sabato 5 maggio 2018

Il Pantheon di Roma: la Chiesa di Santa Maria ad Martyres


Dopo aver percorso le tappe della costruzione del Pantheon in epoca romana nel precedente post, in questo mi dedicherò alla trasformazione in chiesa cristiana del tempio pagano e alla descrizione della chiesa.

Il Pantheon di Roma ha conservato la sua struttura e la sua bellezza, giungendo quasi integro fino a noi, grazie alla donazione nel 609 d.C. di questo tempio da parte dell'imperatore Foca a papa Bonifacio IV, che lo trasformò in una basilica cristiana.
Il Pantheon fu il primo tempio pagano a essere trasformato in chiesa.

Il 13 maggio 609, giorno in cui si festeggiava quell'anno la Pentecoste, e come da antica tradizione la festa di tutti i martiri, ovvero Ognissanti (solo con Carlo Magno la festa si spostò a novembre per cancellare la festività pagana del capo d'anno celtico), papa Bonifacio IV consacrò la chiesa dedicandola a tutti i martiri cristiani: il Pantheon da allora venne chiamato Chiesa di Santa Maria ad Martyres.

Si ricorda che Bonifacio IV fece prelevare dalle Catacombe di Roma i resti di moltissimi martiri (ben 28 carri!), e li fece deporre sotto la pavimentazione, a destra dell'altare maggiore
Si narra anche che per la consacrazione ad edificio cristiano i demoni che risiedevano nel Pantheon fuggirono attraverso l'oculo della cupola.
Il tempio costruito da Adriano fu restaurato nel III secolo d.C. da Settimio Severo e da Caracalla, poi allo scadere del IV secolo d.C. fu chiuso e subì il saccheggio dei barbari.

Poi, come già detto, fu fortunatamente tramutato in luogo di culto cristiano, non dovendo essere in epoca medievale abbandonato, distrutto o dimenticato come altri monumenti dell'antica Roma.

Ma nonostante questo nel 655 l'imperatore bizantino Costante II in visita a Roma asportò dal tempio le tegole di bronzo dorato a squama di pesce della cupola (credendo che fossero di oro zecchino) e il fregio in bronzo del timpano del pronao, per portarli nella nuova capitale del suo impero, Siracusa, dove però venne assassinato da uno schiavo (che lo colpì con un vaso di bronzo!), e il suo bottino romano finì nelle mani dei Saraceni.
Fu Gregorio III nel 733 a sostituire le tegole asportate con lastre di piombo.

Nel medioevo sotto al pronao e nella piazza antistante il Pantheon si teneva un mercato i cui rifiuti, accumulatisi nel tempo insieme alle macerie degli antichi edifici, fecero alzare il livello della piazza al di sopra di quello della basilica: le basi delle colonne del pronao risultavano interrate.
Tra queste colonne poi sorsero addirittura delle botteghe.

Papa Anastasio IV fece costruire, proprio addossato al Pantheon un palazzo pontificio (1153) per mantenere il controllo della chiesa.

I canonici del Pantheon nel 1270 fecero costruire sul tetto del pronao un piccolo campanile romanico (una lapide all'ingresso della chiesa ne ricorda la costruzione).
Una lapide medievale posta sotto il pronao, a destra del portale, riporta la costruzione del campanile romanico.

lapide medievale in ricordo della costruzione del campanile romanico (1270)
Tra il 1378 e il 1417, corrispondente al periodo avignonese del papato, durante le lotte tra le famiglie dei Colonna e degli Orsini, il Pantheon fu profanato e trasformato in un fortilizio.

Martino V, il papa che riportò la sede papale a Roma, si occupò di sostituire alcune lastre di piombo della copertura della cupola, fece riportare alla luce le basi delle colonne del pronao ed eliminare le case modeste che erano state costruite sulla piazza e sul lato destro dell'edificio.

Nel 1563 Pio IV riparò l'antica porta d'ingresso della chiesa.

Nel 1626/1627 Urbano VIII fece demolire il campanile romanico per far realizzare da Gian Lorenzo Bernini due campanili in stile barocco ai lati del frontone del pronao.
Questi campanili uguali erano costituiti da blocchi cubici con quattro aperture ad arco e coperti da cupola ogivale.
Vennero chiamati dal popolo "orecchie d'asino" e demoliti nel 1883.

campanili berniniani del Pantheon (Piranesi)
Inoltre Urbano VIII Barberini fece asportare dal pronao il rivestimento in bronzo del soffitto per trasformarlo in maggior parte in 80 cannoni per difendere Castel Sant'Angelo, e in minima parte per far realizzare al Bernini il baldacchino con colonne tortili della Basilica di S.Pietro.
Sulla famosa statua parlante Pasquino apparve affissa questa frase latina:
"Quod non fecerunt barberi fecerunt Barberini"
                                                                    ("Quello che non fecero i barbari, fecero i Barberini").

Alessandro VII fece demolire le case che si erano addossate al Pantheon e sostituì due colonne del pronao che erano cadute (un'altra colonna l'aveva già sostituita Urbano VIII), con due colonne in granito rosso che erano state rinvenute nel luogo in cui sorgevano le Terme di Nerone, vicino alla Chiesa di S.Luigi dei Francesi.
Inoltre fece ripulire il pronao e la piazza dai detriti accumulatisi che avevano depresso l'accesso alla chiesa: anticamente per accedere al Pantheon bisognava salire sette gradini, mentre poi in epoca cristiana bisognava scendere dieci gradini per entrare nella chiesa.

Nel 1668 Clemente IX, per evitare che il mercato s'istallasse tra le colonne del pronao, volle chiudere il porticato con una cancellata in ferro (che venne rimossa nel 1883).
 
spaccato della Chiesa di Santa Maria ad Martyres
Nel 1749 Paolo Posi, per volere di Benedetto XIV, modificò la decorazione del secondo livello del cilindro dell'antica cella.
Una piccola porzione della decorazione originale rimossa è riproposta nel settore Sud-Ovest.

decorazione ottocentesca del secondo ordine di decorazione (tranne nell'angolo in alto a destra della foto:come doveva essere l'originale decorazione romana con paraste)
Le case addossate al lato sinistro del Pantheon furono demolite da Pio IX nel 1853.
Nel 1873 fu fedelmente restaurato il pavimento della chiesa.

Dal 1870 la chiesa divenne anche il sacrario dei Re d'Italia: sono qui sepolti il primo re d'Italia
Vittorio Emanuele II, il secondo re d'Italia Umberto I e la prima regina d'Italia Margherita di Savoia.

Re Vittorio Emanuele II
Re Umberto I
Regina Margherita di Savoia
Ai successivi membri della famiglia Savoia non è stato più permesso di essere sepolti nel Pantheon: Re Vittorio Emanuele III (terzo re d'Italia) dopo essere stato sepolto nella Cattedrale di S.Caterina (Alessandria d'Egitto) è stato traslato nel Santuario di Vicoforte  (Mondovì - fatto costruire da Carlo Emanuele), come anche sua moglie la regina Elena (seconda regina d'Italia) sepolta precedentemente nel Cimitero di S.Lazzaro a Montpellier  (Francia).
Re Umberto I (quarto re d'Italia) e la regina Maria Josè (terza regina d'Italia) sono ancora sepolti nell'Abbazia Reale di Altacomba (Francia).
Le tombe reali sono mantenute dall'Istituto Nazionale delle Guardie d'Onore alle Tombe Reali, che organizzano guardie a picchetto su base volontaria.
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La cella del Pantheon ha mantenuto molte delle sue decorazioni.

cella del Pantheon-Chiesa di Santa Maria ad Martyres: ingresso, cappelle ed edicole
E' suddivisa in due ordini corinzi sovrapposti.
Al livello inferiore 6 nicchie (divenute cappelle), alternativamente a pianta rettangolare (con tre nicchie) e semicircolare (con nicchia sul fondo).

una cappella rettangolare della chiesa
Le nicchie sono inquadrate da paraste corinzie scanalate, e schermate da due colonne corinzie scanalate di giallo antico (quelle delle nicchie rettangolari) o di pavonazzetto (quelle semicircolari), con capitelli in marmo bianco. 
A queste nicchie si aggiungono la nicchia oggi occupata dall'abside della chiesa e il vano d'ingresso.
Sulle pareti rivestite di marmo che dividono le nicchie sporgono 8 edicole, che presentano colonnine in porfido, giallo antico e granito, con frontoni triangolari o curvilinei.

Veniamo ora alla descrizione dei 15 altari che si trovano nella chiesa.

Nel XVIII secolo papa Clemente XI fece riprogettare da Alessandro Specchi l'altare maggiore e l'abside.

abside: altare maggiore e coro
Sull'altare una Vergine col Bambino (Madonna Odighitria) detta "di S.Luca" perché come altre sei icone presenti a Roma attribuite alla mano dell'Evangelista Luca, che era anche medico e pittore (per questo è il patrono dei pittori).

icona bizantina della Vergine col Bambino (copia da originale di VII secolo)
E' questa una copia dei primi del '900 dell'originale di VII secolo che si pensa sia stata regalata dall'imperatore bizantino Foca, quando il Pantheon si trasformò in chiesa cristiana.
L'icona bizantina dipinta su tavola a Costantinopoli é ricoperta in argento, ma accanto all'altare si può vedere senza l'aggiunta della preziosa decorazione.

icona bizantina della Vergine col Bambino (copia da originale di VII secolo)
L'antica icona era stata posta originariamente sul quarto altare della chiesa, ma fu poi posizionata sull'altare maggiore da Clemente XI.

Per l'abside Giovanni Guerra dipinse nel 1544 la Gloria di tutti i Santi, sostituita da un mosaico in tessere di lapislazzuli e oro commissionato da Clemente XI (XVIII secolo).

mosaico dell'abside
mosaico dell'abside in tessere in lapislazzuli e oro
Realizzato nel 1840 da Luigi Poletti il coro ligneo.

Federico Severino è l'artista che ha realizzato l'ambone e l'altare maggiore in bronzo dorato che si trovano oggi  nell'abside.
Queste sono le uniche opere di un artista vivente esposte nel Pantheon.

altare maggiore (Federico Severino)
ambone con Resurrezione di Cristo (Federico Severino)
Sono sempre state realizzate da Federico Severino le 14 formelle della Via Crucis poste sulle paraste tra le cappelle e le edicole della chiesa.

Via Crucis (Federico Severino)

Via Crucis (Federico Severino)
Via Crucis (Federico Severino)

Via Crucis (Federico Severino)
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Si racconta che Bonifacio IV fece seppellire sotto l'altare maggiore le reliquie di S.Rasio e Sant'Anastasio.
Durante i lavori di restauro settecenteschi eseguiti da Alessandro Specchi furono ritrovate le reliquie dei due Santi e furono poste in una teca medievale bronzea, che viene esposta ai fedeli in occasione di certe celebrazioni.

E' per questo che nelle edicole a destra e a sinistra dell'abside si trovano la statua di S.Rasio Martire (Bernardino Cametti 1727) e la statua di Sant'Anastasio (Francesco Moderati 1717).

edicola con la statua di S.Rasio Martire (Bernardino Cametti 1727)
edicola con la statua di Sant'Anastasio (Francesco Moderati 1717).
Proseguendo in senso orario (cioè verso destra dell'altare), dopo l'edicola dedicata a S.Rasio Martire, si trova la Cappella della Madonna della Clemenza.

Cappella della Madonna della Clemenza
muro di fondo della cappella con fori per le grappe che sorreggevano l'antica decorazione
altare della Cappella della Madonna della Clemenza
La cappella prende il nome dalla raffigurazione di scuola umbro-laziale (XV secolo) della Madonna  col Bambino in trono tra S.Francesco e S.Giovanni Battista, detta anche "della cancellata" perché originariamente era stata posta in una nicchia del pronao del Pantheon, protetta da un cancello.

Madonna col Bambino in trono tra S.Francesco e S.Giovanni Battista (scuola umbro-laziale - XV sec.)
Sul pavimento della cappella vi sono tre lapidi, una delle quali scritta in volgare.

lapidi sul pavimento della Cappella della Madonna della Misericordia
Sulla parete destra della cappella vi è una raffigurazione della Consacrazione del Pantheon in cui l'Imperatore Foca offre il Pantheon a Bonifacio IV (autore sconosciuto 1750).

Consacrazione del Pantheon (autore sconosciuto - 1750).
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Alla destra di questa cappella si trova un'edicola che contiene la statua di Sant'Anna e la Vergine di Lorenzo Ottoni (1715/1716).

Sant'Anna e la Vergine (Lorenzo Ottoni - 1715/1716)
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La cappella seguente ospita la Tomba di Re Vittorio Emanuele II.
Originariamente la cappella era dedicata allo Spirito Santo.

cappella con la Tomba di Re Vittorio Emanuele II
Il concorso per la realizzazione del monumento funebre in onore del re (morto nel 1878) fu vinto da Manfredo Manfredi.
La tomba  (1888) è costituita da una lapide in bronzo sormontata da un'aquila romana e dai simboli araldici dei Savoia.

Tomba di Re Vittorio Emanuele II e lampada in onore di Emanuele III
Sopra alla tomba di Re Vittorio Emanuele II arde una lampada in oro in onore di Emanuele III, morto in esilio in Egitto nel 1947.
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L'edicola seguente conserva i frammenti dell'affresco quattrocentesco dell'Incoronazione della Vergine.

Incoronazione della Vergine (XIV secolo)
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La cappella che segue (prima cappella alla destra dell'ingresso), è chiamata Cappella dell'Annunciazione per la presenza al suo interno dell'affresco dell'Annunciazione attribuita a Melozzo da Forlì (XVI secolo).

Annunciazione (attr.Melozzo da Forlì - XVI sec.)
Anticamente questa cappella conteneva il fonte battesimale.
Ai lati della cappella si trovano l'Incredulità di S.Tommaso (a destra) di Pietro Paolo Bonzi (detto il Gobbo dei Carracci - 1633), e i SS.Lorenzo e Agnese (a sinistra) di Clemente Maioli (1645).

Incredulità di S.Tommaso (Pietro Paolo Bonzi detto il Gobbo dei Carracci - 1633)
SS.Lorenzo e Agnese (Clemente Maioli - 1645)
Sono conservati in questa cappella due statue in marmo di Angeli della scuola del Bernini (1696).

Angelo (scuola berniniana - XVII sec.)
Angelo (scuola berniniana - XVII sec.)
due busti di prelati nella Cappella dell'Annunciazione
Sulle pareti laterali sono posti quattro busti di prelati.

busti di prelati
busti di prelati
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La prima edicola a destra dell'ingresso è dedicata a S.Nicola da Bari.
La pala d'altare raffigura la Madonna della Cintola e S.Nicola di artista sconosciuto (1686).

Madonna della Cintola e S.Nicola  (anonimo - 1686)
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Oltrepassato l'ingresso del Pantheon, nella prima edicola a sinistra del portale si trova la copia dell'Assunzione della Vergine, opera di Andrea Camassei (1638).

Assunzione della Vergine (Andrea Camassei - 1638)

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La prima cappella alla sinistra del portale è la Cappella di S.Giuseppe di Terrasanta o Cappella dei Virtuosi del Pantheon.

Cappella di S.Giuseppe di Terrasanta
In questa cappella venivano conservate le reliquie raccolte in Palestina dal monaco cistercense Desiderio da Segni.
Per la conservazione e la venerazione di queste reliquie (oltre che per esporre il giorno di S.Giuseppe le opere artistiche nel pronao del Pantheon)), nel 1543 Paolo III Farnese istituì la Congregazione dei Virtuosi del Pantheon, una confraternita di artisti e musicisti.
Furono membri di questa congregazione Raffaello Sanzio, Domenico Beccafumi, il Caravaggio, Taddeo Zuccari, il Vignola, Diego Velasquez, Francesco Borromini, Arcangelo Corelli, Antonio da Sangallo il Giovane, Pietro da Cortona, Alessandro Algardi, Antonio Canova, Luigi Vanvitelli, Giuseppe Valadier, il Cavalier d'Arpino, Pirro Ligorio...
ingressso agli ambienti del Pantheon riservati alla Congregazione dei Virtuosi del Pantheon (nicchia a sinistra del portale, sotto il pronao)
Sono sepolti in questa cappella alcuni di loro: Perin del Vaga, Flaminio Vacca, Taddeo Zuccari, il Vignola, Bartolomeo Baronino e Arcangelo Corelli, come ricordato nelle epigrafi qui esposte. 

epigrafi dell'architetto Bartolomeo Baronino, del pittore Perin del Vaga e del pittore Taddeo Zuccari
epigrafi del pittore Domenico Belletti e del musicista Arcangelo Corelli
epigrafe dello scultore Flaminio Vacca
Sull'altare è posta una statua di S.Giuseppe con Gesù fanciullo, opera di Vincenzo De Rossi (1550/1560).

S.Giuseppe con Gesù fanciullo (Vincenzo De Rossi - 1550/1560)
Uno dei Virtuosi, Francesco Cozza realizzò nel 1661 i due dipinti ai lati dell'altare: L'Adorazione dei Pastori (a sinistra) e L'Adorazione dei Magi (a destra).

Adorazione dei Re Magi (Francesco Cozza - 1661)
Adorazione dei Pastori (Francesco Cozza - 1661)
Sulla parete sinistra della cappella si trova il rilievo in stucco che rappresenta il Sogno di S.Giuseppe (Paolo Benaglia - 1728), mentre sulla parete destra si trova il rilievo Riposo durante la fuga in Egitto (Carlo Monaldi - 1728).

Sogno di S.Giuseppe (Paolo Benaglia - 17728)
Riposo durante la fuga in Egitto (Carlo Monaldi - 1728)
La parte alta delle pareti è decorata con opere seicentesche: la Sibilla Cumana (Ludovico Gimignani - 1674), la Sibilla Eritrea (Giovanni Andrea Carlone - 1674), il Mosè (attribuito a Francesco Rosa - 1674), il David (Luigi Garzi - 1674) e il Padre Eterno (Giovan Battista Peruzzini - 1674).

Padre Eterno (Giovan Battista Peruzzini - 1674)
Mosè (Francesco Rosa - 1674)
David (Luigi Garzi - 1674)
Sibilla Cumana (Ludovico Gimignani - 1674)
Sibilla Eritrea (Giovanni Andrea Carlone - 1674)
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Segue l'edicola con la statua di Sant'Agnese, opera di Vincenzo Felici.

Sant'Agnese (Vincenzo Felici)
Sulla sinistra dell'edicola si trova il monumento funebre di Baldassarre Peruzzi con il busto che raffigura l'architetto tratto da un gesso di Giovanni Duprè (1921).

busto di Baldassarre Peruzzi (da gesso di Giovanni Duprè - 1921)
epigrafe funeraria di Baldassarre Peruzzi
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Nella cappella seguente si trovano le Tombe Reali di Umberto I e della Regina Margherita di Savoia.
Questa cappella era stata precedentemente dedicata a S.Michele Arcangelo e poi all'Apostolo Tommaso.

Cappella con le Tombe Reali di Umberto I e di Margherita di Savoia
La tomba, disegnata da Giuseppe Sacconi (1910) e terminata dal suo allievo Guido Cirilli, è costituita da una lastra d'alabastro con fregio in cui sono rappresentate figure femminili allegoriche: la Bontà è opera di Eugenio Maccagnani, mentre la Munificenza è stata realizzata da Arnaldo Zocchi.

Allegoria della Bontà (Eugenio Maccagnani)
Allegoria della Munificenza (Arnaldo Zocchi)

tomba della Regina Margherita di Savoia
Guardie d'onore davanti alle Tombe Reali
L'ara in porfido con le insegne reali è opera di Guido Cerilli.

ara con insegne reali (Guido Cerilli)
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L'edicola che segue conserva la statua della Madonna del Sasso di Lorenzo Lotti detto Lorenzetto, allievo di Raffaello, commissionata dallo stesso maestro urbinate per la sua sepoltura, che si trova al di sotto dell'edicola.

edicola della Madonna del Sasso con la tomba di Raffaello
 La statua (1524) è così chiamata perché poggia un piede su una pietra.

Madonna del Sasso (Lorenzetto - 1524)
Raffaello, che morì il 6 aprile 1520, scelse personalmente di essere sepolto in questa chiesa.

Sulla Tomba di Raffaello Sanzio è inciso un distico del cardinale Pietro Bembo:
"ILLE HIC EST RAPHAEL TIMUIT QUO SOSPITE VINCI / RERUM MAGNA PARENS ET MORIENTE MORI"
("Qui giace Raffaello dal quale, lui vivente, la Natura temette di essere vinta e, lui morendo, di morire anch'essa").
epigrafe funeraria di Raffaello con distico di Pietro Bembo (l'originale fu distrutto nel 1822)
Nel 1833 la tomba fu aperta per essere ispezionata, e il grande pittore fu sepolto in quella occasione in un sarcofago romano donato da papa Gregorio XVI.

sarcofago di Raffaello Sanzio
Un blocchetto in marmo con iscrizione ottocentesca posto davanti al sarcofago indica il luogo della precedente sepoltura.

iscrizione sul pavimento del luogo in cui furono trovati i resti di Raffaello
L'evento è riportato in una lapide e fu immortalato in un dipinto di Francesco Diofebi.

Apertura della tomba di Raffaello (Francesco Diofebi - 1836 - Museo Thorlvaldsen - Copenhagen)
L'attuale disposizione, progettata da Antonio Munoz, risale al 1911.

lapide in ricordo della riesumazione di Raffaello durante il pontificato di Gregorio XVI
Il busto di Raffaello è opera di Giuseppe Fabris (1833).

busto di Raffaello (Giuseppe Fabris - 1833)
A destra del sarcofago che racchiude "le ceneri e le ossa" di Raffaello Sanzio, si trova l'epigrafe di Maria Bibbiena, la fidanzata ufficiale del pittore, che così recita:
"A Maria Bibbiena sposa di lui, che con la morte prevenne le liete nozze e prima di esse fu portata via, ancora fanciulla".
lapide che ricorda Maria Bibbiena
La ragazza, nipote del cardinale Bernardo Dovizi da Bibbiena, non riposa però nel Pantheon.
A lei Raffaello preferiva una popolana di nome Margherita Luti, soprannominata la Fornarina, sua musa ispiratrice e modella, che forse il pittore sposò segretamente.
A sinistra del sarcofago si trova l'epigrafe della sepoltura di Annibale Carracci, che volle essere sepolto vicino a Raffaello.
L'iscrizione è di Carlo Maratta.

epigrafe funeraria di Annibale Carracci
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La cappella accanto è la Cappella della Crocifisso.

Cappella del Crocifisso
In questa cappella, come è stato ritrovato scritto sui resti di un cofanetto in legno, su un'urna e su una pergamena conservata nell'archivio della chiesa, veniva conservato il Volto Santo (chiamato anche Velo della Veronica), il panno di lino su cui sarebbe rimasta l'impronta del viso di Cristo, portato a Roma da Veronica, la pia donna che ne era in possesso, per guarire l'imperatore Tiberio (14/17 d.C.). Quando Veronica morì lasciò l'immagine sacra a papa Clemente I.
L'immagine sacra veniva conservata in una cassa chiusa da 13 serrature, le cui chiavi erano custodite ognuna da uno dei 13 caporioni della città.
Non si conosce la sorte di questa reliquia: si pensa sia stata distrutta dai Lanzichenecchi o sia conservata nella Basilica di S.Pietro.
Il Crocifisso ligneo della cappella è del XVI secolo.

Crocifisso ligneo (XVI sec.)
Appeso alla parete si trova il dipinto La Pentecoste di Pietro Labruzzi (1790).

La Pentecoste (Pietro Labruzzi - 1790)
Sul lato destro della cappella si trova il monumento funebre del cardinale Ercole Consalvi (segretario di Stato di Pio VII), opera di Bertel Thorvaldsen (1824), il cui bassorilievo mostra la Restituzione delle cinque province della Santa Sede.

monumento funebre del cardinale Ercole Consalvi - Restituzione delle cinque province alla Santa Sede (Bertel Thorvaldsen - 1824)
Nella cappella si trova anche il busto del cardinale Agostino Rivarola.

busto del cardinale Agostino Rivarola
Molti busti ed erme di uomini illustri presenti nella chiesa (principalmente quelli dei membri della Congregazione dei Virtuosi), furono fatti portare da Pio VII nella Protomoteca del Campidoglio, da lui fondata nel 1820.

Pantheon (foto concessami dall'amica Assunta Guglielmi)
Nella Chiesa di S.Maria ad Martyres si festeggia la Pentecoste (dal greco pentekostè heméra = cinquantesimo giorno, la festa cristiana che ricorda la discesa dello Spirito Santo sulla Madonna e sugli Apostoli riuniti, 50 giorni dopo la Pasqua), con una cerimonia davvero speciale.

Vigili del fuoco si preparano a salire sulla cupola del Pantheon
Vigili del fuoco sulla cupola del Pantheon
Dopo la Santa Messa (che ha inizio alle 10.30), alle 11.45/12.00 i vigili del fuoco, saliti sulla cupola, fanno scendere dall'oculo una pioggia di migliaia di petali di rose rosse sui fedeli.
Le 2000 rose rosse a stelo lungo e i 7 milioni di petali di rosa sono donati con impegno perpetuo dalla cittadina di Giffoni Valle Piana in provincia di Salerno.

caduta di petali di rosa dall'oculo del Pantheon (foto concessami dall'amica Assunta Guglielmi)
caduta di petali di rosa dall'oculo del Pantheon (foto concessami dall'amica Assunta Guglielmi)
caduta di petali di rosa dall'oculo del Pantheon (foto concessami dall'amica Assunta Guglielmi)
tappeto di petali di rosa nel Pantheon (foto concessami dall'amica Assunta Guglielmi)
I petali di rosa rossa simboleggiano le gocce del sangue di Cristo e le lingue di fuoco della sapienza.
La messa è cantata e recitata in aramaico (la lingua parlate da Cristo) e 12 bambini di etnia diversa donano rose ai partecipanti alla cerimonia.
L'antica cerimonia, che ha avuto inizio all'epoca dei primi cristiani duemila anni fa, è stata ripristinata nel 1995 dopo essere stata interrotta per alcuni anni.

Pantheon (foto concessami dall'amica Assunta Guglielmi)
Alla cerimonia partecipano i cavalieri e le dame del Sacro Ordine Militare Nemagnico Angelico Costantiniano di S.Giorgio e S.Stefano, costituito nel 1190 da Isacco II Angelo Comneno riorganizzando la vecchia Guardia Imperiale (istituita dall'imperatore Costantino) in Ordine Militare di S.Giorgio.
cavaliere e dama del Sacro Ordine Militare Nemagnico Angelico Costantiniano di S.Giorgio e S.Stefano

ATTENZIONE: se volete partecipare alla funzione vi consiglio di recarvi al Pantheon molto prima dell'inizio dell'apertura del monumento.
La fila di persone che vogliono assistere allo spettacolo gira intorno al Pantheon e alla piazza antistante, e quando il numero di visitatori supera quello permesso, per motivi di sicurezza viene vietato l'accesso...e non illudetevi, difficile vedere la pioggia attraverso le porte della chiesa spalancate!

petali di rosa sulla piazza del Pantheon (foto concessami dall'amica Assunta Guglielmi)
folla assiepata all'esterno del Pantheon

www.pantheonroma.com
Orari: feriali                            9.00/19.30
           domenica                      9.00/18.00
           festivi infrasettimanali  9.00/13.00



CONCLUSIONI
Il Pantheon, chiamato anche Rotonda o Chiesa di Santa Maria ad Martyres, è un luogo che affascina e stupisce perché ha saputo "trasformarsi per conservarsi", da luogo pagano in chiesa cristiana, ma mantenendo lo scopo per il quale è stato costruito: la venerazione verso il soprannaturale, rivolto originariamente verso tutti gli dei e poi verso un unico Dio, da luogo costruito da Agrippa per volere di Cibele che gli apparve in sogno, a chiesa dedicata alla Vergine Maria.
E' un luogo che ha attirato artisti famosi, che hanno voluto essere sepolti, uno vicino all'altro, e soprattutto vicini al grande maestro Raffaello, che per primo lo scelse come sua ultima dimora.
E' un luogo che è divenuto sacrario dei Reali d'Italia.
E' un luogo dove le regole matematiche, architettoniche, ingegneristiche e i canoni artistici hanno raggiunto livelli di perfezione.
Persino l'acustica è perfetta: il suono si moltiplica a seconda delle stagioni, del clima e dal punto in cui è emesso dalle 43 alle 46 volte.
E' da sempre meta di pellegrini, studiosi, amanti del bello e di numerosissimi turisti.

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