giovedì 16 novembre 2017

Il Palazzo Ducale di Mantova: la Corte Vecchia (percorso di visita)


Il Palazzo Ducale di Mantova è composto da molti edifici costruiti in epoche diverse.
Non è facile orientarsi dentro questa "città nella città". 
Qui ripropongo il percorso di visita, avendo già dedicato un post alla generale evoluzione nel tempo del palazzo.

Palazzo Ducale di Mantova
La visita del palazzo si articola in Corte Vecchia, Castello di S.Giorgio e Corte Nuova, con orari di visita diversi.
Partiamo dall'ingresso in Piazza Sordello per visitare la cosiddetta CORTE VECCHIA.

Il Palazzo del Capitano (costruito alla fine del Duecento) e la cosiddetta Magna Domus, che si affacciano su Piazza Sordello, costituiscono il primo nucleo del palazzo in ordine di tempo.

Palazzo del Capitano
Il Palazzo del Capitano è l'edificio munito di merlatura con sei bifore gotiche in facciata, che nel XIV secolo hanno sostituito quelle romaniche già presenti.

Nella Magna Domus, l'edificio più piccolo e senza merlatura, ha abitato Beatrice d'Este, e divenne nel '600 l'Appartamento dell'Imperatrice.

Magna Domus (sinistra) e  Palazzo del Capitano
Inizialmente i due edifici erano separati da un vicolo, ma con l'innalzamento di un piano del Palazzo del Capitano (originariamente a due piani), vennero uniti nel Trecento da una facciata in mattoni a vista, lunga 300m, che presenta un portico con archi a sesto acuto.

portico con archi a sesto acuto
Al primo piano della facciata si notano le cosiddette "gogne", delle gabbie in cui venivano messi i condannati a subire il pubblico ludibrio (questi poggioli non sono quelli originali: furono ricreati durante un restauro agli inizi del Novecento).


gogna
Al di sotto del portico un portale in forme gotiche introduce nella cosiddetta Piazza Lega Lombarda, un giardino circondato da edifici del Palazzo Ducale.

Una volta varcato l'ingresso del palazzo sotto il portico, si sale lo Scalone delle Duchesse (costruito all'inizio del '600), che permette di accedere al primo piano del Palazzo del Capitano.

La prima sala che s'incontra è la Sala del Morone o Sala dei Sette Scalini.
La sala prende il nome da una tela di Domenico Morone (1494) che raffigura La Cacciata dei Bonacolsi da parte dei Gonzaga, dipinta per il marchese Francesco II Gonzaga per celebrare le imprese militari della casata.

La Cacciata dei Bonacolsi da parte dei Gonzaga (1494 - Domenico Morone)
In questa sala si possono ancora vedere i lacerti di alcune decorazioni trecentesche del palazzo, scudi dei Gonzaga e nelle vetrine sono esposte ceramiche e maioliche rinascimentali.

arme e lacerti di decorazione trecentesca
maioliche e ceramiche rinascimentali


ceramiche e mattonelle rinascimentali
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Si accede ora nell'Appartamento della Guastalla, dal nome dell'ultima duchessa di Mantova, Anna Isabella di Guastalla (moglie di Ferdinando Carlo Gonzaga-Nevers), che qui vi dimorò tra il 1671 e il 1703.
Nelle sale di questo appartamento si ritrovano decorazioni che vanno dal Duecento all'Ottocento.
I soffitti lignei decorati risalgono alla sistemazione attuata da Antonio Maria Viani per Francesco IV Gonzaga (1612).

Nella Prima sala è appeso alle pareti il fregio che ricopriva l'affresco del Pisanello nell'attiguo salone fino agli anni Sesssanta del secolo scorso.

fregio con i ritratti dei Gonzaga
fregio con i ritratti dei Gonzaga
fregio con i ritratti dei Gonzaga
fregio con i ritratti dei Gonzaga
fregio con i ritratto di Carlo II Gonzaga Nevers
fregio con i ritratti dei Gonzaga
Il fregio fu commissionato da Ferdinando Carlo Gonzaga Nevers nel 1701.
Sono qui raffigurati in senso antiorario tutti i componenti della famiglia Gonzaga, dal primo capitano del popolo Luigi Gonzaga all'ultimo duca Ferdinando Carlo Gonzaga Nevers.

Nelle vetrine sono esposti oggetti rinascimentale ritrovati nel palazzo.

terracotte (XVI sec.)
elmi


cappello, cappuccio per falco e fodero per coltello da scalco
calzature
La Seconda sala è decorata con un fregio nel quale sono rappresentati putti che reggono ghirlande (inizi '600).

Seconda Sala dell'Appartamento della Guastalla
particolare del fregio della Seconda Sala dell'Appartamento della Guastalla
particolare del fregio della Seconda Sala dell'Appartamento della Guastalla
soffitto ligneo decorato della Seconda Sala (XVII sec.)
E' conservato in questa sala il monumento funebre di Alda d'Este, moglie di Ludovico I Gonzaga e madre di Francesco Gonzaga (morta nel 1381), realizzato da Bonino da Campione per la Cappella Gonzaga nella Chiesa di S.Francesco (precedentemente identificato con quello di Margherita Malatesta).

monumento funebre di Alda d'Este (1381 - Bonino da Campione)
particolare del monumento funebre di Alda d'Este (1381 - Bonino da Campione)
Sono qui esposti materiali lapidei e fittili provenienti dalla Cappella Palatina di S.Croce (andata distrutta) e da edifici privati, e un cippo iscritto in caratteri arabi naskhi (proveniente dalla Cilicia - trovato negli scavi della Chiesa di S.Francesco -  1296).

materiali fittili e lapidei
materiali fittili
materiali lapidei e fittili
cippo con iscrizione in arabo nashki
La Terza sala corrisponde all'ambiente della prima cappella costruita dai Gonzaga nel palazzo.
Originariamente aveva una copertura a botte, abbattuta da Antonio Maria Viani nel Seicento.

Terza sala
particolare del soffitto seicentesco
Lungo le pareti della sala corre un fregio con alcune imprese araldiche dei Gonzaga accompagnate dai loro motti.

impresa della Salamandra con il motto "QUOD HUIC DEEST ME TORQUET" ("ciò che le manca, mi tormenta")
impresa del Guanto con il motto "BUENA FE NO ES MUDABLE" ("la fede buona non è mutevole")
impresa del Sole raggiato con il motto "PER UN DIXIR" ("per un desiderio")
impresa della Tortorina con il motto VRAI AMOUR SE NE CHANGE ("Il vero amore non si cambia")
impresa del Crogiolo con il motto "PROBASTI ME DOMINE ET COGNOVISTI"
impresa del Sole con il motto "NON MUTUATA LUCE" ("il sole prende luce da se stesso e non da altri")
impresa del Cane con il motto "FERIS TANTUM INFENSUS"
impresa del Monte Olimpo con il motto "FIDES" ("fedeltà")
impresa delle due Frecce e una Mazza con il motto "NULLA SALUS" ("nessuna salvezza")
Ricordano la funzione originale di quest'ambiente le raffigurazioni ad affresco negli strombi: S.Luigi di Francia (in onore di Luigi Gonzaga) e S. Caterina (in onore della moglie Caterina Malatesta).


S.Luigi di Francia
S.Caterina

Sulla parete di fondo, corrispondente alla posizione dell'altare, sussiste una Crocifissione affrescata prima del 1340 da artisti di scuola emiliana.

Crocifissione (prima del 1340 - scuola emiliana)
particolare della Crocifissione (con un Cristo biondo)
particolare della Crocifissione: un ladrone crocifisso di spalle
Nell'affresco si è voluto individuare nei tre uomini a cavallo i tre figli di Luigi Gonzaga (Guido, Feltrino e Filippino) che commissionarono l'affresco e che vivevano a palazzo (Luigi Gonzaga infatti abitava nel palazzo di fronte al Palazzo del Capitano).

particolare della Crocifissione: tre uomini a cavallo (forse i figli di Luigi Gonzaga)
L'altarolo da viaggio in forma di trittico in legno e osso (forse d'ippopotamo) qui conservato è opera della bottega degli Embriachi (prima metà del '400).

altarolo da viaggio in forma di trittico (metà del '400 - bottega degli Embriachi)

La Quarta sala ospita reperti scultorei provenienti da chiese.

Quarta sala
soffitto seicentesco e fregio della Quarta sala
Angelo Annunciante (XIV sec.)
Santo con devoto inginocchiato (XIV sec.)


sculture acefale/ Angelo annunziante inginocchiato (Jacopino da Tradate)
La Quinta sala conserva un soffitto ligneo del 1612 e lacerti di affreschi trecenteschi sulle pareti.

soffitto ligneo della Quinta sala (1612)
lacerti di affreschi trecenteschi
lacerto di affresco trecentesco
Sono qui conservati un mosaico del IV/VI secolo del battistero di Mantova e frammenti di affreschi provenienti dalle chiese cittadine (XIII/XIV secolo).

Madonna del latte (1410/1420 da Casa Fiera)
Madonna col Bambino, S.Giovanni Evangelista e devoto (1330/1340 dal Seminario vescovile)
Madonna col Bambino e S.Gregorio Nozianzeno (1320/1330 dalla Chiesa di Sant'Andrea )
Madonna col Bambino tra due Santi (1340/1350 dalla Chiesa di S.Domenico)
fregio con Santi domenicani (1330 dalla Chiesa di S.Domenico)
Madonne con Bambino (XIV sec.)
Madonna col Bambino e S.Maria Maddalena (1270 dalla Chiesa di S.Maria Nuova a Cittadella di porto)
Annunciazione (1290/1300 dalla Chiesa di Ognissanti)/ S.Nicodemo e l'Arcangelo Gabriele (1290/1300 dalla Chiesa di Ognissanti)
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Corre parallelo alle sale appena visitate il cosiddetto Corridoio del Passerino, che si estende lungo tutta la facciata del Palazzo del Capitano.

Corridoio del Passerino
Il corridoio prende il nome da Rinaldo Bonacolsi, ultimo rappresentante della famiglia, così chiamato per la sua esile figura, la cui mummia si dice fosse stata qui esposta per secoli.
Fu la duchessa Susanna Enrichetta di Lorena, moglie di Ferdinando Carlo Gonzaga, a disfarsi della mummia facendola gettare nel lago.

Il corridoio conserva un soffitto ligneo trecentesco.

soffitto ligneo del Corridoio del Passerino
Le decorazioni geometriche della parte alta delle pareti sono tardogotiche.
Un tempo il corridoio, lungo 65m, era suddiviso in camerini.

decorazione parietale del Corridoio del Passerino
decorazione parietale del Corridoio del Passerino
decorazione parietale del Corridoio del Passerino
decorazione parietale del Corridoio del Passerino
Una piccola sala alla fine del corridoio è allestita con un plastico del Palazzo Ducale che aiuta, coadiuvata da un video, alla comprensione della cronologia dei singoli edifici che compongono il complesso (molto interessante!).

video e plastico del Palazzo Ducale
video e plastico del Palazzo Ducale
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Il piano superiore del Palazzo del Capitano è occupato da un unico grande ambiente (15m X 66m) chiamato "Armeria" o "Sala della Dieta" per aver ospitato la Dieta di Mantova indetta da Papa Pio II nel 1459 per promuovere una spedizione contro gli Ottomani.
Nel '500 venne utilizzato come armeria e in tempi più recenti come magazzino del museo. 
Quest'ambiente del 1300, che mantiene alcuni frammenti di dipinti murali e un grande stemma dei Gonzaga, è attualmente in stato di abbandono ma è in progetto a breve un restauro.
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Ritornati sui nostri passi sino alla prima sala dell'Appartamento della Guastalla, si prosegue l'itinerario scendendo alcuni scalini verso la Sala del Pisanello, chiamata Sala dei Principi prima della scoperta degli affreschi realizzati dall'artista da cui la sala prende il nome (1969).

Sala del Pisanello (con istallazione di opera d'arte moderna)
Questa sala si trova collocata in un palazzetto tardo medievale ortogonale al Palazzo del Capitano.
Gli affreschi appaiono picconati perché appunto vennero ricoperti di calce.

Il ciclo di affreschi a soggetto cavalleresco, lasciato incompiuto dal Pisanello, fu commissionato da Gianfrancesco Gonzaga nel quarto decennio del Quattrocento.

Il ciclo, realizzato con tecnica mista, fu tratto da un poema che narra le gesta dei Cavalieri della Tavola Rotonda ("Lancelot en prose").
Lancillotto e Tristano in questo Torneo/Battaglia Louverzep si contendono l'incarico di cercare il Santo Graal. Chi vincerà il torneo potrà sposare anche la figlia del re. Damigelle seguono il torneo sotto una tenda.
I nomi dei cavalieri già sconfitti, che hanno partecipato al torneo, sono scritti nelle sinopie accanto alla propria rappresentazione.
Solo su una parete breve della sala l'opera è finita, sulle altre pareti sono rimaste in parte le sinopie (disegni di preparazione).
Nella parte alta dell'affresco finito appare l'impresa della Calendula/Margherita dei Gonzaga e il collare con pendente a forma di cigno (= Collare delle Esse, divisa dei Lancaster, concessa a Gianfrancesco Gonzaga dal re d'Inghilterra Enrico VI per insignirne cinquanta cavalieri).

affresco del Torneo alla corte del re Brangoire (Pisanello)
particolare dell'affresco
particolare dell'affresco
particolare dell'affresco
particolare dell'affresco
sinopia (lato lungo)
sinopia (lato corto)
sinopia (parete con camino)
sinopia (lato lungo)
particolare di una sinopia
particolare di una sinopia
particolare della sinopia con i nomi dei cavalieri
Lo stemma del Regno d'Italia dipinto sul camino cinquecentesco della sala fu apposto durante la dominazione napoleonica.

camino cinquecentesco con stemma del Regno d'Italia
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La visita continua nell'attigua Sala dei Papi dove viene conservata la sinopia dell'affresco terminato dal Pisanello, ritrovata sotto l'affresco, staccata e qui esposta.

sinopia dell'affresco del Pisanello finito
Questa sala viene così chiamata da un ciclo di ritratti di papi, andato perduto, fatto commissionare da Guglielmo Gonzaga.
Sulle pareti rimangono effigiate le chiavi di S.Pietro e una mitra.

chiavi di S.Pietro e mitra
Il camino in marmo rosso di Verona appartiene alla ristrutturazione attuata da Guglielmo Gonzaga.

camino in marmo rosso di Verona
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Nella cosiddetta Alcova sono esposte opere d'arte del XV e del XVI secolo.

Alcova
Cristo Redentore (1470/1475  autore ignoto - stendardo processionale)
S.Ignazio d'Antochia e Sant'Agostino (1480/1490 Niccolò Solimani da Verona)
Madonna col Bambino e S.Giovannino (detta "Madonna del Popolo"- 1518/1519 Francesco Tura)
S.Giovanni Battista, S.Paolo incoronato da un angelo, S.Sebastiano (1450/1455 Francesco Bonsignori)
Madonna col Bambino, S.Giovanni Battista e un Santo Papa (1510 Girolamo da Carpi)
Compianto sul Cristo morto (1540 attr.Giulio Romano - firma di Leonbruno e ritratto dell'artista)
Madonna col Bambino tra le Sante Caterina e Maddalena (1520/1525 Bartolomeo Fancelli)
Madonna col Bambino, Arcangelo Michele, S.Giovanni Evangelista, S.Francesco d'Assisi e S.Giorgio (1525/1530 attr.Ippolito Costa)
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Si percorre ora la Galleria Nuova, realizzata nel 1771da Giuseppe Piermarini per collegare l'Appartamento della Guastalla con l'Appartamento Ducale.

Galleria Nuova
Sono qui raccolte pale d'altare provenienti dalle chiese cittadine (inizio Cinquecento/fine Settecento).
Sarebbe troppo lungo elencare tutte le opere esposte, eccone solo alcune.

Cristo caduto sotto la croce (1520/1530 ambito ferrarese)
S.Francesco d'Assisi intercede presso la Madonna (1618 Francesco Borgani)
al centro: Conversione di S.Paolo (1560 Girolamo Mazzola Bedoli)
Originariamente questa era una loggia aperta che affacciava sul Cortile d'Onore (o Giardino Ducale o dei Quattro Platani).

Cortile d'Onore
Cortile d'Onore
Cortile d'Onore
Nel Seicento il cortile era chiuso su due lati da portici con logge sovrastanti.

Vincenzo I volle poi chiudere la loggia, che venne perciò chiamata "logion serato", divenne una galleria e venne poi una quadreria.

Galleria degli Specchi
Infine venne chiamata Galleria degli Specchi quando tra il 1773 e il 1779 venne decorata con stucchi e specchi lungo le pareti in stile neoclassico da Giocondo Albertolli.

Galleria degli Specchi
decorazione neoclassica con specchi
decorazione neoclassica
decorazione neoclassica
La decorazione di questa galleria celebra le arti e la scienza. 
Sotto il duca Ferdinando Gonzaga (1618) venne affrescata la volta.

volta della galleria
Nei tre riquadri della volta sono raffigurati da allievi di Guido Reni (Giacomo Sementi e Francesco Gessi) il Carro del Giorno, il Concilio degli Dei e il Carro della Notte

Carro del Giorno
Concilio degli Dei
Concilio degli Dei
Carro della Notte
Nel lunettone sopra l'ingresso del lato meridionale della galleria sono stati dipinti Apollo e le Muse da Antonio Maria Viani.

Apollo e le Muse
In questa rappresentazione del Parnaso si possono riconoscere alcuni poeti italiani: Dante, Petrarca, Boccaccio, Ariosto e Tasso.

Nel lunettone settentrionale invece Carlo Santner ha dipinto le Arti Liberali.

Arti liberali
Nelle sette lunette della parete lunga sono raffigurate figure allegoriche da Jacopo Borbone da Novellara: l'Eloquenza, la Benignità, l'Affabilità, la Liberalità, l'Immortalità, l'Intelletto, la Magnanimità
lunetta: Eloquenza
lunetta sinistra: Immortalità / lunetta destra: Benignità
lunetta sinistra: Generosità / lunetta destra: Intelletto
lunetta sinistra: Liberalità / lunetta destra: Affabilità
E nelle estremità della volta sono rappresentate le figure allegoriche di altre virtù: Concordia,
Umiltà, Munificenza (intorno al lunettone meridionale) e Innocenza, Felicità eterna, Filosofia (intorno al lunettone settentrionale). 

Concordia
Umiltà
Munificenza
Innocenza
Felicità eterna
Filosofia
In questa galleria oltre ai giochi di specchi vi sono anche giochi prospettici, che fan sembrare muoversi e rivolgere verso di noi gli sguardi delle figure dipinte man  mano che  percorriamo la sala. 

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Il percorso di visita continua in quella parte del palazzo realizzata nel Quattrocento da Luca Fancelli e trasformata da Antonio Maria Viani per Vincenzo I Gonzaga nel Seicento, la cosiddetta Domus Nova.
 
Si accede ora all'ingresso dell'Appartamento Ducale: la Sala degli Arcieri così chiamata perché qui stazionava il corpo di guardia del duca Vincenzo I Gonzaga.

Sala degli Arcieri
Il grande salone fu progettato da Antonio Maria Viani nel 1620.
Da allora tutti i duchi abitarono in quest'ala del palazzo, come anche in seguito il governatore imperiale.

mensoloni a forma di arpie e decorazione degli scomparti con cavalli e tendaggi
parte centrale del soffitto della sala
Negli scomparti tra le arpie che reggono il soffitto, Viani rappresentò tendaggi e cavalli.

arpie e dipinti di cavalli e tendaggi
In questa sala si conserva la Famiglia Gonzaga in adorazione della Trinità, tela dipinta da Rubens nel 1605.

Famiglia Gonzaga in adorazione della Trinità (1605 Rubens)
Vi sono raffigurati il duca Vincenzo con la consorte Eleonora de' Medici, il padre Guglielmo e la madre Eleonora d'Asburgo e i cinque figli.
Il dipinto originariamente si trovava nella Chiesa della SS.Trinità.
Venne poi sottratta alla chiesa nel 1801da un colonnello dell'esercito di Napoleone che la tagliò in vari pezzetti: alcuni vennero persi, altri immessi sul mercato dell'antiquariato.
Tra quelli recuperati il Ritratto di Francesco IV Gonzaga, l'Alabardiere e il Cagnolino.

Alabardiere
Ritratto di Francesco IV Gonzaga

Cagnolino
Vi è qui proposta una ricostruzione della tela completa.

frazionamento della tela
Un altro dipinto di Rubens è presente nella sala: il Martirio di Sant'Orsola e delle undicimila vergini (1605).
Sono anche esposte nella sala altre opere interessanti.

Moltiplicazione dei pani e dei pesci (1620 Domenico Fetti)
Antonio Maria Viani offre a Margherita Gonzaga il modello della Chiesa di Sant'Orsola (1618/1620 Domenico Fetti)
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Si accede ora alle stanze che erano la residenza di Vincenzo Gonzaga.
La Stanza di Giuditta era chiamata originariamente Sala degli Staffieri.

Stanza di Giuditta
Stanza di Giuditta
La stanza prende il nome dalle quattro tele di Pietro Mango che raffigurano le Storie di Giuditta.

Storie di Giuditta: Banchetto di Oloferne (Pietro Mango)
Storie di Giuditta: Giuditta si presenta all'accampamento
  (Pietro Mango)
Storie di Giuditta: Presentazione della testa di Oloferne (Pietro Mango)
Storie di Giuditta: Decapitazione di Oloferne (Pietro Mango)
Il soffitto ligneo cinquecentesco con l'impresa del crogiolo (emblema caro a Francesco II Gonzaga) e le paraste che inquadrano le tele, provengono dal Palazzo di S.Sebastiano, e furono qui adattati per il duca Vincenzo.

soffitto con impresa del crogiolo nella Stanza di Giuditta
Alle pareti sono appese tele che raffigurano il Redentore, undici Apostoli (Domenico Fetti) e sei Santi.

Redentore e Apostoli (Domenico Fetti)
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Il secondo ambiente dell'appartamento è la Stanza del Labirinto, così chiamata dal soffitto che riproduce con linee dorate un labirinto.

Questo soffitto ligneo cinquecentesco proviene da Palazzo S.Sebastiano.

soffitto della Stanza del Labirinto
All'interno del labirinto si può leggere la scritta "FORSE CHE SI', FORSE CHE NO".
Gabriele D'Annunzio titolò così una sua opera ambientata in parte a Mantova.
La frase si riferisce invece ad una "frottola amorosa" del 1504 di Marchetto Cara, cantore e compositore della corte rinascimentale dei Gonzaga.

particolare del soffitto
Sulla fascia esterna del labirinto vi è una scritta che ricorda (anche se per il duca non ebbe un esito positivo), la partecipazione di Vincenzo I Gonzaga alla Battaglia di Kanijsa (Ungheria) contro i Turchi nel 1601.

Le quattro grandi tele che ricoprono la parte alta delle pareti della sala provengono dal Palazzo di Pico della Mirandola e rappresentano le Quattro età del mondo.
L'Età dell'oro, l'Età dell'argento e l'Età del bronzo sono opera di Sante Peranda, mentre l'Età del ferro è stata dipinta da Palma il Giovane (1610).
Sono a Mantova dal 1716.

Età dell'oro (Sante Peranda)
Età dell'Argento (Sante Peranda)
Età del bronzo (Sante Peranda)
Età del ferro (Palma il Giovane)
 Alle pareti sono appesi ritratti di nobildonne.

Ritratto di Anna d'Austria (1613 attr.Jeremias Gunther)
Ritratto di nobildonna come Sant'Elena (Lucrina Fetti)


Ritratto di Eleonora Gonzaga Imperatrice d'Austria ( 1622 Lucrina Fetti)
Gli arredi presenti nella sala provengono dal Palazzo dei Pico a Mirandola: nel 1708 gli Austriaci si appropriarono dei loro beni e li portarono in parte a Mantova.

busti in marmo (Lorenzo Ottoni)
specchiera settecentesca con vetri di Murano
le Quattro Stagioni
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La Stanza del Crogiolo prende il nome dall'impresa del crogiolo raffigurata ripetutamente sul soffitto ligneo che sovrasta l'ambiente, soffitto proveniente anch'esso da Palazzo S.Sebastiano.

soffitto con impresa del crogiolo nella Stanza del Crogiolo
Il fregio lungo le pareti rappresentante putti e cani, si trovava invece nella Sala dello Zodiaco e qui posizionato nel 1922.

fregio con putti e cani
fregio con putti e cani
Provengono dalle proprietà dei Pico a Mirandola i quadri che ritraggono i componenti di questa famiglia affissi alle pareti.

Alessandro I Pico (Sante Peranda)
Luigi d'Este (Sante Peranda)


Giovanni Francesco Pico (copia di pittore emiliano del XVII sec.)
Giovanni Pico della Mirandola (copia di pittore emiliano del XVII sec.)
Alessandro I Pico (Sante Peranda)
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Da questa stanza si può intravvedere la Cappella dell'Appartamento Ducale, con volta a botte e soffitto in legno decorato.

Cappella dell'Appartamento Ducale con Crocifissione tra S.Longino e la Maddalena (Teodoro Ghisi)
soffitto della cappella
Qui si trova una Crocifissione tra i Santi Longino e Maddalena di Teodoro Ghisi e altre opere.

Madonna col Bambino e S.Giuseppe (Autore lombardo-ligure del XVII sec.)
La porta lignea intagliata proviene dal demolito Convento di S.Domenico.

porta intagliata della cappella
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Segue la Sala di Amore e Psiche d'impianto seicentesco ma trasformata in stile neoclassico.

Sala di Amore e Psiche
Al centro del soffitto in legno cinquecentesco, proveniente da Palazzo S.Sebastiano, un ovale rappresenta Amore e Psiche  (Agostino Comerio), ed è stato inserito agli inizi del Novecento.

soffitto della Sala di Amore e Psiche
Amore e Psiche (Agostino Comerio)
L'ottocentesco lampadario proviene dalla Boemia.

lampadario di Boemia
Sulle pareti trova posto un ciclo di otto tele con rappresentazioni ispirate alle "Metamorfosi" di Apuleio.
Le tele dipinte da Sante Peranda e da Palma il Giovane provengono dal Palazzo dei Pico a Mirandola (1606/1610).

ciclo di tele tratte dalle" Metamorfosi" (Sante Peranda e Palma il Giovane)
ciclo di tele tratte dalle" Metamorfosi" (Sante Peranda e Palma il Giovane)
ciclo di tele tratte dalle" Metamorfosi" (Sante Peranda e Palma il Giovane)
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Adiacente a questa sala si trova la Sala di Giove e Giunone, così chiamata dalla rappresentazione sul soffitto di queste due divinità.

Sala di Giove e Giunone
Nell'ambiente in stile neoclassico sono conservate tele di Giuseppe Maria Crespi e di Carlo Bononi.

Giove e Giunone
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Proseguendo il percorso di visita si accede alla Saletta dei Quattro Elementi, anch'essa di gusto neoclassico.

Saletta dei Quattro Elementi
Il piccolo ambiente prende il nome da quattro ovali nei quali sono stati rappresentati da Giorgio Anselmi i quattro elementi.
Dello stesso autore è anche il Ritratto di Maria Teresa d'Austria.
La saletta presenta un pavimento a marmi policromi e una volta a botte cassettonata.

Ritratto di Maria Teresa d'Austria (Giorgio Anselmi)
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Ora si percorre il Corridoio dei Mori, chiamato così per la sua vicinanza alla Stanza dei Mori.
E' posto a chiudere il lato settentrionale del Cortile d'Onore.

Corridoio dei Mori
Originariamente era un collegamento aperto tra la Corte Vecchia e la Domus Nova, ma Antonio Maria Viani agli inizi del Seicento lo coprì con una volta che decorò a grottesche, emblemi e motti sugli esemplari arborei raffigurati.

decorazione a grottesche
decorazione a grottesche
raffigurazioni di esemplari arborei e motti
raffigurazioni di esemplari arborei e motti
raffigurazioni di esemplari arborei e motti
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Segue la Loggetta di S.Barbara, così chiamata perché affaccia sulla Chiesa Palatina di S.Barbara.

Loggetta di S.Barbara
affaccio sulla Chiesa Palatina di S.Barbara dalla loggetta
 La decorazione pittorica con putti e satiri che danzano e suonano risale al 1580.

putti che suonano e danzano
particolare della decorazione della loggetta
particolare della decorazione della loggetta
satiro e putti
putti

Questo ambiente introduce all'Appartamento Verde, voluto dal duca Guglielmo Gonzaga (1576/1582).
L'appartamento occupa alcuni locali della Magna Domus e altri di edifici di epoca medievale.

Il Gabinetto dei Mori è un piccolo ambiente a pianta quadrata usato dal duca Guglielmo come studiolo.

Gabinetto dei Mori
L'ambiente prende il nome dalla raffigurazione di Mori lungo il fregio ligneo che corre lungo le pareti.

fregio della sala con Moro
Nel Seicento Carlo II Gonzaga Nevers fece dipingere da Daniel van den Dijck una Venere sorretta da amorini.

Venere sorretta da amorini (Daniel van den Dijck)
Sulle pareti sono appese alcune nature morte di Francesco Mantovano e una Tempesta di mare.

Tempesta di mare
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La Camera dei Falconi era un'anticamera.

Camera dei Falconi
La volta mantiene decorazioni del XVI secolo: nei riquadri ovali e in quello centrale sono raffigurati putti con falchi.
Sono opera di Lorenzo Costa il Giovane (1581).

particolare della volta
particolare della volta
E' qui conservato il Ritratto di Margherita Gonzaga di Guastalla, di autore sconosciuto (1581/1582).

Ritratto di Margherita Gonzaga di Guastalla (1581/1582 autore ignoto)

 La Camera dei Falconi affaccia sia sul Cortile d'Onore che sul Cortile delle Otto Facce (perché ha una forma ottagonale irregolare), anche noto come Cortile degli Orsi.
Il cortile venne progettato da Bernardino Facciotto nel 1580/1581.
Le pareti del piano terra sono a intonaco bugnato.

Cortile delle Otto facce
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La Sala dello Zodiaco prende il nome dalla raffigurazione della volta a schifo dipinta tra il 1579 e il 1580 da Lorenzo Costa il Giovane, aiutato dall'Andreasino.

Sala dello Zodiaco
Il Carro di Diana trainato dai cani tra le costellazioni dello zodiaco, con la costellazione di Astrea vicino al carro di Diana, allude all'oroscopo di Guglielmo Gonzaga (nato appunto sotto il segno della Vergine).

Il Carro di Diana trainato dai cani (e la costellazione di Astrea=Vergine)
particolare della volta
particolare della volta
particolare della volta
particolare della volta
Le pareti hanno assunto un aspetto neoclassico, con lesene a candelabra egittizzanti di Girolamo Staffieri, durante il periodo napoleonico (1831).

decorazioni neoclassiche
lesena
lesena


lesena

lesena
I quattro pannelli a bassorilievo, realizzati in stucco che imita il bronzo, posti sopra le porte, raffigurano: Napoleone riceve da Giove la spada di Marte, L'Italia offre le leggi a Napoleone, Napoleone accetta i prodotti della terra, Minerva presenta le arti e le scienze a Napoleone.
N
Napoleone riceve i prodotti della terra
Minerva presenta le arti e le scienze a Napoleone
Napoleone riceve da Giove la spada di Marte
L'Italia offre le leggi a Napoleone
Anche il letto a baldacchino presente nella sala appartiene al periodo napoleonico.

letto ottocentesco
In questa sala si trovava il fregio con putti e cani che fu posizionato nel 1922, come abbiamo visto,  nella Sala del Crogiuolo (nell'Appartamento Ducale).
Per questo originariamente questa era chiamata la Sala dei Cani.
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Si entra ora nel Salone dei Fiumi.

Salone dei Fiumi
Tra il 1579 e il 1580, ovvero al tempo del duca Guglielmo, questo era un loggiato aperto la cui funzione era quella di ospitare conviti, quindi fungeva da refettorio.

L'aspetto attuale di questo ambiente lo si deve invece al periodo asburgico.
La struttura della volta e le decorazioni sono state infatti realizzate tra il 1773 e il 1775.

decorazione pittorica della Sala dei Fiumi
Gaetano Crevola è l'autore delle finte intelaiature che simulano un pergolato.
Giorgio Anselmi realizzò invece le parti figurative.

Sul soffitto è stato raffigurato Fetonte che chiede il carro del Sole ad Apollo, la figura alata di Saturno e le Ore.

Fetonte che chiede il carro del Sole ad Apollo (Giorgio Anselmi)
Le Ore (Giorgio Anselmi)
Le Ore (Giorgio Anselmi)
Sulle pareti sono invece rappresentate le Allegorie dei sei fiumi che attraversano le terre del Mantovano: il Mincio, il Po, l'Oglio, il Chiese, il Secchia e il Mella.

Allegoria dei sei fiumi
Allegoria dei sei fiumi


Allegoria dei sei fiumi

Allegoria dei sei fiumi
Allegoria dei sei fiumi


Allegoria dei sei fiumi
Sui lati corti del salone sono state create due grotte artificiali composte da paste vitree, conchiglie e tessere in pietra colorate.

una grotta del Salone dei Fiumi
Sono due gli stemmi che sovrastano le finte grotte: quello gonzagesco (1622) e quello napoleonico (fine Settecento).

grotta con stemma napoleonico
grotta con stemma gonzagesco





















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Il Salone dei Fiumi affaccia sul cosiddetto Giardino Pensile.

Giardino Pensile
Giardino Pensile
Questo giardino, sopraelevato di 12m rispetto al livello di Piazza Sordello, fu costruito in due fasi: nella prima fase si realizzò un piccolo giardino e la struttura portante a due ordini di gallerie sovrapposte (Pompeo Pedemonte 1579), mentre in una seconda fase si ampliò il giardino e si provvide alla costruzione di un porticato con colonne doriche binate (Bernardino Brugnoli).

Giardino Pensile
loggiato del Giardino Pensile
La modifica della facciata del Salone dei Fiumi e la nuova decorazione delle pareti sono settecentesche.

facciata del Salone dei Fiumi
decorazione del loggiato
decorazione del loggiato
Nel Cinquecento di fronte al Salone dei Fiumi vi era stata posta una fontana, sostituita nel XVIII secolo da una Kaffeehaus.

Kaffeehaus
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Dal Salone dei Fiumi si può accedere alla Camera da letto dell'Appartamento dell'Imperatrice, realizzato nel 1778.

ingresso alla Camera da letto dal Salone dei Fiumi

L'appartamento in stile neoclassico fu ricavato nella Domus Magna, per Beatrice d'Este, moglie di Ferdinando d'Austria.

infilata delle stanze dell'Appartamento dell'Imperatrice
L'artefice dei lavori fu Paolo Pozzo.
Nel 1811 l'appartamento fu rinnovato e abitato dalla viceregina Augusta Amalia di Baviera, moglie di Eugenio Beauharnais.

Il letto ligneo intagliato e dipinto proviene da Milano e venne qui portato per volere di Beauharnais.

letto in stile neoclassico
La tappezzeria proviene da Lione.
Completano l'arredo consolles, specchiere, un camino, una stufa e un inginocchiatoio.

camino e specchiera
consolle


inginocchiatoio
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Durante la nostra visita al palazzo era possibile entrare solo nella Camera da letto dell'Appartamento dell'Imperatrice.

Tornando nel Salone dei Fiumi si accede poi alla Sala dell'Aquila, il primo dei quattro ambienti, in origine facenti parte dell'Appartamento Verde del duca Guglielmo, destinati poi ad accogliere dal 1783 un ciclo di nove arazzi raffaelleschi.

Sala dell'Aquila
In ogni ambiente (tranne nel passetto adibito a cappella), sono esposti tre arazzi realizzati a Bruxelles da Jan van Tieghem, Frans Ghieteels e un anonimo "Maestro della Marca geometrica" (1528).

Gli arazzi, che raffigurano storie tratte dagli Atti degli Apostoli, riproducono una serie commissionata a Raffaello, realizzata nel Cinquecento per la Cappella Sistina in Vaticano (oggi i dieci arazzi sono esposti nella Pinacoteca Vaticana, mentre sette cartoni realizzati da Raffaello si trovano al Victoria and Albert Museum di Londra).

Fu il Cardinale Ercole Gonzaga nel 1550 ad acquistare gli arazzi.
Furono poi ereditati dal duca Guglielmo che li fece posizionare nella Chiesa Palatina di S.Barbara.
Vennero poi acquistati dagli Asburgo nel periodo del loro governo su Mantova.
Nel 1866, quando Mantova passò a far parte del Regno d'Italia, gli arazzi vennero portati in Austria per arredare a Schonbrunn l'appartamento di Francesco Giuseppe, e vennero resi all'Italia solo al termine della Seconda Guerra Mondiale (1919).

Nella Sala dell'Aquila sono esposti gli arazzi che riproducono:

- la Pesca Miracolosa

La Pesca Miracolosa
- la Punizione di Elima 

La Punizione di Elima
- la Lapidazione di S.Stefano.

La Lapidazione di S.Stefano
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Il secondo piccolo ambiente, chiamato Passetto, fu adibito a Cappellina dell'Appartamento.

Cappellina
Il pavimento originale dell'ambiente è in cotto.
La volta a botte e le pareti furono decorate da Giovanni Battista Marconi (tempere), Stanislao Somazzi (stucchi) e Felice Campi (finti arazzi copiati da quelli raffaelleschi della Sala del Concistoro in Vaticano).

copia dell'Adorazione dei Pastori (Felice Campi)
copia della Presentazione al Tempio (Felice Campi)
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Il terzo ambiente è chiamato Sala dei Leoni.
Gli arazzi esposti nella sala sono :

- la Caduta di Saulo

Caduta di Saulo
 - la Predica sull'Aeropago

La Predica sull'Aeropago
- la Consegna delle Chiavi

La Consegna delle Chiavi
Anche i bordi riprendono disegni raffaelleschi, e in alto è stato realizzato lo stemma del Cardinale Ercole Gonzaga.

particolare del bordo degli arazzi
particolare del bordo degli arazzi
particolare del bordo degli arazzi
particolare del bordo degli arazzi
bordo con stemma del Cardinale Ercole Gonzaga
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L'ultimo ambiente dell'appartamento è chiamato Sala delle Imperatrici.
Qui infatti il duca Guglielmo aveva voluto raccogliere i ritratti di dodici imperatrici romane (andati perduti).

Gli arazzi esposti in questa sala sono:

- la Guarigione dello Storpio

La Guarigione dello Storpio
- il Sacrificio di Listri

Il Sacrificio di Listri
Nel bordo inferiore di questo arazzo sono raffigurate le Fatiche di Ercole disegnate per celebrare il re di Francia Francesco I che, come il Cardinale Ercole Gonzaga, aveva acquistato una serie di arazzi.

particolare del bordo: Fatiche di Ercole
particolare del bordo: Fatiche di Ercole
particolare del bordo: Fatiche di Ercole
 - la Morte di Anania

La Morte di Anania
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Si ritorna ora verso lo Scalone delle Duchesse e si scende al livello del Cortile d'Onore, sul quale affaccia l'Appartamento di Isabella d'Este in Corte Vecchia o Appartamento vedovile.

Qui infatti Isabella d'Este si trasferì nel 1519, dopo la morte del marito Francesco II Gonzaga, lasciando le stanze che occupava al Castello di S.Giorgio.

Ritratto di Isabella d'Este (copia di anonimo veneto da Tiziano)
L'appartamento era composto da due ali, divise oggi dall'ingresso al Cortile d'Onore.
In epoca asburgica venne creata infatti un collegamento tra l'appartamento e Piazza Sordello, in modo da dare accesso alla pasticceria che aveva preso posto in una delle sale occupate un tempo da Isabella.

L'appartamento aveva una forma ad L.
Un'ala era composta da ambienti privati, mentre l'altra da sale di rappresentanza.

ala S.Croce
L'ala di rappresentanza era detta di "Santa Croce" perché occupava l'area sulla quale, in epoca matildica, era sta costruita una chiesa con questo nome.
Facevano parte di quest'ala la Sala delle Imprese Isabelliane, la Sala Imperiale o Sala del Camino, la Sala delle Calendule, la Sala delle Targhe e la Sala delle Imprese.
Questi ambienti erano stati abitati in precedenza dal marchese Gianfrancesco Gonzaga e dalla moglie Paola  Malatesta.

Loggia delle Città
Dalla Loggia delle Città, così chiamata perché qui erano state raffigurate alcune vedute urbane (Cairo, Venezia, Parigi, Ferrara e Costantinopoli), oggi scomparse, si accede all'ala privata dell'appartamento, chiamata della "Grotta". 

ala della Grotta
Quest'ala era composta da cinque ambienti: la Camera Granda o Scalcheria, lo Studiolo, la Grotta, e due Camerini ( un "camarino da preso ala grotta" e un "camarino apreso al zardino secreto") che davano sul Giardino Segreto.

Lorenzo Leonbruno decorò la Sala Granda nel 1522.

Sala Granda
Sulla volta dipinse grottesche con tabelle nelle quali sono illustrate scene mitologiche e della storia romana.
Sulle diagonali vi sono quattro rilievi di forma ovale con divinità realizzate in stucco dorato.

volta della Sala Granda
rilievi in stucco della volta
rilievi in stucco della volta
tabella della volta
Nell'oculo si sporgono da una balaustra due figure.

oculo della volta
Nei clipei dei pennacchi sono raffigurati finti busti all'antica alternati a tondi presi da cammei e medaglie.
Nelle lunette sono state invece dipinte scene di caccia e di pesca del Mito di Ippolito.

pinnacoli, clipei e lunette
pinnacoli, clipei e lunette
pinnacoli, clipei e lunette
Sul camino sono raffigurati Venere, Vulcano e il figlio Amore.

camino
Venere, Vulcano e Amore (Lorenzo Leonbruno)
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Dalla Scalcheria si entra in un corridoio dove sono rappresentate le imprese isabelliane: "nec spe ne metu" ("né con speranza, né con timore"), l'impresa del silenzio, l'alfa e l'omega intrecciate, le cartelle del lotto (biglietti di una lotteria legati insieme), il candelabro ad unico lume con il motto "SUFFICIT UNUM", il numero XXVII (letto nella dizione dell'epoca "vintisette" equivale a "vinti i sette" ovvero "vinti i sette peccati capitali;"oppure rimanda all'armonia cosmica secondo quanto scritto nel Timeo di Platone ).

impresa del silenzio: pentagramma con solo simboli di pause ( la chiave di contralto, i quattro tempi, tre pause, poi due, poi una, poi ancora due semipause separate da un suspirium)
"Isabella  marchesa di Mantova"
impresa: Alfa e Omega intrecciate
l'impresa YS (L'inizio del nome Isabella)

Si accede poi ad un piccolo ambiente privato chiamato Studiolo.

Studiolo
Qui si trova un soffitto ligneo intagliato blu e oro, attribuito al Maestro Sebastiano.

soffitto dello Studiolo
Sulle pareti vi sono candelabra in legno dorato intagliate e un nastro di legno intagliato con tralci d'ulivo.
Il portale in marmi policromi tra lo Studiolo e la Grotta, è opera di Tullio Lombardo.
candelabra e portale di Tullio Lombardo
La marchesa portò con sé l'arredo dello studiolo dell'appartamento del piano nobile del Castello di S.Giorgio.
Tra queste candelabra erano appesi infatti i quadri che Isabella commissionò tra il 1496 e il 1506.
Vi erano tele del Mantegna (il Parnaso e la Minerva scaccia i vizi), di Lorenzo Costa il Vecchio (il Regno di Cosmo e Allegoria della corte d'Isabella d'Este), e del Perugino (Lotta tra Amore e Castità).

Parnaso (Mantegna - Musée du Louvre - Parigi)
Allegoria della corte d'Isabella d'Este (Lorenzo Costa il Vecchio- Musée du Louvre - Parigi)
Minerva scaccia i Vizi (Mantegna - Musée du Louvre - Parigi)
Lotta tra Amore e Castità (Perugino- Musée du Louvre - Parigi)
Regno di Cosmo (Lorenzo Costa il Vecchio - Musée du Louvre - Parigi)
A queste opere si aggiunsero quelle del Correggio (Allegoria del Vizio e Allegoria delle Virtù).

Allegoria delle Virtù (Correggio - Musée du Louvre - Parigi)
Allegoria del Vizio (Correggio - Musée du Louvre - Parigi)
Queste opere sono oggi conservate al Louvre di Parigi perché vennero vendute al Cardinale Richelieu nel 1626.

Le mattonelle originali del pavimento riportavano le imprese isabelliane.
Vi erano inoltre tavoli in marmo, sedie in avorio, sculture antiche, oggetti in alabastro.
Rimane ancora in questo camerino il Busto di Faustina Maggiore che il Mantegna vendette a Isabella.

Busto di Faustina Maggiore 
L'arredo ligneo di Antonio della Mola non è posizionato come in origine: fu infatti smontato e collocato nel XVII secolo nell'Appartamento del Paradiso (Domus Nova) da Carlo I Gonzaga Nevers e ricollocato qui nel 1933.
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Dallo studiolo si accede ad un ambiente ancora più intimo: la Grotta.

Il soffitto a volta intagliato oro e azzurro (i colori dei Gonzaga), fu realizzato dal Maestro Sebastiano nel 1522.
Al centro si trova lo stemma Gonzaga.

soffitto della Grotta con stemma Gonzaga
 Le specchiature mostrano alcune imprese isabelliane: l'Alfa e l'Omega, il candelabro con una sola fiamma, le cartelle del lotto, il motto "NEC SPE, NEC METU", il numero romano XXVII, il monogramma isabelliano.

motto "NEC SPE, NEC METU"
impresa del silenzio: il pentagramma con solo simboli di pause
 "Isabella Este Marchesa di Mantova"
il numero romano XXVII
Sulle pareti vi sono pannelli lignei realizzati dai fratelli Mola (1506).
In essi Isabella conservava le sue collezioni più preziose (circa 1600 oggetti).
Sui pannelli sono raffigurate vedute architettoniche, divise araldiche isabelliane e strumenti musicali rinascimentali.

pannelli con vedute architettoniche
pannelli con strumenti musicali rinascimentali
Di Gian Cristoforo Romano è il portale che dalla Grotta immette nello Studiolo.

portale della Grotta (Gian Cristofaro Romano)
particolare del portale
particolare del portale
particolare del portale
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S'accede infine al Giardino Segreto, realizzato dall'architetto Gian Battista Covo nel 1522.

Giardino Segreto
Questo giardino privato a pianta rettangolare è circondato da un muro di fondo e da colonne ioniche con capitelli diversi, libere o addossate, intervallate a nord da nicchie che un tempo contenevano statue.
Le pareti erano un tempo decorate a finto marmo.

colonne ioniche addossate del giardino
colonne ioniche libere del giardino
Sull'architrave corre la scritta "ISABELLA D'ESTE NIPOTE DEL RE D'ARAGONA, FIGLIA E SORELLA DEI DUCHI DI FERRARA E SPOSA E MADRE DEI MARCHESI GONZAGA FECE NEL 1522 A PARTIRE DAL PARTO DELLA VERGINE"

scritta sull'architrave
scritta sull'architrave con la data della costruzione del giardino e stemma dei Gonzaga
Riuscendo dall'appartamento si possono notare sotto la Loggia delle Città alcuni pezzi delle collezioni antiche conservate a palazzo.

Loggia delle Città: collezione antica
sarcofago
Battaglia tra Greci e Amazzoni (frammento di sarcofago romano)

Qui si conclude il nostro percorso in Corte Vecchia, ma questa è solo una porzione del Palazzo Ducale di Mantova...manca il percorso nel Castello di S.Giorgio e quello della Corte Nuova.

Ai prossimi post quindi!

http://www.mantovaducale.beniculturali.it
Orari della Corte Vecchia:  martedì/sabato   8.15/19.15
domenica e giorni festivi (senza l'Appartamento di Isabella)  13.45/19.15
Costo solo Corte Vecchia: 6,50€
Costo intero palazzo:           12€

CONCLUSIONI
Certo la visita di Palazzo Ducale richiede molte energie perché gli ambienti che lo compongono sono molti e le opere da osservare sono importanti, ma nonostante la stanchezza si esce da questo luogo appagati, certi di aver arricchito la propria conoscenza di un periodo di storia e d'arte davvero importante per l'Italia.



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