domenica 21 giugno 2015

Roma: il Foro Boario, l'antico mercato romano del bestiame


In quella zona pianeggiante tra il Campidoglio e l'Aventino, in prossimità della riva destra del Tevere, delimitata dal Circo Massimo, dal Velabro e dal Vicus Iugarius, e oggi identificabile con Piazza della Bocca della Verità, si trovava il mercato della città arcaica di Roma.

Era collegata al Foro Romano dal Vicus Tuscus e dal Vicus Iugarius.

Già da VIII secolo a.C. si attesta la presenza di mercanti greci e fenici che frequentavano l'attiguo porto fluviale (Portus Tiberinus) per i loro scambi commerciali, quindi ancor prima della fondazione della città.

Questa era una zona posta al di fuori delle mura perimetrali della città più antica.
Qui confluivano le vie della Valle del Tevere e quelle provenienti dall'Etruria e dalla Campania.

A causa delle soventi inondazioni del Tevere, era questa una zona paludosa, che con la costruzione della Cloaca Massima fu bonificata.

Nacque come mercato del sale, sotto la tutela di Eracle e si specializzò poi nel commercio dei buoi, e per questo poi prese il nome di Foro Boario.
Ercole, come narra il racconto mitologico, si sarebbe fermato con i buoi avuti da Gerione proprio in quest'area, ed avrebbe affrontato e ucciso il gigante Caco che gli aveva sottratto la mandria.

Sotto il pontificato di Sisto IV fu rivenuta nell'area del Foro Boario la statua in bronzo dorato di Ercole (II secolo a.C.), oggi conservata ai Musei Capitolini.

Ercole (II secolo a.C. - dal Foro Boario) - Musei Capitolini
E non solo a questa leggenda si deve la sacralità del luogo.
E' infatti nella limitrofa zona del Velabrum che venne ritrovata la cesta con Romolo e Remo dalla lupa che li allattò in una grotta non molto distante (come ho descritto nel mio post "Roma: il Velabrum, tra nebbie e leggende").

Lupa con Romolo e Remo - Musei Capitolini
Nel Foro Boario trovava posto la statua in bronzo dorato di un toro, proveniente dall'isola di Egina (Grecia): ricordava che qui Romolo aveva usato un animale simile per solcare il perimetro della sua nuova città.

In quest'area sacra ai Romani vi erano alcuni santuari: il Tempio dell'Ara Massima di Ercole (il podio si trova nella cripta della basilica di Santa Maria in Cosmedin), il Tempio di Portunus (o Tempio della Fortuna Virile) e il Tempio di Ercole Vincitore (detto Tempio di Vesta).
Ai margini del Foro Boario con il Foro Olitorio, nell'Area Sacra di Sant'Omobono, vi erano due templi etruschi molto antichi: il Tempio della Fortuna e il Tempio della Mater Matuta.

antichi templi del Foro Boario
La leggenda racconta che nel Foro Boario fu dedicata ad Ercole un'ara dagli Arcadi, i più antichi abitanti del Palatino, dopo che l'eroe aveva ucciso il gigante Caco che gli aveva rubato i buoi avuti da Gerione.
Quest'ara chiamata Ara Maxima è identificabile con il nucleo di tufo dell'Aniene in opera quadrata, nel quale fu ricavata la cripta fatta scavare da Papa Adriano I nella basilica di Santa Maria in Cosmedin.

Basilica di Santa Maria in Cosmedin
Il grande monumento romano di carattere greco fu ricostruito nel II secolo a.C. anche se l'ara risalirebbe ad un periodo antecedente la fondazione di Roma.

Nel sacello venivano probabilmente conservate le reliquie divine.

Una loggia porticata sorgeva adiacente all'ara e nella basilica di Santa Maria in Cosmedin e nella sua sacrestia se ne possono vedere ancora i resti : dieci colonne romane che sorreggevano archetti (navata sinistra e controfacciata).
 
colonne della loggia porticata romana nella controfacciata della basilica di Santa Maria in Cosmedin
In questo stesso luogo infatti sorgeva in epoca imperiale la Statio Annonae, dove avveniva la distribuzione gratuita di cibo al popolo voluta da Augusto.

La basilica di Santa Maria in Cosmedin fu costruita nel VI secolo da religiosi orientali nell'area in cui dimorava una comunità greco-bizantina di Costantinopoli.
La diaconia che prestava assistenza a orfani, vedove e ammalati, era detta di Santa Maria in Schola Graeca.

Per ospitare i monaci greci che fuggivano dalle persecuzioni dell'imperatore Costantino V Copronimo (iconoclastia), Papa Adriano I nel 782 fece demolire i ruderi dell'Ara Maxima di Ercole per ampliare la diaconia preesistente.

Alla fine del primo millennio venne aggiunto alla chiesa il convento.
I monaci greci diedero alla chiesa il titolo di Kosmidion (parola che significa ornamento) in ricordo dell'edificio omonimo posto a Bisanzio.

Dopo essere stata saccheggiata dai Normanni nel 1078 la chiesa venne restaurata (1118/1119).
Nel 1715 Papa Clemente XI fece portare il livello della piazza a quello più basso dell'interno della basilica.

L'interno e l'esterno della chiesa vennero rifatti da G.Sardi, ma la facciata barocca fu distrutta nel 1894/1899 per restituire alla basilica il suo aspetto medievale.

Esternamente la basilica appare quindi in stile romanico, con facciata a capanna in laterizi.
La navata centrale all'esterno ha tre finestre e il timpano è segnato da mensole e medaglioni.

Precede la basilica un portico (XII secolo), su pilastri con sette monofore transennate, preceduto da un protiro con quattro colonne ioniche antiche.
Sotto il portico sono conservate iscrizioni del IX secolo di donazioni fatte da un tale Teubaldo al martire Valentino (ma l'epigrafe si riferisce ad una chiesa dedicata al martire sulla Via Flaminia), pesi, il monumento funerario del prelato Alfano (XII secolo) e i resti di un affresco che raffigura l'Annunciazione e la Natività.

monumento funerario del prelato Alfano e resti di un'Annunciazione e di una Natività
L'attrazione di questo portico è la famosa Bocca della Verità.

Bocca della Verità
Pazientemente i turisti si mettono in fila per introdurre la loro mano nella bocca di un mascherone e scattare una foto.

fila di turisti davanti alla Bocca della Verità
Per una tradizione medievale la giustizia di Dio avrebbe troncato (o morso) la mano di coloro che l'avevano introdotta in questa "bocca" ed erano stati riconosciuti bugiardi. 
Questo mascherone che ritrae un dio fluviale con corna taurine (simbolo della forza impetuosa delle acque) o il dio Oceano, posto nel portico nel 1632, è in realtà un tombino dell'antica Cloaca Massima, che sboccava nel Tevere proprio in quest'area.

CURIOSITA': chi non ricorda la scena del film "Vacanze Romane" con Andrey Hepburn e Gregory Peck, girata davanti al famoso "oracolo" della Bocca della Verità?

Andrey Hepburn davanti alla Bocca della Verità nel film "Vacanze Romane"
Il campanile in stile romanico a sette piani, traforato da trifore a colonnine, è  arricchito da dischi e bacili marmorei policromi.

campanile della Basilica di Santa Maria in Cosmedin
Il portale d'ingresso della basilica ha una cornice scolpita con foglie, palmette, racemi con uccellini, una mano benedicente e i simboli degli Evangelisti.
E' opera di Johannes de Venetia.

iscrizioni e portale d'ingresso alla basilica
Internamente la chiesa appare con le forme che aveva nel VIII e nel XII secolo.
E' divisa in tre navate da quattro pilastri e 18 colonne antiche, di cui 5 hanno capitelli romanici del XII secolo.

colonne della navata destra
colonne della navata (in primo piano) e colonne della loggia porticata romana
capitelli della basilica di Santa Maria in Cosmedin
il capitello di una colonna di riuso
Il soffitto in legno è a capriate e il pavimento è cosmatesco (VII secolo).
Furono restaurati nel XIX secolo.

pavimento cosmatesco
pavimento cosmatesco
pavimento cosmatesco




















navata centrale della bisilica di Santa Maria in Cosmedin
Nella parte superiore la navata centrale e sull'arco trionfale sono conservati frammenti di affreschi del VIII/XII secolo, su tre strati,  raffiguranti Cristo e Santi.

resti degli affreschi della navata
catino absidale della navata destra






Anche le absidi delle navate laterali hanno affreschi moderni in stile antico: gli affreschi nell'abside destra raffigurano scene della vita di S.Giovanni Battista, mentre nell'abside della navata sinistra vi sono scne della vita della Vergine e nel catino una Madonna con Bambino.
affresco catino absidale navata sinistra
abside navata sinistra
Nella navata centrale vi è una schola cantorum del XII secolo, decorata con mosaici e marmi, con due pulpiti e un candelabro, opera del frate domenicano Pasquale, poggiante su un leone in
                                                          marmo e con lo stemma araldico dei Caetani.
Qui il pavimento cosmatesco è originale.

schola cantorum
pulpito di destra della schola cantorum
pulpito di sinistra della schola cantorum
parte esterna del pulpito destro della schola cantorum
candelabro nella schola cantorum
L'altare maggiore, un monolite di granito rosso lavorato, fu posto da Callisto II (1123), come scritto sulla mensa marmorea.

altare maggiore
mosaico dell'iconostasi
Il ciborio che lo sormonta, in stile greco, di Deodato terzo figlio di Cosma il Giovane, è del 1294.

ciborio della basilica di Santa Maria in Cosmedin
Nell'abside si trovano la cattedra episcopale con braccioli a forma di leoni, posta sopra tre gradini, e affreschi moderni che s'ispirano ai mosaici andati perduti.

mosaici dell'abside
mosaici dell'abside


cattedra
Cappella del Crocefisso





La cappella del Crocifisso (navata sinistra) fu realizzata su disegni di Giovenale.
Il tabernacolo è in marmi policromi.




La cappella di San Giovanni Battista de Rossi con affreschi del santo sull'altare, ha un altare del XVIII secolo ed una balaustra bronzea del XVIII secolo, e conserva la testa di S.Valentino.


Cappella di S.Giovanni Battista de Rossi

cranio di S.Valentino





 Il battistero del XVIII secolo, posto nella prima cappella della navata sinistra, è una fonte romana.

cappella della fonte battesimale

fonte battesimale









Nella sacrestia (navata destra), si trova un frammento del mosaico su fondo dorato rappresentante l'Epifania, dell'VIII secolo, proveniente dall'Oratorio di Papa Giovanni VII della basilica costantiniana di S.Pietro, trasferito in questa basilica nel XVII secolo.
Altri frammenti di questo mosaico si trovano in Vaticano e agli Uffizi a Firenze.

mosaico della basilica costantiniana di S.Pietro
Nella cappella del Coro Invernale, opera di T.Mattei del XVII secolo, sono conservate due colonne romane alle quali si diceva fossero stati incatenati S.Pietro e S.Paolo nel Carcere Mamertino.
In realtà sarebbero appartenute al sacello romano.
Sull'altare di questa cappella si trova la trecentesca Madonna Theotokos (= Madre di Dio), opera di scuola romana.
Nella nicchie della cappella si trovano le Virtù di Carlo Maratta.
(chiusa e coperta da teli durante la nostra visita)
scala d'accesso alla cripta





Accanto alla schola cantorum una scala scende nella cripta.


Si possono osservare prima di entrare nella cripta i muri in opera quadrata dell'ara di Ercole.

La cripta fu come già detto, costruita da Papa Adriano I.
E' l'unica cripta altomedievale a Roma non di forma semianulare.







muri dell'ara di Ercole
muri dell'ara di Ercole
























La cripta dell'VIII secolo è a tre navatelle, con sei colonne romane di recupero con capitelli d'arte ravennate.

cripta della basilica di Santa Maria in Cosmedin
cripta
cripta






















altare della cripta











L'altare scavato a pozzetto in un cippo romano conteneva le reliquie di Santa Cerilla.

nicchie reliquiari della cripta




























Sui muri laterali della cripta vi sono otto nicchie divise da una mensola su ogni lato: erano il deposito delle reliquie di ventidue Santi e Martiri Cristiani provenienti dalle Catacombe.



Si racconta che in questa cripta abbia abitato Sant'Agostino durante la sua permanenza a Roma e che vi fossero delle gallerie che la collegavano con le Catacombe della Via Appia.
All'uscita della cripta sul pavimento si trova la lapide sepolcrale dell'arciprete  Giovanni Mario Crescimbeni, poeta tra i fondatori dell'Accademia degli Arcadi.

lapide sepolcrale di G.Mario Crescimbeni

Orario: inverno        9.30/17.00
             estate          9.30/18.00
Costo per la cripta: 1€ d'offerta

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Nell'area dove oggi sorge il Palazzo dell'Anagrafe a via Petroselli, a sud del Foro Olitorio, si trovava il Porto Fluviale di Roma (Portus Tiberinus).

area dove si trovava il Portus Tiberinus
Nel 142 a.C. Scipione Emiliano aveva costruito gli Horrea Aemiliana, magazzini del grano destinato alla distribuzione gratuita al popolo romano.
Si sono ritrovati durante gli scavi dello scorso secolo, magazzini di età traianea in travertino e laterizio, rifacimento imperiale di quelli repubblicani.

Dopo aver utilizzato il naturale guado del fiume a valle dell'Isola Tiberina, che metteva in comunicazione gli allevatori di bestiame con le vie per l'Etruria (divenuta poi la Via Aurelia) e la via per il meridione greco (divenuta poi la Via Appia), vennero costruiti in epoca romana due ponti: il Ponte Sublicio e il Ponte Emilio.

Il Ponte Sublicio è il più antico ponte in legno costruito a Roma.

Fu iniziato da Tullio Ostillio e terminato da Anco Marzio ai piedi dell'Aventino, ma non se ne conosce l'esatta ubicazione.
Era legato da corde e con cunei di legno al posto dei chiodi per poter essere rapidamente smontato in caso di pericolo per la città.
Il suo nome deriva dalla parla volsca "sublica" = "travi di legno".

Coloro che sapevano costruire ponti in legno erano considerati in epoca arcaica sacri, perché li ispiravano gli dei.
"Pontifex" era il costruttore di ponti e da questa parola deriva quella di "Pontefice".
Ogni anno il 15 di maggio si svolgeva una processione di vergini romane e sacerdoti che seguivano sino al ponte la vestale Flaminia, sacerdotessa di Giunone e moglie del pontefice massimo (=sacerdote di Giove).
Dal ponte la sacerdotessa gettava nel fiume 24 pupazzi in vimini che avevano le mani legate, in ricordo forse di sacrifici umani.

Orazio Coclite difende il ponte Subicio - Tommaso Laurenti (Musei Capitolini)
Si ricorda che nel VI secolo a.C. Roma venne assediata dagli Etruschi, ed Orazio Coclite, combattendo contro il nemico mentre i compagni smontavano il ponte, impedì al lucumone etrusco Porsenna di attraversare il fiume.
Subì continue ricostruzioni, ma dal V secolo d.C. non venne più ricostruito e se ne persero le notizie.
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Il Ponte Emilio o Ponte Rotto, il primo ponte in muratura a Roma, era più vicino ai magazzini portuali del Foro Boario.

unica arcata superstite del Ponte Emilio
E' identificabile con l'unico arco rimasto del ponte appena a valle dell'Isola Tiberina.

Manlio Emilio Lepido costruì i piloni in muratura, ma il ponte viene attribuito a Marco Emilio Lepido e Marco Fulvio Nobiliore, che nel 179 a.C. sostituirono la passerella in legno con una in muratura.

Marco Emilio Lepido


Marco Emilio Lepido fu un politico, un generale, un console, un pontefice massimo, un censore, e a lui si deve il rifacimento del porto fluviale, l'Emporium e i Navalia (un edificio di 50 vani), e la Via Emilia (che collegava Piacenza a Rimini).


Da lui prese il nome la regione Emilia e la città di Reggio Emilia in suo onore era chiamata Regium Lepidi.


Marco Fulvio Nobilliore fu un politico, un generale, un console, un pretore e un censore.






Il ponte fu ricostruito nel 142 a.C. da Publio Cornelio Scipione detto l'Africano e da Lucio Mammio, e successivamente da Augusto (12 a.C.).
Nel XVI secolo le arcate vennero ricostruite da Papa Giulio III e dopo un'alluvione venne ricostruito da Papa Gregorio XIII (come è scritto sulla lapide dell'arcata superstite).

arcata superstite del Ponte Emilio con stemmi della famiglia Boncompagni
Quando poi nel 1598 un'altra alluvione distrusse tre delle sei arcate, il ponte non venne più ricostruito.
Da allora si chiama Ponte Rotto.

Ponte Emilio
Dopo essere stato trasformato in giardino pensile si pensò che non fosse molto sicuro.
Venne collegato con una passerella metallica alla riva.
Vennero poi demolite le due arcate più vicine alla riva per costruirvi i muraglioni per arginare il fiume.
Infine fu costruito nel 1887 lì vicino il Ponte Palatino.

Ponte Palatino
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Alle spalle dell'antico porto romano e davanti alla Basilica di Santa Maria in Cosmedin sorgono due antichi templi: il Tempio di Portunus e il Tempio di Ercole.
 
Tempio di Ercole (a sinistra nella foto) e Tempio di Portunus (a destra)
Il Tempio di Portunus, noto anche come Tempio della Fortuna Virile (e per questo fatto restaurare da Mussolini), è un tempio dedicato a Portunus, divinità fluviale protettrice del Portus Tiberinus e dei naviganti.
E' uno degli edifici romani meglio conservati a Roma.

Tempio di Portunus
E' un tempio pseudoperiptero ionico tetrastilo, costruito nell'80/70 a.C.
Al di sotto vi è un precedente tempio in tufo di Grotta Oscura risalente al IV/III secolo a.C.

lato lungo della cella del Tempio di Portunus
retro del Tempio di Portunus
Il tempio sorge su di un podio in muratura a sacco e rivestito da lastre di travertino.
I lati lunghi dell'edificio sono costituiti da due colonne e da cinque semicolonne addossate ai muri della cella, in tufo proveniente dall'Aniene.

pronao del Tempio di Portunus
pronao del Tempio di Portunus





Le quattro colonne in travertino del pronao e degli angoli della cella sono scanalate con stucco per imitare il marmo, e sono alte più di nove metri.
Le semicolonne sono invece in tufo con basi e capitelli in travertino.


Il tempio era rivestito con stucchi.
Anche il fregio con candelabri e festoni di età imperiale è in stucco, e si deve notare quanto sia ancora ben conservato il cornicione. 

 



stucchi e capitelli ionici delle colonne del pronao
Il tempio risulta ancora ben conservato grazie al fatto che nel IX secolo fu trasformato da Papa Giovanni VIII nella chiesa di Santa Maria Egiziaca.

parete di fondo del Tempio di Portunus
La chiesa venne dedicata alla santa anacoreta nata ad Alessandria d'Egitto nel III secolo, ed ex cortigiana.
Si racconta che attraversò il Giordano, e dopo essersi pentita della sua vita dissoluta, passò quarantasette anni vagando nel deserto in eremitaggio, dove morì.
E' la protettrice delle prostitute (non a caso, per la vicinanza al porto, la zona del Foro Boario era frequentata da meretrici).

Ma la chiesa veniva anche chiamata Chiesa di Santa Maria in Secundicerio perché affidata alla giurisdizione di Stefano Stefaneschi, secundicerio papale (una delle cariche più importanti della corte papale).

Chiesa di Santa Maria Egiziaca - Piranesi
Nel 1556 la chiesa fu affidata alla comunità armena che dovette abbandonare la propria chiesa perché posta all'interno dell'area che era diventata il Ghetto istituito dal Papa Paolo IV.
Venne costruito adiacente al tempio anche un  ospizio per i pellegrini provenenti dall'Armenia (ecco perché manca il cornicione del coronamento del lato est dell'edificio).

Nel Novecento la chiesa divenne proprietà dello Stato e venne riportata al suo aspetto originale di tempio.


Recentemente il tempio è stato restaurato e riaperto al pubblico.
Al suo interno si possono ammirare 14 m² di affreschi dell'VIII secolo, in sei registri, con rappresentazioni prese dai vangeli apocrifi:dalla vita giovanile di Maria con i Santi Gioachino ed Anna (in Italia queste rappresentazioni sono rare), fino alla morte di Maria con l'Annuncio dato da Cristo.
Ogni personaggio o luogo è accompagnato da titoli didascalici.
 
affresco altomedievale
affresco altomedievale



affresco altomedievale
affresco altomedievale
affresco altomedievale
Dietro una coltre di calce che occludeva l'abside della parete di fondo è stato riportato alla luce il volto della Vergine con un'aureola con raggi in stucco dorato.
 
affresco della Vergine con aureola con raggi di stucco dorato
Nell'interno del tempio sono conservati anche frammenti architettonici della trasformazione del tempio pagano in chiesa medievale e un tabernacolo con decorazioni a mosaico.

croce con base iscritta


base iscritta della croce della foto sopra
tabernacolo con mosaico
frammenti architettonici della chiesa
CURIOSITA': le protomi leonine del cornicione ovest avrebbero ispirato Michelangelo per Palazzo Farnese.

protomi leonine del Tempio di Portunus

ATTENZIONE: il Tempio di Portunus,  insieme al vicino Tempio di Ercole, si può visitare solo prenotando la visita guidata allo 06 39967700
                                                                          (lunedì/venerdì  9.00/18.00).
Orario:  I e III domenica del mese       ore 11.00
Costo: 5,50€  +  2€ di prevendita
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Di fronte all'ingresso al Tempio di Portunus, di fronte a dove doveva essere una delle testate del Ponte Emilio, si trova la Casa dei Crescenzi.

Casa dei Crescenzi (a sinistra) e Palazzo dell'Anagrafe
L'edificio era conosciuto anche come Torre del Monzone (dalla parola "mansio" = "casa" o dall'appellativo dato alla vicina Chiesa di S.Lorenzo de Muczis), Casa di Cola di Rienzo (dal riconoscimento sbagliato del proprietario Nicolaus con il tribuno Cola di Rienzo), o Casa di Pilato (perché nel medioevo durante le rappresentazioni sacre della Via Crucis che si tenevano nel Foro Boario, un attore che impersonava Ponzio Pilato si affacciava da questa casa).

fianco della Casa dei Crescenzi
Questo edificio dell'XI secolo, fatto costruire da Nicolò figlio di Crescenzio e di Teodora, è decorato con resti di edifici romani: tra la cortina in laterizio si trovano trabeazioni, mensole e cornici.

facciata della Casa dei Crescenzi con resti del loggato del primo piano
fianco della Casa dei Crescenzi con semicolonne e paraste


Si conservano della casa il piano terreno, il primo piano e parte del secondo piano.
Al primo piano si può immaginare un loggiato.




Sul fianco che fronteggia il Tempio di Portunus si trovano paraste alternate a semicolonne in laterizio, che simulano un portico.


trabeazione con Geni alati o Vittorie e mensole del fianco della Casa dei Crescenzi
Anche i capitelli delle colonne sono in laterizio.
Sopra ogni colonna si trovano mensole in pietra con Geni alati o Vittorie provenienti da monumenti romani antichi.
Ancora al di sopra sul muro vi sono mensole e fregi, e ancora più in alto vi dovevano essere delle bifore: solo una ne rimane.

Su questo lato della casa si apriva sulla destra una porta con un'iscrizione in latino sulla piattabanda:
"O Quiriti che passate davanti a questi splendidi palazzi,
verificate in questa casa che uomo sia Nicolò
".
iscrizione della finestra della facciata della Casa dei Crescenzi
facciata della Casa dei Crescenzi









Sulla facciata un architrave flesso e spezzato riquadrato da una cornice sormonta l'ingresso principale della casa.
Poggia su due mensole romaniche a forma di leone.


architrave dell'ingresso principale della Casa dei Crescenzi
Anche l'architrave ha un'iscrizione che ricorda la caducità della vita e la vanità delle umani ambizioni.
Le lettere isolate sembrano essere una sintesi di ciò che si esprime nell'iscrizione.

particolare dell'iscrizione del portale (sulla destra le lettere isolate)
La balaustra della finestra della facciata è costituita da un lacunare di una basilica romana.
Anche qui l'arco ribassato che sovrasta la finestra ha un'iscrizione.

finestra della facciata della Casa dei Crescenzi
Dopo essere stato nel XIX secolo una stalla con fienile dello Stato Pontificio, ha subito un restauro nell'800, ed è sede dal 1939 del Centro di Studi per la Storia dell'Architettura fondato da Gustavo Giovannoni. 
Vengono qui conservati materiali documentaristici di architettura e urbanistica, e una biblioteca con fotografie, diapositive, riviste, volumi.
www.cssar.casadeicrescenzi.it 

come appariva la casa circondata da altri edifici nel XIX secolo (disegno di Antonio Acquaroni)
come appariva la casa nel XVII secolo (disegno di Bonaventura Van Overbeke)

Normalmente la casa non è visitabile, ma abbiamo potuto accede al piano terra e al primo piano, durante una giornata dell'iniziativa OPEN HOUSE ROMA.

La casa è oggi a due piani.
Da un piccolo atrio con volta a botte si accede alla sala del piano terreno che ha una volta a crociera.
Gli archi della crociera partono da una cornice a denti di sega in laterizio, che gira intorno a tutte le pareti della sala.

sala del pian terreno
Nell'atrio si trova la scala per salire alla grande sala rettangolare del piano superiore, un tempo soppalcata.

scala interna
scala interna


decorazioni della scala interna
La sala superiore, che ha oggi un soppalco realizzato nel 1939, in origine aveva una copertura a crociera i cui archi partivano da una serie di mensole. 
Erano presenti nel muro anche due grandi nicchie.


soppalco della sala del primo piano
archi delle volte e nicchia della sala del primo piano
particolare della cornice degli archi della volta
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Di fronte alla Casa dei Crescenzi sorge la Casa dei Pierleone del XIII/XIV secolo.

Casa dei Pierleone
Casa dei Pierleone


La famiglia Pierleone di origine ebraica si era  arricchita con l'usura, attività non permessa ai cristiani, ed era una famiglia importante a Roma nel XII/XIII secolo. Nell'XI secolo un membro della famiglia si era convertito alla religione cristiana prendendo il nome di Leone di Benedetto (dal nome di Papa Leone IX). Rivale della famiglia dei Frangipane, questa famiglia era arrivata a possedere l'intera Isola Tiberina e annoverava tra i suoi personaggi più illustri l'antipapa Anacleto II.











Nel XIX secolo Antonio Munoz, l'architetto che ridisegnò le prospettive "imperiali" aprendo la Via del Mare e ridisegnando l'area vicino alla Basilica di Santa Maria in Cosmedin, abitò in quella casa di origine medievale che era crollata e che fu poi ricostruita: le mura di tufo sono scomparse e solo le cornici delle finestre (bifore e trifore), sono tra gli elementi architettonici originali.

Munoz decorò l'entrata ponendo sul portale a pian terreno un blasone del periodo.

blasone sulla Casa dei Pierleone



bifora e trifora della Casa dei Pierleone

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Il tempio a sud del Tempio di Portunus è il Tempio di Hercules Victor (detto Hercules Olivarius), chiamato impropriamente a causa della sua forma circolare Tempio di Vesta.

Tempio di Hercules Victor
E' il più antico tempio quasi interamente in marmo che si conservi a Roma.

Fu costruito alla fine del II secolo a.C. da Marcus Octavius Herrenus, mercante romano aricchitosi con il commercio dell'olio.
Ercole era il patrono della corporazione dei mercanti di olio.
La statua dorata dell'Ercole conservato nei Musei Capitolini della foto all'inizio del post, fu ritrovata sotterrata nel terreno dietro il tempio.

Probabilmente il tempio è opera di Hermodoros di Salamina, un architetto greco.

Tempio di Hercules Victor
Era un tempio periptero rotondo con 20 colonne con capitelli corinzi.
Di una sola colonna è rimasta solo la base.

colonne del tempio
colonne del tempio


capitelli corinzi del Tempio di Hercules Victor
Il colonnato originale era in marmo pentelico.
Le nove colonne e gli undici capitelli in marmo di Luni sono un'opera di restauro di epoca tiberiana.

Il tempio poggia su un crepidoma a gradini su tufo di Grotta Oscura.
La cella, che si apriva con un'ampia porta, era in marmo pentelico rifinito a bugnato all'esterno, e in travertino all'interno.

ampia entrata della cella
muro della cella a bugnato






















Il soffitto era a lacunari, e se ne conserva un resto nei Musei Vaticani.
Oggi è stato sostituito da uno conico in legno, che ne ripropone la forma.

soffitto del Tempio di Hercules Victor
Nel XII secolo vennero chiusi gli intercolumni e il tempio viene trasformato in chiesa dalla famiglia Savelli, prendendo il nome di Chiesa di S.Stefano delle Carrozze, dalla vicina Via delle Carrozze al Fiume.

La chiesa cambiò il suo nome in Chiesa di Santa Maria del Sole nel XVI secolo a seguito di un avvenimento prodigioso: fu trovata un'immagine della Vergine, risplendente come il "sole", dipinta su un papiro che galleggiava sul Tevere.
L'immagine, posta in uno scrigno, continuava ad emettere i suoi raggi attraversando il contenitore e per questo venne custodita nella chiesa.

Della chiesa seicentesca rimane un affresco di Antoniazzo Romano ripartito in tre ordini: più in basso Santi e Martiri, al centro cinque nicchie racchiudono Gesù e quattro Santi, e superiormente in una lunetta è raffigurato Dio Padre benedicente tra putti.
All'interno dell'affresco, circondato da una cornice in marmo, vi è un'ulteriore affresco di Madonna con Bambino.

affresco di Antoniazzo Romano
lunetta con Dio Padre e parte superiore con Gesù e Santi dell'affresco
affresco con Santi e Martiri
affresco con Santi e Martiri 


Madonna con Bambino
Lungo il colonnato si possono trovare scolpite nel marmo del podio tabulae lusoriae con fossette, mentre sui muri esterni della cella vi sono graffiti con simboli cristiani.

tabula lusoria con fossette
graffiti con simboli cristiani














La chiesa fu sconsacrata nel XIX secolo.





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Nel VI secolo d.C. vi fu un cambiamento nell'utilizzazione dell'area del Foro Boario: da commerciale divenne assistenziale e religiosa, con la creazione di diaconie.
Gli antichi magazzini furono tramutati in luoghi dove i pellegrini potevano trovare vitto e alloggio.
In quest'area si trovavano 8 delle 18 diaconie presenti in Roma.

Dopo il periodo medievale la zona fu popolata da fienili e ancor oggi alcune strade lo ricordano: Via dei Fienili, Via dei Foraggi...

Nel 1715 Papa Clemente XI fece ribassare la piazza di due metri, per dare più respiro alla Chiesa di Santa Maria in Cosmedin, e commissionò a Carlo Bizzaccheri la Fontana dei Tritoni da posizionare al centro della piazza.

Fontana dei Tritoni
La forma della fontana è a otto punte, come quella dello stemma del Pontefice della famiglia Albani.
Anche il gradino sottostante segue lo stesso motivo.

Sui bordi erano posti quattro gruppi o mascheroni dai quali uscivano due zampilli, che vennero rimossi nel secolo scorso per penuria d'acqua.

Fontana dei Tritoni
Al centro della fontana, sopra un gruppo di scogli vi sono due tritoni in travertino inginocchiati e con le code intrecciate, opera di Francesco Moratti.
Sorreggono con le braccia alzate una tazza a forma di conchiglia aperta, con due stemmi del pontefice.
Vi era attiguo alla fontana un abbeveratoio per animali, che fu poi rimosso.

In epoca Napoleonica si effettuarono invece scavi e manutenzioni degli edifici e dei monumenti presenti nell'area, con l'ausilio dell'architetto Valadier.

CONCLUSIONI 
Antica zona commerciale e religiosa, l'area del Foro Boario ha mantenuto la sua notorietà nonostante che nei secoli i suoi abitanti ne abbiano stravolto l'aspetto per poi farlo tornare il più possibile simile all'originale.
I turisti, soprattutto orientali, che davanti alla Bocca della Verità formano lunghe file per poter introdurre la mano nel tombino della Cloaca Massima, riproducono le file di antichi romani che si formavano nello stesso posto per ricevere gratis le forniture di grano.
Oggi come allora questo luogo quindi, attira moltitudini di persone.


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