centauro vecchio (Santo Varni - 1863) |
Sono presenti anche nella sala due busti: un Ritratto muliebre (forse raffigurante Giulia Domna) e un Ritratto virile (forse di Caracalla) di Giacinto Ponzanelli.
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Ritratto muliebre (Giacinto Antonio Ponzanelli - 1700/1715)
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Ritratto virile (Giacinto Antonio Ponzanelli - 1700/1715)
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Il vano di passaggio che segue è chiamato Salotto della Pace per il soggetto affrescato sul soffitto da Domenico Parodi: l'Abbraccio tra Giustizia e Pace.
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| Salotto della Pace |
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| Abbraccio tra Giustizia e Pace (Domenico Parodi) |
In questo ambiente sono esposti alle pareti tre dipinti detti Succhi d'erba perché realizzati su tessuti di seta con colori vegetali, che imitano gli arazzi. I soggetti raffigurati da Giovanni Francesco Romanelli rimandano agli affreschi delle Logge Vaticane eseguiti dalla bottega di Raffaello.
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| Passaggio del Mar Rosso (Giovanni Francesco Romanelli - 1630/1660) / Busto di nobile genovese in veste di Senatore (XVIII sec.) |
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| Mosè salvato dalle acque (Giovanni Francesco Romanelli - 1630/1660) |
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| Benedizione di Giacobbe (Giovanni Francesco Romanelli - 1630/1660) / Maddalena penitente |
Sulle consolle intagliate e dorate con piano in marmo venato (XVIII secolo) sono poste tre sculture: un Satirello che mangia l'uva, opera di Angelo De Rossi, il Busto di nobile genovese in veste di "Senatore", e la Maddalena penitente la cui attribuzione è tutt'ora un enigma.
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| Satirello che mangia l'uva (Angelo De Rossi - 1685/1689) |
Le due opere pittoriche appese alle pareti raffigurano la Carità Romana, opera di Johann Carl Loth, e la Visione di San Gerolamo, opera di Pietro Paolo Raggi..jpg) |
| Carità Romana (Johann Carl Loth - XVII sec.) |
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| Visione di San Gerolamo (Pietro Paolo Raggi - 1660 ca.) |
________Segue la Sala del Veronese, ambiente adibito alla conversazione, all'ascolto della musica, alla lettura o ad assistere a recite teatrali.
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| Sala del Veronese |
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| Sala del Veronese |
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Sala del Veronese
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Gli stucchi che decorano il soffitto sono stati realizzati da Francesco Maria Cantoni.
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| soffitto della Sala del Veronese (Francesco Maria Cantoni - 1734 ca.) |
La sala è così chiamata per la copia della Cena a casa di Simone il fariseo di David Corte (XVII secolo) presa da un originale di Paolo Caliari detto il Veronese (1566), realizzata dal Veronese per il refettorio del Monastero dei Santi Nazzaro e Celso di Verona, e acquistata da Giovanni Filippo Spinola che ne fece fare una copia. La copia fu acquistata poi, con anche l'originale, da Gerolamo Durazzo nel 1737. La tela originale fu trasferita a Torino dai Savoia nel 1837, mentre a Palazzo Reale di Genova rimase la copia.
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| Cena a casa di Simone il fariseo (David Corte - XVII sec. - da originale di Paolo Caliari detto il Veronese - 1566) |
Arredano la sala tavoli da muro con piani in alabastro, vasi cinesi e cornici intagliate.
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| vasi in stile Imari (Cina) |
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| vaso a giara con coperchio (Cina - 1688/1750) |
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| consolle (XVIII sec.) |
______Si giunge quindi all'ambiente più spettacolare e iconico del palazzo: la Galleria degli Specchi.
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| Galleria degli Specchi |
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| Galleria degli Specchi |
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| Galleria degli Specchi |
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| Galleria degli Specchi |
Originariamente questo spazio era stato pensato come spazio per l'esposizione di quadri e statue delle collezioni di Giovanni Battista Balbi (figlio del primo proprietario del palazzo). Fu poi Gerolamo Durazzo nel 1725 a commissionare l'impostazione e la decorazione della galleria a Domenico Parodi che prese spunto dalla Galerie des Glaces di Versailles per stupire gli ospiti del palazzo.
La galleria è lunga 30m e alta 8m (150 mq), ha 17 finestre e 40 specchiature, 3 lampadari e 24 applique, che amplificano ancor più lo spazio e il suo splendore.
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finestre della
Galleria degli Specchi
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| lampadario della Galleria degli Specchi |
La Galleria celebra la ricchezza, il potere e il prestigio della famiglia Durazzo attraverso un significato allegorico e moraleggiante.
Sulla parete d'ingresso della Galleria è posta in due cartigli una frase in latino la cui traduzione costituisce un monito:
"Gli imperi del passato, Romano, Greco, Assiro e Persiano, furono forti finché seguirono le virtù, e si indebolirono quando adorarono Bacco, Venere e Apollo".
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| scritta in latino di monito |
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| scritta in latino di monito |
Sulla stessa parete si trova l'affresco che raffigura Bacco sul carro, mentre sulla parete opposta l'affresco rappresenta Apollo e Marsia.
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Bacco sul carro
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| Apollo e Marsia |
Sul soffitto è dipinta la Toeletta di Venere.
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| Toeletta di Venere |
I quattro medaglioni contengono i ritratti dei rappresentanti degli imperi del passato associati alle loro qualità negative: Romolo Augusto con la Pigrizia e la Viltà, Tolomeo III con l'Ingratitudine e il Rimorso, Dario con la Superbia e l'Invidia, Sardanapalo con la Libido e la Crapula.
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| Dario |
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| Romolo Augusto |
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| Tolomeo III |
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| Sardanapalo |
Le figure a monocromo realizzate sulle pareti e sul cornicione del soffitto raffigurano Vizi che si contrappongono e si alternano alle Virtù.
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| Fede e Prudenza (o Giustizia) |
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| Temperanza (o Prudenza) e Fortezza |
Decorano l'ambiente anche sei statue antiche e otto statue sei-settecentesche.
Le statue antiche reintegrate delle parti mancanti nel XVIII secolo raffigurano Apollo (con testa antica non pertinente), Dioniso (con testa moderna attribuita a Pietro Paolo Olivieri), un Narciso restaurato come Mercurio (restauro attribuito a Silvio Cosini), un Ermafrodito (un Dioniso con testa femminile antica non pertinente), un'Afrodite di tipo Epidauro (attribuita a Pietro Paolo Olivieri) e una Statua di nudità eroica con la testa di Augusto.
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Apollo (I sec. d.C. - testa XVII sec.)
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Dioniso (II sec. d.C. - testa attr. Pietro Paolo Olivieri - XVI sec.)
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| Statua di tipo Narciso restaurata come Mercurio (I sec. d.C. - attribuita a Silvio Cosini 1544 ca.) / raffigurazione della Fortitudo (Domenico Parodi) |
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Ermafrodito (testa femminile antica IV sec.d.C. - Dioniso XVI/XVII sec.) / raffigurazione della Charitas (Domenico Parodi)
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| variante di Afrodite di tipo Epidauro (I sec.d.C. - attr. a Pietro Paolo Olivieri XVI sec.) / raffigurazione della Spes (Domenico Parodi) |
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| Statua di nudità eroica con testa di Augusto (II sec.d.C. - XVI/XVII sec.) / raffigurazione della Superbia (Domenico Parodi) |
Quattro statue non antiche della serie Metamorfosi (Venere, Giacinto, Adone e Clizia) furono realizzate da Filippo Parodi (padre di Domenico Parodi) nel XVI secolo.
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Venere (Filippo Parodi) / raffigurazione dell'Invasio (Usurpazione)
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Clizia (Filippo Parodi) / raffigurazione dell'Ingratitudo (Domenico Parodi)
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Adone (Filippo Parodi) / raffigurazione della Pigritia (Domenico Parodi)
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| Giacinto (Filippo Parodi) / raffigurazione della Libido (Domenico Parodi) |
Le altre quattro statue sei-settecentesche sono: il Genio della scultura di Nicolò Stefano Traversi, il Ratto di Proserpina di Bernardo Schiaffino e Francesco Maria Schiaffino, Artemisia e Cleopatra punta da un'aspide, opere di Francesco Baratta il Giovane.
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Genio della scultura (Nicolò Stefano Traversi - 1798)
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Ratto di Proserpina (Bernardo Schiaffino e Francesco Maria Schiaffino - 1705)
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Cleopatra punta dall'aspide (Francesco Baratta il Giovane - 1710)
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| Artemisia (Francesco Baratta il Giovane - 1710) |
In questa galleria venne organizzato a fine Settecento il banchetto in onore di Giuseppe II imperatore d'Austria, e nel 1805 quello per Napoleone Bonaparte.
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Posto al centro del secondo piano nobile del palazzo si trova un ambiente che separa le due ali simmetriche dell'edificio: è la Galleria della Cappella.
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| Galleria della Cappella |
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| Galleria della Cappella |
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Galleria della Cappella
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Un tempo questo ambiente era detto Piccola Galleria o Gallerietta, ma venne poi chiamata come oggi nell'Ottocento, quando fu spostato qui l'accesso alla Cappella dalla sala che divenne la Sala da Ballo della reggia.
Decorano la Galleria della Cappella le pitture e gli stucchi più antichi del palazzo.
Sulla volta Giovanni Battista Carlone ha affrescato Giove invia Astrea (ovvero la Giustizia) sulla Terra, sinonimo del buon governo.
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| Giove invia Astrea sulla Terra (Giovanni Battista Carlone) |
I quattro monocromi con personaggi e miti di repertorio classico sono stati realizzati da Lorenzo De Ferrari nel 1734.
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| Ratto di Elena (Lorenzo De Ferrari - 1734) |
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| Venere consegna le armi a Enea (Lorenzo De Ferrari - 1734) |
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| a sinistra: Enea fugge da Troia con Anchise e Ascanio (Lorenzo De Ferrari - 1734) / a destra: Riposo di Ercole (Lorenzo De Ferrari - 1734) |
Sopra le porte vi sono stati affrescati da Giovanni Andrea Carlone nel 1694 circa Prometeo anima l'uomo, Ercole lega Cerbero e Il supplizio di Tizio..jpg) |
| Prometeo anima l'uomo (Giovanni Andrea Carlone - 1694 ca.) |
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| Ercole lega Cerbero (Giovanni Andrea Carlone - 1694 ca.) |
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| Il supplizio di Tizio (Giovanni Andrea Carlone - 1694 ca.) |
Durante la nostra visita era esposto nella galleria il Ritratto di Caterina Balbi Durazzo (cugina del primo proprietario del palazzo, Stefano Balbi), capolavoro di Antoon Van Dyck, che abitualmente è esposto nella Sala delle Udienze (sala allora chiusa temporaneamente).
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| Ritratto di Caterina Balbi Durazzo (Antoon Van Dyck - 1624) |
Il ritratto venne realizzato in coppia con quello di Marcello Durazzo (oggi conservato alla Ca' d'Oro di Venezia), in occasione delle nozze dei due nobili (1624).
La Cappella della Passione era una cappella domestica (anche se i proprietari del palazzo avevano ingressi privati anche per la Chiesa di Sant'Antonio Abate e la Chiesa di San Sisto.
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specchiera (Genova - 1911)
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| Cappella della Passione |
La piccola cappella è decorata con i simboli della Passione e ha un altare tardo seicentesco.
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| soffitto della Cappella della Passione: Angeli in cielo (Michele Cesare Danielli - 1840/1847) |
Nella cappella ci sarebbe dovuto essere Cristo alla colonna, opera di Filippo Parodi, ma durante la nostra visita era in prestito a Forlì._______Si visita quindi la Sala del Trono, posta nell'ala di ponente del palazzo.
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| Sala del trono |
Per i Durazzo questa sala era il salotto intitolato a Luca Giordano, artista presente all'epoca in questo ambiente con tre grandi quadri, di cui uno è stato poi venduto prima della cessione del palazzo ai Savoia.
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| Clorinda salva Olindo e Sofronia (Luca Giordano - 1680 ca.) |
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| Lotta tra Perseo e Fineo (Luca Giordano - 1680 ca.) |
I Savoia posero il trono al posto del dipinto mancante, e i due quadri, un tempo incastonati nel muro, furono appesi alle pareti coperte da velluto rosso e arricchiti da cornici neobarocche.
Il trono con le insegne sabaude, posto su una pedana e sormontato da un baldacchino di velluto rosso cremisi, è opera di Gabriele Capello detto Moncalvo, mentre la balaustra in legno dorato proviene dalla Reggia di Torino (Sala del trono della regina).
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| trono (attr. a Gabriele Capello detto Moncalvo - 1847) |
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| trono (attr. a Gabriele Capello detto Moncalvo - 1847) |
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trono (attr. a Gabriele Capello detto Moncalvo - 1847)
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Gli stucchi settecenteschi della volta invece rimasero..jpg) |
| volta con stucchi settecenteschi della Sala del trono |
Sul camino presente nella sala è posto il Busto di Flora, opera di Giovanni Battista Bacigalupo..jpg) |
| Busto di Flora (Giovanni Battista Bacigalupo - XIX sec.) |
Su una consolle neobarocca è posto un orologio in bronzo dorato di metà Ottocento..jpg) |
| consolle con Putto (bottega piemontese - XVIII sec.) |
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| orologio (manifattura francese - XIX sec.) |
Accanto al trono trovano posto due monumentali candelieri rappresentanti la Primavera e l'Autunno..jpg) |
| candeliere raffigurante la Primavera |
________Abbiamo poi visitato il Salotto di Diana, locale di passaggio tra le camere private e le sale di rappresentanza.
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Salotto di Diana
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La volta fu affrescata da Domenico Parodi con Diana ed Endimione.
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| Diana ed Endimione (Domenico Parodi - 1712/1715) |
Appesa sopra al camino una specchiera di produzione francese del XVII secolo..jpg) |
| specchiera (produzione francese - XVII sec.) |
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| particolare della specchiera |
Nel dopoguerra questo ambiente fu chiamato Sala dei Fiamminghi.
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La Sala degli Arazzi era un ambiente di rappresentanza.
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| Sala degli Arazzi |
In questa sala sono conservati due arazzi seicenteschi della manifattura Gobellins: L'empietà di Niobe e Diana cacciatrice. I ritratti dei Durazzo che occupavano lo spazio sopra le porte, accanto agli arazzi e alla grande specchiera, sono stati sostituiti da effigi sabaude.
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| L'empietà di Niobe (manifattura Gobellins - 1607) |
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a sinistra: Ritratto di Tommaso di Savoia principe di Carignano (XVII sec.) / a destra: Ritratto di Vittorio Amedeo duca di Savoia (XVIII sec.)
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| Diana cacciatrice (manifattura Gobellins - 1607) |
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| a sinistra: Ritratto di Vittorio Amedeo II duca di Savoia (XVIII sec.) |
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a sinistra: Ritratto del principe Eugenio di Savoia-Soisson (XVIII sec.) / a destra: Ritratto di Vittorio Amedeo duca di Savoia (XVIII sec.)
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Arredano la sala una specchiera genovese di inizio XX secolo, una consolle realizzata a Genova nel XVIII secolo e un vaso in porcellana cinese.
L'ultima sala che abbiamo potuto visitare è il Salotto dell'Aurora, spazio per esporre quadri che servì poi nell'Ottocento come piccola sala da pranzo.
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| Salotto dell'Aurora |
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| Salotto dell'Aurora |
Sulla volta Jacopo Antonio Boni ha affrescato Le nozze di Zefiro e Flora.
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| Le nozze di Zefiro e Flora (Jacopo Antonio Boni - 1715/1725) |
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| particolare della volta del Salotto dell'Aurora |
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| particolare della volta del Salotto dell'Aurora |
Tra le opere poste sulle pareti vi è la Transverberazione di Santa Teresa d'Avila, un Bacco e una Cerere di Bartolomeo Guidabono, un Ingresso degli animali nell'Arca di Scipione Compagno e una Scena di Giudizio dell'ambito di Nicola Giolfino.
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| Transverberazione di Santa Teresa d'Avila (Bernardo Strozzi detto il Cappuccino - 1614/1622) |
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| Bacco (Bartolomeo Guidobono) |
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| Cerere (Bartolomeo Guidobono) |
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| in alto: Ingresso degli animali nell'Arca (Scipione Compagno - 1656/1658) / in basso: Scena di giudizio (ambito Nicola Giolfino - XV/XVI sec.) |
Da questo ambiente si poteva accedere al Teatro del Falcone, di cui ho già parlato.
Si può poi uscire sulla terrazza monumentale del palazzo decorata con grandi vasi in marmo con volute e volti scolpiti posti sulla balaustra.
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| terrazza di levante |
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| terrazza di levante |
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| terrazza di ponente |
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| terrazza di ponente e vaso in marmo |
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vaso sulla balaustra della terrazza
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Si può anche ammirare la facciata interna rosso e ocra dell'edificio, con le sue terrazze ornate di statue in marmo, e il panorama verso il mare.
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facciata meridionale del Palazzo Reale
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| facciata meridionale del Palazzo Reale |
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| statue in marmo sulla terrazza della facciata meridionale |
La nostra visita del Palazzo Reale è finita qui...
...purtroppo, come a volte capita, la nostra visita si è rivelata incompleta perché ben otto sale del secondo piano nobile del palazzo (tra le quali la Sala da Ballo e la Sala delle Udienze) erano chiuse al pubblico per rinnovo dell'illuminazione, mentre il giardino pensile era in ristrutturazione.
Nel percorso di visita abituale avremmo potuto vedere altre opere d'arte, tra le quali il Cristo spirante di Antoon Van Dyck nella Camera da letto del re...ma fortuna vuole che il capolavoro del maestro di Anversa fosse esposto a Palazzo Ducale di Genova nella mostra "Van Dyck l'europeo".
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| Cristo spirante (Palazzo Ducale di Genova - Antoon Van Dyck - 1625/1626) |
Varcando un fornice a tre arcate del Cortile d'onore avremmo potuto accedere al giardino pensile.
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| Cortile d'onore |
Il Giardino pensile, attribuito al progetto di Carlo Fontana, fu realizzato nel Settecento.
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| risseu del giardino pensile |
L'attuale sistemazione fu realizzata tra il 1965 e il 1966. Venne istallato intorno ad una vasca d'acqua un risseu del 1739 proveniente dal cortile demolito della monache Turchine della Santissima Incoronazione (ricostruito da Armando Porta). In questo tipico mosaico ligure di ciottoli bianchi e neri si distinguono figure della vita quotidiana e animali domestici alternati a figure mitologiche e archetipiche.
https://palazzorealegenova.cultura.gov.it/
Orari: martedì 13.30 /19.00
mercoledì/sabato 9.00/19.00
prima domenica del mese 13.30/19.00
lunedì CHIUSO
Costo: 12 € con Palazzo Spinola (valido un anno)
prima domenica del mese GRATIS
CONCLUSIONI Il Palazzo Reale, una delle residenze più prestigiose dell'antica Repubblica di Genova e una delle residenze reali dei Savoia, è una tappa immancabile nell'itinerario di visita della Superba. Se avremo l'occasione di ripassare per Genova cercheremo di completare la sua visita...e magari anche questo post.