sabato 4 giugno 2016

Roma: il Quartiere Coppedè, la magia di un libro di fiabe illustrato


Per chi vive a Roma è facile imbattersi nell'arte romana o barocca, ma lo stile artistico che caratterizza il cosiddetto Quartiere Coppedè è davvero un unicum nella Capitale.

Tra il 1916 e il 1926, con una pausa dovuta alla Prima Guerra Mondiale, venne costruito tra la Via Salaria e la Via Nomentana, in un'area di 31.000 mq racchiusa tra Via Tagliamento, Via Arno, Via Adige e Corso Trieste, un nuovo quartiere progettato dall'architetto fiorentino Luigi Coppedè, da cui il quartiere prese il nome.

Luigi Coppedè
L'architetto e scultore Luigi, o come veniva chiamato Gino Coppedè, nato a Firenze nel 1866, era figlio di un ebanista, ed ottenne il diploma alla scuola professionale di Arti Decorative Industriali e il Diploma di Professore di Disegno Architettonico all'Accademia delle Belle Arti di Firenze.
Lavorò a Genova, a Messina e a Firenze prima d'intrapprendere la progettazione e realizzare in parte il Quartiere Coppedè a Roma, dove collaborò anche con l'ingegnere Ugolotti al progetto della Stazione Ferroviaria Centrale.
A lui si deve anche la costruzione del Castello del Marchese de la Motilla a Siviglia e l'allestimento di alcuni piroscafi da crociera.
Nominato Professore emerito dell'Accademia delle Arti del Disegno a Firenze nel 1926, morì l'anno successivo.

Lo stile eclettico così particolare di Gino Coppedè non ebbe seguaci.
Egli prediligeva l'arte del Medioevo, del Manierismo e del Barocco romano.
Era anche un gran conoscitore del Liberty e dell'Art Decò, in voga in Europa ai suoi tempi.

Nei suoi progetti torri medievali sono affiancate da finestre manieristiche, stemmi barocchi coesistono con elementi naturali stilizzati del Liberty e dell'Art Decò (rose, gigli, campanelle...), motivi mitologici greci si uniscono a quelli di un medioevo fantastico.
La sua attenzione era focalizzata sulla natura, la mitologia e il sacro.
Le decorazioni degli edifici sono costituite da una varietà infinita di fregi, stucchi, cornicioni, mascheroni, balaustre, bugnati, logge, tutte poste in maniera asimmetrica.

Non mancano elementi decorativi simbolici legati alla natura come le aquile (il potere, la vista ma anche la superbia), le api (stemma della famiglia dei Barberini), gli arieti (variante del sacrificio umano), la civetta (chiorovegenza)i cavalli (battaglie, imprese, conversioni, viaggi, forza e rettitudine), le chiocciole (casa, lentezza), le cornucopie (fecondità e felicità), le rane (resurrezione e rigenerazione della vita), i galli (annuncio e nascita), la coppa (abbondanza), la spiga (crescita e fertilità), la vite (fedeltà cristiana), l'edera (fedeltà e attaccamento).

le chiocciole (casa, lentezza)
il gallo (annuncio e nascita)
l'aquila (il potere, la vista ma anche la superbia)
A dire di molti sono presenti anche simboli massonici come le coppie di colonne come quelle del Tempio di Salomone, o le torri e torrette della Torre di Babele, dado da gioco (ciò che è durevole e saldo, secondo alcuni, un elemento massonico) e i mascheroni e i grifoni dell'arte gotica.

La sovrapposizione di elementi poi farebbe pensare alla ricerca di un percorso esoterico.

I finanzieri Cerruti, che costituirono la Società Anonima Cooperativa Edilizia Moderna, nell'ambito di una nuova espansione urbanistica della Capitale, affidarono a Gino Coppedè il progetto di un nuovo quartiere a Roma, rivolto al ceto medio e medio-alto borghese, composto da funzionari amministrativi e finanzieri, e pensato in termini di funzionalità, lusso e comfort.

In quegl'anni il Piano Regolatore Bonfiglietti prevedeva un tessuto urbano moderno e organizzato, che non dimenticasse le radici millenarie della città.
Per questo vi furono subito dei contrasti tra l'estro creativo dell'architetto e la commissione urbanistica, che voleva per il quartiere uno stile echeggiate la classicità romana.

Così la prima richiesta di concessione edilizia del 1916 dovette subire numerose modifiche, che comportarono due anni di rielaborazioni.

L'impronta dell'arte romana venne data con le cornici e le modanature degli edifici, e con l'arcone che ricordava l'Arco di Trionfo del Foro Romano, e l'uso del travertino come materiale decorativo riportava alla Roma Imperiale.

Così nel 1918 la concessione per l'ampliamento in altezza degli edifici su Via Arno, vincolata dalla sovrintendenza della commissione edilizia, fu concessa dall'allora sindaco Colonna.

Il progetto di Coppedè prevedeva la costruzione di 18 palazzi e 27 palazzine ed edifici, edificati con strutture portanti solide e sicure in cemento armato, intorno ad un'unica piazza, Piazza Mincio, e sulle vie radiali che da essa si dipartono: Via Tanaro, Via Aterno, Via Brenta e Via Dora.

L'interno delle abitazioni era diviso in zona giorno e zona notte, ed erano provvisti di garage, citofoni e ascensori.
Le abitazioni avevano soffitti a cassettoni o affrescati, caldaie in rame, lavatoi in marmo, parquet in legno nei soggiorni, maioliche smaltate per le cucine, mosaici pompeiani per i bagni.  


L'ingresso principale al quartiere che dà origine a Via Dora, è posto nell'angolo tra Via Arno e Via Tagliamento.
E' costituito da un arco che congiunge i due Palazzi degli Ambasciatori.

ingresso con arco del Quartiere Coppedè
arco del Quartiere Coppedè
particolari decorativi dell'arco
arco visto da Piazza Mincio
La chiave di volta dell'arco è decorata con un mascherone sorretto da efebi michelangioleschi e sormontato dallo stemma dei Medici, forse per ricordare Firenze, città natale di Gino Coppedè.

particolari dell'arco: mascherone con efebi e stemma dei Medici
La parte alta dell'arco, sormontato da tre piani, è decorata con affreschi con tre raffigurazioni di stile cavalleresco e sovrastanti la scritta un po' sbiadita ""ESSERE DEI SEMPRE PER LI TUOI RAGGI DUCI".

affreschi nella parte alta dell'arco
L'arco è preceduto da un'edicola con la Madonna e il Bambino che si protende verso il visitatore.

edicola con Madonna e Bambino
particolare dell'edicola
Sotto l'arco vi sono un lampadario in ferro battuto, stemmi in basso rilievo che ricoprono tutto lo spazio centrale e due balconcini.

lampadario in ferro battuto sotto l'arco
lampadario in ferro battuto e decorazioni sotto l'arco
balconcino sotto l'arco
Su una colonna a destra dell'arco è iscritto il nome del progettista del quartiere, quale dedica al grande architetto.

dedica a Gino Coppedè
L'arco è affiancato da due alte torri dove tutte le decorazioni seguono una collocazione asimmetrica: logge, balconi, efebi, mascheroni, e figure femminili e maschili in bassorilievo.

arco e torre d'angolo con Via Arno
torre d'angolo con Via Arno
particolari decorativi della torre d'angolo con Via Arno
particolari decorativi della torre d'angolo con Via Arno
particolari decorativi della torre d'angolo con Via Arno
torre d'angolo con Via Tagliamento
particolari decorativi della torre d'angolo con Via Tagliamento 
particolari decorativi della torre d'angolo con Via Tagliamento
La torre d'angolo con Via Tagliamento presenta bassorilievi con riferimenti a divinità pagane greche e romane, e nella parte alta un mosaico con aquile e una Vittoria alata.

mosaico con aquile della torre d'angolo con Via Tagliamento
Vittoria alata della torre d'angolo con Via Tagliamento
La torre d'angolo con Via Arno riporta la scritta " ANNO DOMINI MCMXXI", infatti il 1921 è la data dell'ultimazione dei palazzi.

scritta dell'anno di costruzione della torre d'angolo con Via Arno
I Palazzi degli Ambasciatori, i due edifici ad uso intensivo di forma triangolare sui quali l'arco d'ingresso si poggia, sono a più piani, hanno cinque ingressi e sono caratterizzati da logge e balconi.
La decorazione a bugnato caratterizza la parte inferiore dei palazzi.

Uno degli edifici dei Palazzi degli Ambasciatori è delimitato da Via Tanaro, Via Arno, Via Dora e Piazza Mincio.

angolo del Palazzo degli Ambasciatori tra Via Arno e Via Tanaro
La facciata su Via Tanaro presenta più corpi aggettanti a diversi livelli che creano una superficie molto movimentata.

particolari architettonici della facciata su Via Tanaro di uno dei Palazzi degli Ambasciatori
particolari architettonici e pittorici della facciata su Via Tanaro di uno dei Palazzi degli Ambasciatori
La facciata su Via Arno è anch'essa molto articolata e decorata, con finestre diverse a seconda del piano in cui si trovano.

facciata su Via Arno di uno dei Palazzi degli Ambasciatori
particolari architettonici della facciata su Via Arno di uno dei Palazzi degli Ambasciatori
particolari architettonici della facciata su Via Arno di uno dei Palazzi degli Ambasciatori
particolari architettonici della facciata su Via Arno di uno dei Palazzi degli Ambasciatori

L'altro dei due edifici dei Palazzi degli Ambasciatori è delimitato da Via Tagliamento, Via Brenta, Via Dora e Piazza Mincio.

Palazzo degli Ambasciatori tra Via Brenta e Via Tagliamento
La facciata su Via Tagliamento  presenta un corpo aggettante centrale.

facciata su Via Tagliamento di uno dei Palazzi degli Ambasciatori
Tra le varie decorazioni pittoriche della facciata vi è la rappresentazione al terzo piano della coppa del Santo Graal.

decorazioni architettoniche e pittoriche della facciata di Via Tagliamento di uno dei Palazzi degli Ambasciatori
decorazioni architettoniche e pittoriche della facciata di Via Tagliamento di uno dei Palazzi degli Ambasciatori
rappresentazione del Santo Graal sulla facciata di Via Tagliamento
Un fregio occupa invece la parte centrale della facciata.

fregio sulla facciata di Via Tagliamento di uno dei Palazzi degli Ambasciatori
particolare del fregio sulla facciata di Via Tagliamento di uno dei Palazzi degli Ambasciatori
La facciata su Via Brenta presenta come le altre facciate di questo complesso abitativo un repertorio molto vario di particolari architettonici che comprendono anche molti simboli quali le aquile (il potere, la vista ma anche la superbia) o le chiocciole (casa, lentezza).

facciata su Via Brenta di uno dei Palazzi degli Ambasciatori
particolare della facciata su Via Brenta di uno dei Palazzi degli Ambasciatori
particolare della facciata su Via Brenta di uno dei Palazzi degli Ambasciatori
particolare della facciata su Via Brenta di uno dei Palazzi degli Ambasciatori
Al N°2 di Via Brenta si trova l'Ambasciata della Bolivia.

Ambasciata della Bolivia
decorazioni con aquile, chiocciole e api del palazzo che ospita l'Ambasciata della Bolivia
Su Via Dora si affacciano entrambe gli edifici dei Palazzi degli Ambasciatori, anche se presentano facciate differenti.

Via Dora affiancata dai Palazzi degli Ambasciatori
facciata su Via Dora di un dei Palazzi degli Ambasciatori
particolari architettonici della facciata su Via Dora di uno dei Palazzi degli Ambasciatori
particolari architettonici e pittorici della facciata su Via Dora di uno dei Palazzi degli Ambasciatori
particolari architettonici e pittorici della facciata su Via Dora di uno dei Palazzi degli Ambasciatori
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Percorrendo Via Dora si arriva al cuore del Quartiere Coppedè e, come ho già detto, alla sua unica piazza: Piazza Mincio.

Piazza Mincio
Piazza Mincio
La piazza è circondata dai più importanti edifici ideati da Gino Coppedè: i Palazzi degli Ambasciatori, il Palazzo del Ragno, i Villini delle Fate e il cosiddetto Palazzo senza Nome.

Il Palazzo del Ragno, posto ad angolo tra Via Tanaro e Via Brenta, prende il nome da un mosaico nero e oro con la raffigurazione di un aracnide, simbolo della laboriosità, posto sopra l'architrave del portale d'ingresso.

Palazzo del Ragno
mascherone e mosaico con aracnide del Palazzo del Ragno
Il palazzo fu costruito tra il 1920 e il 1926
L'avancorpo d'angolo del palazzo, interamente in aggetto, presenta un balconcino con loggia e torretta con tetto a copertura.
Le decorazioni sono costituite da teste di leoni, chimere, aquile.

corpo in aggetto del Palazzo del Ragno
La decorazione architettonica del palazzo, con i suoi archi asimmetrici e il faccione in travertino scolpito che sovrasta l'ingresso, ricorda la statuaria assiro-babilonese, come anche il cavallo graffito sopra il loggiato.

particolari decorativi zoomorfi del Palazzo del Ragno
La decorazione pittorica è composta da un cavallo tra due grifoni e la scritta "LABOR".

decorazione pittorica del Palazzo del Ragno con la scritta LABOR
Sulle facciate del palazzo su Via Tanaro e su Via Brenta compare la scritta con il motto di Gino Coppedè: "ARTIS PRAECEPTA RECENTIS / MAIORUM EXEMPLA OSTENDO" ovvero “Rappresento i precetti dell’arte moderna attraverso l’esempio degli antichi”, e visitando questo piccolo quartiere si buon ben capire quale fosse il significato delle sue parole e della sua arte.

parte della scritta in latino del motto di Gino Coppedè su Via Brenta: "ARTIS PRAECEPTA RECENTIS"
parte della scritta in latino del motto di Gino Coppedè su Via Tanaro: "MAIORUM EXEMPLA OSTENDO"
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Di fronte a Palazzo del Ragno, al N°2 di Piazza Mincio si trova il cosiddetto Palazzo senza Nome.

Palazzo Senza Nome di Piazza Mincio
facciata principale del Palazzo Senza Nome
Il palazzo è anche chiamato Palazzo Ospes Salve per la scritta che nell'atrio dà il benvenuto al visitatore.

scritta OSPES SALVE nell'atrio del Palazzo Senza Nome e decorazione con stelle, agnello e sei aquile nel soffitto
Un'altra scritta sulla facciata principale dice "INGREDERE HAS AEDES QUISQUIS ES AMICUM ERIS HOSPITEM SOSPITO" ovvero "Entra in questo luogo, chiunque tu sia sarai amico, io proteggo l'ospite".

scritta di accoglienza del visitatore e anno di costruzione del Palazzo Senza Nome
Il palazzo e stato costruito nel 1926, come riporta la scritta ANNO DOMINI MCMXXVI.

Presenta un ingresso bizzarro, sembra quasi una bocca spalancata.
Il portale è a sesto ribassato ed ha una forte strombatura.
La decorazione pittorica dell'atrio è composta da cavallucci marini bicromi e lucertole.

ingresso del Palazzo Senza Nome
ingresso del Palazzo Senza Nome
E' la riproduzione scenografica del film "Cabiria" di Giovanni Pastrore (1914), alla cui scenografia partecipò anche Gabriele D'Annunzio.

Accanto all'ingresso la decorazione incisa sul travertino rappresenta due aquile e fregi floreali e geometrici in stile Liberty. 

decorazione pittorica con cavallucci marini e locale del portiere nell'atrio del Palazzo Senza Nome
aquila scolpita e fregio floreale del Palazzo Senza Nome
Sulla facciata di Piazza Mincio pilastri con mensoloni sostengono due ordini di balconi.

La decorazione pittorica presenta elementi geometrici mischiati a stemmi araldici, cavalieri e raffigurazioni di animali.

decorazione pittorica con putti e scudo della facciata su Via Brenta del Palazzo Senza Nome
particolare della decorazione del Palazzo Senza Nome con stemma araldico tra leoni
Balconcini in ferro battuto decorano le altre due facciate su Via Brenta e Via Aterno.

facciata su Via Brenta del Palazzo Senza Nome
facciata su Via Aterno del Palazzo Senza Nome
balconcini in ferro battuto della facciata su Via Brenta del Palazzo Senza Nome
varietà architettonica e decorativa del Palazzo Senza Nome

A questo punto bisogna aprire una parentesi sui film che hanno visto come set questo palazzo e la piazza circostante.

L'elenco è davvero lungo:
- "Inferno" e "L'Uccello dalle Piume di Cristallo" di Dario Argento (che tra l'altro
   si dice abiti o abbia abitato in questo quartiere)
- "Il Presagio" di R.Donner
- "Il Profumo della Signora in Nero" di F.Barilli
- "L'Audace Colpo dei Soliti Ignoti" di Nanni Loy
- "Il Cielo in una Stanza" di C.Vanzina
- "Il Boom" di Vittorio de Sica con Alberto Sordi
- "Ultimo Tango a Zagarolo" di C.Cicero con Franco Franchi e Ciccio Ingrassia
- "La Ragazza che Sapeva Troppo" di M.Bava
...e molti ancora.


Al centro di questa accogliente piazza si trova la cosiddetta Fontana delle Rane, un omaggio all'arte barocca della Fontana delle Tartarughe  di Piazza Mattei, ideata da Giacomo della Porta e portata a termine da Bernini, o forse, per la presenza sul bordo della vasca di un'ape, alla Fontana delle Api a Piazza Barberini sempre del Bernini.

Fontana delle Rane
La fontana venne costruita nel 1924 e prende il nome dalle 12 rane presenti nella sua decorazione.
E' composta infatti da una vasca con quattro coppie di figure che sostengono una conchiglia con rane che zampillano acqua.
Sopra una seconda vasca posta al centro della fontana vi sono poi le rimanenti otto rane.

particolare della Fontana delle Rane
particolare della Fontana delle Rane
Questa fontana è ricordata anche perché, quasi a voler emulare la scena del bagno di Anita Ekberg nella Fontana di Trevi nella celebre scena del film "La Dolce Vita" di Fellini, vi fecero il bagno vestiti i Beatles nel 1965 dopo un loro concerto al vicino Piper.
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I villini del Quartiere Coppedè erano di due o tre piani, perché potevano avere un'altezza massima di 19m, ed erano circondati da vegetazione a volte esotica.
Avevano un'architettura movimentata e varia, costituita da torrette, archi, ed erano caratterizzati dalla presenza di reggifiaccole e cancellate in ferro battuto.

Piazza Mincio e i Villini delle Fate
L'esempio più rappresentativo è il Villino delle Fate, composto da tre villini che hanno muri in comune, e che hanno i loro ingressi su Via Aterno, Via Brenta e Piazza Mincio.
Furono costruiti tra il 1924 e il 1926.

Villini delle Fate
Ogni villino è dedicato a una delle città più artistiche d'Italia: Firenze, Venezia e Roma.
Le decorazioni pittoriche sembrano broccati che compongono drappeggi.
Cancellate in legno e ferro battuto decorato proteggono la privacy degli inquilini e insieme ai reggifiaccola, anch'essi in ferro battuto, rappresentano un elemento altamente decorativo.

particolare della cancellata e di un reggifiaccola dei Villini delle Fate
particolare della cancellata dei Villini delle Fate
I materiali adoperati per le decorazioni esterne di questi villini sono il marmo, la terracotta smaltata, il vetro, il travertino, il laterizio, che vanno a creare mosaici, cornicioni, capitelli, colonnette.

Vista l'architettura molto articolata, la descrizione della costruzione non è molto semplice.
Iniziamo dal villino che s'affaccia su Via Aterno N°4 che presenta due facciate dedicate a Firenze.

Villino delle Fate su Via Aterno
Sul lato sinistro il villino è diviso in fasce orizzontali: a livello del primo piano vi è una decorazione geometrica, a livello del secondo piano invece, tra le bifore si trovano rappresentate figure che hanno preso come modello quelle del Ciclo degli uomini e delle donne illustri affrescate da Andrea del Castagno nella Villa Carducci di Legnaia a Firenze (costruita per il gonfaloniere di Giustizia Filippo Carducci), dove raffigurano Boccaccio, Nicolò Acciaiuoli, la Sibilla Cumana, Tomiris, Pippo Spano e Farinata degli Uberti.

fianco sinistro del Villino delle Fate su Via Aterno
La facciata su Via Aterno di questo villino si compone di tre corpi:

Villino delle Fate su Via Aterno
 - nel primo a sinistra una quadrifora è inquadrata dai ritratti di Dante Alighieri
   e di Francesco Petrarca, circondati da altre figure.
   Al di sotto una finestra con due colonnine, un dipinto con festone e putti, e
   un'ape in rilievo.

ritratti di Dante e Petrarca sulla facciata di Via Aterno
- nel secondo corpo s'individuano tre finestre separate da colonnine.
  Al livello del secondo piano un dipinto raffigura Firenze con la cupola della
  Chiesa di S.Maria del Fiore e il Palazzo della Signoria, e la scritta "FIORENZA BELLA".

raffigurazione di Firenze e scritta "FIORENZA BELLA"
 Nell'angolo tra i primi due corpi è invece raffigurato un uomo a cavallo.

uomo a cavallo raffigurato tra i due corpi del Villino delle Fate su Via Aterno
- il terzo corpo molto più alto, e appartenente al villino di Piazza Mincio N°3

ingresso su Piazza Mincio N° 3 dei Villini delle Fate
Il villino presenta una torretta con decorazioni di putti, festoni con uva e un vaso
Sotto la bifora della torretta si trova un orologio zodiacale e lo stemma col biscione (un riferimento alla città di Milano).
Un po' nascosto vi si trova anche un falconiere.

torretta con decorazione di putti, festone e vaso e orologio zodiacale
falcone e falconiere
Sotto ancora è raffigurata una processione di monache e frati.

processione di monache e frati
Sul pavimento prima della scala che dà accesso ad un loggiato d'ingresso, si trova un mosaico in cui sono raffigurate tre suonatrici in abiti antichi e la scritta "I VILLINI DELLE FATE, MNEME, MELETE e AEDE".

ingresso del villino su Piazza Mincio
mosaico sul pavimento del giardino dei Villini delle Fate
Sotto il portico d'ingresso si trova un rilievo con putti e uva, e ai lati di questo altri rilievi con figure a rifine gli angoli.

rilievo con putti sotto il portico e colonna con capitello decorato con api e mascheroni
Sull'angolo dei Villini delle Fate, tra Via Aterno e Via Brenta, si trova l'immagine di una Santa posta in un'edicola (forse S.Chiara).

edicola con immagine di Santa dei Villini delle Fate
edicola con immagine di Santa dei Villini delle Fate
La facciata su Via Brenta dei Villini delle Fate presenta anch'essa loggette, arconi, scalinate e tettoie.
Anche questa facciata presenta tre corpi.

primo corpo della facciata su Via Brenta dei Villini delle Fate
- sul primo corpo, che comprende la torretta d'angolo dell'edificio, in comune con la facciata su Via Aterno, e scritta la data della costruzione dei villini: ANNO DOMINI MCMXXIV.

torretta con loggetta e scritta della costruzione dell'edificio
Sono anche raffigurati l'aquila simbolo dell'Apostolo Giovanni e il leoni alati simbolo dell'Apostolo Marco.
Sotto ai simboli degli Apostoli sono rappresentati una processione e due velieri, che incorniciano una quadrifora e rendono omaggio a Venezia.

decorazione pittorica del primo corpo dei Villini delle Fate su Via Brenta: l'aquila di S.Giovanni, due leoni alati di S.Marco, una processione e un veliero
Sono presenti anche festoni e putti che incorniciano finestre e archi.

quadrifora con festone e testine di putti
- nel secondo corpo vi sono una loggia con decorazione floreale e due arconi i cui cornicioni presentano rilievi.

corpo centrale della facciata su Via Brenta dei Villini delle Fate
- nella parte alta del terzo ed ultimo corpo di questa facciata, sono raffigurati putti.

terzo corpo della facciata su Via Brenta dei Villini delle Fate
putti nella parte alta della facciata
Per rendere omaggio alla città di Roma sono raffigurati, in questa porzione di facciata, la lupa con Romolo e Remo sopra il parapetto di un balconcino.

balconcino con la lupa insieme a Romolo e Remo
La parte bassa di questo corpo è decorata con putti, foglie d'edera stilizzate e stemmi.

decorazione con putti, foglie d'edera e stemmi
Per poter finire la visione della decorazione esteriore dei Villini delle Fate non rimane che dare uno sguardo oltre la cancellata, sul lato dell'edificio che si affaccia su Via Olona, una strada privata.

facciata dei Villini delle Fate su Via Olona
Le decorazioni che si possono osservare sono una meridiana, un albero della vita, una scena di battaglia con la scritta "DOMUS PACIS" ("Casa della Pace"), una colombaia sotto il tetto a capanna, un rilievo con ape, putti con ghirlanda e le scritte "DOMINO LAETITIA PRAEBEO" ("offro allegria al padrone") e "E PETRA FIRMITAS / EX ARTE VENUSTAS" ("dalla pietra la solidità, dall'arte l'eleganza").

decorazioni della facciata su Via Olona dei Villini delle Fate: meridiana, scritta "DOMUS PACIS"'con scena di battaglia, e scritta "DOMINO LAETITIA PRAEBEO"
decorazioni della facciata su Via Olona dei Villini delle Fate: albero della vita e putti con ghirlanda
colombe nel sottotetto
rilievo con ape sull'arco della finestra
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Se si continua a guardare oltre la cancellata di Via Olona, si possono vedere altri due edifici:

Via Olona
- al N°7 un palazzo del 1925 con facciata composta da quattro corpi aggettanti (quello centrale più alto) e con decorazioni geometriche intorno alle finestre e all'ultimo piano. 

- al N°2 (Sede ufficiale del Consigliere di Polonia a Roma) un palazzo del 1923/1927 con balconcini, decorato con una raffigurazione di scena di caccia. Sulla loggia sono raffigurati in ovali colombe e S.Giorgio.
L'edificio presenta un rivestimento "a bugnato" sempre più abbozzato, fino a sembrare roccia.

  a sinistra della foto la Sede ufficiale del Consigliere di Polonia a Roma e a destra il palazzo con decorazioni geometriche e
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Sempre rimanendo su questa strada, in un palazzetto del 1926/1927 di Via Brenta N°26 si trova ospitato il Liceo Scientifico Avogrado.

ingresso su Via Brenta del Liceo Scientifico Avogrado
facciata su Via Ombrone del Liceo Scientifico Avogrado
Al primo piano sulla facciata su Via Brenta dell'edificio si trova un mosaico con la raffiguazione di un gallo (simbolo dell'intelligenza, della saggezza), una coppa e tre dadi con numeri dispari (il dado è uno dei simboli massonici).

facciata su Via Brenta del Liceo Scientifico Avogrado
mosaico con gallo, coppa e dadi della facciata su Via Brenta del Liceo Scientifico Avogrado
Altre decorazioni ornano i contorni delle finestre: scudi, grifoni e mascheroni che sembrano dispiacersi dell'evidente disprezzo di coloro che hanno imbrattato i muri e la cancellata dell'ingresso!
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Il quartiere ospita diverse ambasciate: oltre alla già citata Ambasciata della Bolivia (Via Brenta N°2), anche l'Ambasciata del Marocco (Via Brenta N°12), l'Ambasciata del Sudafrica (Via Tanaro N°14 ), l'Ambasciata della Repubblica del Congo (Via Ombrone N°8/10).

Ambasciata del Marocco (Via Brenta N°12)
ingresso dell'Ambasciata del Marocco (Via Brenta N°12)
Ambasciata della Repubblica del Congo (Via Ombrone N°8/10)
loggetta dell'Ambasciata della Repubblica del Congo (Via Ombrone N°8/10)
decorazione del cancello d'ingresso dell'Ambasciata della Repubblica del Congo (Via Ombrone N°8/10)
Ambasciata del Sudafrica (Via Tanaro N°14)
torretta dell'Ambasciata del Sudafrica (vista da Via Brenta)
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I villini che sono stati costruiti tra il 1923 e il 1927 lungo Via Ombrone e Via Serchio hanno più o meno le stesse caratteristiche: una forma quadrangolare, sono circondati da un giardino, logge d'ingresso, pitture a quarzo e bassorilievi con api, decorazione "a bugnato".

villino di Via Ombrone N°7
decorazioni geometriche con stemma e ape intorno alle finestre del villino di Via Ombrone N°7
decorazioni con api del villino di Via Ombrone N°7
decorazione "a bugnato" del villino di Via Ombrone N°7
villino tra Via Serchio e Via Ombrone
particolari della decorazione della cancellata, del gazebo e delle finestre ad arco con stemmi del villino tra Via Serchio e Via Ombrone
villino di Via Serchio N°2
particolare della torretta con loggia e stemmi  del villino di Via Serchio N°2
particolare della cancellata e del reggifiaccola  del villino di Via Serchio N°2
decorazione con Madonna con Bambino e colombe dell'ingesso del villino di Via Serchio N°2
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Su Via Clitunno, dove lo stile liberty dei villini diviene più sobrio, si trovano poi la Rappresentanza Commerciale della Federazione Russa  (al N°46) e l'Ambasciata della Nuova Zelanda (al N°44).

villino della Rappresentanza Commerciale della Federazione Russa e Ambasciata della Nuova Zelanda
Il villino turrito che ospita la Rappresentanza Commerciale della Federazione Russa presenta un bugnato rustico policromo e un loggiato.

villino della Rappresentanza Commerciale della Federazione Russa e Ambasciata della Nuova Zelanda
La decorazione dell'edificio riunisce elementi neoclassici, medievali e cristiani.
Un fregio colorato illustra scene dell'antica Grecia.
Come nello stile gotico, statue di animali sorreggono il tetto con funzione di grondaie.
In un angolo della torre si trova un'edicola sacra.


fregio con scene dell'antica Grecia
particolare del fregio con scene dell'antica Grecia e statue di animali che sorreggono il tetto

Dopo la sua morte, la realizzazione dell'incompiuto Quartiere Coppedè fu portata a termine con uno stile più semplice dall'architetto Paolo Emilio Andrè, tra l'altro imparentato con Gino Coppedè.


CONCLUSIONI 
Il Quartiere Coppedè si sarebbe dovuto chiamare "Quartiere Dora", dal nome della via che parte dall'arco d'ingresso, ma venne giustamente dedicato al grande architetto morto prematuramente.
Solo soffermandosi sui particolari dei singoli edifici progettati dal fantasioso architetto fiorentino, che vantava una discendenza da parte materna da Benedetto da Maiano, si può capire la grandezza dell'estro creativo di quest'uomo.
Che si voglia leggere nella sua opera un percorso simbolico esoterico e masssonico, o solo perdersi nella sua ricerca di un'armoniosa varietà di stili, la visita in questo quartiere risulterà, oltre che interessante, anche affascinante.



2 commenti:

Eleonora ha detto...

interessantissimo articolo, brava!

Raffaella ha detto...

Grazie Eleonora!

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