lunedì 2 gennaio 2017

Un angolo di liberty nel cuore di Roma: la Galleria Sciarra


Non lontano della Fontana di Trevi, in una zona occupata anticamente dalla Porticus Vipsania (portico fatto costruire da Vipsania Polla sorella di Marco Vipsanio Agrippa), si trova uno di quei pochi gioielli liberty di Roma: la Galleria Sciarra.

uno dei due ingressi alla Galleria Sciarra
Questo passaggio pedonale coperto è nascosto all'interno di un nobile palazzo, il cui portale rappresentava una delle quattro meraviglie di Roma (insieme al Cembalo Borgese, alla scala del Palazzo Caetani e al Dado Farnese): Palazzo Sciarra Colonna da Carbognano.

portale di Palazzo Sciarra Colonna da Carbognano

La galleria, un cortile privato oggi aperto al pubblico, collega Via Marco Minghetti (una traversa di Via del Corso), con Piazza dell'Oratorio.

Fu costruita nell'ambito dell'ampliamento di Via Marco Minghetti, per collegare Via del Corso con Via delle Vergini (e quindi  a Fontana di Trevi). 

Insieme al vicino Teatro Quirino (primo teatro popolare di Roma Capitale aperto in locali privati), la galleria fu fatta costruire tra il 1885 e il 1888 dal principe  Maffeo Barberini-Colonna di Sciarra, editore e committente di attività immobiliari e fondiarie, e protagonista della vita politico-mondana della Roma umbertina.

La galleria infatti doveva collegare gli spazi della proprietà e dell'attività del principe, che lavorava alla redazione del quotidiano politico La Tribuna, affiancato dalla rivista letteraria Cronaca Bizantina, diretta da Gabriele D'Annunzio.

Il progetto della galleria fu affidato all'architetto Giulio De Angelis (realizzatore anche del palazzo della Rinascente a Largo Chigi e della sede del Popolo Romano a Via Due Macelli).

particolari architettonici e decorativi della Galleria Sciarra
Il cortile-passaggio è a pianta cruciforme, ricco di partiture architettoniche, è sviluppato su due piani sorretti da colonne in ghisa e presenta una volta a padiglione in ferro e vetro.

particolari architettonici e decorativi della Galleria Sciarra
copertura a cupola della galleria
Sono anche in ferro le lampade, i parapetti, i balconi e le finestre.
Le portefinestre hanno infissi neri.

lampada della galleria
I due atri d'accesso hanno invece soffitti a cassettoni, e presentano colonne in ghisa dipinta portanti che delimitano gli spazi.

colonne in ghisa e soffitto a cassettoni di un atrio
Al primo piano affaccia sul cortile una trifora scandita da paraste, con capitelli antropomorfi.

trifora della Galleria Sciarra
Sulla cornice della trifora un'iscrizione porta la data MDCCCLXXXVIII anno di conclusione dei lavori.

data del termine dei lavori di costruzione della galleria
Le finestre diminuiscono d'altezza man mano che si sale nella costruzione, per regalare maggior slancio all'edificio.

finestre della galleria
Le decorazioni pittoriche ad encausto (pigmenti mescolati a cera punica), sono opera di Giuseppe Cellini, che ha rappresentato una visione borghese della società post unitaria seguendo il progetto iconografico del letterato Giulio Salvatori: una Glorificazione della donna.

architettura e decorazione della Galleria Sciarra
Nella parte della galleria sono raffigurati le personificazioni delle virtù femminili: La Pudica, La Sobria, La Forte, L'Umile, La Prudente, La Paziente, La Benigna, La Signora, La Fedele, L'Amabile, La Misericordiosa e La Giusta.

impersonificazioni delle virtù femminili: La Benigna, La Signora
impersonificazioni delle virtù femminili: L'Amabile. La Fedele
impersonificazioni delle virtù femminili: La Misericordiosa, La Giusta
impersonificazioni delle virtù femminili: La Pudica, La Sobria
impersonificazioni delle virtù femminili: La Paziente, La Forte
impersonificazioni delle virtù femminili: L'Umana, La Prudente
Nella parte sottostante sono invece rappresentate scene di vita borghese: il giardinaggio, il pranzo domestico, il trattenimento musicale, l'esortazione alla carità, la conversazione galante, la toeletta, il matrimonio e la cura dei figli.

scene della vita borghese: la conversazione galante, la toeletta
scene della vita borghese: il matrimonio
scene della vita borghese: la cura dei figli
scene della vita borghese: il giardinaggio
scene della vita borghese: il pranzo domestico
scene della vita borghese: l'intrattenimento musicale, l'esortazione alla carità
Lo stile adottato è quello preraffaellita, anche se le tematiche borghesi con le quali viene ritratta la donna sono in contrasto con quelle della donna dai richiami mitologici che lo stile normalmente rappresenta.
La donna è vista come angelo del focolare, moglie e madre. 

Sono anche in contrasto con i canoni di donna voluttuosa tipici del Decadentismo del periodo e lontani da quell'ideale di donna descritto e caro a D'Annunzio, che qui si recava per lavorare.
Nella rappresentazione della Conversazione galante, sembra essere stato ritratto proprio lo stesso Gabriele D'Annunzio.

ritratto d Gabriele D'Annunzio nella Conversazione galante

Accompagnano le decorazioni degli ingressi al palazzo alcuni frammenti di testi in latino di Orazio e Virgilio.

un ingresso al palazzo
"Virtù paterna è l'unica sua dote e candida fede al consorte ad altri avversa: è infamia peccare, premio n'è sol la morte"
                                                                                    Orazio (Odi III,24,vv.23-24)


"Vive felice e con poco chi sulla mensa gode i riflessi della saliera paterna e non perde il sonno leggero per timore o voglie inconfessabili"
                                                                                     Orazio (Odi II,16,vv.13-16)


"Inizia piccolo fanciullo, a riconoscere dal sorriso la madre"
                                                                                 Virgilio (Bucoliche IV Elegia)


"Conoscendo io stessa il dolore, so venire in aiuto agli infelici"
                                                                                             Virgilio (Eneide I,630).


Lo stile della decorazione è eclettico.
I colori predominanti sono il rosso, bianco e nero.
Le decorazioni in terracotta seguono differenti stili: motivi arcaici etruschi e greci, disegni tipici rinascimentali ed alcuni rimandi orientali ed egittizzanti.

motivi decorativi greci, etruschi, rinascimentali, orientali ed egittizzanti
 Più volte negli atri d'ingresso è raffigurato lo stemma della famiglia Barberini-Colonna, le iniziali MS di Maffeo Sciarra e l'acronimo della madre di lui, Carolina Colonna Sciarra (CCS), in veste di idealizzazione di donna.

MS iniziali di Maffeo Sciarra
stemma della famiglia Barberini-Colonna
La pavimentazione è stata rifatta nel 1989 su disegno originale.

pavimentazione della galleria
Nel 1900 la famiglia Sciarra vendette frammentariamente il complesso edilizio da loro costruito.
Il Palazzo è stato occupato prima dalla Cassa Nazionale di Previdenza, poi dalla Banca di Roma e infine dalla Fondazione Roma Museo (1999).

Nel 1970 l'edificio che racchiude la galleria fu svuotato al suo interno e ricostruito in cemento armato per consolidarlo.
 
Per ammirare la galleria bisogna recarvisi purtroppo solo durante i giorni feriali.

Orario: lunedì/venerdì  9.00/18.30


CONCLUSIONI
Non è frequente imbattersi nello stile liberty a Roma.
Per questo la Galleria Sciarra è uno vero gioiellino.
Nascosta all'interno di un palazzo, è sconosciuta a più, che vi passano accanto senza accorgersi che già affacciandosi in uno dei suoi due atri, se ne può ammirare la complessa decorazione, rappresentativa di un preciso momento storico e culturale.


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