lunedì 1 maggio 2017

Il Castello Ruspoli a Vignanello


Vignanello si trova nel Lazio in provincia di Viterbo, a circa70 km da Roma.

Il borgo, le cui origini risalgono alle genti falische (VIII/VII secolo a.C.), sorge arroccato su uno sperone tufaceo.

Si narra che tra i boschi di questa zona vennero a rifugiarsi, nel 410 d.C., le genti fuggite da Roma a causa della discesa nella penisola italica dei Visigoti di Alarico.
Qui fondarono un vicus il cui nome nome Julianellum derivererebbe da uno dei suoi esponenti più in vista, un certo Giuliano.
Dopo varie trasformazioni Julianellum si trasformò nell'attuale Vignanello.

Nel IX secolo quest'area era un possedimento dello Stato Pontificio, e qui sorgeva una roccaforte, trasformata durante il pontificato di Leone IV in un monastero benedettino.
I frati benedettini l'abitarono sino al 1081.

Dopo essere passata nei possedimenti imperiali (1169), fu distrutta dai Viterbesi nel 1228, e poi venne contesa da diverse famiglie nobili, sino a ritornare alla Chiesa nel 1435.



Nel 1531 il papa Clemente VII donò a Beatrice Farnese Baglioni il feudo di Vignanello, che era allora di pertinenza dell'Ospedale di Santo Spirito in Sassia (a Roma), per ricompensarla del feudo da lei ereditato dal marito e assegnato invece dal papa a Pirro Baglioni.

facciata di Castello Ruspoli
Beatrice trasformò la rocca in residenza, avvalendosi probabilmente dell'opera di Antonio da Sangallo il Giovane.
La trasformazione del castello avvenne tra 1531 e il 1538.

Castello Ruspoli (visto dal giardino)
Fu costruito in pietra grigia, con quattro torrioni agli angoli muniti di contrafforti e circondato da un fossato.

antico fossato del castello
uno dei torrioni angolari del castello
Era munito di due ponti levatoi sui lati lunghi della costruzione: uno che metteva in comunicazione col giardino, mentre l'altro permetteva l'accesso dalla piazza centrale di Vignanello.

ponte levatoio dell'ingresso al castello
passaggio tra castello e giardino
ponte levatoio sul giardino
Coronato da merli ghibellini, fu dotato di tetto ligneo in tempi più recenti.

merli ghibellini del castello
merli ghibellini del castello
Varcato il portale d'ingresso s'accedeva in un cortile, coperto poi nel 1569 probabilmente dal Vignola e trasformato in androne.

androne del castello
androne del castello
Sull'androne affacciano le ali del pian terreno, due cucine, e la scala per raggiungere il primo piano.

cucina
ingresso alla scala
ambiente che si affaccia sull'androne
ambiente che s'affaccia sull'androne
corridoio del pian terreno
Dall'androne si può poi accedere anche al giardino.

accesso al giardino
Una scala porta alle sale del primo piano.

scala d'accesso al primo piano del castello
infilata di stanze del primo piano del castello
sala con camino
Le sale del primo piano sono decorate ancora con fregi e stemmi delle famiglie che si sono susseguite o intrecciate con i proprietari del castello.
I soffitti lignei sono a cassettoni dipinti.

soffitto ligneo dipinto e fregio con stemmi di una sala
Anche la pavimentazione e i camini sono originali.

camino con stemma nobiliare dei Farnese e decorazione parietale con stemma dei Ruspoli
Alle pareti vi sono appesi i ritratti degli antenati più illustri della famiglia Marescotti, mentre sui mobili che arredano le sale sono esposte le foto dei più recenti componenti della famiglia, scattate a volte in occasioni di rappresentanza.

ritratti di antenati
ritratti di antenati
foto di famiglia
il Principe Alessandro Ruspoli Gran Maestro del Sacro Ospizio accompagna in Vaticano la Regina Elena e il Re Vittorio Emanuele III
Nella sala principale, o Salone delle Feste, il fregio monocromo risale al periodo di Beatrice e Ortensia Farnese, avendo effigiato lo stemma con i gigli della famiglia.

sala principale con fregio monocromo
sala principale: ritratti di antenati e stemma
Un tempo le pareti di questa sala erano ricoperte di cuoio di Cordova (sostituita poi da tela).
Solo una porta rimane come testimone di questa antica decorazione.

porta rivestita di cuoio di Cordova mostrata dalla Principessa Ruspoli
porta rivestita di cuoio di Cordova
Le volte di alcune stanze furono poi ridecorate nel XVIII secolo con un ciclo pittorico delle Virtù.

stanza con volta ridipinta nel XVIII secolo
stanza con volta ridipinta nel XVIII secolo

Ortensia Farnese Baglioni, la secondogenita di Beatrice, sposò in prime nozze Sforza Marescotti, un esponente dell'aristocrazia bolognese.

stemma Marescotti-Farnese nel fregio di una sala del castello
stemma Marescotti-Farnese sul portone d'ingresso del castello
Il nome della famiglia Marescotti derivererebbe da Marius Scotus (Mario Scoto), suo capostipite, nato nel sud-ovest della Scozia nel VII secolo, e venuto in Italia nel 773 come paladino di Carlo Magno per combattere i Longobardi, che non avevano ceduto delle terre alla Chiesa secondo alcuni patti imposti da Pipino il Breve.
Mario Scoto ebbe l'onore di far parte della scorta del papa.
Nel 799 Papa Leone III venne assalito presso la Chiesa di S.Lorenzo in Lucina e sequestrato.
Mario Scoto lo ritrovò in un monastero sull'Aventino e lo liberò.
Ricevette la contea di Bagnocavallo (Bologna) ed ebbe il privilegio di poter aggiungere al leopardo rampante di Scozia del suo stemma i tre fiori di giglio, simbolo dei re francesi.

Sforza Marescotti, figlio di Ercole Marescotti che aveva aiutato Giulio II a ritornare a Bologna, era stato colonnello dell'esercito di Carlo V.
Per gli onori offerti a Papa Paolo III Farnese, gli venne data in sposa Ortensia, alla quale venne confermata la donazione del castello di Vignanello.
Sforza Marescotti divenne il primo conte di Vignanello.

Ortensia passò alla storia come la "Lucrezia Borgia di Parrano".
Sforza Marescotti, suo primo marito, fu ucciso da alcuni dei suoi vassalli a Vignanello.
Il suo secondo marito, Girolamo Marsciano, morì per un piatto di maccheroni avvelenati.
Il terzo marito, Galeazzo Baglioni conte di Parrano, vene ucciso nel 1553 a Vignanello, e Ortensia, ritenuta colpevole della sua morte venne arrestata ma poi assolta.
Venne anche accusata, e anche questa volta assolta, per la morte della figlia sedicenne Elena, che aveva ereditato il castello di Parrano dal padre.

Il nipote di Sforza Marescotti, Marcantonio Marescotti, sposò Ottavia Orsini, figlia di Pierfrancesco Orsini detto Vicino, creatore del Sacro Bosco di Bomarzo.

stemma Marescotti-Orsini sul muro dell'ingresso al castello dal ponte del giardino
Fu Ottavia Orsini che nel 1610 commissionò il giardino all'italiana del castello, noto come uno dei più importanti ancora esistenti.

 pianta dei giardini di Castello Ruspoli
Il giardino occupa uno spazio rettangolare pianeggiante, sulla dorsale del promontorio ad est del castello.

muro perimetrale del giardino
E' diviso in "Giardino di Verdura", "Giardino Segreto", "Barchetto" e "Barco".

Giardino di Verdura
Il "Giardino di Verdura" è attraversato da quattro viali che lo dividono in dodici parterre di bosso.
In origine i parterre erano costituiti di salvia e rosmarino.

parterre del Giardino di Verdura
In uno dei parterre le siepi disegnano due O concentriche, le iniziali di Ortensia Orsini, mentre in un altro disegnano una G e una S, le iniziali di Sforza Vicino e Galeazzo, figli di Ortensia.

parterre del Giardino di Verdura
Il perimetro del giardino è costituito invece da siepi di alloro, lauroceraso, viburno, timo e bosso.

Le siepi di bosso (o mortella), sono le stesse del 1600.
Sono piante che crescono lentamente, e serve potarle una sola volta all'anno.

Giardino di Verdura
I parterre racchiudono al centro una fontana formata da una vasca recinta da quattro arcate di balaustre in peperino, opera del Vignola.

fontana del Giardino di Verdura
 L'acqua zampilla dal monte a sei cime dello stemma Ruspoli.

fontana del Giardino di Verdura
Lungo i lati lunghi del "Giardino di Verdura" vi sono due terrazzi: uno riservato alla protezione delle piante di agrumi nella stagione fredda, e un altro, con un pozzo in peperino, che offre l'affaccio sul sottostante "Giardino Segreto".

ricovero delle piante di agrumi
terrazzo del giardino
terrazzo del giardino
area del terrazzo con affaccio sul Giardino Segreto
pozzo del terrazzo
 Il "Giardino Segreto" è posto più in basso rispetto al "Giardino di Verdura".

Giardino Segreto
Si può raggiungere tramite una scaletta a chiocciola chiusa in una torretta posta in un angolo del "Giardino di Verdura", o attraverso un cancello posto nel "Barchetto".

torretta vista dal Giardino Segreto e ingresso al Parco
ingresso della torretta nel Giardino di Verdura
scala a chiocciola nella torretta
Le siepi di bosso disegnano i simboli delle carte da gioco.

siepi di bosso disegnano i simboli delle carte da gioco nel Giardino Segreto
fontana del Giardino Segreto
La collezione secolare di rose che si arrampicano sul muro di contenimento del "Giardino di Verdura", furono fatte innestare con esemplari provenienti da Villa Lante a Bagnaia, dalla Principessa Marianita Lante della Rovere, moglie del Principe Alessandro Ruspoli.

rose del Giardino Segreto
Il "Barco" e il "Barchetto" dove un tempo si svolgevano le battute di caccia, sono posti sul lato sud del castello.
Si accede tramite un cancello.

cancello tra il Giardino di Verdura e il Barco
viale nel Barchetto
All'ingresso del bosco (detto "I Cocchio"), si trova la cosiddetta Colonna della Giustizia o Colonna Citatoria, sormontata dalla statua della Giustizia in bronzo, commissionata da Francesco Maria Ruspoli a Giovan Battista Gazzale nel 1730 e posizionata originariamente nell'attuale Piazza Gramsci.

Colonna della Giustizia o Colonna Citatoria e arma scolpita della famiglia Ruspoli
Per creare il giardino e contenere la terra riportata, vennero eretti alti muri di contenimento, che si possono vedere all'esterno della proprietà.

muri di contenimento del giardino
muri di contenimento del giardino

Figli di Ortensia e Marcantonio Marescotti furono Bartolomeo, che acquistò a Roma Palazzo Ruspoli a Piazza Aracoeli, Sforza Vicino che succederà al padre come conte di Vignanello, Ortensia e Clarice, la Santa della famiglia.

Clarice nacque a Vignanello il 6 marzo 1585.
Venne mandata nel convento di S.Bernardino a Viterbo da una zia suora.
Ma tornò a Vignanello, dove conobbe e s'innamorò del marchese Paolo Capizucchi.
Il padre tuttavia preferì far fidanzare l'altra figlia Ortensia col marchese, e Clarice fu rimandata in convento come terziaria francescana, prendendo il nome di Giacinta.
Ma la vita monacale non era fatta per lei, e arredò le sue due stanze in convento con mobili e quadri di famiglia, vestendosi con una tunica di finissima stoffa per dieci anni.
A trent'anni si ammalò gravemente, e uscita dalla malattia, avvenne in lei un cambiamento che la portò ad indossare una rozza tunica, ad autoflagellarsi e ad infliggersi torture di ogni genere, a scegliere una cella angusta e a chiedere perdono alle consorelle.
Riuscì a convertire Francesco Pacini, un soldato attaccabrighe, che da quel momento in poi si dedicò ai malati e ai poveri, fondando con Giacinta la confraternita dei Sacconi.
Giacinta fu proclamata prima Beata nel 1726 e poi Santa nel 1807.

Al pian terreno del castello si trova una cappella costruita e dedicata a Santa Giacinta, divenuta patrona di Viganello insieme a S.Biagio.

altare della cappella del castello
stemma Marescotti-Orsini dell'altare
Sono qui conservati la sua tonaca, il cilicio e una tonaca dei Sacconi, la confraternita da lei fondata.
Ma anche l'abito, le pantofole e lo zucchetto indossati da Papa Benedetto XIII quando venne ospitato al castello.

All'esterno della cappella si trovano una vera di pozzo, un fonte battesimale in peperino scolpito della prima metà del '500, appartenuto all'antica Chiesa Matrice di Vignanello, e un quadro che raffigura Santa Giacinta con Francesco Pacini.

pozzo
fonte battesimale della Chiesa Matrice
La teca con il corpo incorrotto della Santa, con il volto coperto da una maschera dorata, si trova nel Monastero delle Clarisse a Viterbo.

A Roma invece, nella Chiesa di S.Lorenzo in Lucina, nella quinta cappella della navata sinistra, cappella dedicata a Santa Giacinta voluta dai suoi discendenti Sforza Ruspoli, si trova una tela di Marco Benefial che rappresenta S.Francesco appare alla Beata Giacinta sul letto di morte (1736).

Cappella di S.Giacinta Marescotti (Fam.Ruspoli - Chiesa di S.Lorenzo in Lucina - Roma)
S.Francesco appare alla Beata Giacinta Marescotti sul letto di morte (1736 M.Benefial)
vetrata della cappella Ruspoli con l'immagine di S.Gacinta Marescotti e lo stemma della famiglia Ruspoli

Sforza Vicino Marescotti ereditò la contea di Vignanello, e sposò nel 1617  Vittoria Ruspoli, ultima discendente di una famiglia di origine fiorentina divenuta importante a Roma.
Sforza Vicino Marescotti prese il nome dei Ruspoli per poter tramandare il nome di questa famiglia. 

La coppia ebbe dieci (o forse dodici) figli, tra i quali Galeazzo e Ludovico che intrapresero la carriera ecclesiastica e mantennero il nome Marescotti, Francesco che ereditò il nome Ruspoli, e Alessandro che assunse il cognome Capizucchi dal cugino Francesco.

Francesco Marescotti fece costruire nel 1673 la cosiddetta Fontana Barocca o Fontana d'a Rocca (Fontana della Rocca), la prima fontana pubblica di Vignanello eretta nel perimetro delle mura settecentesche.

Fontana Barocca
La fontana è in peperino grigio lavorato in blocchi.

particolare del mascherone della Fontana Barocca
E' sormontata dallo stemma Marescotti-Bichi (Girolama Bichi era la moglie di Francesco Marescotti).

stemma Marescotti-Bichi

Alessandro Capizucchi Ruspoli sposò Anna Maria Corsini, che morì di parto dando alla luce Francesco Maria Ruspoli, primo Principe di Cerveteri, nominato tale da Papa Clemente XI per aver donato un reggimento nella guerra del Comacchio.
Egli ereditò anche i cognomi Marescotti, Ruspoli e Capizucchi.

ritratto di Francesco Maria Ruspoli con il suo amato cagnolino bolognese
Francesco Maria Ruspoli fu uno dei fondatori dell'Accademia dell'Arcadia (1690).
Ospitò per due anni come maestro di cappella Georg Friedrich Handel, che compose a Vignanello la "Resurrezione" e il "Salve Regina".
Acquistò Palazzo Ruspoli in Via del Corso a Roma dalla famiglia Caetani (1713).

Palazzo Ruspoli a Roma
A Vignanello, nella piazza difronte all'ingresso del castello, fece costruire insieme allo zio cardinale Galeazzo Marescotti, durante il papato di Innocenzo XIII (zio materno della moglie Isabella Cesi), la Collegiata di S.Maria della Presentazione che venne consacrata da Papa Benedetto XIII nel 1725.

Collegiata di S.Maria della Presentazione
facciata della Collegiata di S.Maria della Presentazione
Al posto della chiesa dalla facciata barocca, con ordini tuscanico e ionico sovrapposti e timpano, si trovava la Chiesa Matrice in stile romanico.
La chiesa fu realizzata da Giovan Battista Gazzale su progetto di Giovan Battista Contini.

stemma di Papa Innocenzo XIII sulla facciata della collegiata
stemma del cardinale Galeazzo Marescotti sulla facciata della collegiata
stemma Ruspoli-Cesi sulla facciata della collegiata
Nel suo interno a navata unica, è conservata sull'altare una Gloria di angeli in stucco dorato con al centro una Madonna col Bambino, probabile opera di Annibale Carracci.

navata della Collegiata di S.Maria della Presentazione
In questa occasione, per ospitare Papa Benedetto XIII, fece affrescare le volte di sei stanze del primo piano del castello con un ciclo pittorico delle Virtù.

soffitto affrescato con il ciclo pittorico delle Virtù: Speranza
soffitto affrescato con il ciclo pittorico delle Virtù: Carità
Sempre nella piazza di fronte al castello, Francesco Maria Ruspoli fece costruire all'architetto Giovan Battista Contini, tra il 1722 e l 1725, i cosiddetti Casini Ruspoli o Palazzo degli archetti.

Casini Ruspoli o Palazzo degli archetti

Francesco Maria Ruspoli sposò Isabella Cesi, nipote di Papa Innocenzo XIII.
La coppia ebbe nove figli tra i quali Alessandro Marescotti Ruspoli, che divenne secondo Principe di Cerveteri.

Nel 1816 Francesco Ruspoli, terzo Principe di Cerveteri, ottavo conte di Vignanello, terzo marchese di Riano, in seguito alla Riforma del Cardinal Ercole Consalvi, rinunciò ai diritti baronali.

I discendenti della casata che si sono susseguiti, si sono imparentati con altre famiglie nobili, e il castello è rimasto di proprietà della famiglia sino ad oggi.

Siamo infatti stati guidati durante la visita del castello dalla Principessa  Claudia Ruspoli, che ci ha raccontato la storia dei suoi avi, aiutata da un albero genealogico dipinto su una parete da Nancy de Girard de Charbonnières, seconda moglie di Alessandro Dado Ruspoli.

albero genealogico della famiglia Marescotti-Ruspoli

www.castelloruspoli.com

Orario: aprile/metà novembre (tranne in agosto)
            domeniche e festivi     10.00/13.00   15.00/18.00
Costo:  10€


CONCLUSIONI
Il fascino che ci ha colpito da subito nella vista esterna di questo antico e ben conservato castello, ci ha fatto presagire ciò che ci accingevamo a visitare al suo interno.
E le aspettative non sono state infatti tradite!
La nostra "principesca" guida ci ha fatto conoscere con grande charme la storia della sua antica famiglia e di questo splendido castello.
L'apparato decorativo delle sale visitabili e l'armonia dei suoi giardini, fanno immergere in un'epoca lontana, grazie alla cura e all'amore impiegato nella conservazione di questo luogo, che non a caso è stato la location di set cinematografici e televisivi.
Un luogo davvero magico...e come ogni castello che si rispetti, ancora abitato (si dice ...) dal fantasma di un antenato di famiglia!


Nessun commento:

Posta un commento