domenica 1 ottobre 2017

Langhe: borghi e vino nelle Terre del Barbaresco


Le Langhe, colline prealpine nel sud del Piemonte, sono terre di grandi vini.
Furono i Romani in età imperiale a disboscare le colline e a piantare la vite.
Già in epoca romana, come testimonia la stele rinvenuta sulla riva sinistra del Tanaro, i commercianti conoscevano le uve e i vini di queste colline e sapevano che gli approvvigionatori delle prefetture imperiali avevano qui ville lussuose "fructuariae". 
Anche Plinio lodò questa terra per i suoi vitigni.

anfore vinarie (Castello di Grinzane Cavour)

Nel 1200 il vitigno coltivato era chiamato "Nebiùl", il più diffuso in Piemonte.


Il Nebbiolo, uva autoctona delle Langhe, oltre al Barolo, al Roero, al Nebbiolo d'Alba e al Langhe Nebbiolo, dà origine anche al Barbaresco DOCG, uno dei grandi vini rossi italiani, conosciuto in tutto il mondo.

I comuni nei quali viene prodotto il Barbaresco DOCG sono solo quattro: Barbaresco, Neive, Treiso e la frazione di S.Rocco Seno d'Elvio nel comune di Alba.

Circa la metà dei terreni che producono questo vino si trova sulle colline intorno a Barbaresco, le più fittamente coltivate delle Langhe.


Il Barbaresco viene prodotto in una zona delle Langhe poco distante da quella in cui viene prodotto il Barolo, ma questi due vini pur essendo prodotti dallo tesso vitigno, hanno personalità diverse.

I terreni delle Langhe hanno un'origine molto antica: sono stati generati dall'innalzamento di un antico fondale marino.
Sono caratterizzati da marne argillo-calcaree.
Nei comuni in cui è prodotto il Barbaresco, i suoli sono ricchi di arenarie e delle marne di Sant'Agata, particolarmente adatte per la coltivazione della vite.


I terreni più ricchi di sabbia e le temperature più calde conferiscono al Barbaresco minor potenza e struttura del Barolo, ma danno un vino di grande eleganza, con tannini più morbidi.

Il Nebbiolo per la produzione di Barbaresco ha bisogno di un clima con estati calde e inverni freddi e nevosi, con primavere e autunni miti.
Viene coltivato tra i 200 e i 400m sul livello del mare.



Il Barbaresco ha un periodo di affinamento obbligatorio di due anni (di cui 9 mesi in botti di rovere), mentre il Barbaresco Riserva ne richiede quattro.

Il Barbaresco DOCG è considerato pronto da bere dopo 4/8 anni dal momento della vendemmia, ma ha una longevità di 8/25 anni.

Ha un colore rosso granato tendente con l'invecchiamento all'aranciato.
Ha un profumo intenso che richiama i fiori, i frutti essiccati, le spezie.
Ha un sapore asciutto, ricco di tannino, pieno, robusto, vellutato e armonico.
Quando è maturo richiama il lampone, la confettura di frutti rossi, il geranio e la viola, il pepe verde, la cannella e la noce moscata, la vaniglia e l'anice, le nocciole tostate, il legno.
Deve avere una gradazione alcoolica complessiva di 12,5°.
Viene abbinato ai piatti tipici piemontesi, alla selvaggina, ai formaggi stagionati, ai piatti di carne rossa brasati o stufati, al tartufo bianco d'Alba e anche al cioccolato fondente. 
Si racconta che nel 1799 il generale austriaco De Malas ordinò che fosse portata al suo campo, stanziato a Bra, una carrà di Barbaresco per festeggiare la vittoria contro i Francesi.
Il Barbaresco è divenuto una delle prime DOC (1966) e una delle prime DOCG (1980).

Noi abbiamo visitato due borghi che producono quest'eccellente vino: Neive e Barbaresco.


NEIVE


Neive è un antico e ben conservato borgo della Bassa Langa, posto a pochi chilometri da Alba.

colline del Barbaresco intorno a Neive
Neive è riconosciuto come uno dei "Borghi più belli d'Italia", per le sue case in pietra con i tetti rossi e i portoncini in legno, le sue strade lastricate con le cosiddette "stornia" (i sassi presi dalle rive del torrente Tinella) e i nobili palazzi.


Il suo nome si pensa che derivi dalla gens Naevia, nobile famiglia romana che probabilmente fondò intorno al I secolo a.C. un insediamento romano in questa zona del Piemonte.
Qui passava una bretella della Via Aemilia Scauri (costruita dal console Marco Emilio Scauro nel 109 a.C.) per collegare Aquae Statiellae (Aqui Terme) con Alba Pompeia (Alba).

pianta di Neive
L'abitato del centro storico si struttura ad anelli concentrici, disegnando una spirale intorno all'area chiamata Pian Castello dove, intorno all'anno Mille, sorse un castello per difendersi dai Saraceni.

Pian Castello con il Palazzo Cotti di Ceres e la Torre dell'Orologio
Del maniero fortificato, distrutto nel 1274 per rappresaglia, rimane oggi solo la trecentesca Torre dell'Orologio o Torre Comunale.

Torre dell'Orologio
La torre medievale a base quadrata, innalzata quando Neive era Libero Comune, fu più volte abbattuta, ma ricostruita ogni volta più alta.
Sulla torre, a 5m d'altezza, si conserva una lapide funeraria romana del II secolo d.C. dedicata a Valeria Terza dal marito Caio Aelio.
Le torcere girevoli sulla sommità servivano a comunicare con le torri di Castagnole Lanze e di Barbaresco.

Qui si trova anche la casaforte Cotti di Ceres, del XII secolo e più antica della torre nelle fondamenta.

casaforte dei Conti Cotti di Ceres
Tra i materiali usati per la costruzione di questo antico edificio dalle finestre ogivali, si sono ritrovati mattoni costruiti nella fornace di epoca romana.
E' appartenuta ad una famiglia molto ricca di banchieri astigiani.

La palla di cannone che si trova appesa alla facciata della costruzione, accompagnata con la dedica per grazia ricevuta, fu sparata nella battaglia risorgimentale di S.Martino.

palla di cannone con dedica per grazia ricevuta
E' tra queste mura che nel XVII secolo il Vicario Francesco Cotti scrisse uno tra i più antichi testi piemontesi sulla coltivazione della vite e della produzione del vino (oggi conservata alla Biblioteca Provinciale di Torino).

Il centro storico è diviso dal Pian Castello in Ripasorta, il versante più esposto al sole nel pomeriggio, e Ripafredda, quello più esposto al sole del mattino.

Delle antiche mura rimane qualche breve tratto, mentre due sono le porte che introducono ancor oggi al borgo: la Porta di S.Rocco e la Porta di S.Sebastiano.

Porta di S.Rocco (lato esterno)
Porta di S.Rocco (lato interno) con la Cappella di S.Rocco
Porta di S.Sebastiano (lato esterno)
Porta di S.Sebastiano (lato interno)
Davanti ad ognuna delle porte vi è una cappella votiva rurale dedicata al Santo da cui ha preso il nome la porta.
Si credeva che S.Rocco e S.Sebastiano proteggessero il borgo dalla peste.

La Cappella di S.Rocco si trova nella parte meridionale del borgo.
E' a pianta quadrangolare, con campanile ed è preceduta da un piccolo portico. 

Cappella di S.Rocco
Fu costruita nel XV secolo in mattoni e ristrutturata nel XVIII secolo dall'architetto neivese Giovanni Antonio Borghese.

interno della Cappella di S.Rocco
C'è ancora oggi la tradizione di condurre i defunti davanti alla cappella prima del rito funebre, per essere poi condotti dall'ufficiante fino alla chiesa.

La Cappella di S.Sebastiano si trova davanti alla porta che si affaccia a nord, e anch'essa fu rifatta nel XVIII secolo.


Nel medioevo il borgo venne conteso tra Alba e Asti.
Nel 1387 Neive passò poi sotto la signoria dei Visconti, e ceduta al Duca d'Orlèans come dote di Valentina, figlia di Galeazzo Visconti (fino al 1512).
Nel XVI secolo sarà dominio dei Francesi e degli Spagnoli.
Poi passò ai Savoia (1530): Carlo V aveva infatti donato Neive alla cognata Beatrice del Portogallo, che aveva sposato Carlo III di Savoia.
I Savoia trasformarono Neive in un feudo e nel 1618 lo assegnarono al marchese Vittorio Amedeo Dal Pozzo, primo conte di Neive.
Neive venne chiamata il "Paese dei signorotti" (in dialetto “pais dij snioròt”), per essere stata tra il Seicento e il Settecento la residenza della nobiltà terriera e della ricca borghesia.
Numerosi sono i palazzi signorili ancora presenti nel borgo.

Il Palazzo dei Conti Cocito, un'antica casaforte quattrocentesca, ha ospitato la più antica famiglia nobile del paese.
Ben 12 sindaci di Neive appartennero a questa famiglia, mentre altri membri della stessa ricoprirono incarichi importanti alla corte dei Savoia.
Nel XVI secolo l'edificio ospitava l'atelier farmaceutico di Gabriele Cocito e una "hosteria".
Il palazzo venne ristrutturato in epoca barocca.

Il Palazzo Demaria del XVI secolo, posto accanto a Porta di S.Rocco, fu la casa di Giovanni detto "l'aromatario", una figura tra lo speziale, l'erborista e il droghiere.

Palazzo Demaria
La famiglia Demaria, Conti di San Dalmazzo, vi si trasferì nel XVI secolo.
Il palazzo, che vanta un bel parco, venne ristrutturato nel XVII secolo.
L'ultima proprietaria, la contessa Paolina, alla sua morte lasciò la sua eredità alla comunità.

Il Palazzo dei Conti di Castelborgo si trova dall'altro lato della Porta di S.Rocco.

Palazzo dei Conti di Castelborgo (a sinistra), Porta di S.Rocco (al centro) e Palazzo Demaria (a destra)
Nel 1735 Giovanni Antonio Cissone, dopo aver acquistato nel 1725 il titolo di Conte di S.Maria d'Alba Castelborgo da Carlo Emanuele III, costruì questo palazzo.

Palazzo dei Conti di Castelborgo
 Il palazzo ha anche una cappella privata.

ingresso della cappella privata e dei giardini del Palazzo dei Conti di Catelborgo
ingresso cappella del Palazzo dei Conti di Catelborgo
Il conte acquistò anche quella che si chiamava un tempo la "Rampa da Ballo", la spianata dove i neivesi si recavano a ballare, e vi creò un giardino.  
Nel giardino vi sono frammenti delle antiche mura di Neive.

A chiudere lo spazio verde un ingresso monumentale a tre archi separati da quattro coppie di colonne in mattoni e chiusi da cancelli in ferro battuto, sormontati dallo stemma dei Conti di Castelborgo.

ingresso ai giardini del Palazzo dei Conti di Castelborgo
L'ingresso è stato realizzato su progetto dell'architetto Giovanni Antonio Borghese, che lo disegnò per la sua tesi di laurea nel 1751. 
Nelle cantine del palazzo si compirono i primi esperimenti per ottenere il vino Barbaersco, sotto i consigli dell'enologo francese Louis Oudart (lo stesso che collaborò anche con Camillo Benso Conte di Cavour e con la Marchesa Juliette Colbert Falletti per ottenere il vino Barolo).
Il vino ottenuto vinse nel 1862 una medaglia d'oro all'Esposizione di Londra.
 Oggi il palazzo è sede di un'azienda vinicola.

Varcata Porta di S.Rocco, poco più avanti, ci si trova davanti al Palazzo Bongioanni Cocito, il più elegante palazzo in stile barocco di Neive.

Palazzo Bongioanni Cocito
Fu progettato da Giovanni Antonio Borghese nel 1750.
Molto scenografico è il portale, e ricco il cornicione.
Gli interni sono in stile rococò.

facciata del Palazzo Bongioanni Cocito
portale del Palazzo Bongioanni Cocito

La Chiesa dell'Arciconfraternita di S.Michele, terminata nel 1789, è un'altra opera di Giovanni Antonio Borghese.

Chiesa dell'Arciconfraternita di S.Michele
Ha una facciata in cotto di gusto barocco e un'alta e imponente cupola.

facciata in cotto della chiesa
Il portale d'ingresso, realizzato da Giovanni Busso, ha intagliati i diritti dell'uomo sormontati da una bilancia della Giustizia.

portale in legno intagliato
Il campanile ha fregi e decorazioni barocche.

cupola e campanile della chiesa
L'interno neoclassico è a croce greca.

interno della chiesa
cupola e abside
Nell'abside una tela con la raffigurazione dell'Arcangelo Michele.
Vi si trovano anche un organo seicentesco e una statua in legno policroma dell'Arcangelo Michele.

Arcangelo Michele dietro l'iconostasi ortodossa
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La Chiesa Parrocchiale dei Ss.Pietro e Paolo è invece stata realizzata su disegno di Francesco Gallo, su una preesistente chiesa del XII secolo, una basilica cimiteriale romanica.

Chiesa Parrocchiale dei Ss.Pietro e Paolo
Il campanile è del 1731.
Ha una facciata di gusto classicheggiante, ripartita da lesene trabeate.
Nella parte superiore sono poste la statua della Madonna affiancata dai due Santi titolari.

facciata della chiesa
statue della Madonna, di S.Pietro e di S.Paolo
L'interno, ripartito in tre navate, conserva decorazioni con stucchi settecenteschi.

navata centrale della chiesa
Nell'abside vi è un bel coro ligneo e una pala d'altare con la raffigurazione di S.Pietro e S.Ubaldo.

abside con coro ligneo
Sono collocate nella chiesa le statue processionali di S.Michele Arcangelo e della Madonna del Rosario.

Madonna del Rosario
S.Michele Arcangelo





















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Piazza Italia è il cuore di Neive.
E' una piazza stretta e lunga con case colorate e tre palazzi comunali.

Piazza Italia
Sul lato sinistro della piazza vi sono palazzi del XVI secolo con portici e balconi in ferro.

Tra questi il Palazzo Comunale detto dell'Orologio, restaurato da Giovanni Antonio Borghese in stile rococò piemontese nel 1760.

Palazzo Comunale o dell'Orologio
Sulla facciata vi è dipinto lo stemma comunale e termina con un timpano con orologio.
La porta d'ingresso è ancora quella originale disegnata dallo stesso Borghese.

Il primo palazzo comunale è stato l'edificio accanto, che oggi ospita l'accoglienza turistica e la biblioteca.

Sul suo lato destro si affacciano edifici medievali.
Su questo lato della piazza si trova il Palazzo Borghese, casa natale dell'architetto Giovanni Antonio Borghese, oggi divenuto il Municipio di Neive.

Palazzo Borghese/Municipio
L'edificio, costruito nel XVIII secolo,  fu acquistato dalla famiglia Borghese nel 1705 e ristrutturato poi dallo stesso Giovanni Antonio.
Presenta una facciata in mattoncini a vista.


Nelle cantine di Palazzo Borghese (infernot) è ospitata l'enoteca

                                     BOTTEGA DEI 4 VINI
                                        www.bottegadei4vini.com
                                        Piazza Italia 2
                                        giovedì/lunedì 10.00/18.00


La bottega è stata fondata nel 1983 da alcuni vignaioli di Neive. 
Qui si possono degustare e acquistare i vini prodotti sulle colline che circondano Neive.

Bottega dei 4 vini
Cantina della Bottega dei 4 vini
cantina
Neive è infatti un centro enogastronomico.
E' conosciuta per essere il paese dei "quattro vini": Barbaresco DOCG, Barbera d'Alba DOC, Dolcetto d'Alba DOC e Moscato d'Asti DOC.
Ma anche altri 19 vini vengono prodotti nella zona: la Freisa, la Favorita, l'Arneis, lo Chardonnay...
E' anche terra di tartufi e della "nocciola tonda gentile delle Langhe".

Noi abbiamo fatto una degustazione di 10 assaggi di vini prodotti da tre aziende vinicole della zona, illustrate da tre giovani e preparati rappresentanti delle famiglie produttrici.

degustazione
giovani produttori di vini di Neive
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Un personaggio che va ricordato e ricercato durante una visita a Neive è certamente Romano Levi, distillatore di grappe e artista un po' bizzarro, che ha ereditato insieme alla sorella la distilleria paterna ed è riuscito a farla conoscere internazionalmente.

collezione di bottiglie di grappa prodotte da Romano Levi esposte al Museo del Cavatappi (Barolo)
collezione di bottiglie di grappa prodotte da Romano Levi esposte al Museo del Cavatappi (Barolo)
Conosciuto molto bene dai suoi compaesani e dagli estimatori delle sue grappe provenienti da tutto il mondo, Romano Levi ha fatto della sua "Donna selvatica", che disegnava egli stesso sulle etichette delle bottiglie da lui prodotte, un po' il simbolo di Neive.

etichetta disegnata e scritta a mano da Romano Levi
etichetta disegnata e scritta a mano da Romano Levi
Queste ricercatissime bottiglie dai collezionisti sono, con le loro scritte poetiche e i loro ingenui disegni, dei pezzi unici.
Si racconta che Romano Levi non dava a tutti la possibilità di avere una sua bottiglia, si diceva che dovevi essergli simpatico, e avere pazienza.
http://www.distilleriaromanolevi.com/

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RISTORANTE                           DONNA SELVATICA
                                                   www.borgovecchioneive.it
                                                   Via Rocca 13
                                                   335 8008282

GIUDIZIO
Per omaggiare Romano Levi e le sue grappe, questo raffinato ristorante ha preso il nome di "Donna Selvatica".

sala ristorante
Si è accolti in sua sala arredata in stile moderno ed elegante, con tavoli apparecchiati con cura.

sala ristorante
Ma ancor più della sala interna si è colpiti dai panorami offerti dalla sua terrazza che affaccia sulle colline del Barbaresco.
Peccato che la stagione e la pioggia non ci abbiano permesso di godere di queste vedute!

panorama (uggioso!) dala terrazza
Eravamo in compagnia di altre coppie di amici, ed abbiamo optato per i menù degustazione: alcuni hanno scelto il "menù della tradizione" e altri (me compresa) per il "menù al tartufo".
Abbiamo così potuto assaggiare più specialità del ristorante e i prodotti più tipici della regione, accompagnati da un ottimo vino.

mise en bouche
- dal  "Menù al tartufo":

millefoglie di coniglio marinato, asparagi, fragole e tartufo nero
tajarin della tradizione al tartufo nero
uovo pochè su fonduta d'Aosta al tartufo nero
(manca la foto del dessert: "il nostro tiramisù: gelato alla crema, mascarpone, riduzione al marsala e tartufo nero")

- dal "menù della tradizione":

carne cruda di vitella Fassona battuta al coltello e magatello cotto rosa con salsa tonnata
ravioli del plin
stinco di vitello Fassona brasato al Barbaresco con schiacciata di patate
il bunet secondo me: fondente al cioccolato 76% Domori su crema di latte e gelato all'amaretto
il nostro vino e la piccola pasticceria con il caffè:


Il giudizio è stato più che positivo, sia per la scelta delle materie prime che per una certa creatività che non ha offuscato la tradizione.

La presentazione dei piatti è curata e il servizio attento e professionale.

Un ottimo ristorante, che pur essendo stato già esperimentato dai nostri amici, ci ha saputo piacevolmente sorprendere.

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BARBARESCO


Barbaresco sorge su un'altura che si affaccia sul corso del Tanaro, quasi al confine tra Laghe e Roero.
 
fiume Tanaro
Il paese, che ha dato nome al famoso vino e alle terre dove viene coltivato, vanta origini molto antiche.

abitato di Barbaresco visto dalla Torre
Era questa una zona abitata sin dalla preistoria.
Erano qui stanziati i Liguri Stazielli, popolazione di origine celtica, che i Romani chiamavano "Capillati" per la lunga barba e i capelli incolti che portavano.

Nel II secolo a.C. la zona divenne dominio dell’Impero Romano.
Nel 173 a.C. il console romano Marco Pompilio Lenate, per assoggettare gli Stazielli ribelli alle leggi romane, organizzò contro di loro una sanguinosissima spedizione punitiva, che per la ferocia venne censurata dal Senato.
Molti di loro si rifugiarono nella selva di querce che ricopriva le colline intorno a Barbaresco, riuscendo a sfuggire alle truppe romane.

In questa selva i Liguri veneravano una divinità denominata Martiningen, e successivamente, quando qui si stanziarono i Romani la "barbarica sylva" venne dedicata a Marte. 

Nel primo insediamento romano, chiamato per questo "Villa Martis", i Romani avevano una fornace per produrre vasi, mattoni e tegole con la marna del terreno circostante. 

L'origine del nome Barbaresco non è certa, ma si pensa che sia dovuta proprio alla "barbarica sylva", abbattuta per far posto ai filari di viti.
Non si hanno notizie certe, ma pare che l'imperatore romano Publio Elvio Pertinace nacque in frazione Pertinace nel 126 d.C. Figlio di un liberto arrivò ad acquisire il titolo senatoriale.
Fu un generalissimo di Marco Aurelio, per poi cadere in disgrazia sotto l'imperatore Commodo.
Dopo essere tornato nelle sue terre natali da pensionato e aver qui aperto una taberna, venne acclamato imperatore nel 193 d.C.
Ma la sua integrità non piaceva ai pretoriani che lo assassinarono solo dopo tre mesi.
Quando cadde l'impero romano arrivarono i Longobardi, e successivamente i Franchi sotto il comando di Roggero.

Nel IX/X secolo i Saraceni compirono incursioni in questi territori.
Risalgono al medioevo il ricetto dove la popolazione poteva rifugiarsi in caso di pericolo, la torre (considerata la più imponente delle Langhe e del Piemonte) e l'antico e perduto castello di Barbaresco.

borgo di Barbaresco con torre svettante
La Torre alta 30m è un po' il simbolo di Barbaresco, in quanto si può vedere anche da molto lontano svettare al margine della rocca a strapiombo sul fiume Tanaro.

Torre
Fu costruita alla fine dell'XI secolo, e faceva parte di un sistema di avvistamento che comprendeva altri torri lungo il fiume Tanaro.

Costruita su un basamento in pietra arenaria, è in laterizio, ha una base quadrata (9 X 9m) e fino a metà altezza ha muri spessi 3m.

torre
All'interno due vani un tempo coperti da volte a botte.
La sommità aveva una merlatura.
Il tetto in legno fu eliminato nel 1821 per poter accendere un grande falò in occasione della visita dei Savoia al castello di Govone.

La parte inferiore della torre aveva funzione di prigione.

prigione
All'interno vi era anche una cisterna d'acqua che si riempiva con le acque piovane per assicurarsi una certa riserva.

cisterna d'acqua
L'unico ingresso della torre è posto a 13 m d'altezza, e un ascensore esterno, collegato con un ponte alla torre, sale sino a quell'altezza. 

ingresso alla torre
ascensore esterno
L'interno della torre ospita un museo multimediale dedicato al Prof. Domizio Cavazza.

spaccato della torre

L'interno è stato restaurato e finalmente, dopo più di 150 anni, la torre è di nuovo accessibile e visitabile grazie ad una struttura in acciaio e pavimenti in vetro, che permettono di vederla dall'alto sino alla base.

sala con pavimento in vetro, postazioni multimediali ed esposizione di oggetti
struttura in vetro e acciaio
struttura in vetro e acciaio
scale in acciaio e pavimenti in vetro
Tra gli oggetti esposti: cartine delle vigne del territorio e del corso del Tanaro, e un cucchiaio di epoca romana ritrovato nella torre.

cartine delle vigne del territorio
cartina del corso del Tanaro
cucchiaio di epoca romana
Vi è anche stata attrezzata una Sala di Analisi Sensoriale davvero avveniristica.

Sala di Analisi Sensoriale
Un ascensore a vetri porta direttamente sulla terrazza, dove si può ammirare il panorama a 360° sulle colline circostanti, sulla pianura che divide le Langhe dal Roero e sul corso del fiume Tanaro.

ascensore interno in vetro
panorama dei borghi sulle colline circostanti
panorama sui filari di viti di Barbaresco
panorama sul paese di Barbaresco
panorama sulla valle del Tanaro
...vigne
...e ancora vigne
terrazza panoramica merlata della Torre

Orario: aprile/novembre   tutti i giorni   10.00/19.00 
            negli altri mesi si osserva un orario ridotto
Costo:   5€


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L'antico castello distrutto durante le lotte tra Albesi e Astensi sorgeva dove oggi si trova la settecentesca Chiesa Parrocchiale di S.Giovanni Battista (1728), costruita con facciata in stile barocco su disegno di Carlo Maria Castalli.

Chiesa Parrocchiale di S.Giovanni Battista
facciata barocca della chiesa
Il campanile risale al 1756.

campanile della chiesa
campanile della chiesa
Nell'interno l'altare e il fonte battesimale sono in marmi policromi.
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Quello che oggi viene chiamato Castello è una costruzione risalente al XVIII secolo, edificata dai conti Galleani di Canelli (famiglia di probabile origine bolognese) e che ha subito molti rifacimenti.

il Castello/Palazzo dei Conti Galleani visto dalla Torre
L'edificio, che si compone di una parte residenziale centrale con ai lati parti rustiche, presenta una loggia a due piani che circonda un cortile con pozzo, e un bel giardino ad un livello inferiore.

Castello/Palazzo dei Conti Galleani
Castello/Palazzo dei Conti Galleani
Il Prof.Domizio Cavazza, considerato il padre del vino Barbaresco, primo direttore della Regio Scuola Enologica di Alba, acquistò il castello e alcune proprietà nel circondario.
La Cantina Sociale del Barbaresco, da lui voluta unendo una decina di proprietari di vigneti locali, aveva sede nel castello.

Castello/Palazzo dei Conti Galleani
In seguito il castello è divenuto un opificio per la produzione di grappe.
Nei sotterranei oggi vi sono le cantine di una nota azienda vinicola.

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Vicino al Municipio, sul muro di un edificio di proprietà privata, è stata realizzata nel 1999 una meridiana dallo gnomista Lucio Maria Morra.

meridiana
La decorazione celebra la coltivazione della vite la produzione vinicola.
Sono raffigurate 12 illustrazioni tratte dall'incunabolo "Ruralia Commoda" di Pietro de' Crescenzi, antico trattato di agricoltura del XII/XIII secolo, il primo pubblicato a stampa (1471).

Vi è posta anche un'iscrizione:
"DA LABOREM DABO FRUCTUS"
                        ("Dà il lavoro, darò i frutti").
stemma comunale e iscrizione
Nel quadrante in basso si trova lo stemma comunale di Barbaresco con il motto:
"DE BARBARISCO TURRIS ED ARX"
                        ("La torre e la fortezza di Barbaresco").
L'indice gnomonico ad asta è munito di una sferetta: l'ombra dell'asta indica l'ora, mentre l'ombra della sferetta indica il periodo dell'anno.

La meridiana indica il calendario stagionale (costituito dalle tre linee rosse trasversali), l'orologio a ore vere del fuso (cifre arabe delle ore e delle mezz'ore dalle 6.30 alle 18).

meridiana universale e iscrizione
Indica anche la meridiana universale: vi sono indicati 40 nomi di città corrispondenti ai meridiani celesti, da Lhasa a Lima.
Barbaresco è al centro.
Quando l'ombra dello stilo passa su una città, significa che lì è mezzogiorno (ovvero si trova a metà giornata di luce tra l'alba e il tramonto).
Passa su Barbaresco alle 12:27:40 (in quanto l'Italia fa riferimento al 15° meridiano a est di Greenwich, passante per l'Etna: quando lì il sole è al culmine, devono trascorrere 27:40 per esserlo a Barbaresco).

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L'Enoteca Regionale del Barbaresco dal 1986 è ospitata nell'ex Chiesa di S.Donato (costruita nel 1833), che si trova nella piazza principale di Barbaresco.

Enoteca Regionale del Barbaresco /ex Chiesa di S.Donato
Sono qui presentate 240 etichette, di 120 aziende vinicole locali (il 90% della produzione della zona del Barbaresco).
Qui ci si può fermare ad assaggiare il Barbaresco e/o fare acquisti di vino, grappe, aceto prodotti con l'uva Nebbiolo.

CURIOSITÀ: Barbaresco ha dato i natali a Giuseppe Antonio Rocca, celebre liutaio, i cui strumenti musicali sono diffusi in tutto il mondo.


CONCLUSIONI
Circondati dalle vigne, i borghi delle Langhe regalano paesaggi incantevoli.
La cultura del vino s'interseca e si unisce con la storia dei luoghi e dei monumenti, dando più di un motivo al turista curioso a 360° di visitare questa zona del Piemonte.
Credo che la visita di queste zone in ogni stagione dell'anno regali momenti piacevoli e rilassanti.
Noi abbiamo visitato queste terre durante giorni primaverili dal cielo un po' incerto, e penso ritorneremo in un prossimo autunno, per apprezzare colori e profumi diversi, quando le vigne si coloreranno di giallo, di arancione e di viola, e il vino incomincerà a fermentare nei tini.

1 commento:

Melania Coco ha detto...

Serbo un bellissimo ricordo di questi paesaggi che hai sapientemente descritto. Essi sanno donare al turista un senso di appagamento della vista e del palato.

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