lunedì 6 febbraio 2017

L'edicola sacra più famosa di Roma


Nel centro storico di Roma di quei piccoli spazi sacri, posti sulle facciate dei palazzi, soprattutto agli angoli delle strade, chiamati "Madonnelle" per le raffigurazioni molto spesso dedicate alla Vergine Maria, se ne possono contare a centinaia.

Nel 1853 ve ne erano 1543, e nel 1999 di queste se ne erano conservate 522.

Sembra che l'origine di queste immagini devozionali si debba far risalire all'epoca del sesto re romano Servio Tullio (578 a.C./539 a.C.), e servivano a proteggere le varie Regioni di Roma.

Le edicole sacre degli antichi Romani erano chiamate "Compita Larum", ed erano recinti posti all'intersecarsi delle strade, muniti di sedili per gli offerenti, con immagini delle divinità pagane.
Erano gestite da corporazioni religiose che si occupavano di celebrare riti propiziatori e organizzavano anche feste e giochi.

Sotto Augusto in Roma se ne potevano contare 265, mentre sotto Costantino ve ne erano 423.

Questa antica tradizione pagana si è tramandata e trasformata in cristiana, e ha continuato ad esistere nelle epoche medievale, rinascimentale e barocca, evolvendosi secondo lo stile artistico in voga in quei periodi.

Erano luoghi nati dal bisogno collettivo di controllare lo spazio di una comunità e proteggerlo dal mondo esterno, e divennero parte dell'arredo urbano della città.

Inoltre costituivano spesso, con le loro lanterne o lumicini, l'unica illuminazione notturna della città, soprattutto nei vicoli bui mal frequentati.

A volte rappresentavano delle vere opere d'arte, ideate da artisti più o meno famosi e realizzate con vari tipi di materiali (terracotte, stucco, marmi, tele o affreschi).
A renderle più belle erano cornici e medaglioni in stucco, ornati soprattutto in epoca barocca da elementi architettonici, sculture, putti e cherubini, e spesso erano sormontate da baldacchini in ferro e coperture in legno.

Una delle più celebri edicole sacre di Roma è la cosiddetta "Imago Pontis", talmente famosa da far identificare un luogo.

Imago Pontis
Si trova all'incrocio tra Vicolo Domizio e Via dei Coronari, l'antica "Via Recta" tangente allo Stadio di Domiziano che collegava Via Lata (l'odierna Via del Corso), con il Ponte Neroniano (crollato nel IV secolo).
La via venne poi chiamata Via di Tor Sanguigna (dal nome di una torre li presente), e poi Via dei Coronari per i numerosi venditori di oggetti sacri (soprattutto corone), che qui vedevano fiorire la loro attività per il passaggio dei pellegrini diretti in Vaticano.

Via dei Coronari, aperta da Sisto IV della Rovere, fu il primo asse viario rettilineo della città.
Nel Rinascimento era divisa in due tratti: la "Scorticlaria", dove alloggiavano i conciapelle e i cuoiai, e l' "Immagine di Ponte", dall'edicola sacra che appunto qui si trovava.

Questa era l'ultima tappa dei pellegrini prima di attraversare il Ponte San'Angelo e dirigersi verso la Basilica di S.Pietro.

Un'immagine sacra divenuta oggetto di venerazione fu qui collocata nel '400 probabilmente dal fiorentino Vinvio di Vincio di Stefano, che aveva ottenuto in utile utilizzo il palazzo dal Monastero di S.Silvestro in Capite.
Egli poi vendette i suoi diritti al cardinale Alberto Serra da Monteferrato, protonotario della Camera Apostolica dal 1519 al 1527.

Il cardinale viene ricordato per la sua tragica fine: riuscito a sfuggire ai Lanzichenecchi durante il Sacco di Roma (1527),trovando rifugio a Castel Sant'Angelo, morì d'infarto per la paura o per la corsa, appena varcato l'ingresso del castello.
Il cardinale diede l'incarico di ristrutturare l'edicola sacra ad Antonio da  Sangallo il Giovane nel 1523.


L'edicola di gusto classico è composta da un tabernacolo nella bugnatura, incorniciato da due semicolonne composite che sorreggono un timpano triangolare e poggiano su uno stilobate a lesene in travertino.

Al di sopra del timpano si trova una finestra cieca sormontata da due stemmi (uno del cardinale Alberto Serra da Monteferrato e uno del cardinale Francesco Armellini), e ancora più sopra da una finestra architravata (ora cieca).

All'interno dell'edicola, ispirata alle nicchie presenti nel Pantheon, si trova un dipinto realizzato da Perin del Vaga (allievo di Raffaello), che rappresenta l'Incoronazione della Vergine, affiancata dai Santi Antonio e Sebastiano, in ricordo dell'immagine sacra originale.

Incoronazione della Vergine (Perin del Vaga)
L'edicola fu restaurata nel 1968 e nel restauro del 2009 è riapparso il dipinto.

L'edicola è illuminata da una lanterna.

Sul timpano un'iscrizione in latino riporta:
"L'Immagine di Ponte che vedi fu restaurata".
Sul basamento invece:
"Alberto Serra di Monteferrato
e
"restaurata a spese dei benefattori nel 1805".

CONCLUSIONI
Sicuramente Roma offre un repertorio di edicole sacre unico al mondo.
Si possono imbastire itinerari ad hoc in ogni Rione della Capitale.
Basta camminare con il naso all'insù per scoprirne una moltitudine!
Ognuna è legata a una storia o a una leggenda, e ancor oggi sono venerate dai passanti, che si soffermano per una preghiera o per toccarle.


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