sabato 9 luglio 2016

L'Abbazia di Casamari, un gioiello gotico-cistercense


Uno dei più importanti monasteri italiani di arte gotico-cistercense si trova nel Lazio, in Ciociaria, in provincia di Frosinone, non molto distante da Veroli.

Questo complesso abbaziale ha una storia quasi millenaria, ma ancor più antichi sono i resti sui quali sorse.
Si sono infatti trovati molti reperti che testimoniano la frequentazione della zona sin dalla preistoria.
Nel IX secolo a.C. fu dominio dei Volsci e degli Ernici e nel IV secolo a.C. dei Sanniti.
Ma sicuramente l'area ebbe una certa importanza in epoca romana.

Si trovava qui un villaggio, originariamente dipendente da Arpino, dedicato alla dea Cerere, che per questo prese il nome di Cereatae.
In epoca repubblicana il nome del villaggio divenne Cereatae Marianae, dal generale romano Caio Mario, sette volte console di Roma, capo del partito democratico e avversario di Silla (capo del partito aristocratico) durante la guerra civile.

Caio Mario
Si pensa infatti che Mario nacque a Cereatae intorno al 157 a.C. (non si hanno molte notizie certe a causa della damnatio memoriae operata nei suoi riguardi dopo la sconfitta nella guerra civile dell'88 a.C.).

Cereatae Marianae era attraversata dalla Via Mària, un diverticolo della Via Latina (strada che collegava Roma a Capua), che partendo da Ferentino, passando per Veroli e poi per Cereatae Marianae, conduceva a Sora.

Un tratto della strada romana con marciapiede, si può ancora vedere nel giardino della biblioteca dell'abbazia.

Appena al di fuori del complesso monastico, si può vedere accanto ad un acquedotto di epoca repubblicana, quel che resta del ponte romano del I secolo a.C. che attraversava il torrente Amaseno.

resti dell'acquedotto e del ponte romano sull'Amaseno
Il ponte fu restaurato da Gaio Lavinio e dal figlio Lavinio Prospero nel I secolo d.C. (come riporta un'iscrizione), e fu fatto saltare dai Tedeschi in fuga durante la II guerra mondiale

arcate dell'acquedotto romano
resti del ponte romano
In età augustea la città divenne autonoma e fu rifondata da Druso Cesare, figlio dell'imperatore Tiberio.

Gli edifici abitativi erano posti lungo il fianco meridionale della collina.
Il Foro romano era ubicato tra la chiesa abbaziale e l'ingresso del monastero.
In quest'area sono stati trovate infatti cinque basi onorarie.

Alcune delle colonne (con capitelli e basi non pertinenti), erette in fila sul sagrato della chiesa, appartengo alla chiesa del XI secolo, mentre le altre apparterrebbero ad un tempio romano dedicato a Serapide, di cui si è trovato un'iscrizione dedicata al dio.

fila di colonne antiche nel sagrato della chiesa
colonne antiche
E' presente nella biblioteca dell'abbazia un mosaico bianco e nero a losanghe, e nei lavori di rifacimento delle cucine furono rinvenute tracce di un'area termale.

colonna romana ritrovata all'ingresso del monastero

Da Caio Mario deriverebbe anche il nome dell'Abbazia di Casamari: "Casa Marii " ovvero "Casa di Mario".

La storia dell'abbazia ha inizio intorno all'anno 1000, quando alcuni ecclesiastici e laici di Veroli decisero di costruire qui un monastero benedettino, utilizzando come materiale di recupero i resti di un tempio dedicato a Marte.

Il monastero e la chiesa dedicata ai Santi Giovanni e Paolo rimase dei benedettini sino a quando papa Eugenio III, avendo constatato che l'abbazia stava subendo una crisi economica e religiosa, decise d'introdurvi dei monaci cistercensi (1140/1152).

La prima pietra dell'abbazia dall'architettura gotico cistercense, che seguiva i canoni dei monasteri francesi, fu posata nel 1203 alla presenza di Innocenzo III e la chiesa fu consacrata nel 1217 Onorio III.

Nel Quattrocento, a causa della Commenda introdotta da Martino V nel 1430 a favore del nipote Prospero Colonna, si assiste ad una decadenza dell'abbazia.

Successivamente Clemente XI, che era stato commendatario dell'abbazia, introduce nel 1717 monaci cistercensi riformatori (Trappisti), provenienti dalla Toscana.

Nel 1799 i Francesi depredarono l'abbazia e uccisero dei religiosi.
Nel 1811/1814 il monastero subì i soprusi delle truppe napoleoniche.
All'epoca di Pio IX i Piemontesi incendiarono l'edificio monastico.

Questa è a grandi linee la storia dell'abbazia.
Ora veniamo alla descrizione della sua architettura.

Progettista e direttore dei lavori fu Frà Guglielmo da Milano.
Si entra nel complesso abbaziale attraverso un ampio arco goticizzante che inquadra due archi più piccoli (uno per il passaggio dei carri e l'altro per le persone).

ingresso del complesso monastico
doppi archi pedonali e doppi archi carrabili dell'ingresso al complesso monastico
androne d'ingresso
androne dell'ingresso con accesso al negozio di prodotti dell'abbazia
archi dell'androne rivolti verso il sagrato
L'arco d'ingresso fa parte della casa abbaziale, la residenza dell'abate commendatario nel XV/XIX secolo, ma che in origine era la portineria e la sala di rappresentanza del monastero.

casa abbaziale con ingresso al monastero e loggiato
Esternamente l'arco è sormontato da un loggiato a quattro bifore geminate a tutto sesto, mentre il versante della casa abbaziale rivolto verso la basilica presenta bifore diverse.

loggiato della casa abbaziale
facciata della casa abbaziale rivolta verso la basilica
Attraversato il sagrato della chiesa, dove trova posto la già citata fila di colonne di epoca romana, ci si trova davanti alla scalinata che precede un portico a tre arcate.

facciata della chiesa con scalinata e portico
Il prospetto del portico è in pietra calcarea con tre aperture: quella centrale è a tutto sesto, quelle laterali a sesto acuto.

L'alzato presenta un rosone a sei lobi e due monofore ad arco acuto.
Il frontone ha invece tre finestre.

L'ingresso principale è aggettante, con una profonda strombatura con sette fasce di archi, che presentano piccoli capitelli.

ingresso principale della chiesa
La lunetta del portale è decorata con lastre a bassorilievo con motivi floreali: in basso due croci greche delimitate da cerchi, e in alto una stella floreale a otto raggi.

lunetta del portale
La porta in legno di noce, rivestita di rame, con quattro formelle in bronzo dove sono rappresentati i simboli dei quattro evangelisti e due croci con palme e rosette delimitate da archi floreali.
La porta è un'opera di Canonica del 1952.

Sulla sinistra della scalinata si accede al cimitero dell'abbazia.

ingresso al cimitero dell'abbazia
La torre campanaria, a pianta quadrata e terminante a piramide, non presenta più la guglia, abbattuta da un fulmine nel XVII secolo.
E' ricoperta di maioliche colorate e termina con una croce in ferro.

torre campanaria dell'abbazia

La chiesa fu dedicata alla Vergine Assunta e cointitolata ai Santi Giovanni e Paolo.

navate viste dall'abside
La chiesa con pianta a croce latina è divisa in tre navate da pilatri cruciformi.

navata centrale
controfacciata
La navata centrale è a sette campate rettangolari.
Le pareti hanno monofore archiacute e nicchie.

pareti della navata centrale con monofore e nicchie
Le volte sono a crociera sorrette da pilastri a fascio e colonnine pensili.

volte a crociera
volte a crociera
Nella navata destra vi sono le tombe dei monaci martiri uccisi dai Francesi.

navata laterale sinistra
Il pavimento della chiesa era nel XV secolo in maioliche, e venne sostituito con quello in cotto con le api del cardinal Barberini nel 1633.
L'attuale pavimentazione è in quarzite.

L'abside è rettangolare e presenta un rosone a sei lobi e cinque monofore nella parete di fondo e quattro nelle pareti laterali.

monofore e rosone dell'abside
Le monofore e i rosoni della chiesa son coperti con lastre in onice dal 1950.

una monofora con lastra in onice
Il transetto a tre navate, terminante con un rosone e due monofore, presenta sei cappelle rettangolari con altari minori in pietra e illuminate da monofore.

una cappella del transetto
altare minore in pietra
una cappella del transetto con altare in pietra
L'altare maggiore è sormontato da un ciborio settecentesco in marmi e stucchi policromi, terminante con una lanterna, donato da Clemente XI nel 1711.

altare maggiore e ciborio
lanterna del ciborio
Il coro ligneo è del 1940.
Tutti i riti liturgici prevedono canti gregoriani.

coro ligneo nell'abside
coro ligneo
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Dalla chiesa si può accedere attraverso la porta dei monaci al chiostro di forma quadrangolare, con quattro gallerie a copertura semicilindrica (rifacimento settecentesco).

chiostro dell'abbazia di Casamari
galleria del chiostro
galleria del chiostro
Gli ambulacri hanno sedici bifore e tre aperture per accedere al centro del chiostro, dove si trova un puteale ottagonale della cisterna su basamento con colonnine agli angoli.

puteale del chiostro
Le bifore sono formate da sei colonnine binate diverse tra loro.
I capitelli delle colonnine sono a crochet (a uncino).

colonnine con capitelli a crochet
colonnine del chiostro
colonnine del chiostro
capitelli delle colonnine del chiostro
La bifora centrale sinistra del lato meridionale del chiostro ha due capitelli con tre testine che rappresentano Federico II di Svevia, il suo cancelliere Pier delle Vigne e l'abate Giovanni V (quinto abate del complesso monastico di Subiaco) o il frate cistercense Gioacchino da Fiore (che fu ospite dell'abbazia).

capitelli con tre testine del chiostro
Trova posto nel chiostro la statua della Madonna della Pace opera di Mastroianni (1942).

Madonna della Pace (Mastroianni)
Sul lato est del chiostro si trova l'armorum, dove venivano riposti i libri dei monaci, e l'ingresso alla sagrestia.

armorum
Poco oltre si trova un portale ogivale strombato con due colonne lisce con capitelli, e con ai lati due grandi bifore gotiche, anch'esse strombate con spigoli e colonne e con lunette con apertura a losanga: è la Sala Capitolare.

ingresso della Sala Capitolare
bifora della Sala Capitolare
Varcato il portale, si deve scendere una scalinata perché la sala si trova più in basso rispetto al chiostro.
Il pavimento della sala è in pietra di Trani (1950).

Sala Capitolare
La Sala Capitolare, a pianta quadrata, è a tre navate con nove campate e volte a costoloni.

volte a costoloni
volte a costoloni























I quattro pilastri che sorreggono le volte sono a fascio, con otto colonnine legate da un cordolo centrale.

pilastro a fascio e capitello con abaco
I capitelli dei pilastri sono decorati con foglie e sormontati da un abaco ottagonale, in alcuni casi con frammenti dell'originale decorazione pittorica.

Viene illuminata da tre monofore (1950) nelle cui vetrate istoriate sono rappresentati S.Benedetto (in quella centrale), S.Bernardo da Chiaravalle (in quella di destra), e S.Roberto (in quella di sinistra).

monofore con S.Bernardo da Chiaravalle (destra) e con S.Roberto (sinistra)
monofora con S.Benedetto
Lungo il lato meridionale del chiostro si trova affissa al muro una campanella che chiamava ai loro compiti i monaci del monastero.

targa dei compiti dei monaci
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Sulla stessa galleria del chiostro si trovano le sale duecentesche che costituivano la cucina, la dispensa e l'antico refettorio dei monaci, e che oggi ospitano invece il piccolo ma interessante museo-pinacoteca dell'abbazia.
 
sala museale
sala museale
sala museale
sala museale
Qui sono raccolti materiali di epoca romana pervenuti nell'area dell'abbazia, ma anche reperti e manufatti paleontologici, preistorici e preromani, che testimoniano il suo antico passato.

zanne di elefante fossile
manufatti preistorici
lastra in calcare che menziona il nome Cereatae (III se.d.C.)
lastra con dedica dei ragazzi e delle ragazze di Cereatae Marianae all'imperatore Adriano (II sec.d.C.)
dio Attis (II sec.d.C. - dal giardino della Biblioteca dell'abbazia)

ritrovamenti romani dall'area dell'abbazia

ritrovamenti romani dall'area dell'abbazia


figura femminile panneggiata (età imperiale - dal sagrato della chiesa abbaziale)
sostegno di tavolo (I sec. d.C.)
dio Pan seduto (I sec.d.C.)
torso maschile (età imperiale - dal cortile della portineria dell'abbazia)
ara dedicata al culto di Iside
Alle pareti delle sale del museo sono appesi anche alcuni affreschi staccati del XIII secolo e alcune tele di artisti del XVI/XVIII secolo, che precedentemente adornavano le pareti della chiesa e del monastero.

Madonna col Bambino (XIII sec. - dalla chiesa di S.Maria del Reggimento)
Martirio e beatificazione di Tomas Becket (XIII sec. - dalla chiesa di S.Maria del Reggimento)
Martirio di S.Lorenzo (F.da Castello - XVI sec.)
S.Giovanni Battista e S.Giovanni Evangelista ( O.Avellino - XVIII sec.)
L'Evangelista Matteo (O.Avellino - XVIII sec.)
Battesimo di Cristo (G.Ledus - XVIII sec.)
L'elemosina di S.Lorenzo (G.Serodine - XVII sec.)
Madonna col Bambino (scuola di Raffaello)
Transito di S.Giuseppe (scuola francese del XVII secolo)
Molto esaustivi i pannelli esplicativi che accompagnano l'esposizione, che non dimenticano di fornire spiegazioni anche ad un pubblico più giovane.
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Proseguendo il giro del chiostro dal lato nord si accede all''antico dispensarium trasformato poi in refettorio.

Refettorio
Varcato il suo portale si scende con una scalinata in un lungo ambiente rettangolare diviso in due navate a sette campate sorrette da pilastri centrali con capitelli ottagonali.

La sala è illuminata da lunghe finestre.
Il pavimento in cotto a lisca di pesce è del 1938.
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Sulla destra dell'ingresso al refettorio si trova la Porta dei Conversi con portale strombato riccamente decorato: la lunetta a mandorla ha bassorilievi floreali e due croci.

Porta dei Conversi
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Dalla galleria nord del chiostro di può scendere una scalinata e uscire nel giardino della biblioteca.

passaggio tra il chiostro e il giardino della biblioteca
scalinata verso il giardino della biblioteca
giardino della biblioteca
Da un lato della scalinata si trovano l'edificio dei coristi con le sale del museo-pinacoteca, e con i dormitori nei piani superiori, mentre dall'altro lato si trovano l'edificio dei conversi con il refettorio, la biblioteca al primo piano ed altri dormitori al secondo.

edifici del monastero che affacciano sul giardino della biblioteca
Al centro del giardino zampilla una fontana, e lungo i passaggi pedonali si trovano resti di colonne.

fontana del giardino della biblioteca e tronchi di colonne antiche
l'altra fontana del giardino della biblioteca
La biblioteca (aperta solo nei giorni feriali), custodisce 80.000 volumi, una decina di manoscritti e alcuni incunaboli.
Qui si conserva anche una Regola di S.Benedetto del XII secolo.

Vi è anche un'altra scalinata, rivolta verso la portineria, che collega il lato occidentale del chiostro con il giardino.

altra uscita dal chiostro verso il giardino della biblioteca
scalinata verso il giardino della biblioteca
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Su un lato occidentale del giardino si trova l'arco della Portineria.

arco d'ingresso della portineria dal giardino della biblioteca
La volta della portineria è divisa in due crociere realizzate con pietre a vista, disposte a cuneo.

portineria
due crociere nella volta della portineria
Un secondo arco si apre verso il giardino del sagrato della chiesa.
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Il monastero ebbe la sua prima farmacia nel 1760, e i "semplici" venivano coltivati nel cosiddetto "giardino dei novizi".
Questa farmacia fu chiusa durante il periodo napoleonico.

Una nuova farmacia venne aperta nel 1821.
Quella attuale posta all'ingresso del monastero risale invece al 1948.

L'infermeria e l'ospedale del monastero andarono distrutti nel XVII secolo.

I monaci oltre a prodotti galenici producono liquori, confetture, stampano e restaurano libri.


http://www.abbaziacasamari.com

Orari:                                9.00/12.00  15.00/18.00
Costo museo-pinacoteca: 1€


CONCLUSIONI
Se si vuole conoscere l'architettura gotica-cistercense, sicuramente l'Abbazia di Casamari rappresenta un buon esempio per apprezzarne lo stile.
Non si può rimanere indifferenti alla bellezza e alla purezza delle sue linee architettoniche.
Inoltre il museo, allestito al suo interno, offre un valido aiuto nella comprensione della storia del territorio e della sua relazione con la fondazione del complesso monastico.
Una tappa da non perdere in un percorso alla scoperta delle abbazie sparse nel territorio laziale.


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