mercoledì 15 giugno 2016

Roma: gli Appartamenti papali di Castel Sant'Angelo


La storia della trasformazione del Mausoleo di Adriano in quella che divenne la più estesa fortezza di Roma s'intreccia con l'adattamento di parte di essa in appartamento papale, coniugato con una sempre più ricercata decorazione.
In questo post descriverò quegli ambienti che nei secoli diedero la possibilità di un sicuro rifugio a numerosi papi, che li vollero trasformare in sfarzose residenze.

Il primo appartamento papale si deve a Niccolò V Parentuccelli (1447/1455), che spostò la sua residenza dai Palazzo Lateranense in Vaticano, considerando la zona più sicura, grazie anche alla vicina fortezza di Castel Sant'Angelo.

Niccolò V Parentuccelli
Questa residenza quattrocentesca sorse sul livello più alto del cilindro del mausoleo, e  si sviluppò ai lati di una torre quadrangolare, ancora visibile al centro dell'edificio, che inglobava e nascondeva dietro tufelli in peperino la struttura romana.

La sala principale del primo piano degli Appartamenti papali fatti costruire da Niccolò V è la cosiddetta Sala di Apollo, il grande salone con volta a botte che deve il suo nome al ciclo di affreschi che fece realizzare Paolo III Farnese nel 1547.

Sala di Apollo
Il ciclo di affreschi eseguiti sulla volta da Perin del Vega e dai suoi collaboratori tra i quali Domenico Zaga, comprende una decorazione a grottesche e i dieci riquadri che raffigurano le Storie di Apollo, quale giustiziere, civilizzatore e ispiratore di sapienza.

volta con grottesche e ciclo delle Storie di Apollo della volta della Sala di Apollo
Sala di Apollo: "Apollo uccide i Ciclopi per vendicare la morte di Asclepio"
Sala di Apollo: "Apollo affida al Centauro Chirone il figlio Asclepio avuto da Coronide"
Sala di Apollo: "Apollo pascola le mandrie di Admeto"
Sala di Apollo: "Apollo punisce Marsia"
Sala di Apollo: "La punizione di Mida"
Sala di Apollo: "Apollo e Dafne"
Sala di Apollo: "Latona che trasforma in rane i vaccari che la volevano cacciare dalla fonte Melita"
Sala di Apollo: "La strage dei Niobidi"
Sala di Apollo: "Apollo e Nettuno costruttori delle mura di Troia"
Sono anche raffigurate nelle lunette le Arti  Liberali, e sulle pareti le Muse nei loro templi, in quanto Apollo era il protettore delle discipline intellettuali e artistiche.

Sala di Apollo: "Astronomia" e "Teologia"
Sala di Apollo: "Musica" e "Alchimia"
rappresentazione di una Musa guidata da Apollo nel suo tempio sulla parete della Sala di Apollo
Sul soffitto e sui fregi delle porte trova posto lo stemma di Paolo III Farnese.

Stemma papale di Paolo III Farnese nella volta della Sala di Apollo
Nella sala si trovano anche ripetuti il motto dei Farnese "FESTINA LENTE" ("affrettati adagio") con il delfino (= velocità), l'ancora (=stabilità) e il camaleonte (=lentezza) e la rappresentazione del Giglio Farnese.

"FESTINA LENTE" motto dei Farnese e già di Ottaviano Augusto
Il grande camino in marmo che riscaldava la sala, opera di Raffaello da Montelupo, porta il nome di Paolo III.

camino con il nome di Paolo III Pontefice Massimo della Sala di Apollo
Nel centro del pavimento in cotto vi è la rappresentazione del giglio dei Farnese.

pavimento in cotto con giglio dei Farnese nella Sala di Apollo
La pavimentazione è interrotta da tre aperture: quella vicina alla finestra, profonda 9m, è stata interpretata come un trabocchetto o un pozzo per lo scolo delle acque piovane; quella vicina alla Cappella di Leone X è invece l'arrivo dell'ascensore fatta costruire nel 1734 da Zenobio Savelli, vice-castellano e Duca di Palombara, perforando 24m di calcestruzzo romano; la terza apertura, dal lato opposto della sala è uno sfiatatoio romano della Rampa diametrale.

trabocchetto o pozzo per le acque piovane (in alto nella foto) e arrivo dell'ascensore ottocentesca (in basso nella foto)
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L'appartamento papale divideva due cortili semicircolari con funzioni diverse: quello ovest, che verrà chiamata Cortile dell'Angelo, era una piazza d'armi, quello est, noto poi come Cortile di Alessandro VI, servì da affaccio ad ambienti di servizio.

cortile est dell'appartamento papale (Cortile di Alessandro VI)
cortile ovest dell'appartamento papale (Cortile dell'Angelo)
Fu poi Alessandro VI Borgia che fece costruire una nuova ala residenziale a ridosso del Bastione S.Giovanni (non più esistente), decorata dal Pinturicchio.

Alessandro VI Borgia
Quella corte di forma semicircolare, posta a sud dell'appartamento papale, prende il nome di Cortile di Alessandro VI per un pozzo fatto restaurare da questo papa nel 1501, che attingeva l'acqua dalle vasche della cisterna romana sottostante il cortile.

Cortile di Alessandro VI
pozzo con stemma di Alessandro VI nel cortile che prende il suo nome
Sembra che in questo cortile papa Alessandro VI avesse fatto impiantare un giardino pensile.

Al di sotto di questo cortile vi sono anche le Prigioni storiche, i silos e le oliare che papa Alessandro VI fece anch'esse restaurare (di cui ho parlato nell'altro post dedicato a Castel Sant'Angelo al quale vi rimando).
E' per questo che il cortile veniva indicato anche come Cortile dell'olio.

Il cortile viene anche chiamato Cortile del Teatro in quanto qui, durante il papato di Leone X Medici, si rappresentavano spettacoli teatrali, tra i quali "I Suppositi" di Ludovico Ariosto, con Raffaello Sanzio in veste di pittore e decoratore di scena.

Nelle salette comunicanti dell'edificio a due piani che chiude il cortile, ricalcando la forma del cilindro del Mausoleo di Adriano, destinato prima all'artiglieria e poi adibito a "prigioni di lusso" (Salette di Alessandro VI), è allestita una piccola mostra della storia del castello e della sua trasformazione da mausoleo a fortezza, a palazzo papale, con dipinti e reperti che ne testimoniano la sua evoluzione.

Salette di Alessandro VI e scala per raggiungere il Giretto coperto
vaso da confettura (XVI sec.)

piatto, crespina e albarello per lo sciroppo di cortecce del XVI secolo

ricostruzione del Mausoleo di Adriano (L.Canina - XIX sec.)
Veduta laterale del Ponte e di Castel Sant'Angelo (Maestro dell'ala d'uccello - XVI sec.)
Veduta di Ponte Elio e Castel Sant'Angelo (G.B.Piranesi - XVIII sec.)
Castel Sant'Angelo dopo l'Unità d'Italia (G.Brizeghel - XIX sec.)
Le finestrelle quadrate di questo stesso edificio, che si affacciano su questo cortile, appartengono agli ambienti del piano superiore denominate Salette di Pio IV, accessibili dal Giretto scoperto che da questo cortile si può raggiungere tramite due scale (descritte nell'altro post su Castel Sant'Angelo). 

Salette di Pio VI lungo il Giretto coperto
Sulle pareti esterne dell'edificio che affacciano sul cortile sono ancora un po' riconoscibili graffiti di divinità.
Nella parte alta della facciata è raffigurato invece un fregio con festoni e putti.

decorazioni pittoriche della facciata dell'edificio
graffito con divinità
graffito con divinità


fregio con festoni e putti
particolare del fregio
Sull'altro lato del cortile vi sono la torre e gli appartamenti papali con le finestre della Sala della Giustizia.

facciata degli appartamenti papali sul Cortile di Alessandro VI
La Sala della Giustizia, ricavata nel nucleo del mausoleo romano, era il luogo dove veniva amministrata la giustizia e forse ha avuto la funzione anche di cappella: un affresco rappresentante l'Arcangelo Michele con i sui simboli della giustizia, testimonia le due ipotesi.
(durante la nostra visita la sala era chiusa)

L'altra corte dell'appartamento papale, il cosiddetto Cortile d'Onore, perché introduceva alla residenza papale, o come viene denominato oggi Cortile dell'Angelo, per la presenza della statua dell'Arcangelo Michele di Raffaello da Montelupo qui posta dopo essere stata per circa duecento anni sulla sommità del castello, si andò trasformando sino a raggiungere all'epoca di Paolo III Farnese le forme odierne.

Cortine dell'Angelo (sulla destra l'Armeria e sulla sinistra gli Appartamenti papali)
Arcangelo Michele (Raffaello da Montelupo - 1544)
La corte veniva chiamata anche Cortile della campana perché la cosiddetta Campana della Misericordia, posta sulla sommità della torre (Terrazzo dell'Angelo), annunciava le esecuzioni capitali che si svolgevano nel sottostante Cortile delle Fucilazioni.

Terrazzo dell'Angelo con la Campana della Misericordia ai piedi della statua dell'Arcangelo Michele
Campana della Misericordia
Delimitano i lati lunghi del cortile la facciata degli appartamenti papali e dall'altra la costruzione bassa che originariamente ospitava i servizi delle guarnigioni papali, la cosiddetta Armeria (vi rimando all'altro post su Castel Sant'Angelo per altre notizie).

Cortile dell'Angelo con l'Armeria sulla destra della foto
La corte, disegnata da Raffaello da Montelupo, è in comunicazione con il Giretto di Alessandro VII e con il Giretto di Pio IV tramite scale poste sui due opposti lati corti del cortile.

scala d'accesso al Giretto di Alessandro VII
scala d'accesso al Giretto di Pio IV























Su entrambi i lati corti una nicchia circolare ospita un busto virile di Guglielmo della Porta (XVI secolo).

busto virile nella nicchia del lato corto sud del Cotile dell'Angelo
Sul lato sud del cortile si trova l'Edicola della Cappella di Leone X, progettata da Michelangelo. 

Edicola della Cappella di Leone X e nicchia circolare con busto virile
Il lato nord del cortile è occupato da un doppio fornice e da una nicchia in travertino.

lato nord del Cortile dell'Angelo con doppio fornice e nicchia con busto virile
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Il successore di Alessandro VI, Giulio II Della Rovere (1503/1513), preferì risiedere per un anno al castello piuttosto che in Vaticano.
Egli incaricò Giuliano da Sangallo, e il suo collaboratore Guglielmo da Monteferrato, di rendere più comodo l'appartamento papale, che venne ampliato e decorato.

Giulio II Della Rovere
Venne così realizzata nel 1505 la Loggia di Giulio II  coprendo quel tratto del camminamento superiore che si affacciava sul Tevere.

Loggia di Giulio II
Questa era una loggia per le benedizioni. 

affaccio su Ponte Sant'Angelo della Loggia di Giulio II
Sull'architrave esterna della loggia, sormontata dallo stemma del pontefice, si legge "IVL(IVS) II.PONT.MAX.ANNO.II.

Loggia di Giulio II con stemma di Giulio II
La loggia è un ambiente con volta a botte e lunette.
I pennacoli della volta sono affrescati con motivi vegetali.
Cariatidi e putti costituiscono invece la decorazione delle vele.
Gli autori di questi affreschi sono stati forse Michele del Becca da Imola e Pier Matteo d'Amelia. 

vela con Cariatide e putti e pennacoli con motivi vegetali
 La lunetta centrale è occupata da uno stemma.

volta con stemma e cartigli
In quattro cartigli dipinti sono scritti dei motti in latino.

cartiglio con motto: "PACIS FILIA RELIGIO EST"
cartiglio con motto "DEO CONCORDIA CORDI EST"
cartiglio con motto "PEDIBUS DANS OSCULA GAUDET"
L'affaccio comprende un parapetto in marmo bianco, due colonnine libere e due semicolonne addossate agli stipiti, tutte sormontate da capitelli tuscanici decorati con foglie e ghiande.

Da questa loggia si può accedere alla Sala Paolina (che verrà descritta più avanti).

A Giulio II si deve anche la realizzazione del Bagnetto o Stufetta di Clemente VII , che invece prende il nome dal papa lo fece decorare con stucchi e grottesche a motivi acquatici e mitologici da Giovanni da Udine (allievo di Raffaello), su disegno di Giulio Romano.

Stufetta di Clemente VII
Era questa la sala da bagno dei pontefici, una sala di piccole dimensioni (1,50 X 2,60 m), che comprendeva un locale che fungeva da spogliatoio al piano superiore, e da un ambiente dove si scaldava l'acqua al piano inferiore.
Poteva essere raggiunta sia dalle stanze private dell'appartamento di Clemente VII (dal basso), sia da quelle di Paolo III (dall'alto).

La volta della stufetta è ornata da stemmi e ovali con putti, mentre file di conchiglie rifiniscono le nicchie delle pareti.

Il sistema di riscaldamento era analogo a quello usato nelle terme romane : l'aria calda circolava nello spessore delle pareti.
Vi era un bocchettone per l'acqua calda, sormontato dalla raffigurazione di un braciere fumante, e un bocchettone per l'acqua fredda, sotto la raffigurazione di un bacile d'acqua.

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Papa Leone X Medici (1513/1521) apportò alcuni abbellimenti agli Appartamenti papali.

Leone X Medici
Il Cortiletto di Leone X che prende il nome da questo papa, probabilmente ospitava un giardino all'italiana, come il vicino Cortile di Alessandro VI.

Cortiletto di Leone X con loggia in peperino
Cortiletto di Leone X
La Cappella di Leone X prende il nome da questo papa che la fece ristrutturare, ma la sua costruzione originaria si deve a Eugenio IV e il suo collegamento all'appartamento papale a Niccolò IV.

ingresso della Cappella di Leone X nella Sala di Apollo
La cappella fu dedicata ai Santi Cosma e Damiano, patroni della famiglia Medici da cui Leone X proveniva.
Le piastrelle del pavimento riportano leoni stilizzati (un richiamo al nome del papa) e stemmi medicei.
Anche nel centro della volta a botte con lunette è posto lo stemma dei Medici.

Sopra l'altare in marmo (XX secolo) si trova un bassorilievo in marmo di Raffaello da Montelupo raffigurante una Madonna in trono con Bambino, proveniente sempre dal castello ma fatta collocare qui nel secolo scorso da Mariano Borgatti, primo direttore del museo di Castel Sant'Angelo.

Madonna in trono con Bambino (Raffaello da Montelupo)
Altre opere d'arte hanno trovato una collocazione in questa cappella: un ligneo Compianto sul Cristo morto (Ignoto - XV secolo), la statua in marmo di un Santo Monaco (Jacopo della Quercia - XIV/XV secolo), il frammento di una statua di Paolo IV Carafa (Vincenzo de Rossi - XVI secolo), una campana del XV secolo e le sculture in marmo di un Putto (Ignoto - XVIII secolo) e di due Putti alati  (Ignoto - XVII secolo).  

Compianto sul Cristo morto (Ignoto - XV sec.)
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Le cosiddette Sale di Clemente VII sono, anche se molto modificate, gli ambienti che facevano parte del primo appartamento di Niccolò V.

Queste due sale comunicanti, ad uso privato del pontefice, hanno preso il nome da papa Clemente VII Medici (1523/1534), che le fece restaurare e decorare nel suo soggiorno forzato al castello durato sei mesi (1527), in occasione del Sacco di Roma.
(non visitabili durante la nostra visita al castello)

Clemente VII Medici
Le due sale comunicano con il cosiddetto Bagnetto di Clemente VII già descritto, e con il Cortiletto di Leone X dove si accendeva il forno il cui fuoco ne riscaldava l'acqua.
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Fu Paolo III Farnese (1534/1549) a promuovere intorno al 1530 la costruzione di nuovi appartamenti, innalzando di un livello la residenza papale.

busto di Paolo III Farnese (calco in bronzo dipinto dall'originale di Guglielmo della Porta - XX sec.)
Così al pian terreno degli appartamenti si trovava la sala da pranzo (Sala di Apollo), mentre al piano superiore trovavano posto la Loggia di Paolo III, la sala del consiglio (Sala Paolina), la camera da letto (Camera di Amore e Psiche) e lo studiolo del papa (Sala del Perseo).
La Sala dell'Adrianeo, il Corridoio Pompeiano, la Biblioteca, la Sala dei Festoni facevano parte del secondo livello della residenza papale nel castello.  

Raffaello da Montelupo è l'autore degli stemmi e dei  lavori di ristrutturazione degli appartamenti, insieme ad Antonio da Sangallo il giovane.
Perin del Vaga con Luzio Luzzi, Marco da Siena e il Beccafumi si occuparono della decorazione ad affresco delle sale.
A Siciolante da Sermoneta venne affidata la decorazione a stucco degli ambienti.

Costituiva l'ingresso e l'affaccio settentrionale degli appartamenti privati papali del primo piano la Loggia di Paolo III, terminata nel 1543.
Questa loggia era speculare a quella fatta realizzare da Giulio II.

fronte nord di Castel Sant'Angelo con la Loggia di Paolo III
Cinque arcate su pilastri si affacciano sul quartiere Prati e sui Giardini di castello.

panorama dalla Loggia di Paolo III
La loggia era sormontata in origine da un secondo piano architravato,
fatto chiudere dallo stesso Paolo III per ricavare quegli ambienti noti come Sala della Cagliostra e gabinetti del delfino e della cicogna.

Loggia di Paolo III
Loggia di Paolo III
Gli affreschi della volta della loggia, realizzati da Girolamo Siciolante da Sermoneta e da Perin del Vaga, sono stati gravemente danneggiati per la loro esposizione a nord.
Nel centro della volta vi è lo stemma papale di Paolo III.

volta della Loggia di Paolo III con stemma papale
 Le vele della volta sono decorate con grottesche, mentre nei suoi pennacchi sono raffigurate scene della Vita di Adriano.

lunette (ricostruzione ideale del Mausoleo di Adriano), vele (grottesche) e pennacchi ("L'imperatore Adriano brucia i debiti del popolo romano") della volta della Loggia di Paolo III
lunette (scritta che cita Tiberio Crispi curatore dei lavori della loggia), vele e pennacchi della volta della Loggia di Paolo III
riquadro della volta della Loggia di Paolo III
riquadri della volta della Loggia di Paolo III
Sono anche raffigurati scene della storia di Roma, allegorie con Pan e Dafne, nereidi, soggetti marini e l'Arcangelo Michele

Il castellano Tiberio Crispi seguì i lavori di realizzazione della loggia, come riporta un'epigrafe in una lunetta della parete.

epigrafe nella lunetta centrale della Loggia di Paolo III
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Dalla Loggia di Giulio II tramite una scala si poteva accedere alla Sala Paolina, che costituiva il salone del castello dove il papa accoglieva ambasciatori e personaggi illustri.
Questa è la ragione per cui la decorazione doveva con la sua sfarzosità colpire gli ospiti del pontefice.

Sala Paolina verso la Loggia di Giulio II
affaccio sulla Loggia di Giulio II dalla Sala Paolina
Perin del Vaga e i suoi collaboratori (Pellegrino Tibaldi, il Zaga, Marco Pino, Girolamo Siciolante, Livio Agresti, Giacomone da Faenza), realizzarono la decorazione tra il 1545 e il 1547. 

Sala Paolina verso le altre sale dell'Appartamento papale
Al centro della volta della sala si trova lo stemma di Paolo III.

stemma di Paolo III Farnese, emblemi papali e cartigli in greco sulla volta della Sala Paolina
La volta è composta da stucchi in bianco e oro e pannelli nei quali vi sono grottesche, putti alati, motivi floreali, due cartigli in greco che ricordano la ristrutturazione del castello ("Paolo III Pontefice Massimo ha trasformato la tomba del Divo Adriano in alta e sacra dimora"), il giglio con il motto in greco "DIKES KRINON" (giglio della giustizia) e il motto "FESTINA LENTE" con delfino e camaleonte.

giglio della giustizia
motto dei Farnese: "FESTINA LENTE" con delfino e camaleonte
riquadro con grottesche sulla volta della Sala Paolina
riquadro con grottesche sulla volta della Sala Paolina
La parte ricurva della volta è decorata con sei scene della Vita di Alessandro Magno (opera di Marco Pino), in riferimento al nome di battesimo del pontefice, ovvero Alessandro Farnese.

nella volta della Sala Paolina: "Alessandro dà fuoco al proprio bottino per alleggerire i carri"
nella volta della Sala Paolina: "Poro assalito dai soldati macedoni"
nella volta della Sala Paolina: "Alessandro prega nel tempio di Gerusalemme"
nella volta della Sala Paolina: "Alessandro fa costruire le navi per attraversare l'Idapse"
nella volta della Sala Paolina: "Ingresso trionfale in Babilonia"
nella volta della Sala Paolina: "Incontro tra Alessandro  e il Sommo Sacerdote Iaddo alle porte di Gerusalemme"
Sotto il cornicione, la scritta in latino in stucco dorato che divide la decorazione della volta da quella delle parete dice: "Le cose che un tempo all'interno di questa rocca erano rovinate , impraticabili, sfigurate, queste si vedono ora innalzate e ordinate decorate da Paolo Terzo Pontefice Massimo con solida fermezza utilità e squisita bellezza".

scritta in latino sotto il cornicione della Sala Paolina
particolare della scritta in latino sotto il cornicione della Sala Paolina
Sulle due pareti corte della sala si fronteggiano la figura dell'Imperatore Adriano (di Girolamo Siciolante) e quella dell'Arcangelo Michele (di Pellegrino Tibaldi), il costruttore e il protettore di questo luogo, la cultura romana e la cultura cristiana coesistenti nel castello.

parete corta della Sala Paolina: "Imperatore Adriano"
parete corta della Sala Paolina: "Arcangelo Michele"
Sopra le porte della sala sono dipinti tondi monocromi con scene della Vita di S.Paolo (scelta che allude al nome preso da Alessandro Farnese per il pontificato), sorretti da coppie di figure femminili.

Vita di S.Paolo nella Sala Paolina: "Martirio di S.Paolo" con Venere celeste e Speranza
Vita di S.Paolo nella Sala Paolina: "Il sacrificio di Lisdra" con la Carità e l'Abbondanza
Vita di S.Paolo nella Sala Paolina: "Conversione di S.Paolo" con Fede e Religione
Vita di S.Paolo nella Sala Paolina: "Predica di S.Paolo agli Ebrei" con Chiesa e Concordia
Altre due scene della Vita di S.Paolo sono raffigurate sulla porta che introduce alla Sala del Perseo e all'altro capo della stessa parete lunga.

Vita di S.Paolo nella Sala Paolina: "S.Paolo che predica ai pagani in presenza di Barnaba" con Calliope e Euterpe
Vita di S.Paolo nella Sala Paolina: "L'accecamento di Elima" con Erato e Talia
Sulle pareti lunghe sono rappresentate in nicchie tra finte colonne ioniche le figure allegoriche delle Virtù cardinali (Giustizia, Fortezza, Temperanza e Prudenza).

Fortezza
Giustizia
























Temperanza
Prudenza






















Nei riquadri monocromi delle pareti lunghe vi sono rappresentate altre scene della vita di Alessandro Magno.

parete della Sala Paolina: "Alessandro fa riporre in uno scrigno le opere di Omero"
parete della Sala Paolina: "Alessandro scioglie il nodo di Gordio"
parete della Sala Paolina: "Alessandro grazia la famiglia di Dario"
parete della Sala Paolina: "Alessandro mette pace tra due commilitoni"
parete della Sala Paolina: "Alessandro consacra i dodici altari in ricordo delle vittorie in India"
Nella parte bassa delle pareti della sala è raffigurato un finto zoccolo con rappresentazioni di Lotte tra creature marine, scandite da erme.

zoccolo della parete della Sala Paolina: "Lotte tra tritoni"
erma dello zoccolo della Sala Paolina
Due delle sei porte che si aprono nella sala presentano un trompe-l'oeil: in una è raffigurato un cortigiano con arnesi da scultore, mentre nell'altra due servitori che scendendo da una scala si passano un cesto di frutta.

trompe-l'oeil di una porta: "servitori che si passano un cesto di frutta"
trompe-l'oeil di una porta: "cortigiano con arnesi da scultore"
Sullo zoccolo della parete corta, sotto l'Arcangelo Michele, sono invece raffigurati due babbuini (a ricordo di un dono di ambasciatori).

Lo stemma rappresentato sul pavimento è quello di Innocenzo XIII che restaurò la sala (1724) e sostituì l'originale pavimentazione in cotto con l'attuale in marmo.

stemma di Innocenzo XIII
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Dalla Sala Paolina il papa poteva accedere a una delle sue stanze private, lo studiolo, chiamato Sala del Perseo per l'effige in legno rappresentante l'eroe greco, nemico del male come l'Arcangelo Michele, posta al centro di un soffitto blu a cassettoni, decorato con riquadri di grottesche, simboli araldici di Paolo III e stucchi dorati.

Sala del Perseo
soffitto a cassettoni della Sala del Perseo
raffigurazione di Perseo sul soffitto della Sala del Perseo
Inoltre lungo le pareti della sala il Mito di Perseo viene narrato in sei riquadri con doppi o tripli episodi, tratti dalle "Metamorfosi" di Ovidio.

fregio della Sala del Perseo: "Commiato di Perseo da Polidette e e dalla madre Danae" e "Perseo con Mercurio e Minerva"
fregio della Sala del Perseo: "Perseo tra le Ninfe Stigie nella Valle della Forcide"
fregio della Sala del Perseo: "Perseo in cerca di Medusa"
fregio della Sala del Perseo: "Uccisione di Medusa" e "La nascita di Pegaso"
fregio della Sala del Perseo: "La liberazione di Andromeda"
fregio della Sala del Perseo: "Il ritorno di Perseo" e parte de "L'origine del corallo"
fregio della Sala del Perseo: parte de "L'origine del corallo" e "Banchetto nuziale di Perseo e Andromeda"
Le scene si alternano a rappresentazioni di putti che giocano e di fanciulle con unicorni, all'interno di strutture architettoniche e festoni.

fregio della Sala del Perseo: putti che giocano e fanciulle con unicorni
fregio della Sala del Perseo: putti che giocano e fanciulle con unicorni
fregio della Sala del Perseo: putti che giocano e fanciulle con unicorni
I decoratori di questa sala furono Perin del Vaga e i suoi collaboratori, tra i quali Domenico Rietti (detto Zaga), Prospero Fontana e Michele Grechi, che portarono a termine la loro opera tra il 1546 e il 1547.

In questa sala sono conservate alcune opere del Museo di Castel Sant'Angelo.
CURIOSITÀ: la giovane ritratta con l'unicorno, opera di Luca Longhi, è forse Giulia Farnese, sorella di Paolo III e amante di Alessandro VI Borgia.

Giovane donna con unicorno (L.Longhi - XVI sec.))
Madonna in trono con Bambino tra i Santi Giovanni Battista, Pietro, Ambrogio, Vittore, Antonio Abate e Benedetto (Ambrogio Zavattari e bottega - XV sec.)
S.Girolamo (L.Lotto - XVI sec.)
candelabro (XVIII sec.)
S.Onofrio (C.Crivelli - XV sec.)
Cristo Benedicente (C.Crivelli - XV sec.)
base di tronetto e faldistorio (XVI sec.)
Pietà (G.M.Spanzotti - XV sec.)
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Dalla Sala del Perseo si poteva accedere al sottostante Bagnetto o Stufetta di Clemente VII, e alla camera da letto del papa, la Sala di Amore e Psiche.

Sala di Amore e Psiche con letto da parata (XVI sec.)
La decorazione di questa sala è ispirata alla favola del L'Asino d'Oro o Metamorfosi di Apuleio di Madaura.

fregio della Sala di Amore e Psiche: "La serva dei briganti racconta a Carite la favola di Amore e Psiche"
fregio della Sala di Amore e Psiche: "Il padre di Psiche interroga l'oracolo di Apollo", "Psiche è adorata come Venere" e "Venere mostra Psiche ad Amore e medita la vendetta"
fregio della Sala di Amore e Psiche: "Psiche guarda Amore disobbedendo agli Dei e Amore fugge"
fregio della Sala di Amore e Psiche: "Venere rimprovera Amore e si lamenta con Giunone e Cerere"
fregio della Sala di Amore e Psiche: "Psiche implora Giunone" e "Psiche percossa e fustigata da Consuetudo, Tristitia e Sollecitudo" e "Psiche separa in un mucchio di ceci, grani d'orzo e semi di papavero""
fregio della Sala di Amore e Psiche: "Psiche riceve da Venere il vaso da riempire con l'unguento di Proserpina", "Psiche discende agli Inferi"  e "Psiche da Proserpina con l'ampolla della bellezza"
fregio della Sala di Amore e Psiche: "Convito degli dei per le nozze di Amore e Psiche"
(potendosi solo affacciare sulla sala, non si può ammirare il fregio nella sua interezza).

Sul soffitto ligneo a cassettoni sono raffigurate grottesche, gigli, targhe con il nome di Paolo III e unicorni affrontati (emblemi del castellano e vescovo Tiberio Crispi, figlio del primo matrimonio di Silvia Ruffini, concubina di Alessandro Farnese, e fratellastro dei figli che la donna ebbe con il papa).

Anche in questa sala sono presenti alcuni mobili e dipinti appartenenti a diverse epoche, facenti parte del Museo di Castel Sant'Angelo.

inginocchiatoio (XVI sec.) e Cristo Portacroce (P.Bordon - XVI sec.)
Ritratto di Pierluigi Farnese (Ignoto - XVI sec.), leggio pieghevole (XVI sec.), cassettone a "bambocci" (XVI sec.)
spinetta (XVI sec.)
Cristo coronato di spine (il Giampietrino - XVI sec.)
desco da parto con raffigurazione di amorino alato (Girolamo di Benvenuto - XVI sec.)
Circoncisione (M.Fogolino - XVI sec.)
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Ritornando sui propri passi sino alla Sala Paolina, e attraversando la porta posta sulla sinistra dell'Arcangelo Michele, su uno de lati corti della sala, si può percorrere il cosiddetto Corridoio Pompeiano, il basso passaggio che conduce dalla Sala Paolina alla Biblioteca, posta al piano superiore degli appartamenti papali.

Corridoio Pompeiano
Il corridoio era in origine un ballatoio scoperto in legno che correva intorno alla torre centrale del monumento (XIV secolo).

Corridoio Pompeiano
La decorazione a grottesche con elementi zoomorfi, vegetali e fantastici che circondano scene mitologiche affrescate sulle pareti e sulla volta a botte, hanno dato il nome a questo stretto ambiente (largo circa 1m).

scena mitologica nel Corridoio Pompeiano
scena mitologica nel Corridoio Pompeiano
grottesche
grottesche
grottesche
scena mitologica nel Corridoio Pompeiano
La realizzazione degli affreschi si deve a Perin del Vaga e a Luzio Luzi (1545/1546), ma anche a Cornelis Loots (paesaggi nella parte inferiore delle pareti) e al Doceno (Cristofano Gherardi da Borgo S.Sepolcro) .

volta del Corridoio Pompeiano
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Si giunge quindi alla Biblioteca, la grande sala realizzata da Raffaello da Montelupo e affrescata da Luzio Luzi (1543/1545) con grottesche e scene che ricordano anche qui l'Imperatore Adriano e l'Arcangelo Michele.

Biblioteca
rappresentazione dell'Imperatore Adriano tra le grottesche della volta della Biblioteca
rappresentazione dell'Arcangelo Michele tra le grottesche della volta della Biblioteca
La sala, posta nell'ala settentrionale del palazzo, venne così chiamata perché qui si potevano consultare i documenti dell'Archivio Pontificio conservati nell'attigua Sala del Tesoro.

Un grande camino, sormontato dallo stemma papale di Paolo III Farnese e dalle figure allegoriche di Roma e della Chiesa, è posto al centro della parete orientale.

camino in marmo della Biblioteca
stemma papale tra le figure allegoriche di Roma e Chiesa
La volta è suddivisa in cinque registri concentrici, dominati da stucchi e grottesche, e incorniciati da due fregi che fanno da stacco con le pareti.

volta della Biblioteca
i due fregi della Biblioteca
Il fregio inferiore è costituito da 28 lunette a rilievo nelle quali sono illustrati simulacri di divinità, scene di sacrifici ed emblemi della famiglia Farnese.

lunette del fregio inferiore della Biblioteca
lunette del fregio inferiore della Biblioteca
Creature marine sono invece dipinte sul fregio più in alto.
A metà di ogni parete questa decorazione è interrotta da medaglioni a stucco.

fregio superiore della Biblioteca: creature marine
fregio superiore della Biblioteca: creature marine
medaglione a stucco del fregio superiore della Biblioteca
Trovano spazio nella volta 10 riquadri con cornici nei quali sono rappresentate scene di Roma antica.

riquadro della volta della Biblioteca:"La presa di Veio"
riquadro della volta della Biblioteca:"La punizione di Tarpeia"
riquadro della volta della Biblioteca:"L'Imperatore Adriano e un giovane compagno"
riquadro della volta della Biblioteca:"Adriano alla ricerca di un luogo per edificare il suo mausoleo"
riquadro della volta della Biblioteca:"Mausoleo di Adriano sulla riva del Tevere" (ipotetica ricostruzione del Mausoleo e del Ponte Elio)
riquadro della volta della Biblioteca:"Orazio Coclite sul Ponte Suplicio"
Nei cammei a fondo nero sono rappresentate divinità mitologiche.
Al di sopra dei cammei vi sono semilunette con piccole scene mitologiche.

cammeo e semilunetta della volta: "Pan scacciato da una ninfa"
cammeo e semilunetta della volta: "Venere tra Amore e Pan"
cammeo e semilunetta della volta: "Pan suona di fronte a una ninfa e a una fanciulla"
cammeo e semilunetta della volta: "Metamorfosi di Dafne"
Negli angoli della volta vi sono quattro ottagoni che ripropongono candelabre e Vittorie.

ottagono della volta della Biblioteca con Vittorie e candelabre
Il centro della volta è occupato dallo stemma pontificio di Paolo III affiancato dalle rappresentazioni della Vergine con unicorno e del Giglio di giustizia.

centro della volta della Biblioteca: stemma di Paolo III, Vergine con l'unicorno e Giglio di giustizia
Agli angoli della parte centrale della volta sono rappresentate in ovali in stucco le divinità di Marte, Nettuno, Pan e una Ninfa, Ercole, Minerva, l'allegoria della Pace, Moscoforo e la Dea Roma.

ovale in stucco: "Pan e una ninfa"
ovale in stucco: "Ercole"























Sulle pareti della Biblioteca sono rappresentate le Allegorie Cristiane


decorazioni sulle pareti della Biblioteca
parete della Biblioteca: Allegorie Cristiane
Si può accedere alla Biblioteca anche dall'esterno degli Appartamenti papali tramite una scaletta posta tra la Loggia di Paolo III e il Giretto coperto.

ingresso alla Biblioteca dall'esterno degli Appartamenti papali
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Dalla Biblioteca, salendo alcuni gradini, si può accedere alla Sala dell'Adrianeo, l'ambiente così denominato da Mariano Borgatti (primo direttore del Museo di Castel Sant'Angelo), per la rappresentazione del Mausoleo di Adriano (come pira funebre), negli affreschi ritrovati nella sala durante i lavori di ristrutturazione da lui intrapresi.

Sala dell'Adrianeo
Sul fregio lungo le pareti sono rappresentati anche altri monumenti della Roma antica presenti nella zona del Vaticano: la Meta Romuli, il Circo di Caligola e Nerone, la Naumachia di Domiziano.
I monumenti antichi sono raffigurati in riquadri monocromi incorniciati da telamoni e cariatidi.

parte del fregio della Sala dell'Adrianeo
monocromo con il Circo di Caligola e Nerone
monocromo con il Mausoleo di Adriano
monocromo con la Meta Romuli
monocromo con Naumachia di Domiziano
Nel fregio, realizzato da Luzio Luzi tra il 1544 e il 1545, sono anche rappresentate in otto riquadri scene legate al mondo dionisiaco.

fregio della Sala dell'Adrianeo: "Trionfo di Galatea"
fregio della Sala dell'Adrianeo: "Trionfo di Arianna"
fregio della Sala dell'Adrianeo: "Achille alla corte di re Licomede"
fregio della Sala dell'Adrianeo: "Scene di sacrificio e Tempietto di Bacco"
fregio della Sala dell'Adrianeo: "Scena di culto della Diana Efesina tra due unicorni"
fregio della Sala dell'Adrianeo: "Scena di ebbrezza bacchica"
fregio della Sala dell'Adrianeo: "Scena termale"
fregio della Sala dell'Adrianeo: "Ninfe danzanti"
Sono raccolte in questa sala alcuni capolavori del museo.

medaglione raffigurante aquila araldica (Bottega dei Della Robbia)
Baccanale (Dosso Dossi - XVI sec.)
versione libera del Baccanale di Giovanni Bellini terminato dal Tiziano (V.Camuccini già attribuito a Niccolo Poussin - XVI sec.)
Madonna col Bambino in gloria tra i SS Pietro, Paolo, Bernardo e Stefano (Luca Signorelli - XVI sec.)
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Attigua alla Sala dell'Adrianeo è la Sala dei Festoni, così chiamata per la decorazione del fregio che la percorre: nereidi danzanti, tritoni, unicorni e figure femminili e maschili descrivono un movimento ad onda, apparendo come una ghirlanda.

Sala dei Festoni
Anche qui l'artefice dell'opera è Luzio Luzi (1545/1546).

fregio della Sala dei Festoni: "Cariatidi con canestri e unicorni"
fregio della Sala dei Festoni: "Danza di Tritoni tra un leone e un liocorno"
fregio della Sala dei Festoni
fregio della Sala dei Festoni: "Diana Efesina tra Cariatidi e unicorni"
fregio della Sala dei Festoni: "Girali d'acanto tra putti, sfingi e Cariatidi "
Lungo le pareti sono esposti mobili, quadri e oggetti appartenenti all'allestimento museale.

Naumachia nel Cortile del Belvedere (Cornelius Loots - XVI sec.)
particolare della Naumachia nel Cortile del Belvedere (Cornelius Loots - XVI sec.)
particolare della Naumachia nel Cortile del Belvedere (Cornelius Loots - XVI sec.) - nel fondo Castel Sant'Angelo e Ponte Sant'Angelo
cassone nuziale (XVI sec.)
cassone nuziale con allegoria della Geografia (XVI sec.)
Il Cardinal Gozzadini riceve a Imola Giacomo III Stuart (A.Gionima - XVIII sec.) - credenzone del XVI secolo
cornice a motivi vegetali con putti alati (bottega dei della Robbia - XVI sec.)
emblema di Leone X Medici (Luca della Robbia il Giovane - XVI sec.)
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Ritornando nella Sala della Biblioteca, tramite una stretta scalinata, si può accedere all'ambiente chiamato Cagliostra.

scala d'accesso alla Cagliostra
Cagliostra
Sulla parete d'accesso alla scala si trova lo stemma del cardinal Mario Ruffini che seguì i lavori.

stemma del cardinal Mario Ruffini
Questa sala prende il nome da un'illustre prigioniero rinchiuso in quest'ambiente nel 1789: l'alchimista accusato di stregoneria Giuseppe Balsamo, conte di Cagliostro.

decorazione a grottesche della Cagliostra
decorazione a grottesche della Cagliostra
particolare della decorazione a grottesche della Cagliostra
La decorazione a grottesche degli ambienti venne anche qui affidata a Luzio Luzi e a Perin del Vaga.

Era questo il piano loggiato superiore della Loggia di Paolo III, che venne chiuso nel XVIII secolo per creare una prigione di lusso.

L'ambiente si divide in tre spazi: la Cagliostra vera e propria, e due camerini che l'affiancano, chiamati Gabinetto della Cicogna e Gabinetto del Delfino e della Salamandra.
I camerini prendono il nome dagli emblemi araldici di Paolo III Farnese rappresentati nelle volte.

volta del Gabinetto della Cicogna
volta del Gabinetto del Delfino e della Salamandra
Nella Cagliostra è custodito il dipinto di Prospero Farinacci nel suo studio, opera del Cavalier d'Arpino (1607).
CURIOSITÀ: Prospero Farinacci fu il difensore di Beatrice Cenci accusata di parricidio (1598/1599).
Questo ritratto venne donato dall'autore al penalista per averlo difeso dal Pomarancio che lo accusava di essere il mandante di un attentato verso di lui.

Prospero Farinacci nel suo studio (Cavalier d'Arpino - 1607).
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Sempre dalla Sala della Biblioteca si può accedere alla Sala del Tesoro, ricavata nel nucleo del Mausoleo di Adriano, dove si pensa fosse stato posto il sarcofago in porfido dell'imperatore.

Sala del Tesoro
Quest'aula circolare si trova sopra alla Sala della Giustizia, e alla Sala delle Urne posta ad un livello ancora inferiore, e formava forse un unico ambiente con la Sala Rotonda sovrastante.

armadi della Sala del Tesoro
armadi della Sala del Tesoro






















L'intervento di Paolo III fu quello di renderla di forma poligonale foderandola internamente con armadi in legno di noce, atti a custodire oggetti e documenti preziosi.
Era questo il luogo designato a contenere l'Archivio dello Stato Pontificio e l'Archivio Segreto.
Cassettoni in ferro e legno conservarono anni più tardi l'Erario sanziore insieme ad altri oggetti rituali preziosi.

Gli scrigni portano gli stemmi di Giulio II e Sisto V.
L'aula venne poi utilizzata nel XIX secolo come prigione, e i graffiti fatti dai prigionieri all'interno degli armadi della sala, testimonia il suo uso come spazio di detenzione.
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Alla destra della Sala del Tesoro si può accedere alla scala di età adrianea che sale sino al Terrazzo delle Corazze (così chiamato per le sculture in stucco che decoravano il parapetto) o Terrazzo dell'Angelo (per la statua in bronzo dell'Arcangelo Michele di Peter Anton van Verschaffelt).

ingresso alla scala di età adrianea
arrivo della scala al Terrazzo dell'Angelo























Terrazzo dell'Angelo
Prima di uscire sul terrazzo si passa accanto alla Sala Rotonda, ricavata nell'ultimo livello della torretta del Mausoleo di Adriano.
Originariamente quest'ambiente ospitò la prima cappella dedicata all'Arcangelo Michele.

grata lungo la scala di età adrianea nella quale si intravede la Sala Rotonda 
Questa sala ospitò poi, durante il papato di Clemente VIII Aldobrandini (1592/1605), l'ampliamento dell'archivio segreto.
Gli armadi che erano stati adibiti a questo scopo, non si sono però conservati.
(nella sala vengono allestite mostre temporanee)

Clemente VIII Aldobrandini
Le due sale comunicanti del piano degli Appartamenti papali, che si aprono sul Cortile dell'Angelo, chiamate Sale di Clemente VIII, prendono il nome da papa Clemente VIII Aldobrandini, che le fece costruire.
Sono state notevolmente stravolte dai restauri più recenti, con aggiunte di elementi architettonici presi da altri ambienti del castello.
Una delle due sale comunica con la Sala della Giustizia.
(le sale sono visitabili solo durante mostre temporanee)
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La Sala delle Colonne, contigua alla Sala Rotonda, venne costruita da Benedetto XIV Lambertini (1740/1748) per accogliere l'Archivio Nuovo.

Benedetto XIV Lambertini
La sala è caratterizzata da quattro colonne e da un soffitto di Duilio Cambellotti (1926).
(nella sala vengono allestite mostre temporanee)

Sotto il pontificato di Benedetto XIV venne terminato anche l'Appartamento del Castellano, responsabile militare e massima autorità che risiedeva al castello.

Appartamento del Castellano sopra e a fianco della Loggia di Giulio II
L'Appartamento del Castellano venne costruito dal castellano Zenobio Savelli (1730/1752).
Consta di sette vani distribuiti su due livelli, che si elevano sulla Sala di Amore e Psiche, sulla Sala del Perseo e a fianco e sulla Loggia di Giulio II.
(oggi nell'appartamento del castellano hanno trovato spazio degli uffici).

Appartamento del Castellano visto lateralmente
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Lungo l'Ambulacro di Bonifacio IX si trova la cosiddetta Fontana delle Api, fatta realizzare nel 1773 da Clemente XII Corsini (1730/1740), e alimentata con l'acqua proveniente dal Vaticano.

Clemente XII Corsini
Fontana delle Api
L'ultimo Papa che soggiornò a Castel Sant'Angelo fu Pio IX Mastai Ferretti (1846/1878).

Pio IX Mastai Ferretti
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Dal 1481 venne introdotta da Sisto IV la cosiddetta Girandola, uno spettacolo pirotecnico donato dal papa alla popolazione romana e a numerosi visitatori stranieri, che vedeva Castel Sant'Angelo come sfondo della rappresentazione.

Girandola al castello (F.T.Aerni  - XIX sec.)
I fuochi d'artificio sottolineavano eventi solenni quali la Pasqua, l'incoronazione di un nuovo papa e il 29 giugno la festa dei Santi Pietro e Paolo, patroni della città.

Lo spettacolo venne pensato da Michelangelo, e perfezionato da Bernardo Buontalenti e da Lorenzo Bernini.

mascoli in bronzo per fuochi d'artificio (XV sec.), provino da polvere e accendiesca (XVIII sec.)
La Girandola venne rappresentata a Castel Sant'Angelo fino al 1847 e poi venne spostata al Pincio sino al 1870.
Dopo tale data ritornò al castello fino al 1887, anno in cui non venne più proposta.

Girandola al castello (F.Piranesi - XVIII sec.)
La Girandola fu immortalata da pittori e raccontata da scrittori, tra i quali anche Charles Dickens.
Scriveva Giuseppe Gioacchino Belli nel suo sonetto "La ggirànnola der 34" (Sonetti romaneschi):

  Ce fussi a la ggirànnola jjerzera?
Ma eh? cche ffuntanoni! eh? cche scappate!

quante bbattajjerie! che ccannonate!
cristo, er monno de razzi che nun c’era!
             
     E la vedessi quela lusce nera
c’ussciva da le fiamme illuminate?
Nun paréveno furie scatenate
che vvienissin’ a ffà nnas’e pprimiera?

     E ll’Angelo che stava in de l’interno
de quer fume co ttutto er zu’ palosso,
nun pareva un demonio de l’inferno?

     E ’r foco bbianco? e ’r foco verde? e ’r rosso?
Disce che inzino a cquelli der Governo
je parze avé sti tre ccolori addosso!




Dal 2008, anniversario del cinquecentenario della fondazione della Guardia Svizzera Pontificia, ogni anno il 29 giugno il cielo sopra Castel Sant'Angelo è tornato di nuovo ad illuminarsi di luci e colori, con un allestimento originale della struttura pirotecnica.


Nell'edizione del 2015 lo spettacolo è stato arricchito dalle musiche barocche, trasmesse in sincronia con i fuochi, emesse da Radio Vaticana FM 105, che hanno reso ancor più magica la serata.







http://www.castelsantangelo.com
http://castelsantangelo.beniculturali.it
Orario:  9.00/19.30
Costo:   10€
GRATIS la I domenica del mese

Le Prigioni, il Passetto di Borgo e la Stufetta di Clemente VII sono visitabili in occasioni particolari o su richiesta scritta

CONCLUSIONI
La visita al palazzo papale costruito nei secoli all'interno e sopra un monumento dell'antichità, iniziato da Niccolò V, ampliato da Alessandro VI e decorato e terminato da Paolo III, non può che stupire per le sue decorazioni.
Tranne che per quel periodo che vide il trasferimento del papa ad Avignone (1305/1377), gli appartamenti papali di Castel Sant'Angelo hanno assicurato protezione e comfort ai papi che si sono succeduti sul trono apostolico, che non hanno rinunciato ad essere circondati da sfarzose decorazioni che stupissero gli ambasciatori stranieri.
La visita di Castel Sant'Angelo, sia dal punto di vista storico con i suoi passaggi da mausoleo a fortezza, sia dal punto di vista artistico ammirando le sue sale magnificamente decorate, offre interessanti approfondimenti nella storia millenaria dell'Urbe.


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