mercoledì 7 luglio 2021

Firenze: le grotte del Giardino di Boboli

Il Giardino di Boboli, il cuore verde di Firenze, il giardino all'italiana fatto realizzare dalla famiglia Medici alle spalle di Palazzo Pitti, riserva ai visitatori angoli rilassanti, artistici e inconsueti.

Tra gli arredi del giardino troviamo statue, fontane e grotte artificiali fantastiche, elementi che dal Rinascimento sono entrati a far parte delle amenità di parchi e giardini per deliziare i residenti e sorprendere gli ospiti delle corti.  

La prima grotta fantastica, la Grotta degli Animali, venne realizzata a Firenze nella Villa Medicea di Castello

Grazie alla presenza di stalattiti calcaree composte da conchiglie e minerali l'aspetto delle grotte fantastiche ricordava quello delle grotte naturali. Al loro interno vi erano sempre vasche, fontane e giochi d'acqua per rendere l'ambiente fresco e gradevole. Affreschi sulle pareti e sulle volte dal tema allegorico e/o mitologico e statue rendevano uniche le sale che componevano questi ambienti.

La prima grotta artificiale realizzata nel Giardino di Boboli fu la cosiddetta Grotticina della Madama realizzata tra il 1553 e il 1555 su progetto del Triboli per le granduchesse medicee, cui spettava il titolo di "Madama".

vialetto che conduce alla Grotticina della Madama

La grotta venne realizzata da Eleonora di Toledo moglie di Cosimo I, di cui si può notare lo stemma in pietra sulla porta d'ingresso, ma sul legno della porta si trova lo stemma della granduchessa Giovanna d'Austria.

La grotta fu costruita nel giardino vicino alle mura del Convento di S.Giorgio dove venivano coltivati frutti nani. Venne realizzata sotto la direzione di Davide Fortini, genero del Triboli.

La facciata è a finta roccia inquadrata da una cornice in pietra sormontata da timpano triangolare. Permette l'accesso una porta di piccole dimensioni con stipiti e cornice superiore in marmo bianco.

facciata della Groticina della Madama

Il pavimento in marmo bianco e cotto rosso è opera di Santi di Michele Buglioni. 

pavimento in cotto della Grotticina della Madama (Santi di Michele Buglioni)

La grotta è coperta da una volta a botte con lacunari in rocce spugnose e cornici in stucco, decorati con motivi a grottesche e scene mitologiche, opera di Francesco di Ubertino detto Bachiacca (1556).

volta della Grotticina della Madama

volta della Grotticina della Madama

Le pareti laterali sono decorate con roccia spugnosa, nicchie e riquadri (questi forse di epoca lorenese).

riquadri e nicchia nella parete laterale della grotta

Sulla parete di fondo si trova una nicchia preceduta da vasca ovale posta su zampe leonine (opera di Giovanni Fancelli). La vasca è stata sostituita da una copia: l'originale è stato posto sul lato sinistro della facciata di Palazzo Pitti.

parete di fondo: nicchia con capre (Baccio Bandinelli) e vasca ovale (Giovanni Fancelli)

Nella nicchia sono raffigurati tra finte stallatiti alcuni animali che buttavano acqua. La capra più grande e con le mammelle gonfie è opera di Baccio Bandinelli. I due Puttini con delfini vennero aggiunti forse successivamente.

La Grotticella della Madama nel XVIII secolo versava in stato d'abbandono e nel 1922 venne utilizzata come deposito di mobili.

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Più nota è la Grotta Grande o Grotta del Buontalenti, così chiamata da colui che la realizzò: Bernardo Buontalenti (allievo di Giorgio Vasari).

Grotta Grande o Grotta del Buontalenti

La grotta si trova nell'estremità Nord del Giardino di Boboli, all'entrata del Corridoio Vasariano in Palazzo Pitti, e non lontana dalla Grotticella della Madama

Anche se la grotta prende nome dal Buontalenti, altri artisti quali Giorgio Vasari, Baccio Bandinelli, Vincenzo Rossi, il Giambologna, collaborarono alla sua realizzazione: è il risultato infatti di una commistione di architettura, scultura e pittura. 

Nel 1551 venne costruito l'acquedotto che dalla Sorgente della Ginevra portava l'acqua a Palazzo Vecchio, passando per il Giardino di Boboli.

Qui venne costruito un vivaio per garantire una riserva d'acqua nei momenti di scarsa adduzione.

Il compito di realizzare il vivaio fu affidato nel 1557 a Davide Fortini e a Giorgio Vasari, artefice della facciata.

La facciata è spartita da colonne in pietra rossa e da lesene tuscaniche che sostengono un pronao distilo architravato.

facciata della Grotta Grande / a sinistra: Corridoio Vasariano

Nelle due nicchie ai lati del loggiato furono collocate nel 1560 due statue di Baccio Bandinelli, realizzate in collaborazione con Giovanni Fancelli: Apollo e Cerere (1548/1558).

Apollo pitico (ovvero ritratto dopo lo scontro con il drago serpente Pitone) richiama le forme del David di Michelangelo.  

Apollo pitico (Baccio Bandinelli -1548/1558)

Cerere in veste di Eva era stata proposta invece per il gruppo dei Progenitori nel coro della Cattedrale di S.Maria del Fiore, ma venne rifiutata forse perché il blocco di marmo si era dimostrato difettoso (le braccia risultano stuccate). La statua venne identificata anche come Cleopatra per i serpenti che tiene nella mano destra.

Cerere (Baccio Bandinelli - 1548/1558)

CURIOSITA': un'altra copia di Adamo ed Eva realizzata da Baccio Bandinelli per il coro del Duomo venne rimossa dal coro nel 1722 a causa delle nudità delle figure, e dopo essere stata agli Uffizi, si trova oggi esposta al Museo Nazionale del Bargello.

Adamo ed Eva (Baccio Bandinelli - 1551)

L'arco sopra la trabeazione della facciata è decorato con stalattiti ed è sormontato da uno stemma mediceo.

parte superiore della facciata

Ai lati dell'arco vi sono due figure semisdraiate realizzate a bassorilievo e a mosaico: Pace e Giustizia (o Concordia), due qualità attribuite al regno toscano.

Pace e Giustizia (o Concordia) / stemma mediceo

La parte superiore della facciata presenta anche riquadri con decorazioni a mosaico composto da ciottoli colorati, festoni, capricorni marini in stucco e tartarughe con vele.

CURIOSITA': Il capricorno e la tartaruga con vela erano le due imprese di Cosimo I de' Medici. Il capricorno è il segno zodiacale scelto da Cosimo I: nonostante il duca fosse nato a giugno sotto il segno del Cancro, considerava più importante la data della sua rinascita, quando venne incoronato duca, ovvero il 9 gennaio 1531 (sotto il segno del Capricorno quindi).  La tartaruga era simbolo di lentezza e quindi di prudenza; la vela simboleggiava l'azione. Tartaruga e vela erano associate nel motto mediceo "Festina lente" ossia "Affrettati lentamente".

riquadro a mosaico con capricorno marino e tartaruga con vela

Il timpano che sovrasta la facciata è decorato da stalattiti e materiale spugnoso.

Francesco I de' Medici pensò poi di trasformare il vivaio in una grotta fantastica, mantenendo la facciata del vivaio. I lavori di realizzazione furono quindi affidati al Buontalenti che vi lavorò da 1583 al 1587.

La grotta è composta da tre camere comunicanti tra loro ma disassate, in modo che dall'esterno si possano vedere tutte e tre.

Il programma iconografico della "Metamorfosi della natura" dell'interno della Grotta Grande va letto come un percorso iniziatico, un percorso di conoscenza introspettivo per giungere alla verità. 

La tematica della decorazione fu forse suggerita dallo stesso Francesco I, appassionato di alchimia. 

Ritratto di Francesco I (Studiolo di Francesco I in Palazzo Vecchio)

CURIOSITA': Nello Studiolo di Francesco I a Palazzo Vecchio il granduca è ritratto nel dipinto Il Laboratorio dell'Alchimista di Giovanni Stradano. Il suo laboratorio si trovava nel Casino di S.Marco situato nell'attuale Via Cavour.

Il Laboratorio dell'Alchimista (Giovanni Stradano - 1580 ca. - Studiolo di Francesco I - Palazzo Vecchio)

Secondo le teorie alchemiche infatti il cosmo è stato generato dall'unione dei quattro elementi: Terra, Acqua, Aria e Fuoco.

La Terra è legata al mito di Deucalione e Pirra, gli sposi che dopo il Diluvio Universale, diedero vita all'umanità gettandosi dietro alcune pietre da cui presero vita l'uomo e la donna.

Il Fuoco è legato a Prometeo, padre di Deucalione, che rubò il fuoco (raffigurato nella grotta dal magma) agli dei per poi donarlo agli uomini.

L'Acqua è presente nella grotta bagnando le concrezioni calcaree sulle pareti.

L'Aria è invece presente con l'apertura creata nella volta e nell'affresco del cielo.

Gli antichi consideravano gli antri simboli del cosmo e delle potenze invisibili (si pensi al mito della caverna di Platone).

La prima camera, di pianta quadrata, è la più grande.

Prima Camera della Grotta Grande

I materiali che sono stati usati per la decorazione a tema pastorale sono stalattiti, stalagmiti, rocce, scaglie di marmo e porfido rosso.

Le pareti laterali sono decorate da figure antropomorfe e zoomorfe, opera di Pietro Mati. 

decorazioni delle pareti della Prima Camera della Grotta Grande (Pietro Mati)

decorazioni delle pareti della Prima Camera della Grotta Grande (Pietro Mati)

decorazioni delle pareti della Prima Camera della Grotta Grande (Pietro Mati)

Lungo le pareti laterali si trovano due vasche che un tempo raccoglievano l'acqua che dal soffitto scorreva lungo le pareti.

La volta è stata affrescata da Bernardino Poccetti. Sono stati raffigurati animali europei e specie esotiche africane e centroamericane. 

affreschi nella volta della prima camera della Grotta Grande (Bernardino Poccetti)

affreschi nella volta della prima camera della Grotta Grande (Bernardino Poccetti)

affreschi nella volta della prima camera della Grotta Grande (Bernardino Poccetti)

Sull'oculo della volta vi era una vasca trasparente con pesci. 

Agli angoli della camera furono inseriti quattro Prigioni di Michelangelo, scolpiti con la tecnica del non finito, allegorie dell'animo imprigionato dal corpo.

calco del Prigione detto Schiavo Giovane (calco da Michelangelo - 1909)

calco del Prigione detto Schiavo Barbuto (calco da Michelangelo - 1909)

Esse raffigurano lo Schiavo Giovane, lo Schiavo Barbuto, Atlante e lo Schiavo che si ridesta.

I Prigioni erano stati scolpiti tra il 1525 e il 1530 per il Sepolcro di Giulio II nella Chiesa di S.Pietro in Vincoli a Roma ma non furono utilizzati.

I Prigioni vennero donati dal nipote Leonardo di Michelangelo a Cosimo I. Le altre statue non utilizzate per il Sepolcro di Giulio II sono i due schiavi che si trovano esposti al Louvre a Parigi e la statua della Vittoria oggi a Palazzo Vecchio a Firenze.

Prigione detto Schiavo ribelle (Michelangelo - 1525/1534)

Prigione detto Schiavo Morente (Michelangelo - 1525/1534)

Nel 1909 le statue dei Prigioni poste nella Grotta Grande vennero sostituite da calchi e gli originali conservati nelle Gallerie dell'Accademia dove tutt'oggi sono esposte.

Prigione detto Schiavo Giovane (Michelangelo - 1525/1534)

Prigione detto Schiavo che si desta (Michelangelo - 1525/1534)

Prigione detto Schiavo Barbuto (Michelangelo - 1525/1534)

Prigione detto Atlante (Michelangelo - 1525/1534)

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La seconda camera o ricetto, con nicchie timpanate, ha un aspetto classicheggiante

Il soffitto presenta specchiature geometriche decorate con conchiglie e colatura di pietra. Sono state raffigurate Storie mitologiche greco-romane da Poccetti e da Giuseppe di Luca Gieri.

Sulle pareti laterali sono state dipinte Giunone e Minerva entro due nicchie illusorie.

Al centro della camera è stato posto il gruppo scultoreo di Vincenzo de Rossi di Paride che rapisce Elena, che per altri raffigura invece Enea e Didone e per altri ancora Teseo e Arianna.

Paride che rapisce Elena o Enea e Didone o Teseo e Arianna (Vincenzo de Rossi - 1558/1560)
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La terza camera o Grotticella fu portata a termine dopo la morte di Francesco I (1587) dal fratello Ferdinando I.

Sulla volta è dipinto un graticcio (treillage) con viti, rose e convolvoli.

Al centro della sala si trova la Venere Anadiomene realizzata dal Giambologna (1573), posta su una fontana costituita da una tazza in verde africano sostenuta da un fusto. L'acqua esce dalle bocche di quattro Satiri che si affacciano alla tazza (Battista del Tadda - 1592/1593). 

Lungo le pareti vi sono i cosiddetti "Monti di cristallo", nicchie simili a ninfei dove l'acqua scorre sopra decorazioni a conchiglie, madreperla e stalattiti (Battista del Tadda e aiuti).

Purtroppo non era permesso di entrarvi durante la nostra visita, e le foto si sono limitate a quello che dal cancello si poteva scorgere.

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Un'altra grotta che si può visitare nel Giardino di Boboli è la Grotta dell'Annalena o Grotta di Adamo ed Eva.

La grotta è la più recente di quelle presenti nel giardino, essendo stata realizzata nell'Ottocento in una zona prossima a Via Romana.

La grotta è costituita da un'esedra preceduta da due colonne che sostengono un architrave.

Anche in questo caso la decorazione interna è è costituita da concrezioni spugnose e mosaici in ciottoli policromi.

All'interno della vasca si trova un basamento con il gruppo scultoreo di Adamo ed Eva realizzato da Michelangelo Naccherino agli inizi del Settecento, prima posto a ridosso del Bastione del Cavaliere.

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Nel cosiddetto Cortile dell'Ammannati, ancor prima di accedere alle rampe che conducono al giardino, si trova la Grotta di Mosè.

Fontana di Mosè (Giulio e Alfonso Parigi - 1634/1635)

Cortile dell'Ammannati

Originariamente nel Cinquecento era una grotta "rustica". Venne poi decorata per volere di Cosimo II e Ferdinando II nel XVII secolo dall'architetto Giulio Parigi, seguito poi dal figlio Alfonso Parigi. 

La grotta prende il nome dalla statua in porfido rosso orientale posta al centro del fronte della grotta, raffigurante appunto Mosè.

Mosè (Raffaele Curradi e Cosimo Salvestrini - 1634/1635)

La statua è composta da un torso antico al quale furono aggiunte le parti mancanti da Raffaele Curradi e Cosimo Salvestrini tra il 1634 e il 1635.

La grotta è composta da una vasca ellittica contornata da 16 colonne di pietraforte e nicchie decorate con pietre spugnose (concrezioni calcaree).

Le quattro nicchie, laterali a quella centrale che ospita il Mosè, sono occupate da altrettante statue in marmo che raffigurano le Virtù del Principe (impianto allegorico ideato da Francesco Romanelli): la Carità, opera di Agostino Ubaldini (1623), l'Imperio e lo Zelo, opere di Domenico Pieratti (1635/1636), la Legge, opera di Antonio Novelli (1635).

Carità (Agostino Ubaldini - 1623)

Imperio (Domenico Pieratti - 1635/1636)

Legge (Antonio Novelli - 1635)

Zelo (Domenico Pieratti - 1635/1636)

La volta della grotta è simile a un pergolato di pietra spugnosa aperto sul cielo.

Sulla volta Filippo Tarchiani ha dipinto nel 1638 la raffigurazione di un Angelo Musicante che simboleggia la Fama

Nella vasca si vedono nuotare due Putti in marmo che sembrano azzuffarsi, mentre un altro Putto nuota a fior d'acqua. I Putti vennero realizzati da Pompeo Ferrucci del Tadda. 

Putti che s'azzuffano (Pompeo Ferrucci del Tadda)

Putto che nuota (Pompeo Ferrucci del Tadda)

ATTENZIONE: A causa dell'emergenza COVID-19 orari e modalità di visita potrebbero subire variazioni. Consiglio di consultare il sito:

www.uffizi.it/giardino-boboli

 

CONCLUSIONI                                                                                                                            Le grotte all'interno del Giardino di Boboli sono una delle costruzioni artificiali ricreate per rendere piacevole le passeggiate nel giardino e stupire gli ospiti della corte rinascimentale, ma ancor oggi destano interesse nei turisti che, piantina alla mano, vanno alla scoperta delle meraviglie che il cuore verde di Firenze nasconde.

 

giovedì 1 luglio 2021

Firenze: le fontane del Giardino di Boboli

Il Giardino di Boboli, il giardino all'italiana rinascimentale di Palazzo Pitti dichiarato Patrimonio Mondiale dell'Umanità dall'Unesco, è uno di quei luoghi che vengono visitati a Firenze per la sua valenza artistica e storica.

Il giardino, creato prima dal Tribolo e poi da Bernardo Buontalenti per la famiglia de' Medici, passato poi ai Lorena e infine ai Savoia, ha un'estensione di 45.000 mq. Dal palazzo si arrampica sul colle di Boboli arrivando fino al Forte del Belvedere

Al suo interno offriva alla corte, e offre oggi ai suoi visitatori, angoli romantici immersi nel verde e decorati da statue, grotte e fontane. 

E proprio delle fontane che si possono incontrare passeggiando al suo interno che questo post tratterà.

Dopo aver visitato il palazzo e salite le rampe di scale che dal Cortile centrale portano al giardino, la prima fontana che s'incontra è la cosiddetta Fontana del carciofo.

Fontana del carciofo (Giovanni Francesco Susini - 1639/1642)

La fontana si trova sopra la terrazza che sormonta la Grotta del Mosè del Cortile centrale, costituendo un coronamento del Cortile opposto alla facciata del palazzo. La terrazza si trova quindi a livello del piano nobile del palazzo. 

Fontana del Carciofo

terrazza con la Fontana del carciofo

terrazza della Fontana del carciofo e Palazzo Pitti

terrazza della Fontana del carciofo e Palazzo Pitti

Originariamente al posto della Fontana del carciofo si trovava la Fontana di Giunone di Bartolomeo Ammannati. 

La Fontana di Giunone era stata realizzata con alcuni elementi che costituivano la fontana commissionata da Cosimo I nel 1555 per celebrare la costruzione del primo acquedotto fiorentino. La fontana doveva essere posta nella Sala Grande (Salone dei Cinquecento) di Palazzo Vecchio, sulla parete rivolta verso Via della Ninna. La fontana però non venne mai ultimata in questa sala e le statue e gli elementi che la componevano furono smembrati e utilizzati nel Giardino di Boboli e nei Giardini granducali di Pratolino. Oggi gli elementi della fontana recuperati e riassemblati si trovano esposti al Museo Nazionale del Bargello.

ricomposizione completa con calco in gesso della Giunone con due pavoni e dell'arcobaleno della Fontana di Sala Grande (Bartolomeo Ammannati - 1556/1561 - Museo Nazionale del Bargello)

originale della statua di Giunone e dei due pavoni della Fontana di Sala Grande (Bartolomeo Ammannati - 1556/1561 - Museo Nazionale del Bargello)

La nuova fontana voluta dal granduca Ferdinando II venne realizzata da Giovanni Francesco Susini e aiuti tra il 1639 e il 1642 assemblando elementi scultorei provenienti da altri complessi del giardino. 

Fontana del carciofo

La fontana è posta sopra ad una gradinata di pietra serena. La vasca ottagonale è invece stata realizzata in pietraforte con elementi angolari in marmo bianco.

La fontana al centro della vasca ha una forma a candelabra. Il fusto in marmo è decorato con festoni in bronzo. Tritoni e Nereidi reggono due grandi tazze circolari in granito grigio e marmo mischio.

A coronare la sommità era posto un tempo un giglio in bronzo (andato perduto) simile ad un "carciofo" (da qui il nome della fontana), da cui zampillava l'acqua.

Dodici Amorini in marmo bianco sono posti ad ogni angolo della vasca ottagonale e al suo interno. Gli amorini sono dotati di archi e frecce e lottano seduti su conchiglie o a cavallo di tartarughe e cigni. Questi amorini facevano parte del cosiddetto Bagno di Venere posto all'interno della Vasca dell'Isola (che visiteremo più tardi), sostituito dalla Fontana dell'Oceano.

Sul lato della fontana che guarda verso il cortile vi sono tre vasche sovrapposte a conchiglia con volute, un Satiro e una Ninfa provvisti di un delfino e di un pesce dalle cui bocche un tempo sgorgava acqua.

Fontana del Carciofo (lato verso il Cortile centrale)
Ai fianchi della gradinata invece vi sono due vasche a conchiglia e sul pavimento conchiglie in marmo bianco.

Il cartiglio in marmo posto sul lato della gradinata che guarda verso il giardino celebra l'arrivo dell'Acqua Ferdinanda nel Giardino di Boboli.

Giardino del carciofo (1583/1587)

Ai piedi della fontana si trova il cosiddetto Giardino del carciofo o Giardinetto delle erbe del Granduca (1583/1587). In epoca neoclassica era stata qui sistemata entro una nicchia la Fontana col Nano Barbino realizzata da Velerio Cioli.

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Dando le spalle al palazzo, e dirigendosi verso la Grotta Grande, troviamo la Fontana del Bacchino (già descritta nel post "Firenze: il Nano Morgante, un personaggio ritratto nell'arte fiorentina" dedicato al personaggio raffigurato).

Fontana del Bacchino (Valerio Cioli - 1560)

La fontana raffigura il Nano Morgante (il nano preferito da Cosimo I di quelli presenti a corte), in veste di Bacco a cavallo di una tartaruga dalla cui bocca sgorgava l'acqua che si riversava nella vasca sottostante.

La statua in marmo bianco venne realizzata da Valerio Cioli nel 1560. Oggi è stata sostituita da una copia.

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Tra la Grotta Grande e la Grotta di Madama si trova nel cosiddetto Orto di Giove la Fontana di Giove.

Fontana di Giove (Baccio Bandinelli - 1547/1548)

La statua di Giove seduto, opera di Baccio Bandinelli, è stata considerata un antico marmo greco sino agli inizi del Novecento. Originariamente doveva raffigurare Dio Padre ed essere collocata nel coro della Cattedrale di S.Maria del Fiore, poi invece fu rielaborata come Giove e divenne un elemento per fontana nel 1587. L'aquila in marmo nero che identificava il dio pagano è andata perduta.

Sino al 1824 si trovava nella villa medicea di Pratolino.  

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Se ci si dirige verso la Koffeehaus, nel prato degradante di questo padiglione roccocò, si trova la Fontana di Ganimede.

Koffeehaus e Giardino di Ganimede

Giardino di Ganimede

La fontana, realizzata nel XVIII secolo e da poco restaurata, è attribuita a Giovanni Battista Lorenzi. 

Fontana di Ganimede (attr. Giovanni Battista Lorenzi - XVIII sec.)

E' costituita da una vasca di forma ovale con tazza in marmo bianco sormontata dal gruppo scultoreo cinquecentesco di Ganimede e l'Aquila: Giove si trasformò in aquila per rapire il giovinetto Ganimede di cui si era invaghito.

particolare della fontana: Ganimede e l'Aquila

Il gruppo scultoreo (oggi sostituito da una copia in gesso), realizzato forse per Isabella de' Medici per la galleria di Pratolino, inizialmente non era stato scolpito per far parte di una fontana: il condotto nel becco dell'Aquila fu aggiunto nel 1775/1776. 

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Costeggiando il Forte del Belvedere si può raggiungere la Palazzina del Cavaliere posta su un bastione delle fortificazioni realizzate da Michelangelo cadute nell'assedio della città nel 1530. E' questo il punto più elevato del Giardino di Boboli.

Palazzina del Cavaliere e Giardino del Cavaliere

La palazzina prende il nome dal cavaliere Malatesta Baglioni che qui abitò. 

Questa prima costruzione venne utilizzata dal cardinale Leopoldo de' Medici per le sue conversazioni letterarie e artistiche. La palazzina fu fatta costruire da Cosimo III alla fine del Seicento per il figlio Gian Gastone de' Medici e i Lorena vi tennero i loro festeggiamenti estivi.

Oggi la palazzina ospita il Museo della Porcellana.

E' qui che nel cosiddetto Giardino del Cavaliere, raggiungibile salendo una doppia rampa a tenaglia, si trova la Fontana delle scimmie

Fontana delle scimmie (XIX sec.)

La fontana prende il nome da tre scimmie in bronzo poste alla base della parte centrale sulla quale si trova un Putto pescatore in marmo (le scimmie al momento della nostra visita mancavano e sia la fontana che il giardino erano in ristrutturazione).

La fontana del XIX secolo è frutto dell'assemblaggio di elementi di scultori ed epoche diverse. Oggi le statue originali sono state sostituite da copie.

Il cinquecentesco Putto pescatore è forse opera di Stoldo o Antonio Lorenzi. 

particolare della fontana: Putto pescatore (attr. Stolto o Antonio Lorenzi - XVI sec.)

Le scimmie, opera di Camillo Mariani, furono realizzate per Francesco Maria II della Rovere duca d'Urbino ed erano destinate ad una delle fontane di Villa Miralfiore a Pesaro.

Quando Vittoria della Rovere sposò Ferdinando II de' Medici, le scimmie furono portate nella Villa di Poggio Imperiale. Una delle cinque scimmie originali, raffigurante una scimmia con piccolo, è esposta al Metropolitan Museum di New York.

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Ritorniamo sui nostri passi sino alla statua dell'Abbondanza, l'opera progettata in cera dal Giambologna e realizzata da Pietro Tacca dedicata a Giovanna d'Austria, la moglie di Francesco I de' Medici prematuramente scomparsa cadendo dalle scale.

Abbondanza (Pietro Tacca - 1636)

Da qui si può ridiscendere verso il palazzo sino alla Vasca del Nettuno con la  Fontana di Nettuno, anche chiamata Fontana del Forcone o Fontana della Forchetta.

Vasca del Nettuno

La Vasca del Nettuno è il risultato della trasformazione settecentesca, voluta da Pietro Leopoldo e realizzata su progetto di Zanobi del Rosso, dell'originario vivaio rettangolare che raccoglieva le acque provenienti dall'acquedotto di Alcetri utilizzate per l'irrigazione del giardino.

Fontana di Nettuno

Fontana di Nettuno

Al centro della vasca si trova la statua in bronzo di Nettuno armato di tridente, realizzata da Stoldo Lorenzi nel 1571. Naiadi e Tritoni emergono dalle rocce sottostanti. 

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Il Viottolone o Viale dei cipressi, il secondario asse del giardino, è intersecato da altri viali. Il primo viale che s'incontra proseguendo verso l'uscita di Porta Romana, è la Cerchiata Grande, un sorta di tunnel naturale ottenuto intrecciando rami di leccio chiusi a cerchio che serviva per ricovero per le piante.

Viottolone

Viottolone

Cerchiata Grande

Percorrendo il tratto Sud-Est della Cerchiata Grande si giunge alla Fontana dei Mostaccini.

Fontana dei Mostaccini (Romolo Ferrucci del Tadda -1619/1621)

La fontana, che corre parallela alle mura arnolfiana da una parte e dell'altra alla ragnaia, venne realizzata nel 1619/1621 da Romolo Ferrucci del Tadda.

E' costituita da sedici gradini al cui centro è stata scavata una canalina. L'acqua scorre in questa canalina e sgorga dalle bocche di sedici mascheroni raffiguranti animali fantastici con una sorta di "mustacchi" (baffi) che hanno dato il nome alla fontana.  

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Riprendendo il Viottolone si arriva alla fine della discesa alla Vasca dell'Isola, ideata da Giulio e Alfonso Parigi e realizzata tra il 1612 e il 1620.

un accesso alla Vasca dell'Isola

Vasca dell'Isola

Qui prima sorgeva il cosiddetto Bagno di Venere, i cui elementi architettonici, una volta smembrati, furono impiegati altrove (vedi per esempio nella Fontana del carciofo). 

Intorno alla vasca ovale alte piante di leccio fanno da quinta a statue in marmo o in pietra a soggetto mitologico o campestre. 

Contadina (Domenico Pierotti o Giovanni Simone Cioli - 1645 ca.)

L'isola centrale che dà il nome alla vasca è raggiungibile tramite due passerelle terminanti sul bordo della vasca con due cancelli in ferro in asse con il Viottolone, sostenuti da due colonne sopra le quali si trovano due Capricorni (simbolo mediceo).

passerella per accedere all'Isola

cancello con passerella per accedere all'Isola

Capricorni posti sulle colonne del cancello

Ai lati dei cancelli si trovano due fontane con "arpie" maschili che gettano acqua in vasche a forma di conchiglia e due fontane con Putti, decorate con delfini, animali marini e fantastici e mascheroni.

Fontana con "arpia" maschile

particolare di una Fontana con "arpia" maschile

Inizialmente l'Isola era stata concepita come un giardino di fiori e agrumi. Tutt'oggi vasi di agrumi e di rose antiche si alternano alla ringhiera in pietra che circonda l'Isola.

Isola

Isola

Al centro dell'Isola fu posta nel 1637 la Fontana di Oceano.

Fontana di Oceano
Una vasca in granito proveniente dall'Isola d'Elba costituisce il basamento della fontana ed è decorata con i bassorilievi che raffigurano il Ratto di Europa, il Trionfo di Nettuno e il Bagno di Diana.

Al centro della composizione si trova la statua di Nettuno (Oceano) realizzata nel 1576 dal Giambologna, sostituita da una copia di Raffaello Romanelli nel 1911.

Fontana di Oceano

Fontana di Oceano

La statua fu scolpita inizialmente per l'Anfiteatro del giardino e lì rimase sino al 1618 quando si pensò di destinare quest'angolo del giardino a rappresentazione teatrali.

La statua originale di Oceano si trova oggi al Museo Nazionale del Bargello. E' il marmo più colossale realizzato al Giambologna.

Oceano (Giambologna - 1576 - Museo Nazionale del Bargello)

Oceano (Giambologna - 1576 - Museo Nazionale del Bargello)

Oceano (Giambologna - 1576 - Museo Nazionale del Bargello)

Oceano è circondato da tre divinità fluviali sdraiate: il Nilo, il Gange e l'Eufrate che versano le loro acque nella grande vasca che simboleggia l'Oceano.

Dall'acqua della vasca emergono anche due gruppi scultorei realizzati successivamente: Perseo a cavallo di Pegaso e l'Andromeda con le caviglie incatenate alla roccia, opere di Giovan Battista Pieratti (primi anni Trenta del 1600). L'ippocampo (Pegaso) proviene da Villa Medici a Roma

Al momento della nostra visita i due gruppi scultorei erano in restauro all'Opificio delle Pietre Dure, insieme anche ad un Amorino che sorride che si trovava su una delle fontane a bordo vasca.

fontana della Vasca dell'Isola mancante di Amorino

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Proseguendo verso l'uscita del giardino verso Porta Romana s'incontra la Fontana della Botticella in cui un contadino vuota un barile in una vasca ottenuta da un sarcofago romano.

Questa statua, la prima realizzata per il Giardino di Boboli, è un'opera del 1557 di Giovanni Fancelli realizzata su disegno di Baccio Bandinelli. Fu qui posta nel 1560, ma oggi sostituita da una copia in marmo.

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Vicino alla Limonaia si trova la Fontana della Vendemmia in cui un uomo scarica un secchio in un tino tenuto da un fanciullo. La composizione scultorea in marmo bianco è stata realizzata da Valerio Cioli tra il XVI e il XVII secolo.

Fontana della Vendemmia (Valerio Cioli - XVI/XVII sec.)

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Infine l'ultima fontana che abbiamo incontrato durante la nostra passeggiata nel Giardino di Boboli è stata la Fontana di Narciso.

Fontana di Narciso (Pietro Francavilla - 1590)

Il soggetto della fontana è incerto, e si è pensato fosse la raffigurazione dell'Autunno o di Oceano, ma i fiori tenuti in una mano e la corona di fiori hanno fatto propendere per la raffigurazione di Narciso.

Ai piedi di Narciso si trova un mostro marino che fa sgorgare dalla bocca l'acqua che si riversa nel bacile sottostante, decorato con tre mascheroni.

La statua originale si trova oggi nell'atrio della Soprintendenza, mentre nel giardino è stata sostituita da una copia.

 

ATTENZIONE: A causa dell'emergenza COVID-19 il giardino potrebbe essere chiuso o subire variazioni di orari o modalità di visita. Consultare il sito:

/www.uffizi.it/giardino-boboli

Costo: 6€

 

CONCLUSIONI                                                                                                                             Le attrazioni artistiche e paesaggistiche che il Giardino di Boboli offre sono molteplici e, tra le tante, le fontane che allietavano e rinfrescavano con i loro zampilli la corte dei Medici, dei Lorena e poi dei Savoia sono tra quelle più scenografiche. Peccato che oggi i visitatori del giardino non possano godere dei loro giochi d'acqua, visto che le fontane in grado di gettare acqua sono la minoranza. In ogni caso i manufatti che le compongono sono di grande importanza visto che hanno fatto da modello alle opere artistiche che hanno abbellito i giardini nobiliari di tutta Europa.