domenica 24 marzo 2019

Napoli: la Basilica di S.Domenico Maggiore


La Basilica di S.Domenico Maggiore fa parte di uno dei più importanti complessi monastici del centro storico di Napoli.

Si trova collocata tra il Decumano Maggiore e il Decumano Inferiore.

In epoca antica in questo luogo si trovava il confine occidentale della città greco-romana.
Era stata poi qui costruita dai monaci basiliani la Chiesa di S.Michele Arcangelo a Morfisa in stile romanico, che poi passò ai benedettini e nel 1231 ai domenicani.

La basilica attuale fu eretta tra il 1283 e il 1324 per volere di Carlo II d'Angiò inglobando in parte la precedente chiesa.

Fu una delle prime chiese costruite dagli Aragonesi.
I lavori di costruzione furono affidati agli architetti Pierre De Chaul e Pierre D'Angicourt.
Fu una basilica amata dalla nobiltà aragonese, accolse le sepolture della corte aragonese e divenne la sede dei domenicani del Regno di Napoli.
Qui vi insegnò teologia S.Tommaso d'Aquino (1272/1274) e vi studiarono Giordano Bruno, Gioviano Pontano e Tommaso Campanella.
Dal 1515 al 1615 il complesso di S.Domenico fu sede dello Studium, fondato da Federico II, dal quale derivò l'attuale Università.
La biblioteca di S.Domenico Maggiore fu una delle prime ad essere aperte al pubblico.
Nel 1670 si ebbe un restauro della basilica e un tentativo di rifacimento in stile barocco.

Durante il periodo della dominazione francese di Gioacchino Murat, con la soppressione degli ordini religiosi (1806/1815), il complesso conventuale divenne opera pubblica.
Con la Restaurazione i frati domenicani rientrarono in possesso del luogo, ma nuovamente nel 1865 dovettero abbandonare il loro convento.
Solo nel 1885 i frati poterono riappropriarsi del sito.

Nell'Ottocento Federico Travaglini realizzò un restauro della basilica in stile neogotico con doratura degli archi e dei capitelli delle navate e nuova copertura della navata centrale.

I bombardamenti della seconda guerra mondiale arrecarono danni alla basilica che dovette essere restaurata.
La basilica possiede più ingressi: due su Piazza S.Domenico Maggiore e due su Vico S.Domenico.
abside della Basilica di S.Domenico Maggiore e ingressi della facciata posteriore
L'ingresso alla basilica posto a livello di Piazza S.Domenico Maggiore sotto un balcone quattrocentesco è chiuso al pubblico, ma condurrebbe alla scalinata dietro l'abside.

balcone quattrocentesco della facciata della basilica posta su Piazza S.Domenico Maggiore
Il secondo ingresso dalla piazza, posto a sinistra della facciata e con scalinata aragonese in piperno che lo precede, conduce invece negli ambienti dell'ex Chiesa di S.Michele Arcangelo a Morfisa, e da qui nel transetto destro della basilica.

ingresso alla scalinata aragonese della Basilica di S.Domenico Maggiore
Questo ingresso presenta un portale gotico-rinascimentale cinquecentesco.

portale gotico della facciata posteriore della basilica (ingresso nella ex Chiesa di S.Michele Arcangelo a Morfisa)
particolare del portale
Percorrendo Vico S.Domenico si trova una scalinata che conduce all'ingresso della basilica sul lato della navata sinistra.

ingresso laterale della basilica su Vico S.Domenico
L'ingresso principale della basilica, il cui accesso è collocato anch'esso lungo Vico S.Domenico, si trova invece un po' nascosto all'interno del cortile del complesso monumentale.

facciata principale della Basilica di S.Domenico Maggiore
In origine questa facciata della basilica aveva tre entrate, uno per ogni navata, ma nel Cinquecento gli ingressi laterali furono sacrificati per costruirvi le cappelle rinascimentali della famiglia Muscettola e della famiglia Carafa.

Nello spazio tra le due cappelle, sporgenti rispetto alla facciata, fu costruito nel Settecento un pronao, all'interno del quale si trova ancora il portale gotico in marmo e la porta in legno originali della basilica trecentesca. 

facciata della basilica: pronao centrale con arco gotico, Cappella Muscettola (a sinistra) e Cappella Carafa (a destra)
Il campanile settecentesco si trova sul lato destro della facciata.

campanile barocco della basilica

L'interno della chiesa presenta una pianta a croce latina (80m X 30m), divisa in tre navate da pilastri, con un'abside poligonale e un ampio transetto.

navata centrale della Basilica di S.Domenico Maggiore
Tommaso De Vivo ha realizzato i 12 tondi con Santi domenicani su fondo oro posti lungo la navata centrale e il tondo con S.Domenico posto in controfacciata.

archi e tondi con Santi domenicani sulla parete della navata centrale
controfacciata della basilica con tondo con S.Domenico
Il soffitto a cassettoni, al cui centro compare lo stemma dei domenicani, presenta una decorazione a stucco e oro realizzata nel 1670 e ridipinta da Federico Travaglini nell'Ottocento.
Ai quattro angoli del soffitto sono posti gli stemmi degli Aragonesi e della corona di Spagna.

soffitto a cassettoni con stemma dei domenicani
Il progetto del pavimento è opera di Domenico Antonio Vaccaro e venne realizzato nel 1732.

Nella navata centrale, addossato al terzo pilastro partendo dall'altare maggiore, si trova collocato il pulpito del 1559.
Presenta un baldacchino in legno intarsiato, realizzato nel 1771.

pulpito (XVIII sec.)
pulpito (XVIII sec.)
Lungo le navate laterali sono posti confessionali barocchi in radica di noce realizzati nel 1731.

navata destra con confessionali barocchi
Lungo le due navate laterali e nel transetto si aprono in totale 27 cappelle ricche di opere d'arte e sepolture di personaggi che hanno partecipato alla vita politica e culturale della città.

Partendo dalla navata destra in controfacciata si trova la Cappella di S.Martino (già cappella dei Carafa di Santaseverina e poi dei Saluzzo di Corigliano).

Cappella di S.Martino
L'arco rinascimentale che dà accesso alla cappella, opera di Romolo Balsimelli da Settignano e Andrea Ferrucci, fu commissionato da Andrea Carafa, luogotenente di Carlo V.

arco d'ingresso alla Cappella di S.Martino con dedica di Andrea Carafa
decorazioni della Cappella di S.Martino (Romolo Balsimelli e Andrea Ferrucci)
Sull'altare vi è un dipinto che raffigura S.Martino con la Vergine in trono col Bambino, S.Domenico, S.Caterina e membri della famiglia Carafa, opera di Cornelis Smet (1573).

S.Martino con la Vergine in trono col Bambino, S.Domenico, Santa Caterina e i membri della famiglia Carafa (Cornelis Smet - 1573)
Le due lastre funerarie marmoree sul pavimento appartengono a Francesco Carafa ed Elisabetta Wanden Einden.

Si trovano anche in questa cappella il sepolcro di Galeotto Carafa (1513), opera di Romolo Balsimelli, e il sepolcro di Filippo Saluzzo (1846), opera di Giuseppe Vaccà.

Sepolcro di Filippo Saluzzo (Giuseppe Vaccà - 1846)
Sepolcro di Galeotto Carafa (Romolo Balsimelli - 1513)
Le tele ottocentesche di Tommaso De Vivo raffigurano la Creazione della luce, l'Adorazione dei Magi, la Visita della Regina di Saba a Salomone e l'Ingresso della famiglia di Noè sull'Arca.

Adorazione dei Magi (Tommaso De Vivo)
Creazione della luce (Tommaso De Vivo)
Visita della regina di Saba a Salomone (Tommaso De Vivo)
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La prima cappella della navata destra è la Cappella di Santa Maria Maddalena.

Cappella della Maddalena
La cappella fu di proprietà della famiglia Brancaccio Glivoli.
Per questo si trovano sulla parete sinistra incassate nel muro le lapidi tombali di Tommaso Brancaccio, di suo figlio Boffolo Brancaccio, di Giovannella di Montesorio e di suo figlio Enrico e sulla parete destra la tomba di Bartolomeo Brancaccio arcivescovo di Trani (XIV secolo).

lastre tombali di Tommaso Brancaccio, di Boffolo Brancaccio, Giovannella di Montesorio e di Enrico Brancaccio (XIV e XV sec.)
Tomba di Bartolomeo Brancaccio (XIV sec.)
Sopra l'altare, in una cona marmorea, rimane parte di un affresco raffigurante la Vergine col Bambino (o Madonna del latte) di scuola napoletana del XIV secolo (forse da attribuirsi ad Agnolo Franco).

Vergine col Bambino (o Madonna del latte - scuola napoletana - XIV sec.)
Sotto l'altare è posto un Cristo ligneo policromo settecentesco.

Cristo (XVIII sec.)
In una lunetta della parte alta della cappella trova posto una seicentesca tela di autore ignoto con la Sacra Famiglia, S.Gioacchino e Sant'Anna.

Sacra Famiglia, S.Gioacchino e Sant'Anna (XVII sec.)
Ancora in questa cappella troviamo una tela di Francesco Solimena nella quale sono stati dipinti la Madonna col Bambino e Santi domenicani.

Madonna col Bambino e Santi domenicani (Francesco Solimena - 1730)
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La seconda cappella è la cosiddetta Cappella dei Dipinti.

Cappella dei Dipinti
La cappella, proprietà della famiglia Brancaccio, viene così chiamata per gli affreschi di Pietro Cavallini (1308/1309), commissionati dal cardinale Landolfo Brancaccio.

volta della Cappella degli Affreschi con lo stemma di Lanfranco Brancaccio nella chiave di volta
Sulle pareti sono raffigurate Storie della Maddalena, Storie di S.Giovanni Evangelista, una Crocifissione e Storie dei Santi Pietro e Andrea.

Parete sinistra:

affreschi della parete sinistra della Cappella degli Affreschi
- S.Giovanni Evangelista immerso nell'olio bollente davanti a Porta Latina a Roma

particolare degli affreschi: S.Giovanni Evangelista immerso nell'olio bollente (Pietro Cavallini - 1308/1309)
- Assunzione di S.Giovanni in cielo

particolare degli affreschi: Assunzione di S.Giovanni in cielo (Pietro Cavallini - 1308/1309)
- Crocifissione con due Santi domenicani

particolare degli affreschi: Crocifissione con due Santi domenicani (Pietro Cavallini - 1308/1309)
 Sulla parete di fondo sono raffigurati:

affreschi della parete di fondo della cappella
- due Profeti

particolare degli affreschi (in alto): due Profeti (Pietro Cavallini - 1308/1309)
- Vocazione dei Santi Pietro e Andrea

particolare degli affreschi: Vocazione dei Santi Pietro e Andrea (Pietro Cavallini - 1308/1309)
- Sant'Andrea davanti al prefetto Aegeas

particolare degli affreschi: Sant'Andrea davanti al prefetto Aegeas (Pietro Cavallini - 1308/1309)
- Crocifissione di Sant'Andrea e il prefetto Aegeas strangolato dal demonio

particolare degli affreschi: Miracolo postumo di Sant'Andrea (a sinistra) /Crocifissione di Sant'Andrea e il prefetto Aegeas strangolato dal demonio (Pietro Cavallini - 1308/1309)
- Miracolo postumo di Sant'Andrea (Sant'Andrea nelle vesti di un pellegrino salva un vescovo dal demonio con le sembianze di una donna)

Sulla parete destra gli affreschi:

affreschi della parete destra della cappella
- l'Angelo porta la comunione alla Maddalena in penitenza

particolare degli affreschi: L'Angelo porta la comunione alla Maddalena in penitenza (Pietro Cavallini - 1308/1309)
- Noli me tangere

particolare degli affreschi: Noli me tangere (Pietro Cavallini - 1308/1309)
Sul pavimento della cappella è posta la lastra tombale di Giovanni Francesco Brancaccio, mentre a sinistra della cappella la tomba di Anastasia Ilario, terziaria domenicana (XX secolo).

tomba di Anastasia Ilario (XX sec.)
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La terza cappella è la Cappella del Crocifisso, cappella gentilizia dei Capece.

Cappella del Crocifisso
La cappella prende il nome dalla tavola sull'altare raffigurante il Crocifisso, opera attribuita a Giovan Girolamo Capece, membro della famiglia a cui la cappella apparteneva.

Crocifisso (Giovan Girolamo Capece - 1549)
L'Addolorata posta sotto il Crocifisso è opera di ignoto napoletano del XVIII secolo.

Addolorata (ignoto napoletano del XVIII sec.)
Nella cappella si trovano il monumento funebre di Bernardo Capece (Ludovico Righi) decorato con il busto della Vergine col Bambino, e il monumento funebre di Corrado Capace (Ludovico Righi / statua di Girolamo D'Auria), eretto nel Seicento anche se era morto nel 1270.

monumento funebre di Corrado Capece (Ludovico Righi /statua Girolamo D'Auria - XVII sec.)
monumento funebre di Bernardo Capece (Ludovico Righi - XVI sec.)
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La quarta cappella è la Cappella di S.Carlo Borromeo.

Cappella di S.Carlo Borromeo
Nella nicchia a sinistra dell'altare è raffigurato Sant'Antonio Abate, Santo al quale era dedicata la cappella, e unico resto della decorazione pittorica trecentesca.

Sant'Antonio Abate (XIV sec.)
La Madonna del Rosario che appare a S.Carlo Borromeo e a S.Domenico posta sull'altare è opera di Filippo Vitale e Pacecco De Rosa.
I dipinti di S.Sebastiano e di Santa Veronica posti in alto della parete di fondo della cappella, sono di autore ignoto del XVII secolo.

Madonna del Rosario che appare a S.Carlo Borromeo e a S.Domenico (Filippo Vitale e Pacecco De Rosa - 1654) / S:Sebastiano (autore ignoto del XVII sec.) / Santa Veronica (autore ignoto del XVII sec.)
Sulle parti alte delle pareti laterali sono esposte a destra Le Nozze di Cana e a sinistra La cena a casa di Simone di Mattia Preti.

Posto sopra ad un piccolo altare della parete destra si trova il Battesimo di Cristo opera di Marco Pino.

Battesimo di Cristo (Marco Pino - 1564) / Nozze di Cana (Mattia Preti)
Sul lato opposto della cappella si trova un'Ascensione di Dirk Hendricksz, conosciuto a Napoli come Teodoro d'Errico.

Ascensione (Dirk Hendricksz) / Cena a casa di Simone (Mattia Preti)
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La quinta cappella è la Cappella di Santa Caterina da Siena.
Il patronato della cappella è dei Signori Dentice delle Stelle da Trecento.

Cappella di S.Caterina da Siena
Sull'altare in marmi policromi si trova la tela di S.Caterina da Siena e S.Raimondo da Capua, opera di Gabriele Formisani.

S.Caterina da Siena e S.Raimondo da Capua (Gabriele Formisani - 1859)
Ai lati della tela si trovano le tele della Beata Colomba da Rieti e Beato Francesco de Possadas.

Sulla parete destra il monumento funebre di Dialta Firrao voluto dal marito Ludovico Dentice.
Al di sopra del monumento vi è la tela della Madonna dell'Umiltà di Roberto d'Odorisio (XIV secolo).

monumento funebre di Dialta Firrao (XIV sec.)
Sulla parete sinistra vi è il monumento funebre di Feliciana Gallucci voluto dal marito Carlo Dentice.
Al di sopra del monumento vi è la tela della Natività di Matteo Stomer.

monumento funebre di Feliciana Gallucci (1636)
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Si è giunti al Cappellone del Crocifisso (o Cappella Carafa), costituito da più ambienti.

Cappellone del Crocifisso
Vi accede infatti tramite un vestibolo (o Cappella Villani).
Sulla parete sinistra era posta la tavola della Madonna della Rosa o Madonna dell'Umiltà con S.Domenico e donatore, attribuita prima a Simone Martini e poi al Maestro delle tempere francescane.
Madonna dell'Umiltà con S.Domenico e donatore (Maestro delle tempere francescane - 1350/1355 - Museo Nazionale di Capodimonte)
La tavola fu poi portata al Museo Nazionale di Capodimonte e sostituita dalla tavola Andata al Calvario di Pedro Fernandes, noto come Pseudo Bramantino, che si trovava sulla parete dell'altare del Cappellone del Crocifisso
Sulle pareti laterali della nicchia del vestibolo dove è posto l'altare vi sono un S.Benedetto e un S.Carlo Borromeo (XVI secolo).


Andata al Calvario (Pedro Fernandes detto lo Pseudo Bramantino - 1513)
Sulla parete destra del vestibolo si trova l'affresco del beato Guido Maramaldo e Carlo della Gatta (al domenicano di S.Domenico Maggiore venne aggiunto poi nel XVII secolo il ritratto del benefattore della chiesa) , attribuito a Antonio Solario detto lo Zingaro (XVI secolo).


Beato Guido Maramaldo e Carlo della Gatta (Antonio Solario - 1508 / autore ignoto del XVII sec.)

Si entra quindi nell'ambiente più grande: la Cappella del Crocifisso di S.Tommaso d'Aquino, affiancata sul lato sinistro da due cappelle più piccole.

Cappella del Crocifisso di S.Tommaso d'Aquino
Nel Seicento Michele Ragolia ha dipinto sulla volta della cappella la Trinità che incorona la Vergine e alcuni Santi.

volta della Cappella del Crocifisso di S.Tommaso d'Aquino: La Trinità che incontra la Vergine / Santi (Michele Ragolia - XVII sec.)
Sul pavimento della cappella lo stemma domenicano (un cane con la fiaccola in bocca) e la lastra tombale di Thomas Mazzaccara.

stemma domenicano
lastra tombale di Thomas Mazzaccara (XVIII sec.)
Sull'altare marmoreo della cappella si trova la copia della tavola duecentesca del Crocifisso che parlò a S.Tommaso d'Aquino (l'originale è stato spostato nella Cella di S.Tommaso d'Aquino al primo piano del convento).

altare della Cappella del Crocifisso di S.Tommaso d'Aquino
Crocifisso (XIII sec.)
Il Cristo avrebbe detto a S.Tommaso d'Aquino le parole:
"Bene scripsisti de me Thoma. Quam ergo mercedem raccipies?"                                 ("Hai scritto bene di me Tommaso. Che ricompensa vuoi?")
E S.Tommaso rispose:
"Non aliam nisi te"                                                                                                  ("Nient'altro che te, Signore")
S.Tommaso aveva appena terminato di scrivere la "Summa Theologiae".

Anche se la copia della tavola del Crocifisso si trova in questa cappella, in realtà l'episodio avvenne nella Cappella di S.Nicola dell'antica Chiesa di S.Michele Arcangelo a Marfisa, incorporata nell'attuale basilica.
Questo miracolo è raffigurato nel paliotto dell'altare.

paliotto dell'altare con Cristo che parla a S.Tommaso
Ai lati della tavola vi sono due tavole con raffigurazione duecentesca di S.Domenico (a sinistra), e l'altra di S.Tommaso quattrocentesca.

S.Domenico (XIII sec.)
S.Tommaso (XV sec.)
Originariamente a sinistra del Crocifisso era invece posta una Deposizione attribuita al Colantonio (oggi conservata al Museo Nazionale di Capodimonte a Napoli), mentre a destra era posta l'Andata al Calvario di Pedro Fernandes detto lo Pseudo Bramantino che come già detto è stata spostata nel vestibolo del Cappellone.
Deposizione (Colantonio - 1455/1460 - Museo Nazionale di Capodimonte)
Sulla parete destra della Cappella del Crocifisso di S.Tommaso d'Aquino sono posti cinque monumenti funebri dei Carafa o di personaggi legati a questa famiglia.

monumenti funebri della parete destra della Cappella del Crocifisso di S.Tommaso d'Aquino
Partendo dall'ingresso alla cappella troviamo il monumento funebre di Ferdinando Carafa, opera della scuola di Giovanni da Nola.

monumento funebre di Ferdinando Carafa (scuola di Giovanni da Nola - XVI sec.)
Segue il monumento funebre dei coniugi Mariano d'Alagno e di Caterina Orsini, opera di Tommaso Malvito.

monumento funebre dei coniugi Mariano d'Alagno e Caterina Orsini (Tommaso Malvito - 1506)
Il monumento funebre di Placido di Sangro che segue, opera del XVI secolo, è sormontato dal monumento funebre di Nicola di Sangro del XVIII secolo.

sotto: monumento funebre di Placido di Sangro (XVI sec.) / sopra: monumento funebre di Nicola di Sagro (XVIII sec.)
L'ultimo sepolcro vicino all'altare è il monumento funebre di Diomede Carafa (segretario di Ferrante d'Aragona), opera di Jacopo della Pila (statua del defunto e statua della Provvidenza), di Tommaso Malvito (statua della Giustizia) e di Domenico Gagini (statua della Temperanza e Annunciazione).

monumento funebre di Diomede Carafa (Jacopo della Pila, Tommaso Malvito e Domenico Gagini - XV sec.)
Era infatti questa parte della cappella patronato dei Carafa.
L'altare si trova in controfacciata alla cappella, sormontato dalla pala della Resurrezione di Cristo di Wenzel Cobergher.
Sono stati dipinti in questa pala due medaglioni con i ritratti di papa Paolo IV (nato Gian Pietro Carafa) e dell'arcivescovo Alfonso Carafa (nipote del papa).

altare dei Carafa con Resurrezione di Cristo (Wenzel Cobergher - 1588)
Sulla parete sinistra della cappella trova posto vicino l'altare il monumento funebre di Francesco Carafa, commissionato dal figlio cardinal Oliviero Carafa a Tommaso Malvito.

monumento funebre di Francesco Carafa (Tommaso Malvito - 1490/1499)
Sulla stessa parete si aprono due cappelline.

parete sinistra della Cappella del Crocifisso di S.Tommaso d'Aquino
La più vicina all'ingresso della cappella è la Cappella di S.Rosa da Lima (o Cappella del Doce, famiglia imparentata con i Carafa).

Cappella di S.Rosa da Lima
Questa cappella rinascimentale fu decorata da Giovan Giacomo da Brescia, Girolamo Santacroce e Antonino da Marco.
Sino al 1638 si conservava in questa cappella la Madonna del Pesce di Raffaello, oggi al Museo del Prado di Madrid perché la spedì in Spagna il viceré duca di Medina nel XVII secolo.
Oggi sull'altare di questa cappella si trova una S.Rosa morente con la Madonna col Bambino.

S.Rosa morente con la Madonna col Bambino (autore ignoto - XVIII sec.)
Sulla parete destra si trova il sepolcro di Giovan Battista del Doce realizzato da Giovan Giacomo da Brescia (XVI sec.).

sepolcro di Giovan Battista del Doce (Giovan Giacomo da Brescia - XVI sec.)
Sulla parete sinistra si trova un piccolo altare e l'icona bizantina della Vergine degli Angeli.

Vergine degli Angeli
L'altra cappella della parete sinistra è la Cappella della Natività.

Cappella della Natività
La cappella è così chiamata per il Presepe di Pietro Belverte da Bergamo qui conservato.

Presepe (Pietro Belverte da Bergamo - 1507)
Il Presepe fu allestito con pietre portate da Betlemme.
In totale era composto da 28 pezzi: alcuni pezzi furono rubati, mentre oggi rimangono nella cappella le statue della Vergine, S.Giuseppe, il bue, l'asino e due Angeli.

Nella cappella hanno trovato posto il monumento funebre di Ettore Carafa (fratello del cardinale Oliviero Carafa e dell'arcivescovo Alessandro), e il monumento funebre di Troilo Carafa, attribuiti a Tommaso Malvito

monumento funebre di Ettore Carafa (attr.Tommaso Malvito - 1511)
L'affresco dell'Adorazione dei Magi della lunetta della parete sinistra della cappella è attribuito a Belisario Corenzio.

lunetta: Adorazione dei Magi (attr.Belisario Corenzio) / volta della cappella: Profeti e balaustra prospettica e putti con stemma dei Carafa (Pedro Fernandez detto lo Pseudo Bramantino - 1536 ca.)
Il loggiato in prospettiva della volta, i Profeti dei pennacchi e i putti che reggono lo stemma Carafa sono opera del Pedro Fernandez detto lo Pseudo Bramantino.
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La settima cappella è la Cappella di S.Tommaso d'Aquino.

Cappella di S.Tommaso d'Aquino
Questa cappella fu patronata dal XIII secolo della famiglia d'Aquino.
Dedicata inizialmente alla Madonna della Pietà, fu poi dedicata a S.Tommaso d'Aquino.

L'altare seicentesco della cappella fu realizzato da Jacopo Lazzari e Antonio Galluccio.

altare della Cappella di S.Tommaso d'Aquino (Jacopo Lazzari e Antonio Galluccio - XVII sec.)
stemma dei d'Aquino nell'altare della cappella
Sull'altare era posta, prima di essere rubata nel 1975, la Madonna col Bambino e S.Tommaso d'Aquino di Luca Giordano.
Alla destra dell'altare si trovano il medaglione di Benedetto Minichini (XIX secolo), l'epigrafe con medaglione di bronzo di Tommaso Michele Salzano e la lapide di Antonino De Luca.

in alto: medaglione di Benedetto Minichini (XIX secolo) / al centro: epigrafe con medaglione di bronzo di Tommaso Michele Salzano / in basso: lapide di Antonino De Luca
 Sulla parete destra della cappella si trova il monumento funebre di Giovanna d'Aquino (prima moglie di Ruggero Sanseverino), opera attribuita ad un seguace di Tino da Camaino.

monumento funebre di Giovanna d'Aquino (seguace di Tino da Camaino - XIV sec.)
sarcofago del monumento funebre di Giovanna d'Aquino (seguace di Tino da Camaino - XIV sec.) / sarcofago di Gaspare d'Aquino (XVI sec.)
Sotto il sepolcro di Giovanna d'Aquino vi è il sepolcro di Gaspare d'Aquino, figlio di Landolfo d'Aquino che morì a quindici anni.

Sotto il baldacchino trilobato del monumento si trova l'affresco del XIV secolo della Madonna col Bambino attribuito al Maestro della Cappella Loffredo.

Madonna col Bambino (XIV sec.)
Sulla parete sinistra si trovano, posti uno sopra l'altro, il monumento funebre di Tommaso d'Aquino, opera di un seguace di Tino da Camaino e il monumento funebre di Cristoforo d'Aquino.

in alto: monumento funebre di Cristoforo d'Aquino (XIV sec.) / in basso: monumento funebre di Tommaso d'Aquino (seguace di Tino da Camaino - XIV sec.)
Nella parete di fondo della cappella si apre un passaggio che conduce in Sagrestia.
Qui si può partecipare ad una visita guidate alla scoperta della Sagrestia con le Arche aragonesi, della Sala del capitolo con i suoi tesori e alla cella di S.Tommaso d'Aquino al primo piano del convento.
Questa visita viene da me descritta in un post a parte ("Napoli: il DOMA, il Museo di S.Domenico Maggiore").
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Si è giunti nel braccio destro del transetto.

transetto destro
Sulla parete sinistra del transetto destro si aprono due cappelle: la Cappella dell'Angelo Custode e la Cappella di S.Domenico in Soriano.

La Cappella di S.Domenico Soriano è quella più vicina all'abside.

Cappella di S.Domenico Soriano
Sopra l'altare settecentesco si trova raffigurato S.Domenico Soriano, copia di un'immagine venerata a Soriano in Calabria.
Nel paliotto d'altare è scolpito in un medaglione il ritratto di S.Domenico.

La tela a destra dell'altare rappresenta S.Maria Maddalena, mentre la tela a sinistra è una Giuditta, che sembra abbia le sembianze di Lucrezia d'Alagno, favorita di Alfonso I d'Aragona, che in questo dipinto apparirebbe ai piedi di Giuditta.
Queste tele sono infatti le copie di tele commissionate proprio da Alfonso I d'Aragona.

Le due tele poste sulle pareti laterali della cappella sono di Luca Giordano: un S.Tommaso d'Aquino e un S.Vincenzo Ferrer.

Gli affreschi della volta sono stati realizzati da Francesco Cosenza (XVIII secolo). 
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Tra la Cappella di S.Domenico Soriano e la successiva Cappella dell'Angelo Custode si trova il cenotafio del vescovo Richard Luke Concanen (la cui lastra tombale si trova in Sagrestia), primo vescovo di New York.

cenotafio del vescovo Richard Luke Concanen (XIX sec.)
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L'altra cappella della parete sinistra del transetto destro è la Cappella dell'Angelo Custode.

Cappella dell'Angelo Custode
La cappella prende la denominazione dalla statua lignea cinquecentesca dell'Angelo Custode posta sull'altare.

Angelo Custode (XVI sec.)
Il pavimento settecentesco della cappella è maiolicato.
In un'urna posta sotto l'altare si trovano le ossa di S.Tarcisio, insieme alla statua del Santo.
I resti mortali di S.Tarcisio raggiunsero questa cappella nell'Ottocento provenendo dal cimitero di S.Callisto a Roma: Carlo della Gatta nel '600 li aveva ricevuti da papa Innocenzo X come riconoscimento per i suoi servigi militari, e li aveva donati alla basilica.
Gli affreschi posti sulle pareti laterali che raffigurano Agar e l'Angelo e l'Angelo che sveglia un frate perché si rechi al coro, sono opera di Michele Ragolia.

Angelo che sveglia un frate perché si rechi al coro (Michele Ragolia - XVII sec.)
Agar e l'Angelo (Michele Ragolia -XVII sec.)
Sulle pareti sono posti anche due bassorilievi in marmo raffigurati due papi domenicani: Pio VBenedetto XI.
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Sulla parete destra del transetto destro si trova invece l'altare Donnorso con sopra raffigurato S.Girolamo nel deserto, opera attribuita a Giovanni da Nola (XVI secolo).
Sotto l'altare hanno trovato posto le tombe dei Donnorso.

altare Donnorso con S.Girolamo nel deserto (attr,Giovanni da Nola - XVI sec.) / tombe dei Donnorso
Sulla parete frontale del transetto destro, la cappella a destra è la Cappella di S.Giacinto.
Sull'altare è posta la raffigurazione della Madonna che appare a S.Giacinto, opera di Giovanni Vincenzo da Forlì (XVI secolo), attorniata da tavolette con Storie della vita di S.Giacinto

Madonna che appare a S.Giacinto  / tavolette: Storie della vita di S.Giacinto (Giovanni Vincenzo da Forlì - 1595)
Sulla parete a destra dell'altare si trova il monumento funebre di Nicola di Sangro, realizzato da Salvatore Irdi (XIX secolo).

 monumento funebre di Nicola di Sangro (Salvatore Irdi - XIX secolo)
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Tra la Cappella di S.Giacinto e il passaggio all'ex Chiesa di S.Michele Arcangelo a Morfisa, è posto il monumento funebre di Galeazzo Pandone (principe di Venafro), opera di Andrea Ferrucci e del Maestro della Cappella Pignatelli (ma già attribuito a Tommaso Malvito, a Girolamo Santacroce, ad Andrea da Fiesole e a Diego de Siloe).

monumento funebre di Galeazzo Pandone (Andrea Ferrucci e Maestro della Cappella Pignatelli - 1514) / Vergine col Bambino (Giovanni da Nola)
La Vergine col Bambino posta sulla sommità del monumento è di Giovanni da Nola.
Molto più in alto si trova il fronte del sarcofago di Giovanni d'Angiò, opera di Tino da Camaino (XIV secolo).
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Sulla sinistra del monumento appena descritto si trova il passaggio che permette di accedere a quella zona della basilica che ha inglobato l'antica Chiesa di S.Michele Arcangelo a Morfisa.

passaggio verso la ex Chiesa di S.Michele Arcangelo a Morfisa
Si trovano davanti al passaggio due cappelle che affacciano sull'ambiente che funge da atrio d'ingresso alla basilica, collegato alla sottostante Piazza S.Domenico dalla scalinata fatta costruire da Ferrante d'Aragona.
In questo ambiente d'ingresso sono allineati alcuni monumenti funebri di epoche diverse, realizzati dal Trecento all'Ottocento.
Sulla parete destra Giovan Domenico e Gerolamo D'Auria hanno realizzato un gruppo di quattro monumenti funebri cinquecenteschi realizzati per appartenenti alla famiglia Rota: quello al centro è il monumento funebre di Porzia Capece (moglie del poeta Bernardino Rota).

sepolcri della famiglia Rota / da destra: monumento funebre di Giovanni Rota, monumento funebre di Porzia Capece, monumento funebre di Giovanni Battista Rota, monumento funebre di Giovanni Francesco Rota (Giovan Domenico e Girolamo D'Auria - XVI sec.)
Accanto a questo gruppo di monumenti si trova il fronte del sarcofago di Matteo Capuano (XIV secolo), mentre davanti al gruppo è posto il monumento funebre di Cesare Gallotti, con la statua della moglie Carolina Pulieri piangente su busto del marito, realizzato nel 1870 da Luigi Pasquarelli.

sarcofago di Matteo Capuano (XIV sec.)
monumento funebre di Cesare Gallotti (Luigi Pasquarelli - 1870)
In controfacciata si trova il sepolcro del Giudice (XIV secolo).

sepolcro del Giudice (XIV sec.)
Sull'altro lato dell'ambiente si trovano due cappelle: la Cappella Santa Maria delle Grazie e la Cappella di S.Domenico.
Tra le due cappelle si trovano il cenotafio di Luigi Ragone e il cenotafio di Nicola Zingarelli, musicista e maestro di Giuseppe Saverio Mercadante e di Vincenzo Bellini.

cenotafio di Luigi Ragone (XIX sec.) / cenotafio di Nicola Zingarelli (XIX sec.) / a sinistra: Cappella Maria delle Grazie

La prima cappella di questo ambiente (che purtroppo non abbiamo avuto il tempo di fotografare, ma che ugualmente riporto), posta più vicina all'ingresso in basilica, è la Cappella Maria delle Grazie o Cappella Bonito, dal nome della famiglia che ne divenne proprietaria dopo che fu già di Antonello Petrucci, segretario di Ferrante I, che morì partecipando alla Congiura dei Baroni.

Sull'altare della cappella si trova l'Andata al Calvario (autore ignoto) e a sinistra la statua in marmo di S.Bonito, opera di Giuliano Finelli.
A destra dell'altare si trova l'affresco della Madonna ed anime purganti.

I monumenti funebri che trovano posto in questa cappella sono: la tomba di Felice de Gennaro (XVII sec.), la tomba del cardinale Girolamo Alessandro Vicentini (opera di Matteo Bottiglieri - XVIII secolo), i sepolcri di Giovanni Andrea e Giovanni Luca Bonito (attribuito a Cosimo Fanzago), la lapide sepolcrale di Tommaso Vulcano (XIV secolo), la lapide sepolcrale di Carlo Vulcano (XIV secolo) e il sarcofago di Giannotto Protogiudice (XIV secolo).
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La cappella accanto a questa è la Cappella di S.Domenico.

Cappella di S.Domenico
La cappella presenta un pavimento del '700 a piastrelle maiolicate, con al centro un tondo con l'emblema dell'Immacolata e i simboli dell'Ordine domenicano.

pavimento maiolicato della cappella (XVIII sec.)
Sull'altare era posta la tavola duecentesca di S.Domenico, una delle prime immagini di S.Domenico (1231 solo dieci anni dopo la morte del Santo), portata a Napoli da fra' Tommaso Agni da Lentini (fondatore del convento), ora posta nel Cappellone del Crocifisso della basilica.

Alla sommità dell'altare si trova la statua di S.Tommaso d'Aquino.
Accanto all'altare sono poste due tavole in legno raffiguranti S.Tommaso e S.Vincenzo, originariamente appartenenti al coro.

L'altare della cappella è nascosto da una macchina delle quarant'ore, usata per esporre il SS.Sacramento.

macchina delle quarant'ore
particolare della macchina delle quarant'ore
Sulla parete destra della cappella si trovano il sepolcro di Tommaso Brancaccio, opera del XV secolo di Jacopo della Pila, il monumento di Ippolito Maria Beccaria (ritratto attribuito a Carlo Sellitto - XVII secolo), le lapidi sepolcrali di Tommaso Caracciolo e di Gorello Caracciolo, la lapide di Domenico Cennini.

Sulla parete destra hanno trovano posto il bassorilievo di S.Tommaso d'Aquino e il bassorilievo di S.Nicola, la lastra tombale di Giovannella moglie di Pietro Brancaccio.
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Si può ora rientrare nel transetto destro per continuare la visita della basilica ripartendo dalla zona absidale, che nonostante il suo impianto gotico ha assunto l'attuale aspetto per opera dell'architetto Nicola Tagliacozzi Canale.
abside e presbiterio
L'altare maggiore, le cattedre e la balaustra a tarsie marmoree sono opera di Cosimo Fanzago (1652), anche se furono restaurati dopo il terremoto del 1688 da Ferdinando de Ferdinandi, Giovan Battista Nauclerio e Lorenzo Vaccaro (che realizzò i due putti ai lati dell'altare).

altare maggiore (Cosimo Fanzago - 1652)
particolare dell'altare maggiore (Cosimo Fanzago - 1652)
particolare dell'altare maggiore: putto (Lorenzo Vaccaro - 1695)
 Un'urna in bronzo posta sotto l'altare custodisce le ossa del confessore di S.Caterina da Siena Raimondo da Capua, che fu anche maestro generale dei domenicani.

urna con le ossa di Raimondo da Capua
Il Crocifisso in ottone e legno dorato sul dossale dell'altare è ottocentesco.
I due candelabri ai lati dell'altare furono posti nel XIX secolo su due colonne riadattate dall'architetto Federico Travaglini.

candelabro su colonna
A sinistra della balaustra si trova il candelabro pasquale commissionato da Ferdinando di Capua del Balzo nel 1585.

candelabro pasquale (1585)
particolare del candelabro pasquale: dedica a Ferdinando di Capua del Balzo che lo commissionò e stemma
Alcuni elementi scultorei provengono dal sarcofago di Filippo d'Angiò, opera di Tino da Camaino.

particolare del candelabro pasquale: Giustizia (dal sarcofago di Filippo d'Angiò - Tino da Camaino - XIV sec.)
particolare del candelabro pasquale: angioletti e anfora
A destra e a sinistra della balaustra sono posti anche due leoni, anch'essi opera di Tino da Camaino.

leone (Tino da Camaino)
Addossato alla parete dell'abside, dove prima dell'incendio del 1506 si trovavano le Arche aragonesi, si trova un organo a canne del 1751.

organo (1751)
Il coro ligneo fu realizzato nel 1752 da padre Giuseppe Parete.

coro ligneo dietro l'altare maggiore
Sulle pareti laterali dell'abside sono collocate le tele ottocentesche di Michele de Napoli: S.Tommaso tra i Dottori (a destra) e S.Domenico che disputa con gli eretici (a sinistra).

S.Tommaso tra i Dottori (Michele de Napoli - XIX sec.)
S.Domenico che disputa con gli eretici (Michele de Napoli - XIX sec.)
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Le due scale laterali dell'altare maggiore conducono alla cripta ottagonale, la Cappella Guevara di Bovino.
La cripta si trova praticamente a livello della Piazza di S.Domenico.

cripta vista dall'alto
Risaliti a livello della basilica si passa ora a visitare il transetto sinistro sul quale si aprono quattro cappelle.
Procedendo in senso antiorario dall'abside, la prima cappella è la Cappella della Madonna del Rosario, che venne restaurata su disegno di Carlo Vanvitelli nel 1779, per volere di Vincenzo Carafa, principe della Rocella.

Madonna del Rosario (Fedele Fischetti - 1788)
Nel 1788 Fedele Fischetti affrescò i peducci della volta a chiaroscuro con le figure dei Profeti e dipinse la Madonna del Rosario posta sull'altare, con i quadretti dei Misteri che l'incorniciavano (trafugati nel 1984 e oggi in deposito dopo che furono recuperati).
Sulla parete sinistra un tempo era esposta la Flagellazione di Cristo di Caravaggio, oggi conservata al Museo Nazionale di Capodimonte.
Flagellazione di Cristo (Caravaggio - 1607 - Museo Nazionale di Capodimonte - Napoli)
 Andrea Vaccaro forse realizzò la copia posta oggi sulla parete destra della cappella.

Flagellazione di Cristo (copia attr. ad Andrea Vaccaro dall'originale di Caravaggio)
Questa cappella possiede anche una cripta nella quale sono sepolti alcuni membri della famiglia Carafa.
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La seconda cappella del lato sinistro del presbiterio è la Cappella dell'Immacolata o Cappella di S.Stefano.

Cappella dell'Immacolata
Il patronato della cappella appartenne prima alla famiglia Carafa e poi agli Spinelli. 
La cappella prende il nome dalla tela dell'Immacolata, attribuita a Paolo Finoglia, posta in alto sulla parete frontale.

Immacolata (attr. Paolo Finoglia - XVII sec.)
La statua in legno di S.Stefano del XVI secolo, posta a sinistra dell'ingresso, ricorda il Santo a cui la cappella è dedicata.

Sull'altare si trova l'affresco trecentesco della Madonna che allatta il Bambino attribuito a Roberto d'Oderisio.

Madonna che allatta il Bambino (attr. Roberto d'Odorisio - XIV sec.) / S.Pietro Martire e S.Stefano con le anime purganti (artista ignoto - XVII sec.)
Questo affresco fu circondato nel Seicento dalle figure di S.Pietro Martire e S.Stefano con le anime purganti, opera di artista ignoto.

La parete destra ospita la tomba di Filippo Spinelli, realizzata da Bernardino Moro (XVI secolo).

tomba di Filippo Spinelli (da Bernardino Moro - XVI secolo)
Sulla parete sinistra trova posto il monumento funebre di Carlo Spinelli, opera di Gianmarco Vitale (XVII secolo).

monumento funebre di Carlo Spinelli (Gianmarco Vitale - XVII secolo)
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Tra la Cappella dell'Immacolata e la Cappella della Madonna del Rosario si trova la tomba di Aldo Blundo (XX secolo). 

tomba di Aldo Blundo (XX sec.)
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La Cappella di S.Vincenzo Ferreri si trova sulla destra della parete di fondo del transetto sinistro.

Cappella di S.Vincenzo Ferreri
Sull'altare si trova una tela in cui, su fondo oro, è stato raffigurato S.Vincenzo Ferreri da un artista ignoto del '400.

S.Vincenzo Ferreri (autore ignoto - XV sec.)
Sul paliotto dell'altare si trova scolpito il simbolo di S.Vincenzo Ferreri.

paliotto d'altare con il simbolo di S.Vincenzo Ferreri
Lungo la parete destra si trova il sepolcro di Francesco Blanch, mentre sulla parete sinistra trova posto la tomba di Giovanni Tommaso Blanch e Violante Blanch.

sepolcro di Francesco Blanch (XVII sec.)
monumento funebre di Giovanni Tommaso Blanch e di Violante Blanch (XVII sec.)
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L'ultima cappella del transetto sinistro è la Cappella Pinelli.

Cappella Pinelli
Nella cappella trovano posto il sepolcro di Cosimo Pinelli (XVII secolo) e il sepolcro di Giustiniana Pignatelli, moglie di Galeazzo Francesco Pinelli (XVII secolo).
La cappella è anche detta Cappella dell'Annunciazione per aver ospitato la tela dell'Annunciazione di Tiziano, oggi esposta al Museo Nazionale di Capodimonte, commissionata dal banchiere genovese Cosimo Pinelli.
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Sulla parete di fondo del transetto sinistro, tra la Cappella Spinelli e la Cappella di S.Vincenzo, si trova il monumento funebre di Rainaldo del Doce attribuito ad Antonino de Marco (XVI secolo).

monumento funebre di Rainaldo del Doce (attr. Antonino de Marco - XVI sec.)
In alto sulla parete di fondo del transetto sinistro si trova la lastra sepolcrale di Filippo d'Angiò (XIV secolo), realizzata da Tino da Camaino.

lastra sepolcrale di Filippo d'Angiò (Tino da Camaino - XIV sec.)
Sulla parete laterale sinistra si trova l'altare marmoreo della famiglia Riccio con la raffigurazione di S.Gerolamo e il leone dinanzi al Crocifisso, opera attribuita a un collaboratore di Tommaso Malvito (XV/XVI secolo).
La mensa d'altare è decorata con un bassorilievo che raffigura Cristo.

altare dei Riccio (collaboratore di Tommaso Malvito - XV/XVI sec.)
particolare dell'altare dei Riccio: S.Gerolamo e il leone dinanzi al Crocifisso / Annunciazione alla Vergine (collaboratore di Tommaso Malvito - XV/XVI sec.)
particolare dell'altare dei Riccio: Cristo (collaboratore di Tommaso Malvito - XV/XVI sec.)
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Il percorso di visita continua nella navata sinistra.

La prima cappella che s'incontra partendo dal transetto, corrispondente alla settima cappella della navata sinistra, è la Cappella della Madonna della Neve.

ancona d'altare della Cappella della Madonna della Neve
Sull'altare si trova il gruppo marmoreo scolpito da Giovanni Miriliano da Nola della Madonna della Neve, dove la Vergine è posta tra S,Matteo e S.Giovanni Battista.

particolare dell'ancona della Cappella della Madonna della Neve (Giovanni Miriliano da Nola - 1536)
L'appellativo dato alla Madonna si riferisce al prodigio avvenuto a Roma: papa Liborio sognò una nevicata in pieno agosto che segnava il perimetro della fondazione della chiesa che sarebbe divenuta la Basilica di S.Maria Maggiore.
Sulla parete destra si trova il cenotafio di Giovanni Battista Marino, poeta secentista, con busto in bronzo realizzato da Bartolomeo Viscontini.

cenotafio di Giovanni Battista Marino (XVII sec. / busto di Bartolomeo Viscontini)
Sulla parete sinistra vi è il monumento funebre di Bartolomeo e Girolamo Pepi.

monumento funebre di Bartolomeo e Girolamo Pepi (1580)
La cappella funge anche da vestibolo all'uscita della basilica su Vico S.Domenico Maggiore.
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La sesta cappella è la Cappella di S.Caterina d'Alessandria.

Cappella di S.Caterina d'Alessandria
Sull'altare trova posto la tavola il Martirio di S.Caterina d'Alessandria di Giovan'Angelo d'Amato.
Sul paliotto sono raffigurati i simboli di S.Caterina d'Alessandria: mezza ruota dentata e una spada.

Martirio di S.Caterina d'Alessandria (Giovan'Angelo d'Amato)
paliotto d'altare con i simboli di S.Caterina d'Alessandria
Essendo stata questa la cappella della famiglia Tomacelli, troviamo tumulati al suo interno alcuni dei sui membri.
Sulla parete sinistra si trova la tomba di Leonardo Tomacelli.

tomba di Leonardo Tomacelli (Tommaso Malvito - XVI sec.)
Attribuito a Paolo Finoglio è il dipinto della Visione del Beato Enrico Susone posto sulla parete destra insieme alla tomba di Nicola Tomacelli.

tomba di Nicola Tomacelli (XV sec.)
Visione del Beato Enrico Susone (attr. Paolo Finoglio - XVII sec.)
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La quinta cappella è la Cappella di S.Bartolomeo.

Cappella di S.Bartolomeo
Sull'altare settecentesco è posta la tela del Martirio di S.Bartolomeo attribuita a Jusepe de Ribera.

Martirio di S.Bartolomeo (attr. Jusepe de Ribera - XVII sec.) / monumenti di Alfonso e Maurizio Carafa (XVIII sec.) / stemmi Carafa
altare della Cappella di S.Bartolomeo (XVIII sec.)
Ai lati della tela vi sono due stemmi della famiglia Carafa della Spina alla quale la cappella è appartenuta dal Trecento, e i monumenti di Alfonso e Maurizio Carafa, eretti per volere del loro fratello il vescovo Giuseppe Carafa.

Sulla parete destra trova posto il monumento di Ettore Carafa, del figlio Gherardo e dei tre figli  morti prematuramente, realizzato da Francesco Pagano su disegno di Antonio Vaccaro.
 
monumento funebre di Ettore Carafa (Francesco Pagano su dis. di Antonio Vaccaro - XVIII sec.)
Sulla parte alta della parete destra si trova una tela in cui sono raffigurati i Domenicani che portano in processione per le vie di Roma l'immagine del Rosario, attribuita ad un pittore della cerchia di Wenzel Cobergher.

Sulla parete sinistra ha trovato posto il monumento funebre di Lucrezia Caracciolo.
Nei medaglioni del frontale sono raffigurati S.Caterina, la Madonna col Bambino, S.Giovanni Evangelista.
Al di sopra del monumento vi è una lapide che ricorda Gabriella Chatelet, moglie di Alfonso Carafa.

monumento funebre di Lucrezia Caracciolo (XIV sec.) / lapide di Gabriella di Chatelet (XVIII sec.)
monumento funebre di Lucrezia Caracciolo (XIV sec.): S.Giovanni Battista, la Madonna col Bambino, S.Caterina
Sulla parte alta della parete la tela con il Martirio di S.Lorenzo, opera di un pittore tardomanierista.
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Segue la quarta cappella, la Cappella di S.Nicola.

Cappella di S.Nicola
La cappella prende il nome da Nicola Frezza che la commissionò e la volle dedicare al suo Santo omonimo.
Poi la cappella passò alla famiglia d'Andrea.

La tela di S.Nicola, posta sull'altare in marmi policromi, è del XVII secolo.

S.Nicola (autore ignoto - XVII sec.)
altare della cappella (1721)
Sulla parete destra si trova la tomba di Giovan Francesco d'Andrea, realizzata da Gaetano Travone nell'Ottocento.
Sulla parete sinistra il monumento di Saverio d'Andrea.
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La terza cappella è la Cappella di S.Giovanni Battista.

Cappella di S.Giovanni Battista
In più parti della cappella si trova lo stemma della famiglia Rota, una ruota a otto raggi, che detenne il patronato della cappella dal Cinquecento.

ruota a otto raggi stemma della famiglia Rota
Girolamo D'Auria ha scolpito la statua di S.Giovanni Battista posta sull'altare.

S.Giovanni Battista (Girolamo D'Auria - 1593)
Nella trabeazione dell'altare è scolpita una Madonna col Bambino, opera della scuola di Tino da Camaino.

altare della cappella / Madonna col Bambino (scuola di Tino da Camaino)
A sinistra dell'altare si trova il monumento funebre di Antonio Rota e di Lucrezia Brancia.

monumento funebre di Antonio Rota e di Lucrezia Brancia (1497)
A destra dell'altare si trova il monumento funebre di Salvatore Rota, uno dei dodici figli di Antonio Rota.

monumento funebre di Salvatore Rota
Sulla parete destra della cappella ha trovato posto il monumento funebre di Alfonso Rota(un altro figlio di Antonio Rota), opera di Giovanni Antonio Tenerello.

monumento funebre di Alfonso Rota (Giovanni Antonio Tenerello - 1569)
Sulla parete sinistra è invece collocato il monumento funebre di Bernardino Rota (poeta cinquecentesco, un altro figlio di Antonio Rota), opera di Gian Domenico D'Auria.

monumento funebre di Bernardino Rota (Giovan Domenico e Girolamo D'Auria -
particolare del monumento funebre di Bernardino Rota (Gian Domenico D'Auria): l'Arte
particolare del monumento funebre di Bernardino Rota (Gian Domenico D'Auria): la Natura
Le due statue laterali semisdraiate rappresentano il Tevere e l'Arno, a simboleggiare il latino e l'italiano, le due lingue usate nei componimenti del poeta.
Le statue sottostanti rappresentano l'Arte e la Natura, materie trattate nelle opere del poeta.

Anche sul pavimento ci sono lastre sepolcrali di membri della famiglia Rota.
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La seconda cappella è la Cappella di S.Giovanni Evangelista.
Questa cappella è appartenuta ai Carafa della Stadera.

L'altare in marmi policromi ha un paliotto del XV secolo sul quale sono raffigurati a bassorilievo in tre tondi S.Tommaso, S.Giovanni Evangelista e S.Domenico.
La predella dell'altare è invece del XVIII secolo.

paliotto dell'altare: S.Tommaso, S.Giovanni Evangelista, S.Domenico (XV sec.)
Sull'altare si trova il dipinto del Martirio di S.Giovanni Evangelista di Scipione Pulzone.

Martirio di S.Giovanni Evangelista (Scipione Pulzone - 1598)
Sulla parete destra della cappella ha trovato collocazione il monumento funebre di Rinaldo Carafa, decorato con una tavola raffigurante la Madonna col Bambino attorniata da due Angeli e dal piccolo Giovanni Battista, attribuita ad Agostino Tesauro.

monumento funebre di Rinaldo Carafa (1562) / Madonna col Bambino, due Angeli e il piccolo S.Giovanni Battista (attr.Agostino Tesauro - 1518)
Sulla parete sinistra si trova il monumento funebre di Antonio Carafa (figlio di Rinaldo), opera di Jacopo della Pila che riutilizzò un sarcofago trecentesco.

monumento funebre di Antonio Carafa (Jacopo della Pila - XV sec.)
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La prima cappella è la Cappella della Madonna di Zi' Andrea.

Cappella della Madonna di Zi' Andrea
La cappella è la più grande della navata sinistra, dato che Tommaso de' Franchis (membro della famiglia che deteneva il patronato della cappella), volle ingrandirla, annettendo la cappella limitrofa appartenuta alla famiglia Gonzaga, e trasformarla in una cappella in stile barocco.
Artefici delle decorazioni furono Andrea Melasomma e Costantino Marasi (1637/1652).
La cappella prende il nome dalla statua della Madonna del Rosario (realizzata in legno con arti snodati da Pietro Ceraso nel 1675), conservata in una nicchia sopra l'altare.

Madonna del Rosario (Pietro Ceraso - 1675)
Si racconta che una dama chiese al frate domenicano Andrea d'Auria di Sanseverino, chiamato amichevolmente Zi' Andrea dai suoi fedeli, di farle realizzare una statua della Vergine.
Quando l'opera fu terminata alla dama non piacque il volto della Madonna, e avendo rifiutato il lavoro il frate tenne per se la statua.
L'indomani, al suo risveglio, il frate trovò che il volto della statua era divenuto più bello.
La statua del Bambino posta tra le braccia della Madonna del Rosario fu rubata nel 1977.

Al posto della statua della Madonna del Rosario era stata posta nel XVII secolo la Flagellazione di Cristo di Caravaggio, commissionata da Tommaso de' Franchis per la famiglia Gonzaga, che poi gliela donò.
Come abbiamo visto nel tempo la tela cambiò varie collocazioni all'interno della basilica, fino ad essere conservata poi al Museo Nazionale di Capodimonte.

Accanto alla statua della Madonna del Rosario e lungo le pareti laterali della cappella sono poste in nicchie statue lignee argentate di Santi domenicani.

Gli armadi settecenteschi posti sulle pareti laterali contengono reliquiari.

Sulla parete destra trova collocazione il monumento funebre di Vincenzo de' Franchis, mentre sulla parete sinistra vi è il monumento funebre di Jacopo de' Franchis realizzato da Andrea Melasomma.

monumento funebre di Vincenzo de' Franchis (Andrea Melasomma - XVII sec.) / armadio reliquiario
monumento funebre di Jacopo de' Franchis (Andrea Melasomma - XVII sec.) / armadio reliquiario
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L'ultima cappella della basilica da visitare è quella posta nella parte sinistra della controfacciata: la Cappella di S.Giuseppe, che appartenne alla famiglia Muscettola.

Cappella di S.Giuseppe
Il frontespizio in marmo bianco della cappella è del 1541 e fu qui posizionato nel 1544 dopo essere stato all'ingresso della Cappella Spinelli.

Andrea Malasomma realizzò la decorazione interna a marmi bianchi e policromi della cappella.

Sull'altare della cappella è posta la tela di Luca Giordano raffigurante S.Giuseppe incoronato dal Bambino Gesù retto dalla Vergine.
Sulla sommità dell'altare Belisario Corenzio ha realizzato l'Eterno Padre.

altare con S.Giuseppe incoronato dal Bambino Gesù retto dalla Vergine (Luca Giordano) / in alto: Eterno Padre (Belisario Corenzio)
Sulla parete destra si trova la copia ottocentesca della Madonna col Bambino, S.Giovannino e Santa Elisabetta, attribuita a Raffaello o a fra' Bartolomeo della Porta.
La tela cinquecentesca originale fu sottratta durante il decennio di dominazione francese.

Madonna col Bambino, S.Giovannino e Santa Elisabetta (copia del XIX sec. dall'originale att. a Raffaello)
Sopra questa tela si trova il Ritratto di fra' Giuseppe Spasiano, opera di ignoto napoletano del XVIII secolo.

in alto: Ritratto di fra' Giuseppe Spasiano (ignoto napoletano - XVIII sec.)

www.museosandomenicomaggiore.it
Orari:10.00/19.00


CONCLUSIONI
La lunga visita della Basilica di S.Domenico Maggiore è giunta al termine.
La basilica è un luogo che raccoglie ancor oggi molte opere d'arte di diverse epoche e stili, ma molte altre sono state portate in musei, in alcuni casi per meglio essere conservate, o sono state trafugate.
Per esempio due raffigurazioni di Santi, opere di Guido Reni, sono scomparse, e la tela di Luca Giordano raffigurante la Madonna col Bambino e S.Tommaso d'Aquino è stata rubata.
Sicuramente è questo un sito che aiuta a conoscere la storia dell'arte partenopea, e offre inoltre con la visita del suo museo, l'opportunità di visitare i luoghi che hanno visto nascere e svilupparsi la cultura di pensiero e universitaria della città.

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