sabato 8 agosto 2015

Rinascimento a Roma: Palazzo Altemps


A Roma, non lontano da Piazza Navona, nel Rione Ponte anche detto "quartiere del Rinascimento", si trova Palazzo Altemps.

Il palazzo sorge nell'area in cui nell'antichità si trovavano le officine artigianali dei marmorari.

Alcuni scavi hanno portato alla luce nei sotterranei di Palazzo Altemps una domus tardo-imperiale.

scavi nelle fondamenta del palazzo
scavi nelle fondamenta del palazzo
intonaco romano di IV stile (I sec.d.C.)
intonaco romano di IV stile (I sec.d.C.)
Si possono vedere invece i resti di alcune case e torri medievali, che vennero inglobate nel successivo palazzo rinascimentale, al piano terreno nella cosiddetta Sala della Casa Medievale (o "Sala dei Sarcofaghi").

nicchia e resti di finta tappezzeria di casa medievale





Nella muratura quattrocentesca sono stati ritrovati i resti di pareti di una casa medievale decorata nella parte alta (equivalente alla decorazione di un primo piano), con finta tappezzeria e una nicchia affrescata.













Sono stati trovati anche oggetti di uso comune e quotidiano, ceramiche e vetri, romani, medievali e rinascimentali.

ceramiche con stemmi degli Altemps
ceramiche medievali
oggetti di uso quotidiano ritrovati nel cosiddetto "monnezzaro" del palazzo (IV/XVII secolo)
contenitori in vetro del XV/XVI secolo
E' infatti in occasione del giubileo del 1475 di Sisto IV che il quartiere da medievale diviene rinascimentale.

Palazzo Atemps prende il nome dalla famiglia tedesca che lo acquistò nel 1568, ma fu fatto costruire da Girolamo Riario, signore di Imola e Forlì e nipote (o figlio) di Papa Sisto IV, in occasione delle sue nozze con Caterina Sforza (1577).
Il disegno del palazzo fu affidato a Melozzo da Forlì e il palazzo fu finito nel 1580.

Girolamo Riario (al centro)
presunto ritratto di Caterina Sforza


















Rimangono di questo primo impianto del palazzo le sale del piano terra in cui sono ancora visibili parti di pavimentazione originale, peducci in cui s'impostano gli archi delle volte e stemmi delle famiglie Riario e Soderini (Sala d'ingresso a Palazzo Riario, Sala meridionale Riario-Sforza o Salone dei Ritratti, l'ambiente di passaggio con l'androne principale, Sala della Casa Medievale, Sala delle Erme), e alcuni soffitti lignei del primo piano.

Sala della Casa Medievale
Sala della Casa Medievale
Sala delle Erme
peduccio
peduccio e stemma Atemps
stemma Riario-Soderini
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Sono anche di questo periodo gli affreschi delle pareti della "Sala dei Notabili" o "Sala della Piattaia" del primo piano.

affresco della Sala della Piattaia
Questa era nel quattrocento la sala di rappresentanza del palazzo Riario.

L'affresco della parete occidentale rappresenta un colonnato accostato ad una muratura di lastre marmoree colorate ed un arazzo di gusto tardo-gotico con motivi vegetali, riconoscibili botanicamente, sospeso a mezza altezza.
Le colonne sostengono un'architrave sopra alla quale si alternano aperture con putti alati e pannelli con festoni.
Un fregio con finte travi con delfini e palmette su fondo rosso e blu corona la sala.

soffitto della Sala della Piattaia
E' rappresentata anche una credenza o "piattaia" (che dà il nome alla sala), con tovaglia, coppe, formelle, bricchi e piatti in peltro (o argento), probabilmente la raffigurazione dei servizi da tavola (o regali di nozze), usati per il matrimonio di Girolamo Riario e Caterina Sforza.

particolare dell'affresco della piattaia
Questo affresco rappresenta quasi un unicum in ambito romano di pittura rinascimentale prospettica-illusionistica.

Le frasi incise sull'affresco furono fatte durante la devastazione seguita all'abbandono del palazzo da parte dei Riario, caduti in disgrazia dopo la morte di Sisto IV.

La sala subì diverse trasformazioni e l'affresco fu coperto con tinteggiatura a motivi geometrici.
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Nel 1520 il palazzo venne acquistato dal cardinale di Volterra Francesco Soderini.
Egli incaricò dell'ampliamento dell'edificio Antonio da Sangallo il Vecchio e Baldassarre Peruzzi, che realizzò il cortile interno.

cortile di Palazzo Altemps
Il cortile si presenta con due ordini di archi ed un attico.
I lati corti presentano archi aperti a formare portici al pian terreno, e logge al piano superiore.

portico meridionale
loggia dipinta settentrionale
loggia meridionale
I lati lunghi presentano archi chiusi ma fenestrati.
L'attico presenta giochi di piani.
Le lesene tra gli archi sono di ordine dorico al pian terreno, e ionico al primo piano.

lato occidentale del portico
lato orientale del portico
Sotto il portico meridionale si trova l'androne d'accesso al palazzo e lo scalone per accedere al primo piano.

androne d'accesso al palazzo
ingresso allo scalone per accedere dal cortile al primo piano
scalone
scalone






















Dopo il crollo dell'angolo nord-ovest del palazzo, Marco Sittico Altemps fece intervenire Martino Longhi a risistemare il cortile.

particolare dell'arco in travertino del portico meridionale con stemmi Altemps e Orsini
Sugli archi si trovano gli stemmi scolpiti dell'ariete rampante e del ponte colpito dal fulmine (emblemi della famiglia Altemps) e di una rosa con fascia dorata e una piccola biscia (emblema della famiglia Orsini).

Il ponte colpito dal fulmine si rifà ad un avvenimento accaduto nel trecento ad un antenato della famiglia Altemps: questo personaggio che combatteva contro gli Svizzeri a fianco dell'arciduca Leopoldo II cadde da un ponte.

Sul lato orientale del cortile si trova incastonata in un arco chiuso una fontana tardo cinquecentesca a mosaico, conchiglie, pasta vitrea e ghiaie colorate.

fontana del cortile
stemma degli Altemps sulla fontana
una delle due erme che fiancheggiano la fontana
Al centro vi è un sarcofago con eroti e a fianco due erme del tipo Hermes Propylaios, custodi degli ingressi (copia romana da opera greca del V secolo a.C.).

Il cortile è coperto parzialmente da una specie di velarium.

velarium del cortile
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Il palazzo divenne poi tra il 1513 e il 1518 la dimora del cardinal Innocenzo Cybo.
In questo periodo vennero decorate le facciate esterne con scene a grafite e dipinte da Polidoro da Caravaggio e Maturino da Firenze.

cardinal Marco Settico Altemps







In seguito, dopo essere stato sede dell'ambasciata di Spagna, il palazzo venne acquistato dal cardinale dell'Alto Tirolo Marco Sittico Altemps (figlio di Clara de' Medici sorella di Papa Pio IV), che ne fece la sua dimora romana.





In realtà il nome Altemps deriva dall'italianizzazione di Hohenems, nome della famiglia tedesca di origine del cardinale.











Lavorarono ai lavori per rinnovare il palazzo Martino Longhi il Vecchio, Onofrio Longhi, Flaminio Ponzio, Giacomo della Porta e Francesco da Volterra.

L'angolo del palazzo verso piazza Sant'Apollinare venne coronato da un'altana, opera di Martino Longhi, sulla quale svettano quattro piccoli obelischi e il simbolo della famiglia Altemps, un ariete rampante, posti sopra una piccola cupola.

altana
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Venne anche decorata la "Sala delle Prospettive" o "Sala Gentiluomini", come venne chiamata sino a quando fu costruito il grande salone di rappresentanza nell'ala nord, e questa sala divenne l'ingresso al piano nobile superiore.

Sala delle Prospettive
Si trovava qui una cappella quattrocentesca di cui rimangono mensole intagliate con i quattro Evangelisti.

mensola con Evangelista

mensola del soffitto ligneo

mensola con Evangelista
Sopra una piccola porta murata rimane una cornice in finto marmo decorata con un fregio a palmette, opera di Polidoro di Caravaggio e Maturino da Firenze (eseguita nel1521/1522 quando il palazzo era abitato dal cardinal Soderini).

cornice in finto marmo sopra una porta murata
Marco Settico Altemps fece decorare la sala con un colonnato visto in prospettiva, con paesaggi illusori, scene di caccia e rovine archeologiche.

Sala delle Prospettive























Il fregio con putti che s'affacciano da una balaustra è di Lattanzio Bonastri da Lucignano, che morì in questa stanza cadendo da un'impalcatura.

fregio con putti che s'affacciano da una balaustra
Nel Novecento la sala venne divisa in più ambienti e gli affreschi coperti da stemmi e da tele dipinte (ora nella Sala dei Bacchi).

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La Sala delle Storie di Mosè, chiamata "dei Palafrenieri" nel '500, nacque dall'unione di due stanze dell'Appartamento Riario.

Sala delle Storie di Mosè
Prende il nome dal fregio raffigurante le storie di Mosè: le dieci punizioni divine infierite da Mosè agli Egizi durante la schiavitù degli Ebrei e l'esodo del popolo di Dio.

fregio della Sala delle Storie di Mosè
fregio della Sala delle Storie di Mosè
fregio della Sala delle Storie di Mosè
fregio della Sala delle Storie di Mosè
Pasquale Cati le ha dipinte in finti arazzi entro cornici scandite da figure nude in piedi e putti che sorreggono festoni floreali.

particolare del fregio
particolare de fregio
Ai lati dei riquadri si trovano ventiquattro personificazioni allegoriche identificate da un cartiglio, un vero e proprio commento morale alla narrazione biblica.

Negli angoli della sala è rappresentata l'impresa araldica della famiglia Altemps con il già citato ponte colpito dal fulmine.

particolare del fregio con ponte colpito dal fulmine
Nella sala si trovano anche gli stemmi papali di Pio IV e di Leone XI.

soffitto con rose dorate di cartapesta
Il soffitto è decorato con rose dorate di cartapesta.
Gli affreschi furono nell'Ottocento ricoperti con intonaci.

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Dopo il crollo parziale del palazzo nel 1575 a causa del terremoto fu affidata a Martino Longhi la realizzazione della grande "Sala Gentil'homini" o "Sala delle Feste", chiamata oggi Sala Grande del Galata per il capolavoro del Galata suicida qui custodito.

Sala delle Feste
La sala misurava 200mq ed era alta 10m (il doppio dell'attuale).

Troneggia nella stanza il camino monumentale su progetto di Martino Longhi il Vecchio e realizzato con marmi archeologici colorati da Nicolas Mostaert, Giovanni Antonio Pereacca da Valsolda, Silla Longo e Stefano di Francesco del Zoppo.

camino monumentale della Sale delle Feste
Ha la struttura di un monumento funebre.
Sulla sua sommità si trova il busto del cardinal Marco Sittico Altemps.

particolare del camino monumentale della Sala delle Feste
Il camino fu perduto nel XIX secolo e ritrovato poi negli anni '70 nel cortile della sede dell'Assitalia in Via Sicilia.

Nel XIX secolo divenne la Biblioteca del Pontificio Collegio Spagnolo, e per questo fu creato un solaio a mezza altezza e muri di divisione.

struttura del soppalco della Sala delle Feste
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La loggia, realizzata su modello dell'architetto Leon Battista Alberti, venne fatta decorare da Marco Settico Altemps nel 1595 come un giardino segreto, un trompe-l'oeil di un pergolato con piante ed animali esotici, tra i quali l'ananas, il tacchino e lo struzzo.

loggia dipinta
arcate della loggia
loggia dipinta
loggia dipinta
loggia dipinta
Le lunette laterali furono realizzate da Antonio Viviani da Urbino, e furono ispirate ai disegni preparatori di Raffaello per gli arazzi commissionati da Leone X.

lunetta della loggia
lunetta della loggia
 Era un ambiente antiquario del palazzo: conservava i dodici Cesari della Collezione Altemps (oggi agli Uffizi a Firenze).

collezione dei dodici Cesari nella loggia dipinta
Nella loggia trova posto anche una fontana in mosaico e stucco di Pompeo dell'Abate realizzata nel 1594.

fontana della loggia
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Al primo piano si trovavano anche le stanze private dei signori del palazzo. 

Tra queste l'Ingresso all'Appartamento del Cardinale o "Sala delle Quattro Stagioni" o "Anticamera del duca".

Ingresso all'Appartamento del Cardinale
E' un ambiente adiacente alla camera da letto del signore.
Sulle pareti corre un fregio che raffigura paesaggi e grottesche e immagini relative allo scorrere del tempo e alle stagioni.

Al centro di ogni parete si trova un medaglione con la personificazione di una stagione, affiancato da riquadri di paesaggi con rovine e figure a grottesche.

fregio dell'Ingresso all'Appartamento del Cardinale
Sopra i riquadri vi sono raffigurati animali: il cavallo e il leone per l'Autunno, il toro e il cammello per la Primavera, uccelli (gru, cicogna, colomba) per l'Estate e l'Inverno. 

Sotto i medaglioni vi sono scene di genere che alludono alle stagioni, su fondo rosso pompeiano. 


Al di sotto del fregio vi è una decorazione perduta tranne che per frammenti sopra la porta.

fregio dell'Ingresso all'Appartamento del Cardinale con frammento di decorazione sottostante
Gli affreschi sono opera di Antonio Viviani (1592).
Nel 1876 fregio e soffitto furono ridipinti, ma il restauro li ha riportati come in originale.  

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La Camera del Cardinale era tra il 1538 e il 1568 la camera privata dei cardinali spagnoli, e divenne poi la camera da letto del cardinale Marco Settico Altemps.

Camera del Cardinale
La sala subì varie fasi decorative.
Il soffitto e la parte superiore degli intonaci delle pareti occidentali e orientali sono del Quattrocento, mentre il fregio a grottesche è del Cinquecento.
Sono presenti anche in questa stanza gli stemmi famigliari.

decorazioni quattrocentesche, cinquecentesche  e settecentesche della Camera del Cardinale
Una nicchia sulla parete costituiva la cosiddetta "comodità per urinare", dotata di piccola porta, all'interno della quale veniva messo il vaso da notte. 

Nel XVII secolo la stanza divenne la sala delle udienze e il soffitto venne ribassato e le pareti dipinte a tempera con scene di battaglie, opera di Francesco Allegrini e del Panciolla.

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Lo Studiolo era comunicante sia con la Loggia dipinta che con la Camera del Cardinale.

volta dello Studiolo con stemmi di Pio IV (sinistra) e del cardinale Marco Sittico Altemps (destra)
volta dello Studiolo con stemmi del padre (sinistra) e del figlio del cardinale (destra)
Si trattava di uno studiolo notturno.
Sul soffitto erano state dipinte da Vitruvio Alberi nel 1590 scene della vita della Vergine.
Le cornici a stucco dipinto sono di Pompeo dell'Abate e Stefano Furcheri.

Nei quattro angoli della volta vi sono gli stemmi dei personaggi della famiglia Altemps: del cardinale Marco Sittico, dello zio del cardinale Papa Pio IV Medici, di Volfgang Hohenems padre del cardinale (con l'elmo), e del figlio naturale Roberto (con la corona di duca di Gallese).

Madonna della Clemenza
Al centro della volta è ritratta la Madonna della Clemenza, che ricorda quella che si trova nella Cappella Altemps nella Basilica di Santa Maria in Trastevere (di cui il cardinale era titolare).

Sono anche raffigurate figure allegoriche: Virtù Teologali, Virtù Cardinali e la Castità

Lo sguscio della porta per la loggia dipinta ha una finta prospettiva con la scritta "Porta Coeli".


uscita per la loggia dipinta

"Porta Coeli" sullo sguscio della porta


  

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Gli affreschi delle strombature delle finestre raffiguranti obelischi, danno il nome alla Sala degli Obelischi.

Sala degli Obelischi
Non è certa l'attribuzione di questa decorazione, forse opera commissionata dal cardinal Altemps rimasta illesa dopo il terremoto del 1575 o realizzata da Kaspar Memberger il Vecchio nel 1580/81.

Il pavimento è quello originale del XVI secolo.


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Sempre al primo piano del palazzo si trova la cosiddetta Sala della Stufa, facente parte della residenza privata di Cornelia Orsini e di Roberto Altemps, primo duca di Gallese (comune in provincia di Viterbo), figlio naturale del cardinale Marco Sittico Altemps.

Sala della Stufa
Il nome della sala deriva dall'aver trovato sotto il pavimento tubature e tiraggi per un impianto di riscaldamento.

tubature e tiraggi per impianto di riscaldamento nel pavimento della Sala della Stufa
La sala conserva tracce della decorazione pittorica eseguita da Pasquale Cati e Vitruvio Alberi nel 1585/1587.

decorazioni pittoriche della Sala della Stufa
Nel fregio sono rappresentati dodici paesaggi con rovine archeologiche e scene di vita agreste, a simboleggiare i dodici mesi dell'anno, intervallati da arieti e simboli araldici degli Altemps.

fregio della Sala della Stufa
fregio della Sala della Stufa
fregio della Sala della Stufa
fregio della Sala della Stufa
La sala era decorata anche con la raffigurazione delle quattro stagioni (di cui rimane solo la Primavera), e sette paesaggi entro cornici (di cui rimangono solo lacerti).

affresco della Primavera
In un ambiente adiacente il soffitto è decorato con affresco ottocentesco: l'Allegoria della notte.

Allegoria della notte
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Nel 1586 Roberto Altemps, per aver rapito una ragazza, a soli vent'anni fu fatto decapitare da Papa Sisto V, che lo aveva accusato di adulterio.
Sembra piuttosto che questa fu un pretesto per eliminarlo, in quanto Roberto aveva sposato Cornelia della famiglia Orsini, avversaria del papa.

Suo figlio, Giovanni Angelo Altemps, fece dipingere l'affresco della decapitazione di suo padre nella cappella del palazzo, fatta da lui costruire dopo aver ricevuto in dono da Papa Clemente VIII nel 1604 le spoglie del papa martire Aniceto (155/166 d.C), provenienti dalle Catacombe di S.Callisto sulla Via Appia Antica.

I lavori della costruzione della chiesa della Beata Vergine della Clemenza e di S.Aniceto furono finiti nel 1612.

chiesa della Beata Vergine della Clemenza e di S.Aniceto
Gli architetti che se ne occuparono furono Onorio Longhi, Flaminio ponzio e Girolamo Rinaldi.

chiesa della Beata Vergine della Clemenza e di S.Aniceto
La cappella venne decorata sulle pareti laterali della navata da Antonio Circignani detto il Pomarancio con un ciclo di affreschi del martirio di S.Aniceto.

affreschi delle vite di S.Aniceto e della Vergine nella navata della chiesa
In alto, ai lati della volta, sono raffigurate due processioni: a sinistra dell'entrata putti recano le palme del martirio, a destra mostrano gli strumenti di tortura del martirio.

processione di putti con le palme del martirio
processione di putti con gli strumenti del martirio
Gli affreschi del centro della volta sono di Polidoro Mariottini.

volta affrescata da Polidoro Mariottini
Nel 1618 il cavalier Ottavio Leoni eseguì gli otto riquadri ad olio che raffigurano la vita del santo nella piccola confessio sotto l'altare.

Il presbiterio è decorato con scene mariane.
Le tarsie di uccellini in marmo colorato sono del XVI secolo.

scene mariane del presbiterio
soffitto del presbiterio
Il soffitto della chiesa è decorato con fiori di madreperla.

altare con vasca delle reliquie di S.Aniceto e ingresso alla confessio
L'altare è una vasca in marmo giallo antico (II secolo d.C.), proveniente dal Pagus Triopius di Erode Attico sull'Appia.
Le reliquie di S.Aniceto, undicesimo papa e unico papa ad essere stato sepolto in un palazzo privato, vennero conservate nell'urna nella quale erano già state poste le spoglie dell'imperatore Alessandro Severo.

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Alla sinistra della chiesa si trovano tre ambienti comunicanti che, prima dell'ampiamento seicentesco, costituiscono l'appartamento di S.Carlo Borromeo, cugino di Marco Sittico Altemps e nipote anch'egli di Papa Pio IV, che venne ospitato nel palazzo.
                                                  
La cappella San Carlo Borromeo era il luogo di culto privato della famiglia Altemps.

cappella S.Carlo Borromeo
Le pareti hanno mantenuto la tappezzeria originale del XVI secolo in velluto e cuoio.

stemma famiglia Altemps sul soffitto della cappella
Nella teca sopra l'altare è conservata la veste liturgica di S.Carlo Borromeo.
Sono anche qui esposti due codici musicali manoscritti di partitura composta per la famiglia Altemps da Pierluigi da Palestrina, Felice Anenio e Giovanni Bernardino Nanino.

altare della cappella e veste liturgica di S.Carlo Borromeo
codice musicale manoscritto
codice musicale manoscritto
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In comunicazione sia con la chiesa che con la cappella S.Carlo Borromeo, in modo da servire entrambe, si trova la sagrestia.

sagrestia
sagrestia
Al suo interno si trovano mobili in noce del 1614 per custodire paramenti e oggetti.

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Giovanni Angelo Altemps fece anche costruire nel seminterrato del palazzo un teatro lungo 20 m, uno dei più antichi teatri privati di Roma.
Qui fu fondata l'Accademia dell'Arcadia nel 1690.
Il teatro fu poi denominato nel XVIII secolo Teatro Goldoni.

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La Sala della Duchessa del primo piano del palazzo era il salotto privato della duchessa Isabella Lante Montefeltro della Rovere, seconda moglie di Pietro Altemps.

Sala della Duchessa
Il fregio della sala fu dipinto da Giovanni Francesco Romanelli nel 1654.

Sulle pareti sono rappresentate scene mitologiche con divinità femminili (Mito di Galatea, Rapimento di Europa, Mito di Aurora).

fregio con Rapimento di Europa
fregio con Mito di Aurora
fregio con Mito di Galatea
Il soffitto barocco è a cassettoni di legno dorato, con stemmi della famiglia Altemps.

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L'Ingresso alla Sala della Duchessa ha un soffitto ligneo quattrocentesco con decorazioni pittoriche originali.
Del Quattrocento sono anche i frammenti di un fregio a palmette.

soffitto e fregio quattrocenteschi dell'Ingresso alla Sala della Duchessa
Più antiche sono le due nicchie affrescate (parete occidentale) appartenute un tempo ad un'abitazione privata medievale, inglobata poi nel palazzo. 
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Nel Settecento ebbe in affitto il palazzo il cardinale Melchior de Polignac, allora ministro francese a Roma.

Melchior de Polignac
In quest'epoca vennero offerti sontuosi banchetti con spettacoli nel cortile del palazzo, come quello per le nozze del re di Francia Luigi XV con Maria Leszczyńska nel 1725 e quello per la nascita del loro primo erede maschio Luigi Ferdinando.
A questi festeggiamenti parteciparono tremila invitati.
Una fontana in Piazza dell'Apollinare gettava vino.
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Nel XIX secolo il tenente francese Giulio Hardouin ereditò la proprietà dalla moglie defunta Lucrezia Altemps.
Nel 1883 la figlia Maria, avuta in seconde nozze, sposò nella cappella di palazzo Gabriele D'Annunzio.

Gabriele D'Annunzio
Maria Hardouin
Le sale dell'appartamento che ricorda la residenza a palazzo del Vate sono quelle che affacciano sulla loggia meridionale del primo piano (oggi occupate dal museo con l'esposizione delle opere della Raccolta Egizia).

soffitto a cassettoni dell'Appartamento di Gabriele D'Annunzio
 Sulle porte è dipinto il monogramma MG della coppia.
Il soffitto a cassettoni fu rifatto quando le quattro stanze furono assegnate a D'Annunzio.
particolare della decorazione pittorica dell'Appartamento di Gabriele D'Annunzio

Poi il palazzo cadde in degrado.
Nel 1887 il palazzo fu venduto alla Santa Sede, che vi sistemò alcune istituzioni culturali.
Tra il 1894 e il 1969 l'edificio sarà ad uso del Pontificio Collegio Spagnolo.

Del 1949 è la realizzazione, nell'interno della torre occidentale del palazzo, dello scalone monumentale del Collegio Spagnolo di Antonio Munoz.

scalone del Collegio Spagnolo
 Sul soffitto dello scalone si trova lo stemma del Collegio Spagnolo.

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Nel 1982 il Ministero dei Beni Culturali acquistò Palazzo Altemps, e dal 1997 ha sede il museo.

sala museale con uno dei suoi capolavori: il "Galata suicida"
Oggi il palazzo è una delle quattro sedi del Museo Nazionale Romano, che custodisce ed espone nelle sue sale ancora in parte affrescate, collezioni di antichità e opere egizie, che verranno da me descritte in un post a parte a loro dedicato ("Roma: il museo di Palazzo Altemps").

Il palazzo dalla pianta a L aveva il suo ingresso su Via S.Apollinare, dove aveva un portale d'ingresso e cantonali a bugnato.
Su Piazza S.Apollinare invece al piano terra si aprivano alcune rimesse, al primo piano aperto da finestre con cornice semplice, al secondo piano finestre architravate con balconi, ed al terzo finestre architravate.

facciata su Piazza S.Apollinare di Palazzo Altemps
www.archeoroma.beniculturali.it
Orario: martedì/domenica   9.00/19.45
Costo:  7€ biglietto valido 3 giorni per i 4 siti del Museo Nazionale Romano
            (Palazzo Massimo alle Terme, Terme di Diocleziano, Crypta Balbi, Palazzo Altemps)
            GRATIS prima domenica del mese


CONCLUSIONI
"Un museo dentro un museo"...un prezioso scrigno rinascimentale architettonico con molte decorazioni pittoriche ancora presenti.
E' per questo che ho pensato di dedicare a questo sito due post, per poter raccontare più nel dettaglio il "contenitore" e il "contenuto" di questa sede museale.
Un'esposizione e un'integrazione di opere d'arte davvero notevole!

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