martedì 5 gennaio 2016

Gli scavi di Ostia Antica (terza parte)


Il post precedente sugli scavi di Ostia Antica si era concluso con la descrizione dei Grandi Horrea, e da qui riprende il mio cammino tra ruderi, grandi monumenti e ...infestante vegetazione!

Ecco i prossimi luoghi da visitare:

Caseggiato dei Molini - Sacello del Silvano - Caseggiato del portico delle Mura del Castrum - Piazza dei Lari e Compitum - Casa di Diana - Caseggiato del Mitreo di Menandro - Mitreo di Lucrezio Menandro - Caseggiato del Thermopolium e Thermopolium - Caseggiato dei Dipinti - Insula di Giove e Ganimede - Insula di Bacco Fanciullo - Casa dei Dolii - Museo Ostiense - Casa dei Balconi con Mensola - Caseggiato dei Misuratori del Grano - Piccolo Mercato - Horrea Epagathiana e Epaphroditiana.


Percorrendo Via dei Molini verso il Decumano Massimo, s'incontra il Caseggiato dei Molini.

facciata orientale del Caseggiato dei Molini
Caseggiato del Molino
Il caseggiato fu eretto nel II secolo d.C. sotto il regno di Adriano.
In epoca severiano fu istallato nel caseggiato un mulino, da cui oggi il caseggiato prende il nome.

impastatrici del molino
macine del molino
Gli ambienti sono selciati e occupati da macine e impastatrici in pietra vulcanica proveniente da Orvieto, e da due forni dove veniva cotto il pane.

vasca in un corridoio di servizio
ambienti del Caseggiato dei Molini
ambienti del Caseggiato dei Molini


ambienti del Caseggiato dei Molini
Il grande panificio di Ostia produceva pane anche per il mercato di Roma.
Sulla facciata alcune botteghe collegate al molino ne vendevano forse i prodotti: pane e farina.

forno del Caseggiato dei Molini
Su un pilastro della facciata orientale si trova un rilievo in terracotta che raffigura attrezzi da falegname.
Probabilmente erano presenti nel caseggiato falegnami specializzati nella manutenzione delle macine del molino e dei loro telai in legno.

rilievo su un pilastro della facciata orientale del Caseggiato del Molino
Sempre sulla facciata orientale dell'edificio si trova un rilievo che raffigura un Genio con serpente.

rilievo di Genio con serpente sulla facciata orientale del Caseggiato dei Molini
Due tabernae del caseggiato che s'affacciano su Via della Casa di Diana erano luoghi di ristoro.

Via della Casa di Diana con ingresso ad una taberna e al corridoio di servizio del Caseggiato del Molino
bancone di una taberna del Caseggiato del Molino
taberna del Caseggiato del Molino
Nella parte sud-ovest dell'edificio, tra il Caseggiato di Diana e il Caseggiato dei Molini, è stato trovato un santuario, il cosiddetto Sacello del Silvano.

Sacello del Silvano inserito tra i due caseggiati
Sacello del Silvano
Si conservano ancora lacerti di pitture parietale ad affresco, ma non il grande ritratto di un Silvano con una data, da cui il sacello prende il nome, visto durante gli scavi e poi scomparso.

pitture murarie con figure umane, divinità e cavalli del Sacello del Silvano
pitture murarie con figure umane, divinità e cavalli del Sacello del Silvano
altare e pittura con mezza figura umana sulla parete di fondo del Sacello del Silvano
Tra oggetti rinvenuti negli scavi è stata ritrovata una statuetta di un Lare.
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Se si prende a destra Via della Casa di Diana, il primo caseggiato sulla sinistra è un edificio che ha incorporato tra le sue murature anche parte della cinta muraria del Castrum.

aula del Caseggiato con muro delCastrum
Il suo muro centrale nord-sud è infatti costituito da blocchi di tufo.

muro in blocchi di tufo del Castrum nel Caseggiato del Portico delle Mura del Castrum
La parte est dell'edificio, con portico prospicente alcuni ambienti, è infatti chiamata Caseggiato del Portico delle Mura del Castrum.

Caseggiato del Portico delle Mura del Castrum
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Proseguendo sulla Via della Casa di Diana, sempre sul lato sinistro, si trova la Via dei Lari e la Piazza dei Lari.

Via dei Lari e Piazza dei Lari (sulla sinistra in fondo della via)
E' qui, all'interno del pomerium del castrum, che si trova il Compitum (il santuario posto agli incroci), meglio conservato di Ostia.

interno del Compitum
Apparteneva al santuario un altare rotondo in marmo, di epoca tardo augustea o claudia, con rilievo ed iscrizione.

altare del Compitum
altare del Compitum
altare del Compitum
altare del Compitum
L'altare venne dedicato da uno o più magistrati ai Lari Vicinales (o Compitales).
Sull'altare è raffigurato Ercole accanto ad un altare e ad un tirso (bastone rituale), che rappresenta il Liber Pater (dio della fecondità, del vino e dei vizi).
L'altare fu probabilmente mutilato da Cristiani.

pilastri del sacello del Compitum
L'altare era posto tra un bacino rettangolare e un piccolo edificio rettangolare, un sacello.
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Parallela al Caseggiato del Molino si trova la Casa di Diana, che prende il nome da una tavoletta fittile rappresentante Diana Cacciatrice.

Casa di Diana
L'edificio, costruito intorno al 130-140 d.C., era un'insula alta tre o quattro piani (18m), il massimo consentito sotto il regno di Traiano.

Casa di Diana dal primo piano della Domus di Giove e Ganimede
Al piano terra vi sono botteghe e mezzanini dove vivevano i negozianti, mentre i piani superiori erano costituiti da appartamenti in affitto abitati dal ceto medio.

botteghe del Caseggiato di Diana
Nelle botteghe si conservano lacerti di pittura parietale.

una bottega della Casa di Diana
una bottega della Casa di Diana


una bottega della Casa di Diana

ingresso e finestra del mezzanino visti dall'interno di una bottega della Casa di Diana
scale d'accesso al primo piano della Casa di Diana
Al primo piano un balcone correva lungo la facciata.
All'interno del caseggiato vi era un cortile con vasca e cisterna, e un mitreo.

In una bottega è stato trovato una parte di muro, con dipinti da entrambe i lati, crollata da un piano superiore.
In un riquadro vi è una figura che balla. 

dipinti parietali di muro crollato di un ambiente superiore della Casa di Diana
 ATTENZIONE: l'interno della Casa di Diana è visitabile solo su richiesta.
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Alle spalle della Casa di Diana si trova il Caseggiato del Mitreo di Menandro, di epoca adrianea.

sala con muro curvo del Caseggiato del Mitreo di Menandro
La facciata ovest (lungo Via dei Balconi), è occupata da botteghe, tra le quali si apre una sala d'ingresso con scala esterna.

Si entra quindi in un vestibolo senza tetto che dava accesso e luce alle sale con funzione commerciale, decorate con mosaici in bianco e nero e pitture sulle pareti.

pitture del Caseggiato del Mitreo di Menandro
A sud-est dell'edificio fu istallato nel III secolo d.C. il Mitreo di Lucrezio Menandro.

Mitreo di Lucrezio Menandro
Il pavimento del mitreo presenta un mosaico geometrico in bianco e nero.

pavimento a mosaico geometrico ed altare del Mitreo di Lucrezio Menandro
I dipinti sulle pareti sono di epoca antonina, dove in riquadri bordati di rosso, sono illustrate piccole scene e paesaggi.

pareti affrescate del Mitreo di Lucrezio Menandro
Corrono lungo le pareti i podia con nicchie nel lato verticale.
L'altare è in mattoni con frontale ricoperto da una lastra marmorea con un particolare foro a forma di spicchio di luna (dietro al quale vi sarà stata una lucerna), e sotto il quale vi è una scritta.

podia del Mitreo di Lucrezio Menandro
L'iscrizione riporta la dedica dell'altare da parte dello schiavo Diocle, in onore di C.Lucrezio Menandro, sacerdote principale di Mitra. 
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Ritornando su Via della Casa di Diana, sulla sinistra della strada, poco più avanti, vi è il Caseggiato del Thermopolium, uno dei caseggiati più noti di Ostia antica, per il fatto di contenere un "bar-tavola calda" dell'epoca antica ben conservato.

Caseggiato del Thermopolium
Il caseggiato è stato costruito in età traianea-adrianea.
La facciata settentrionale presentava un balcone sul quale si affacciavano una porta finestra e quattro finestre.
Il balcone, di cui è andato perduto il parapetto, era sostenuto da archi che a loro volta si poggiavano su mensole di travertino.

ingresso al Thermopolium
Il ballatoio incorniciava con tre volte a botte gli ingressi del Thermopolium.

Sui muri d'ingresso vi sono affrescati motivi architettonici e una figura umana su sfondo bianco (III secolo d.C.), e un finto marmo (IV secolo d.C.).

affreschi sui muri dell'ingresso del Thermopolium
All'ingresso si trova il bancone a forma di L in travertino.
La sua posizione all'ingresso del locale dava modo di poter servire i clienti anche dalla strada, oltre quelli che si trovavano dentro al locale.
Il bancone era munito di due bacini per l'acqua, scaffali e un mortaio fissato sulla sommità che è stato trovato nell'ambiente..

bancone del Thermopolium
bancone del Thermopolium
bancone del Thermopolum (visto dalla strada)
Sopra un bancone mensolato della sala centrale del Thermopolium è affrescata una natura morta che raffigura i cibi offerti dal locale.

scaffale sormontato da affreschi
affresco con natura morta del Thermopolium
Nella sala attigua, interrato nel pavimento si trova un dolio atto a contenere l'olio per la frittura, e rimane anche un piccolo fornello sul quale veniva cotto il cibo.

dolio interrato nel pavimento del Thermopolium
Nell'ambiente pavimentato con mosaico trovavano posto i commensali.

ambiente del Thermopolium dove i commensali prendevano posto
 Nella bella stagione invece i clienti potevano accomodarsi in un cortile interno con fontana costituita da una vasca di marmo su un piede e lungo bancone.

ambiente all'aperto del Thermopolium con vasca e fontana
fontana del Thermopolium
Una scaletta conduceva in un piccolo ambiente sotterraneo, non una cantina date le sue esegue dimensioni, ma forse un luogo di culto.

scaletta d'accesso al locale di culto sotterraneo
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Sempre sulla Via della Casa di Diana, di fronte al Thermopolium, si trova il Caseggiato dei Dipinti.

Caseggiato dei Dipinti
Costruito in epoca adrianea, era costituito da botteghe con mezzanini, dall'Insula di Giove e Ganimede, dalla Casa di Bacco Fanciullo, e dalla Casa dei Dipinti.
Le case sono disposte ad L intorno ad un giardino, mentre le botteghe occupano il lato est del giardino.

L'Insula di Giove e Ganimede prende il nome da un piccolo affresco che rappresenta appunto Giove e Ganimede, ritrovato in una sala di rappresentanza della casa.

La casa aveva l'ingresso principale sul lato ovest, mentre su Via di Diana aveva un ingresso secondario.
Dal suo cortile, intorno al quale vi erano anche due sale di rappresentanza, si poteva accedere al giardino del Caseggiato.

Insula di Giove e Ganimede
Alla fine del II secolo d.C. la casa fu decorata finemente.
Qui abitavano persone ricche costrette per lavoro ad abitare vicino al porto.
I pavimenti in tessere bianche e nere a disegni geometrici sono di epoca adrianea.


mosaico geometrico dell'Insula di Giove e Ganimede
In epoca severiana fu eretto un muro divisorio nel giardino, per nascondere la visuale sull'adiacente Caseggiato dei Doli che era divenuto un esercizio commerciale.

muro del giardino che separa l'Insula di Giove e Ganimede dalla Casa dei Doli
Su questo muro fu posizionata una pseudo-edicola.
In questo santuario era posta la statua in marmo di Giove trovata che è stata trovata qui.
Nella nicchia sono raffigurate due aquile.

pseudo-edicola con statua di Giove nel giardino del caseggiato
Sul muro del giardino è anche stato posto il mosaico policromo con figure allegoriche dei mesi (II secolo d.C.), che decorava l'ambiente all'aperto.

mosaico policromo con figure allegoriche dei mesi posto lungo il muro del giardino interno del caseggiato
particolare del mosaico policromo
L'ambiente all'angolo tra Via della Casa di Diana e Via dei Dipinti è una bottega.

bottega dell'Insula di Giove e Ganimede
L'Insula di Giove e Ganimede fu trasformata alla fine del secondo o inizio del terzo secolo in albergo o anche in luogo di prostituzione.

Si possono salire le scale esterne della Insula di Giove e Ganimede poste lungo Via della Casa di Diana per salire al primo piano dell'edificio e godere dell'area archeologica circostante.

scale di accesso al primo piano della Insula di Giove e Ganimede
ATTENZIONE: l'interno dell'Insula di Giove e Ganimede è visitabile solo su richiesta.
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Si affacciava sullo stesso giardino l'Insula di Bacco Fanciullo, che prende il nome da una pittura in cui Mercurio tiene Ercole bambino.

Insula di Bacco Fanciullo (vista dal giardino)
Anche questo era un appartamento medianum (tipico dell'epoca adrianea), ovvero con una camera centrale intorno alla quale si aprivano le atre stanze, e con sale di rappresentanza alte due piani.

 
passaggio nell'Insula di Bacco Fanciullo tra il giardino e Via dei Dipinti
Si poteva accedere al piano terra dal giardino o dalla Via dei Dipinti, e scale esterne ed interne portavano ai piani superiori.
Molte delle pitture alle pareti si sono perse.

dipinti dell'Insula di Bacco Fanciullo
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A continuazione dell'Insula di Bacco Fanciullo si trova l'Insula dei Dipinti, nelle forme molto simili di quella precedente.

giardino e facciata dell'Insula dei Dipinti
Una delle due sale di rappresentanza (la più grande che affaccia sul giardino), ha mantenuto in parte le sue pitture alle pareti con motivi geometrici in rosso e giallo.

sala di rappresentanza del piano terra dell'Insula di Dipinti con decorazione pittorica
resti di decorazione pittorica dell'Insula dei Dipinti
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Il lato nord del Caseggiato dei Dipinti era chiuso da alcuni ambienti commerciali, e tra questi un deposito di dolii per l'olio o per il vino (35 dolii sono interrati), che danno il nome alla cosiddetta Casa dei Dolii.

dolii interrati e giardino del Caseggiato dei Dipinti
Sui dolii è indicata la capacità (in media circa 1040 litri = 40 anfore).

dolii interrati
Sono stati trovati negli scavi di quest'areaanche stampi in terracotta con raffigurazioni di scene teatrali, erotiche o animali, di cui però non se ne conosce l'utilizzazione.
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Si è giunti quindi alla facciata neoclassica del Museo Ostiense, voluto da Papa Pio IX nel XIX secolo e allestito in un edificio quattrocentesco, nel cosiddetto  "Casone del sale", ex deposito di sale pontificio.

ingresso al Museo Ostiense
Il museo, non molto grande, espone materiali trovati durante gli scavi dell'area archeologica e della zona di Porto: statue che adornavano le domus o i monumenti politici e pubblici della città, statuette di culto delle varie divinità dell'olimpo romano ed orientali trovate nei numerosi santuari presenti ad Ostia, rilievi marmorei, sarcofaghi, ritratti di imperatori e consorti.

Museo Ostiense
Museo Ostiense
Museo Ostiense
Museo Ostiense
Museo Ostiense
Ho cercato di collocare le foto prese al museo man mano che descrivevo i luoghi da me visitati, ma molte altre rimangono escluse perché non pertinenti a questo sito archeologico (per esempio perché provengono dalla vicina Necropoli di Isola Sacra o da quella di Pianabella).

Museo Ostiense
Museo Ostiense
ATTENZIONE: il museo apre un'ora più tardi dell'area archeologica.
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Scese le scale del Museo ci si può dirigere verso destra, per incontrare il tratto settentrionale del Cardo Massimo, la strada perpendicolare al Decumano Massimo.

Cardo Massimo verso il Capitolium
Cardo Massimo verso il Tevere
Questo tratto di Cardo Massimo, che andava dalle banchine del Tevere fino al Capitolium, era fiancheggiato da botteghe sormontate da abitazioni, costruite in età adrianea.
Le botteghe poste sul lato est erano limitrofe alla fila di botteghe che correva su Via dei Dipinti.

botteghe del lato est del Cardo Massimo
botteghe lungo il Cardo Massimo
Parallela alla fila di botteghe del lato ovest del Cardo Massimo è la Via Tecta, occupata oggi da un lapidarium di lapidi e cippi votivi dell'antica Ostia.

Cardo Massimo e Via Tecta (oggi lapidarium)

Lapidarium nella Via Tecta e nel Piccolo Mercato

lapidi e cippi
Scale esterne portavano ai piani superiori.
Se si sale su una scala agibile della fila di botteghe del lato ovest, si può avere uno sguardo a 360° sull'area circostante.

scale d'accesso al piano posto sopra le botteghe del Cardo Massimo








Le botteghe che fiancheggiano in questo tratto il Cardo Massimo avevano davanti dei portici (oggi noto come Portici di Pio IX), che terminavano alle spalle del Capitolium con due ampie logge.
Il portico era sostenuto da pilastri di mattoni con lesene.

galleria del portico occidentale
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Adiacente alle ultime botteghe del lato ovest del Cardo Massimo, si trova la Casa dei Balconi con Mensole, di epoca adrianea. 

Casa dei Balconi con Mensole
Le botteghe del pian terreno della casa, che si aprivano su Via della Fortuna, presentano sopra le porte (e sotto le finestre) delle mensole in travertino che sorreggevano un balcone (ciò dà il nome alla casa).


La casa presenta una latrina, che era accessibile dalla strada, ricavata sotto una scala.

ingresso alla latrina
latrina





















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L'edificio di fronte alle botteghe della Casa dei Balconi con Mensole, tra Via della Fortuna e Via dei Misuratori del Grano, è chiamato Caseggiato dei Misuratori del Grano.

CURIOSITA': Via della Fortuna è chiamata così dal rilievo in terracotta rappresentante la "Fortuna", con cornucopia e timone, posto su un pilastro d'angolo del portico davanti alle botteghe di questo caseggiato.

pilastro con rilievo della "Fortuna"
portico davanti alle botteghe del Caseggiato dei Misuratori del Grano
rilievo raffigurante la "Fortuna"
L'ingresso sulla facciata meridionale era affiancato da lesene in mattoni che sorreggevano un timpano, nel quale vi è un rilievo in mattoni raffigurante un misuratore di grano.
Sopra la porta invece un rilievo rappresenta un bastone.

ingresso del Caseggiato dei Misuratori del Grano
Da questi elementi decorativi si è dedotto che questo fosse un edificio dove il grano veniva venduto.

facciata meridionale del Caseggiato dei Misuratori del Grano
Attraversava la facciata meridionale del caseggiato un balcone sorretto da mensole di travertino.
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Adiacente e parallelo alla Via Tecta, davanti alla Casa del Misuratore di Grano, si trova il cosiddetto Piccolo Mercato.

facciata settentrionale e ingresso principale del Piccolo Mercato
Il magazzino, che si apre intorno a due cortili porticati separati da un passaggio coperto, è stato costruito nel 120 d.C.
L'ingresso principale era posto sul lato settentrionale, dietro ad un porticato in mattoni.

cortile porticato e ingressi alle celle del Piccolo Mercato
 Distribuite sugli altri tre lati vi erano 28 camere alte 7m e coperte con volte a botte.
Alcune celle del lato meridionale accolgono reperti archeologici al coperto, come anche alcune celle del lato orientale invece all'aperto.

celle orientali  del Piccolo Mercato
celle meridionali del Piccolo Mercato
In angoli opposti dell'edificio vi erano due scale: la prima parte fatta di gradini, la seconda costituita da un piano inclinato.
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Ad ovest del Piccolo Mercato vi sono altri Horrea, separati da questi tramite uno stretto passsaggio che sfrutta il muro in opera quadrata di un precedente edificio.

ingresso agli Horrea limitrofi al Piccolo Mercato
passaggio tra gli Horrea e il Piccolo Mercato
lato occidentale degli Horrea
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A sud di questi magazzini vi sono gli Horrea Epagathiana e Epaphroditiana, come è scritto in una lastra di marmo posta sull'ingresso.

facciata ovest degli Horrea Epagathiana ed Epafroditiana
Questi magazzini, costruiti nel 145-150 d.C., appartenevano infatti a due liberti: Epagato e Epafrodito.

targa in marmo con il nome dei proprietari degli Horrea Epagathiana ed Epafroditiana
Dopo gli scavi effettuati nello scorso secolo, l'edificio, come ben si può vedere, è stato ampiamente restaurato.

ingresso principale agli Horrea Epagathiana ed Epafroditiana
L'ingresso principale, posto sul lato occidentale, è affiancato da botteghe.
Il protiro è decorato con semicolonne in laterizio con capitelli, con un'architrave con la scritta citata, e un frontone.

una bottega degli Horrea Epagathiana ed Epafroditiana
Sul muro del secondo vestibolo dietro l'ingresso vi sono due nicchie che avranno contenuto statue di divinità.

Al centro dei magazzini vi è un cortile quadrato circondato da un portico con pilastri di mattoni.
Le stanze che si affacciano sul cortile hanno coperture con volta a crociera

Anche sul muro del lato est del cortile ci sono due nicchie uguali a quelle del vestibolo, che incorniciano l'ingresso di una lunga stanza, forse un ufficio.

muro del cortile con edicole che incorniciano l'ingresso di una stanza
L'edificio aveva anche un piano superiore raggiungibile con due scale.
Dai dispositivi di bloccaggio delle porte, sia internamente che esternamente, si pensa che il magazzini potesse contenere beni di certo valore.



www.ostia-antica.org
www.ostiaantica.beniculturali.it
Orari: ultima domenica di ottobre/15 febbraio               8.30/16.30
           16 febbraio/15 marzo                                           8.30/17.00
           16 marzo/ultimo sabato di marzo                        8.30/17.30
           ultima domenica di marzo/ agosto                       8.30/19.15
           settembre                                                              8.30/19.00
           1 ottobre/ultimo sabato di ottobre                       8.30/18.30
lunedì CHIUSO
Il Museo apre alle 9.30
Costo: 8€
la prima domenica del mese GRATIS 


CONCLUSIONI
E' il momento di fermare qui la mia narrazione...ma la passeggiata continua nel prossimo post.

 


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