sabato 1 giugno 2019

Ravenna: la Basilica di S.Francesco


Adiacente alla Tomba di Dante Alighieri, si trova la chiesa in cui furono celebrati i funerali del Sommo Poeta nel 1321: la Basilica di S.Francesco.
Nel medioevo fu la chiesa prediletta dalla famiglia da Polenta, che resse la Signoria di Ravenna per 160 anni (1275/1441), e venne frequentata da Dante che era ospitato da questi signori della città.
E' questa una chiesa molto antica, costruita nel V secolo probabilmente sopra i resti di un tempio dedicato a Nettuno.

Fu il vescovo Neone (ma per certi studiosi fu il vescovo Pietro Crisologo), a far costruire la chiesa.

In origine la chiesa paleocristiana era dedicata ai SS.Apostoli Pietro e Paolo, e chiamata Basilica Apostolorum; poi venne riedificata più grande nel IX secolo e  chiamata Chiesa di S.Pietro Maggiore.
Quando nel 1261 la chiesa passò ai Francescani venne da loro dedicata a S.Francesco.

La chiesa venne dotata di un campanile nel X secolo.

campanile della Basilica di S.Francesco
Il campanile a pianta quadrata, inserito nella navata destra, è alto 33m ed è aperto su tutti i quattro lati da bifore, trifore sormontate da archi pensili e da quadrifore.

bifora, trifora, quadrifora e bacini ceramici del campanile
Affacciata sull'omonima piazza, la Basilica di S.Francesco è preceduta da un sagrato in lastre di pietra calcarea sulle quali è scritta una citazione tratta dal Purgatorio della Divina Commedia di Dante (ma a noi è sfuggita!).

La basilica presenta una rustica facciata a salienti che lasciano a vista i laterizi di costruzione.
Una piccola bifora posta al centro e quattro lesene decorano e scandiscono la facciata.

facciata con bifora e campanile della Basilica di S.Francesco visti dalla terrazza dei Giardini Pensili di Palazzo Rasponi
Davanti alla facciata originariamente vi era un portico che univa la chiesa con il Quadrarco di Braccioforte, che venne demolito nel XVII secolo.

La chiesa venne più volta sopraelevata per il fenomeno della subsidenza che colpisce Ravenna, e oggi la pavimentazione originale della chiesa si trova a 3,6m al di sotto dell'odierno livello stradale.
A sinistra della facciata, un arco tamponato che costituiva un ingresso della chiesa, testimonia che le proporzioni di questa basilica sono state stravolte nei secoli.

Sarcofago Strozzi (VI sec.) e arco tamponato della facciata che costituiva un ingresso della chiesa
Davanti all'arco tamponato si trova uno dei sue sarcofaghi in marmo di VI secolo che si trovano sul sagrato della chiesa.

sarcofago (VI sec.) posto davanti la facciata della chiesa

CURIOSITÀ: il sarcofago con coperchio ad acroteri, posto sul lato sinistro della facciata della chiesa, è chiamato Sarcofago Strozzi, perché si pensava che contenesse le spoglie del notaio del '500 che rivestì cariche politiche Martino Strozzi, cognato del leggendario cavaliere Guidarello Guidarelli.
Quando si aprì per uno studio il sarcofago, che prima si trovava posizionato nella Piazzetta degli Ariani, si trovarono in realtà le ossa di di 7 adulti e di 4 bambini.
Questo fatto si è pensato sia successo perché il sarcofago era già stato aperto e le ossa spostate provvisoriamente in una fossa comune, e poi al momento del riposizionamento nella cassa si fece una certa confusione.

Sarcofago Strozzi (VI sec.)
Si accede all'interno della chiesa attraverso un portale a tutto sesto.
La basilica è lunga 46,5m e larga 23,7m.
L'interno della basilica è diviso in tre navate da due serie di 12 colonne di marmo greco di spoglio, provenienti da Costantinopoli.

navata centrale della Basilica di S.Francesco
Le colonne, sulle quali poggiano archi a tutto sesto, hanno capitelli corinzi con pulvini decorati con croci.

colonne con capitelli corinzi e pulvini che dividono le navate della chiesa
Solo vicino al presbiterio, due colonne per lato sono più basse rispetto alle altre (che sono state alzate durante la soprelevazione della chiesa), e conservano i loro capitelli originali.

La chiesa è coperta da un soffitto medievale in legno a cassettoni colorati, in forma di carena di nave rovesciata.

soffitto a cassettoni lignei dipinti
La chiesa era stata arricchita nel XVI/XVII secolo con altari barocchi, che vennero eliminati durante i restauri eseguiti da Corrado Ricci nel 1918/1921.

Partendo dalla navata destra si possono subito vedere i due lati del campanile che danno all'interno della basilica, sui quali sono appesi quattro frammenti marmorei con bassorilievi che appartenevano a un sarcofago o a un altare a cassa, e tre frammenti di mosaico proveniente forse dalla Basilica di Sant'Agata Maggiore (V - VI - XIII secolo).

frammenti marmorei con bassorilievi

La prima cappella di questa navata è la Cappella dell'Immacolata, costruita nel 1525.

Cappella dell'Immacolata
La cappella è preceduta da un arco trionfale in pietra d'Istria, realizzato da Tullio Lombardo, lo stesso artista che scolpì la statua di Guidarello Guidarelli, cavaliere al servizio di Cesare Borgia, che era qui collocata prima di essere spostata nel vicino Quadrarco di Braccioforte (sepolcreto a cielo aperto dedicato agli uomini illustri), poi all'Accademia delle Belle Arti e infine al Museo d'Arte della città di Ravenna.

L'altare e il dossale in marmi policromi sono opera di Domenico Toschini (1754).
La statua dell'Immacolata realizzata da Antonio Trentanove nel 1788, è stata derubata della corona che le cingeva la testa.

Cappella dell'Immacolata: altare (Domenico Toschini - 1754) e statua dell'Immacolata (Antonio Trentanove - 1788)
 Il ritratto di una Santa sulla parete destra della cappella è forse opera di Pietro da Rimini (XIV secolo).

Santa (attr. Pietro da Rimini - XIV sec.)
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La seconda cappella è la Cappella di Sant'Antonio, costruita nel 1530.

Cappella di Sant'Antonio: Sant'Antonio col Bambino (Giovan Battista Graziani - XVIII sec.)
La cappella custodisce la statua in cartapesta di Sant'Antonio col Bambino di Giovan Battista Graziani (XVIII secolo), una scultura raffigurante Cristo morto (XVI secolo) e una scultura della Pietà (XV secolo).

Cristo morto (XVI sec.)
Pietà (XV sec.)
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La terza cappella è la Cappella di S.Rocco o Cappella della famiglia Dal Corno, costruita nel 1532.

Cappella di S.Rocco
La cappella è chiusa da una balaustra in diaspro e rosso di Verona e presenta un frontone in pietra d'Istria di Bernardino Saluteri Dal Corno, realizzato su disegno di Filippo Mariani.

Gli affreschi delle pareti, della volta e dei pennacchi della cupola della cappella, con la raffigurazione di quattro episodi della Vita di S.Rocco e la Gloria di S.Rocco sono opera di Andrea Barbiani (1755).

cupola e pareti della Cappella di S.Rocco (Andrea Barbiani - 1755)
La pala d'altare della Madonna col Bambino tra S.Sebastiano, S.Rocco, Santa Francesca e la committente Camilla Dal Corno è opera di Gaspare Sacchi da Imola (1531).

Madonna col Bambino tra S.Sebastiano, S.Rocco, Santa Francesca e la committente Camilla Dal Corno
(Gaspare Sacchi da Imola - 1531)
L'altare è del XVII secolo.
La statua di S.Francesco in legno scolpito e dipinto è opera di Mario Casadio (XX secolo), mentre la statua di S.Massimiliano Kolbe è stata realizzata in resina.

Siamo giunti alla zona absidale e presbiteriale posta in posizione sopraelevata rispetto alle navate.
L'abside esternamente è eptapoligonale, mentre internamente è semicircolare, con cinque finestre in alabastro.
Il presbiterio è rivestito da marmo preconnesio e marmo rosso e giallo di Verona. (XVIII sec.).

Per l'altare maggioreè stato utilizzato il cosiddetto Sarcofago del vescovo Liberio III di IV/V secolo.
Decorano il sarcofago cinque figure rappresentate dentro archi con colonne tortili.

altare maggiore e Crocifisso ligneo (XIX sec.)
Nella parte rivolta verso la navata la figura centrale, Cristo, è raffigurato nell'atto di consegnare la Legge a S.Pietro, mentre nel frontale rivolto verso il coro Cristo dona la Legge a S.Paolo.

Dietro l'altare si trova il coro ligneo scolpito e intagliato del 1619, mentre alla destra si trova un Crocifisso ligneo scolpito e dipinto (XIX secolo).

La primo soprelevazione della chiesa ha permesso di realizzare nel X secolo la sottostante cripta a forma di oratorio.

Cripta
Cripta
Una doppia rampa di scale conduce ad una finestrella ad arco, dove poter ammirare quest'insolita cripta, sommersa almeno per 1metro e mezzo d'acqua di falda e proveniente dalle infiltrazioni d'acqua piovana e fluviale.

Cripta
L'acqua dolce permette a una quindicina di pesci rossi di poter sopravvivere e di aiutare ad eliminare le alghe che rovinerebbero il pavimento di questo particolare habitat.

pesci rossi nuotano nella cripta
Il pavimento in mosaico policromo della cripta è quello che corrispondeva all'antico presbiterio.
Fu quindi ricavata aggiungendo una volta sorretta da colonnine e pilastrini con capitelli imposta a spigoli smussati.

Sul pavimento si possono leggere due iscrizioni.
La traduzione dell'iscrizione scritta in latino dice:
"Questo luogo contiene le ossa del Santo Neone. Per la sua immacolata fede ha raggiunto il cielo per sempre e per sempre gioisce nella pace".
iscrizione in latino del pavimento della cripta
Infatti nella cripta sono conservate in un'urna con la scritta "OSSA NEONIS" i resti del vescovo di Ravenna qui sepolto.

urna con le ossa del vescovo Neone
Una seconda iscrizione in greco ricorda due benefattori dell'antica chiesa:
"I servi di Dio Esichio e Gemella hanno offerto alla chiesa un tratto di mosaico pavimentale".
iscrizione in greco del pavimento della cripta
Continuando la visita della basilica nella navata sinistra s'incontra inizialmente il monumento sepolcrale di Luffo Numai, nobile forlivese.

Monumento funebre di Luffo Numai (Tommaso Fiamberti - 1509)
Luffo Numai, che visse qualche anno a Ravenna, fu segretario di Pino Ordelatti, la cui famiglia tenne per due secoli la signoria di Forlì.
Fu anche Primo Consigliere quando la signoria passò a Girolamo Riario (nipote di Sisto IV), e Legato Pontificio presso il Senato della Repubblica Veneta.
Il monumento fu realizzato nel 1509 da Tommaso Fiamberti.
Sul monumento sono scritte le parole "Abstine" ("astieniti") e "Patere" ("sopporta"), e la frase in latino che tradotta dice:
"Delle grazie ho avuto in sorte la favella, di Pallade il coraggio, di Dione il sorriso. Non sono morto. Splendida vita diventa per i giusti la morte".
epigrafe sul Monumento funebre di Luffo Numai
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Segue la pietra tombale del Beato Enrico Alfieri, Ministro Generale dell'Ordine Francescano morto nel 1405.
La pietra calcarea scolpita è opera di un seguace di Jacobello Dalle Masegne.

Pietra tombale del Beato Enrico Alfieri (seguace di Jacobello Dalle Masegne)
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Sempre appesa alla parete della navata si trova poi la pietra tombale di Ostasio II da Polenta, in marmo rosso di Verona e con mani e volto in marmo bianco.

Pietra tombale di Ostasio II da Polenta
Il nobile morto nel 1396 è raffigurato con il saio francescano.
Gli stemmi nobiliare furono abrasi dalla lastra tombale nel 1797 in seguito al Bando della Repubblica Cisalpina.
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Circa a metà della navata sinistra si trova la trecentesca Cappella detta della Famiglia da Polenta.


affreschi della lunetta della Cappella detta della Famiglia da Polenta: l'Ospitalità di Abramo (in alto) / Crocifissione (in basso)
La cappella presenta frammenti degli affreschi con scene bibliche realizzati nel XIV secolo (attribuiti alla cerchia di Pietro da Rimini, o da altri a Giovanni Baronzio).

Davanti alla cappella si trova un sarcofago del IV secolo con coperchio a tetto e decorato con nicchie conchigliate, entro le quali è raffigurata la "Traditio Legis": Cristo porge il rotolo della Legge a S.Paolo.

Sarcofago con raffigurazione della "Traditio Legis" (IV sec.)
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Un altro sarcofago è posto lungo la navata sinistra: è il sarcofago della famiglia Del Sale.

Sarcofago della famiglia del Sale (III sec./XVII sec.)
Questo sarcofago fu realizzato nel III secolo, e nel VI secolo vennero aggiunti il chrismon e gli agnelli.
Fu poi utilizzato nel XVIII secolo dalla famiglia Del Sale che fece aggiungere l'epigrafe sorretta da putti.
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Sulla controfacciata della basilica sono appesi due frammenti di affreschi staccati dove sono raffigurati una Crocifissione con la Madonna e Maria Maddalena (XIV secolo) e un Arcangelo con scettro e globo (X/XI secolo).

Arcangelo con scettro e globo (X/XI sec.)
Crocifissione con la Madonna e Maria Maddalena (XIV sec.)

Adiacenti alla Basilica di S.Francesco si trovano i suoi due chiostri cinquecenteschi, che fanno parte della "Zona dantesca" o "Zona del silenzio" consacrata al mito di Dante, oggi chiamati "Chiostro di Dante" e "Chiostro della Cassa di Risparmio".

Chiostro di Dante con le statue in ferro battuto di S.Francesco e S.Chiara (Augusto Bartolotti - 1960)
Chiostro della Cassa di Risparmio

Orari: 7.00/12.00 15.00/19.00

CONCLUSIONI
Il fascino della Basilica di S.Francesco deriva dal legame che la unisce a Dante Alighieri, come luogo che ne ricorda il suo esilio e i suoi ultimi anni di vita.
Ma un'altra particolarità che spinge a visitare questo antico luogo di culto è certamente la sua cripta inondata dalle acque.


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