domenica 21 gennaio 2018

Gli "Amanti del Valdaro" e il Museo Archeologico di Mantova

Nel dicembre del 2007, durante la campagna di scavi di una villa rustica romana in zona Valdaro, nel comune di S.Giorgio, a sud-est di Mantova, venne alla luce una tomba ad inumazione risalente alla fase avanzata del Neolitico (6000 anni fa): una sepoltura bisoma, cioè erano due corpi sepolti insieme, legati da un abbraccio millenario, e per questo, ancor prima di analizzarli, furono chiamati "Gli Amanti di Valdaro".
I due corpi erano rannicchiati, disposti uno di fronte all'altro e con braccia e gambe intrecciate.

Una volta analizzati i corpi, si è potuto dire che si tratta di un corpo maschile giacente sul fianco destro, di età compresa tra i 18 e 22 anni, alto 1,46m e che soffriva di un'anomalia alla rotula (vastus notch), e di un corpo femminile giacente sul fianco sinistro, di età compresa tra i 16 e 20 anni, alto 1,49m.
 
I loro denti, anche se completamente conservati, mostrano linee d'ipoplasia, dovute a carenze nutrizionali sofferte durante la crescita.

Gli studiosi hanno supposto che sia stata deposta prima la giovane donna e poi il giovane uomo.
I corpi erano presumibilmente avvolti in sudari, data la buona conservazioni delle connessioni anatomiche.
Gli arti intrecciati invece sono dovuti a fenomeni del post mortem (dissolvimento dei tessuti molli).

Insieme a loro furono rinvenuti alcuni strumenti in selce: il corpo maschile presentava una lunga lama simile ad un pugnale sull'arto sinistro inferiore e una punta e una lama a livello del bacino (probabilmente racchiusi in foderi di materiale deperibile), mentre il corpo femminile aveva vicino alle vertebre cervicali una cuspide di freccia.
Il fatto poi che furono ritrovati in un'area di sepolture, ha fatto decadere un po' le ipotesi che supponevano la morte dei giovani per assideramento, stretti in un abbraccio amoroso per riscaldarsi, così come la mancanza di segni tangibili di offesa sui corpi, ha escluso l'assassinio dei giovani.

Molto probabilmente furono ricomposti da mani pietose, che hanno voluto tramandare per l'eternità l'intimità e il legame amoroso dei due giovani.

Un tenero abbraccio che ha sfidato i secoli, segno che un amore vero può continuare anche dopo la morte.

Come Virgilio ha scritto in una delle sue opere più conosciute:
"OMNIA VINCIT AMOR ET NOS CEDAMUS AMORI"
ovvero "L'Amore vince tutto, anche noi cediamo all'Amore"
                                                                  (Bucoliche X,69)

Quello di Mantova è un ritrovamento raro ma non unico.
Infatti nella storia dell'archeologia sono stati ritrovati corpi sepolti insieme di varie epoche, e in diverse aree geografiche.
Tanto per fare alcuni esempi:
- dopo qualche mese dal ritrovamento degli "Amanti di Valdaro" furono ritrovati presso la Grotta di
   Alepotrypa nel Peloponneso meridionale altri due corpi abbracciati risalenti anch'essi a 6000 anni
   fa
- nel 2009 durante alcuni lavori di costruzione furono rinvenuti nel capoluogo modenese in Via Ciro
  Menotti una coppia che si teneva mano nella mano, i cosiddetti "Amanti di Modena", risalenti a
  1500 anni fa
- gli "Amanti di Hasanlu" ritrovati in Iran nel 1972, sono invece famosi per il loro bacio, risalente a
  2800 anni fa 
- in Grecia nella Grotta di Diros furono ritrovati due scheletri abbracciati l'uomo rannicchiato alle
  spalle della donna, vissuti nel 3800 a.C.
- molto più recenti sono i corpi del XIV secolo trovati mano nella mano nella Cappella di Saint
  Morrell nel Leicestershire in Gran Bretagna

...e l'elenco potrebbe continuare non dimenticando i sarcofaghi bisomi etruschi.

Gli "Amanti di Valdaro" furono recuperati insieme ai due metri cubi di terreno sui quali riposavano, per non rischiare di dividerli.
Dopo alcuni anni costretti in magazzino per mancanza di fondi per poterli sistemare ed esporli al pubblico adeguatamente, dal 2014 hanno trovato la loro sede definitiva nel Museo Archeologico di Mantova.

Museo Archeologico di Mantova
La visita a questa testimonianza di amore eterno, dona l'occasione di visitare questo piccolo ma interessante museo, ospitato in quello che per trecento anni fu il teatro i corte dei Gonzaga e poi degli Asburgo.

Furono infatti costruiti in quest'area, facente parte del complesso del Palazzo Ducale, posto lungo il lato settentrionale dell'attuale Piazza Castello,  ben cinque teatri:
- il primo, voluto dal Cardinale Ercole Gonzaga, risale al 1549 e realizzato da Battista Bertani
- il secondo fu ripristinato ad opera di Ippolito Andreani tra il 1591 e il 1592, dopo che un incendio
  (1588) aveva distrutto il precedente insieme all'armeria del palazzo
- il terzo teatro ducale fu progettato da Antonio Maria Viani e inaugurato nel 1608 (adatto al
  melodramma)
- il quarto teatro fu commissionato nel 1706 dal duca Ferdinando Carlo a Ferdinando Galli da
  Bibbiena; il teatro venne terminato nel 1732 dall'amministrazione austriaca e inaugurato l'anno
  successivo
- nel 1781 un altro incendio distrusse completamente il teatro che venne subito riprogettato da
  Giuseppe Piermarini, che riadattò i suoi disegni per il Teatro alla Scala di Milano (però con cavea
  allungata e senza camerini per i palchi); Paolo Pozzo si occupò invece della realizzazione.

Il teatro, chiamato Teatro Regio, fu ben presto soppiantato dal nuovo Teatro Sociale, e venduto al Demanio (1887).
Fu acquistato poi dal Comune di Mantova che lo modificò per adattarlo a mercato dei bozzoli prima e ortofrutticolo poi.
Infine venne adibito a museo.

Il recente allestimento del museo, tramite i reperti esposti, racconta la storia di Mantova, dal Neolitico all'avvento delle nuove genti, i Goti e i Longobardi, passando per l'età del bronzo, l'età del ferro, il periodo etrusco, celtico, la romanizzazione della città, medievale e infine rinascimentale.

E' un viaggio a ritroso diviso in tre sezioni:
- Sezione I: Mantua: una città romana 

mosaico in bianco e nero di epoca giulio-claudia (I sec.d.C.)
anfore romane
mosaico romano
pavimento in cocciopesto con rosette
elementi di capitelli di lesena (II/III sec.d.C.)
da sinistra: stele funeraria (I sec.d.C.) / statuetta acefala di Esculapio (I sec.a.C.) / statuetta acefala di Demetra o Musa (I sec.a.C.)
basolato del cardo che attraversava da sud a nord la Mantova romana
vetrina: oggetti di una domus di Via Cavour (Palazzo Andreasi)
collana e pendente con cammeo in agata che raffigura Minerva (III sec.d.C.)
statuetta di Iside/Fortuna (I/II sec.d.C.)
statuetta di Fortuna (II sec. d.C.)
rivestimento di balsamario con maschere teatrali (età augustea)
testina di sacerdote siriaco (I/II sec.d.C.)
mano con serpente attorcigliato (I/II sec.d.C.)
monumento funerario di magistrato municipale di Mantova
oggetti provenienti da una sepoltura infantile (VII sec.d.C.)
reperti lapidei di epoca romana
elemento architettonico decorato su entrambi i lati pertinente a un edificio di culto (dal Seminario Vescovile - VIII/IX sec. d.C.)
capitello con decorazione vegetale (dal Seminario Vescovile)
pavimento a mosaico policromo (V sec.d.C.)
lacerti d'affresco provenienti dal Seminario Vescovile

- Sezione II - Prima di Mantua: alla scoperta delle origini 

oggetti del IV/II sec.a.C.
oggetti dell'età della pietra

collana portamuleti (età del bronzo)
forma di fusione (età del bronzo)
utensili dell'età del bronzo
candelabro con cimasa figurata ("Tomba Gallica" di Castiglione delle Stiviere - IV/II sec. a.C.)
forno in argilla per la cottura di alimenti (VI sec.a.C.)
reperti etruschi
reperti etruschi
reperti etruschi
canyx (strumento musicale da guerra celtico)

- Sezione III - Mantua. Il Tempo di Virgilio e di Augusto 

ricostruzione di monumento funerario ad edicola con tetto a cuspide (età augustea)
 

 - IV Sezione - Nuove genti. Segni d'integrazione 

oggetti provenienti da sepolture longobarde
sarcofago tardoantico
 www.museoarcheologicomantova.beniculturali.it/
Orario: martedì, giovedì, sabato                          8.30/18.30
             mercoledì, venerdì, domenica e festivi  8.30/13.30
             lunedì CHIUSO
Costo: 4€

CONCLUSIONI
Anche se il Museo Archeologico di Mantova è ancora in evoluzione, essendo allestito per ora solo il piano terra e avendo ancora a disposizione due piani dell'edificio, è una tappa importante nella visita della città, per conoscere le sue origini e le sue dominazioni antiche.
Inoltre l'esposizione degli "Amanti di Valdaro" lo rende un'attrattiva per tutti quei turisti romantici che vogliono rendere omaggio agli amanti del Neolitico stretti da un abbraccio millenario.

Se poi si vuole, si può visitare anche una domus romana che sorgeva nell'attuale Piazza Sordello, proprio a pochi passi dal museo.

domus di Piazza Sordello (intravista dall'esterno)
Durante i lavori d'installazione di un dissuasore mobile nell'angolo sud-est della piazza, nel dicembre 2006 si sono scoperti due mosaici appartenuti ad una domus di III secolo d.C.
I due mosaici appartengono a due ambienti attigui, e da sondaggi si è accertato che sono in totale almeno sette gli ambienti (gli altri con pavimentazione anche in cocciopesto e cementizio), che componevano questa casa romana sotto il lastricato della piazza e anche sotto Via Tazzoli.
La domus di Piazza Sordello è, insieme a quella ritrovata sotto Palazzo Andreasi, la più estesa finora rinvenuta a Mantova.
Il primo mosaico, quello più grande, ha un tassellato bianco con cornice a treccia policroma a tre capi.
Il secondo mosaico policromo è incorniciato da una treccia a due capi, all'interno della quale riquadri con motivi geometrici ed elementi vegetali e animali (due delfini) stilizzati, incorniciano a loro volta due figure stanti, riconosciute secondo lo schema delle pitture pompeiane, come Venere e Marte.
Le figure sono realizzate con tessere molto piccole e con un'ampia varietà cromatica che conferisce plasticità ai corpi.
mosaico figurato della domus di Piazza Sordello
mosaico figurato della domus di Piazza Sordello
In quest'area di 50mq si sono potute accertare tre fasi edilizie che vanno sino al XIII secolo, quando gli edifici di quest'area vennero demoliti per far spazio alla nuova piazza davanti al Palazzo Ducale.
Le basi di pilastri di una costruzione tardoantica (V/VI secolo d.C.), poggiano sul mosaico figurato.
Durante l'occupazione medievale della domus, l'ambiente interrato vicino ai mosaici fu usato come fossa di scarico di materiali in ceramica e vetro.
Vi fu poi un cedimento del terreno che ruppe i mosaici e e provocò uno sprofondamento.
Ci sarebbe quindi una Mantova sotterranea sotto Piazza Sordello, ancora da esplorare!

La costruzione che si è progettata per preservare questo scavo e renderlo fruibile al pubblico ha destato un vespaio di polemiche, prima fra tutte quella del critico d'arte Vittorio Sgarbi, che ha paragonato la struttura ad un "vespasiano".

la costruzione che protegge i mosaici romani
In effetti in una piazza così bella e antica questa struttura moderna, anche se vuole rappresentare una domus romana, non è un bel vedere, e devo dire che anche a me non è piaciuta.
Anzi, passandoci vicino non ci eravamo neanche accorti che la costruzione fosse una passeggiata archeologica, colpevole anche l'occupazione della piazza da parte del palco e degli spalti per un concerto.
Questo fatto, devo dire la verità, mi è piaciuto ancor meno!
Ricordavo la piazza in un altro nostro viaggio, sgombra da ogni installazione che ne occultasse la visuale sui suoi edifici storici, e che mi aveva colpito per la sua bellezza.
Questa volta, vedere Mantova ingabbiata da impalcature di restauro post terremoto (queste necessarie e dovute), e ingombra di transenne per un concerto, che sicuramente avrebbe potuto essere svolto in altra sede, mi è dispiaciuto molto!

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