mercoledì 1 giugno 2022

Marrakech: il Cimitero e la Sinagoga del El Mellah, il quartiere ebraico della città

All'interno della cerchia muraria di Marrakech, adiacente alla Kasbah, si trova El Mellah, l'antico quartiere ebraico della città.

vicolo della Mellah

Si tratta di un vasto quadrilatero di 18 ettari a Sud della Medina e a Est della Kasbah (cittadella reale), in prossimità della Bab Aghmat.

vicolo della Mellah

La fondazione della El Mellah è associata alla costruzione del complesso Muwassin voluto dal sultano saadiano Abdallah al-Ghalib (1557/1574). Dove infatti fu costruito questo complesso (formato da una moschea, una madrasa, una biblioteca, una scuola elementare, una fontana pubblica, un abbeveratoio per gli animali, una casa per le abluzioni con latrina e un hammam), si trovava l'originario quartiere ebraico. 

In vista di una riqualificazione di questo quartiere della città, gli Ebrei furono quindi trasferiti in un'altra area di Marrakech sotto la protezione del sultano.

La comunità ebraica è infatti presente in Marocco dalla distruzione di Gerusalemme (70 d.C.) e a Marrakech da quando la città fu fondata nel 1062 dal capostipite della dinastia almoravide, il re berbero Youssef ibn Tachfine. 

Gli Ebrei non vennero però ben tollerati dal Ali ibn Ysuf, figlio del fondatore della città, che vietò loro di vivere a Marrakech o di passavi la notte: potevano vivere nei villaggi circostanti la città, ad eccezione dei rappresentanti dell'arte e della scienza ammessi a corte, che assunsero in alcuni casi anche la carica di visir.

Ancor peggio andò per la comunità ebraica sotto il successivo regno della dinastia degli Almohadi: vi furono esecuzioni e conversioni forzate con distruzioni delle sinagoghe o la loro trasformazione in moschee. Un periodo migliore si ebbe con la dinastia dei Merinidi.

Nel XVI secolo giunsero in Marocco i profughi ebrei fuggiti da Spagna e Portogallo, in seguito al Decreto dell'Alhambra (1492) con cui la regina cattolica Isabella di Castiglia espulse la comunità ebraica da tutto il suo territorio.

El Mallah di Marrakech, una sorta di "ghetto" europeo, è il secondo più antico del Marocco.

Ebbe una grande estensione orizzontale nel XVIII e nel XIX secolo. Il sovrappopolamento portò ad una alta densità delle costruzioni e per ovviare alla mancanza di spazio edilizio, le case vennero sopraelevate: è per questo che qui le costruzioni sono più alte che nella Medina. Qui ha vissuto sino al 1930 la comunità ebraica più numerosa del Marocco: 30.000 residenti.

Un'altra caratteristica costruttiva che diversifica queste residenze da quelle delle altre zone della città è la presenza di balconi esterni con ringhiera: i riad invece hanno solo finestre che affacciano sul cortile interno (un po' come le domus romane). 

balconi con ringhiera di edifici della Mellah

balconi con ringhiera di edifici della Mellah

Gli Ebrei erano dediti al commercio, soprattutto dello zucchero, alle attività bancarie, erano artigiani, sarti e gioiellieri. 

Quest'ultima attività è testimoniata dall'esistenza del SaghaGrand Bijouterie, il più antico mercato al coperto dei gioiellieri della città, dove un tempo i negozianti erano tutti ebrei. In questo mercato posto davanti al Palazzo El Bahia vengono ancora venduti gioielli in oro e argento, pietre preziose, antiche scatole decorate e cinture.

ingresso del mercato dei gioielli (Sagha)

scritta sull'ingresso del mercato dei gioielli (Sagha)

Il fulcro del commercio della Mellah era infatti l'adiacente Place Qzadria o Place des Ferblantiers (Piazza dei Lattonieri), una piazza pedonale  dove ancor oggi si vendono lampade e oggetti in metallo e spezie. Qui si trovava anche una delle due porte del El Mellah, (l'altra si trovava vicino al Cimitero), che venivano chiuse di sera e controllate da guardie.

Le due arterie del quartiere erano Rue des Bouchers e Rue du Commerce, che terminavano nella piazza detta Rahba (o Suok del grano), dove vivevano i consoli e i commercianti stranieri e dove si esercitavano le attività artigianali. Sino ai tempi recenti quest'area è stata uno dei maggiori centri di fabbricazione dei tessuti a Marrakech.

Entro El Mellah gli Ebrei di Marrakech rimasero confinati dal XV al XIX secolo, ma beneficiavano della libertà di culto e potevano erigere i loro luoghi di preghiera (due suntuose sinagoghe erano presenti nel 1641).

Delle 35 sinagoghe che furono costruite nella Mellah, oggi ne rimangono solo due.

La Slat al Azama o Sinagoga Lazama, letteralmente la "Sinagoga dei dissidenti o esuli", è una sinagoga ancora attiva, e che si può visitare oggi nell'antico quartiere ebraico.

Questa è anche la sinagoga più antica (500 anni): fu costruita infatti dai sefarditi in fuga dalla Spagna e dal Portogallo (1492), anche se l'attuale aspetto risale al XIX/XX secolo.

L'ingresso della sinagoga si apre in una stretta via, e dopo aver percorso un breve corridoio si giunge in un cortile con alberi di arancio con patio piastrellato con zelliges bianche e blu e una fontanella centrale. A chiudere le arcate del loggiato del piano superiore vi sono tendaggi a righe bianche e blu. Un vero luogo di pace.

ingresso al cortile della sinagoga

fontana e tavolini decorati da zelliges

cortile della sinagoga

fontana a muro e pareti del patio decorate da zelliges

zelliges con la stella di David

Il cortile è circondato da stanze, oggi adibite a museo, e dalla sala di preghiera.

Un tempo la sala di preghiera era divisa in due navate da quattro colonne, aveva un arco in legno oggi sostituito da uno in marmo, e non aveva il piano riservato alle donne (aggiunto negli anni '50), che nella tradizione marocchina dovevano restare separate in una stanza all'ingresso della sinagoga.

Sala di preghiera

Sala di preghiera

tribuna per il cantore e il predicatore

arco in marmo dove si conservano i libri della legge

porta d'entrata della sala di preghiera

sullo stipite dell'entrata della sala di preghiera vi è appesa una mezuzah (pergamena con incisi i versi ebraici della Torah)

Nelle stanze del piccolo museo è in mostra la storia degli Ebrei in Marocco. Sono esposte foto, strumenti musicali, e una Torah proveniente da un villaggio dell'atlante. Qui venivano i bambini dei villaggi di montagna per imparare la Torah.

museo: foto di scolaresche

museo: foto di donne in abiti tradizionali

Torah 

museo: foto

museo: oggetti religiosi provenienti dalle montagne dell'Atlante

museo: pianta delle Comunità ebraiche in Marocco nel 1950

Torah

museo: sala della musica

museo: strumento musicale

Orario:  domenica/venerdì  9.00/19.00
Costo:   donazione 10 MAD


Un terreno a Sud-Est della medina venne destinato al Miaara, il Cimitero ebraico adiacente alla Mellah e al Cimetiere de Bab-Ghemat, ovvero il Cimitero mussulmano.

Miaara

Il Miaara è uno dei più antichi cimiteri ebraici del Magreb (risale al XV secolo ma si pensa che vi fossero qui sepolture ebraiche già nel XII secolo) ed è il più grande del Marocco (superficie di 52.000 mq).

Miaara

Miaara

Miaara

Miaara

Varcato il cancello in ferro, agli uomini viene fornito un kippah, il copricapo circolare usato dagli Ebrei nei luoghi di culto per coprirsi la testa.

Davanti agli occhi appaiono le centinaia di tombe di forma triangolare imbiancate a calce. Alcune invece sono tombe sabbiose. Poche sono le incisioni sulle tombe, la maggior parte in lingua ebraica.

Miaara

Miaara

Miaara

Miaara

Miaara

Miaara

Le sepolture sono in realtà più di quelle che appaiono: per problemi di spazio sotto ogni tomba infatti giacciono tre persone.

Le oltre 20.000 tombe sono divise in tre sezioni: uomini, donne e bambini. Le sepolture dei bambini sono più di 6.000, e appartengono a bambini morti per un'epidemia di tifo nel XIX secolo.

Le tombe dei Cohanin ("cohen" è un sacerdote e l'incarico viene assegnato solo ai discendenti di Aronne, fratello di Mosè) sono di colore blu e sono poste all'ingresso del cimitero.

Lungo il perimetro del cimitero vi sono anche dei mausolei, alcuni dei quali appartengono a famosi rabbini. 

Mausoleo del rabbino David Hazan

Mausoleo di Henri Kadoch (Presidente della Comunità Ebraica di Marrakech)

Vicino all'uscita c'è una fontanella: la tradizione ebraica vuole che prima di lasciare il cimitero ci si lavi le mani.

Orario: domenica/venerdì 9.00/17.00                                                                                      Costo: donazione di 1 MAD


Ma perché il quartiere ebraico viene detto "El Mellah"? 

Sia in arabo che in ebraico la parola "mellah" significa "sale". Gli Ebrei avevano il monopolio del sale e a loro era stato dato il compito di salare le teste dei criminali giustiziati per preservarli prima di essere esposti alle porte della città.

Ma "Mallah" si avvicina molto anche alla parola "mila" che in ebraico significa "circoncisione".

Negli anni '90 dello scorso secolo il quartiere ebraico era stato ribattezzato "Essalam", parola araba che significa "pace", ma nel 2007 è ritornato al suo nome originale. 

Durante la seconda guerra mondiale gli Ebrei del Marocco furono protetti perché il re si rifiutò di deportare anche uno solo dei suoi 250.000 sudditi ebrei. La maggior parte degli Ebrei di Marrakech però emigrarono in Israele, Stati Uniti, Canada e Francia nel 1948. Nella città rossa rimangono oggi meno di 175 Ebrei, una decina vivono ancora nella Mellah, gli altri nel quartiere moderno di Gueliz, tracciato durante il protettorato francese. Nella Mellah oggi vivono famiglie mussulmane.


CONCLUSIONI                                                                                                                         El Mellah è stata "una città nella città". Nonostante il dover vivere in un'area ristretta, gli Ebrei di Marrakech hanno condotto una vita attiva, contribuendo a fornire tutti quei commerci e attività artigianali utili alla città e alla vita quotidiana in genere. Visitare oggi questo quartiere, che mantiene in parte un aspetto un po' decadente, nonostante sia in restauro da alcuni anni, è un po' ripercorrere la storia degli Ebrei marocchini, o esuli, che hanno popolato questa città e il Marocco, e mantenerne vivo il ricordo anche se la loro presenza in questi luoghi si è ridotta moltissimo. 


martedì 24 maggio 2022

Marrakech: Le Jardin Secret, la meraviglia di un giardino segreto

 

Nel distretto di Mouassine (vicino quindi alla Moschea Mouassine e alla Medersa Ben Youssef), all'interno di uno dei più antichi e più grandi riad della Medina di Marrakech, si trova un giardino celato segretamente dietro alte mura: Le Jardin Secret.

ingresso de Le Jardin Secret

L'origine di questo edificio e del suo splendido giardino risale a quattrocento anni fa, all'epoca della dinastia saadiana (XVI secolo). Distrutti alla fine del XVII secolo, furono ricostruiti a metà del XIX secolo per volere del caïd (funzionario) al-Hajj Abd-Allah U-Bihi,  capo della tribù Haha che aveva sposato la sorella del sultano Hassan I, che in seguito fu sospettato di intrighi di potere e che per questo venne fatto avvelenare con un tè dal sultano Muhammad IV. Il riad passò al giudice Qadi Moulay Mustapha e poi nel 1912 al ciambellano Al-Hajj Muhammad Loukrissi (ex capo della corporazione degli orologiai), che qui visse insieme alle sue tre mogli. All'epoca della morte del ciambellano (1934), il riad fu diviso tra i suoi eredi (130). Cadde ben presto in stato d'abbandono, fino a quando nel 2008 non si palesò l'idea di restaurarlo e aprirlo al pubblico nel 2016.
plastico de Le Jardin Secret

Quest'oasi verde di pace, interrotta solo dal cinguettio degli uccelli e dal mormorio dell'acqua, è stata realizzata in tre anni dall'imprenditore italiano Lauro Milan, dall'architetto paesaggista inglese Tom Stuart-Smith e da un capo cantiere marocchino, che hanno saputo magistralmente strapparla all'oblio grazie all'opera di capaci operai e artigiani.

Il riad è costituito da due complessi distinti, ognuno dei quali si può considerare un riad con al centro il suo giardino. Quindi Le Jardin Secret è composto da due giardini diversi.

Superato l'ingresso della biglietteria, tramite alcuni gradini si accede ad un ambiente con boutique che permette di uscire direttamente nel primo giardino: il Giardino esotico.

Giardino esotico

Giardino esotico

Il Giardino esotico è dei due giardini il più piccolo. Rappresenta il Paradiso secondo la genesi dell'Antico Testamento. Qui sono stati piantumati alberi provenienti dalle aree dei cinque Continenti con condizioni climatiche simili a quelle del Marocco. 

Giardino esotico

Giardino esotico

Un canaletto d'acqua percorre il giardino nella parte centrale e termina da un lato con una fontana con vasca pavimentale posta nell'edificio di entrata al sito e dall'altro capo con una vasca dove vivono alcune tartarughine e pesci rossi.

vasca/fontana nell'edificio d'ingresso al sito

canale centrale del giardino esotico

fontana con vasca del giardino esotico

tartarughe e pesci rossi nella vasca

Sul lato Nord del giardino esotico si trova l'entrata all'Hammam.

ingresso all'Hammam

Questa struttura privata fu costruita molto probabilmente in una fase successiva rispetto al padiglione Hbiqa adiacente. L'hammam, come le terme romane, era costituito da tre camere: frigidarium (camera fredda), tepidarium (camera tiepida) e calidarium (camera calda). Qui si è conservata in buono stato solo la sala del calidarium, che è stata restaurata.

struttura dell'hammam

calidarium dell'hammam

Adiacente a questa sala si trovava un bacino di acqua bollente con sottostante forno (tafdna) che forniva vapore e acqua calda all'hammam. Il vapore era condotto nella sala tramite fori circolari nel muro e l'acqua calda in una nicchia posta sul lato sinistro. 

Le due nicchie sul lato destro erano alimentate da acqua fredda. Il fumo, prodotto nell'ambiente accanto, veniva convogliato in tubi sotto il pavimento e lungo le pareti, ed infine evacuato dal tetto dell'hammam.

pavimento del calidarium: fori d'uscita del fumo di vapore - parete: nicchia per l'acqua calda

parete di fondo: nicchie per l'acqua fredda e foro d'uscita del vapore

tubature per il convogliamento dei fumi nelle pareti

Il soffitto del calidarium è una volta a crociera a base ottagonale. Tramite cinque fori praticati nel soffitto, in cui sono stati posizionati tubi in terracotta, il vapore poteva fuoriuscire, l'aria esterna poteva ventilare la sala e la luce illuminare l'ambiente.

soffitto del calidarium: volta a crociera su base ottagonale con fori di uscita del vapore,/areazione/illuminazione

Le pareti del calidarium erano rivestite di tadelakt (rivestimento murale a base di calce), capace di assorbire e liberare umidità.

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Sul fondo del giardino esotico si trova un padiglione moderno di colore rosso, che serve da passaggio per il giardino più grande: il Giardino islamico

padiglione moderno tra i due giardini

Il giardino islamico di forma rettangolare è diviso in quattro settori dall'incrocio di due vialetti rialzati.

Giardino islamico (visto dalla terrazza della torre)

Il giardino islamico rappresenta la metafora terrestre del Paradiso descritto nel Corano. E' un luogo sacro, costruito con regole geometriche rigorose, dove l'ordine mussulmano si impone sul disordine della natura selvaggia. 

Giardino islamico
Nel giardino islamico sono stati piantati alberi di ulivo (considerata la pianta della beatitudine), di fico (albero del Paradiso), melograni (che rappresentano l'unità), palme da dattero (una delle benedizioni offerte in Paradiso), alberi di argan, viti, alberi di aranci dolci e amari.

alberi di arancio e lavanda del giardino islamico

un parterre del giardino islamico

ulivi del giardino islamico

viti del giardino islamico

Il suolo dei vialetti che s'intersecano perpendicolarmente al centro del giardino è coperto da una pavimentazione a bejmat (tessere rettangolari in terracotta smaltata provenienti da Fes), di colore verde smeraldo, posate a spina di pesce.

vialetto con bejmat

Al centro del Giardino islamico si trova una struttura a baldacchino di recente aggiunta, sotto la quale fermarsi a riposare o a bere una tazza di tè.

padiglione centrale del giardino islamico

un tè sotto il padiglione centrale del giardino islamico

soffitto del padiglione

Al centro di questo giardino, sotto il padiglione, si trova la fontana principale (khossa), circondata da una pavimentazione a zelliges blu zaffiro, giallo senape, verdi smeraldo, nere e bianche.

khossa del giardino islamico

khossa del giardino islamico

Anche al centro di ogni quadrante del giardino si trova una fontana marmorea .

una fontana del giardino islamico

L'acqua è il simbolo della vita. Il mormorio continuo dell'acqua favoriva la serenità e l'introspezione.

L'acqua e il suo convogliamento tra i giardini che compongono questo sito sono stati ripristinati come in origine. 

Oggi l'ancestrale sistema idraulico formato dai Khettaras (tunnel sotterranei), dai 'ayn (canali), dai sahrij (bacini artificiali) e dalle qadous (condotte), non è più in funzione: l'acqua non proviene più dalla catena montuosa dell'Atlante, ma da un profondo pozzo; in  ogni caso il sistema di alimentazione utilizza ancora la gravità.

Pannelli esplicativi (dai quali ho tratto disegni e notizie) posti nei punti significativi del giardino e un filmato aiutano a capirne i passaggi. 

L'acqua giungeva al riad nel punto denominato 0.

punto d'arrivo dell'acqua al riad (0) e distribuzione verso il giardino esotico (1A) e il giardino islamico (1B)

Dal blocco compatto di mattoni e malta di calce, ermeticamente chiuso, partivano due condotti che portavano l'acqua ai due giardini del riad: al giardino esotico (1A) e al giardino islamico (1B).

disegno del blocco d'arrivo e smistamento dell'acqua

blocco d'arrivo e smistamento dell'acqua (punto 0)

Nel giardino esotico l'acqua si accumulava nel bacino ottagonale (2A) e veniva diretta tramite condutture verso due distributori d'acqua (b) che trasferivano l'acqua ai due parterre Nord e Sud del giardino. 

bacino ottagonale del giardino esotico (2A) e smistamento dell'acqua per l'irrigazione (b)

distributore sotterraneo originale (b) dell'acqua per l'irrigazione del giardino esotico

bacino ottagonale del giardino esotico affiancato dai distributori sotterranei d'irrigazione del giardino (coperti da lastra di vetro nel pavimento)

Il livello del giardino 150 anni fa era 80 cm più in basso del livello dell'attuale giardino. L'irrigazione avviene grazie a irregolarità e solchi del terreno.

Attraverso tubature sotterranee l'acqua arrivava dal punto 0 in questa nicchia (1B) posta nel muro perimetrale del giardino islamico e passava per gravità in altre tre tubature: una alimentava il bacino di raccolta (sahrij - N°2 del disegno), una alimentava i canali di irrigazione del giardino (N°3) e un'altra conduceva l'acqua alle cucine (N°4) poste a Nord della torre.

percorso dell'acqua dal punto 0 al punto 1B del giardino islamico e distribuzione dell'acqua da qui al bacino di raccolta (N°2), ai canali d'irrigazione (N°3) e alle cucine (N°4)

disegno della nicchia di smistamento delle acque nel giardino islamico

 nicchia di smistamento delle acque nel giardino islamico (punto 1B)

L'acqua giungeva dal punto 1B al punto 2B, e si riversava nel bacino (a) e nel piccolo canale posto lungo il suo bordo (b), tramite il principio dei vasi comunicanti. Da qui, tramite condutture sotterranee l'acqua arrivava alla fontana principale (khossa - c) del giardino islamico.

percorso dell'acqua dal punto 1B al punto 2B e da questo al punto 3B

bacino del giardino islamico

Vicino al fondo del bacino una presa di controllo (e) garantiva, qualora l'arrivo dell'acqua dall'esterno fosse stata interrotta, il rifornimento dal canale d'irrigazione del giardino (f). 

bacino con canaletto (b) e presa di controllo (e)

L'acqua piovana, raccolta sui tetti dei padiglioni vicini, era inviata tramite le condutture alla fontana principale. 

raccolta dell'acqua piovana

Il giardino islamico è circondato dai principali edifici del riad. 

Sul lato Ovest del giardino si trovano la torre, la qabba e il Padiglione Oud el Ward.

La torre (botj o menzeh), una delle torri più alte della Medina (17m), simboleggiava il potere dei proprietari del riad. 

torre

La torre è interamente realizzata in mattoni e malta di calce, e consolidata da grosse travi di legno poste nel muro. L'arco del pian terreno è l'elemento portante che sopporta l'intero edificio. La torre presenta finestre su tutti i lati, per sorvegliare il sito. Sul lato Ovest della torre una porta permetteva di accedere alla via dietro l'edificio.

finestre della torre

L'ultimo piano si caratterizza per i soffitti decorati e i pozzi di luce a cielo aperto. 

saletta con soffitto a cielo aperto della torre (con discendente per la pioggia che pende dal soffitto)

portale della sala dell'ultimo piano della torre

sala dell'ultimo piano della torre

soffitto della sala dell'ultimo piano della torre

Qui il proprietario prendeva il tè e riceveva i suoi ospiti o si ritirava in solitudine. Dalla torre il giudice Moulay Mustapha poteva comunicare con le varie moschee poste sotto la sua giurisdizione. Da qui il giudice poteva anche osservare il movimento degli astri per determinare il calendario religioso in quanto qadis. La torre è stata usata anche dal ciambellano Loukrissi e da sua moglie Oud el Ward.

Dall'alto della torre si può godere di una vista panoramica sul giardino sottostante , sui tetti della Medina e sul minareto della Moschea della Koutoubia.

tetti della Medina visti dalla terrazza della torre

tetti della Medina visti dalla terrazza della torre

tetti della Medina visti dalla terrazza della torre

tetti della Medina visti dalla terrazza della torre

minareto della Moschea della Koutoubia visto dalla terrazza della torre

Accanto alla torre si trova una piccola qubba coronata da tegole verdi smaltate. 

torre e qubba

La vicinanza di una torre e di una qubba è rara a Marrakech: testimonia il potere dei capi tribù, dei magistrati e dei ciambellani che sono stati proprietari del riad.

Accanto alla qubba si trova il Padiglione Oud el Ward, preceduto da un portico con archi ogivali in mattoni.

ingresso Padiglione Oud el Ward

Entrambi i padiglioni del giardino islamico presentano soffitti con travi a vista, basse finestre e porte a due battenti. Il soffitto di questo padiglione è a piani semplici orizzontali (bissat).

Il padiglione prende il nome da una delle tre mogli del ciambellano al-Hajj Muhammad Loukrissi, un'ex schiava il cui nome significa "palissandro".

Oggi il padiglione ospita una mostra di reperti ritrovati in sito e una sala dove viene trasmesso un interessante documentario sul restauro del sito e il suo sistema idraulico.

resti di capitelli di colonne

elementi di costruzione

travi in legno dipinte

E' possibile accedere alla terrazza sul tetto del padiglione e prendere un tè godendo della sua vista sul giardino.

All'altra estremità dell'asse maggiore del giardino islamico (lato Est), si trova il Padiglione Hbiqa, preceduto da un portico con architrave che poggia su sei colonne.

Padiglione Hbiqa (dalla terrazza del Padiglione Oud el Ward)

Il padiglione prende il nome dalla seconda moglie di al-Hajj Muhammad Loukrissi, un'altra ex schiava il cui nome significa "basilico".

Padiglione Hbiqa

ingresso del Padiglione Hbiqa

Il soffitto di questo padiglione è a piani rialzati (berchla).

soffitto (berchla) del Padiglione Hbiqa

particolare della decorazione del soffitto del Padiglione Hbiqa

Oggi il padiglione ospita una mostra fotografica sui lavori di restauro del riad.

Anche davanti a questo padiglione si può sostare per rilassarsi.

area relax davanti al Padiglione Hbiqa

Una costruzione sul lato Nord del giardino islamico ospita una Caffetteria con ballatoio sul giardino.

Caffetteria

Caffetteria

Il personale domestico alloggiava in annessi adiacenti andati perduti.


https://www.lejardinsecretmarrakech.com/fr/

Orari: lunedì/domenica   novembre/gennaio               9.30/18.00

                                        febbraio e ottobre                 9.30/18.30

                                        marzo/settembre                   9.30/19.30

Costo:   80 MAD

ATTENZIONE: Per salire sulla torre bisogna pagare un biglietto a parte all'ingresso ed essere accompagnati ad orari stabiliti.

Costo:    40 MAD

CONCLUSIONI                                                                                                         Passeggiando nella frenetica Medina di Marrakech non ci si aspetta di potersi distaccare dal suo caos entrando nel portone di questo riad e trovarsi immersi in un insospettabile oasi di pace. Questa che è stata la residenza di alti personaggi politici marocchini, è divenuto un sito di straordinario valore culturale, paesaggistico e architettonico: un vero museo all'aperto da non trascurare nella visita della città.