lunedì 14 novembre 2016

Le facciate dei palazzi e i cortili istoriati di Roma


Dall'alba dei tempi, l'uomo ha usato la tecnica del graffito per lasciare una traccia di sé: nel Paleolitico incideva disegni magici o religiosi sulle pareti delle caverne (la sua era una concezione magica dell'esistenza).
Gli Etruschi e i Greci usavano il graffito per decorare gli oggetti in bronzo (specchi e ciste) e vasi, come anche si continuò a fare in epoca medievale.

Nel Rinascimento erano le facciate o i cortili delle dimore ad essere "sgraffiate".
Mentre nella Roma medievale erano le case torri a rappresentare il potere delle famiglie dominanti, nella Roma rinascimentale furono i palazzi dalle facciate istoriate a dar mostra del proprio prestigio familiare.

Mentre nel XIX secolo il graffito (riproposto dall'Art Nouveau e dal Liberty), era usato per propaganda politica, oggi i graffiti (nati dall'esigenza delle gang giovanili di "marcare il territorio" soprattutto nelle periferie delle nostre città), sono divenuti una presenza, più o meno accettabile, della cosiddetta street art.


A Roma, a partire dagli anni '20 del Cinquecento, molte facciate di case e palazzi furono decorate a graffito con arabeschi, disegni a grottesche o con finti rilievi a chiaroscuro di soggetto soprattutto classico, con una tecnica che prevedeva un'esecuzione molto veloce, che necessitava di una grande padronanza del disegno perché non consentiva ritocchi.

Le facciate venivano coperte dai muratori con una sorta di colla, composta da una parte di calce fina e due parti di sabbia mischiata a carbone di legno; sulla colla ancora umida veniva poi stesa una mano di 2/3 mm di intonachino di calce e sabbia bianca.
Con l'uso dello spolvero venivano riportati poi dagli artisti i contorni dei disegni preparatori dei bozzetti, e con l'uso di ferri appuntiti veniva asportato l'intonachino, consentendo la lettura dei disegni.
Potevano essere usati anche più strati di intonaco di colori differenti per avere un effetto a chiaroscuro.

A decorare le facciate delle residenze romane vennero chiamati artisti prestigiosi quali Daniele da Volterra, Polidoro da Caravaggio (allievo di Raffaello), Maturino da Firenze, Benvenuto Cellini, Perin del Vaga, Cherubino Alberti, Giulio Bonasone, il Parmigianino e i fratelli Zuccari.

Purtroppo già nel Settecento molte di queste opere a graffito, esposte alle intemperie, erano andate perse, ma rimangono numerose riproduzioni cinquecentesche che ne testimoniano la loro esecuzione e quanto andassero in voga durante il Rinascimento e il Manierismo.
Questa moda decadrà a Roma solo col Barocco, quando si affermerà invece l'illusionismo prospettico, ma nuovamente ritornerà nell'Ottocento.

Nonostante che la maggior parte dei graffiti rinascimentali siano andati persi, basta porre un po' d'attenzione, passeggiando col naso all'insù per le strade del centro, per scoprirne ancora molti, che ci riportano magicamente indietro nel tempo.

Per non perdersi troppo, raccoglierò per Rioni i palazzi, le case e i cortili rimasti ancora in parte o ben decorati.

RIONE TREVI

Casa dell'Ospedale di S.Giacomo
- Via dei Modelli

Casa dell'Ospedale di S.Giacomo
All'angolo tra Via dei Modelli e Piazza Scanderbeg, si trova un edificio sul quale si trova raffigurato uno stemma seicentesco.

stemma sulla facciata della Casa dell'Ospedale di S.Giacomo


RIONE PONTE

PALAZZO MILESI
- Via della maschera d'Oro 7


Palazzo Milesi
Via della Maschera d'Oro prende il nome dalla raffigurazione di un giovane che si nasconde dietro ad una maschera d'oro, posto al centro della facciata di questo palazzo costruito nel XVI secolo, che il letterato Giovanni Antonio Milesi fece decorare dal suo conterraneo Polidoro da Caravaggio e da Maturino da Firenze.

raffigurazione di un giovane nascosto da una maschera d'oro sulla facciata di Palazzo Milesi
Secondo Giorgio Vasari, questa fu l'ultima facciata istoriata da Polidoro da Caravaggio prima che fuggisse dalla città a causa del Sacco di Roma dei Lanzichenecchi nel 1527.

Tra vasi, eroti, busti e trofei, sono raffigurati soggetti presi dalla mitologia e dalla storia antica quali il "Ratto delle Sabine" e le "Leggi di Numa Pompilio".

decorazione della facciata di Palazzo Milesi
Tra i personaggi ritratti tra le finestre del primo piano è rappresentato anche Catone Uticense.

ritratti di personaggi storici
ritratti di personaggi storici
Il fregio a monocromo a grisaille posto più in basso nella facciata, sopra le botteghe del palazzo, raffigura il Mito di Niobe, tratto dal IV libro delle "Metamorfosi" di Ovidio, con episodi in sequenza che vedono protagonista la regina tebana Niobe e i suoi numerosi figli.

Partendo da sinistra:
- un corteo di Tebani che portano doni e fanno sacrifici alla dea Latona

corteo di Tebani che portano doni a Latona
 - Niobe che ordina con un gesto della mano di porre ai suoi piedi i doni riservati
  a Latona, dopo aver aver proferito un empio discorso contro la dea

Niobe ordina di porre ai suoi piedi i doni riservati a Latona
 - l'adorazione di una statua dorata

adorazione d una statua d'oro (Latona o Niobe)
- Latona chiede ai suoi due figli (Apollo e Diana) di vendicarla

Latona chiede ai figli Apollo e Diana di vendicarla
- Apollo uccide i sette figli maschi di Niobe mentre Diana uccide le figlie davanti
  a Niobe
 - Niobe stringe la figlia più piccola coprendola con un mantello.

Apollo uccide i figli maschi di Niobe
Diana uccide le figlie di Niobe
La facciata del palazzo è stata restaurata nel 2006, ricostruendo anche la loggetta dell'ultimo livello, descritta dal Vasari.

loggetta ricostruita all'ultimo livello del palazzo

PALAZZETTO ISTORIATO DEI LANCELLOTTI
- Via della Maschera d'Oro 5


Palazzetto istoriato dei Lancellotti
Accanto a Palazzo Milesi si trova un altro palazzo istoriato con incisioni monocrome, la cui decorazione viene attribuita a Jacopo Ripanda.

facciata del Palazzetto istoriato dei Lancellotti
decorazione ed ingresso del Palazzetto istoriato dei Lancellotti
Al pian terreno sono rappresentati eroti ed elementi vegetali.
 
fregio con eroti ed elementi vegetali
Il fregio del primo piano è decorato con figure femminili con ceste di frutta e cornucopie.
  
fregio con figure femminili con cesti di frutta e cornucopie
Il secondo piano presenta invece alcune figure marine fantastiche, mentre a livello del terzo piano sono raffigurati dei draghi e, tra le finestre, episodi della Storia di Roma

dal basso: fregio con figure marine fantastiche - scene con episodi della Storia di Roma - draghi
dal basso: fregio con figure marine fantastiche - scene con episodi della Storia di Roma - draghi
Nell'angolo con Vicolo di S.Simeone il palazzo presenta una colonna tortile con base antica in granito.

colonna tortile del palazzo all'angolo con Vicolo di S.Simeone

PALAZZO GADDI CESI
- Via della Maschera d'Oro 21


Palazzo Cesi
Anche se la sua decorazione è andata purtroppo perduta, il lungo palazzo che nella stessa via fronteggia quelli appena descritti, era stato decorato splendidamente da Polidoro da Caravaggio e da Maturino da Firenze, come testimonia una riproduzione della facciata conservata al Museo Albertina di Vienna.

Gli affreschi a chiaroscuro, che riproducevano scene di sacrificio, di storia romana, di guerra e di caccia, figure allegoriche e lo sbarco di genti orientali nel Lazio, furono infatti ricoperti con vernice.

Erano anche riprodotti gli stemmi di Clemente VII Medici, quello della famiglia Gaddi proprietaria del palazzo e quello della famiglia Gomez da cui Caterina, prima moglie di Luigi Gaddi, proveniva.

iscrizione che ricorda Federico Cesi fondatore dell'Accademia dei Lincei
In questo palazzo nacque Federico Cesi fondatore in questo stesso palazzo dell'Accademia dei Lincei, e amico di Galileo Galilei, uno dei primi soci dell'accademia.

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PALAZZO ALTEMPS è un altro palazzo che aveva sulla sua facciata di Piazza di Sant'Apollinare una decorazione a graffito.

Palazzo Altemps
I graffiti eseguiti da Polidoro da Caravaggio e da Maturino da Firenze (1513/1517), oggi sono del tutto scomparsi.


CASA DELL'OSPIZIO DI SANTA MARIA DELL'ANIMA
- Via dei Banchi Nuovi 15/16A

Casa dell'Ospizio di Santa Maria dell'Anima
Più recente delle altre è la decorazione della facciata di questa casa, effettuata nell'Ottocento.

decorazione della facciata della Casa dell'Ospizio di Santa Maria dell'Anima

PALAZZETTO SANDER (poi OSPIZIO TEUTONICO)
- Via Santa Maria dell'Anima 65
 

Palazzetto Sander
Questo palazzetto venne fatto costruire nel 1508 da Giovanni Sander di Nordhausendal, notaio sassone e membro del Tribunale della Sacra Rota, per accogliere i pellegrini connazionali.

facciata di Palazzetto Sander con distico latino
Il distico scritto in latino sulla facciata, oltre a riportare il nome del proprietario ("JO(HANNES) SANDER NORTHUSANUS ROTAE NOTARIUS FEC(IT)"), augura vita eterna alla casa.

nome del proprietario dell'edificio sull'architrave dell'ingresso del palazzo
La facciata realizzata nell'Ottocento, ripropone quella che doveva essere stata dipinta nel XVI secolo.
Dell'originale infatti se ne è trovato sono un frammento durante un recente restauro che ha integrato anche la decorazione più recente.

L'edificio è oggi proprietà del Pontifico Istituto Teutonico, che sovraintede all'adiacente Chiesa di Santa Maria dell'Anima.

TORRE E PALAZZO MILLINI
- Via di Tor Millina


Torre e Palazzo Millini
Questo palazzo a due piani, costruito da Pietro Millini, affiancava una torre gentilizia del XIII sulla cui sommità è ancora scritto a grandi lettere il nome della famiglia a cui apparteneva.

Torre Millina
decorazione dei beccatelli della Torre Millina
Palazzo e torre furono decorati a monocromi da Perin del Vaga nel 1491, in occasione del matrimonio tra Mario Millini e Ginevra Cybo, nipote di Papa Innocenzo VIII.

decorazione della facciata del palazzo su Via di Tor Millina
La decorazione a graffiti a monocromo riproduce candelabri, girali, cornucopie, bucrani e stemmi, tra i quali quello di Sisto IV.

stemma sulla facciata del palazzo
Palazzo e torre, eretti tra l'altro sui resti dello Stadio di Domiziano, sono stati da poco restaurati. 



EDIFICIO ISTORIATO A VIA DI TOR MILLINA
- Via di Tor Millina 25


Edificio istoriato di Via di Tor Millina
Sempre lungo Via di Tor Millina sorge un altro edificio cinquecentesco istoriato con grottesche, satiri, figure alate e stemmi.
 
particolari della facciata istoriata
particolari della facciata istoriata
CASA CON LO STEMMA DI INNOCENZO VIII
- Vicolo delle Vacche 26

Casa con lo stemma di Innocenzo VIII
Tra le finestre del primo piano di questa casa quattrocentesca si trova lo stemma di Papa Innocenzo VIII Cybo.

stemma di Innocenzo VIII
CASA CELLINI
- Vicolo Cellini 31

Casa Cellini
Questo vicolo, che anticamente era chiamato con il nome ritenuto poi indecente di "Vicolo Calabraga" (in questo vicolo lavoravano e abitavano alcune prostitute), prese poi il nome di "Vicolo Cellini" in onore dell'orafo Benvenuto Cellini che qui aveva il suo laboratorio.

Inoltre, la casa dalla facciata a graffito posta lungo il vicolo, sembra essere stata disegnata dallo stesso artista.

facciata di Casa Cellini
Il pian terreno è decorato con finte bugne.
Al di sopra corre un fregio con grifi e putti.
Tra le finestre centinate del primo piano, in un clipeo sorretto da sirene, è raffigurato un combattimento di cavalieri.
Segue sopra un fregio con girali e mascheroni.
Infine al secondo piano sono raffigurati trofei e festoni.

fregio grifi e putti di Casa Cellini
trofei e festoni nella facciata di Casa Cellini
clipeo con combattimento di cavalieri (quasi del tutto scomparso!) sulla facciata di Casa Cellini

CASA DELL'OSPEDALE DI S.GIACOMO
- Vicolo del Curato

Casa dell'Ospedale di S.Giacomo in Vicolo del Curato
Uno stemma è dipinto su una casa di proprietà dell'Ospedale di S.Giacomo.

stemma sulla Casa dell'Ospedale di S.Giacomo in Vicolo del Curato

RIONE PARIONE

PALAZZO MASSIMO ISTORIATO
- Piazza de' Massimi

Palazzo Massimo Istoriato
La famiglia Massimo è considerata la più antica dinastia d'Europa, vantando di derivare dalla gens Flavia, che ebbe tra i suoi personaggi più illustri Quinto Fabio Massimo il Temporeggiatore, colui che salvò la Repubblica da Annibale. Questa famiglia costruì sui resti dell'Odeon (il teatro coperto deputato alle competizioni  musicali e di poesia eretto da Domiziano nell'86 d.C.), la cosiddetta "Insula Massimi".

Palazzo Massimo alle Colonne
L'insieme di costruzioni era composto dalla "domus antiqua", chiamata anche "del portico"( fatta costruire da Pietro Massimo, occupata e bruciata dai Lanzichenecchi nel 1527 e fatta poi ricostruire nel 1532 dalla famiglia a Baldassarre Peruzzi col nome di Palazzo Massimo alle Colonne), e dalla "domus nova" o Palazzo Massimo Istoriato, che risulta oggi la parte più antica.

cortile interno di Palazzo Massimo Istoriato
Su Piazza de' Massimi, dalla quale partivano i corrieri di posta (i Massimo erano infatti Sovrintendenti delle Poste Pontefice), il palazzo aveva la sua facciata originale, con portale rinascimentale e due porte ad arco ribassato sulle quali si legge la scritta "CAMILLIS MAXIMUS" e "RESTITUIT AD MDCCCLXXVII".

portale rinascimentale e porte ad arco ribassato del Palazzo Massimo Istoriato
Nel 1523 Domenico de' Massimi, in occasione delle nozze tra il figlio Angelo Massimo e Antonietta Planca degli Incoronati, fece decorare la facciata ad affresco monocromatico, con 12 Scene storiche e bibliche.

una foto del palazzo quando la decorazione era più leggibile
Le scene sono illustrate tra le finestre, in tre fasce sovrapposte con un andamento narrativo serpentino.

Gli esperti sono concordi nel pensare che due delle principali scene sono prese dalle "Storie di Giuditta": la "Decapitazione di Oloferne" e "L'occultamento della testa di Oloferne", poste in posizione centrale tra le finestre del secondo piano.

 "Decapitazione di Oloferne"
Sempre in questo registro si è voluto individuare "Ester davanti ad Assuero" (dalle Storie di Ester) o "Il primo incontro tra Giuditta e Oloferne" (dalle Storie di Giuditta), e "Giuditta mostra la testa di Oloferne".

"Ester davanti ad Assuero" (dalle Storie di Ester) o "Il primo incontro tra Giuditta e Oloferne" (dalle Storie di Giuditta)
"Giuditta mostra la testa di Oloferne"
Nel registro più alto (II scena) si è voluto individuare lo "Sposalizio della Vergine", mentre le altre raffigurazioni sono ispirate alla "Vita di Ester" oppure sono sempre prese dalle Storie di Giuditta: "Dialogo tra Oloferne e Achior", "Giuditta conforta il popolo di Betulia", "Giuditta raccolta in preghiera" "Giuditta esce con la sua serva dalle porte di Betulia".

"Sposalizio della Vergine" (oppure "Giuditta conforta il popolo di Betulia")
"Dialogo tra Oloferne e Achior"
"Giuditta raccolta in preghiera"
"Giuditta esce con la sua serva dalle porte di Betulia".
Tra un piano e l'altro corrono dei fregi.
Nel fregio più in alto (tra il secondo e il terzo piano), sono rappresentate Scene belliche.

fregio superiore: Scene belliche ("Assiri in fuga")
fregio superiore: Scene belliche
fregio superiore: Scene belliche
Le scene rappresentate nel fregio tra il secondo e il primo piano sono invece: "Il popolo di Betulia armato scende dal monte e si getta sull'accampamento assiro", "Il servo di Oloferne scosta le cortine per svegliare il suo comandante e scopre l'omicidio".

 "Il popolo di Betulia armato scende dal monte e si getta sull'accampamento assiro",
Le decorazioni del primo piano sono andate quasi tutte perdute
Sotto la cornice marcapiano si può individuare una Vittoria alata.

Vittoria alata
Ai lati delle scene e al pian terreno sono dipinti mattoncini.

Non è ancora stato accertato l'artista che eseguì questo lavoro: c'è chi dice un allievo di Daniele da Volterra, chi Polidoro da Caravaggio, e si è individuata una firma durante il restauro effettuato da Luigi Fontana del 1877, che l'attribuirebbe a Nicolò Furlano (come viene riportato nella lapide murata nella facciata del palazzo).

lapide del restauro del palazzo
Davanti alla facciata del palazzo si erge dal 1950 una colonna di cipollino con capitello corinzio ricostruita, appartenuta all'Odeon di Domiziano.

colonna dell'Odeon
Non molti sanno che nel 1467, al pian terreno di questo palazzo, venne istallata la prima stamperia romana di Arnold Pannartz e Conrad Schweynheim, e che il primo libro ad essere stampato fu l'"Epistolarum ad familiares" di Marco Tullio Cicerone.

LOCANDA DEI TRE RE
- Via del Pellegrino 64/65

Locanda dei Tre Re
In passato Via del Pellegrino, via lungo la quale si trova questa casa cinquecentesca, era percorsa dai numerosi pellegrini che si recavano alla Basilica di S.Pietro.

decorazione della facciata della Locanda dei Tre Re
Si presume che, essendo affrescata con tre medaglioni nei quali sono raffigurate tre teste coronate, pubblicizzasse la presenza di una locanda: la "Locanda Tre Re Magi".

clipeo con testa coronata
particolare della decorazione e di un clipeo
particolare della decorazione e di un clipeo

CASA IN VIA DEL PELLEGRINO
- Via del Pellegrino 66/67


Casa graffita in Via del Pellegrino 66/67(a destra)
Adiacente a quella appena descritta si trova un'altra casa dipinta, opera presumibilmente di Daniele da Volterra (detto il Braghettone), allievo di Michelangelo.
La facciata cinquecentesca è decorata con Scene di Storia Romana e delle figure.

particolare della facciata della Casa in Via del Pellegrino 66/67
particolare della facciata della Casa in Via del Pellegrino 66/67

CASA IN VIA DEL PELLEGRINO
- Via del Pellegrino 116

Casa in Via del Pellegrino 116
Tra le finestre dell'ultimo piano di questa casa cinquecentesca si trova, un po' nascosto dalle persiane aperte, un lacerto della sua antica decorazione pittorica.

decorazione della Casa in Via del Pellegrino 116

CASA A VICOLO DEI SAVELLI
- Vicolo dei Savelli 11

Casa a Vicolo dei Savelli
Anche la facciata della casa del Cinquecento che si trova lungo Vicolo Savelli era riccamente istoriata.

facciata della Casa in Vicolo dei Savelli
Il vicolo faceva parte dell'area sulla quale la famiglia Savelli aveva alcune proprietà, ma lo stemma con tre gigli e una colonna si riferisce ad altre famiglie nobili romane.

particolare della decorazione della Casa in Vicolo dei Savelli
particolare della decorazione con stemma della Casa in Vicolo dei Savelli

EDIFICIO A VICOLO DEL GOVERNO VECCHIO
- Vicolo del Governo Vecchio 52


Edificio a Vicolo del Governo Vecchio
Questo edificio quattrocentesco con loggia terminale, posto d'angolo tra Via del Governo Vecchio e Vicolo dell'Arco della Chiesa Nuova, presenta una decorazione a graffito con bugne diamantate e fregi marcapiano.

decorazione a bugne diamantate della facciata dell'Edificio a Vicolo del Governo Vecchio
fregio marcapiano dell'Edificio a Vicolo del Governo Vecchio

PALAZZO AMEDEI
- Via della Fossa 14/17


Palazzo Amedei
Questa casa rinascimentale, costruita per la famiglia Amedei, è decorata con disegni che riproducono bugne con effetto tridimensionale.

decorazione a finte bugne della facciata del Palazzo Amadei
Lungo il marcapiano corre un fregio a graffito.

fregio a graffito della facciata del Palazzo Amedei
STALLE DEL PALAZZO ORSINI PIO RIGHETTI
- Via del Biscione 89


Si pensa che questo edificio cinquecentesco dalla facciata a graffito, abbia ospitato le stalle del Palazzo Orsini Pio Righetti, costruito difronte nel 1450, sulle rovine del Teatro di Pompeo.

stalle del Palazzo Orsini Pio Righetti
Infatti, una greca con teste di cavalli fa parte della decorazione.

greca con teste di cavalli


RIONE REGOLA
 
CASA DI PIETRO PAOLO FRANCISCI della "ZECCA" o CHIAVICA DI PONTE
- Via di Monserrato 2


Casa di Pietro Paolo Francisci
Questa casa prende il nome del suo proprietario, responsabile della Zecca pontificia sotto il pontificato di Paolo II (1464/1471).

facciata della Casa di Pietro Paolo Francisci su Via dei Pellegrini
decorazione dell'altana della Casa i Pietro Paolo Francisci
lacerti della decorazione della facciata
Il fregio che ricopriva la sua facciata, opera di Polidoro da Caravaggio e Maturino da Firenze, illustrava scene correlate con l'eroina Clelia, la giovane romana che nel tentativo di scappare dal campo nemico del re etrusco Porsenna, attraversò il Tevere nel punto in cui fu costruita questa casa.

lacerti di decorazione sulla facciata di Via di Monserrato
Questo edificio ospitò Eleonora del Portogallo, che nel 1462 sposò l'Imperatore d'Austria Federico III.
A ricordo di questo avvenimento venne murato sul fianco destro della casa un rilievo con l'aquila bicipite degli Asburgo, che dopo il 1870 venne rimossa in quanto simbolo della dominazione austriaca.
Oggi il reperto che riporta la sigla AEIOU (= "AUSTRAE EST IMPERARE ORBI UNIVERSO" = "Spetta all'Austria governare il mondo"), si trova nel cortile della Chiesa di S.Maria dell'Anima.
 

PALAZZETTO LANCIA
- Via S.Salvatore in Campo


Palazzetto Lancia
Questa palazzetto quattrocentesco appartenne ad Alessandro Lancia, come riporta l'architrave del portale d'ingresso.

portale d'ingresso del Palazzetto Lancia
Probabilmente il palazzetto sorge sui resti del Tempio di Nettuno

fregio della facciata del Palazzetto Lancia
fregio della facciata del Palazzetto Lancia
Al primo piano, tra due finestre a tutto sesto, vi è dipinto lo stemma con i sei gigli dei Farnese, a voler testimoniare che il proprietario era un cortigiano di Papa Paolo III Farnese.

stemma Farnese sulla facciata del Palazzetto Lancia
PALAZZO RICCI
- Piazza Ricci /
Via Giulia 146

facciata di Palazzo Ricci su Via Giulia
Costruito agli inizi del Cinquecento da Nanni di Baccio Bigio per la famiglia Calcagni, il palazzo passò ai Del Bene, che nel 1525 fecero decorare a Polidoro da Caravaggio e a Maturino da Firenze la facciata ad L su Piazza Ricci.

facciata ad L di Palazzo Ricci su Piazza de' Ricci
I due artisti rappresentarono episodi della Storia Romana:

- a pian terreno la "Continenza di Scipione", la "Cattura di Muzio Scevola",
 "Muzio Scevola davanti a Porsenna"

Episodi della Vita di Muzio Scevola
Episodi della Vita di Muzio Scevola
Episodi della Vita di Muzio Scevola
Episodi della Vita di Muzio Scevola
- sopra al portale "Prigionieri e Trofei"

Prigionieri e trofei
- sulle finestre del primo piano il "Tevere", la "Lupa con Romolo e Remo",
 "Faustolo e la moglie", "Romolo che traccia il solco della Roma quadrata
  mentre i suoi compagni costruiscono la nuova città"

il Tevere, Romolo e Remo con la lupa, Faustolo e la moglie
Romolo che traccia il solco della Roma quadrata  mentre i suoi compagni costruiscono la nuova città
- tra le finestre del primo piano "Cesare", un "Profeta" e "Marco Furio Camillo"
 (ormai irriconoscibili), e tra le finestre dell'ultimo piano "Trofei".

ultimo piano: Trofei
ultimo piano: Trofei
Il palazzo è stato anche la residenza di Costanza Farnese, figlia naturale di papa Paolo III, e si racconta che qui tra i due avvenissero rapporti incestuosi, a parere anche del poeta Pietro Aretino che diceva: "a' figli di tua figlia padre e nonno" .
Non molti sanno che in questo palazzo dimorò nel 1555 anche Monsignor Della Casa, segretario di Stato di Paolo III, e che qui scrisse il suo celebre "Galateo".

Il nome del palazzo deriva dal Cardinale Giulio Ricci che l'acquistò nel 1577. 
Per questo le finestre ad arco del secondo piano avevano ai lati gli stemmi dipinti dei Farnese e dei Ricci (un sole affiancato da un riccio), aggiunte da Luigi Fontana nel XIX secolo insieme a grottesche (con i modelli delle incisioni fatte nel Seicento), a livello del secondo e terzo piano.
In un recente restauro le aggiunte ottocentesche sono state rimosse, lasciando solo quelle rinascimentali.

CASA IN VIA DI MONSERRATO
- Via di Monserrato 14

Casa in Via di Monserrato
La facciata di questo edificio cinquecentesco è purtroppo molto rovinata e poco leggibile.


pian terreno della Casa in Via di Monserrato
lacerti di decorazione della Casa in Via di Monserrato

CORTILE DEL PALAZZO CAPPONI ANTONELLI
- Via di Monserrato 34


Palazzo Capponi Antonelli
Il palazzo cinquecentesco apparteneva alla famiglia Casali, e aveva la facciata su Via di Monserrato probabilmente decorata a graffito, anche se oggi appare con un prospetto tardo manieristico realizzato nel 1840.

cortile di Palazzo Capponi Antonelli
loggia murata con decorazione a graffito
Nel cortile però sono rimasti i resti del palazzo cinquecentesco, con loggia con colonne ioniche (oggi murata), sopra la quale rimangono lacerti dell'antica decorazione a graffito.

decorazione a graffito del cortile
particolare della decorazione
particolare della decorazione

CASA IN VIA DEI GIUBBONARI
- Via dei Giubbonari 47

Casa in Via dei Giubbonari
Anche sulla via che un tempo era popolata dagli artigiani che cucivano giubbe, si trova una casa rinascimentale istoriata a graffiti, con una figura femminile tra le finestre del primo piano, sormontata da un clipeo con testa maschile.

decorazione della facciata della Casa in Via dei Giubbonari
Secondo il Vasari, Jacopo Strozzi commissionò a Baldassarre Peruzzi la costruzione di questa sua proprietà.

particolar della decorazione della facciata della Casa in Via dei Giubbonari


RIONE SANT'EUSTACHIO

PALAZZETTO DI TIZIO DA SPOLETO
- Piazza Sant'Eustachio

Palazzetto di Tizio da Spoleto
Il Palazzetto che su Piazza Sant'Eustachio fa angolo con Via della Palombella, venne costruito nella seconda metà del Cinquecento e appartenne a Tizio da Spoleto, maestro di camera del Cardinale Alessandro Farnese, che divenne papa col nome di Paolo III.

E' un edificio a due piani, con marcapiani decorati a stucco, cornicione a mensole con fascia decorata e con finestre architravate e decorate con festoni, volute e gigli (simbolo della famiglia Farnese).

architrave di una finestra 
decorazione del cornicione
Nel 1560 la facciata venne decorata da Federico Zuccari con Scene della Vita di Sant'Eustachio: la "Conversione", il "Battesimo" e "Martirio".

Palazzetto di Tizio da Spoleto: Conversione di Sant'Eustachio (in alto) - stemma mediceo affiancato da Fortezza e Giustizia (in basso)
Il generale romano Placido (che prese poi il nome di Eustachio), durante una battuta di caccia al cervo, vide sul palco di un animale una croce e la voce di Cristo che gli chiedeva perché lo stesse perseguitando.
Dopo questo episodio l'uomo si convertì al Cristianesimo, e dopo molte peripezie che misero a dura prova la sua fede, subì il martirio durante il regno di Adriano.

Palazzetto di Tizio da Spoleto (facciata di Via della Palombella)
resti della decorazione del Palazzetto di Tizio da Spoleto
Sono anche state raffigurate al centro della facciata la "Fortezza" (a sinistra) e la "Giustizia" (a destra), e lo stemma de' Medici riferito a Pio IV (al secolo Angelo Medici), salito al soglio pontificio nel 1560.

PROPRIETÀ DELL'OSPEDALE DI S.GIACOMO 
- Via degli Spagnoli 48

Proprietà dell'Ospedale di S.Giacomo a Via degli Spagnoli
Sulla facciata dell'edificio uno stemma cinquecentesco.

stemma sulla facciata di una Proprietà dell'Ospedale di S.Giacomo

RIONE SANT'ANGELO

EDIFICIO ISTORIATO A PIAZZA COSTAGUTI
- Piazza Costaguti


Edificio istoriato in Piazza Costaguti
Sopra e sotto le finestre ad arco dell'ultimo piano dell'edificio e lungo la muratura laterale, si può ancora vedere parte della sua decorazione cinquecentesca.

decorazioni della facciata

CORTILE DI PALAZZO COSTAGUTI
- Piazza Mattei 10


Palazzo Costaguti
Il palazzo fu costruito da Costanzo Patrizi, tesoriere di Paolo III Farnese, ma venne acquistato nel 1578 dalla famiglia Costaguti, banchieri di origini genovesi.

ingresso di Palazzo Costaguti
Il palazzo era considerato dal Vasari uno dei cinque palazzi più ricchi di Roma.
Al suo interno hanno lavorato artisti importanti quali il Cavalier d'Arpino, i fratelli Federico e Taddeo Zuccari, il Domenichino, il Guercino, il Pomarancio, Giovanni Lanfranco, l'Allegrini, Pier Francesco Mola, Giovanni Francesco Romanelli.
Il Cardinal Vincenzo Costaguti infatti era il fondatore dell'Accademia di S.Luca.

cortile del Palazzo Costaguti
Il restauro operato nel 1997 ha portato alla luce resti della decorazione dei prospetti interni del cortile, scomparsa sotto l'ultima tinteggiatura del Novecento e gli altri tre strati precedenti.

Sembra che la decorazione, per fasce intorno e sopra le aperture del cortile, si debba ad artisti della scuola di Polidoro da Caravaggio.

Sopra l'arcone d'ingresso vi sono tre figure femminili e sagome di donne dai cui corpi germogliano tralci e radici.

prospetto del cortile sopra l'arcone d'ingresso
figure femminili

Sul lato destro del cortile vi sono raffigurati un Ercole con clava e una battaglia.

Ercole
Sul lato sinistro invece si notano decorazioni verticali con fiocchi e ghirlande che incorniciano le finestre, Mercurio e Venere, lo stemma dei Costaguti e una finta finestra.

prospetto sinistro del cortile
Mercurio e Venere
finta finestra
stemma dei Costaguti


RIONE TRASTEVERE

CASA A VIA DEL MORO
- Via del Moro 62


La facciata a punta di diamante di questo edificio cinquecentesco, è decorata anche con uno stemma di una spada all'interno di un clipeo, da mostri che lo affiancano, e da girali.

edificio a Via del Moro

RIONE BORGO

EDIFICIO DI VICOLO DEL CAMPANILE
- Via del Campanile 4


Edificio di Vicolo del Campanile
La facciata di questo edificio quattrocentesco, posto a pochi passi dalla Chiesa di S.Maria in Trasportina (dal cui campanile prende il nome il vicolo in cui si trova la casa), fu decorato da Giulio Romano nel 1520.

facciata dell'Edificio di Vicolo del Campanile
La casa, su tre piani e dalle finestre centinate, presenta a pianterreno un graffito a finto bugnato, mentre tra le finestre del primo piano le scene rappresentate illustrano un guardiano di vacche addormentate assalito dal dio Mercurio, e quattro re daci prigionieri davanti a trofei.

decorazione della facciata dell'Edificio di Vicolo del Campanile
Tra il primo e il secondo piano corre un fregio nel quale si può difficilmente individuare tra due leoni affrontati un emblema de' Medici: tre piume di struzzo e un anello a punte di diamante.

Al secondo piano è raffigurato Argo con tre vacche e figure femminili mitologiche.

Nel fregio più in alto vasi con frutta e leoni alati, e più in alto ancora, teste di leoni.

decorazione del fregio con leoni alati
Questa casa è nota per essere stata anche l'abitazione del famoso boia pontificio Mastro Titta, il cui vero nome era Giovan Battista Bugatti e che abitualmente svolgeva il mestiere di ombrellaio.

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In Rione Borgo vi erano altri palazzi che avevano un tempo la facciata istoriata, ma che purtroppo è andata perduta nei secoli per rifacimenti in stili più moderni o ampliamenti.

Tra questi vi era PALAZZO DELLA ROVERE o PALAZZO DEI PENITENZIERI (Via della Conciliazione 33), costruito da Baccio Pontelli (1480/1490) per il Cardinale Domenico della Rovere (Cardinale di S.Clemente e nipote di Sisto IV).

Palazzo dei Penitenzieri
I graffiti cinquecenteschi ricoprivano tutta la facciata del palazzo che si affacciava su Piazza Scossacavalli, la piazza sostituita da Via della Conciliazione.
Oggi il palazzo è la sede dell'Ordine del Sacro Sepolcro di Gerusalemme.


Altro palazzo che un tempo appariva decorato con graffiti eseguiti nel 1519 da Polidoro da Caravaggio era PALAZZO CASTELLESI o PALAZZO GIRAUD TORLONIA (Via della Conciliazione 30), eretto nel 1498 su progetto attribuito al Bramante o ad Andrea Bregno per il Cardinale Adriano Castellesi.

Palazzo Giraud Torlonia
La decorazione a graffito fu fatta eseguire da re Enrico VII che ebbe in dono il palazzo dal cardinale.
Passato ai Torlonia, dopo essere stato concesso o acquistato da altre famiglie o cardinali, il palazzo perderà i graffiti della sua facciata.


RIONE COLONNA

CASA DELL'OSPEDALE DI S.GIACOMO A VIA FRATTINA
- Via Frattina 62


Casa dell'Ospedale di S.Giacomo a Via Frattina
Sulla facciata di questa casa, appartenuta all'Ospedale di S.Giacomo, è rimasto uno stemma seicentesco.

stemma sulla facciata

EDIFICIO ISTORIATO A VIA DEI DUE MACELLI
- Via dei Due Macelli 31

Edificio istoriato a Via dei Due Macelli
Le decorazioni delle due facciate di questo edificio d'angolo sono ottocentesche, e ripropongono disegni del repertorio classico: grottesche, maschere, girali, putti...

decorazione della facciata dell'edificio
decorazione con maschera dell'ultimo piano dell'edificio
particolare della decorazione
particolare della decorazione

CAMPO MARZIO

EDIFICIO ISTORIATO A VIA CRISPI
- Via Francesco Crispi 89


Edificio istoriato a Via Francesco Crispi
Questo edificio è stato decorato nel 1890, come riportato sulla facciata.
Tra festoni e animali fantastici sono raffigurati in clipei i ritratti di tre artisti famosi: Raffaello, Michelangelo e Tiziano.

decorazione della facciata con ritratto di Raffaello
decorazione della facciata coi ritratti di Michelangelo e Tiziano

CONCLUSIONI
Spesso si passeggia per le vie e i vicoli di Roma senza accorgersi che, solo alzando lo sguardo verso le facciate dei palazzi, si possono scorgere ancora le loro antiche decorazioni.
Esse ci raccontano la vita di quel luogo e quella dei personaggi che in quelle dimore hanno abitato.
E' affascinante scoprire il lato rinascimentale di questa città, testimone dell'arte romana antica e di quel barocco che prepotentemente ha ricoperto molto del patrimonio artistico precedente.


2 commenti:

Felice Signorino ha detto...

è un viaggio strabiliante, non solo attraverso l'arte e la storia ma anche tra le false convinzioni che il viaggio debba essere esotico, in luoghi lontani, tra cose in fondo estranee. Così, invece, sperimentiamo anche un metodo diverso, anche se difficile e impegnativo, opposto al pricipio di distrazione di massa che sono i tour moderni, anche quelli definiti intelligenti, perché siamo indotti a concentrarci nel nostro passato e, di conseguenza in noi stessi. Basta alzare gli occhi, è vero. E per questo semplice gesto dovrebbe essere uno strumento di insegnamento adottabile nelle scuole, al posto della inutile e dispendiosa gita di fine anno. Non so come dire grazie all'autrice, a Raffaella.

Raffaella ha detto...

Grazie per le sue riflessioni e per i complimenti!
Uno dei motivi che mi spingono a scrivere questo blog è condividere le tante sfacciettature dell'arte.

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