sabato 5 maggio 2018

Il Pantheon di Roma: tempio di tutti gli dei, passati, presenti e futuri


Nel Rione Pigna di Roma, nell'area denominata anticamente Campo Marzio, si erge l'antico Pantheon romano.
Una leggenda racconta che il tempio fu costruito sul punto in cui Romolo, fondatore di Roma, sette secoli prima era salito al cielo tra gli dei con una cerimonia durante l'imperversare di un nubifragio.
Nell'Ottocento Stendhal  nel suo racconto di viaggio Passeggiate Romane definì così questo monumento:
"Il più bel resto dell'antichità romana è senza dubbio il Pantheon. Questo tempio ha così poco sofferto, che ci appare come dovettero vederlo alla loro epoca i Romani".
Questo tempio pagano, divenuto poi un luogo di culto cristiano, è ancora oggi il meglio conservato tra i monumenti di epoca romana che si possono trovare a Roma.

La parola latina pantheon deriva dalle parole greche παν ("pan") = tutto e ϑεός ("theòn") = dio.
Questo edificio così denominato era quindi un tempio dedicato a tutti gli dei.

Penso che debba iniziare la descrizione di questo affascinante monumento facendo un'importante precisazione.
L'iscrizione in lettere di bronzo sull'architrave:
"M(arcus) Agrippa L(uci) f(ilius)co(n)s(ul) tertium fecit"
                                          ("Lo costruì Marco Agrippa, figlio di Lucio, console per la terza volta")

è stata collocata sul monumento dall'imperatore Adriano, quando decise di ricostruire tra il 118 e il 125 d.C. il tempio che aveva fatto erigere tra il 27 e il 25 a.C. Marco Vipsanio Agrippa, prefetto e console, ammiraglio e uomo politico, collaboratore e genero di Ottaviano Augusto, su un'area di sua proprietà, tra i Saepta Iulia e la Basilica di Nettuno (edifici sempre costruiti da Agrippa).
Questa iscrizione però non è quella originale, che fu depredata durante le numerose razzie che il monumento ha subito, ma bensì una copia ottocentesca. 

iscrizione dell'architrave del pronao
Il primo Pantheon costruito da Agrippa fu distrutto da due incendi (80 e 110 d.C.), e dopo essere stato restaurato da Domiziano e poi da Traiano, fu ricostruito infatti da Adriano, che non era solito far scrivere il suo nome sui monumenti da lui eretti (con l'unica eccezione del Tempio di Traiano).

Una leggenda racconta che Cibele apparve in sogno ad Agrippa e gli chiese di costruire un tempio. 
L'edificio fatto costruire da Agrippa come Augusteum, e perciò dedicato in particolare agli dei protettori della Gens Iulia (Marte e Venere), fu realizzato dall'architetto e ingegnere di origini cumane Lucio Cocceio Aucto.
Il tempio era di forma rettangolare, con facciata e pronao sul lato lungo e cella posta trasversalmente.
Era stato costruito in travertino e rivestito in marmo.
Le colonne avevano capitelli in bronzo ed era decorato con cariatidi poste su colonne e statue sul frontone scolpite da Diogene di Atene.
Nella cella si trovava la statua del Divo Giulio e nel pronao le statue di Ottaviano e di Agrippa.
Rispetto al secondo Pantheon il primo aveva un diverso orientamento: era orientato verso Sud, vale a dire che era girato rispetto a quello attuale di 180°.
Davanti all'ingresso al tempio si trovava una piazza di forma circolare pavimentata in travertino (che poi venne coperto di marmo), e racchiusa da un muretto in opera reticolata.
Non si ha la certezza del nome dell'architetto che realizzò il progetto del Pantheon fatto ricostruire da Adriano, ma probabilmente fu Apollodoro di Damasco.

Il tempio si affacciava su una piazza rettangolare porticata su tre lati (più lunga di quella attuale), con colonne di granito grigio e pavimentata con lastre di travertino.

Il nuovo edificio sacro era innalzato di 1,22m sul livello della strada tramite 5 scalini, mentre ora la facciata del Pantheon appare affossata rispetto all'area circostante.
Era costituito da un portico (pronao) con colonne corinzie, da una struttura rettangolare intermedia e da una cella circolare (chiamata "rotonda").

L'area occupata dalla cella del primo Pantheon fu occupata dal pronao e dalla struttura di collegamento tra questo e la cella.
La nuova cella fu costruita invece al posto della piazza augustea.

cella, avancorpo e pronao del Pantheon
Il pronao (34,20x15,62m - alto 14,84m) era ottastilo (cioè presentava 8 colonne in facciata).

pronao del Pantheon
Delle 16 colonne monolitiche totali di cui era composto, 8 erano in granito grigio (quelle di facciata), mentre le rimanenti 8, poste su due file in corrispondenza della prima, terza, sesta e ottava colonna frontale, erano di granito rosa provenienti dalla cava di Mons Claudianus in Egitto.

In questo modo il pronao era diviso in tre navate: quella centrale più ampia conduceva all'ingresso della cella, mentre le due laterali terminavano con due nicchie contenenti le statue di Ottaviano e di Agrippa.

nicchia sinistra del pronao (e ingresso ai locali della Congregazione dei Virtuosi del Pantheon)
nicchia destra del pronao
Le colonne erano lisce, avevano un fusto basale con un diametro di 1,48m.e pesavano ognuna circa 60 tonnellate.
Ogni fusto delle colonne presenta un apparente rigonfiamento a circa un terzo della sua altezza (entasi), per correggere la percezione data ad un osservatore lontano che la colonna si restringa di sezione verso la metà.
Le basi e capitelli corinzi delle colonne e la trabeazione erano di marmo pentelico (proveniente dalla Grecia).

colonne in granito grigio della facciata del pronao/ colonne in granito rosa che dividono in navate il pronao
colonne della facciata del pronao e sua navata centrale
Tre colonne di granito poste a sinistra della facciata furono tolte durante il Medioevo e sostituite nel XVII secolo da Alessandro VII e da Urbano VIII con altre provenienti dalle Terme Neroniane (che furono prima restaurate perché spezzate in due o tre parti).
I capitelli in marmo furono modellati su blocchi di marmo provenienti dal Pantheon stesso o dalla Chiesa di S.Silvestro in Capite, e portano i simboli araldici delle famiglie dei due papi: stella e monti (Chigi) e api (Barberini).

colonne in granito provenienti dalle Terme Neroniane (con evidenti tasselli di parti mancanti e giunture)
le tre colonne sostituite nel pronao
i capitelli delle colonne sostituite presentano i simboli araldici di papa Alessandro VII Chigi (monti e stella)
capitello della colonna sostituita con i simboli araldici di papa Urbano VIII Barberini (api)
La pavimentazione del pronao era in lastre di marmo bianco e granito grigio, che riproducevano disegni geometrici.

pavimentazione a disegni geometrici del pronao
Sotto la già citata iscrizione dell'architrave del pronao, fatta porre da Adriano, si trova una seconda iscrizione ("Pantheum vetustate corrumptuum cum culto restituerunt", poco leggibile), che ricorda i restauri attuati da Settimio Severo e da Caracalla (202 d.C.).
Il frontone doveva essere decorato da un un fregio in bronzo (forse un'aquila ad ali spiegate con una corona di quercia nel becco, simbolo di potere), del quale rimangono oggi solo i fori delle grappe metalliche e dei perni di sostegno.

capitelli corinzi, iscrizione e frontone con fori dei perni di sostegno di una decorazione
Il pronao presentava un tetto a doppio spiovente sorretto da capriate in legno di cedro coperte da lastre di bronzo.

capriate lignee del soffitto del pronao
capriate lignee del soffitto del pronao
Queste lastre bronzee furono asportate (1625 o 1632) da papa Urbano VIII Barberini per realizzarvi 80 cannoni per Castel Sant'Angelo e le celebri colonne tortili del baldacchino dell'altare di S.Pietro realizzate da Lorenzo Bernini.
In totale vennero fusi 1800 quintali di bronzo.
Per questo spoglio attuato dal papa Barberini è celebre la locuzione latina:
"Quod non fecerunt barbari, fecerunt Barberini"
                                                                             ("Quel che non fecero i barbari fecero i Barberini")

L'autore di questa "pasquinata" fu probabilmente l'ambasciatore di Mantova il monsignore Carlo  Castelli.


Tra il pronao e la cella circolare si trovava una struttura di collegamento costruita in laterizio e ricoperta in marno pentelico: un avancorpo.
All'esterno e accanto alla porta d'accesso alla cella questo avancorpo era decorato con lesene intervallate da pannelli con ghirlande, simboli sacerdotali e strumenti sacrificali, sotto le quali furono poi affisse epigrafi commemorative di restauri.

decorazione in marmo dell'esterno dell'avancorpo
decorazione in marmo dell'esterno dell'avancorpo
decorazione in marmo dell'esterno dell'avancorpo
decorazione a ghirlande, strumenti sacrificali e simboli sacerdotali dei pannelli marmorei dell'avancorpo
decorazione a ghirlande, strumenti sacrificali e simboli sacerdotali dei pannelli marmorei dell'avancorpo e iscrizione che ricorda i restauri attuati da Pio IX
decorazione a ghirlande, strumenti sacrificali e simboli sacerdotali dei pannelli marmorei dell'avancorpo e iscrizione che ricorda gli interventi attuati da Urbano VIII
decorazione a ghirlande, strumenti sacrificali e simboli sacerdotali dei pannelli marmorei dell'avancorpo e iscrizione che ricorda gli interventi attuati da Urbano VIII
epigrafe medievale posta nel pronao a destra del portale
In questa struttura di collegamento erano state ricavate in due possenti pilastri due scale che permettevano di accedere alle parti alte del tempio (è rimasta solo quella di sinistra).

Se si osserva dall'esterno l'avancorpo si nota che la struttura ha la stessa altezza del tamburo della cella e che il timpano della sua facciata si può vedere solo a grande distanza perché nascosto dal frontale del pronao.

altezza dell'avancorpo uguale al cilindro della cella / il frontone dell'avancorpo nascosto dal frontone del pronao
La porta di legno ricoperta in bronzo che permette di accedere alla cella è ancora quella originale.
E' la più grande porta antica rimasta integra e funzionante delle tre che ancora si trovano a Roma (le altre due sono quella della Curia che oggi si trova nella  Basilica di S.Giovanni in Laterano e quella del Mausoleo di Romolo nel Foro).

ingresso alla cella del Pantheon
E' alta 7,53bm. ed è larga 4,90m
E' affiancata da paraste scanalate in bronzo e sormontata da una trabeazione in legno e da una griglia.
Il portale è poi inquadrato da una cornice in marmo bianco modanata.
La trabeazione lignea, la griglia e le paraste bronzee fanno parte di un sistema che permette la manutenzione e l'apertura delle ante.
La porta fu restaurata nel Seicento e le vennero aggiunti borchie in bronzo e quattro cartigli con i busti della Madonna e di Cristo.

porta in bronzo del Pantheon
porta del Pantheon
particolare della porta del Pantheon: borchie e cartigli con i busti della Madonna e di Cristo

Varcata la soglia di marmo verde africano si entra nella cella circolare del tempio, chiamata per la sua
forma "Rotonda" (termine dal quale prende il nome la piazza posta dinanzi al Pantheon).  
"Credo che questa volta immensa, sospesa sulla testa senza apparente sostegno, dia agli sciocchi il senso della paura; ma ben presto si tranquillizzano e dicono: “E’ per farmi piacere che si son presi la pena di darmi una sensazione così forte!“. "
                                                                                                       (Stendhal - Passeggiate Romane)

La cella è costituita da un cilindro coperto da una cupola semisferica.
Il muro cilindrico spesso 6m poggia su un anello di calcestruzzo largo 7,30m e profondo 4,50m.

 
L'altezza del cilindro (21,72m) è esattamente uguale al raggio della semisfera, questo significa che nello spazio interno della cella entrerebbe una sfera perfetta con diametro di 43,44 m., al cui interno a sua volta si potrebbe iscrivere un quadrato perfetto.

Questo edificio obbedisce quindi alle leggi di Vitruvio (un quadrato iscritto in un cerchio).
Il quadrato ha sempre rappresentato la razionalità (e quindi l'uomo), il cerchio l'infinito, l'universo (e quindi il divino).


I rapporti tra queste figure iscritte conduce al rapporto aureo o sezione aurea, il rapporto matematico chiamato phi (φ), riconosciuto come ideale di bellezza e armonia, riscontrato sia in natura (spirale delle conchiglie, disposizione dei petali di rosa), che nell'arte (La Gioconda, La Vergine delle Rocce, Il S.Gerolamo e Il Cenacolo di Leonardo, La Primavera del Botticelli, la Guernica di Picasso, il Partenone di Atene, Piramide di Cheope, il Duomo di Milano e Notre-Dame a Parigi, la facciata del Palazzo dell'ONU e il Museo Guggenheim a New York), e persino nelle composizioni musicali (di Debussy, Bela Bartok e Stravinsky).

Il muro cilindrico è costituito esternamente da tre settori sovrapposti sottolineati da cornici con mensole, che nascondono esternamente la cupola per un terzo della sua altezza.

cilindro della cella
cornici con mensole del cilindro della cella
Esternamente la cella non presenta decorazioni in quanto in antico non era separata dagli edifici che la circondavano.
Sulla parete della parte posteriore della cella si possono vedere ancora la parete in laterizio con decorazioni di delfini e tridenti della Basilica di Nettuno, edificio destinato ad incontri d'affari,costruito da Agrippa e ricostruito da Adriano.
Alcuni frammenti marmorei della basilica sono stati riutilizzati nella costruzione dei gradini della Basilica di S.Pietro, mentre parte del fregio fu collocato nel Duomo di Pisa.
Basilica di Nettuno e Pantheon
parete della Basilica di Nettuno
particolare della decorazione della Basilica di Nettuno
particolare della decorazione della Basilica di Nettuno
particolare della decorazione della Basilica di Nettuno
nicchia semicircolare della Basilica di Nettuno
Lungo il lato sinistro del Pantheon rimane invece il muro di fondo del Portico degli Argonauti, un muro in laterizio scandito da nicchie rettangolari, l'unica parte superstite dei cosiddetti Saepta Iulia, il piazzale porticato tardo repubblicano destinato alle elezioni pubbliche, divenuto sotto Augusto una monumentale piazza.
muro di fondo del Portico degli Argonauti dei Saepta Iula
muro di fondo del Portico degli Argonauti dei Saepta Iula

Man mano che la muratura della cella sale verso la sommità della cupola, lo spessore diminuisce (passa da 6m a 1,50m) e si va alleggerendo grazie al diverso peso specifico dei materiali di cui è composto:
- il settore inferiore del cilindro è composto da strati di calcestruzzo alternati a scaglie di travertino e
  di tufo
- il settore centrale del cilindro è composto da strati di calcestruzzo alternati a scaglie di tufo e di
  mattoni
- il settore superiore del cilindro è composto da strati di calcestruzzo con scaglie di mattoni
- il settore inferiore della cupola è composto da strati di calcestruzzo alternati con scaglie di tufo e
  mattoni
- il settore superiore della cupola è composto di strati di calcestruzzo alternati con scaglie di tufo e di
  lapilli e pietra pomice.
La malta del calcestruzzo romano era composta da sabbia e calce, che calcifica sempre più col passare del tempo, rendendo stabile questo edificio costruito su un terreno originariamente acquitrinoso.
Lo spessore delle pareti del cilindro non è pieno, ma si possono notare all'interno della cella otto nicchie (alternativamente rettangolari e semicircolari), che separano tra loro otto piloni.
I piloni che sorreggono la cupola, a loro volta presentano ognuno un vano di forma semicircolare che comunica con l'esterno.

pianta del Pantheon
Inoltre la muratura presenta in più punti volte e archi di scarico.

visibili archi di scarico nella costruzione del cilindro della cella
Anche la struttura in laterizio che si nota sul retro dell'edificio, posta tra la cella del Pantheon e il muro della Basilica di Nettuno, è una soluzione strutturale per rinforzare la stabilità della costruzione.

struttura di rinforzo nel retro del Pantheon
struttura di rinforzo nel retro del Pantheon
Questi sono alcuni degli accorgimenti adottati dagli ingegneri romani per la costruzione di questo edificio, che lo hanno reso solido per secoli.

Il cilindro della cella presenta internamente due livelli di ordini corinzi sovrapposti.

interno della cella del Pantheon
Al livello inferiore 6 nicchie, alternativamente a pianta rettangolare (con tre nicchie) e semicircolare (con nicchia sul fondo).
Le nicchie sono inquadrate da paraste corinzie scanalate, e schermate da due colonne corinzie scanalate di giallo antico (quelle delle nicchie rettangolari) o di pavonazzetto (quelle semicircolari), con capitelli in marmo bianco. 
A queste nicchie si aggiungono la nicchia oggi occupata dall'abside della chiesa e il vano d'ingresso.
 
colonne scanalate schermano le nicchie
alternanza di nicchie ed edicole / vano d'ingresso
Sulle pareti rivestite di marmo che dividono le nicchie sporgono 8 edicole, che presentano colonnine in porfido, giallo antico e granito, con frontoni triangolari o curvilinei.

un'edicola con frontone triangolare colonnine in giallo antico
un'edicola con frontone curvilineo e colonnine in porfido
L'esedra dell'abside, con catino a semicupola rivestito in marmo e scandito da quattro lesene corinzie, è invece fiancheggiata da colonne in pavonazzetto sporgenti.
esedra dell'abside
Si pensa che le 7 nicchie contenessero le statue dei 7 pianeti: Sole, Luna, Venere, Saturno, Giove, Mercurio e Marte.
Una leggenda narra che il Pantheon contenesse  i simulacri di tutte le province dell'Impero che segnalavano con il suono di campanellini i focolai di rivolta o le minacce esterne.
Al di sopra del primo livello corre una trabeazione continua (tranne che a livello dell'abside), costituita da una cornice in marmo e da un fregio in porfido.

trabeazione a livello del catino dell'abside
Il secondo livello del cilindro ha una decorazione con specchiature quadrate alternate a finestre timpanate che affacciano nel corridoio di alleggerimento del cilindro.

specchiature e finte finestre del secondo livello della decorazione del cilindro
Ma questa non è la decorazione originale romana, che presentava una decorazione in opus sectile: un rivestimento in lastre di marmi colorati, paraste corinzie in porfido e finestre che si alternavano a nicchie (di cui rimane solo una piccola porzione nell settore Sud-Ovest della cella).
Fu Benedetto XIV a chiedere a Paolo Posi di sostituirla con quella attuale nel 1747.
porzione dell'antica decorazione a paraste del secondo livello
Il pavimento non è originale, ma venne rifatto fedelmente nel 1873.
E' rivestito in lastre che formano 89 quadrati con iscritti alternativamente cerchi e quadrati più piccoli: i quadrati sono bordati di giallo antico o porfido rosso, con quadrati iscritti in pavonazzetto e rotae in granito grigio del Foro o in porfido rosso.

pavimento del Pantheon
alternanza di colori e forme nel pavimento del Pantheon
quadrato in giallo antico con rota in granito grigio del Foro

quadrato in giallo antico con rota porfido rosso
quadrato in porfido rosso e quadrato interno in pavonazzetto













Ma vediamo ora in dettaglio il capolavoro d'ingegneria che rappresenta la cupola del Pantheon, una tra le più grandi al mondo, la più grande costruita in calcestruzzo non armato.

cupola del Pantheon
Nel 1452 Leon Battista Alberti mostrò nel suo De re de aedificatoria una grande ammirazione per la cupola del Pantheon.
Come ho già detto la cupola ha un diametro di 43,30m e pesa 5.000t.
Esternamente è composta da sette anelli sovrapposti, di cui solo quello inferiore conserva tutt'oggi il rivestimento in marmo.

cupola del Pantheon
Il rinfianco della cupola, cioè l'appesantimento della parte più esterna, verticalizza le spinte orizzontali, che altrimenti avrebbero potuto far collassare il sottostante tamburo.
La cupola fu costruita con un getto unico al di sopra di un'enorme centina in legno.

La cupola oggi è ricoperta in piombo (fatte porre da Gregorio III nell'VIII secolo), ma era originariamente ricoperta da sfavillanti tegole in bronzo dorato a forma di squame di pesce.
Queste vennero nel 655 smontate, insieme al fregio del timpano del pronao,  dall'imperatore Costante II, che le fece caricare sulle sue navi insieme ad altre opere d'arte in bronzo depredate in città nei suoi soli dodici giorni di permanenza a Roma. Costante fu ucciso a Siracusa e la nave che trasportava il suo bottino cadde in mano dei Saraceni.
lacunari e oculo della volta emisferica
Internamente la cupola presenta una decorazione con 5 ordini di lacunari concentrici (28 per ordine), che divengono meno grandi e meno profondi man mano che raggiungono l'oculo centrale.
I primi quattro ordini sono costituiti da lacunari che sembrano contenere ognuno quattro lacunari uno dentro l'altro, mentre l'ultimo ordine sembra contenerne solo tre.
Il ventotto è considerato un numero perfetto perché è uno di quei numeri pari alla somma dei loro divisori a esclusione di se stessi (28= 1+2+4+7+14), ma anche somma dei primi sette numeri (28= 1+2+3+4+5+6+7).
I 140 cassettoni quadrangolari, un tempo decorati con rosette, contribuiscono ad alleggere la struttura della cupola, e formando una rete di nervature la rendono più resistente.

Il grande oculo centrale, unica sorgente di luce del Pantheon, è largo circa 9m.
Il margine in bronzo è ancora quello originale.

Ci sono alcune leggende che riguardano il Pantheon e una l'oculo della sua cupola.
Si racconta che l'oculo fosse chiuso in antico da l'enorme pigna in bronzo dorato, portata da Troia a Costantinopoli e poi a Roma, che si trova oggi nel Cortile della Pigna in Vaticano. Quando il Pantheon divenne una chiesa consacrata da Bonifacio IV, gli spiriti maligni fuggendo se la portarono via e si venne a creare così l'oculo.
pigna in bronzo (Cortile della Pigna - Vaticano)

Il raggio di luce che entra attraverso l'oculo disegna all'interno una meridiana solare senza gnomone.

fascio di luce che colpisce i lacunari della volta
fascio di luce che colpisce i lacunari della volta
fascio di luce nel Pantheon (foto concessami dall'amica Assunta Guglielmi)
Questo fa si che:
- il 21 aprile (equinozio di primavera e Natale di Roma) e il 21 settembre (equinozio d'autunno), il raggio di luce che entra dall'oculo attraversi alle 12.00 (o meglio alle 13.00 per l'ora legale) la grata del portale d'ingresso della cella e illumini il pronao
- il 21 giugno, solstizio d'estate, il raggio formi un disco di luce di 9m sul pavimento.

solstizio d'estate nel Pantheon (foto concessami dall'amica Assunta Guglielmi)
solstizio d'estate nel Pantheon (foto concessami dall'amica Assunta Guglielmi)
Quando piove la corrente d'aria ascensionale che si genera all'interno fa si che le gocce d'acqua piovana che entrano dall'oculo si frantumino: è il cosiddetto "effetto camino".

La pioggia che riesce ad entrare nell'edificio viene fatta defluire in 22 fori di scolo realizzati nel pavimento, che per raccogliere al centro l'acqua piovana è stato realizzato convesso verso i lati e concavo in corrispondenza del centro della cella.

fori di scolo della acqua piovana posti nel pavimento
fori di scolo della acqua piovana posti nel pavimento
CURIOSITÀ: una leggenda medievale racconta l'origine del fossato che circonda il Pantheon.
Il mago Pietro Bailardo era entrato nel Pantheon per confessarsi.
Ad attenderlo fuori c'era il diavolo che voleva essere pagato per i suoi servigi.
Quando il mago uscì pagò il diavolo con quattro noci e si rifugiò di nuovo nella chiesa.
Il diavolo, arrabbiato per l'oltraggio subito, sprofondò nelle viscere della terra tra le fiamme, o c'era chi raccontava che il diavolo girò tanto a lungo intorno al Pantheon da scavare un fossato.

Ma la storia di questo spettacolare monumento non si è fermata all'epoca romana, ma si è protratta nei secoli...la continuazione della storia sarà argomento del mio prossimo post.


www.pantheonroma.com
Orari: feriali                            9.00/19.30
           domenica                      9.00/18.00
           festivi infrasettimanali  9.00/13.00



CONCLUSIONI 
Il Pantheon è un esempio di architettura classica romana che ha saputo fondere arte greca con arte romana, l'architettura di tradizione ellenistica con la tecnica delle volte cementizie di cui gli ingegneri romani erano esperti.
E' stato il primo esempio di un tempio costituito da un pronao e da una cella circolare con cupola, che verrà poi riproposto in molti edifici dei secoli successivi.
Alle sue forme s'ispirarono Andrea Palladio, gli architetti georgiani, i neoclassici e quelli dell'Ottocento.
Il Pantheon, nonostante sia stato costruito con tecniche di molti secoli fa, è riuscito a rimanere in piedi sino ad oggi tramandandoci il fascino e la sorpresa che hanno colpito tutti i fedeli, i visitatori e i viaggiatori di ogni epoca che hanno varcato la soglia di questo eterno luogo di culto.
E' un capolavoro di perfezione, di bellezza, di armonia, di matematica, d'ingegneria e d'architettura.
Michelangelo lo definì:
               "Opera di angeli e non di uomini".


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