domenica 2 aprile 2017

La Tomba di Giulio II e il Mosè di Michelangelo


Un capolavoro dell'arte italiana come il Mosè di Michelangelo, e la Tomba di Giulio II nel quale è inserita l'opera, non possono non meritare una visita e un mio post.

Nel 1505 Michelangelo Buonarroti, dopo il successo conseguito con la realizzazione a Firenze del David, venne chiamato a Roma da Papa Giulio II Della Rovere per progettare e scolpire la sua tomba.

Michelangelo a Bologna si presenta a Giulio II (XVII sec. - Anastasio Fontebuoni - Casa Buonarroti - Firenze)
Originariamente progettata per essere collocata nella nuova Basilica di S.Pietro ancora in costruzione, trovò invece la sua definitiva sede nel 1545 nel transetto destro della Basilica di S.Pietro in Vincoli a Roma, dopo ben quarant'anni dal suo primo progetto.

Furono infatti molti i ripensamenti e i ridimensionamenti che allontanarono l'opera dal disegno iniziale, e che arrecarono a Michelangelo tormento e inquietudine.
Egli stesso definì quest'opera
"La tragedia della mia vita".

Il primo progetto del 1505, da collocarsi nella Basilica Vaticana dove oggi si trova il famoso baldacchino del Bernini, prevedeva un monumento a pianta rettangolare, una piramide scultorea alta 8m, comprendete quaranta statue.

primo progetto della Tomba di Giulio II (1505)
Nel registro superiore erano previste le statue del Mosè, di S.Paolo (in pendant con il Mosè perché entrambi avevano ricevuto la visione di Dio), della Vita attiva e della Vita contemplativa.

Nel registro inferiore invece dovevano essere scolpite Vittorie alate e Prigioni (ovvero delle statue di ignudi maschili incatenati, rappresentanti le Province assoggettate allo Stato Pontificio, o le Arti liberali prigioniere dopo la morte del Papa).

Due dei sei famosi Prigioni, le "statue non-finite" scolpite da Michelangelo per la Tomba di Giulio II, sono conservati al Musée du Louvre: lo Schiavo Ribelle e lo Schiavo Morente.

Schiavo morente e lo Schiavo Ribelle (Michelangelo - Musée du Louvre)
Non utilizzati nel progetto finale del monumento funebre, i due Prigioni furono infatti donati dallo stesso Michelangelo al fiorentino Roberto Strozzi, per sdebitarsi dell'accoglienza ricevuta nella sua casa romana durante la sua malattia nel 1544 enel 1546.
Strozzi, esiliato a Lione a sua volta le offrì al re di Francia.
Vennero poi sistemati in due nicchie nel Château d’Écouen, proprietà di Anne de Montmorency.
Successivamente vennero regalate al cardinale de Richelieu che le portò nel suo château di Poitou.
Gianlorenzo Bernini li vide in questo castello e ne fece un'illustrazione.

Schiavo morente (Michelangelo - Musée du Louvre)
Schiavo Ribelle (Michelangelo - Musée du Louvre)

Lo Schiavo Ribelle ricorda molto il Laocoonte, la statua ritrovata durante gli scavi alla Domus Aurea ai quali Michelangelo assistette.

Laocoonte (Musei Vaticani)
Gli altri quattro Prigioni sono custoditi alla Galleria dell'Accademia di Firenze: lo Schiavo Atlante, lo Schiavo Barbuto, lo Schiavo Giovane e lo Schiavo che si sveglia (1530/1534).

Schiavo Giovane
Schiavo Atlante

Schiavo che si sveglia
Schiavo Barbuto






















Il Genio della Vittoria, realizzato per una nicchia del basamento della tomba, è invece conservato nel Salone dei cinquecento di Palazzo Vecchio, sempre a Firenze, città nella quale le statue furono scolpite.

Genio della Vittoria (Michelangelo Buonarroti - Salone dei Cinquecento - Palazzo Vecchio - Firenze)
Sulla sommità del monumento ci sarebbe dovuta essere la statua distesa del Pontefice, accompagnata da due angeli, tra rilievi bronzei e fregi allegorici.

Il vero e proprio catafalco del Papa si sarebbe dovuto trovare all'interno della struttura monumentale.

Giulio II, concentrato sulla realizzazione della Basilica Vaticana, e distolto dai progetti proposti da altri artisti della corte papale, invidiosi di Michelangelo, accantonò il suo interesse per l'opera che il Buonarroti si stava accingendo a realizzare, provocando così la delusione dell'artista e il suo allontanamento da Roma.

Giulio II chiese a Michelangelo di riprendere i lavori della sua tomba, dopo che l'artista realizzò la statua in bronzo del Pontefice da porre sulla facciata della Chiesa di S.Petronio a Bologna (opera andata distrutta).

Giulio II ordina i lavori del Vaticano e di S.Pietro a Bramante, Michelangelo e Raffaello (Horace Vernet 1827/1833 - Musèe du Louvre - soffitto sala Musèe Charles X)
Michelangelo fece ritorno a Roma solo nel 1512, richiamato dal pontefice per la continuazione della sua tomba e per affrescare la volta della Cappella Sistina.

Nel 1513 Giulio II morì, lasciando l'onere ai suoi eredi di far finire l'opera a Michelangelo.
Non potendo sostenere le spese di un'opera così monumentale, furono apportate delle modifiche al primo progetto, ridimensionandolo.

Il secondo progetto del 1513 prevedeva la riduzione del numero delle statue, un affiancamento del monumento alla parete della basilica, trasformandolo in una monumentale facciata.
Si decise poi di non tumulare più il pontefice all'interno del monumento, che invece riposa insieme allo zio Sisto IV nella Basilica Vaticana.

secondo progetto della Tomba di Giulio II (1513)

Nel progetto venne aggiunta la statua della Madonna col Bambino racchiusa in una mandorla, sormontata da una volta poggiante su pilastri.
In questo modo il monumento, anche se ridotto in profondità, doveva essere più alto.

Nel terzo progetto del 1516 venne ridotto lo spessore del monumento e il numero delle statue (che scese a venti).

terzo progetto della Tomba di Giulio II (1516)

La statua del pontefice doveva essere sorretta da due figure, mentre veniva eliminato il catafalco.

Michelangelo però venne di nuovo distolto dalla sua opera, essendo stato incaricato da Leone X di occuparsi della facciata della Chiesa di S.Lorenzo a Firenze, e perciò anche questo progetto fu accantonato.


Il quarto progetto risale al 1526 e doveva essere un'ulteriore semplificazione di quello precedente.
Gli screzi tra gli eredi di Giulio II e Michelangelo aumentarono per l'inadempienza dell'artista agli accordi presi.


Il quinto progetto del 1532 vide la decisione di spostare il monumento funebre nella Basilica di S.Pietro in Vincoli e l'utilizzo di statue già realizzate in precedenza.

quinto progetto della Tomba di Giulio II (1532)
Clemente VII de' Medici chiese a Michelangelo di realizzare le Tombe Medicee e la Sacrestia Nuova a Firenze.

Paolo III affidò a Michelangelo la decorazione del Giudizio Universale nella Cappella Sistina, e la decorazione della Cappella Paolina.

Così anche questa volta l'artista abbandonò la sua travagliata opera.
Per questo gli eredi di Giulio II gli fecero causa.

Il sesto progetto, e finalmente l'ultimo, fu del 1542 e prevedette la collaborazione di alcuni artisti guidati da Michelangelo per terminare l'opera.
La tomba fu finalmente compiuta nel 1545.

Tomba di Giulio II
L'architettura del piano superiore venne affidata a Giovanni di Marchesi e a Francesco d'Urbino.

Tomba di Giulio II
Contribuirono alla realizzazione dell'opera anche Donato Benti e Jacopo Del Duca.

registro superiore del monumento: Sibilla, Madonna col Bambino, Giulio II e Profeta
La Madonna col Bambino, il Profeta e la Sibilla che occupano, insieme alla statua di Giulio II, il registro superiore del monumento, furono sbozzate da Michelangelo, e affidate poi a Raffaello da Montelupo, che aveva collaborato anche alla realizzazione delle Tombe Medicee.
Domenico Fancelli ebbe il compito di terminarle.

Sibilla
Per la posizione delle gambe, la statua del Profeta (come anche quella del Mosè), richiama alla mente il Profeta Isaia affrescato da Raffaello sul terzo pilastro di sinistra della navata centrale nella Basilica di Sant'Agostino a Roma.

Profeta
Ma il Profeta Isaia di Raffaello ricorda a sua volta le torsioni michelangiolesche delle figure della Cappella Sistina.

Profeta Isaia (Raffaello - Basilica di Sant'Agostino - Roma)
La statua del Pontefice disteso, inizialmente attribuita a Tommaso Boscoli, è stata ultimamente riconosciuta come opera di Michelangelo, come anche le statue di Lia, di Rachele e del famosissimo Mosè.

Giulio II e Madonna col Bambino

Il registro inferiore è occupato dalle statue di Rachele, Mosè, Lia ed erme.

registro inferiore: Rachele, Mosè, Lia ed erme
Le statue di Lia e di Rachele andarono a sostituire nell'ultimo progetto le statue dello Schiavo Ribelle e dello Schiavo Morente.
 
Rachele, nella nicchia sinistra, è l'eroina biblica raffigurata incappucciata e con mantello, che rivolge gli occhi al cielo e congiunge le mani nella posizione della Speranza.
Per questo rappresenta l'allegoria della Vita Contemplativa.
In questo caso la Salvezza deriverebbe dalla preghiera.


Rachele
Lia invece, l'eroina biblica raffigurata come matrona romana, rappresentata la Vita attiva, la Salvezza ottenuta con l'operare.

Lia
Si pensa che Michelangelo abbia tratto ispirazione per la realizzazione di questa statua dall'affresco della Maddalena di Polidoro da Caravaggio (1530), presente nella Chiesa di S.Silvestro al Quirinale, chiesa da lui frequentata insieme a Vittoria Colonna e agli esponenti del gruppo riformista degli Spirituali, durante il periodo della Controriforma.

Maddalena (1530 - Polidoro da Caravaggo - Chiesa di S.Silvestro al Quirinale)

Il Mosè, statua di marmo di Carrara alta 2,32m, posta al centro del registro inferiore nell'ultimo progetto del monumento, venne scolpita tra il 1513 e il 1515, ma subì un ripensamento dell'artista dopo il 1542.

Mosè (Michelangelo)
Michelangelo per realizzare il Mosè, come già detto, è stato chiaramente influenzato dalle opere di Raffaello.
Mosè è raffigurato seduto come i maestri antichi ritratti nei bassorilievi romani, con le Tavole della Legge in mano, come S.Giovanni Evangelista di Donatello o appunto il Profeta Isaia di Raffaello.

S.Giovanni Evangelista (Donatello - Museo dell'Opera del Duomo - Firenze)
L'artista si è però anche ispirato al Torso del Belvedere, opera greca del I secolo a.C. firmata da Apollonio di Atene (Musei Vaticani) e al S.Giovanni Evangelista di Donatello (Museo dell'Opera del Duomo di Firenze), per la carica trattenuta del volto, concentrato e contratto del suo Mosè.

Torso del Belvedere (Musei Vaticani)
Mosè appare irritato,ha uno sguardo definito "terribile" perché, sceso dal Monte Sinai con le Tavole della Legge (che stranamente sono state raffigurate capovolte, come se fossero cadute), scopre che gli Israeliti erano intenti a venerare il vitello d'oro.

Mosè (Michelangelo)
Si pensa che la torsione che Michelangelo fece subire alla statua circa 25 anni dopo la realizzazione dell'opera, si debba attribuire ad un motivo religioso.
Il Buonarroti volle distogliere lo sguardo di Mosè dall'altare che conservava le catene di S.Pietro, perché la loro venerazione era legata alla concessione delle indulgenze ai pellegrini in cambio di denaro: il nuovo vitello d'oro.

Contribuì forse a portarlo verso questa decisione l'amicizia con il Cardinale Giovanni Morone, esponente degli Spirituali, accusato di eresia per il suo disprezzo verso le reliquie causa della superstizione, e in particolare verso i "vincoli".

Mosè (Michelangelo)
Per poter ruotare il viso del Mosè verso sinistra, Michelangelo abbassò di 7cm la seduta, rimpicciolì il ginocchio sinistro, per poter portare indietro la gamba, e girò la barba a destra, per la mancanza di marmo nella parte sinistra.
Il naso venne quindi ricavato dalla gota sinistra.

Vasari disse che la barba del Mosè era più
"opera di pennello che di scalpello".
Sulla testa del Mosè appaiono due corna, derivate dell'errata interpretazione del Libro dell'Esodo (tradotto da S.Gerolamo nella "Volgata"), dove si dice che Mosè scese dal Monte Sinai con in fronte due raggi di luce.
La parola ebraica "karnaim" o "karan"  significa "raggi", ma venne confusa con la parola "Keren" che significa "corna".

Durante l'ultimo restauro al quale il Mosè è stato sottoposto, sono emerse delle novità nel campo degli studi che riguardano questo capolavoro del grande Michelangelo.


Si è scoperto infatti che la superficie marmorea è stata trattata da Michelangelo in maniera differente, usando strumenti diversi per ottenere differenti gradi di finitura, di luminosità e tridimensionalità.

Per ottenere una diversa riflessione della luce in alcune parti del corpo del Mosè, Michelangelo ha infatti usato la tecnica "a lustro", procedimento chimico-fisico che adopera fogli di piombo e ossalati (di solito si usava urina di bambino), per ottenere un effetto più lucente e rifrangente della luce.

Altre parti del corpo scolpite furono invece trattate con la pomice e sabbie abrasive.
Altre ancora vennero scolpite solo con calcagnoli, scalpelli corti a due denti.

In origine la Tomba di Giulio II riceveva luce da una finestra posta alla destra del monumento.
Questa finestra venne chiusa nel 1860, e questa chiusura annullò l'effetto studiato da Michelangelo per dare risalto alla sua opera.

Ora dietro quella finestra si trova uno sgabuzzino per scope dell'Università.

finestra murata della basilica
Per poter ridonare quell'importante luce al Mosè e al monumento funebre in cui la statua è inserita, Mario Nanni, maestro della luce, si è avvalso di tecniche informatiche e di una sofisticata illuminazione con lampade a led, che è andata a sostituire la luce naturale che nelle diverse ore del giorno entrava da quella apertura della chiesa.

Il gioco di luce che esalta la bellezza dell'opera, ricostruisce l'aurora, l'alba, il tramonto, il crepuscolo e la luce lunare.
La resa cromatica sfuma dagli arancioni ai rossi.


























Michelangelo è ritornato a essere così il grande scultore del marmo... e della luce!


CURIOSITÀ:

Ercole Gonzaga, Cardinale di Mantova, vedendo il Mosè disse:
"Questa sola statua è bastante a fare onore alla sepoltura di papa Giulio".

Viene anche raccontato che Michelangelo, per il realismo della sua opera, colpì il ginocchio del Mosè con un martello ed esclamò:
"Perché non parli?".
C'è chi ha voluto vedere nel viso del Mosè il ritratto di Giulio II, e chi quelle di Michelangelo stesso.


Orario della Basilica di S.Pietro in Vincoli: 8.00/12.30  15.00/19.00
Costo: GRATIS

CONCLUSIONI
Se si fosse realizzato il primo progetto del monumento funebre voluto da Giulio II come sua ultima dimora e testimonianza della sua grandezza terrena, sarebbe stata realizzata la tomba scolpita più grandiosa della storia.
E' anche vero però che se Michelangelo avesse lavorato intensamente e in modo continuativo alla Tomba di Giulio II, non ci avrebbe lasciato opere come gli affreschi della Cappella Sistina, il Giudizio Universale o le Tombe Medicee.
La storia ha voluto che andasse così, e non possiamo che godere della bellezza dell'arte che in ogni caso il grande maestro ci ha lasciato!
Consiglio anche a chi conosce già il Mosè di ritornare a visitare quest'opera di Michelangelo, per vederla nella sua nuova e al tempo stesso antica "luce", e scoprirla in una nuova veste, che ne amplifica la bellezza.


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